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Mercoledì, 08 Luglio 2020

La nuova normalità si sviluppa in una zona di incertezza legata alla possibilità di nuovi focolai che improvvisamente comportino limitazioni e lockdown a livello locale. Tutto questo continua ad alimentare una visione negativa della situazione economica e delle prospettive per il futuro. Questo un primo aspetto analizzato dal Radar di Swg di questa settimana.

Tuttavia la vita quotidiana è ripresa in una dimensione di sempre maggiore normalità: aumenta la percentuale di chi esce a cena, va a fare acquisti in negozi tradizionali, si concede un giorno di mare. In questi casi le disposizioni di sicurezza sembrano essere sempre più assimilate, tanto che si riduce progressivamente la quota di chi valuta la nuova normalità diversa da quella passata.

Stop a licenziamenti, un terzo ha finito i risparmi

Gli interventi ritenuti prioritari da parte dei cittadini vertono tutti sul lato economico. È necessario rilanciare l’economia e sostenere quelle imprese che hanno più sofferto nell’ultimo periodo a causa della pandemia. Le misure economiche fin qui attuate hanno riscontrato un tiepido entusiasmo e coinvolgono o potrebbero interessare solo una parziale platea di cittadini. La maggioranza accoglie con positività le recenti modifiche fiscali e i bonus introdotti dal Governo, visti però come interventi poco lungimiranti e non strutturali, che portano benefici più nel breve termine che in ottica futura. In questo scenario circa il 29% della popolazione ha eroso i propri risparmi per far fronte alla situazione economica degli ultimi mesi. A farne maggiormente le spese sono stati i ceti più deboli e i dipendenti privati.

In tal senso la maggioranza degli italiani chiede di fermare i licenziamenti e prorogare la cassa integrazione: complessivamente lo chiede l’82% degli italiani.

Quanto contano le Organizzazioni dei Produttori (OP) nell'olivicoltura italiana? Qual è il loro profilo economico-finanziario? E quali sono le caratteristiche strutturali e socio-economiche delle aziende aderenti?

Di questo e di molto altro ancora, si discuterà domani 8 luglio a partire dalle ore 11:00 nel webinar, organizzato dal CREA, con il suo centro di Politiche e Bioeconomia, dedicato al Task 1 del progetto OLIVEMAP, "Mappatura dei fabbisogni di investimento e monitoraggio dell'olivicoltura italiana".

Obiettivo del Task 1, affidato al centro di Politiche e Bioeconomia, è di fornire una fotografia della realtà delle OP olivicole in Italia: dalle dimensioni fisiche ed economiche alla diffusione sul territorio fino alle caratteristiche dei soci. Tale quadro conoscitivo è funzionale nella pianificazione politica degli interventi, anche alla luce della prossima riforma della PAC, che affida alle OP un ruolo centrale nel rafforzare il potere contrattuale degli olivicoltori nei confronti degli attori a valle della filiera.

Nello specifico, si tratta di due lavori originali, targati CREA, basati sull'integrazione tra banche dati aggiornabili che forniscono, l'uno, un focus sulle aziende socie delle OP (caratteristiche strutturali e socio-economiche analizzate attraverso i dati ISTAT e RICA) e, l'altro, un quadro sulle performance finanziarie delle OP attraverso i più comuni indici di bilancio.

Dal punto di vista strutturale sono state estratte dagli archivi ISTAT, grazie all'incrocio con le informazioni di AGEA, poco più di 300.000 aziende socie di 134 OP olivicole. Dall'analisi dei dati ISTAT emerge che 1/3 delle aziende olivicole italiane aderisce a OP e che nelle OP ricade il 40% della superficie olivetata nazionale.

Le aziende (aderenti e non aderenti a OP), sono soprattutto di piccola e piccolissima dimensione, ma diversa è la propensione verso le produzioni di qualità e l'irrigazione, con forti differenze regionali. L'analisi socio-economica si basa, invece, sull'estrazione dalla RICA (la Rete di Informazione Contabile Agricola gestita dal CREA Politiche e Bioeconomia), di un campione di aziende aderenti a OP, sulle quali sono stati calcolati indicatori di performance e redditività della coltura olivo.

Per quanto riguarda l'analisi finanziaria sono stati presi in considerazione i bilanci delle OP (relativi agli anni 2016 e 2017), stratificati per classe di ricavo e per Regione/Circoscrizione, in modo da rendere confrontabili gli indici all'interno della stessa classe di fatturato e della stessa area territoriale tra classi. Ne è emersa un'elevata variabilità dei ricavi tra i due anni, soprattutto nelle OP del Sud, e una differente distribuzione delle OP nelle classi di ricavo tra le diverse Circoscrizioni territoriali.

 

Giunge alla 19^ edizione il Festival Teatrale di Resistenza che si svolgerà dal 7 al 25 luglio negli spazi esterni di Casa Cervi, rassegna di teatro civile contemporaneo, ideata e promossa da Istituto Alcide Cervi insieme a Cooperativa Boorea, con il sostegno di Proges e Conad, con il patrocinio di Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, Comune di Reggio Emilia, Restate 2019, Unione Terra di Mezzo-Comune di Castelnovo di Sotto (Re), Provincia di Reggio Emilia, Comune di Parma, Provincia di Parma, Comuni di Gattatico, Campegine, Poviglio (Re), Comune di Casalmaggiore (Cr), in collaborazione con Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, ErmoColle.

Nel clima di incertezza causato dall’emergenza sanitaria per il Covid-19, che costringe a rivedere priorità, a riposizionare relazioni, a trovare nuovi equilibri, individuali e collettivi, il Festival rappresenta per l’Istituto Alcide Cervi la ripresa ufficiale delle attività in presenza di pubblico.

È proprio dal teatro, settore culturale tra i più colpiti dall’emergenza sanitaria, che Casa Cervi si assume il compito di ripartire, sia nell’impegno sociale e civile che racconta, sia nella sua funzione salvifica di riportare ai simboli e ai valori universali e a preparare il terreno ad una possibile rinascita e alla ricostruzione di uno spirito di comunità.

Prossimo ai suoi vent’anni di attività e momento centrale delle iniziative dell’Istituto Cervi legate al teatro, il Festival di Teatro di Casa Cervi si presenterà diverso sotto il profilo organizzativo per l’osservanza delle norme imposte per il contenimento del contagio (quali, ad esempio, la capienza limitata agli spettacoli, il distanziamento e la prenotazione dei posti da parte del pubblico, l’obbligo di indossare mascherine), ma non perderà la sua natura di Festival militante, di luogo privilegiato di osservazione del teatro di impegno civile e della Storia nelle sue trasformazioni, provocando nuove riflessioni intorno alle questioni che riguardano la società contemporanea.

Il Festival si ripropone così con le sue cifre più caratteristiche, sedimentate nelle diverse edizioni e che ne definiscono l’identità: guardare alle questioni che interessano le persone, nella loro dimensione individuale e collettiva; partire dalla Storia per indagare il tempo presente e le resistenze in atto; difendere valori, diritti conquistati e oggi disattesi;  guardare all’ambiente e al rispetto delle differenze; rimettere al centro il lavoro, duramente colpito anche in questo momento; far riflettere e divertire nel segno della condivisione e della socialità in grado ora più che mai di riconnettere il tessuto di partecipazione diffusa.

Anche quest’anno il Festival porta in scena 7 compagnie di rilievo nazionale provenienti da tutta Italia con 7 spettacoli di Teatro Civile individuati sulla base di un Bando di Concorso.

Le serate saranno precedute dall’ascolto di 7 voci significative registrate da attori, registi, esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura di rilievo nazionale - Emma Dante, Lino Guanciale, Antonio Latella, Marco Martinelli, Renato Palazzi, Alessandro Serra, Babilonia Teatri - che hanno donato al Festival un loro messaggio di resistenza per sottolineare l’importanza del teatro nell’esplorazione di nuovi modi di condividere e dialogare, di creare appartenenza e trasmettere memoria.

 

Per 8 italiani su 10 il sostegno dei consumi è importante per favorire la ripresa economica del Paese, e il 55% pensa che lo strumento migliore per farlo sia la riduzione delle tasse sul redditoda lavoro accompagnata da un potenziamento diretto dei servizi.

È quanto emerge dalle risposte ad un sondaggio condotto, alla fine della scorsa settimana, nell'ambito dell'Osservatorio Coronavirus nato dalla collaborazione tra SWG e Area Studi Legacoop per testare opinioni e percezioni della popolazione di fronte ai problemi determinati dal Covid-19.

L’82% degli intervistati ha dichiarato di ritenere importante sostenere i consumi per la ripresa economica (il 38% molto, il 44% abbastanza), rispetto ad un 10% che si è espresso in senso contrario ed un 8% che non risponde. La percentuale complessiva dei favorevoli sale all’84% nei ceti medio-alto e medio-basso, mentre scende al 70% nel ceto popolare. Riguardo alla classe di età, i più favorevoli sono gli over 55 con l’87%.

Ma quali sono gli strumenti attraverso i quali lo Stato dovrebbe concretamente sostenere i consumi? Il 55% degli intervistati ha indicato la riduzione delle tasse in busta paga (il 62% nel ceto medio-alto; il 60% tra gli over 55), mentre il 31% il taglio dell’IVA (il 38% nella classe di età 18-34 anni) e il 14% non si esprime.

L’altro intervento che lo Stato dovrebbe attivare, per il 56%, è un potenziamento diretto dei servizi (con percentuali del 62% nel ceto medio-basso e al Nord), mentre il 24% preferirebbe l’erogazione di bonus o voucher per usufruire dei servizi. Il 20% non si esprime.

“Dall’inizio dell’emergenza, ogni settimana studiamo le percezioni degli italiani e delle nostre cooperative” – afferma Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop – “le voci sono univoche: Il momento è duro, ma gli italiani ci dicono che occorre cogliere questa occasione per alzare lo sguardo e modernizzare il Paese guardando al lungo periodo. Meno spesa ma più investimenti, meno sussidi ma più interventi strutturali, e per sostenere i consumi no al taglio dell’Iva e sì alla riduzione delle tasse sul lavoro e le imprese. Le energie italiane resistono, ma vanno sostenute.”

Agli intervistati è stato infine chiesto quale tipo di intervento fiscale sarebbe più opportuno per dare un sostegno adeguato alle imprese. Il 65% ha indicato la detassazione del costo del lavoro (76% dei lavoratori dipendenti, 54% di imprenditori e lavoratori autonomi), il 18% la detassazione dei soldi investiti nell’azienda (34% di imprenditori e lavoratori autonomi, 14% dei lavoratori dipendenti) e il 17% non ha risposto.

Una nuova legge per i rifiuti che abbia l’obiettivo di accelerare il passaggio all’economia circolare, spingendo da un lato l’innovazione e consolidando il sistema industriale e dall’altro riuscendo a recuperare gli squilibri di gestione in alcune zone del Paese, in particolare colmare il divario tra Nord e Sud. E’ questo il cuore del  “Memorandum-Avviso comune” con cui congiuntamente Utilitalia, FISE Assoambiente, Confindustria Cisambiente, Legacoop produzione e servizi, Agci servizi, Confcooperative lavoro e servizi, e le organizzazioni sindacali FP CGIL, FIT-CISL, UIL Trasporti e FIADEL, invitano Governo e Parlamento ad affrontare insieme le attuali criticità del sistema di raccolta, trattamento e valorizzazione dei rifiuti, anche per restare in linea con i nuovi obiettivi proposti dalle quattro direttive europee sull’economia circolare.

"A far emergere la fragilità del sistema – viene spiegato – ha contribuito soprattutto l’emergenza sanitaria da Covid-19, mettendo in evidenza il deficit di stoccaggio nonché quello impiantistico e le conseguenze sulla continuità del servizio. E’ per questo – rilevano associazioni e sindacati – che occorre un importante lavoro sia da parte delle aziende di gestione dei rifiuti e del riciclo sia da parte delle istituzioni nazionali e locali, e dei cittadini; il tutto con il rafforzamento e consolidamento di una regolazione indipendente per sostenere gli investimenti e la gestione virtuosa, oltre che la responsabilizzazione dei produttori".

I firmatari sottolineano come "l’economia circolare rappresenti soprattutto un’opportunità industriale e di sviluppo sostenibile delle economie dei territori, in grado di creare nuova occupazione. Serve dunque una chiara strategia che possa implementare strumenti economici, e una Cabina di regia istituzionale, all’interno dell’organismo deputato allo sviluppo delle politiche nazionali e comunitarie programmate nel green deal europeo, in coordinamento con le regioni e con il coinvolgimento delle Parti sociali interessate".

E’ poi necessario "contrastare il fenomeno del dumping contrattuale, con particolare riferimento ai contratti collettivi di lavoro stipulati con organizzazioni sindacali non rappresentative, o comunque afferenti ad altri settori merceologici ed applicati quindi impropriamente, nonostante vi siano già due storici contratti collettivi nazionali di categoria sottoscritti da Utilitalia, Cisambiente e le tre centrali cooperative da un lato, e da FISE Assoambiente dall’altro, in entrambi i casi con le Organizzazioni Sindacali FP CGIL, FIT-CISL, UIL Trasporti e FIADEL, che rappresentano circa il 95% dei lavoratori del comparto".

Il fabbisogno di investimenti per il raggiungimento delle direttive europee si stima in 10 miliardi al 2035, soprattutto per impianti di digestione anaerobica per i rifiuti organici, piattaforme per le filiere del riciclo (carta, vetro, plastiche, metalli), recupero dei fanghi, impianti di termovalorizzazione per rifiuti urbani non riciclabili e scarti del riciclo, e per i rifiuti speciali che esportiamo, discariche per rifiuti pericolosi che esportiamo, e discariche per i rifiuti urbani e speciali non riciclabili e non combustibili.

Sul piano operativo è fondamentale adeguare "il quadro impiantistico, garantire una stabilità normativa (con i decreti end of waste), sviluppare un piano industriale di trasformazione dei rifiuti in energia elettrica e teleriscaldamento tramite un sistema di termovalorizzatori, agevolare l’uso di prodotti riciclati, promuovere norme incentivanti sugli appalti verdi. Occorre inoltre vietare le gare al massimo ribasso e intervenire sullo snellimento burocratico, senza incidere sulla legalità e la trasparenza, e accelerare le procedure autorizzative".

Associazioni di aziende e sindacati, per favorire il raggiungimento di questi obiettivi, svilupperanno "modelli di impresa a livello territoriale, con il coinvolgimento degli Enti locali, per promuovere politiche di tutela ambientale, promozione di un consumo consapevole, gestione ottimale delle risorse, partecipazione attiva dei cittadini e dei lavoratori. Inoltre, in materia di politiche del lavoro, confermano l’impegno ad operare per armonizzare e definire congiuntamente, in sede di rinnovo dei contratti, i principali istituti, normativi ed economici del settore, oltre a sviluppare azioni formative ed operative a tutela della salute di tutti i soggetti impegnati nella filiera".

 

 

Si chiama “Un domani possibile” l’ottavo bando di Con i Bambini, per favorire l’inclusione e l’autonomia dei minori e dei giovani migranti arrivati soli nel nostro paese. Il bando è realizzato in collaborazione con “Never Alone – Per un domani possibile”, iniziativa nata nell’ambito del programma europeo “EPIM – European Programme for Integration and Migration” e promossa da Fondazione Cariplo, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CON IL SUD, Fondazione CRT, Fondazione CRC, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Fondazione Peppino Vismara, ed è in continuità con i bandi precedenti realizzati nel quadro di tale iniziativa.

Con i Bambini intende sostenere interventi, nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che contribuiscano a offrire opportunità educative e di inclusione alle e ai giovani migranti, di età compresa tra i 17 ed i 21 anni, che hanno fatto ingresso in Italia da minorenni e da soli, fornendo loro un percorso di inserimento lavorativo di medio-lungo periodo, soluzioni abitative adeguate e l’integrazione in reti e relazioni sociali solide.

Possono partecipare al bando partenariati composti da almeno 4 enti: un’organizzazione di Terzo settore con ruolo di soggetto responsabile; almeno un altro ente di Terzo settore con esperienza negli ambiti previsti dal bando; almeno un soggetto autorizzato allo svolgimento di attività di intermediazione al lavoro e almeno un partner pubblico il cui ruolo risulti funzionale al raggiungimento degli obiettivi previsti. Inoltre, potranno far parte del partenariato anche altre organizzazioni non profit, istituzioni, enti di formazione e della ricerca, imprese. Le proposte dovranno prevedere interventi in almeno due delle tre aree geografiche previste nel Bando (Nord, Centro, Sud e Isole).

Complessivamente, attraverso il bando “Un domani possibile” sono messi a disposizione 5 milioni di euro.

I progetti devono essere presentati esclusivamente online, tramite la piattaforma Chàiros raggiungibile dal sito www.conibambini.org, entro il 9 ottobre 2020. Le proposte valutate positivamente saranno sottoposte ad un’ulteriore fase di progettazione esecutiva in collaborazione con gli uffici di Con i Bambini, al termine della quale si procederà all’eventuale assegnazione del contributo. Come per i precedenti bandi di Con i Bambini, è prevista la valutazione di impatto dei progetti finanziati attraverso una successiva selezione di un ente terzo, in modo da poter procedere a una valutazione complessiva dell’efficacia delle azioni realizzate.

Si stima che siano circa 60.000 i minori stranieri giunti in Italia da soli e diventati maggiorenni negli ultimi 5 anni, di cui ben 8.000 soltanto lo scorso anno. Secondo i dati del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, al 31 dicembre 2019 erano presenti in Italia 6.054 minori stranieri non accompagnati, ripartiti su quasi tutto il territorio italiano, ma concentrati prevalentemente in poche regioni: in particolare Sicilia (19,2%), seguita da Lombardia (13,6%), Friuli Venezia Giulia (11%) ed Emilia-Romagna (10%). I dati relativi alla distribuzione dell’età evidenziano che il 61,5% ha 17 anni, mentre nel 2015 i diciassettenni erano il 54%. I sedicenni rappresentano oggi il 26,1%, seguiti dai quindicenni (7,2%) e da chi ha meno di 15 anni (5,2%).

I minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano si caratterizzano quindi per avere un’età sempre più alta e, di conseguenza, hanno a disposizione un tempo più breve per acquisire un’autonomia di vita che consenta loro di continuare il percorso di inclusione sociale avviato da minorenni. In generale, si osserva una maggiore fragilità psicologica, dovuta non solo al trauma del percorso migratorio, ma anche alla precarietà e all’incertezza rispetto al futuro.

In conseguenza delle recenti riforme normative e, in particolare, dell’entrata in vigore della Legge 132/2018, la situazione è diventata ancora più complessa. Al compimento dei 18 anni vengono agevolati nella permanenza nel sistema di accoglienza SIPROIMI (ex SPRAR) solo i ragazzi che erano già accolti in tali strutture da minorenni e che hanno ottenuto il prosieguo amministrativo fino al ventunesimo anno. Per i neomaggiorenni che non erano in strutture SIPROIMI da minori la questione abitativa è ancora più critica perché devono trovare alloggi alternativi. Altrettanto complesso è diventato l’avvio di percorsi di inserimento lavorativo per le problematiche connesse all’iscrizione anagrafica. L’abolizione della protezione per motivi umanitari ha comportato una drastica riduzione delle richieste di protezione internazionale da parte dei minori non accompagnati. Per restare regolarmente sul territorio nazionale dopo il raggiungimento della maggiore età, diventa quindi cruciale per loro non soltanto il possesso di un passaporto, ma anche l’inserimento in un’attività lavorativa e/o di studio di medio-lungo periodo, la disponibilità di una soluzione abitativa e la possibilità di contare su relazioni umane solide e affidabili.

Sui complessi percorsi di inclusione incidono inoltre il livello generalmente basso di istruzione di questi giovani, la difficoltà di accesso a opportunità educative adeguate alle loro condizioni e la scarsità di offerte culturali capaci di rafforzarne identità, aspirazioni e senso di fiducia verso il futuro. La povertà educativa è quindi un fattore che influisce in maniera decisiva sulla possibilità di realizzare un percorso che permetta loro, al compimento del diciottesimo anno, di rimanere legalmente nel nostro paese.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, insieme alla Ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, alla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti e al Vice-Ministro allo Sviluppo Economico Stefano Buffagni, hanno incontrato oggi una delegazione delle nove reti impegnate nel campo dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che il 17 giugno scorso avevano presentato il documento "educAzioni: cinque passi per contrastare la povertà educativa e promuovere i diritti delle bambine, dei bambini e degli e delle adolescenti".

Al Capo del Governo e ai Ministri presenti la delegazione ha posto la necessità di definire un piano strategico nazionale sull'infanzia e l'adolescenza, a partire dall'urgenza di considerare i diritti delle bambine e dei bambini, delle e degli adolescenti come condizione necessaria per lo sviluppo per il Paese. E' stato inoltre chiesto un impegno concreto per l'attuazione di politiche educative per la fascia 0-6 anni, e in particolare quelle per la fascia 0-3, "un'azione nazionale di contrasto al fallimento formativo e alla povertà educativa, a partire dal rapporto tra scuola e territorio, e la destinazione del 15% degli investimenti per la ripresa all'educazione con un metodo di spesa attento alle disuguaglianze territoriali e infra-territoriali".

Il Presidente Conte ha espresso sintonia con le riflessioni e le richieste poste dalla delegazione, riconoscendone "il valore strategico e concordando sul fatto che investire sulla scuola non rappresenta una spesa ma un investimento necessario per il futuro e il rilancio del paese". Ha pertanto evidenziato una condivisione degli intenti con il documento, e ha invitato le nove reti a collaborare fattivamente sin da subito alla definizione progettuale delle linee programmatiche che l'Italia presenterà all'Unione Europea nell'ambito di Next Generation EU.

Le reti firmatarie del documento educAzioni sono Alleanza per l'Infanzia, Appello della Società Civile per la ricostruzione di un welfare a misura di tutte le persone e dei territori, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA, Forum Disuguaglianze e Diversità – ForumDD, Forum Education, #GiustaItalia Patto per la Ripartenza, Gruppo CRC, Tavolo Saltamuri.

Parte oggi una nuova edizione di Smart and Coop, il bando promosso da Legacoop Toscana e Fondazione CR Firenze per premiare giovani idee d’impresa e supportare la nascita di nuove cooperative formate da under 35. Le prime due edizioni hanno visto la partecipazione di oltre 150 giovani, con 8 team ammessi al percorso di accelerazione e 6 progetti premiati.

Quest’anno il bando, in collaborazione con Fondazione NOI-Legacoop Toscana, Impact Hub Firenze e Centered Lab, non interessa solo la Città metropolitana di Firenze ma si estende alle province di Arezzo e Grosseto mettendo a disposizione premi per un valore complessivo fino a 30mila euro.

L’emergenza Covid-19 ha contribuito evidenziare un cambiamento nei bisogni delle persone e quindi, in prospettiva nella domanda di beni e servizi. L’auspicio di autorevoli economisti è che possa essere l’occasione per reindirizzare le strategie di sviluppo verso una maggiore sostenibilità ambientale e sociale.

L’Agenda 2030 e i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (https://unric.org/it/agenda-2030/) stanno diventando sempre di più un riferimento per un approccio strategico alla sostenibilità nelle imprese.
Smart and Coop 3 vuole accompagnare la realizzazione di nuove idee capaci di rispondere ai bisogni emergenti nelle comunità e sui territori e contribuire al raggiungimento di uno o più Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.

La cooperativa è una forma di impresa che per sua natura è portatrice di valori come l’equità, la democrazia, l’intergenerazionalità, la risposta a bisogni di interesse generale e collettivo, il supporto allo sviluppo sostenibile del proprio territorio e della propria comunità.

“Dare vita a una cooperativa significa scommettere sul proprio futuro e su quello del territorio in cui si vive. Nel momento attuale, in cui le difficoltà che i giovani incontrano nell’affacciarsi al mondo del lavoro sono ancora più forti, riteniamo fondamentale creare occasioni di formazione e crescita come il bando Smart and Coop 3” - afferma Roberto Negrini, presidente di Legacoop Toscana.

“In questa fase post Covid – dichiara Gabriele Gori, Direttore Generale di Fondazione CR Firenze - è ancora più necessario attivare progetti che stimolano e sostengono forme di aggregazione e di imprenditoria giovanile. La forma cooperativa rappresenta una grande opportunità e volentieri partecipiamo alla terza edizione del bando. Collaborare con una realtà così radicata sul territorio come Legacoop Toscana è anche un segno della nostra capacità di far lavorare assieme le realtà più dinamiche del territorio su iniziative che hanno come punti fermi l’innovazione e la sostenibilità”.

Il nuovo bando si rivolge a gruppi formati da 3 a 5 giovani, tra i 18 e i 35 anni di età, residenti o domiciliati nella Città metropolitana di Firenze o nelle province di Arezzo e Grosseto. Le candidature vanno presentate entro il 21 settembre 2020 su www.smartandcoop.it

I gruppi che proporranno le migliori 10 idee imprenditoriali parteciperanno ad un laboratorio intensivo di formazione e design dell’idea progettuale che li porterà a trasformare la propria idea in un vero e proprio progetto di dettaglio del business model da realizzarsi in forma cooperativa. 
Tra questi, i migliori 3 progetti cooperativi avranno accesso alla fase successiva di accelerazione per definire un concreto piano di sviluppo della futura cooperativa. 
Il percorso si svolgerà presso i locali di Impact Hub Firenze (o, se necessario, on line su piattaforma) e si concluderà con l’assegnazione da uno a tre premi per un valore complessivo fino a 30mila euro e una membership unlimited di 6 mesi presso Impact Hub Firenze al progetto o ai progetti che saranno ritenuti meritevoli dalla Commissione.

 

 

“È sconfortante l’evoluzione del dibattito parlamentare in merito agli emendamenti al Dl Rilancio di rilievo per il Terzo settore, a partire da quello per estendere l’accesso al credito agevolato al Terzo settore. Nonostante le tante rassicurazioni e il ruolo indiscutibile svolto dalle organizzazioni del Terzo settore già prima della crisi nella loro costante azione di aiuto a tantissime persone fragili, in condizioni di esclusione sociale o di povertà, non si è passati dalle parole ai fatti. Siamo preoccupati per le ricadute sociali di questa scelta.” 

Claudia Fiaschi, portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore accoglie così la notizia che nella discussione in corso alla Camera sulla conversione in legge del decreto “Rilancio” sono scomparsi gli emendamenti riguardanti le misure di sostegno al Terzo settore e in particolare l’emendamento che estendeva anche a tutti gli enti di Terzo settore la garanzia dello Stato per l’accesso al credito, già prevista per le imprese.

“Forse è bene ricordare che il Terzo settore – continua Fiaschi – è anche un pezzo importante dell’economia del Paese: dà lavoro a più di 800mila persone, delle quali oltre la metà sono impiegate dalle associazioni che non svolgono attività di impresa. Si tratta tuttavia di organizzazioni fragili e poco patrimonializzate, con storiche difficoltà di accesso al credito. Se queste organizzazioni non vengono messe nelle condizioni di continuare a svolgere il loro prezioso impegno ci sarà un aumento drammatico del numero delle persone in difficoltà, un incremento della disoccupazione ed avremo comunità più fragili e meno coese.”

Nella discussione alla Camera sono stati accantonati anche gli emendamenti riguardanti il rifinanziamento del Servizio Civile Nazionale e il sostegno alla Cooperazione allo sviluppo, due temi su cui il Forum aveva chiesto un impegno maggiore.

“Ci sono ancora degli spazi di manovra per trovare una soluzione a questa problematica – Conclude Fiaschi – Ci auguriamo di assistere ad un ripensamento da parte del Parlamento”.

 

La valorizzazione del lavoro dei detenuti, la commercializzazione di prodotti del commercio equo e solidale, l’impegno costante nella promozione delle realtà produttive del territorio con l’obiettivo di apportare benefici all’intero tessuto sociale.

È con queste premesse che nasce la bottega “Fuori le mura”, uno spazio stabile di esposizione e vendita dei prodotti realizzati grazie alle diverse attività che si svolgono negli istituti di pena campani.

Un progetto portato avanti dalla cooperativa ELLE BI e sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. Dalla Verdura Bio di stagione coltivata dai detenuti di “CampoAperto” nella casa circondariale di Secondigliano al vino prodotto dalla Fattoria Sociale “Al Fresco di Cantina” nel carcere di Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino), ma anche borse, accessori e bigiotteria: ci sono l’impegno, la dedizione, il sudore e la voglia di riscatto di tanti detenuti all’interno della bottega “Fuori le mura”, che sorgerà all’interno dei locali della Cooperativa sociale “L’uomo e il Legno” di Scampia, nata nel 1995, da sempre impegnata nella lotta per affermare il diritto alla dignità di tutti e di ciascuno attraverso il lavoro, anche grazie al fondamentale contributo di partner commerciali come l’Azienda Agricola Rusciano.

L’inaugurazione della bottega “Fuori le mura” è in programma per il giorno 8 luglio 2020 alle ore 11.30, in Viale della Resistenza 15 di Scampia a Napoli.

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