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Sabato, 20 Aprile 2019

PREVENIRE VIOLENZA E CARCERE DEI MINORI: UNA "PROVA" PER LE COOP SOCIALI In primo piano

Scritto da  Redazione Toscana Ott 31, 2018

Prevenire la radicalizzazione violenta di minori e giovani in carcere e sottoposti a misure penali. Con questo obiettivo ha preso il via due anni fa il progetto europeo PROVA – Prevention of violent Radicalisation and Of Violent Actions in intergroup relations, coordinato dal Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università di Firenze, che vede come partner italiani, insieme all’Ateneo Fiorentino, la cooperativa sociale LabCom-Ricerca e Azione per il benessere psicosociale e la Fondazione Giovanni Michelucci. Gli altri partner sono l’Università di Barcellona (Catalogna, Spagna) e le associazioni Psiterra (Iasi, Romania) e aufBruch (Berlino, Germania).

Venerdì 26 ottobre a Firenze (Palazzo Bastogi) sono stati presentati i risultati e le azioni messe in campo dal progetto ed illustrate le Linee guida di intervento elaborate per essere sottoposte ai policy maker europei.

“Ciascun partner –  spiega Camillo Donati, socio e membro del Cda di LabCom – ha adattato le proprie competenze per fronteggiare il fenomeno della radicalizzazione in un’ottica preventiva. In particolare la parte di progetto che ha riguardato l’Italia era relativa alla riqualificazione di alcuni spazi comuni all’interno dell’ Istituto Penitenziario Minorile di Firenze, che ha visto il coinvolgimento di psicologi di comunità e architetti, con l’obiettivo di promuovere un dialogo interculturale tra giovani sotto procedimento penale e alcuni studenti universitari attraverso esperienze alla pari di manipolazione degli spazi”.

In Germania i partner hanno lavorato sulla rappresentazione scenica, in Romania ha prevalso un approccio di tipo narrativo e, infine, in Spagna le attività sono state condotte con metodi partecipativi all’interno delle comunità di appartenenza.

Nell’ambito del progetto la cooperativa LabCom ha avuto un ruolo trasversale di monitoraggio: “Ci siamo occupati di monitorare le azioni svolte dai partner con approcci differenti nei diversi Paesi, affinché venissero portate avanti con alti standard qualitativi – chiarisce Donati – e soprattutto di andare a rilevare l’impatto psicosociale delle pratiche messe in atto, ovvero quanto gli strumenti concordati avessero un impatto sulle persone coinvolte e sulla comunità”. Per la cooperativa toscana, nata come spin off dell’Ateneo Fiorentino, il progetto ha rappresentato un importante banco di prova: “Siamo molto soddisfatti – conclude Donati – Ci ha dato la possibilità di testare ulteriormente una metodologia, su azioni reali anche in contesti difficili, verificando l’impatto sul territorio. Ha rappresentato un ambito di applicazione importante. E ci ha permesso anche di farci conoscere sul piano internazionale”.

Il ruolo delle coop sociali

Sul fronte del contrasto alla recidiva minorile, “il contributo da parte del mondo della cooperazione può consistere innanzitutto nella possibilità di reinserire queste persone all’interno delle nostre organizzazioni e nello specifico di accogliere i minori dentro le nostre imprese per il periodo di messa alla prova” afferma Marco Paolicchi, responsabile Dipartimento Area Welfare di Legacoop Toscana, che ha preso la parola nel corso della tavola rotonda dedicata a “Il punto di vista degli Stakeholder sulle Guidelines”. 

“Siamo imprese, siamo soggetti che possono accogliere – prosegue Paolicchi, che si sofferma anche sulla legge recentemente approvata in via definitiva da parte del Consiglio regionale della Toscana che riserva una quota del 3% di gare alla cooperazione sociale di tipo b. “Si tratta di una occasione di sviluppo e di potenziamento per le cooperative che operano nell’ambito dell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, tra cui ci sono anche gli ex detenuti. Vanno in questa stessa direzione ad esempio anche i protocolli recentemente siglati da Legacoop Toscana con il PRAP, il Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria Toscana e con Anci Toscana”.

Per quanto riguarda in particolare l’istituto della messa alla prova “ci sono già cooperative sociali che hanno convenzioni con l’UEPE, l’Ufficio di esecuzione penale esterna – conclude Paolicchi – ma si potrebbe fare un passaggio ulteriore, lavorando per mettere a punto un sistema di offerta strutturato rispetto a questa opportunità”.

 

L'ultima modifica Mercoledì, 31 Ottobre 2018 12:55
Redazione Toscana

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