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Sabato, 25 Maggio 2019

Per essere capita, una malattia può anche essere illustrata. Da questa convinzione è nata #epidemiacreativa, un progetto di Medici Senza Frontiere (MSF) e della Scuola Internazionale di Comics di Roma per sensibilizzare le nuove generazioni, attraverso fumetti e illustrazioni, sulle principali malattie che mettono a rischio la vita di milioni di persone nei paesi dove opera l’organizzazione. A prendere carta e penna, o mouse e tastiera, sono stati gli studenti del III anno del corso di Illustrazione, chiamati a spiegare con un’immagine malattie come morbillo, meningite, Ebola, malaria, HIV e la tubercolosi. 

Il risultato finale sono 6 cartoline, una per ciascuna malattia, che saranno condivise sui social network per scatenare una #epidemiacreativa, mentre offline l’appuntamento è per il fine settimana all’ARF, il Festival del Fumetto di Roma dal 24 al 26 maggio, dove i lavori saranno distribuiti in versione cartacea allo stand della Scuola.

 “Nei secoli scorsi le illustrazioni hanno giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo della medicina e ancora oggi corpo umano e malattie vengono spesso spiegati attraverso disegni. Con questa ‘epidemia creativa’ abbiamo usato la potenza delle immagini per aprire gli occhi delle persone, soprattutto dei più giovani, sulle malattie che ogni giorno i medici, infermieri, logisti di MSF si trovano ad affrontare in oltre 70 paesi del mondo” dichiara François Dumont, direttore della comunicazione di MSF.

Capire e poi disegnare

 #Epidemiacreativa è stato un percorso a tappe, iniziato dall’incontro tra un operatore umanitario e alcuni membri di MSF con gli studenti della Scuola Internazionale di Comics, per avvicinare i futuri disegnatori alle principali sfide mediche dell’organizzazione. Poi, a partire da una domanda creativa per ogni malattia (come “Lo sai che un terzo della popolazione mondiale ospita il bacillo della tubercolosi nel proprio organismo?”), gli studenti hanno iniziato a disegnare i bozzetti.

 Tutti questi elementi, domande, illustrazioni e un QR Code che rimanda a una pagina del sito MSF con approfondimenti, foto e video sulle singole malattie, hanno composto le cartoline, ognuna caratterizzata da un’immagine, come l’ombrello aperto col manico a forma di siringa rappresenta la protezione offerta dal vaccino contro il morbillo, il morso di mela a forma di scimmia e pipistrello responsabili della diffusione dell’Ebola o l’abbraccio di due innamorati protetti contro l’HIV.

“Prima di conoscere MSF grazie al progetto non sapevo quasi nulla di tubercolosi. Partecipare a #epidemiacreativa è stata un'occasione di crescita. Adesso spero che con i miei disegni si trasformi in un'opportunità di conoscenza anche per gli altri” racconta uno degli studenti.

Lo spirito di #epidemiacreativa è proprio quello di una contaminazione della conoscenza sulle principali malattie che le équipe mediche di MSF affrontano ogni giorno. Come il morbillo, la cui mortalità può arrivare fino al 20% in assenza di cure, affrontato da MSF attraverso campagne di vaccinazione, strumento efficace anche per la meningite. La malaria colpisce soprattutto i bambini e oltre il 90% dei decessi avvengono in Africa, dove in questo momento è in corso la più grande epidemia di Ebola mai registrata nella Repubblica Democratica del Congo (RDC).

Nonostante i numeri della tubercolosi a livello globale siano in costante riduzione, la malattia non è stata debellata, soprattutto a causa delle grosse lacune in termini di possibilità diagnostiche e terapeutiche, oltre all’aumento sostanziale dei casi di Tb multiresistente ai farmaci attuali. Un enorme problema di salute pubblica resta ancora l’HIV che uccide ogni anno circa 1 milione di persone, mentre altre 2 milioni vengono infettate. In alcuni paesi dove opera MSF, questa malattia resta ancora un’emergenza sanitaria per la mancanza di accesso alle cure: senza trattamento antiretrovirale, l’HIV conduce inesorabilmente alla morte.

Le illustrazioni sono a firma di: Ilaria Bonifazi (tubercolosi), Silvia Lombardi (meningite), Chiara Nuzzo (malaria), Flavia Della Verità (HIV), Giulia Ferruggia (Ebola), Laura Roccasalva Firenze (morbillo).

 

 

I risultati della terza settimana di monitoraggio dei discorsi d'odio in campagna elettorale. I post e i tweet dei candidati alle elezioni europee che contengono odio sono quelli che generano la maggiore quantità di like, condivisioni e repliche.

A rivelarlo è il nostro lavoro di monitoraggio giunto alla terza settimana di osservazione dei profili social dei candidati e delle reazioni degli utenti. Più di 51.000 sono stati i post, i tweet e i commenti valutati da circa 150 attivisti.

Restringendo lo sguardo ai soli temi relativi ai diritti umani, l'argomento "immigrazione" continua ad avere il peso maggiore in questo insieme, rappresentando il 62% dei contenuti. E poi a seguire le donne, le minoranze religiose, i rom, la solidarietà.

I risultati completi su questo link

“Al via il programma di bonifica della discarica di Ca’ Filissine”. Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, nel corso della sua visita di ieri in Veneto.

“Abbiamo definito – ha detto il ministro - l’accordo di programma che disciplina le risorse stanziate e definisce le modalità con cui il Comune potrà avvalersi di Sogesid Spa nella funzione di stazione appaltante. La battaglia per la bonifica della discarica per rifiuti solidi urbani in provincia di Verona, censita tra i siti contaminati del piano regionale dei rifiuti a causa della profondità raggiunta dal percolato, va avanti da anni, tra diverse difficoltà. Per questo sono molto felice di dare questa notizia alla popolazione di Pescantina e a quelle delle aree circostanti: i rischi che derivano da quel sito altamente inquinante saranno ora contrastati dalle opere di bonifica, attese da molto tempo, che noi siamo riusciti a sbloccare”.

“Il mio – ha concluso Costa – è il ministero che sblocca i cantieri e le opere che fanno bene all’ambiente e alla salute. Siamo quelli del sì allo sviluppo sostenibile del nostro Paese. La battaglia per risanare l’Italia è appena iniziata”.

Fridays for future, il movimento globale delle nuove generazioni contro i cambiamenti climatici, l’inquinamento e un intero sistema economico, scende in piazza in tutto il mondo. Ad essere protagonisti sono gli studenti, anche in Italia. Chiedono che venga dichiarata un'emergenza climatica dai Comuni e dallo Stato. 

Le piazze

'Chiudete i rubinetti, non i porti', 'Più ambientalisti, meno fascisti', 'Il nostro pianeta è il nostro futuro', 'Rispettate gli accordi di Parigi'. Sono solo alcuni dei cartelli esposti dai ragazzi che da questa mattina manifestano per il centro di Roma aderendo al Global Strike for future, lo sciopero mondiale contro i cambiamenti climatici nato dalla protesta dell'attivista svedese Greta Thunberg.

I ragazzi, partiti da piazza Repubblica, raggiungeranno i Fori Imperiali in tarda mattinata percorrendo via Cavour. In cima al corteo lo striscione che sintetizza la loro protesta: 'Cambiamo il sistema, non il clima'. "Bisogna riconvertire il sistema economico e produttivo mondiale tutelando il pianeta- urla da un megafono Alessandro, 16 anni- ma nelle agende politiche ancora non c'e' l'emergenza climatica".

I viali di Bologna "sono la zona piu' inquinata della citta' e per questo fermiamo il traffico". È l'obiettivo che sta riuscendo ai quasi 1.000 studenti di Bologna che stanno aderendo al Friday for future, lo sciopero globale sui cambiamenti climatici.
I giovani bolognesi non solo si uniscono al coro delle altre citta' italiane e europee sottolineando che anche se "siamo giovani non siamo stupidi", ma protestano anche per l'inquinamento di Bologna, citta' "con mezzi di trasporto vecchi per colpa dell'industria che favorisce il profitto di pochi e la politica che in tutti questi anni ha bloccato i cambiamenti". I giovani poi fanno presente il "problema della cementificazione dei prati di Caprara" e che "la maggior parte delle scuole di Bologna si trovano proprio sui viali in mezzo all'inquinamento".

Questa volta ci sono anche i piu' 'grandi', gli studenti dell'Universita' di Bologna che chiedono all'Alma mater di "diventare piu' sostenibile, insegnare certi temi anche a lezione e prendere una chiara posizione sull'ambiente".

E come a livello mondiale e' Greta Thunberg a guidare la protesta anche in Basilicata a rappresentare la voce di una generazione e' una ragazza: e' Alice Marmo, studentessa del Liceo delle Scienze umane di Potenza. "Siamo qui - spiega Alice alla Dire - perche' gli studenti di tutto il mondo si sono messi per rendere la nostra terra piu' pulita e per dire basta all'inquinamento che sta facendo salire le temperature climatiche: noi vogliamo uno stop a tutto cio' e lo vogliamo partendo proprio dalla Basilicata. Vogliamo - aggiunge - una transizione energetica per passare dal fossile al rinnovabile e vogliamo che siano rispettate le leggi. Chiediamo ai sindaci e al presidente della Regione di far rispettare le leggi alle compagnie petrolifere. Chiediamo inoltre una bonifica della Val d'Agri per un futuro migliore". 

(Fonte: agenzia stampa Dire)

Circa la metà degli impiegati del Recup del Lazio, il servizio che garantisce le prenotazioni sanitarie a tutti i cittadini della regione, sono a rischio: 367 persone, di cui una buona parte di disabili, andranno a casa per un cambio d’appalto avviato il 13 maggio scorso da LazioCrea e Regione Lazio.

Il loro assorbimento non è previsto dal piano del nuovo entrante, la GPI Spa. Tra loro anche i 120 impiegati del Recup di Frosinone, che sarà chiuso, stando all’offerta presentata dalla nuova affidataria. La cooperativa aCapo, attuale gestore del servizio Recup e prima classificata nella gara comunitaria per l’erogazione del servizio, è venuta a sapere dell’avvio della procedura soltanto il 20 maggio, quando la subentrante le ha chiesto i dati degli addetti attualmente impiegati.

La cooperativa sociale, illegittimamente esclusa a causa di un Durc negativo (poi rivelatosi inesistente) e in attesa della valutazione da parte del Consiglio di Stato revocazione della sentenza il 30 maggio prossimo, che avrebbe risolto una complicata vicenda giudiziaria (su cui sono entrati sia il TAR e il Consiglio di Stato, sul piano amministrativo, sia il tribunale civile) è stata messa di fronte al fatto compiuto. Senza aspettare tale scadenza e senza dare alcuna comunicazione formale ad aCapo, infatti, il 13 maggio Lazio Crea ha comunicato alla GPI Spa di voler avviare le procedure necessarie al cambio appalto, assumendosi, di fatto il diritto di scegliere quale sentenza sia da considerare esecutiva e quale no.

“Siamo sconcertati - ha detto la presidente di aCapo, Roberta Ciancarelli - da come Lazio Crea scelga la sentenza cui dare applicazione, accordandosi con GPI sul cambio di appalto del Recup per arrivare al fatto compiuto prima del pronunciamento finale del Consiglio di Stato del 30 maggio”. Malgrado il giudice civile, unico competente in materia contributiva, abbia chiarito fin dallo scorso 14 febbraio che il rapporto contributivo di aCapo (già Cooperativa Capodarco) è del tutto regolare, e che il DURC negativo che ha escluso la Cooperativa dalla gara RECUP è illegittimo – fa notare la cooperativa - LazioCrea e Regione Lazio sono rimaste alla finestra ignorando le richieste di aCapo di dare seguito alla sentenza (che anche se non definitiva ha efficacia esecutiva). Al contrario, si sono messe in moto per dare seguito alla sentenza del Consiglio di Stato del 9 aprile che esclude aCapo, malgrado su questa sentenza lo stesso Consiglio di Stato dovrà tornare il prossimo 30 maggio per valutare la richiesta di revocazione della sentenza.

“Non è possibile non notare che, in questo modo - continua la presidente Ciancarelli - si intende arrivare ad un fatto compiuto prima che il Consiglio di Stato possa ritornare su quanto stabilito. E’ un atteggiamento gravissimo. Non aver dato esecuzione alla sentenza del Giudice Civile sin dal 14 febbraio ha una precisa rilevanza penale ma, soprattutto, dare esecuzione al cambio appalto alle condizioni della GPI potrà avere un impatto serissimo sul fronte lavorativo e sulla cooperativa”. Rispetto ai 750 addetti attuali nel call center Recup, 367 persone non potranno essere assorbite dal nuovo entrante. Il progetto con la quale GPI si era classificata al secondo posto prevede in tutto 383 operatori. Allo stesso modo, questa società per azioni prevede l’immediata chiusura della sede di Frosinone del call center con il conseguente licenziamento dei 120 operatori oggi impiegati.

“Dalla Regione Lazio e da LazioCrea attendiamo - conclude Ciancarelli - una buona volta, l’applicazione di principi di ragionevolezza e di trasparenza in questa vicenda evitando comportamenti che possano ledere in modo definitivo la tenuta della nostra impresa e prima che possano avere un impatto sociale gravissimo ed irrimediabile su tante famiglie”.

Nella sua ultima seduta il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di decreto legislativo correttivo del decreto legislativo n. 66 del 2017, “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità” rilevante ai fini dell’inclusione scolastica.

Un obiettivo raggiunto anche grazie ai numerosi e intensi confronti che la Federazione italiana superamento handicap (Fish), insieme al proprio movimento associativo, ha tenuto nel corso di questi ultimi mesi con il Ministro Bussetti, con il Sottosegretario Giuliano e con i Dirigenti tecnici del Ministero.

“In effetti – spiega Fish - una parte delle istanze sono accolte nel testo proposto. Vi è quindi una moderata soddisfazione da parte di FISH. Si apre ora il confronto con le Commissioni di Camera e Senato chiamate ad esprimersi sullo schema di decreto a cui FISH, data la delicatezza della materia, certamente non si sottrarrà”.

Nel merito del provvedimento si segnalano “positivamente” gli interventi di chiarimento sulla certificazione ai fini dell’inclusione, sulla definizione dei ruoli e delle competenze in materia di assistenza all’autonomia e comunicazione e l’assistenza igienica e di base.

“Apprezzabile il richiamo all’ICF (la Classificazione internazionale del Funzionamento, Salute e Disabilità) e alla valutazione bio-psico-sociale, come pure la sottolineatura del coinvolgimento degli alunni nella formulazione del loro progetto di vita. Anche sulle misure concrete per il sostegno è sicuramente da accogliere con favore l’obbligo di indicare chiaramente nel PEI (Piano Educativo Individualizzato) la proposta per il numero delle ore di sostegno alla classe frequentata dall’alunno con disabilità (da considerare anche nel percorso di utilizzo complessivo delle varie risorse di sostegno in dotazione alla scuola) e l’individuazione delle altre risorse umane di supporto (assistenza igienico personale, assistenza specialistica per l’autonomia e la comunicazione)”.

“Idealmente apprezzabile” il richiamo al principio dell’accomodamento ragionevole, previsto dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, anche se, non essendo ancora definito nel nostro Paese, “rischia di essere frainteso se non applicato in modo distorsivo”.

Nel testo genera però perplessità la procedura secondo la quale “il Dirigente scolastico nel chiedere le ore di sostegno all’Ufficio Scolastico Regionale tenga conto dei pareri del GLI (Gruppo di Lavoro di Istituto) e del GIT (Gruppo per l’Integrazione Territoriale) mentre non viene riportato nessun riferimento ai PEI”.

Ma perplessità vi sono anche sulla formulazione che “esclude che l’organico dei docenti per il sostegno e dei collaboratori scolastici possa essere aumentato non ammettendolo nemmeno per l’adeguamento a situazioni di fatto, in palese contraddizione con quanto stabilito dalla sentenza n. 80/2009 dalla Corte costituzionale”.

Saranno anche questi “i coni d’ombra” che FISH evidenzierà presso le Commissioni di Camera e Senato chiamate a valutare lo schema di decreto legislativo.

Michela Bolondi, 50 anni, presidente della cooperativa sociale Pro.Ges. di Parma, è stata eletta vicepresidente di Legacoop Emilia-Romagna, durante l’ultima Direzione regionale tenutasi in questi giorni. Al suo fianco ci sono Giovanni Monti, presidente, e l’altro vicepresidente Gianmaria Balducci, pres. Cefla di Imola. Bolondi alla guida di una delle principali realtà leader a livello nazionale nell’ambito dei servizi alla persona (di cui è stata vicepres. dal 2009 e ora pres. dal 2018), vanta un’esperienza decennale nel terzo settore, a cui ha dedicato studi ed impegno professionale.

Legacoop Emilia Romagna associa 1.143 cooperative che impiegano 178 mila addetti (89,9% a tempo indeterminato).

I soci sono 3 milioni e il valore della produzione è di 31,8 miliardi di euro. “Questo nuovo incarico” – dichiara Bolondi – “è per me e per la cooperativa che rappresento motivo di orgoglio e di sprone a fare sempre di più e meglio per il movimento. Credo nella cooperazione come strumento imprenditoriale, di sviluppo che include, e nei valori che porta avanti. Mi impegnerò insieme alla Presidenza e alla Direzione nell’ascolto e nella promozione di chi ripone fiducia in noi”.

 

Il 23 maggio di ventisette anni fa, Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e i tre agenti di scorta Vito Schifani, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo furono uccisi dall’esplosione di una tonnellata di tritolo sull’autostrada che stavano percorrendo per tornare a Palermo. "Siamo qui per ricordare che Palermo è profondamente cambiata e per dire grazie a chi, in tempi terribili, ha creduto nella lotta alla mafia, quando lo Stato aveva il volto illegale e chi combatteva Cosa nostra era considerato un bersaglio e' un isolato", ha detto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, al porto del capoluogo siciliano, in attesa dei 1.500 studenti che arriveranno a bordo della Nave della legalita', salpata ieri da Civitavecchia, per commemorare le vittime della strage di Capaci. 

Per il presidente della Camera, Roberto Fico, serve un importantissimo "Piano Marshall per dire definitivamente basta alla mafia". "Oltre alla repressione, che lo Stato fa in modo puntuale e straordinario grazie a magistratura e forze dell'ordine che fanno un lavoro eccezionale, dobbiamo arrivare immediatamente con la formazione, le scuole e gli assistenti sociali - ha aggiunto Fico -. Dobbiamo andare nei quartieri difficili a riprenderci quei ragazzi che non vanno a scuola e che finiscono nelle mani della mafia". 

Il ricordo di Magistratura democratica. "L’operato di Giovanni Falcone offre ancora oggi importanti spunti di riflessione. Per diversi anni fu giudice civile e quell’esperienza fu decisiva per innovare la modalità di coordinamento delle indagini da Giudice Istruttore prima e da Pubblico Ministero poi. Grazie alla sua capacità di progettare l’attività investigativa da una prospettiva diversa valorizzò il lavoro di gruppo, il costante scambio di informazioni nell’ufficio e tra uffici, la specializzazione che affina le conoscenze; ma si convinse anche della necessità di un esercizio prudente ed attento dell’azione cautelare e di quella penale. Insomma, ricordare Giovanni Falcone obbliga a confrontarsi con il suo stile professionale che mal si concilia con gli slogan del populismo penale, con le teorie cospirative, con la paura della complessità. Mille chili di tritolo hanno aperto un voragine e quella voragine ci ha privato di persone di valore. Speriamo che l’attenzione alla complessità e il senso profondo della Giustizia che ispirarono l’attività di Giovanni Falcone continuino a orientare i nostri comportamenti. Allora potremo dire davvero che non sono morti invano".

Le iniziative

"Dedichiamo questo giardino a Francesca Morvillo, una donna straordinaria, un magistrato che ha dedicato la propria vita ai principi della legalita', della democrazia, della giustizia, della liberta', che sono i principi fondanti della nostra Carta Costituzionale". Sono le parole che il sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha pronunciato nel corso della cerimonia di intitolazione alla moglie del giudice Giovanni Falcone, assassinati 27 anni fa assieme agli uomini della scorta a Capaci, in Sicilia. Il giardino si trova tra largo 2 Giugno, via della Resistenza e via della Costituente.

Le attiviste e gli attivisti siciliani di  Amnesty International Italia organizzeranno laboratori partecipativi sui difensori dei diritti umani: donne e uomini che, proprio come Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e anche Paolo Borsellino - vittima di un altro attentato di mafia neanche due mesi dopo quello di Capaci - dedicano la propria vita alla protezione e alla difesa dei diritti umani, pagandone spesso le estreme conseguenze. "Nel nostro paese decine di persone vivono sotto scorta a causa del loro impegno in favore dei diritti, della giustizia, della legalità. Tra loro, ricordiamo anche gli oltre 20 giornalisti minacciati per aver esercitato il diritto alla libertà di stampa. Né l'Italia né il resto dell'Unione europea, dove negli ultimi 20 mesi sono stati assassinati quattro giornalisti, sono un luogo sicuro per i difensori dei diritti umani", ha dichiarato Chiara di Maria, responsabile di Amnesty International Sicilia.  Durante la giornata sarà inoltre possibile firmare gli appelli di Amnesty International e ricevere materiale di informazione e sensibilizzazione sui diritti umani e sulle iniziative presenti sul territorio.  

Torna  “Capaci di crescere”. Nel Polo educativo Villa Fazio, bene sottratto alla mafia nel cuore di Librino (Catania),  studenti, organizzazioni e "testimonial di legalità" uniti nel riaffermare i valori della legalità, della lotta alle mafie,artecipazione civica, cittadinanza attiva e protagonismo giovanile. L'evento, che ha il patrocinio della Fondazione Falcone, è  promosso da Fondazione Ebbene, Consorzio Sol.Co., Associazione C’era Domani Librino, in collaborazione con l’Istituto Regionale di Istruzione Secondaria Superiore “Francesca Morvillo”, e nella scorsa edizione hanno coinvolto  più di 300 ragazzi.  “Capaci di Crescere nasce non soltanto per ricordare chi ha perso la vita nella lotta alle Mafie - spiega Edoardo Barbarossa, Presidente della Fondazione Ebbene – ma è un’occasione per educare i giovani e la Comunità in genere al valore della legalità intesa come unico strumento di sviluppo”.  

Anche le scuole in campo per la memoria. "Dopo 27 anni ancora non e' emersa tutta la verita' sulle stragi di mafia, non dobbiamo mai smettere di cercare la verita', per questo abbiamo riflettuto con i ragazzi sulla trattativa stato-mafia". Cosi' la professoressa Emilia Fragale dell'I.C. 'Via dei Sesami', introduce la giornata di commemorazione della strage di Capaci, organizzata dalla dirigente Rosamaria Lauricella nella cornice verde della Tenuta della Mistica, nella periferia est di Roma. Una giornata di sole all'aria aperta per ricordare e riflettere sull'importanza della lotta alla mafia con gli alunni degli istituti comprensivi 'Valente' e 'Via dei Sesami'.

"Noi tutti abbiamo il dovere di portare avanti la loro memoria. Oggi e' necessario non solo ricordare le azioni di questi giudici ma ciascuno di noi deve fare propri i loro ideali per contrastare questo fenomeno che rovina la reputazione dell'Italia agli occhi del mondo". Cosi' gli studenti dell'istituto 'Gentileschi' di Milano questa mattina al liceo 'Volta' dove hanno presentato il cortometraggio che hanno realizzato in occasione del XXVII anniversario della strage di Capaci. Centinaia di studenti del liceo 'Volta' e degli istituti superiori 'Gentileschi' e 'Schiapparelli' radunati in aula magna partecipano a uno dei quattro convegni che si stanno svolgendo in contemporanea a Milano per la manifestazione 'Palermo chiama Italia, a cui sta prendendo parte anche diregiovani.it. 

(Fonti: agenzie stampa Dire e Redattore Sociale)

Medici Senza Frontiere (MSF) plaude al rilascio della tanto attesa strategia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la prevenzione e il controllo dell’avvelenamento da morso di serpente, con l’ambizioso obiettivo di dimezzare il numero di morti e disabilità entro il 2030. I governi e le organizzazioni donatrici devono ora fare la loro parte e fornire una risposta concreta, con l’urgenza e l’attenzione che questa emergenza sanitaria dimenticata richiede.  

“Siamo cautamente ottimisti che la strategia dell’OMS per il morso di serpente possa essere un punto di svolta nell’affrontare questa malattia. I governi, i donatori e gli altri stakeholder non devono sprecare questa opportunità, ma fornire un concreto supporto politico e finanziario per garantire che abbia successo” ha dichiarato Julien Potet, esperto in malattie tropicali dimenticate della Campagna per l’Accesso ai Farmaci di MSF. “Occorre sfruttare questo momentum e porre fine una volta per tutte a morti e disabilità non necessarie dovute al morso di serpente.” 

Per MSF è positivo che la strategia includa una chiara raccomandazione perché i prodotti attuali e futuri siano sicuri ed economicamente accessibili, insieme a piani ambiziosi per aumentare i tassi di trattamento e accesso agli antidoti nelle regioni colpite. La strategia sottolinea anche la necessità di informare e sensibilizzare sulle modalità di prevenzione, primo soccorso e centri sanitari dove cercare trattamenti adeguati, attraverso attività di promozione della salute a livello comunitario e formazione del personale medico, soprattutto nell’ambito dei servizi di pronto soccorso e cure mediche di base. Linee guida cliniche garantiranno l’utilizzo appropriato dei costosi antidoti per ridurne gli sprechi da parte del personale medico.  

Ogni anno circa 5,4 milioni di persone vengono morse da serpenti, di cui fino a 2,7 milioni vengono avvelenate, portando a oltre 100.000 decessi, e disabilità o deformità permanenti per 400.000 persone. L’avvelenamento da morso di serpente colpisce soprattutto le comunità povere rurali, tra cui lavoratori itineranti, agricoltori, persone sfollate in fuga da conflitti o violenza, e uccide più persone di qualunque altra malattia inclusa nella lista di Malattie Tropicali Neglette dell’OMS. MSF è testimone dell’impatto devastante dei morsi di serpente sulle vittime e le loro famiglie e comunità in molte delle aree in cui lavora: oltre a morte e disabilità gravi, i sopravvissuti al morso di serpente soffrono spesso anche di stigma e discriminazione, e molte famiglie arrivano a indebitarsi per ottenere il trattamento.  

Nonostante tutto questo, la risposta globale a questa tragica situazione è stata, fino a tempi recenti, deludente. I tentativi di affrontare questa crisi di salute pubblica negli ultimi tre decenni sono falliti e i fondi nazionali e internazionali attualmente allocati da governi e donatori sono del tutto insufficienti. Di conseguenza, i costi per i trattamenti del morso di serpente ricadono principalmente sulle disponibilità delle vittime, che spesso hanno risorse limitate e non vengono ascoltate dalla politica. Per questo la strategia OMS, che include chiari requisiti economici, è un importante passo avanti e MSF spera che condurrà ad azioni rapide e di successo.  

“Il bilancio umano dell’avvelenamento da serpente a livello mondiale ne fa una vera e propria epidemia nascosta” spiega il dott. Gabriel Alcoba, esperto di medicina tropicale per MSF. “Ci incoraggia vedere che la strategia dell’OMS enfatizzi la necessità di rafforzare il ruolo delle comunità e dei sistemi sanitari per ridurre l’impatto globale del morso di serpente. Questa malattia deve essere affrontata in maniera olistica, mettendo il paziente al centro, e con programmi di salute preventiva a livello della comunità che possano ridurre i rischi in maniera sostanziale.” 

Il morso di serpente è curabile, ma la grande maggioranza delle sue vittime non riesce a raggiungere un trattamento efficace. Le dosi di antidoto necessarie alla cura possono costare centinaia di dollari e, soprattutto nelle aree rurali, spesso non sono disponibili e mancano anche i servizi di trasferimento e ambulanza, e personale sanitario specializzato. A causa dei prezzi elevati degli antidoti, le persone sono portate a rivolgersi a terapie tradizionali non testate o antidoti più economici di dubbia qualità, e questo contribuisce agli alti tassi di morti e disabilità dovute al morso di serpente. Diverse aziende farmaceutiche hanno recentemente interrotto la produzione di antidoti destinati all’Africa, perché non sufficientemente remunerativa, aumentando il rischio di una grave crisi delle forniture.  

Con l’avvio della strategia OMS da parte dei governi, servono azioni concrete per aumentare l’accesso ad antidoti sicuri già esistenti sul mercato e per dare priorità allo sviluppo di nuovi e migliori farmaci contro l’avvelenamento da morso di serpente. 

“Molte più vite potrebbero essere salvate se tutte le vittime del morso di serpente avessero accesso a trattamenti adeguati e tempestivi” spiega Potet di MSF. “Per garantire la disponibilità di antidoti di buona qualità a prezzi accessibili, bisogna valutare con urgenza l’efficacia dei prodotti esistenti e mettere a disposizione ulteriori fondi per sviluppare un meccanismo internazionale che supporti e garantisca una fornitura stabile di antidoti. I trattamenti devono essere disponibili e gratuiti per le vittime dei morsi di serpenti, per le quali l’accesso ai farmaci è una questione di vita o di morte.” 

Sud Sudan, La storia di Awien: “Servono antidoti, non rane” 

Awien ha 10 anni. È stata portata in sala operatoria per la diciannovesima volta. Il suo braccio destro, danneggiato oltre ogni possibilità di recupero, è appeso stancamente a una fascia intorno al collo. Ma è fortunata, ha ancora il braccio e soprattutto è ancora viva. 

Due mesi fa, Awien è stata morsa da un serpente mentre dormiva. Come tante altre vittime di morsi di serpenti in Africa sub-sahariana, non ha potuto ricevere cure tempestive. Vive in un piccolo villaggio in Sud Sudan, lontano dalla strada più vicina e ancora di più da un ospedale. In aree rurali come questa, la prima reazione a un morso di serpente è usare rimedi tradizionali. La famiglia di Awien ha provato diversi metodi: ha tagliato in due una rana e l’ha poggiata sul morso per rimuovere il veleno; le ha fatto bere uova crude e un misto di semi e foglie, per indurre il vomito e facilitare l’espulsione del veleno. Ma quando nessuno di questi rimedi ha funzionato, lo zio ha deciso di portarla in spalla all’ospedale più vicino. Ha impiegato un’intera notte per arrivare alla città di Agok, dove MSF gestisce l’unico ospedale della regione. 

Ad Agok MSF cura circa 300 morsi di serpenti ogni anno, la maggior parte durante la stagione delle piogge. In questo periodo, i serpenti scappano dall’acqua ed entrano nelle case, il luogo in cui circa la metà delle vittime viene morsa. Particolarmente a rischio sono anche i bambini che giocano in strada e le persone che lavorano nei campi. Ma ovunque siano morsi, il problema è lo stesso per tutti: ricevere le cure. La maggior parte delle vittime di serpenti vive in aree remote e deve percorrere lunghe distanze per raggiungere un ospedale. Durante la stagione delle piogge, le strade diventano impraticabili e possono volerci diversi giorni. 

Awien ha passato due mesi in ospedale. Quando è arrivata, era in condizioni critiche e ha ricevuto tre dosi di antidoto. Aveva perso conoscenza ed è rimasta in queste condizioni per i primi 5 giorni. Poi si è risvegliata e le sue condizioni hanno iniziato a migliorare. Ha subito diverse operazioni chirurgiche per rimuovere i tessuti morti, perché i muscoli del braccio erano gravemente danneggiati dalla cosiddetta “sindrome compartimentale”, una conseguenza del gonfiore dovuto al veleno che aumenta la pressione all’interno di un compartimento muscolare, causando mancato apporto di sangue, ossigeno e nutrimento fino alla necrosi dei tessuti. 19 operazioni chirurgiche sembrano una sorte terribile, ma la sua famiglia non voleva che fosse amputato il braccio e ha chiesto ai medici di fare tutto il possibile per salvarlo. Awien è stata fortunata e ha ricevuto le cure che le servivano. Tantissimi altri, purtroppo, restano senza. 

Jacob Chol Atem, coordinatore medico MSF ad Agok spiega: “Alcune persone arrivano troppo tardi o non arrivano affatto in ospedale. Per questo, non conosciamo l’esatta entità del problema nell’area. Sappiamo che il problema è esteso e che le persone continuano a morire perché non hanno accesso a cure adeguate.” 

In passato, MSF utilizzava un antidoto chiamato FAV-Afrique, efficace contro il veleno di 10 tipologie di serpenti diversi dell’Africa sub-sahariana. Ma i produttori hanno deciso di interromperne la produzione e l’ultimo lotto è scaduto a giugno 2016. Dopo aver cercato trattamenti lternativi, MSF oggi utilizza due nuovi antidoti in Sud Sudan: EchitabPlus e SAIMR-Polyvalent. Ma la cura è più complessa, occorre selezionare l’antidoto in base ai sintomi e può risultare difficile per personale non specializzato. 

 

Agli studi di Cameron Camp la cooperativa sociale dedica un seminario di tre giorni con ricercatori francesi. Prosegue un lavoro innovativo avviato da tempo con le persone anziane fragili nella Rsa gestite dalla cooperativa e a titolarietà della Usl Toscana sud est

“'Dobbiamo pensare alle persone anziane con disturbi cognitivo in un modo diverso, invece di concentrarci sui loro problemi e deficit, dobbiamo cercare le capacità conservate'. Condividiamo questa visione di Cameron Camp che consente di guardare alla persona nella sua globalità – sottolinea il Direttore Generale di Koinè, Paolo Peruzzi. Una visione che ci ha accompagnato in questi anni nella gestione dei servizi rivolti agli anziani. Questa sperimentazione è un’occasione per consolidare e migliorare la qualità dei servizi che offriamo in stretta collaborazione e condivisione con l'Azienda Usl Toscana sud est. Di particolare valore l’esperienza della RSA La Primula e il Centro Diurno Alzheimer La Primula Blu di Camucia, prodotta con la direzione della Zona Distretto Valdichiana USL e con lo straordinario contributo dell’AIMA Toscana”.

I nuovi scenari per le persone anziane sono al centro del seminario di formazione di tre giorni che la cooperativa sociale Koinè sta tenendo nella Rsa di Pescaiola. "La parola chiave è prevenzione - sottolinea l'epidemiologo Pasquale Falasca. Quindi imparare a convivere con l'Alzheimer, puntare sulla abilità delle persone e pensare alla ricerca non come alla creazione di nuove tecnologie ma all'utilizzazione delle scienze dell'uomo: psicologia, sociologia, pedagogia".

Il seminario è rivolto alle operatrici di Koinè. "Presenti non solo il dottor Falasca - ricorda la vice Presidente Elena Gatteschi - ma anche i ricercatori montessoriani francesi che ormai da 15 anni e tra i primi in Europa, hanno applicato gli studi di Cameron Camp, professore statunitense che ha applicato la teoria montessoriano agli anziani e in modo particolare alla demenza senile".

I concetti di Maria Montessori sono stati adattati negli Usa proprio da Camp e arricchiti con le conoscenze fornite dalle neuroscienze negli ultimi 20 anni in Canada, Stati Uniti e Australia. "L'idea è quella di non sostituirsi alla persona con Alzheimer applicando tecnologie e metodologie di lavoro standardizzate ma di favorire al massimo le sue capacità - sottolinea Pasquale Falasca. Koinè  e Centro Montessori si sono assunti il compito di sviluppare in Italia il metodo Camp".

Il percorso coinvolge attualmente due gruppi di lavoro nella RSA Pescaiola di Arezzo e nella RSA  CD Alzheimer di Camucia, entrambe a titolarità della Azienda USL Sud EST. “Grazie alla stretta collaborazione con le rispettive Direzioni delle Zone Distretto Aretina Casentino e Valtiberina e Valdichiana – ricorda Grazia Faltoni, Presidente di Koinè -  da tempo i gruppi di lavoro della cooperativa operano sulla base dei bisogni soggettivi dei singoli anziani e attraverso una presa in carico individualizzata, cioè il PAI, il  piano assistenziale individualizzato. Con il concorso delle UVM e dei Medici specialisti della Geriatria aretina da vari anni vengono applicate pratiche di trattamento “non farmacologico” delle demenze che privilegiano l’uso di tecniche relazionali, la realizzazione di laboratori della memoria e di valorizzazione delle potenzialità espressive e comunicative, applicando l’idea che l’ambiente di vita in RSA è uno strumento di benessere delle persone, un vero e proprio strumento a supporto della cura e della presa incarico da cui derivano scelte precise sui colori, sugli arredi sulla cura dei particolari che migliora il confort abitativo”.

Negli USA e in Francia gli effetti del metodo Montessori applicato alle persone anziane sono stati verificati:  riattivazione della capacità di mantenere le relazioni sociali, creare il desidero di appartenere ad una comunità, partecipazione alle attività di vita quotidiana, rivalorizzazione e pacificazione delle famiglie, riappropriazione e umanizzazione dell'ambiente, cambio radicale di prospettiva sulla comprensione della persona.

 

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