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Martedì, 15 Ottobre 2019

DA BENE CONFISCATO A SARTORIA SOCIALE

Scritto da  Redazione Ago 02, 2016

La coop sociale Al Revès, che riutilizza tessuti e vestiti scartati e organizza laboratori per donne dentro il carcere Pagliarelli, avrà una nuova sede a Palermo. La vice presidente: “È l’occasione per trasformarci da piccola coop a impresa sociale al servizio degli altri”.

Dal prossimo ottobre la sartoria sociale Al Revès, la prima in Sicilia nata il 25 luglio del 2012, avrà come nuova sede operativa un immobile di 300 metri quadrati confiscato alla mafia. El Revès riutilizza tessuti e vestiti, raccolti da materiale di scarto, da cui ricava borse, nuovi vestiti, sciarpe, bomboniere e tanti altri prodotti. Il trasferimento in via Alfredo Casella, una traversa di via Malaspina a Palermo, le permetterà di ampliare ancora di più le sue offerte.

La sartoria sociale, da sempre si autofinanzia in maniera autonoma e basa gran parte del suo lavoro attraverso un fundraising dei tessuti donati da privati o raccolti a domicilio da altre aziende. Alcune delle realizzazioni si trovano all'interno della bottega della Legalità di Libera e da Macondo. I prodotti vengono anche proposti in occasioni di fiere e iniziative sociali e culturali specifiche.

La presidente della prima sartoria sociale della Sicilia è la nigeriana Roseline Eguabor, che oggi è anche mediatrice culturale e operativa soprattutto durante gli sbarchi dei migranti nei porti siciliani, per conto dell'Oim. La cooperativa per il momento ha quindici operatori tra cui cinque soci fondatori, e da sempre dedica grande attenzione alle persone con un disagio sociale. È presente, ad esempio, come laboratorio dedicato alle donne dentro il carcere Pagliarelli, dove vengono realizzate anche le toghe per i magistrati. Sta inoltre portando avanti un progetto con alcuni minori stranieri non accompagnati accolti e seguiti dall'istituto valdese.

"Dopo quattro anni riuscire ad avere questo bene è un risultato raggiunto con il supporto di tutti, perché crediamo che da soli non si raggiunge nulla”, ha spiegato la vice presidente di Al Revès Laura Di Fatta. “Pertanto è un passo di notevole importanza perché ci darà la possibilità che ci mancava, e cioè quella di allargare il nostro raggio di azione su nuove proposte e offerte che ci permetteranno di trasformarci da piccola cooperativa a impresa sociale a servizio degli altri. La nuova sede ci permetterà di favorire, infatti, per chi ci lavora, un impegno socio-lavorativo più stabile e un lancio maggiore delle nostre proposte artigianali che verranno esposte in una vetrina che da sulla strada".

"Naturalmente tra i nostri obiettivi ci sono i progetti di promozione sociale attraverso i laboratori a favore di persone che hanno una marginalità sociale”, ha continuato Laura Di Fatta. “Stiamo facendo per adesso un laboratorio di avvio alle maestranze artigianali per tre minori stranieri ospiti dell'istituto valdese con cui abbiamo stipulato un protocollo d'intesa. Alcuni hanno anche una storia di sartoria sociale nel loro Paese che unita a quella nostra può essere molto arricchente. Siamo presenti come laboratorio sartoriale stabile anche dentro il carcere Pagliarelli a favore delle donne italiane e straniere nell'ambito del progetto nazionale Sigillo. Tra le loro realizzazioni ci sono state anche le toghe per i magistrati e alcune borse. Inoltre tra le nostre attività proponiamo alcuni progetti alle scuole di base per il riutilizzo dei materiali di scarto, stage nei scuole di moda e collaboriamo con le università pubbliche e private. La filosofia che sta alla base del nostro impegno è anche l'interculturalità tra italiani e stranieri perché crediamo che l'integrazione non si debba solo dire a parole ma occorre soprattutto dimostrarla, facendola concretamente".

 

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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