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Mercoledì, 23 Gennaio 2019

Roma non è una capitale per i poveri. Città che piange tre clochard morti di freddo in 2 giorni. E ancora gli sgomberi continui per i migranti del Baobab Experience. Le cronache raccontano, spesso, di una caccia all’uomo gratuita e senza alcuna alternativa per queste persone. Abbiamo a Roberto Viviani, uno dei volontari di Baobab, qual è la situazione in questo momento.

Cosa sta accadendo alle persone sgomberate di piazzale Spadolini?

Dopo lo sgombero di Piazzale Maslax, numerose persone sono state costrette a dormire in strada e hanno cercato riparo nelle pensiline dei bus di Piazzale Spadolini. Sin dal giorno dopo lo sgombero (quindi dal 14 Novembre), la polizia è venuta con cadenza quotidiana, la mattina presto, per intimare ai migranti di abbandonare l'area e impedendo di aprire le tende per ripararsi dal freddo e dalla pioggia. 

Giovedì scorso (17 gennaio), la polizia è tornata e con un'operazione "lampo", ha trasferito 18 migranti all'ufficio immigrazione della questura di Roma, in via Patini. L'aggravante, in questo ennesimo sgombero, è stata data dall'intervento dell'AMA (l'azienda municipalizzata che si occupa dei rifiuti a Roma) che ha provveduto a buttare le coperte delle persone che dormivano a Piazzale Spadolini.

E dopo cosa è successo?

Dopo le operazioni di routine, le 18 persone sono state tutte lasciate andare. Le loro condizioni materiali, però, non sono cambiate: nessuna soluzione alternativa alla strada è stata offerta loro. Qualcuno se ne è andato da un'altra parte, comunque sempre nella zona della Stazione Tiburtina, altri sono tornati dov'erano. Come ci ha confermato per l'ennesima volta un funzionario della polizia giovedì scorso, il problema è la visibilità di queste persone: se andassero a dormire sotto un ponte o lontano dalla stazione, anche per le forze dell'ordine non ci sarebbero problemi. Questo dà la misura di come la questura si rapporti ad una questione sociale così complessa, in cui ci sono delle vite a rischio: andate a soffrire, se non a morire, lontano dagli occhi. 

La posizione del Campidoglio, in quanto organo istituzionale democraticamente eletto, è ancora più grave a nostro parere. Non si può lasciare in mano alle forze dell'ordine una questione che è sociale e non di ordine pubblico. Checché ne dica la Sindaca, non è necessario un Tso per convincere queste persone ad accettare una sistemazione in un centro: basterebbe agire su una burocrazia che a diversi livelli, sia quello municipale che quello della questura, non funziona e costringe tante, troppe persone a stare in strada.

Come state gestendo la situazione di questi migranti con il freddo e senza un luogo idoneo?

​L'apertura delle stazioni per quella che il Campidoglio ha chiamato "emergenza gelo", sta fornendo un palliativo per alcuni migranti. 40 brandine sono state predisposte in ala della stazione Tiburtina e si può rimanere a letto fino alle 6 di mattina, non certo l'ora più calda per stare fuori. La cittadinanza sta rispondendo a questa situazione in maniera attiva: stiamo ricevendo tantissime donazioni in termini di sacchi a pelo e coperte, che distribuiamo a chi ne ha bisogno. 

Le attività proseguono comunque a piazzale Spadolini, dall'assistenza legale a quella sanitaria, dalla distribuzione di cibo a quella di vestiti, fino all'inserimento lavorativo. Inoltre stanno riprendendo, seppur con difficoltà, anche tutte quelle attività a cui teniamo molto, come le visite guidate e i corsi di lingua. Non avere un luogo fisico crea molti problemi, ma la determinazione è tale da farci riuscire a superare tutti i bastoni tra le ruote che, in maniera ormai grottesca, polizia e comune cercano di metterci.

Ci sono ancora relazioni con il Campidoglio? Cosa chiedete alla Giunta Raggi?

La giunta di questa città dovrebbe rendersi conto che a Roma si sta allargando il divario tra i pochi molto ricchi e i molti tanto poveri. La città si sta scollando e passare dal centro alle periferie è come cambiare città, paese, latitudine.

Roma è una città sicuramente difficile da amministrare. Però bisogna capire che la priorità è ridistribuire la ricchezza, garantendo servizi sociali, difendendo i beni comuni e attivando misure di sostegno verso chi ne ha necessità. Se questo non verrà fatto, la situazione peggiorerà e la città perderà la sua caratteristica fondamentale: sentirsi una comunità. Avevano detto "nessuno rimarrà indietro", ma la realtà è che il tessuto sociale è già seriamente compromesso e non si vedono all'orizzonte né le azioni pratiche né il coraggio politico di ricomporlo.

Al momento stiamo aspettando una risposta dall'assessorato alle politiche sociali: a fine dicembre ci avevano assicurato che avrebbero coinvolto Ferrovie dello Stato in un tavolo rispetto alle nostre richieste per le quali abbiamo già raccolto più di 35.000 firme. Chiediamo un centro di primissima accoglienza a Roma e un centro informativo per migranti alla Stazione Tiburtina.

Dalla vostra esperienza si notano già alcuni effetti del decreto sicurezza?

Gli effetti più gravi e pregiudizievoli che il cosiddetto "decreto Sicurezza" sta determinando per i richiedenti protezione internazionale, sono costituiti anzitutto da continui ritardi e rinvii che subiscono i procedimenti per il riconoscimento dello status di rifugiato o di qualsivoglia protezione.

In particolare, gli effetti più impattanti si vedono al momento di presentazione della domanda; assistiamo infatti alla sempre crescente difficoltà nel momento in cui un migrante si reca all' Ufficio Immigrazione della Questura di Roma, sia essa una prima domanda, una domanda reiterata o una domanda di rinnovo.

Per i titolari di protezione umanitaria, anche i procedimenti di rinnovo già avviati sono stati bloccati, con continui rinvii e richieste documentali funzionali ad un eventuale mutamento del titolo del permesso di soggiorno. Senza considerare che chi ha la protezione umanitaria è escluso dall'accoglienza nei centri SPRAR con conseguente impossibilità di supporto, cura, integrazione ed inclusione.

 Anche la richiesta di “indirizzi di residenza idonei” (quali non sarebbero, ad opinione della Questura di Roma, domicili eletti, centri di accoglienza o associazioni) è ormai una prassi che pregiudica fortemente l’accesso alle procedure per la protezione internazionale, creando illegalità laddove le persone avrebbero una posizione giuridica la cui tutela è ampiamente riconosciuta. A livello nazionale ed internazionale.

In generale, un effetto “indiretto”, ma non per ciò meno importante, dell’entrata in vigore del "Decreto Sicurezza" può considerarsi l’aggravarsi ed il moltiplicarsi dei fenomeni di illecito rifiuto di ricezione della istanza o domanda di protezione da parte degli Uffici competenti della Questura, a dispetto della competenza esclusiva delle Commissioni Territoriali per la valutazione di tali domande.

 

 

La festa corre e cammina sulla strada della V edizione della StrAntirazzismo, non competitiva di 3 km che si svolgerà a Roma domenica 20 gennaio, parallelamente alla Corsa di Miguel. La partenza è fissata alle 10.45 al Ponte della Musica e l’appuntamento riguarda i giovani delle scuole di Roma e provincia e tutti coloro che vorranno unirsi in nome dei diritti e dei valori dello sport.

Musica e danze prima dello start, con l’orchestra Musa Etnica e i Mami Wata, percussionisti dell’Africa occidentale. L’organizzazione della corsa aperta a tutti è garantita dal Club Atletico Centrale con l'aiuto dell’Uisp Roma e la manifestazione è dedicata a Samia Yusuf Omar, l’atleta olimpica somala morta su una carretta del mare nel 2014, tentando di arrivare in Italia.

Il percorso si snoderà dal Ponte della Musica sino al parco del Foro Italico e arrivo all’interno dello Stadio Olimpico. Sono già duemila gli iscritti, i gruppi più numerosi con oltre 100 iscritti arriveranno dai Licei Tacito e Talete, dalle scuole medie Ovidio e Falcone Borsellino e da Castelnuovo di Porto, comune a 35 km dalla Capitale, che vedrà alla partenza anche il sindaco Riccardo Travaglini e con lui i giovani del Cara, il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo. Anche i giornalisti e i cittadini della rete NoBavaglio e dell'associazione Articolo 21 parteciperanno alla corsa.

Alla StraAntirazzismo ci si potrà iscrivere sabato al Villaggio di Miguel allestito da Cisalfa EUR e domenica mattina allo Stadio dei Marmi e al Ponte della Musica, fino a pochi minuti prima della partenza.

La storia della Corsa di Miguel parte il 9 gennaio del 2000, una data tutt’altro che casuale: proprio il 9 gennaio del 1978 Miguel Sanchez, podista e poeta argentino, venne rapito da un commando paramilitare, diventando uno dei quasi 30.000 desaparecidos vittime della dittatura.

Partirà il 23 gennaio alle 19 dalla Casa della Musica di Cervignano del Friuli (Ud) "Il mese della sperimentazione europea" del gioco da tavolo "Free to Choose", che vuole aiutare i giovani 16-29 anni a scegliere senza condizionamenti di genere il loro percorso formativo e lavorativo. Inserito all'interno dell'omonimo progetto guidato dalla Cooperativa sociale Itaca e co-finanziato dal programma Rights, Equality and Citizenship dell'Unione Europea, il board game ora nella sua versione definitiva è stato ideato e realizzato quale strumento didattico innovativo per decodificare, riconoscere e superare gli stereotipi di genere.

L'appuntamento di Cervignano costituirà la "sessione zero" per tutta la sperimentazione e vedrà la partecipazione speciale di una parte della giunta comunale guidata dal sindaco Gianluigi Savino, che ha concesso patrocinio e collaborazione all'iniziativa. Giocheranno a Free to Choose gli assessori Alessia Zambon delegata a cultura, pari opportunità e politiche giovanili, Loris Petenel delegato a politiche sociali, ambiente e politiche del territorio, Andrea Zampar con delega a servizi finanziari, innovazione, progettualità europea e sport. Sarà presente anche Simone Ciprian dell'Associazione Bottega Errante.

"Per facilitare l'orientamento scolastico e professionale dei giovani della nostra comunità possiamo ricorrere anche al gioco. Troppo spesso i ragazzi scelgono il loro percorso di studi influenzati da stereotipi sociali - afferma l'assessora Alessia Zambon -. Come Amministrazione comunale siamo fortemente impegnati a realizzare un'uguaglianza di genere, che permetta a ognuno di seguire le proprie inclinazioni, libero da condizionamenti e pregiudizi".

A partire dal 2 e sino al 20 febbraio, la Casa della Musica ospiterà ogni mercoledì e sabato dalle 16 alle 18 le sessioni di gioco valide per tutto il territorio della Bassa, ma si prevede di avviare la sperimentazione anche nei Centri di aggregazione giovanile gestiti da Itaca a Torviscosa, Marano Lagunare, Muzzana del Turgnano, Porpetto e Carlino. Sarà, inoltre, possibile prendere appuntamento per sperimentare il board game Free to Choose nella Bassa friulana anche in altre occasioni o altre sedi, ma sempre entro la fine di febbraio, semplicemente prendendo contatti con il game master Alessandro De Biasio (contatti 345 5407481 o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.<mailto:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.>) o tramite gli operatori della Casa della Musica.

Il partenariato. Free to Choose è il progetto europeo che mira a promuovere un cambiamento culturale e comportamentale nei giovani 16-29 anni e negli adulti-chiave coinvolti nelle fasi di transizione e orientamento dalla scuola secondaria all'istruzione superiore o al mercato del lavoro, portando a una diversa visione delle professioni e delle opportunità lavorative. Sono coinvolte una decina di organizzazioni di cinque Paesi europei all'interno di un partenariato ricco e motivato che comprende, oltre alla capofila Cooperativa sociale Itaca, Regione Friuli Venezia Giulia Assessorato al Lavoro, Istruzione, Politiche giovanili e Pari opportunità, Ires Fvg, Università di Modena e Reggio Emilia per l'Italia, e poi Mcbit e Nefiks (Slovenia), Opciònate e Università di Valencia (Spagna), Apload (Portogallo) e Mediterranean Institute for Gender Studies MIGS (Cipro).

Sperimentazione, valutazione e risultati. La sperimentazione ufficiale del gioco, che si svolgerà entro il mese di febbraio tra Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Slovenia e Portogallo, coinvolgerà centri di aggregazione giovanile, scuole superiori, centri di formazione professionale, centro di orientamento regionale, biblioteche, ludoteche, associazioni ludiche e ambienti informali. Seguirà la fase di valutazione di impatto del progetto a livello sociale a cura di Apload, mentre il 13 giugno a Cipro si terrà l'evento conclusivo con la presentazione dei risultati finali del progetto.

Disseminazione. Nel corso dell'estate 2018 è stata particolarmente intensa l'attività di disseminazione portata avanti tra Italia, Slovenia e Spagna grazie a molteplici sessioni ludiche con giovani provenienti da Italia, Spagna, Regno Unito, Slovenia, Fyrom (Former Yugoslav Republic of Macedonia), Croazia, Grecia e Lettonia. I feedback ricevuti dai giocatori e dalle giocatrici sono stati particolarmente importanti, consentendo allo staff di progetto quel labor limae necessario a definire con accuratezza e meticolosità ogni particolare del gioco. Dai riscontri ottenuti attraverso la somministrazione di questionari mirati, è infatti risultato come nel gioco gli stereotipi di genere emergano in maniera indiretta e vengano utilizzati dai giocatori in maniera inconsapevole, il che è perfettamente in linea con la progettualità di Free to Choose.

Le ricerche. Tra i tasselli fondamentali del progetto la ricerca "Mind the gap & Coming out: stereotipi di genere in Europa" condotta dall'Università di Valencia e la "Ricerca sulle abitudini ludiche" effettuata dall'Università di Modena e Reggio Emilia per la costruzione della struttura del gioco, che ha visto la collaborazione dell'associazione di ricerca sul gioco PlayRes nella fase di game design. Tra le tante ricche sinergie attivate quella con Paolo Mori, uno dei più conosciuti game designer d'Italia, e con Giorgio Gandolfi, noto project manager in ambito di game design.

 

Oggi ad Afragola ci sarà il Ministro dell’Interno, e la città è in pieno stato di emergenza per le 8 esplosioni dalla fine dell’anno ai giorni scorsi. E proprio oggi arriva una notizia che scuote il mondo delle associazione antimafia: il comune della cittadina napoletana ha revocato l’affidamento della Masseria Antonio Ferraioli, un terreno confiscato ai clan della camorra, a Consorzio Terzo Settore, cooperativa sociale Giancarlo Siani, cooperativa sociale L’Uomo e il legno, Associazione Sott’e’ncoppa e Cgil Napoli.

“Proprio in questa fase di emergenza di camorra, il Comune rischia così di distruggere una autorevole e radicata esperienza di contrasto alla camorra e di riuso sociale di un bene confiscato”, denuncia sulla pagina facebook Giovanni Russo, direttore della Masseria.

In questi due anni è stata portata una grande attività di recupero fatto dalla Masseria: “sono stati piantati quasi 2.000 alberi da frutta nell’area che fu incendiata, e altri 2.000 peschi sono stati salvati dall’incuria in cui versavano, sono stati realizzati 120 orti urbani gestiti da famiglie e cittadini del territorio, creando un’esperienza senza precedenti in tutta Italia, sono stati messi in sicurezza i rifiuti presenti sull’area al momento della consegna, grazie a un grande lavoro di progettazione sono stati ottenuti finanziamenti importanti del PON Legalità per ristrutturare la Masseria e realizzare una casa di accoglienza per donne e minori vittime di violenza, mentre grazie al supporto di Costa Crociere è nata una start-up al femminile per commercializzare i nostri prodotti. E nel frattempo sono stati realizzati tanti eventi, i campi estivi di Libera, e ci sono state importanti visite istituzionali come quelle del Presidente della Camera Roberto Fico e del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa”, elenca Russo.

“E mentre in città scoppiano le bombe della camorra – afferma il direttore - il Comune che fa? Lancia la sua bomba sul bene confiscato, tentando di stroncare questa esperienza di riscatto e di lotta alla camorra”. Questa decisione sarebbe giustificata con un cavillo legato a una vecchia vicenda giudiziaria legata ai terreni, risalente al 2014, che furono sequestrate per impedire che venissero coltivate abusivamente da un agricoltore del posto. “Una vicenda che si potrebbe tranquillamente risolvere con buon senso – continua Russo - mettendo al primo posto la lotta alla camorra e la difesa della legalità. Perché il Comune agisce diversamente? E perché lo fa proprio nel momento in cui in città scoppiano o. le bombe della camorra? Da che parte sta il Comune di Afragola? Sono tutte domande che aspettano risposta.

Ora si attende dal Ministro degli Interni una risposta. “Ha detto che vuole sconfiggere le mafie. Se lo vuole fare, dia energia e forza alle esperienze che ci mettono onestà e capacità ogni giorno nei territori. Ha il potere e le competenze specifiche per dare alla Masseria Esposito Ferraioli tutto il sostegno e la fiducia di cui c'è bisogno, mai come non mai in questi giorni difficili dove la camorra alza la testa con prepotenza”, aggiunge Russo.

“Non ci arrendiamo, naturalmente – conclude l’operatore del terreno confiscato ai clan - difenderemo la Masseria Ferraioli, insieme alle centinaia di famiglie che coltivano gli orti urbani, alle migliaia di persone che in questi due anni hanno potuto conoscere questa storia e partecipare alle nostre attività, scrivendo una bellissima storia quotidiana di riscatto e di lotta alla camorra”.

 

Favorire l’inserimento lavorativo e la riqualificazione professionale delle donne nel territorio padovano attraverso un percorso che coniuga orientamento, formazione ed esperienze laboratoriali: sono gli obiettivi di “Segni particolari: donne, protagoniste della propria crescita personale e professionale”, un progetto promosso da Enaip Veneto in partnership con l’agenzia per il lavoro Synergie Italia.

L’iniziativa, completamente gratuita, è cofinanziata dal Fondo Sociale Europeo e dalla Regione del Veneto e vede, tra i partner a fianco all’ente di formazione veneto, anche numerose realtà del territorio tra cui la “fondazione Corazzin”, la società di consulenza “Performando”, Cisl Veneto, la Cciaa di Padova. 

I posti a disposizione sono 45, e sono riservati a donne residenti o domiciliate nella nostra regione inoccupate o disoccupate e alle lavoratrici, impiegate presso imprese venete, che desiderano aggiornarsi o riqualificarsi.

“Segni particolari” vuole essere un percorso “fatto su misura” per contribuire all’incremento dell’occupazione femminile. Gli obiettivi: accrescere la fiducia e far emergere le potenzialità delle destinatarie, nonchè consolidare la loro professionalità con l’acquisizione di competenze tecniche, digitali e trasversali (soft skills) e supportarle nella ricerca attiva di un’occupazione.

Per prendere parte al progetto è necessario presentare domanda di partecipazione entro giovedì 24 gennaio 2019, inviando la documentazione completa (disponibile sul sito www.enaip.veneto.it) alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Quindici mesi la durata complessiva del progetto che si articolerà in diverse fasi: si parte, dopo la selezione, con le attività di orientamento individuali e di gruppo, in cui le partecipanti saranno accompagnate nell’individuare un’area professionale più affine ai loro interessi a scelta tra marketing, amministrazione e commerciale, grazie anche a visite strutturate presso realtà aziendali significative del territorio; a seguire un periodo di formazione personalizzata arricchita con laboratori esperienziali e teatro d’impresa.

Per le allieve previsti inoltre interventi di consulenza e mentoring individuale finalizzati a concretizzare opportunità di inserimento lavorativo, supportare l’autoimprenditorialità e contribuire al miglioramento della carriera professionale. Il corso si concluderà con un “evento moltiplicatore” durante il quale le partecipanti saranno chiamate a promuovere e diffondere i risultati dell’esperienza svolta e a presentare un video di sensibilizzazione da loro realizzato sul tema delle “stem”, ovvero lo stereotipo sulla presunta scarsa attitudine delle donne rispetto alle discipline scientifiche.

Ancora una volta Enaip Veneto è in prima linea per promuovere e sostenere temi a forte valenza sociale, a partire proprio dalla riduzione degli stereotipi e i gap di genere, dal contrasto della disoccupazione giovanile, fino alla promozione di attività di sensibilizzazione e prevenzione di fenomeni come il bullismo e il cyberbullismo.

 

 

“Uno degli impegni più severi nelle prossime ore sarà quello di spiegare alla nostra gente come – al di là degli annunci e dei giochi con i numeri e le parole – la disabilità sia stata ignorata nel decreto sul reddito di cittadinanza”, commenta Vincenzo Falabella, Presidente FISH, il testo del decreto legge approvato ieri sera in Consiglio dei Ministri e su cui FISH aveva chiesto con decisione emendamenti volti a migliorarne i contenuti che non sono sta ti accolti nemmeno in minima parte.

“Alle moltissime persone che già ci contattano in queste ore andrà innanzi tutto spiegato che l’annunciato aumento delle pensioni di invalidità non trova alcuna concretezza nella misura approvata dal Governo.”

Ma non è tutto: per come è articolato il testo, i nuclei in cui sono presenti persone con disabilità, titolate di pensione di invalidità civile, verranno inequivocabilmente trattati meno favorevolmente delle famiglie in cui non sia presente una persona non autosufficiente o con disabilità grave. E questo a identica situazione di povertà assoluta".

“Il gioco è molto semplice: – prosegue Falabella – vengono considerate alla stregua di un reddito le stesse pensioni di invalidità, criterio che avevamo chiesto fosse espunto dal decreto. Inoltre nessun coefficiente aggiuntivo considera la presenza di una persona disabile nel nucleo.” L’apparente contrasto sul “nodo disabili” fra le due forze di maggioranza non ha prodotto alcuna modificazione sostanziale alla bozza del decreto.

Il Ministro Di Maio però ha dichiarato che il reddito di cittadinanza riguarda anche circa 250mila nuclei in cui sia presente una persona con disabilità. Si gioca con i numeri: in Italia, e ce lo dice ISTAT, esistono 1.700. 000 nuclei in condizione di povertà assoluta. Questi rappresentano, per dichiarazione dello stesso Governo, la platea dei beneficiari del reddito e della pensione di cittadinanza. All’interno di quei nuclei poveri assoluti vi sono anche persone con quella disabilità che è una delle prime cause di impoverimento. Quando il Governo, in tutte le sue componenti, è stato messo alle strette dalle nostre serrate critiche , il Ministero del Lavoro ha effettuato un sommario controllo sulla banca dati ISEE scoprendo che vi è un numero consistente di famiglie sotto la soglia di 9.360 euro con una persona con disabilità grave; al loro interno. Appurato tardivamente ciò, invece di elaborare risposte congruenti, ha usato il dato a fini propagandistici lasciando inalterati quei criteri che trattano meno favorevolmente proprio quei nuclei”

I risultati sono quindi evidenti: "nessun propagandato aumento delle pensioni di invalidità e l’importo del reddito di cittadinanza sarà, in tutti i casi, più basso quando in famiglia c’è un disabile, un titolare di pensione sociale, un giovane che percepisce una borsa lavoro".

“Di fronte a queste evidenze – conclude il presidente Falabella – non ci resta che chiamare a raccolta le nostre associazioni e tutte le organizzazioni dell’impegno civile e chiedere con forza al Parlamento di censurare e modificare quel testo visto che il Governo ha pedissequamente ignorato ogni ragionevole richiesta di emendamento”

 

I vostri figli sono approdati sui social e all'improvviso scoprite di non avere gli strumenti adeguati e le conoscenze per affrontare questa nuova dimensione delle relazioni. E' una situazione sempre più ricorrente nelle famiglie alle prese con la rivoluzione digitale.

Perché allora non far incontrare ricerca sociale ed educativa con la tecnologia per mettere i genitori nelle condizioni di continuare a seguire in maniera consapevole e intelligente i propri figli? In particolare nel controverso mondo di Facebook o di Instagram, le due piattaforme più diffuse.
E' il sentiero che sta percorrendo ormai da diversi anni la cooperativa sociale di Piacenza Tice, specializzata nell'analisi e nella messa a punto delle tecniche di apprendimento nell'infanzia e adolescenza.

L'incontro con Gedinfo, altra cooperativa piacentina che opera nell'informatica, ha prodotto Mindbook, la prima app a portata di smartphone rivolta ai genitori: insegna loro come rapportarsi con i figli preadolescenti immersi nell'universo dei social. "Il progetto è già realtà - come spiegano Francesca Cavallini presidente di Tice e Davide Benedetti, presidente di Gedinfo - perchè è stato pensato e messo a punto un prototipo funzionante, rivolto alle famiglie con figli di età compresa tra 11 e 13 anni".

Come funziona

Come funziona l'app di Mindbook? Dopo aver scaricato il dispositivo sul proprio telefonino (sia in versione Android che iOS), mamma e papà si addentrano in un percorso di training e di monitoraggio quotidiano, con domande e suggerimenti che si propongono regolarmente, a cui occorre rispondere.

Si tratta di quesiti sui rischi del web, ma anche sulla vita familiare e sulla condivisione delle esperienza con i propri figli. "L'approccio attraverso il quale è stata costruita - fa notare Cavallini - non è quello autoritario, ma fondato sulla condivisione emotiva, da questo percorso virtuale la ricaduta sulla vita reale è un continuo invito all'attività comune tra genitori e figli e un accompagnamento alla scoperta insieme del mondo social e della rete". Benedetti precisa che di Mindbook è stato realizzato anche un sito web e un sistema di formazione a distanza. La sua prima applicazione pratica si avrà nei primi mesi del 2019, quando - grazie alla collaborazione del dirigente scolastico Ludovico Silvestri e le preziose consulenze del corpo docenti - i genitori di quattro classi seconde della scuola media "Anna Frank" si cimenteranno con l'app per testarla sul campo.

Il sistema realizzato attraverso Mindbook è la diretta emanazione del progetto promosso da Tice per creare una palestra virtuale dove educatori e specialisti aiutano i minori con bisogni speciali o disabilità a muovere i primi passi nel mondo digitale.

L'incontro tra tecnologia e tecniche dell'apprendimento è stato reso possibile dal Social Challenges Innovation Platform, il marketplace per i progetti di innovazione sociale della Unione Europea, che ha messo a disposizione più di 2 milioni di euro di grant per trovare soluzioni a sfide sociali. Il progetto di TICE proposto come sfida tramite  la Social Challenges Innovation Platform, ha trovato risposta vincente con il prototipo oggi funzionante realizzato da GeDInfo.

Questo ulteriore sviluppo rientra nella collaborazione tra Tice e GeDInfo per sfruttare tutte le potenzialità delle nuove tecnologie nel campo dell'educazione e della risposta al disagio dei più giovani.

 

 

Diverse migliaia di persone sono fuggite da Rann nel nord-est della Nigeria a seguito di un violento attacco alla città avvenuto il 14 gennaio. Il giorno dopo, hanno iniziato ad arrivare a piedi nella località di Bodo, in Camerun, a circa 7 km di distanza. L’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) ha iniziato subito a fornire loro assistenza. Un’équipe composta da personale medico e logistico stadistribuendo cibo e acqua e fornendo assistenza medica di emergenza.

Hugues Robert, responsabile dei progetti di MSF in Nigeria, ha dichiarato: “Il nostro personale a Bodo stima che circa 8.000 persone siano arrivate il primo giorno e che ne arriveranno altre migliaia. Ci stiamo preparando ad assistere 15.000 persone fornendo cibo, acqua e cure mediche. Molti erano in stato di shock e chiaramente scioccati da quello che hanno vissuto. Hanno perso tutto ciò che avevano e ora hanno bisogno di tutto”.

Nei dintorni di Bodo, le persone dormono all'aperto perché non ci sono rifugi. Tra loro anche bambini e molte donne in allattamento e in stato di gravidanza.

A Rann, molte parti della città sono state bruciate, incluse case e rifugi. Anche il mercato e i negozi di generi alimentari sono stati distrutti. Il magazzino, l'ufficio e la farmacia di MSF sono stati saccheggiati e rasi al suolo. MSF è riuscita a evacuare un uomo ferito sul posto, ma molti altri sono fuggiti nel vicino Camerun.

“Tutto ciò è davvero devastante per le persone di Rann”, continua Robert, “subiscono violenze senza fine. E ora devono rimettersi in piedi ancora una volta. Quanto ancora potranno resistere? Il popolo dello Stato del Borno continua a pagare il prezzo di questa spietata violenza. Tutte le parti in conflitto devono rispettare la sicurezza dei civili”.

 

L'Europa è sotto attacco. Il Regno Unito della Brexit è a un passo dal “no deal”, l'uscita dalla Ue senza alcun accordo. L’egoismo sovranista e le nostalgie autarchiche in diversi Paesi - Italia compresa - mettono in discussione l’Unione europea, l’euro e l’idea stessa di Europa, con le elezioni europee alle porte. La retorica dei suoi detrattori la addita come istituzione “matrigna” e, in maniera del tutto aprioristica, origine di tutti i mali nazionali.

Ma in realtà ci sono ottime ragioni per restare europeisti, seppur in modo critico e costruttivo. Alessandro Volpi, docente al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa, le spiega nel libro “Perché non possiamo fare a meno dell'Europa”, dal 31gennaio in libreria per Altreconomia edizioni. Un saggio che affronta - con successo - la complessità del tema e contrappone la forza dei fatti alla vacuità degli slogan, smontando le visioni nostalgiche delle monete nazionali, le tesi autarchiche, le derive protezionistiche e la logica dei muri eretti contro i migranti.

La storia, la geografia e soprattutto la logica economica affermano, con chiarezza, che l’Europa e la sua moneta sono indispensabili. L’autore affronta punto per punto 10 grandi questioni legate all’Europa: le dure ripercussioni di un’eventuale uscita del nostro Paese dall’euro e l'assurdità della nostalgia per la lira; le condizioni a cui si possono tenere sotto controllo il debito pubblico e i suoi interessi; il ruolo fondamentale della BCE; il rapporto tra le politiche industriali e gli investimenti pubblici, necessari per far partire la ripresa; il delicato nodo della spesa sociale e della lotta alla povertà, che dovrebbe andare ben oltre i proclami dei politici; le conseguenze negative del protezionismo in termini sociali e ambientali; il “punto caldo” delle migrazioni; le oscillazioni tra principio di rappresentanza e un'infantile “democrazia diretta” fatta dai cosiddetti “popoli”. 

Con un occhio attento alla consultazione del prossimo maggio. “In maniera paradossale l’idea di Europa (…) - argomenta Volpi - è diventata il cuore del dibattito politico, attorno a cui aggregare visioni e famiglie di partiti e movimenti altrimenti inconciliabili. L’“inesistente” Europa è riuscita a occupare la scena tanto da fare delle prossime elezioni europee forse la prima consultazione di tal genere in cui l’essere a favore o contro l’Europa in modo del tutto generico definisce la sostanza della appartenenza e del consenso nazionale, e non più viceversa”. 

Scrive infine l'autore sulla necessità dell'Europa: “Il perché sta, in estrema sintesi, nella sua indispensabilità, pur contestata e negata. Alla prova dei fatti, senza moneta comune e senza una per quanto flebile idea di Europa, i singoli Stati affonderebbero rapidamente (...)”. E conclude con un appello: “Si possono fare campagne elettorali perenni contro il Vecchio Continente, esaltando le piccole-grandi patrie, ma poi non è possibile chiamarsene fuori perché agli Stati europei non è concessa, dalla storia, dalla geografia, dall’economia, una ‘”normale” vita da separati. La politica dovrebbe capirlo”. 

 Perché non possiamo fare a meno dell'Europa. Contro la retorica anti-euro di sovranisti e populisti”, di Alessandro Volpi. Altreconomia edizioni, 144 pagine, 13,50 euro. In libreria e sul sitoaltreconomia.it

Alessandro Volpi è dottore di ricerca in Storia contemporanea ed è docente di Storia contemporanea, di Storia del movimento operaio e sindacale e di Storia sociale presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. 

 

Al Campidoglio irrompe la questione roghi e rifiuti. Al consiglio comunale straordinario sull’emergenza rifiuti di ieri, hanno trovato faticosamente spazio anche i comitati cittadini. Dopo una lunga attesa all’ombra del Marco Aurelio una delegazione dei comitati cittadini è riuscita ad entrare in Campidoglio per assistere alla seduta. Tra loro Comitato Parco Centocelle, A Sud, Cdca, Legambiente, i comitati Torre Spaccata, Tor Pignattara, Cinecittà e Osservatorio Tmb Salario.

Alle proteste dei sindaci e delle opposizioni si è aggiunta quella dei comitati di quartiere e delle associazioni, una protesta discreta ma sentita, basata sulla constatazione della realtà cittadina e portavoce di proposte concrete. Solo negli ultimi due anni numerosi episodi hanno portato su Roma nubi tossiche, spesso cariche di diossina, i cui effetti sulla salute umana sono devastanti anche se emergono a lungo termine. Solo per citarne alcuni: Deposito rifiuti AMA TMB Salario, via Salaria il 12/12/2018; Autodemolitore di Laghetto, Comune di Monte Compatri il 20/08/2018; Deposito rifiuti Service Lazio a Pomezia il 25/08/2017; Autodemolitore in via Maurizio Busnengo a Civitavecchia il 31/07/2018; Autodemolitore in Via Centocelle il 22/05/2018; Autodemolitore in via dell'Almone il 21/11/2017; Autodemolitore in via della Tenuta della Cervelletta il 09/08/2017; Autodemolitore in Via Centocelle il 16/07/2017; Autodemolitore in via di Pietralata il 04/07/2017;Autodemolitore in Via Maria Battistini il 01/06/2017; Deposito rifiuti E.Giovi a via Malagrotta il 25/05/2017; Deposito rifiuti Eco X a Pomezia, il 05/05/2017.

A ciò si aggiungono i numerosi roghi tossici – addirittura quotidiani in alcuni quartieri – dovuti alla combustione di discariche abusive, pratica criminale purtroppo diffusa nella città di Roma e che tiene in ostaggio interi quartieri, soprattutto nel settore est della Città. Proprio di ieri la notizia stampa “Traffico di rifiuti e roghi tossici nel Lazio: 57 indagati”.

“Cosa ancora più preoccupante – dichiarano i comitati - è l’assenza di procedure di protezione civile post incidente per la messa in sicurezza della cittadinanza, che viene lasciata a se stessa senza che questa Amministrazione sia mai riuscita ad andare oltre al “chiudete le finestre”. In particolare il Parco Archeologico di Centocelle, circondato da tre Municipi (V, VI, VII) densamente popolati, oltre a essere un Parco di 126 ettari mai realizzato, sta diventando un’altra delle tante bombe ad orologeria disseminate per la città, con rifiuti interrati, suoli contaminati e la presenza di 25 autodemolitori a rischio incendio”.

“Per questo chiediamo a questa Amministrazione, per il Parco Archeologico di Centocelle e per tutta la città di Roma: messa in sicurezza di tutti gli impianti di raccolta, trattamento e smaltimento rifiuti, compresi gli autodemolitori, verifiche del rispetto della normativa antincendio; predisposizione di procedure di emergenza da inserire nel Piano Generale di Emergenza di Protezione Civile relative ad incidente in impianti di raccolta, trattamento e smaltimento rifiuti, compresi gli autodemolitori;bonifica immediata di tutte le discariche abusive e delle aree contaminate a rischio incendio e roghi tossici”, scrivono i comitati.

Le opposizioni si sono dichiarate disponibili come primo passo a sollecitare l’amministrazione comunale attraverso la convocazione di una Commissione capitolina Trasparenza dove si renda conto delle misure prese a tutela della salute pubblica e per la messa in sicurezza dell’area del Parco Archeologico di Centocelle.

 

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