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Domenica, 20 Settembre 2020

Dal primo ottobre l’esecuzione del servizio informativo 060606 del Comune di Roma sarà affidata alla Cooperativa Sociale Integrata aCapo che assicura la propria volontà di mantenere i livelli occupazionali attuali e salvaguardare i lavoratori di Crotone e di Roma sinora impiegati.

I 107 lavoratori della Abramo CC di Crotone e i 31 di Roma, sottoposti a licenziamento collettivo, verranno assunti dalla Cooperativa con contratto a tempo indeterminato, riconoscimento dell’attuale monte ore e inquadramento all’interno del Contratto Nazionale della Cooperazione Sociale. Le attività continueranno ad essere svolte a Crotone e a Roma.

Si tratta di uno sforzo che la Cooperativa Sociale Integrata aCapo compie consapevole dell’impatto che la perdita di posti di lavoro, in un momento di crisi come questo, provocherebbe sulle famiglie e in particolare sul territorio di Crotone.

“Siamo convinti che questa scelta riuscirà a coniugare l’esigenza di offrire un servizio di qualità e la necessità di assicurare un futuro lavorativo alle persone che sino ad oggi hanno lavorato per lo 060606” ha dichiarato Roberta Ciancarelli presidente di aCapo.

 

La cooperazione sociale ha pagato un prezzo molto alto durante il lockdown e nei mesi che sono seguiti. Al netto di tutti gli aspetti drammatici legati a tipologie specifiche di servizi (anziani in particolare, ma anche minori, disabili) e delle speculazioni comunicative che ne sono state fatte, è emersa prepotentemente la necessità di rimodulare l’organizzazione dei servizi e trovare soluzioni nuove per garantire la continuità della cura.

I lavoratori, tutti, hanno dovuto imparare a convivere con l’inquietudine e la paura di un ritorno dei contagi, mentre gli amministratori hanno dovuto porre un’attenzione più forte alla tutela dei lavoratori stessi e al contenimento dello stress nei luoghi di lavoro. Mai come oggi, quindi, parlare di welfare aziendale significa investire nella costruzione di proposte mirate a favorire la conciliazione vita/lavoro, a sostenere la genitorialità, a garantire un aiuto economico.

Un percorso che sta molto a cuore al mondo della cooperazione sociale e che è stato al centro dei lavori dell’ultima assemblea di bilancio della cooperativa Il Margine di Torino. Un’assemblea molto partecipata, che ha riunito in presenza – ma con distanziamento da manuale - oltre 150 soci e socie della cooperativa, anche per approvare la nascita del FONDO FAMILY AUDIT/WELFARE AZIENDALE.

Il Fondo prevede la disponibilità di 100,000 euro da destinare ad azioni di welfare aziendale e potrà essere incrementato, su base volontaria, dai soci stessi. “Ci è sembrata, questa, una risposta di senso a tutto quello che abbiamo vissuto con fatica negli ultimi mesi – ha spiegato Nicoletta Fratta, presidente della cooperativa Il Margine - una restituzione a chi ha attraversato l’emergenza senza risparmiarsi”.

Grazie al FONDO FAMILY AUDIT/WELFARE AZIENDALE verranno così consolidati servizi e iniziative a favore dei soci che si nutrono di un’attenzione costante ai bisogni dei lavoratori e delle loro famiglie, in un momento decisamente particolare e pieno di incertezza. Nel concreto, questo significa dare seguito alla certificazione nazionale Family Audit che la cooperativa ha ottenuto nel 2017, attraverso una serie di politiche attive a favore dei soci lavoratori.

In particolare, ai soci viene garantito: orario flessibile e smart working; uno spazio di ascolto e consulenza psicologica per le famiglie; un servizio di baby-sitting; un Bonus Bebè; la possibilità di richiedere un piccolo prestito non soggetto ad alcun tasso di interesse, né spese accessorie di alcun genere.

“Circa l’80% dei nostri soci lavoratori sono donne – commenta ancora Nicoletta Fratta – Mi piace ricordarlo perché significa che la cooperativa, negli anni, è riuscita a lavorare in modo efficace sul tema della conciliazione vita/lavoro e ad offrire un terreno fertile dove le nostre socie possono agire fino in fondo le loro competenze. Consolidare e potenziare le nostre politiche di welfare aziendale attraverso il Fondo vuole essere un segnale importante, che ci fa sentire ancora di più il significato di essere una cooperativa sociale”.

 

Don Giusto Della Valle, l’altro prete “degli ultimi” è intervenuto questa mattina a Radio Crc Targato Italia durante la trasmissione Barba&Capelli condotta da Corrado Gabriele, e ha ricordato Don Roberto Malgesini, ucciso a Como proprio da uno degli “ultimi” a cui ha dedicato la vita.

“Roberto è morto a 51 anni, è stato un prete che ha vissuto prevalentemente a Como – ha detto Don Giusto – da 12 anni circa svolgeva un servizio di accompagnamento per chi vive situazioni di estrema difficoltà. La sua casa è stata un punto di riferimento per tanti, ma soprattutto per i disperati. Como è una città solidale, accoglie senza frontiere, ci sono tante congregazioni religiose e tante realtà nuove nate dal basso. Il problema è che si fatica ad avere un piano di politiche sociali – ha continuato – su Como ci sono tanti richiedenti asilo, alcuni di loro si trovano in situazioni di irregolarità. Queste persone vivono disagi e non c’è un pensiero politico serio adeguato”.

In collegamento anche Don Gennaro Matino che ha chiesto a Don Giusto se esista un coordinamento tra esponenti laici e cattolici sui temi sociali, quest’ultimo a tal proposito ha affermato: “è in atto una costante lotta alla marginalità, ci sono incontri frequenti, ai quali spesso partecipa anche il Comune. Le proposte vengono fatte, ma manca nell’interlocutore politico la capacità di accogliere i tanti progetti presentati. Ad esempio – ha concluso – ci sono 220 appartamenti comunali sfitti perché non sono messi a norma, basterebbe poco per utilizzarli”.

 

Rigenerare un bene confiscato in una comunità significa, per la cooperazione sociale, contribuire all’affermarsi della cultura della legalità, ma soprattutto vuol dire concorrere alla creazione di lavoro e alla produzione di ricchezza sociale ed economica per il territorio su cui i beni insistono. 

Questa mattina, in un webinar di approfondimento sul Bando dell’Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, le cooperative aderenti a Legacoopsociali hanno sottolineato l’importante passo avanti fatto con il bando, rivolto direttamente agli Enti del Terzo Settore, per accelerare i percorsi di affidamento e promuovere collaborazioni virtuose sui territori, ma hanno rimarcato la necessità di maggiori risorse a disposizione per incentivare ed accompagnare una progettazione che possa appieno essere sostenibile dal punto di vista economico e finanziario oltreché sociale e ambientale.

Sono intervenuti, insieme a Marta Battioni, presidenza nazionale Legacoopsociali con delega ai beni confiscati e alla presidente nazionale Eleonora Vanni, Maria Rosa Turchi - Funzionaria dell’Agenzia Nazionale Beni Sequestrati eConfiscati, Michela Mariconda - Area Istruttoria e Sviluppo CFI – Cooperazione Finanza Impresa, Carlo Borgomeo - Presidente Fondazione Con il Sud - che hanno offerto, oltre a informazioni sul Bando e sulle opportunità di altri strumenti di sostegno, alcuni importanti spunti di riflessione politica sulla tematica e sui possibili sviluppi. Le coop sociali già coinvolte nella gestione di beni confiscati hanno condiviso esperienze positive e le criticità.

Raccogliendo le istanze e facendo perno sulle esperienze, la presidente Vanni, a nome di Legacoopsociali, è intervenuta per “condividere e sostenere la proposta già avanzata nei giorni scorsi, e riproposta in questa occasione dal presidente della Fondazione con il Sud, di incrementare in misura considerevole le risorse del Bando recuperandole dal Fondo Unico Giustizia nel quale confluiscono peraltro somme di denaro e titoli confiscati e versati al Fondo dalla medesima Agenzia”.

Si tratterebbe di un investimento importante per lo sviluppo di beni comuni nei territori nonché delle attività dell’economia sociale, oggi più che mai un soggetto fondamentale della ripresa e dello sviluppo sostenibile di questo paese.

 

Da venerdì 9 a domenica 11 ottobre a Cervignano del Friuli torna il Festival del Coraggio con l’edizione numero 3 che avrà come ospiti Kepler-452, Marina Senesi, Pierpaolo Mittica, Franco Pugliese, Corrado Augias, Alessandra Ballerini, Domenico Barrilà, Rita Marcotulli. Incontri, presentazioni e spettacoli teatrali, sia in presenza sia attraverso un programma parallelo in diretta streaming, animeranno il Teatro Pasolini, la Casa della Musica, la Biblioteca civica “Giuseppe Zigaina” e Piazza Indipendenza, con un programma ridotto nel numero di appuntamenti, ma articolato nei contenuti e nelle storie. Tra le tante collaborazioni quella con la Cooperativa sociale Itaca per un evento che l’11 ottobre alle 11 al Teatro Pasolini vedrà dialogare assieme l’avvocata civilista Alessandra Ballerini (legale della famiglia di Giulio Regeni) e la giornalista Marina Lalović sui temi dei diritti umani, immigrazione, giustizia, difesa delle donne dalla violenza e dai soprusi.

Il Festival del Coraggio nasce da un’idea e con il sostegno dell’assessorato alla Cultura del Comune di Cervignano del Friuli che ha affidato all’associazione culturale Bottega Errante la direzione artistica e l’organizzazione. Il Festival del Coraggio è realizzato con il sostegno della Fondazione Friuli e dell’associazione culturale Teatro Pasolini, con il supporto del mainsponsor Bluenergy e con il supporto della Cooperativa sociale Itaca, della Società di Mutuo Soccorso Cesare Pozzo, Coop Alleanza 3.0, Friulair, Marmivrech, Chichibio, Legacoop Fvg.

“Siamo felici di annunciare che la 3^ edizione del Festival del Coraggio si farà – ha dichiarato nei giorni scorsi Alessia Zambon, assessora alla Cultura, Pari Opportunità, Politiche Giovanili -. Ci sembra bello e importante ripartire da qui, con coraggio. Sarà un festival di conferme, in cui ritrovare la qualità, lo spirito e il clima delle prime due edizioni. Sarà un festival di diversità, che dovrà fare i conti con la contemporaneità che stiamo attraversando e che da questa contemporaneità trarrà le basi per innovarsi e adattarsi”.

Il programma si può scaricare su questo link.

Dal nord al sud dell'Italia, gli eventi atmosferici disastrosi ci pongono ormai di frequente di fronte all'impatto pesante del clima che cambia, palesando le vulnerabilità di molte aree del Paese. «Entro fine secolo, senza politiche mirate di sviluppo sostenibile, si avrà un aumento della temperatura fino a 2 gradi in più nei prossimi 30 anni (rispetto al periodo 1981-2010) e, nello scenario peggiore, un innalzamento che può arrivare fino a più 5 gradi entro fine secolo». Questo quanto si legge nel recente rapporto "Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia" della Fondazione Cmcc, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.

L'Italia insomma è destinata ad essere sempre più calda. «Tutto il Mediterraneo per la sua geografia e la sua variabilità climatica, è considerata una zona critica, sulla quale il global warming potrebbe avere un impatto più forte che altrove. È necessario prepararsi a tale eventualità non più così remota e lavorare per accrescere la resilienza dei territori» - spiegano i ricercatori della Fondazione Cmcc.

Ma qual è la capacità oggi di resilienza delle nostre città e dei nostri territori? Quanto è importante il ruolo delle Regioni e degli enti locali? Quali politiche e azioni mettere in campo e come coinvolgere i diversi attori per adattare ai cambiamenti climatici le nostre città e i territori?

Proprio a supporto di Regioni, aree metropolitane ed enti locali ─ con l'obiettivo di accompagnarli nello sviluppo di metodologie, strumenti e misure di adattamento ─, è stato avviato Master Adapt (Main Streaming Experiences at Regional and local level for Adaptation to climate change), progetto europeo con capofila la Regione Sardegna finanziato dal programma LIFE e realizzato anche grazie al contributo di Fondazione Cariplo.

Da poco conclusosi, confermando il suo alto livello di replicabilità, offre oggi a patrimonio delle amministrazioni dell'intero Paese strumenti concreti messi a punto nel corso del progetto, tra cui le "Linee guida per le strategie regionali di adattamento ai cambiamenti climatici" riconosciute buona pratica dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e proposte al Ministero dell'Ambiente: potranno ora essere utilizzati da altri territori per definire le proprie strategie di adattamento al climate change.

I territori coinvolti e gli obiettivi strategici di Life Master Adapt per renderli capaci di adattamento

Quattro le aree pilota protagoniste di Life Master Adapt, con il coinvolgimento complessivo di 53 Comuni: la Città metropolitana di Venezia, un'aggregazione di otto Comuni a Nord di Milano (asta fluviale del Seveso), la Città metropolitana di Cagliari e la Rete Metropolitana del Nord Sardegna (Alghero, Porto Torres e Sassari), infine l'Unione dei Comuni del Nord Salento. Territori differenti per dimensione, caratteristiche climatiche, geologiche e composizione morfologica, ma pure per sviluppo urbano e vocazioni socioeconomiche, forma e status giuridico. A portare il proprio contributo e supporto tecnico qualificati partner: Coordinamento Agende21 locali italiane, ISPRA-Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale, FLA-Fondazione Lombardia per l'ambiente, Ambiente Italia, Università Iuav di Venezia e Università degli studi di Sassari.

 L'obiettivo complessivo del progetto è stato quello di condurre le aree pilota a un miglioramento globale del loro sistema di governance e all'integrazione dell'adattamento ai cambiamenti del clima negli strumenti "ordinari" di pianificazione e programmazione esistenti. Nello specifico, alcuni dei Comuni coinvolti hanno sottoscritto il Patto dei Sindaci per realizzare il PAESC, il Piano d'azione sostenibile per l'energia e il clima a cui sollecita l'Europa, numerosi altri sono stati accompagnati nella predisposizione dei Piani di adattamento locali, infine nel caso della Regione Sardegna si è giunti all'adozione di una Strategia regionale di adattamento.

 Verso l'adattamento al climate change, a partire dall'analisi delle vulnerabilità e dei rischi

Tutti gli attori hanno lavorato insieme per quasi quattro anni, definendo un percorso verso l'adattamento. In una prima fase si sono analizzate le vulnerabilità e si sono misurati tipologia e livello di rischi legati ai cambiamenti del clima (esondazioni e allagamenti urbani, siccità, ondate e isole di calore, incendi,...), ma anche si sono valutate le capacità di reazione dei territori: in termini di attenzione delle politiche pubbliche, presenza di popolazione fragile (ad esempio anziani e bambini), risorse economiche da investire, oltre che, naturalmente, di configurazione geomorfologica. In tema di climate change, si tratta di uno dei primi esempi in Italia di valutazioni quantitative che combinano i diversi fattori di "sensibilità" dei territori a essere influenzati da eventi atmosferici straordinari con quelli di capacità adattiva. Ora, grazie al progetto, tali valutazioni sono definite in procedure standardizzate.

A partire dall'analisi dei maggiori fronti di rischio emersi per i prossimi decenni, gli enti locali hanno definito i propri obiettivi di adattamento e messo in campo oltre 330 azioni locali concrete finalizzate a raggiungerli: dall'utilizzo di nuove tecnologie per migliorare il monitoraggio climatico a soluzioni ecosistemiche (cioè basate sulla natura, come l'introduzione di nuovo verde per mitigare ondate di calore e alluvioni meteoriche), dal risparmio idrico e riutilizzo delle acque per diminuire i rischi siccità alla riduzione degli impatti ambientali delle attività agricole, fino ad azioni di permeabilità del suolo per favorirne il drenaggio...

 Percorsi partecipativi per coinvolgere tutti gli attori locali, con lo sguardo ai Goals di Agenda 2030

Per garantire il più efficace coinvolgimento dei principali attori locali strategici ─ amministrazioni, associazioni di categoria, associazioni ambientaliste e società civile mondo accademico,... ─ ciascuna area pilota ha attivato un percorso partecipativo concretizzatosi in momenti di formazione per addetti ai lavori e amministratori locali, workshop e incontri pubblici di sensibilizzazione sul tema dell'adattamento al cambiamento climatico e sulla necessità di essere capaci, appunto, di adattamento e di gestione dei rischi. Il tutto collocato in un contesto di coerenza con le azioni di mitigazione dei cambiamenti climatici e insieme una visione di sviluppo sostenibile, alla luce degli obiettivi internazionali di sostenibilità fissati dall'Agenda 2030 dell'Onu.

 

 

 

L'edizione 2020 di Think4Food si arricchisce di un nuovo appuntamento: Hack4Food - To Feed The Future, in programma il 9 e 10 ottobre 2020. Si tratta di un hackathon digitale, una vera e propria maratona d'innovazione on line aperta a startup, giovani professionisti, ricercatori e studenti universitari che hanno idee innovative per la ripartenza e per lo sviluppo sostenibile della filiera cooperativa agroalimentare.

Sono tre le sfide con cui si dovranno misurare i partecipanti: garantire efficienza, trasparenza e tracciabilità delle filiere agroalimentari per cibi sicuri e di qualità; prevenire gli sprechi nella filiera agroalimentare; gestire le eccedenze alimentari a beneficio delle fasce più fragili della popolazione. Al team vincitore sarà assegnato un contributo di 5.000 euro per lo sviluppo della propria idea. Le iscrizioni sono aperte fino alle 24 del 4 ottobre a questo link: https://hack4foodtofeedthefuture.eventbrite.com

La maratona d'innovazione si aggiunge alla tradizionale call for ideas di Think4Food, che mette in connessione le imprese cooperative del comparto agroalimentare con talenti under 40, premiando le migliori proposte per ciascuna delle seguenti categorie: Start Up e giovani professionisti (5.000 euro), Ricercatori (3.500 euro), Studenti (1.500 euro).

Per candidarsi alla call for ideas di Think4Food è necessario compilare il modulo sulla piattaforma www.think4food.org. Le iscrizioni sono aperte fino al 30 settembre 2020

"Con questa nuova edizione di Think4Food vogliamo rafforzare la cooperazione tra le imprese e i giovani talenti attraverso processi di open innovation che facilitino il raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda Onu 2030 - commenta Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna - Think4Food è uno strumento che mettiamo a disposizione di tutta la filiera cooperativa agroalimentare per affrontare i cambiamenti causati dal coronavirus e, allo stesso tempo, per sostenere le giovani generazioni che con le proprie idee possono dare un contributo determinante per la ripartenza e per lo sviluppo sostenibile in un settore strategico come quello agroalimentare".

Hack4Food | To Feed the Future è stato l'unico progetto ad essere selezionato dalla open call sulla ripartenza del settore agrifood nel periodo del lockdown lanciata da Smart Agri Hubs, il network costituito da 164 Digital Innovation Hub e Competence Center con l'obiettivo di accelerare la digitalizzazione dei sistemi agricoli in Europa.

L'hackathon digitale è organizzato da Innovacoop, la società di Legacoop Emilia-Romagna dedicata allo sviluppo e all'innovazione delle imprese del territorio, Future Food Institute, centro di eccellenza italiano per la food innovation con sedi a Bologna, San Francisco, Tokyo e Shanghai e Bi-Rex Competence Center, uno degli 8 centri di competenza nazionali istituiti dal Ministero dello Sviluppo Economico nel piano governativo Industria 4.0, con il supporto di Legacoop Bologna, Clust-ER Agrifood e con il contributo della Camera di Commercio di Bologna.

La morte di Willy Monteiro Duarte, il giovane di origini capoverdiane ucciso a Colleferro, ha scavalcato l'oceano e raggiunto i leader del movimento Black Lives Matter statunitense suscitando parole di condanna e appelli al coraggio.

 "Da quando ha saputo dell'omicidio di Willy non faccio che domandarmi quale possa essere stato il suo ultimo pensiero. Esprimiamo la nostra vicinanza alla famiglia Monteiro Duarte e a chi è stato colpito dall'odio razziale e dalla violenza. Non dobbiamo restare in silenzio": a parlare in un video è Alexandria Maloney, fondatrice e presidente The World is Watching (Twiw), organizzazione con sede a Washington che sostiene il Blm statunitense.

A ottenere il filmato, l'organizzazione Neri italiani black italians (Nibi), che si batte per i diritti dei "nuovi italiani" e che ha indetto per venerdì a Roma, in piazza San Giovanni alle 18, una preghiera per ricordare Willy: "Noi sosteniamo Nibi - ha continuato Maloney - e la sua battaglia in Italia per la giustizia sociale, la parita' dei diritti e la tutela delle vite dei neri, perciò invitiamo tutti a partecipare alla fiaccolata per Willy che hanno organizzato a Roma venerdì 18 settembre. Facciamo sentire la voce per i nostri diritti".

All'Agenzia Dire Maloney, esperta di inclusione sociale con otto anni di esperienza e diversi riconoscimenti alle spalle, ha spiegato: "The World is Watching è composta da 2.000 membri tra organizzazioni, attivisti e comuni cittadini che a giugno, al culmine delle proteste per George Floyd negli Stati Uniti, hanno deciso di unirsi per sostenere il Black lives matter a livello internazionale. Ci battiamo per ottenere cambiamenti in politica, all'interno delle nostre società e per la tutela dell'ambiente".

A ispirare The World is Watching, secondo la sua presidente, c'è "la dinamica che negli anni '60 porto' a tanti progressi nei diritti civili". Un impegno oggi portato avanti anche attraverso la 'Campaign zero' che ha già ottenuto "migliaia di firme".

Oltre a monitorare e mettere in contatto gli esponenti del (e con il) Black Lives Matter globale, questi attivisti puntano a "ottenere dai governi un comune appello affinche' negli Stati Uniti cessino le brutalita' della polizia e il razzismo sistemico". I cortei che dalla morte di Floyd continuano a susseguirsi negli Stati Uniti "hanno prodotto cambiamenti importanti ma c'e' ancora tanta reticenza" osserva le presidente di Twiw, convinta che "le presidenziali di novembre potrebbero essere un punto di svolta positivo. Joe Biden si e' dimostrato sensibile alla necessita' di fare delle riforme. Al contrario, il presidente Donald Trump ha ignorato completamente nei suoi discorsi le istanze degli afroamericani".

Sempre alla Dire il presidente di Nibi Paolo Barros ha dichiarato: "Quello che e' successo a Colleferro, per mano dei nostri giovani e tra le nostre strade, e' un fatto gravissimo che impone una riflessione. Qualcuno ha soffiato sul fuoco dell'intolleranza per questo dobbiamo unire le forze per il bene comune, per questo abbiamo contattato la rete del Black Lives Matter: confidiamo nella giustizia italiana, ma odio e violenza non devono piu' avvenire in nessuna parte del mondo".

(Fonte: agenzia Dire)

Udine, lettera aperta alle istituzioni sulle condizioni di 30 richiedenti asilo. Alcune organizzazioni “esprimono forte preoccupazione per il trattamento a cui sono stati sottoposti una trentina di richiedenti asilo giunti a Udine, i quali sono stati costretti per circa una settimana a bordo di un pullman, ai fini della quarantena per la prevenzione COVID-19, dormendo e mangiando sui sedili, senza avere a disposizione servizi igienici per lavarsi e sotto il costante controllo delle forze dell’ordine che impedivano loro di allontanarsi dal pullman”.

A dirlo sono Action Aid, ASGI, INTERSOS, Rete DASI, ANPI Friuli Venezia Giulia, Arci di Cordenons, Associazione femminile la Tela, Udine Associazione Immigrati di Pordenone, Circolo di Udine di Libertà e Giustizia, CNCA Friuli Venezia Giulia, Gruppo Immigrazione Salute Friuli Venezia Giulia, Gruppo Solidale "Il cielo è di tutti" di Gemona, Le Donne in Nero di Udine, Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia, Legambiente Friuli Venezia Giulia, Linea d'ombra, ODV Oikos Onlus, Ospiti in Arrivo, Udine Rete Solidale Pordenone Time For Africa che hanno scritto al sindaco, alle istituzioni e al ministro dell'Interno Lamorgese.

“Tali condizioni – affermano i firmatari - risultano lesive della dignità umana e non rispettano gli standard minimi di accoglienza, che la nostra Costituzione e il diritto internazionale, comunitario e italiano impongono di garantire a tutti i richiedenti asilo presenti sul territorio italiano, potendosi configurare come trattamento inumano e degradante vietato dall’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Come dichiarato in diverse occasioni dal Prefetto di Udine, tale soluzione d’emergenza è stata adottata a causa dell’impossibilità di reperire posti in centri d’accoglienza ove i richiedenti asilo potessero effettuare il periodo di quarantena, in un contesto di forte aumento degli arrivi di migranti dalla Slovenia. Riteniamo fondamentale che venga predisposto al più presto un sufficiente numero di posti in strutture d’accoglienza, ove tutti i richiedenti asilo in arrivo nella Provincia di Udine possano effettuare la quarantena e l’isolamento fiduciario in condizioni conformi alla normativa vigente e alle indicazioni del Ministero dell’Interno e delle autorità sanitarie 1 , evitando altresì la concentrazione di numeri elevati di persone in una stessa struttura”.

Qualora permanessero difficoltà nel reperire la disponibilità di posti in strutture d’accoglienza, “auspichiamo che il Capo del Dipartimento della protezione civile voglia proporre al Prefetto di Udine di procedere alla requisizione in uso di una struttura alberghiera o di altro immobile idoneo per ospitarvi persone in quarantena o isolamento fiduciario, ai sensi dell’art. 6, co. 7 del decreto-legge n. 18/2020 convertito con legge n. 27/2020 (c.d. “decreto Cura Italia”), e che il Prefetto di Udine, sentito il Dipartimento di prevenzione dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, voglia al più presto procedere in tal senso. Come è noto, infatti, l’art. 6, co. 7 del d.l. 18/2020 attribuisce poteri straordinari ai Prefetti affinché sia assicurata la possibilità di ospitare persone in quarantena o isolamento fiduciario qualora esse non possano trascorrere tale periodo presso il proprio domicilio, stabilendo che: ‘Nei casi in cui occorra disporre temporaneamente di beni immobili per far fronte ad improrogabili esigenze connesse con l’emergenza di cui al comma 1, il Prefetto, su proposta del Dipartimento della protezione civile e sentito il Dipartimento di prevenzione territorialmente competente, può disporre, con proprio decreto, la requisizione in uso di strutture alberghiere, ovvero di altri immobili aventi analoghe caratteristiche di idoneità, per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare, laddove tali misure non possano essere attuate presso il domicilio della persona’ “.

Nella lettera si evidenzia inoltre come durante il periodo di quarantena o isolamento fiduciario, pur nei limiti imposti da tale condizione, “debba essere garantito il rispetto delle norme previste dal d.lgs. 142/2015, incluso l’accesso all’informativa in materia di protezione internazionale e all’orientamento legale, come peraltro avviene ad esempio nella vicina città di Trieste all’interno delle strutture per la quarantena e l’isolamento fiduciario dei cittadini stranieri che giungono in Italia dalla rotta balcanica.

Si vedano in particolare le “Indicazioni operative ad interim per la gestione di strutture con persone ad elevata fragilità e marginalità sociosanitaria nel quadro dell’epidemia di COVID 19” redatte dall’INMP su mandato del Ministero della Salute.

“Si auspica, infine, che le autorità competenti non intendano ricorrere alla soluzione di ospitare su unità navali, per il periodo della quarantena, i migranti che giungono in Friuli Venezia-Giulia in modo autonomo attraverso le frontiere terrestri, come indicato nell’Avviso pubblicato il 10 settembre dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tale soluzione, infatti, sarebbe a nostro avviso discriminatoria e lesiva dei diritti delle persone interessate, oltre che più costosa e meno efficiente dal punto di vista della predisposizione delle misure di prevenzione sanitaria. Inoltre, non risulta esservi alcuna necessità di ricorrere alle c.d. “navi quarantena”, posto che sul territorio della Regione Friuli Venezia Giulia vi è un sufficiente numero di strutture che potrebbero essere utilizzate a tale scopo, come peraltro rappresentato da alcuni dei Prefetti del Friuli Venezia-Giulia al Ministro dell’Interno nel corso della sua recente visita a Trieste”, aggiungono i firmatari.

“Certi di trovare attenzione rispetto alla necessità di garantire il pieno rispetto della normativa vigente e della dignità della persona nell’adozione delle misure di prevenzione del contagio da COVID-19 nei confronti dei richiedenti asilo accolti a Udine, restiamo a disposizione per un incontro con le autorità competenti e auspichiamo un pronto riscontro alla presente vista l’urgenza della situazione”, conclude la lettera.

 

In vista della ripresa delle attività dopo la pausa estiva il presidente di Legacoop March Gianfranco Alleruzzo ha scritto una lettera ai cooperatori e tutti i professionisti impegnati nei vari ambiti della cooperazione.

“In questo periodo – scrive Alleruzzo - si sta progressivamente tornando al lavoro facendo grande attenzione ai rischi legati alla diffusione del contagio da Covid-19. Un impegno che sta trasformando la quotidianità, rendendola non solo più complessa, ma anche molto più faticosa. Bene, anche in questo caso Voi cooperatrici e cooperatori sappiate che fate la differenza”

“Qualsiasi sia il lavoro che state svolgendo – prosegue nella missiva - che siate operai o agricoltori, educatori o infermieri, guide turistiche o autisti, soci volontari o dirigenti: Voi fate la differenza. Perché le responsabilità delle vostre mansioni sono alleggerite dalla concretezza dell’essere cooperatori e cooperatrici, che vi permette di affrontare la crisi del covid-19 sapendo che non esiste nessuna distanza sociale da rispettare, ma solo la necessaria attenzione alle norme che riducono i rischi conseguenti alla vicinanza fisica. Sembra una piccola cosa, ma in realtà trasforma radicalmente il modo con il quale si affronta la crisi da Covid-19”.

“Cooperare significa essere consapevoli di essere parte di un grande progetto sociale e collettivo che non si esaurisce con la vostra cooperativa, ma abbraccia la comunità dei cooperatori e delle cooperatrici. Siete vicini socialmente l’uno all’altro e per questo Voi siete in grado di fare la differenza, anche in questo difficile momento. Legacoop Marche augura ad ognuno di Voi sentirsi parte del progetto cooperativo che state vivendo, consapevoli che in ogni momento potete sempre contate su questo grande movimento”, conclude il presidente di Legacoop Marche.

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