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Mercoledì, 17 Luglio 2019

PISA, LETTERA AL PREFETTO: "SOSPENDERE BANDO PER IL CAS" In primo piano

Scritto da  Redazione Mar 07, 2018

Sospendere il bando per i Centri di accoglienza straordinaria nella provincia di Pisa. È quanto chiedono Legacoopsociali, Federsolidarietà e Agci solidarietà Toscana con i rispettivi responsabili regionali Marco Paolicchi, Fabio Palmieri e Federico Pericoli.

Con una lettera inviata al prefetto di Pisa Angela Pagliuca e per conoscenza anche a quello di Firenze, all’assessore regionale Vittorio Bugli e al presidente di Anci Toscana Matteo Biffoni, le tre associazioni chiedono “con riferimento al Capitolato speciale di appalto – è scritto nella lettera - per l’affidamento del servizio di accoglienza di cittadini stranieri richiedenti la protezione internazionale presso i centri di accoglienza straordinaria ubicati nella Provincia di Pisa - periodo dal 1/05/2018 al 31/12/2018 - le Associazioni in calce sono ad evidenziare che il suddetto Capitolato, così come impostato, rappresenta un notevole passo indietro rispetto al modello di ‘accoglienza diffusa’ che gli enti gestori del privato sociale, in collaborazione con gli Enti Locali, hanno attuato dal 2014 ad oggi”.

Il Capitolato speciale “impone criteri di gestione che contraddicono palesemente il modello finora adottato”, in quanto pensati per la gestione di grandi strutture (come i C.A.R.A.) di accoglienza in emergenza, primo soccorso, identificazione dei migranti successivamente destinati ad un loro transito veloce verso strutture di seconda accoglienza. “Nella realtà locale della provincia di Pisa – continua la lettera - invece, le strutture di accoglienza si caratterizzano per la loro natura diffusa sul territorio, per i piccoli numeri di persone accolte ed inserite nel contesto comunitario (in questo senso ispirandosi di fatto agli standard del Sistema SPRAR) e si contraddistinguono per favorire una graduale autorganizzazione e l’inserimento dei beneficiari nello specifico contesto territoriale in cui sono accolti. La scelta dell’accoglienza diffusa - modello sancito attraverso la sottoscrizione, avvenuta il 18 maggio 2016, della “Carta per la buona accoglienza delle persone migranti” tra Ministero dell’Interno, ANCI e Alleanza delle Cooperative Italiana – Settore Sociale - permette di bilanciare l’esigenza di garantire misure di assistenza e di protezione della singola persona con quella di favorirne contestualmente il percorso verso la riconquista della propria autonomia. Il Capitolato speciale in oggetto impone, invece, un modello di fatto assistenzialista, in cui vengono richieste prestazioni inappropriate per favorire il processo di integrazione e di autonomia degli ospiti, così come avviene, per l’appunto, in strutture di grandi dimensioni dedicate alla prima accoglienza”.

Nello specifico sono state rilevate alcune criticità nella documentazione di gara: fornitura dei servizi di gestione amministrativa e di assistenza generica alla persona. Infatti “è richiesta la presenza del personale H24 all’interno della struttura con obbligo di certificare qualsiasi ingresso od uscita dell’ospite attraverso l’utilizzo di un registro delle presenze e/o di un badge personale”.

“Tale misura si scontra in maniera evidente con la modalità di gestione dell’accoglienza diffusa in piccoli appartamenti – aggiungono le centrali cooperative - che, normalmente, non superano le 6/8 persone. Di fatto, sarebbe impossibile prevedere la presenza continua nell’arco delle 24 ore di un operatore per ciascun appartamento che svolga le suddette mansioni. Così facendo, gli operatori, anzichè svolgere una funzione educativa di tutoraggio e sostegno, basata su un progetto individualizzato rivolto agli ospiti, diventano dei semplici custodi/vigilanti con funzioni di controllo; senza contare il fatto che, dal punto di vista più strettamente logistico, nel caso in cui il progetto preveda la presenza di un operatore notturno, sarebbe necessario allestire per ogni appartamento un locale separato da quelli degli utenti, con relativo servizio igienico, cosa del tutto inattuabile in appartamenti che spesso non superano i 100 mq., oltre al conseguente aggravio economico”.

Un altro punto che il Capitolato richiede è un servizio di assistenza sanitaria H24 con la presenza di un medico, responsabile sanitario, e di un infermiere professionale. “Così facendo si crea un servizio sanitario parallelo a quello pubblico, fatto di presidi medici interni alle strutture di accoglienza, contravvenendo palesemente al criterio - fino ad oggi condiviso – di presa in carico degli ospiti da parte del Servizio Sanitario Nazionale attraverso l’assegnazione di un medico di medicina generale e l’erogazione di prestazioni di diagnostica e specialistica da parte dei vari presidi sanitari presenti a livello zonale (ospedale, distretti ASL, poliambulatori pubblici e/o privati convenzionati). Infatti, come noto, le persone straniere, regolarmente residenti, possono essere iscritte al SSN o, in assenza di tale requisito, possono accedere alle cure primarie per il tramite del codice STP. La prescrizione del Capitolato speciale in oggetto comporterebbe, quindi, la costituzione di un presidio sanitario permanente a disposizione nelle diverse strutture di accoglienza, determinando un’eccessiva medicalizzazione con un’impropria presa in carico e un aggravio di costi pur in presenza di un sistema sanitario pubblico territoriale deputato a garantire le prestazioni necessarie a soddisfare i bisogni delle persone accolte”.

Altre critiche riguardano il modello di offerta tecnica. In conclusione, se gli indirizzi ministeriali e dell’ANCI Toscana (v. “Libro bianco”) sono quelli di andare verso un progressivo assorbimento dei CAS nel modello SPRAR, “ci chiediamo quale congruità possa avere, rispetto al modello di accoglienza diffusa, quello delineato nel Capitolato speciale in oggetto che prende a riferimento, invece, modelli di accoglienza basati su strutture di grandi dimensioni, pensati per accoglienze di transito e non per progetti di integrazione sul territorio”.

Le tre associazioni, a tutela delle cooperative rappresentate e “in aderenza ai principi ispiratori della disciplina vigente in materia, nonché in pieno spirito collaborativo, intendono invitare codesta Amministrazione a prendere debitamente in esame le notazioni sopra riportate e procedere ad una sospensione dei termini della procedura di gara, anche per consentire un confronto con le scriventi al fine di condividere le opportune modifiche/integrazioni degli atti di gara”.

L'ultima modifica Mercoledì, 07 Marzo 2018 16:48
Redazione

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