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Lunedì, 30 Marzo 2020

Lo ripetono da quando è iniziata l'emergenza coronavirus: oltre alla "prima linea" degli ospedali esiste anche il fronte delle strutture e dei servizi socio sanitari: dalla case di riposo alle comunità per famiglie o persone in difficoltà, dai servizi domiciliari ai centri diurni. Migliaia di persone fragili, che hanno bisogno di aiuto e di essere protette. Così come chi ci lavora, tanto che ormai il 30% dei dipendenti delle cooperative sociali è ormai contagiato.

Appelli alla Regione Lombardia, al Governo e anche ai Comuni, rimasti inascoltati. Con conseguenze pesanti. "Questa volta gli innocenti non sono bambini, ma persone anziane con disabilità. Ma muoiono lo stesso, a centinaia. Tanti a casa a loro, molti di più nelle residenze socio-sanitarie regionali -scrive in un appello denuncia il Forum del Terso settore della Lombardia insieme ad altre sigle e associazioni delle realtà non profit-. Sono le persone con disabilità e fragilità, soprattutto anziane ma non solo, a cui in queste settimane è stata negata ogni forma elementare di difesa dal Covid19 e che ora stanno pagando con la vita questa negligenza".

"A queste persone, infatti, una volta contratta la malattia, viene negato l’accesso ai pronto soccorso e agli ospedali, lasciandole morire nei loro letti -è la denuncia pesantissima del terzo settore lombardo-. Muoiono nelle case o nei servizi residenziali, senza poter avere accesso a tutte le cure a cui vengono invece sottoposte le persone che riescono ad essere ricoverate. Viene attuato così, in modo silenzioso, quanto già previsto dalle 'linee guida' degli anestesisti italiani: di fronte alla carenza di posti letto in terapia intensiva viene data la precedenza alle persone giovani e senz’altre patologie rispetto a quelle anziane con patologie pregresse".

"Le persone che li assistono, si tratti di parenti o di operatori sociosanitari, rimangono ancora sprovvisti delle mascherine e dei dispositivi di protezione necessari per evitare di contagiare e di essere contagiati. Anche nella distribuzione “pubblica” dei dispositivi di protezione individuali, infatti, sono state privilegiate, sinora, le strutture sanitarie rispetto a quelle sociosanitarie".

"Sono persone che muoiono nel silenzio: spesso non rientrano neanche nel conteggio dei 'decessi per Covid19' perché a loro è stato negato anche il diritto alla diagnosi, prima ancora che al trattamento e alla cura, come già alcuni sindaci stanno denunciando. Persone che, si dice, 'sarebbero morte lo stesso' e che invece, lo sappiamo e lo dicono anche le statistiche, se curate in modo adeguato avrebbero potuto continuare a vivere chi per uno, chi per due, chi per dieci o vent’anni".

"Non vi è nulla di naturale in questa scelta crudele di sacrificare le persone più fragili, illudendosi così di salvare quelle più forti. Con le loro vite stiamo sacrificando anche la nostra dignità, la dignità di ognuno di noi. Per alcuni, per molti di loro, siamo ancora in tempo a cambiare rotta. Facciamolo!"

"Forniamo subito agli enti gestori tutti i presidi di protezione, i medici, i farmaci necessari per garantire diagnosi e cure tempestive. Permettiamo alle persone con disabilità di qualunque età di poter accedere, almeno in condizioni di parità rispetto al resto della popolazione, alle terapie intensive quando utile e necessario. Non neghiamo a nessuno la speranza e la possibilità di poter guarire e vivere".

L'appello denuncia è firmato da Forum Terzo Settore Lombardia, Ledha, Uneba Lombardia, Alleanza Cooperative Italiane-Welfare Lombardia ed è sottoscritta anche da Acli Lombardia, Aism Lombardia, Ancescao Lombardia, Anffas Lombardia, Anteas Lombardia, Arci Lombardia, Arlea, Associazione Banco Alimentare Lombardia, Auser Lombardia, Cnca Lombardia, Ceal, Federazione, Regionale Lombarda Società San Vincenzo de’ Paoli, Movimento Apostolico Ciechi Milano, Movimento Apostolico Ciechi Varese, Uildm Comitato Lombardo.

(Fonte: Redattore Sociale/dp)

«Questo era Eugenio: un uomo gentile e allergico alla retorica. Uno che, mentre era in terapia intensiva, ci chiedeva di occuparci del suo compagno di stanza, una persona anziana sola giunta in ospedale da una Rsa senza nemmeno il pigiama o l’asciugamani».

È con toni commossi che Francesca Danese, portavoce del Forum del Terzo Settore del Lazio, vuole ricordare Eugenio De Crescenzo, vicepresidente di AGCI (Associazione Generale Cooperative Italiane), morto a Roma.

Oltre ad essere tra i membri del Forum, De Crescenzo era attivo nel Coordinamento Periferie, nel Coordinamento Valore Sociale, nelle vertenze per il futuro dei nidi convenzionati, per la difesa dei piccoli teatri, nella costruzione della rete di relazioni del mondo della cooperazione, nell’Osservatorio Pubblica Amministrazione, una volontà solidale che non lo ha mollato un istante nemmeno nel letto di terapia intensiva dal quale, mentre si batteva contro il Covid, ha continuato a incitare i suoi, e ad aiutare chi gli era vicino.

«Roma piange uno dei suoi uomini migliori, il Lazio è più povero. Ciao, compagno nostro. Tutto il Forum del Terzo Settore del Lazio ti saluta con una carezza elegante e gentile come te».

«Ci addolora profondamente la notizia, appena appresa, del decesso di Eugenio De Crescenzo, vice-presidente dell’Associazione generale delle cooperative italiane (Agci) del Lazio e responsabile di Agci Solidarietà Lazio»: così il presidente del Consorzio Parsifal Daniele Del Monaco.

«Sapevamo da giorni delle condizioni critiche in cui Eugenio si trovava e dell’estrema sofferenza dei familiari che non hanno potuto, come succede a molti nell’attuale stato di emergenza, essergli vicino. E abbiamo seguito con apprensione le notizie sul peggioramento del suo stato di salute che quotidianamente abbiamo ricevuto dai suoi amici cooperatori più stretti. A loro, alla moglie e ai familiari, esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. A Eugenio, la nostra riconoscenza per tutto il lavoro e l’impegno che ha speso nella sua vita professionale in favore delle cooperative sociali e degli ideali di uguaglianza e di solidarietà che hanno sorretto sia la sua attività di rappresentanza che quella delle imprese e dei soci che hanno riconosciuto in lui una guida responsabile e competente».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“E’ positiva la scelta del Governo di stanziare risorse immediate a favo re delle famiglie in difficoltà e di affidare direttamente ai Comuni la gestione di queste risorse. Abbiamo apprezzato le parole del Presidente del Consiglio quando ha voluto ricordare il ruolo fondamentale che svolge il volontariato e tutto il Terzo settore affiancandolo a quello delle amministrazioni comunali come antenne sociali sui bisogni delle persone”. E’ quanto dichiarato dalla portavoce del Forum Nazionale de l Terzo settore Claudia Fiaschi che commenta così la conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

“L’impegno a cui ci chiama il Governo a nome di tutti gli itali ani non è mai mancato da quando è cominciata la crisi e siamo pronti ad intensificarlo. In questa battaglia siamo stati da subito in prima linea per aiutare le tante persone che si trovano in una situazione di disagio e fragilità alle quali da sempre siamo a fianco e sicuramente non risparmieremo le nostre energie. Ma per essere davvero utili ed efficaci – spiega Fiaschi – è indispensabile che volontari ed operatori vengano dotati almeno dei dispositivi di protezione individuali, oggi mancanti. Diversamente la nostra operatività diventa molto rischiosa, per noi stessi e per le persone con cui veniamo a contatto. Ricordo che le organizzazioni di Terzo settore, associazioni, cooperative, sono state duramente colpite da questa emergenza come e più degli altri comparti dell’economia del Paese. Ci aspettiamo che Governo e Parlamento adottino misure appropriate alla gravità della situazione, diversamente questa grande risorsa di solidarietà e di impegno civico corre il rischio di disperdersi”.

“Collaboriamo con molti Comuni nella distribuzione degli aiuti alle persone e alle famiglie più bisognose e metteremo senz’altro a disposizione tutto il nostro entusiasmo e le nostre competenze per risponder e alle necessità di questa emergenza.” Conclude Fiaschi.

Maurizio Cocchi Presidente di Virtual Coop intervista Eleonora Vanni Presidente nazionale di Legacoopsociali

“Care ragazze, cari ragazzi in questo difficile momento è molto importante che ognuno di noi si assuma nuove responsabilità, per sè, per gli altri, per tutta la comunità. Proprio per questo abbiamo deciso di scrivere un sermone che parta da noi, che parli di noi, risparmiandovi, almeno in questa occasione, il solito discorsetto infantilizzante. È giusto comunicarvi che, come è evidente, in questi ultimi anni noi adulti non siamo stati in grado di assumerci le responsabilità necessarie a garantire a voi giovani, e probabilmente anche ai vostri figli, un presente stabile e un futuro non troppo fosco. Non lo abbiamo fatto perche' eravamo e siamo cattivi, ma perchè una grande crisi di valori ci ha portato a privilegiare il profitto, l'individualismo, l'audience, a concentrarci su un'etica affettiva valida solo per la nostra famiglia, per il nostro caro piccolo nucleo”.

Comincia così la lettera agli adolescenti di Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, presidente della Fondazione "Minotauro" di Milano e docente presso il Dipartimento di Psicologia dell'Università Milano-Bicocca e presso la Scuola di formazione in Psicoterapia dell'adolescente e del giovane adulto del Minotauro, pubblicata dall'agenzia stampa Dire.

“Progressivamente ci siamo disinteressati degli altri, anche dei figli degli altri, se non come soggetti che vi avrebbero invitati alle loro festine di compleanno, a non farvi sentire soli, esclusi. Appena i figli degli altri, i vostri compagni delle primarie, hanno iniziato ad avere comportamenti non rispondenti alle nostre aspettative o mostrato difficoltà, abbiamo subito pensato che vi avrebbero ostacolato nei processi di apprendimento, li abbiamo considerati come dei disturbatori sulla strada della vostra crescita e ci siamo lamentati con le maestre. Lo abbiamo fatto per il vostro bene - scrive Lancini - convinti di darvi più possibilità, non comprendendo che i bambini con più difficoltà sono una risorsa, aiutano ad avvicinarsi ai dolori e agli inciampi della vita, contribuiscono alla crescita personale e valoriale, non rappresentano qualcuno che ti fa rimanere indietro nel programma di matematica”

Lo psicologo continua: “Abbiamo così contribuito, anche se con tutte le buone intenzioni, a rendervi fragili e a non farvi comprendere l'importanza della solidarietà, in primis per voi stessi, oltre che per gli altri. Chi se lo poteva permettere, poi, vi ha portato in giro per il mondo e pagato biglietti aereo, spingendovi a viaggiare ma con il 'cercapersona', detto anche cellulare, in tasca e sotto scorta degli adulti. Nessuna esperienza di vera autonomia perchè, in realtà, eravamo abitati da paure e paranoie su cosa vi sarebbe accaduto fuori casa, nel mondo pericoloso, e così abbiamo chiuso cortili e giardinetti”.

“A proposito di responsabilità è giusto confidarvi un segreto: l'affissione della scritta 'vietato il giuoco del pallone' e la trasformazione dei cortili in box per auto non è stata una vostra iniziativa, ne' dell'industria bellica dei videogiochi e neanche dell'inventore di 'Fortnite'. Sono stati provvedimenti di responsabilità adulta- sottolinea Lancini- per proteggervi dai malintenzionati e per non vedervi tornare a casa con sbucciature sulle ginocchia, per noi diventate fonte di sofferenza intollerabile. Per questo vi accompagniamo tutte le mattine a scuola e vi veniamo a prendere all'uscita, per proteggervi e farvi capire che degli altri c'e' poco da fidarsi'. L'obiettivo era 'aiutarvi a far parte di un mondo che nel frattempo, senza neanche accorgercene, stavamo distruggendo a forza di disboscamenti, plastificazione e inquinamento atmosferico. Sempre sotto la nostra responsabilita' vi abbiamo anche piu' volte detto che non avreste trovato lavoro, che sareste diventati piu' poveri di noi, e non era una minaccia, ma ci siamo proprio impegnati a fare in modo che diventasse realta'. Infatti, oggi, gli scienziati dell'economia confermano che ce l'abbiamo fatta”.

“Intanto- prosegue il professore di Milano-Bicocca- voi preadolescenti e adolescenti, così propensi a darci fiducia, ad ascoltare i nostri consigli e a prendervi carico delle nostre preoccupazioni, avete sostituito i pomeriggi che tutti noi trascorrevamo per strada, in piazze virtuali e in battaglie molto meno violente nelle conseguenze reali, perche' virtuali appunto, di quelle che combattevamo noi con fionde, cerbottane, miccette, pistole spara gommini, pallonate violente in faccia agli amici. Epoche passate- ricorda il presidente della Fondazione Minotauro- in cui le ferite del corpo dei figli erano meglio tollerate, al punto da essere all'ordine del giorno”.

“A questo punto però, sempre in nome della nostra responsabilità adulta, vi abbiamo detto che questo vostro comportamento era da considerarsi esagerato, sconsiderato. Così abbiamo deciso di comunicarvi che il vostro uso di internet, smartphone, videogiochi e social network era smodato, anzi era diventato una dipendenza. Il vostro utilizzo, non il nostro, che avevamo iniziato a fotografarvi ancora prima della vostra nascita il giorno dell'ecografia morfologica, per poi proseguire con centinaia di foto e video per immortalarvi il giorno della recita dell'asilo, del primo bagno al mare senza braccioli, della prima volta in un campo sportivo e in qualsiasi occasione quotidiana ci sembrasse degna durante i primi dodici anni delle vostre vite. Come avete potuto vedere, negli ultimissimi anni tutti i genitori, vedi chat di whatsapp, e tutte le istituzioni governate da noi adulti hanno trasformato le proprie iniziative, attività culturali e produttive in un prodotto che transita in qualche modo su internet e per questo, in modo irresponsabile, abbiamo riversato su di voi i nostri dubbi sul tipo di società che avevamo creato.

“Abbiamo cosi' deciso che tutti potessero utilizzare whatsapp, selfie e social network per riprendere il piatto di pastasciutta o la propria presenza come politico alla sagra della salamella, ma non voi- chiosa Lancini- che dovevate, per il vostro bene, limitarvi nell'utilizzo dello smartphone e dei videogiochi. Dovevate, appunto, perchè ora che è arrivata l'emergenza di questo virus, molte opportunità, e anche qualche speranza, derivano proprio dall'utilizzo di internet. Siete stati voi- precisa lo psicoterapeuta- nelle primissime fasi di chiusura delle scuole, con responsabilità e senso etico a chiamare molti docenti e spiegare loro come fare. In alcuni casi avete trasformato chat di battaglie in rete, in chat di classe amministrate dall'insegnante di turno, in attesa che le scuole e le organizzazioni adulte si attrezzassero”.

“Ora, quando abbiamo visto alcuni di voi, prima dell'ordinanza più restrittiva di sabato 8 marzo, cercare conforto in relazioni all'aperto, abbiamo iniziato a formulare ipotesi sulla vostra irresponsabilità. Prima a casa eravate irresponsabili utilizzatori di internet, ora, improvvisamente, irresponsabili untori trasgressivi dell'apericena, incuranti della salute dei vostri nonni. Invece di divertirvi in giro per Milano potevate almeno assalire i supermarket oppure scapicollarvi verso una stazione ferroviaria per prendere un treno che vi portasse nel vostro luogo di origine o a risiedere nella vostra seconda casa al mare o in montagna. Per quanto abbiamo fatto fino ad ora per voi, non possiamo chiedervi scusa perche' eravamo animati davvero da buone intenzioni, anche se ora abbiamo capito quante contraddizioni della società che abbiamo creato abbiamo riversato su di voi. Ma per questa faccenda dei nonni, desideriamo davvero scusarci'. Forse troppi di 'noi non vi conoscono e parlano alle generazioni di giovani sulla base della propria esperienza individuale, ma chi vi incontra da decenni sa quanto siate legati ai nonni. Molti di voi adorano i nonni, hanno deciso o, hanno in programma, di tatuarsi sulla pelle, per sempre, la data di nascita o della morte di chi vi ha cresciuto, mentre vostra madre e vostro padre lavoravano. Un tributo affettivo che renda indelebile il ricordo di chi vi ha accolto all'uscita dell'asilo e vi ha accompagnato, prendendovi per mano, in molte delle vostre esperienze quotidiane fino all'adolescenza, fatte di lacrime, sorrisi, carezze, sonnellini in braccio”.

“La morte del nonno o della nonna è per molti di voi una enorme sofferenza, un dolore che cambia la vita e del quale sentite l'esigenza di parlare nelle sedute con gli psicoterapeuti, oggi, molto più che in passato. Abbiamo rischiato irresponsabilmente di amplificare lo scontro generazionale, invece di appianarlo, peraltro non riconoscendo che se c'era qualcuno che avrebbe avuto qualche motivo fondato per arrabbiarsi un poco rispetto a quello che sta avvenendo siete proprio voi adolescenti. Ora, però - afferma il professore universitario- abbiamo capito, abbiamo deciso di responsabilizzarci. Ora che le direttive sono piu' chiare e che Milano è sempre piu' deserta, vi chiediamo di aiutarci responsabilmente a gestire questo momento di enorme difficoltà e, una volta superato, di aiutarci a costruire e consegnarvi un futuro migliore. Aiutateci a capire cosa vi serve davvero, dateci consigli su come migliorare la scuola e su come costruire una società meno individualista e meno dipendente da internet. Una società dove la delusione e la sconfitta possano essere accettate come parte integrante del processo di crescita umana e affettiva, non negate con colpi di scena e azioni eclatanti che ti trasformino da ultimo arrivato al Festival di Sanremo a protagonista assoluto, il giorno dopo, dell'universo massmediatico. E chi era primo in classifica, premiato dalle giurie? Ma chi se ne frega del merito, quel che conta e' l'audience, la popolarità! Da questo momento, responsabilmente vi promettiamo di prestare molta più attenzione ai modelli di identificazione che quotidianamente come adulti vi proporremo. Insieme possiamo farcela a consegnarvi un futuro ambientale e relazionale migliore di quello presente. È possibile- conclude Lancini- anzi probabile, che voi siate in grado di gestire il pianeta e l'umanita' in modo piu' responsabile e autorevole di quanto siamo riusciti a fare noi”. 

(Fonte: agenzia stampa Dire)

La conferma è arrivata in mattinata con una nota dell’Assessore al Bilancio del Comune di Genova, Pietro Piciocchi: in merito alla situazione delle cooperative che rendono servizi di natura socio educativa collegati ad attività scolastica, si comunica che l’intento di questa Amministrazione è quello di favorire la definizione immediata di un protocollo al fine di concordare una riprogrammazione delle prestazioni che trovi interamente capienza nelle risorse attualmente stanziate a bilancio. Qualora ciò non fosse possibile, la quota disponibile non impegnata sarà riconosciuta come “vuoto per pieno”.

” Un risultato di grande rilevo – sottolinea Alessandro Frega, presidente di Legacoopsociali Liguria – che può rappresentare un modello anche per altre città liguri e a livello nazionale. In questo periodo le diverse realtà dell’Alleanza delle Cooperative sociali hanno lavorato con forte spirito di collaborazione con l’Amministrazione Comunale. Oggi questa nota dell’Assessore Piciocchi rappresenta un primo traguardo perché riconosce che, a fronte di una riprogettazione anche parziale dei servizi, possa essere pagata la cifra messa a disposizione da parte del Comune e il pieno riconoscimento del ” vuoto per pieno” anche in quelle attività dove la riprogettazione sarà parziale per motivi oggettivi”.

C’è un altro risultato raggiunto in questa comunicazione ricevuta dal Comune di Genova.
” La nota dell’Assessore riconosce nei fatti la pari dignità dei lavoratori della cooperazione sociale rispetto ai lavoratori pubblici – conclude Alessandro Frega -. Lo avevamo auspicato dopo la teleconferenza con il Sindaco Bucci, ora questo è avvenuto. Un riconoscimento importante per tutti coloro che stanno assistendo anziani, minori, soggetti fragili, mettendo a rischio la loro salute in condizioni ambientali difficilissime e senza i presidi che stiamo cercando ancora disperatamente”.

 

"Ieri abbiamo inviato ai parlamentari delle commissioni bilancio e giustizia e a tutti i capigruppo parlamentari una serie di proposte emendative (che è possibile leggere qui) degli articolo 123 e 124 del decreto Cura-Italia. Si tratta di proposte che vogliono far accrescere la possibilità di avere provvedimenti di detenzione domiciliare, liberazione anticipata e affidamento al servizio sociale. Ciò che chiediamo è che vengano approvate affinché le carceri possano tornare ad una situazione di legalità che consenta di affrontare al meglio il diffondersi dei casi di coronavirus. Quello di cui abbiamo bisogno sono posti in terapia intensiva e non nuovi focolai". Queste le parole di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, a proposito delle proposte che l'associazione ha avanzato insieme a Cgil, Anpi, Arci, Gruppo Abele, Ristretti, Cnvg, Diaconia Valdese, Uisp Bergamo e InOltre Alternativa Progressista.

"Abbiamo appreso dalla relazione in Parlamento del ministro della Giustizia Bonafede che i casi di detenuti trovati positivi al Covid-19 sono 15, mentre oltre 200 sono quelli in quarantena. Un dato che ci preoccupa, specialmente guardando quanto accaduto nel mondo libero in particolare riferimento alla crescita esponenziale dei contagi che, in un ambiente come il carcere, dove le persone sono tenute forzatamente a stretto contatto, sarebbe ancor più difficile da controllare e arrestare" prosegue Gonnella.

"Dal 29 febbraio sono oltre 2.500 i detenuti scarcerati. Attualmente quelli presenti negli istituti di pena sono poco più di 58.000. Tuttavia, sapendo che i posti regolamentari sono 50.000, a cui vanno sottratti varie altre migliaia di posti conteggiati ma non disponibili si può dire che ad oggi ci sono ancora 12.000 detenuti che non hanno un posto regolamentare. Una situazione di sovraffollamento che può trasformarsi in un veicolo drammtico di contagio" sottolinea ancora il Presidente di Antigone.

"Attraverso le nostre proposte emendative, dunque, vogliamo fare in modo che ancora altri detenuti possano uscire dal carcere e terminare di scontare la loro pena in detenzione domiciliare, anche a protezione di tutto lo staff carcerario. Lo Stato deve avere a cuore la salute di tutti e, in questo momento, la realtà delle prigioni italiane non può garantirla, né alle persone recluse, né agli operatori. Purtroppo – conclude Gonnella – il tempo per agire è sempre meno. In questa direzione si tenga almeno conto del parere del Csm per non condizionare l'accesso alla detenzione domiciliare all'uso di braccialetti elettronici che nella realtà non ci sono. Inoltre chiediamo un piano straordinario di protezione igienico-sanitaria della polizia penitenziaria, dei direttori, degli educatori, dei cappellani, dei medici e degli infermieri che operano nelle carceri".

Le recenti disposizioni dei DPCM per il contenimento del contagio in relazione al diffondersi del coronavirus hanno inevitabilmente toccato la quotidianità di ciascuno di noi, chiedendoci di modificare le nostre abitudini e i nostri stili di vita con delle scelte di responsabilità nei confronti nostri e degli altri.

I ragazzi sono stati fra i primi a subire tali disposizioni con la sospensione delle attività didattiche e scolastiche prima, e di quelle aggregative, sportive e educative poi. È partita da qui la riflessione dell'equipe composta da 8 educatori ed un coordinatore della Cooperativa sociale Itaca, fino a qualche settimana fa impegnati nei Centri di aggregazione giovanile che Itaca gestisce in 7 Comuni della Bassa friulana e dell'Isontino.

L'idea di "CO_ndi_VID_o" - questo il nome del progetto - è quella di trasferire i 7 Cag - la cui attività negli spazi fisici è al momento sospesa, quelli di Carlino, Latisana, Muzzana del Turgnano, Porpetto, San Giorgio di Nogaro, Sagrado e Torviscosa - in un unico Centro giovani online, un vero e proprio Cag virtuale. Un modo concreto per mettere in pratica uno degli hashtag più diffusi del momento: #distantimauniti.

Perché un centro giovani online?

Accanto all'emergenza sanitaria, che resta prioritaria, il Covid-19 sta facendo emergere ogni giorno che passa una serie di interrogativi a carattere sociale, educativo e pedagogico. Nel giro di qualche settimana, i ragazzi sono passati da un tempo pieno e iper strutturato (scuola, sport, attività varie), a un tempo per giorni anche completamente vuoto, per il quale viene richiesta loro capacità di auto gestione. Una competenza questa (soft skill) preziosa più che mai, soprattutto in un momento così delicato che coinvolge tutti, ragazzi compresi.

Le relazioni educative ora viaggiano in rete

Gli educatori dei Cag Itaca di Bassa friulana e Isontino si sono così chiesti come poter essere loro di aiuto, come poter accompagnare i ragazzi, come incrementare la loro consapevolezza rispetto alla situazione attuale e, al contempo, mantenere le relazioni interpersonali e i contatti umani. Il web e i social media possono essere strumenti potentissimi per mantenere con loro una relazione educativa, la rete e le nuove tecnologie offrono la possibilità di andare oltre i confini territoriali e di proporre delle opportunità trasversali, al di là di quelle che sono le appartenenze ai singoli centri di aggregazione.

Tutti online su "co_ndi_vid_o"

Ed è quello che sta accadendo con "CO_ndi_VID_o", progetto innovativo che ha già visto l'adesione entusiasta di tutte e 7 le Amministrazioni comunali di Carlino, Latisana, Muzzana del Turgnano, Porpetto, San Giorgio di Nogaro, Sagrado e Torviscosa. Invece di 7 Centri giovani, ora ce n'è soltanto uno ed è online, e consente a tutti i ragazzi e le ragazze dei 7 Comuni di ritrovarsi in un unico luogo, restando responsabilmente a casa propria, distanti ma uniti.

"È un'opportunità unica e importante - sottolinea Stefania Del Rizzo, assessora alle politiche giovanili del Comune di Latisana - per far sentire i ragazzi vicini anche se distanti. Un progetto che, grazie al web, permetterà di mettere in rete ragazzi e ragazze appartenenti a diverse comunità. Di questi giovani noi andiamo particolarmente orgogliosi e fieri, perché per primi hanno dovuto restare a casa e in questo frangente stanno dimostrando grande maturità".

I numeri

I ragazzi coinvolti virtualmente nel progetto, avviato da pochi giorni, in questo momento sono complessivamente 70, la fascia d'età è quella 11-25 anni, e rispecchiano nel complesso il numero di circa 70 ragazzi (in media) che ante coronavirus frequentavano i Cag dei sette territori. "L'emergenza che stiamo vivendo ha fatto sì che alcuni ragazzi che prima frequentavano fisicamente i Cag non siano ancora stati raggiunti, ma il dato fortemente positivo è che con questa rimodulazione del servizio abbiamo raggiunto nuovi ragazzi che prima non frequentavano fisicamente i Centri giovani". L'auspicio è di riuscire a raggiungere un numero doppio di ragazzi.

Le reti con il territorio e il ruolo dei genitori

Il lavoro degli educatori sta mantenendo la condivisione con le precedenti reti territoriali, non solo le Amministrazioni comunali ma anche l'universo dell'associazionismo locale, anche se con modalità nuove un po' per tutti. "Teniamo, inoltre, a porre in evidenza le sinergie con i genitori, specie dei ragazzi nella fascia 11-14 anni: molti di questi ragazzi non hanno - per evidenti motivi - un proprio account Instagram, noi stiamo riuscendo ad interagire con loro grazie alla sensibilità e mediazione dei loro genitori, che li stanno affiancando - e ci stanno affiancando - con grande senso di responsabilità, e che hanno messo a disposizione dei figli i loro account Instagram per poter comunicare con noi".

Concorsi fotografici, challenge, giochi

Già operative le pagine Instagram (più usata e più vicina ai ragazzi) e Facebook (alla portata anche delle altre fasce della popolazione), su cui ogni giorno verranno caricati dei contenuti che coinvolgeranno i ragazzi, proponendo la loro partecipazione a concorsi fotografici, challenge, diffusione di materiale informativo e di prevenzione riguardo l'emergenza Covid-19 e molto altro. Come accade nei Centri giovani "tradizionali", sono previsti anche momenti dedicati ad approfondimenti ed altri a carattere più ludico e informale.

Il palinsesto

Il palinsesto si svilupperà dal lunedì al sabato con tre ore di appuntamenti e presenze live, in orario 15-18 i diversi educatori dei vari Centri, conservandone i giorni di apertura, saranno connessi e interagiranno con i ragazzi, proponendo le attività e caricando i materiali.

Per Info e contatti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

“Il mondo del terzo settore è rimasto e rimarrà al fianco dei cittadini e delle istituzioni in questa emergenza sanitaria. Stiamo svolgendo un’opera preziosissima: aiuti sanitari, raccolta del sangue, trasporto dei malati, aiuti ad anziani, malati e disabili a domicilio, sostegno alle famiglie e alle persone più fragili, accoglienza per i senza dimora, residenze per minori, centri di accoglienza per stranieri.  Ma tutto ciò non può più essere dato per scontato, né per oggi, né per domani”. 

Così la Portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore al termine della riunione del Coordinamento del 25 marzo. “L’impatto di questa emergenza – prosegue - per tutto il Terzo settore è e sarà pesantissimo. Solo con provvedimenti importanti e mirati, alla fine di questa emergenza potremo contare ancora su questa rete di legami sociali, di prossimità e solidarietà”.

“Messa in sicurezza di operatori e volontari, estensione di misure che mitighino l’impatto economico, finanziario e occupazionale dell’emergenza, un Fondo nazionale dedicato al rilancio del Terzo settore italiano e una particolare attenzione al Terzo settore nel Sud del Paese, dove l’economia sociale rappresenta spesso l’economia migliore e con maggior impatto occupazionale.” Claudia Fiaschi  riepiloga le principali misure necessarie, rilanciando  anche l’appello che il presidente della Fondazione Con il Sud, Carlo Borgomeo, ha fatto al Ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Giuseppe Provenzano.

“Sappiamo per esperienza che il rafforzamento delle reti sociali è la premessa per un solido e duraturo sviluppo economico. Per questo sarà necessario un impegno rafforzato in quei territori come il Sud del nostro Paese, dove l’impatto dell’emergenza sanitaria avrà effetti ancora più devastanti e nei quali sarà ancora più determinante dare continuità di azione alle organizzazioni del Terzo settore. Nessuna esitazione – conclude Fiaschi – ad utilizzare in maniera straordinaria anche le risorse ancora disponibili dei Fondi strutturali. L’eccezionalità del momento che stiamo vivendo richiede di mettere in atto ogni forma di coraggio, anche quello amministrativo.”

 

"Ci sono gesti piccoli, ma che in un momento di emergenza assumono un grande valore e sono essenziali. Sono lieto di annunciare che grazie al sostegno dell'Assessore regionale alle politiche sociali Lucia Fortini, l'ufficio del Garante riuscirà a consegnare agli istituti penitenziari della Campania, 25 lavatrici che serviranno a migliorare la qualità della vita dei detenuti e gli standard di di igiene e sicurezza sanitaria".

Così Samuele Ciambriello, Garante regionale delle persone prive della libertà personale, commenta l'iniziativa realizzata in poche ore di concerto con il Dipartimento regionale dell'amministrazione penitenziaria.

"Con la sospensione dei colloqui e del supporto dei familiari – ha spiegato Ciambriello – c'è la necessità di lavare nelle carceri gli indumenti della popolazione reclusa e, purtroppo, non c'erano abbastanza lavatrici per farlo. Su richiesta del provveditore il dr. Antonio Fullone, ci siamo immediatamente attivati per risolvere il problema. È il segno che se le istituzioni sanno dialogare si trova modo per rispondere alle piccole e grandi emergenze. In un clima come questo, di grande preoccupazione per la salute pubblica, dobbiamo saper dire a tutti i cittadini che ognuno deve fare la sua piccola parte per rendere più ricchi di speranza questi giorni difficili. Da parte nostra, ce la stiamo mettendo tutta perché tutti coloro che operano e vivono negli istituti  penitenziari (agenti, personale civile, detenuti) sentano vicine e presenti le istituzioni".

 

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