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Lunedì, 19 Novembre 2018

Amnesty International ha chiesto alle autorità libiche, europee e panamensi di assicurare che gli almeno 79 migranti e rifugiati a bordo di un mercantile fermo nel porto di Misurata non siano costretti a sbarcare per essere portati in un centro di detenzione libico dove rischierebbero di subire torture e ulteriori violenze. 

L'8 novembre il mercantile "Nivin", battente bandiera panamense, ha soccorso nel Mediterraneo centrale un gruppo di migranti e rifugiati, tra cui dei bambini, che cercava di raggiungere le coste europee. Secondo quanto appreso da Amnesty International, in questa operazione sono state coinvolte le autorità marittime di Italia e Malta. Il "Nivin" ha fatto rotta verso la Libia, in evidente violazione del diritto internazionale, dato che quello non può essere considerato un paese sicuro dove effettuare lo sbarco. 

"Le proteste a bordo del mercantile, ora ancorato nella rada di Misurata, dà una chiara indicazione delle condizioni terribili dei centri di detenzione libici per migranti e rifugiati, in cui torture, stupri, pestaggi, estorsioni e ulteriori violenze sono all'ordine del giorno", ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l'Africa del Nord. 

"È davvero ora che le autorità libiche pongano fine alla brutale prassi di porre illegalmente in detenzione migranti e rifugiati. Nessuno dovrebbe essere respinto in Libia per essere sottoposto a condizioni di prigionia inumane e alla tortura", ha aggiunto Morayef. 

Come la maggior parte dei migranti e dei rifugiati che passano attraverso la Libia, le persone a bordo del "Nivin" hanno raccontato ad Amnesty International di aver subito trattamenti orribili, tra cui estorsioni, torture e obbligo di lavori forzati, così come documentato in passato dall'organizzazione per i diritti umani. Una di loro ha riferito di essere stato già trattenuto in otto diversi centri di detenzione e che preferirebbe morire piuttosto che tornarvi. 

Quattordici persone che il 15 novembre hanno accettato di lasciare la nave (portando con sé un neonato di quattro mesi), sono stati trasferiti in un centro di detenzione. 

La vicenda del mercantile "Nivin" si svolge proprio mentre dai centri di detenzione libici arrivano notizie di rifugiati e migranti che minacciano di suicidarsi, come ha tentato di fare un giovane eritreo alcuni giorni fa, o lo fanno, come un somalo che si è dato fuoco. 

"Impossibilitati a tornare nel loro paese per il timore di subire persecuzioni e con assai scarse possibilità di essere reinsediati in un paese terzo, per la maggior parte dei rifugiati e dei richiedenti trattenuti nei centri di detenzione libici l'unica opzione è quella di rimanervi all'interno, col rischio di subire gravi violenze", ha commentato Morayef. 

"L'Europa non può più ignorare le catastrofiche conseguenze delle politiche che ha adottato per fermare le partenze attraverso il Mediterraneo. Le proteste in atto a bordo del mercantile devono suonare come una sveglia per i governi europei e per la comunità internazionale nel suo complesso: la Libia non è un paese sicuro per i migranti e i rifugiati", ha sottolineato Morayef. 

"Sulla base del diritto internazionale, nessuno dovrebbe essere respinto verso un paese in cui la sua vita sia a rischio. I governi europei e quello di Panama devono, insieme alle autorità libiche, trovare una soluzione per le persone a bordo per assicurare che queste non vengano trattenute a tempo indeterminato nei centri di detenzione libici dove la tortura è la regola", ha proseguito Morayef. 

"La comunità internazionale, inoltre, dovrebbe fare di più per aumentare il numero dei reinsediamenti offerti ai rifugiati, incrementare le opportunità d'accesso per i richiedenti asilo e mettere a disposizione rotte alternative per salvare le migliaia di persone lasciate abbandonate a sé stesse in Libia e che non vedono una via d'uscita per porre fine alla loro sofferenza", ha aggiunto Morayef. 

Amnesty International sollecita poi le autorità libiche ad accelerare l'apertura del centro dell'Alto commissario Onu per i rifugiati, che consentirebbe l'uscita dai centri di detenzione libici di un migliaio di rifugiati e richiedenti asilo. 

All'inizio di questa settimana, Amnesty International ha denunciato che migliaia di migranti e rifugiati continuano a essere intrappolati, in condizioni aberranti e senza

L’Accordo triennale tra il Ministero dei Beni e delle Attività culturali, le Regioni e le Province autonome per il triennio 2018-2020 ha dato vita ai Centri di Residenza, uno per Regione. Regione Lombardia ha selezionato il Circuito CLAPS come Centro di Residenza del nostro territorio, grazie al progetto multidisciplinare “IntercettAzioni”, presentato dall’aggregazione di alcuni enti. Il capofila, Circuito CLAPS, nello sviluppo delle diverse “azioni” è affiancato dalle due Associazioni Culturali milanesi Teatro delle Moire e Zona K, da Milano Musica – Associazione per la Musica Contemporanea e dalla Cooperativa Sociale Circolo Industria Scenica Onlus di Vimodrone. L'attività del centro di residenza è realizzata con il contributo di Regione Lombardia, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali – Direzione Spettacolo dal Vivo e Fondazione Cariplo

Il progetto

Il nuovo soggetto, che confluirà in un RTO (Raggruppamento Temporaneo di Operatori) intende essere un’antenna sintonizzata sui bisogni e sulle urgenze degli artisti, dei territori e della società contemporanea. Il Centro di Residenza IntercettAzioni punta la sua attenzione sulle arti che più caratterizzano la natura dei componenti del raggruppamento: la danza, il circo contemporaneo, il teatro fisico e partecipato e la musica. L’attenzione nei confronti dei giovani artisti in residenza si declina seguendo con cura l’intero percorso residenziale e offrendo costanti occasioni di confronto, attraverso: - l’elaborazione di proposte di formazione mirata; l’incontro coordinato dall’RTO, tra artisti che hanno poetiche differenti e lavorano in campi disciplinari diversi nell’ottica di un’interdisciplinarietà sempre più attenta alle commistioni; un confronto con professionisti stranieri, che mettono a disposizione strumenti utili all’internazionalizzazione delle carriere dei giovani artisti; un dialogo aperto tra le compagnie ospitate e il territorio ospitante, grazie all’organizzazione di incontri con alcune realtà locali affini per tematiche, esperienze e sensibilità

I partner

A garanzia dell’attuazione di questa progettualità entra in campo il know how dei soggetti che gestiscono il Centro di Residenza. Sono tutte realtà sostenute dal MiBAC che si caratterizzano per avere esperienze e campi d’azione differenti ma poetiche similari: C.L.A.P.Spettacolodalvivo , in qualità di Circuito, è attento alla diffusione e al sostegno della creatività giovanile in sinergia con il territorio e con un’apertura internazionale; Milano Musica promuove la ricerca musicale contemporanea valorizzando la creatività emergente grazie a connessioni con realtà di alto profilo a livello nazionale e internazionale; Teatro delle Moire , in particolare attraverso l’esperienza del festival Danae, mette in campo una rete strutturata di contatti italiani e stranieri utili per intrecciare una progettualità residenziale di ampio respiro e per attivare un vivace confronto tra artisti; Zona K rappresenta una delle realtà più attente al fermento della scena underground italiana ed europea, con uno sguardo privilegiato alle azioni partecipate capaci di un coinvolgimento attivo della cittadinanza e del territorio; Industria Scenica è una giovane realtà interessata ai linguaggi dell’innovazione e allo spirito di ricerca e offre un solido punto di riferimento ai giovani artisti interessati a un confronto con una compagnia e una realtà produttiva a loro molto affine dal punto di vista generazionale.

Le collaborazioni

È stata attivata una rete di collaborazioni che implementano l’offerta del Centro di residenze a livello locale, nazionale e internazionale. Il network è formato dal Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, la Fondazione Cirko Vertigo, la Residenza Arboreto, la Compagnia Sosta Palmizi, Le Lido Centre des arts du cirque de Toulouse, La Grainerie di Toulouse. Inoltre, agli artisti verrà offerto un percorso di tutoraggio da parte di professionisti dall’esperienza pluriennale, come Fabio Acca, Flavio D’Andrea, Riccardo Nova, Mario Gumina.

I combattimenti tra due gruppi armati a Batangafo, nella Repubblica Centrafricana del nord, hanno portato più di 10.000 persone a cercare rifugio all'ospedale della città supportato da Medici Senza Frontiere (MSF), a fine ottobre. Oggi oltre 5.000 persone si trovano ancora nell'area dell'ospedale, dove vivono in condizioni estremamente precarie. Molte di loro hanno perso tutto negli incendi che hanno devastato le loro case durante gli scontri. Nonostante una relativa calma, la situazione resta estremamente tesa.

"Era una scena orribile. Abbiamo visto centinaia di case in fiamme. È stato tremendo" racconta Helena Cardellach, capo progetto di MSF a Batangafo. "È iniziato tutto mercoledì 31 ottobre. Abbiamo ricevuto un paziente ferito all'ospedale. Era un membro di uno dei gruppi armati che controllano la città. Dopo questo incidente sono scoppiati violenti combattimenti, che hanno distrutto un'ampia parte di Batangafo."

Come vendetta per il ferimento dell'uomo, uno dei gruppi armati ha attaccato tre campi per sfollati interni che ospitano decine di migliaia di persone, incendiandone la gran parte fino a raderli a zero. "Ancora oggi si sente l'odore della cenere. I ripari di fortuna sono bruciati, così come il mercato e la cappella" aggiungeHelena Cardellach di MSF.

L'ospedale supportato da MSF ha ricevuto circa 20 pazienti, alcuni con ferite da arma da fuoco, altri con gravi ustioni. Le migliaia di sfollati che hanno perso tutto si trovano a vivere in assoluta precarietà."Parliamo di persone che non hanno niente, e che oggi vivono in scarsissime condizioni igienico-sanitarie"continua MSF.

Con accesso limitato alle cure mediche, rischiano di contrarre malaria, diarrea, infezioni e potrebberodiffondersi epidemie. MSF sta gestendo una risposta d'emergenza per installare altre strutture idrauliche nell'ospedale, in modo da garantire uno standard minimo di igiene. MSF è anche particolarmente preoccupata per l'accesso alle cure delle persone che sono fuggite nella boscaglia o nelle aree periferichedella città.

"Al momento Batangafo è una città fantasma. Al mattino, quando la situazione è tranquilla, le persone escono dai loro ripari all'ospedale per provare a vivere le loro vite, poi la sera tornano all'ospedale. Sono scene desolanti. La protezione di queste persone deve essere garantita" conclude Cardellach di MSF.

La popolazione civile della Repubblica Centrafricana continua a pagare il prezzo più alto del conflitto, con più di 570.000 rifugiati nei paesi limitrofi e quasi 690.000 sfollati interni, su una popolazione di 4,5 milioni di persone.  

Per sostenere le attività mediche nei contesti di guerra, MSF ha lanciato la campagna di raccolta fondi"Cure nel cuore dei conflitti": fino al 30 novembre si possono donare 2 euro con SMS da rete mobile, 5 o 10 euro con chiamata da rete fissa al numero 45598 oppure online sul sito www.msf.it/conflitti. Tutti i dettagli sul sito dell'iniziativa.

 

 

Sono 20.137 le donne che solo quest’anno hanno trovato accoglienza nelle strutture delle 80 associazioni che gestiscono 85 centri antiviolenza di D.I.Re, Donne in Rete contro la violenza.

Donne che non sono solo numeri e dati che costituiscono un report, ma persone. È il caso di Petra, che racconta di quel suo primo e unico fidanzato, che prima con uno schiaffo, poi con le umiliazioni verbali e infine controllandola sul posto di lavoro, si è impossessato della sua vita. Petra ha sopportato in silenzio, anche quando l’uomo che amava la picchiava per farla abortire, sostenendo che il figlio che portava in grembo non era suo. Quando il suo compagno ha iniziato a picchiare anche la figlia, Petra si è stancata e ha deciso di mettere fine a quei 17 lunghi anni di violenza. La salvezza per la donna e i suoi figli arriva con la scoperta il Centro di accoglienza Lorena di Casal di Principe, in cui inizia la sua nuova vita.

Le case rifugio offrono una seconda possibilità a donne che si sentono perse: è quanto racconta un’altra delle ospiti del centro di accoglienza, attraverso una lettera scritta prima di andare via: “È giunto per me il momento di andare via e volevo ringraziarvi tutte, perché per merito vostro sono cresciuta tantissimo. Mi avete insegnato le basi per poter volare libera come una rondine. Ora è il mio tempo e tocca me mettere in atto i vostri insegnamenti per poter spiccare il volo. Non vi siete fermati all’apparenza, ma avete conosciuto la reale me e avete fatto di tutto per farla uscire fuori. È il momento di farmi conoscere e rispettare fuori di lì, non sarà semplice, ma so di potercela fare”.

La violenza non intacca solo il corpo, ma anche la mente di chi la subisce, tanto che molte delle donne maltrattate al loro arrivo sono convinte di non valere più niente: “Sono oggi più libera, sto imparando tanto, a stare sola, a starci bene, a credere che le cose possano andar bene e che tutto sommato anche io abbia un valore che devo rispettare e coltivare”, spiega una di loro. “Purtroppo i ragazzi attraversano il momento più duro, affrontano i loro traumi adesso e sono in difficoltà, ma il sostegno della psicologa del centro in questo è davvero fondamentale. Vivo e vado per la mia strada con passo ancora incerto, ma vado. Trovo che facciate cose meravigliose, per chi perde la speranza è importante vedere che si può rinascere, uscire dal buio e avere una vita dignitosa e produttiva”.

Non sono solo le donne a fare le spese dei maltrattamenti, ma anche i bambini, che spesso guardano e restano in silenzio di fronte a quei comportamenti inspiegabili, che arrivano proprio da chi dovrebbe amarli di più. Ecco il racconto di uno di loro, che spiega il suo rapporto col padre attraverso un tema assegnatogli a scuola in cui gli veniva chiesto quali fossero le sue più grandi paure. “Per superare una delle mie più grandi paure da due mesi circa vivo a Casal di Principe. Le mie paure sono la paura del buio, dei fulmini e di papà. La paura del buio l’ho quasi superata del tutto perché dormo con la luce accesa, ora mi sto abituando anche senza. La paura dei fulmini non l’ho ancora superata perché ho paura che possano distruggere qualcosa di mio. La paura di papà l’ho superata andandocene di casa e venendo a vivere a Casal di Principe per un po’”.

 

 

 

 

Ipotizzare l'evoluzione magmatica dei Campi Flegrei attraverso un nuovo modello sul lunghissimo termine - ovvero su decine di migliaia di anni - è il risultato di Long-term magmatic evolution reveals the beginning of a new caldera cycle at Campi Flegrei, il lavoro a firma dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), La Sapienza Università di Roma, Politecnico federale di Zurigo (ETH) e Università di Cardiff e pubblicato su Science Advance.

"Lo studio", spiega Gianfilippo De Astis, ricercatore INGV e autore della ricerca, "è basato su un nuovo dataset di analisi geochimiche e tessiturali di rocce eruttate negli ultimi 60.000 anni ai Campi Flegrei. Questi nuovi dati si sommano e vengono confrontati con la grande mole di dati vulcanologici, petrologici, geochimici e geocronologici pubblicati negli ultimi 30 anni su quest'area. Scopo del lavoro era studiare l'evoluzione magmatica dei Campi Flegrei sul lungo termine, ovvero su decine di migliaia di anni, dal momento che la maggior parte degli studi precedenti ha affrontato eruzioni singole o brevi periodi di attività".

Nel periodo considerato (60.000 anni) l'area dei Campi Flegrei è stata interessata da due enormi eruzioni che hanno causato altrettanti collassi calderici. Le grandi quantità di magma emesso nel corso di quegli eventi hanno prodotto estesi depositi vulcanici noti come Ignimbrite Campana e Tufo Giallo Napoletano, con età rispettivamente di  circa 39.000 e 15.000 anni. È ben noto e documentato, inoltre, che prima e dopo questi due eventi colossali si sono verificate decine e decine di altre eruzioni, fra cui una settantina negli ultimi 15.000 anni. Lo studio mette insieme i dati (petrologici) di ben 23 eventi eruttivi, distribuiti nei 60.000 anni di attività in modo da comprendere sia le due grandi eruzioni che hanno prodotto i collassi calderici sia alcune eruzioniavvenute prima e dopo di essi, compresa l'ultima eruzione flegrea del Monte Nuovo (1538).

"Utilizzando una tecnica che consente di ricostruire la temperatura del magma e il suo contenuto in acqua" - prosegue il ricercatore - "lo studio ha stimato l'andamento di questi due parametri nel corso della storia eruttiva dei Campi Flegrei. Sulla base di questi dati è stato proposto un modello termomeccanico relativo all'evoluzione del serbatoio magmatico negli ultimi 15.000 anni. Il modello assume che il sistema magmatico flegreo attraversi una serie di processi: arrivo di nuovo magma; cristallizzazione del magma nel serbatoio ed essoluzione di gas; raffreddamento del magma; lento assestamento viscoso e infine eruzione. Questo approccio può consentire di studiare anche altri sistemi calderici ".

Secondo i ricercatori, il susseguirsi di questi processi consente il passaggio del sistema magmatico da una condizione in cui genera numerose eruzioni di taglia medio-piccola a una condizione in cui le eruzioni diminuiscono notevolmente ed è favorito il progressivo accumulo di magmi silicei in una camera magmatica localizzata nella crosta superiore che può gradualmente ingrandirsi. Lo stadio successivo è quello in cui si potrebbe generare un evento eruttivo molto più grande, in grado di formare una caldera.

"L'analisi", continua l'esperto INGV, "è concentrata dunque sull'ultima parte di storia del vulcanismo flegreo e consente di avanzare un'interpretazione secondo cui dalle epoche con alta frequenza eruttiva si sta lentamente passando a quelle con più lungo stazionamento e accumulo dei magmi nella crosta superiore che in passato hanno preceduto la formazione di una camera magmatica persistente. In questo quadro, i magmi che hanno alimentato l'ultima eruzione dei Campi Flegrei avvenuta nel 1538, risultano composizionalmente e reologicamente simili a quel tipo di magma che in passato ha alimentato le fasi iniziali delle grandi eruzioni calderiche.

Un'eruzione di questo tipo è comunque oggi molto improbabile poiché non ci sono evidenze sperimentali che sia in corso la formazione di una tale camera.

In un futuro remoto che oggi non sappiamo quantificare, il continuo evolversi di questo processo potrebbe quindi rendere possibile una nuova eruzione calderica", conclude il ricercatore.

È necessario ricordare che altri recenti studi, realizzati da altri ricercatori dell'Istituto, propongono diversi modelli e interpretazioni dell'evoluzione del sistema magmatico dei Campi Flegrei.

In particolare, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile ottenere una interpretazione certa e univoca dei processi attualmente in atto nel sottosuolo dei Campi Flegrei.

L'INGV è, tuttavia, quotidianamente impegnato nel raggiungere questo fondamentale obiettivo scientifico e sociale.

La ricerca pubblicata ha una valenza essenzialmente scientifica, priva al momento di immediate implicazioni in merito agli aspetti di protezione civile. Si ricorda che dal dicembre 2012 il Dipartimento della Protezione Civile ha elevato da verde a giallo ("Attenzione") il livello di allerta dei Campi Flegrei. 

Dati positivi e negativi quelli emersi dalla rilevazione relativa al 2017 dei centri antiviolenza della rete D.i.Re, presentata stamattina in una conferenza stampa nella sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama.

La violenza esiste e persiste, e questo è senza dubbio un dato negativo. L’elemento sicuramente positivo riguarda invece l’aumento delle donne che scelgono di denunciare recandosi nei centri antiviolenza: 20.137 le donne accolte solo nel 2017.

Secondo quanto si legge dai dati, Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna sono le regioni con la densità più alta dei centri anti violenza, mentre Basilicata e Marche sono dotate di un solo centro. "Le azioni dei centri- spiega Lella Palladino, presidente di D.i.Re, Donne in rete contro la violenza- sono mirate a offrire accoglienza, ospitalità, ascolto e protezione, sostegno legale, psicologico e alla genitorialità”.

Le donne che si recano nei centri, secondo i dati sono per il 68% italiane, e solo per il 26% straniere, con un’età compresa tra i 30 e i 49 anni. Il maltrattante è quasi sempre il partner (56,1%), o l’ex partner 19,6%, il cui profilo si configura come un uomo nel 65% dei casi di origine italiana, e nel 23% di origine straniera, con un’età compresa nel 18,1% dei casi, tra i 40 e i 49 anni. Occorre però tenere presente che i dati sono stati ricavati sulla base delle informazioni raccolte all’interno dei centri di accoglienza, e che dunque i dati relativi alle donne che non cercano assistenza, sono esclusi.

Il lavoro dei centri è in gran parte portato avanti dai volontari, ben il 50% di questi può contare un numero di attiviste che va da 3 a 20, a seconda dei casi. Nonostante il duro lavoro dei volontari, esiste però una problematica relativa ai finanziamenti, che ostacola i lavori dei centri: la maggior parte dei fondi pubblici arriva dai comuni (25%) e dalle regioni (27,28%) il dipartimento per le pari opportunità, secondo i dati, contribuisce con solo il 13%. Il dato più allarmante è però quello relativo ai finanziamenti dell'Unione Europea, che da diversi anni, secondo quanto afferma la referente ricerca e rilevazione dati D.I.Re, Paola Sdao, si attesta sempre intorno allo 0%.  

"Lo scorso anno le donne che hanno perso la vita erano 93- ha detto l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, presente all’evento quest’anno sono 70. Molte violenze non vengono denunciate, molte donne hanno timore di non essere credute. La nostra parola vale meno di quella del molestatore, dello stupratore, quello che anche nell’autobus allunga la mano, o del collega molesto che fa battute volgari e ti mette in imbarazzo. E quando lo fai notare ti viene risposto ‘Ma fatti una risata’. Per non parlare delle donne che subiscono ricatto sessuale e molestie nei luoghi di lavoro”.

La Boldrini si è inoltre dichiarata molto preoccupata in merito al ddl Pillon: "Ho detto al governo ‘fermatevi’, ma non perché sono io a chiederlo, ma perché migliaia di donne e di uomini consapevoli si sono opposti scendendo in piazza. I bambini non sono pacchi postali, quando c’è violenza non può esserci mediazione, lo dice la convenzione di Istanbul. L’alienazione parentale non ha nessun fondamento scientifico, ed è un’idea che va solo contro le donne. Dobbiamo unire le forze e superare i distinguo, perché l’obbiettivo da raggiungere è troppo importante. Non è mai accaduto dal 1946 a oggi un attacco così brutale ai diritti civili e ai diritti le donne. E’ tempo di una mobilitazione generale e di una nuova rivoluzione femminista“.

 

 

Dal 22 novembre è in libreria la prima guida di viaggio al femminile: “La guida delle libere viaggiatrici”, edito da Altreconomia. Viaggi originali, avventurosi, sentimentali, esperienziali, gustosi e - non meno importante - sicuri, responsabili, socialmente utili ed ecologici, in Italia e nel mondo. Iaia Pedemonte e Manuela Bolchini, pioniere del turismo responsabile, disegnano e raccontano decine di itinerari e destinazioni, dall’India al Madagascar, dalla Terra del Fuoco alla Sicilia, da Berlino all’Himalaya. 50 schede, centinaia di indirizzi, link e spunti per partire.

In queste pagine si incontrano centinaia di donne, viaggiatrici esperte, imprenditrici locali, cooperanti, rappresentanti di comunità ospitali di ogni parte del mondo e lo straordinario “capitale umano” femminile del turismo responsabile, tra le quali ci sopno guide d’arte e di natura, manager di tour operator innovativi, alpiniste sull'Himalaya o sull'Atlante, maestre di danze o di foraging, artiste e artigiane, registe e cuoche. Tutte protagoniste di “filiere virtuose”, che valorizzano la cultura e le tradizioni locali. 

Un libro che permette di sognare decine di “avventure” reali e intellettuali, cammini nella natura, percorsi alla ricerca del cambiamento interiore, sfiziosi soggiorni enogastronomici, raffinati itinerari culturali, esperienze sociali con le contadine e le artigiane nel Sud del mondo, workshopper riappropriarsi del saper fare, imprese sportive per tutti e shopping intelligente. In sintesi, un viaggio per ogni piacere o sapere, lontano dai luoghi comuni, che lasci un ricordo vero e differente: per riportare a casa non un souvenir ma emozioni autentiche. 

Iaia Pedemonte descrive così, nella riflessione che precede le schede di viaggio, il viaggio al femminile:  “Un posto incantevole, un’emozione da riportare a casa, un buon numero di curiosità da scoprire, tante persone da incontrare (possibilmente persone che ti raccontano qualche storia sul luogo incantevole), la possibilità di muoversi nella natura, molti piccoli piaceri da sentire, toccare, gustare, sapere di aver fatto anche qualcosa di utile, con un po’ di ironia e un po’ di impegno. Qui sta la trama che lega le nostre pagine: queste sono le qualità “al femminile” di un viaggio”. 

Che cosa contiene la nostra “valigia”? La natura più struggente: le notti vicino al cielo in accampamento nel Parco del Serengeti, l'ospitalità in famiglia sulle montagne immacolate del Ladakh. Le esperienze più autentiche: imparare la tecnica del batik in Senegal, preparare un formaggio slow in Armenia, partecipare a un master di cucina africana. La cultura con la “C” maiuscola: l'arte dei mosaici a Venezia e Ravenna, la letteratura delle “scrittrici inquiete” a Roma, il cinema al femminile a Milano.
Senza tralasciare il divertimento: lo shopping nelle grandi città, il mare della Grecia con le foche monache, il festival di danze folk in Piemonte.

Ultimi ma non meno importanti i viaggi solidali: gli esercizi di memoria in Bosnia e Serbia, il cammino nelle “terre mutate” del terremoto in Centro Italia o i progetti di commercio equo e solidale in India e in Sri Lanka. Ogni viaggio ne contiene poi mille altri. Ogni meta permette di cogliere nuovi spunti e intraprendere percorsi differenti. A Berlino, ad esempio, si può scegliere tra una ventina di itinerari che vi portano tra le start up più visionarie dell'economia circolare, ad assaggiare delizie vegane o provare capi di moda sostenibile; oppure all'officina di biciclette gestita dai profughi per girare la città in modo green; senza trascurare, la sera, gli indirizzi più cool della città notturna e gay friendly.

In Rwanda tour operator, associazioni e guide offrono possibilità diverse: le Organizzazioni non governative accolgono i viaggiatori facilitando l'incontro con la comunità e le tradizioni locali; poi c'è la cooperativa che organizza una giornata sul caffè equo solidale, con visita alla piantagione e degustazione; o le guide naturalistiche che vi portano a spasso per la foresta pluviale seguendo le orme degli animali selvatici, gorilla inclusi. 

Tra un viaggio e l'altro troviamo i contributi di apprezzate giornaliste, blogger, scrittrici, organizzatrici di viaggi, guidee soprattutto grandi viaggiatrici. Simona Sacrifizi, travel writer di turismo culturale, ci porta lungo il Mississippi; Elena Dak, antropologa e scrittrice, ci conduce lungo i percorsi nomadi del Tchad; Isa Grassano, giornalista, ci fa da “guida emozionale” nei suoi luoghi del cuore; Chiara Carolei, blogger, spiega come “condividere” un viaggio; Gaia Rayneri, scrittrice, ci fa scoprire una magica Sardegna; Maurizio Davolio, presidente di Associazione Italiana Turismo Responsabile presenta un modo diverso di viaggiare: sono una ventina le organizzazioni italiane di turismo fair e intelligente che compaiono nel libro.

Non manca un capitolo dedicato alle risorse e agli strumenti per viaggiare tranquille, dalle App più sofisticate alle comunità globali di donne.  Con una colta e raffinata prefazione della geografa Luisa Rossi, che spiega le differenze “storiche” tra viaggiatrici e viaggiatori. Ecco un breve estratto. 

“Mi soffermerei su due aspetti. Il primo, di carattere materiale: mentre il viaggio storico maschile è stato caratterizzato da precise finalità (...), le donne si sono quasi sempre ritagliate uno spazio come viaggiatrici indipendenti, capaci di partire da sole per regioni più o meno lontane e pericolose, prive del sostegno economico di una qualunque istituzione oltre che dell’avallo sociale. (...) nessun condizionamento è riuscito a inibire il loro desiderio di viaggiare per conoscere. La seconda differenza è concettuale, e attiene alla specificità dello sguardo femminile che, senza generalizzare, scopriamo attento ai particolari, ai fatti marginali, a fronte di un approccio maschile solitamente più generalista e utilitarista”.

 

 

Il 17 novembre l'iniziativa "Parole di cuore" porterà nel Parco milanese di Rogoredo - noto alle cronache come una delle maggiori piazze europee di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti - scrittori e artisti. L'evento (patrocinato dal Municipio 4 di Milano, in collaborazione con Associazione Comunità Il Gabbiano onlus) si terrà tra le 11 e le 14.

A Rogoredo sono da tempo presenti organizzazioni del CNCA Lombardia, e in particolare la Cooperativa Lotta contro l’emarginazione col progetto WelcHome, finanziato da Regione Lombardia, i cui partner sono l’Associazione Comunità Nuova onlus, il Comune di Milano, l'Ats Milano, l'ASST Santi Paolo e Carlo, Spazio aperto Servizi, Coop. Coopwork, AxL e Cad Milano. Il progetto WelcHome collabora strettamente con gli operatori di Italia Nostra che da anni intervengono quotidianamente nel Parco con il progetto Porto di mare, nato per restituire ai cittadini un vasto territorio di 65 ettari da decenni abbandonato e negli ultimi anni conosciuto più che altro come discarica e luogo di spaccio. Il lavoro di riqualifica produrrà zone destinate ad attività di svago e sportive, restituirà il parco ai cittadini come luogo di vita.

Il CNCA Lombardia si impegna così a promuovere e tutelare il diritto alla salute anche di chi, per ragioni svariate, consuma droghe, a lottare contro ogni forma di violazione di diritti umani, civili e di cittadinanza, e ad affermare principi e relazioni di solidarietà. "La situazione che si è creata a Rogoredo allarma comprensibilmente l'opinione pubblica.  Noi abbiamo il compito di evitare che ciò inneschi semplicemente, come riflesso condizionato, risposte all'insegna della sicurezza: polizia, esercito, muri, pattugliamenti e presidi", spiega Rita Gallizzi, responsabile per l'area "Consumi e dipendenze" della cooperativa Lotta all'emarginazione e Responsabile del progetto WelcHome. 

"Lavoriamo attraverso un'unità di strada e un drop in -dove è possibile fare una doccia, ricevere beni di conforto, e confrontarsi con gli operatori- su interventi di riduzione del danno e limitazioni dei rischi intervento, come la distribuzione di materiale di profilassi (siringhe, lacci, tamponi, acqua distillata, stagnole, preservativi) ma anche l'aggancio delle persone per orientarle verso servizi specifici" continua Gallizzi. L'unità di strada del progetto WelcHome prevede 4 uscite settimanali di tre ore con tre operatori. Ogni giorno vengono contattate fino a 100 persone, ma è solo il 10% delle persone che passano dal bosco al giorno. 

"Sono persone di tutti i generi e tipi, sia italiane sia straniere. Le donne sono una minoranza. Intercettiamo anche giovanissimi -dai 15 ai 24 anni-, ma l'età media oscilla tra i 35 e i 44 anni. Le sostanze più consumate sono cocaina ed eroina, ma alcuni hanno anche problemi di alcool. Dal 2013 il numero di frequentatori del boschetto è aumentato significativamente, lo spaccio è divenuto H24 e si è abbassata l'età media. Oggi arrivano da tutto il Nord Italia" conclude Gallizzi.

"Il problema non riguarda solo gli addetti ai lavori, il problema riguarda tutti, le istituzioni ma anche i cittadini milanesi. Da tempo il CNCA Lombardia sostiene che è sempre più urgente e necessario fare alleanze, con la regia e la presenza autorevole del Comune di Milano e i suoi cittadini".

 

 

In occasione della riunione del Consiglio di amministrazione del Fondo globale per la lotta all'AIDS, alla tubercolosi e alla malaria, l'organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) chiede di apportare con urgenza modifiche a norme e pratiche previste per i Paesi in “transizione”, ovvero che si stanno progressivamente rendendo indipendenti dal sostegno del Fondo. In molti di questi Paesi infatti la transizione aumenta il rischio di esaurimento delle scorte di farmaci e pone allarmanti problemi di qualità degli stessi. Le persone che ricevono cure per la tubercolosi e l'HIV nei Paesi in fase di transizione, hanno sperimentato pericolose interruzioni del trattamento e hanno ricevuto farmaci di dubbia qualità. I Paesi si trovano inoltre a pagare prezzi molto più alti rispetto a quelli che dovrebbero.

In aggiunta, il Fondo Globale sta invitando anche Paesi a più basso reddito a pagare per i principali prodotti medicali - spesso in assenza di una valutazione rigorosa di cosa questo comporti in materia di appalti e capacità finanziarie, e in assenza di una solida pianificazione di mitigazione del rischio, necessaria per salvaguardare l'accesso delle persone ai trattamenti.

“L’attuale ritmo delle transizioni dei Paesi del Fondo Globale, accelerato dal sotto finanziamento dei donatori, sta creando una bomba a orologeria che mette a repentaglio la cura dell'HIV e della tubercolosi a causa di farmaci sconosciuti o semplicemente mancanti”, dichiara la dott.ssa Els Torreele, direttrice della Campagna per l’Accesso ai Farmaci di MSF. “Lasciare i Paesi sull’orlo di un baratro senza mitigare i rischi per le persone bisognose di cure, potrebbe mandare in fumo quasi due decenni di progressi contro due delle più letali malattie infettive al mondo”.

Negli ultimi 16 anni, l'acquisto centralizzato di prodotti per il trattamento dell'HIV e della TB da parte del Fondo Globale ha contribuito a garantire prezzi accessibili attraverso ordini consistenti che hanno attirato numerosi fornitori concorrenti. Fondamentalmente, il Fondo Globale ha anche contribuito a garantire l'accesso delle persone a trattamenti di qualità richiedendo che tutti i farmaci acquistati con il loro finanziamento fossero approvati dal Programma di pre-qualificazione dei farmaci dell'OMS o da una severa autorità di regolamentazione dei farmaci.

Il Global Drug Facility (GDF), che aiuta i Paesi a rifornirsi di farmaci per la tubercolosi, ha documentato una serie di problemi relativi alle politiche del Fondo Globale. Negli ultimi diciotto mesi, 15 paesi in Asia, Africa, Europa dell'Est e Asia centrale hanno sperimentato l'esaurimento delle scorte per la TB. Inoltre, 29 Paesi in queste regioni e in America Latina hanno acquistato farmaci per la tubercolosi di dubbia qualità e 21 Paesi hanno acquistato farmaci e test contro la tubercolosi a prezzi che superano di gran lunga quello più basso a livello globale, che dovrebbero invece pagare.

MSF ha assistito a problemi analoghi nei Paesi in cui lavora, compresa la fine delle scorte di farmaci per la tubercolosi in Armenia a causa di società farmaceutiche che non registrano i loro prodotti nel Paese; la fine delle scorte di farmaci antiretrovirali pediatrici in India a causa della mancanza di fornitori di qualità garantita; una fornitura instabile di farmaci antiretrovirali in Guinea, a causa delle aspettative di cofinanziamento del Fondo Globale che eccedono la capacità dei sistemi nazionali.

“Temiamo ci saranno ulteriori interruzioni nelle forniture di farmaci in futuro, che potrebbero portare a sospensioni del trattamento o al fallimento della terapia”, dichiara ildott. Greg Elder, coordinatore medico della Campagna per l’Accesso ai Farmaci di MSF. “Chiediamo al Fondo Globale di analizzare la complessità della situazione e trovare delle soluzioni a questi problemi, lavorando con i Paesi e altri attori, perché è in gioco la vita di tante persone. I problemi delle scorte di farmaci è un segnale allarmante del fatto che la transizione è gestita in modo troppo affrettato”.

Per evitare la mancanza di farmaci e i problemi di qualità, MSF ha chiesto al Consiglio di amministrazione del Fondo e al Segretariato di effettuare urgentemente delle valutazioni di rischio e di analisi sulla capacità effettiva dei Paesi di tener fede all’aumento  del loro cofinanziamento per l’acquisto  di farmaci nonché sullo stato dei Paesi attualmente in fase di transizione. A questi ultimi dovrebbe inoltre essere offerta maggiore flessibilità per continuare ad usufruire del GDF o di meccanismi di appalto congiunti per ottenere farmaci di qualità a prezzi accessibili.

Anche i Paesi in transizione con una crescente capacità economica hanno un ruolo fondamentale da svolgere nella gestione delle scorte mediche e sui problemi di qualità, attraverso l'adeguamento delle leggi per consentire l'accesso ai mercati globali e il rafforzamento degli standard nazionali di garanzia della qualità.

“In ultima analisi, i donatori del Fondo globale devono fornire finanziamenti adeguati in modo che i loro sforzi per combattere l'HIV e la tubercolosi non vengano vanificati, continuando a consentire l'uso di farmaci e test di qualità a prezzi accessibili per mantenere le persone vive e in salute”, conclude Torreele. “Centinaia di migliaia di persone stanno già sperimentando gli effetti delle attuali politiche e i programmi per l'HIV in molti altri Paesi affrontano rischi simili. A meno che non vengano intraprese azioni concrete per affrontarli, questi rischi si estenderanno a milioni di persone”.

 

 

Vent’anni di Teatro Reportage diventano un Festival che vedrà riunite oltre cento persone tra attori, giornalisti, collaboratori del gruppo internazionale del Teatro di Nascosto. Una miscela di popoli che, nell’arco di tre giorni, racconteranno la vita quotidiana nei territori di conflitto in Medio Oriente sostenuti da attori europei.

È quello che succederà dal 23 al 25 novembre a Volterra per il Festival Teatro di Nascosto diretto dalla regista Annet Henneman, con un programma di spettacoli, concerti, film, conferenze, realizzato con il patrocinio del Comune di Volterra, con il sostegno di Cassa di Risparmio di Volterra, in collaborazione con Tavolo per la Pace della Val di Cecina e Assopace Palestina e con il generoso contributo di artisti iracheni e olandesi.

Fondato nel 1997, il Teatro di Nascosto con il teatro reportage ha sviluppato un metodo che unisce giornalismo e teatro, un metodo che richiede agli attori un training psichico, fisico, vocale, antropologico e di ricerca giornalistica. I viaggi di lavoro, di convivenza, gli spettacoli nei diversi paesi del Medio Oriente con gli attori professionisti, hanno portato dopo anni di lavoro, alla formazione di un gruppo internazionale composto da attori, collaboratori e giornalisti che si riunisce regolarmente a Volterra, per rappresentare un lavoro unico nel suo genere e raccontare la vita di chi si ritrova in un totale isolamento.

“Voglio fare vivere al pubblico per un momento, anche per pochi minuti come vivono le persone in Palestina, Iraq, Kurdistan Egitto, Siria, durante l'occupazione, oppressione, la guerra mentre le bombe continuano a cadere; una realtà che esiste e che a noi appare molto lontana”, dichiara Annet Henneman.

Il gruppo si dedica inoltre dal 2015 anche alla piattaforma "La Radio”, uno spazio per connettersi con i territori del conflitto e che permette di ascoltare storie personali, canzoni amate e riflessioni su speranze e paure. Anche per questo il Festival vuole essere un tempo e un luogo di festa e speranza, con musica, momenti ‘più leggeri’, laboratori e interventi visivi.

Il programma

L’inaugurazione si svolgerà venerdi 23 novembre alle ore 18.00 presso la Sala Giunta del Comune di Volterra con l’Apertura Ufficiale Festosa alla quale parteciperanno Marco Buselli, sindaco di Volterra, Antonio Pasquino, ambasciatore italiano di Baghdad, Luisa Morgantini, Assopace Palestina, già Vice Presidente Parlamento Europeo,  Farazdaq Qasum, direttore Dipartimento Arte Università di Bassora, Annet Henneman, Gianni Calastri, co-fondatore del Teatro di Nascosto, gli attori e i collaboratori del gruppo internazionale del Teatro di Nascosto arrivati per questa occasione da Iraq, Palestina, Kurdistan, Ucraina, Perù e da diversi paesi europei. Una festa durante la quale si svolgeranno matrimoni che uniranno Iracheni, Curdi, Italiani, Palestinesi Olandesi, Tedeschi con i ricordi di 20 anni di teatro reportage.

Sabato 24 novembre dalle 10 alle 12, presso il Cinema Centrale, la sezione "Corto-Metraggi" presenterà alcuni video sulla vita nei territori di conflitto in Medio Oriente, alla presenza di alcuni registi provenienti dagli stessi territori e con il coinvolgimento delle Scuole Superiori di Volterra. Dalle ore 16.30 alle 20.00 presso la Piazza dei Priori, nel Parcheggio Sotterraneo La Dogana, si svolgerà la prima internazionale di "La Passerella", del Teatro Reportage diretto da Annet Henneman.

Uno spettacolo con 23 attori e musicisti del gruppo internazionale del Teatro di Nascosto, con musica dal vivo, che ha debuttato quest’anno a Bassora, in Iraq. Durante una Passerella si sentono i titoli dei radiogiornali in Kurdistan, Iraq, Palestina, Siria, mentre gli attori si avvicinano al pubblico per raccontare momenti di vita, speranza, dolore, sollievo, sogni, festa, divertimento...Il tutto ha inizio in Piazza dei Priori all'entrata del Palazzo del Comune, dove gli attori con abiti da matrimonio, posano per le foto di nozze, invitando il pubblico a seguirli, accompagnati dalla musica dal vivo, al garage sotterraneo per essere pubblico di una passerella.

Alle ore 21 la Scala Docciola, sede del Teatro di Nascosto, ospita "Somud u Ahlam - Resistenza e Sogni" monologo di teatro reportage di e con Annet Henneman e Fidaa Ataya, in lingua arabo/italiana con musica dal vivo di Rocco Bertino. Una madre racconta la vita, ma anche i sogni e la resistenza pacifica, nel suo villaggio beduino "Jabal al Baba" in Palestina, che si trova davanti ad una colonia israeliana. I check point, la paura del suo nipotino di perdere la sua casa, l'arrivo dei soldati che tolgono 12 "case container".

Segue la Jam Session dei musicisti presenti: Alex Etchart (Urugay/Inghilterra), Zaid Ayasa (Palestina), Mubin Dunen (Kurdistan turco), Rocco Bertini e altri.

Domenica 25 novembre, presso la Scala Docciola, dalle ore 10 alle 13, si svolgerà “Il salotto” articolato in vari momenti: “Donne” dedicato alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, con interventi di attrici palestinesi e curde/irachene; “Pensieri, esperienze, analisi sui territori di conflitto in Medio Oriente”, spazio aperto a giornalisti stranieri tra i quali Armanj Zada del Kurdistan iracheno, Abedo Dola dalla Palestina, Tammam Qasum di Bassora e a giornalisti italiani; incontro a cura del Tavolo per la Pace su Camp d'Arby; presentazione della campagna di sensibilizzazione per palestinesi non identificati, che vivono senza documenti e senza futuro; gli architetti di Archigraph illustrano la pianificazione con foto e disegni de ‘La Stazione di Volterra’, nuovo progetto del Teatro di Nascosto.

Alle ore 17 al Teatro Persio Flacco "Dawi ya dawi..." una storia sulla vita nel Kurdistan turco, con gli attori del Teatro Stabile di Diyarbakir in Kurdistan turco (ora chiuso, come tante altre situazioni del governo Erdogan). Segue "L'uomo piccolo piccolo" di Gaetano D'Alessandro e Sebastiano Cappiello, una commedia dove due dialetti e due culture, quella del sud e quella del nord dell'Italia, si incontrano. E ancora tanta musica con il concerto curdo dei cantanti Farqin, Azat, e Mubin Dunen, e “Il Darabuka parlante” con Zaid Ayasa ma anche “Amore e Guerra”, canto di Nicola Pineschi, Marilisa Cinotti.

In questi giorni di Festival il regista iracheno pluripremiato, Ali Kareem, girerà un documentario. Il Festival presenta vari appuntamenti con mostre e interventi artistici come il progetto "Terra" a cura degli artisti olandesi Arno Peeters e Iris Honderdos. Nell’Atrio del Comune di Volterra la mostra fotografica in bianco e nero di Andrea Berselli "Diyarbakir 1996" sul Kurdistan turco e "Punto a Croce Palestinese" mostra di vestiti, oggetti, borse, lavorati a punto a croce con i disegni e colori speciali della Palestina. Presso la Scala Docciola "20 Anni di Teatro Reportage" esposizione di fotografie e costumi a cura di Teatro di Nascosto.

È inoltre previsto un collegamento con Vito Minoia a Urbania, dove si terrà il 24 e 25 novembre, la XIX edizione del Convegno Internazionale I Teatri delle Diversità.

 

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