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Domenica, 21 Ottobre 2018

Nuove barriere di cemento armato e una rete di oltre 3 metri. È ciò che oggi si vede passando per il presidio di Piazzale Maslax dove ci sono i rifugiati di Baobab Experience.  A denunciarlo sono gli stessi volontari sulla pagina facebook: “ci stanno chiudendo in gabbia, qualcosa a metà tra un campo di concentramento e una nuova frontiera. Ci stanno impedendo così di entrare con le auto, di portare agevolmente acqua e pasti, di effettuare assistenza sanitaria lontano dalla strada, di far entrare mezzi di soccorso, se necessario”.

I volontari affermano di non aver avuto comunicazioni ufficiali: “i nostri unici interlocutori sono gli operai della ditta appaltatrice. Cosa accadrà una volta che anche l'ultimo piccolo accesso sarà sbarrato da un cancello elettrico? Saremo sotto sequestro? Saremo prigionieri? Nessuno, nemmeno Ferrovie dello Stato (proprietaria dello spazio in cui sorge il presidio umanitario informale) che non ha risposto a nessuna richiesta di confronto, anche quando domandata dalle istituzioni locali”.

Una prima ipotesi riguarda il comitato per l'ordine e la sicurezza metropolitano che si è riunito ieri. L'argomento al centro della riunione è stato “Scattare la fotografia della situazione dell'area della stazione Tiburtina sul fronte della sicurezza”.

“A quanto pare, il delegato alla sicurezza della Sindaca di Roma, Marco Cardilli – scrive Baobab - oltre a scattare questa foto immaginaria ha anche rivendicato il fatto che il Comune abbia un “info-point” per i migranti alla stazione Tiburtina, mentre aggiornava il Prefetto sulla situazione”.

E concludono: “vorremmo ricordare che abbiamo cercato in ogni modo di compiere il nostro dovere di cittadini portando sostegno a chi non aveva nulla e che comunque sarebbe arrivato qui, tra edifici abbandonati e allo sfacelo, su questo pezzo di asfalto, confine estremo e dimenticato della città. Vorremmo scriverlo a lettere cubitali su questa muraglia di cemento e acciaio: la sicurezza fatta di cancellate senza la tutela dei diritti degli ultimi non è libertà, è apartheid”.

 

Gisela Vallès è responsabile dell’équipe medica dell'ospedale di Medici Senza Frontiere (MSF) ad Abs, capitale dell’omonimo distretto nel nord dello Yemen. L'aumento degli scontri nella regione, nelle ultime settimane, sta causando nuovi sfollamenti di persone. In questa intervista Gisela spiega le sfide e gli ostacoli che la sua équipe deve affrontare per fornire assistenza agli sfollati e alle comunità locali.

In che modo il conflitto colpisce le persone nel distretto di Abs?

Il nostro ospedale ad Abs riceve feriti di guerra su base quotidiana. Tra agosto e settembre abbiamo ricevuto 362 feriti, oltre il 40% di tutti i pazienti trattati nel 2018 in questa struttura. Molti sono civili che rimangono intrappolati nel fuoco incrociato di attacchi aerei e missili. L'intensificazione degli scontri a circa 50 chilometri a nord di Abs, nell'area di Beni Hassan vicino al confine con l'Arabia Saudita, ha provocato una massiccia nuova ondata di sfollati. Dal mese di agosto, circa 20.000 persone si sono trasferite in altre parti della regione, unendosi a migliaia di altre persone fuggite dai precedenti combattimenti. È difficile rintracciarli perché non ci sono campi ufficiali per sfollati interni. Sono sparsi su un'area molto vasta. A volte gruppi di persone vivono sotto semplici teli di plastica che hanno acquistato o sono stati loro donati. Altre volte si confondono con le comunità locali. In ogni caso, vivono tutti in condizioni molto precarie.

Hanno accesso ai servizi sanitari?

La maggior parte di loro non ha accesso ai servizi sanitari perché, dopo diversi anni di conflitto, nel distretto di Abs pochi centri medici sono ancora attivi. Molti non funzionano più o sono aperti solo poche ore al giorno con un infermiere o un piccolo staff. Chi lavora nei centri di salute non riceve stipendi da più di due anni e lavora senza forniture mediche adeguate. Il sistema sanitario non può rispondere ai bisogni degli sfollati interni e, allo stesso tempo, siamo fortemente limitati nell'assistenza che possiamo offrire nei luoghi che assorbono nuovi gruppi di sfollati. Nel mese di settembre, la nostra équipe mobile è stata in grado di visitare la periferia di Abs solo sette volte, nonostante fosse pronta a viaggiare tutti i giorni. In aggiunta a ciò, nelle ultime settimane la valuta yemenita, il Ryial, ha perso molto valore, mentre l'inflazione è aumentata, facendo aumentare i costi di carburante e trasporto. Ciò rende impossibile per molte persone raggiungere l'ospedale di Abs. È quindi importante che le poche organizzazioni mediche che sostengono il Ministero della Salute sul campo ottengano più accesso per affrontare i bisogni delle comunità sfollate vulnerabili.

Quali sono le conseguenze di questa situazione?

Una delle conseguenze che più mi colpisce è vedere che molti pazienti arrivano troppo tardi in ospedale. Alcune donne incinte e bambini malati arrivano così tardi che non siamo in grado di salvarli. Al di fuori della città di Abs, praticamente nessuna donna riceve cure prenatali perché il servizio è inesistente o inefficace. Arrivano con problematiche che potrebbero essere prevenute, come l'eclampsia e la pre-eclampsia, ma che possono essere entrambe fatali per la madre. Fornendo un'assistenza prenatale adeguata e garantendo un parto sicuro, è possibile ridurre il rischio di complicazioni sia per le madri sia per i neonati.

Come lavorano le vostre équipe per cercare di arrivare in tempo?

Nelle aree in cui la sicurezza e le autorità lo consentono, abbiamo una rete di operatori sanitari nelle comunità che gestiscono un sistema di trasferimento per i casi più gravi. Attualmente ci concentriamo su un’area dove ci sono nuovi insediamenti di sfollati e in cui mancano i servizi di base. A settembre, 153 pazienti provenienti da altre parti della regione sono stati diretti all'ospedale di Abs, il 50% in più rispetto ad agosto, mentre a luglio la situazione era più stabile. La previsione è che nel prossimo futuro ci saranno molti più pazienti mentre le ostilità si intensificheranno.

La situazione può peggiorare?

Il peggioramento degli scontri sta minando la capacità delle ONG sul campo di fornire soccorso, acqua e servizi igienico-sanitari, cibo e altro ancora. L'elevata inflazione, legata alla rapida svalutazione del Ryial, le restrizioni alle importazioni e così via, stanno avendo un impatto sullo stato nutrizionale della popolazione. Continuiamo a ricevere molti casi di malattie facilmente prevenibili, come la difterite. Ciò dimostra che l'impatto della guerra sul deterioramento del sistema sanitario sta incidendo sempre di più anche sulla copertura vaccinale.

 

 

Sport e solidarietà, non basta dirlo: a Sidone, in Libano è avvenuta la consegna di uno scuolabus ai bambini del campo profughi Ein el Helweh, a 40 km. a sud di Beirut. E' stata una giornata di festa e di giochi per tutti i bambini ospitati dalla Fondazione Ghassan Kanafani, che opera all'interno del campo e si occupa anche di ragazzi con disabilità.  La consegna dello scuolabus è stata operata da Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti e CTM-Cooperazione nei Territori del Mondo, che collaborano nel promuovere progetti di cooperazione internazionale in Libano attraverso lo sport. 

I fondi sono stati raccolti nel corso delle ultime tre edizioni di Bicincittà, manifestazione su due ruote aperta a tutti, che si svolge in primavera in oltre 100 città italiane.  Hanno preso parte all'iniziativa di consegna: Vincenzo Manco, presidente Uisp nazionale; Annie Kanafani, presidente della Fondazione ed Enrico Azzone, presidente di CTM.

“Grazie ad una iniziativa di sport come Bicincittà che si svolge in Italia ci troviamo ad intervenire concretamente a favore di questi bambini che vivono in uno dei campi profughi più grandi del Libano, popolato da circa 70.000 persone – ha detto Manco – In questi anni abbiamo condiviso, e continueremo a condividere, percorsi formativi, di pratica sportiva e ludica. Attraverso lo sportpertutti si contribuisce all’affermazione dei diritti umani e della dignità di ogni persona”.

Lo scuolabus da 30 posti è stato acquistato nell'ambito del progetto "Promozione dei diritti dei minori e nuove opportunità di educazione informale nel sud del Libano", di cui l'Uisp è partner. Oggi, giovedì 18 ottobre, la missione dell'Uisp in Libano si è conclusa con un incontro con i funzionari della Cooperazione Italiana in Libano e nel pomeriggio con i responsabili di Terre des hommes in Libano per il proseguimento e il monitoraggio dei progetti in corso.  

 

Con riferimento alla delibera della Giunta Comunale di Lodi n. 114 del 17 ottobre 2018 che ha introdotto alcuni “correttivi” al regolamento in materia di accesso alle prestazioni sociali, ASGI e NAGA, che, in accordo con i coordinamenti locali, hanno promosso il giudizio avanti il Tribunale di Milano chiamato all’udienza del 6.11.2018, fanno alcune precisazioni.

Le ragioni di diritto fatte valere con il ricorso (e già esposte nei comunicati del 13.10 e del 15.10 u.s.) non trovano risposta nelle modifiche introdotte: “rimane infatti la illegittima pretesa del Comune di chiedere ai cittadini stranieri, e solo ai cittadini stranieri, documentazione aggiuntiva rispetto ai criteri di accertamento del bisogno e del reddito che sono invece previsti dal DPCM 159/13 in modo eguale per italiani e stranieri e in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”.

I punti critici

In ogni caso, se anche si volesse muovere dall’erroneo presupposto secondo il quale gli stranieri potrebbero essere onerati nel presentare documentazione ulteriore e diversa dai cittadini italiani, “la delibera resterebbe inaccettabile perché presenta lacune e illogicità”. In particolare:

“Il termine di 18 mesi di validità della certificazione è fissato in modo del tutto arbitrario e incerto, non essendo chiarito se la “possibilità” di proroga fino alla conclusione del servizio per la fruizione del quale è stato prodotto debba ritenersi come “diritto” alla proroga, né se la fine del servizio debba intendersi (ad es. per la mensa o i trasporti scolastici) la fine dell’anno scolastico o del ciclo di studio; né quale sia la fine del servizio per le altre prestazioni indicate nel regolamento (ad esempio le prestazioni per i disabili, l’assistenza domiciliare agli anziani ecc.)”.

“Altrettanto illogico appare demandare al dirigente, in caso dubbio, la valutazione della “presumibile inesistenza di patrimonio o di reddito” essendo del tutto incomprensibile da cosa il dirigente possa “presumere” tale inesistenza”.

“Infine clamorosamente illogico è che i Paesi “in stato di belligeranza” per i quali si darebbe comunque corso alla richiesta debbano essere accertati dal funzionario comunale mediante verifica presso i “Ministeri competenti”: contro ogni logica e contro ogni norma, l’accesso alle prestazioni sociali verrebbe così condizionato a una decisione del Ministero degli Esteri sull’effettivo stato di belligeranza di un Paese (valutazione sulla quale ovviamente il Ministero non ha nessun obbligo di interloquire con il Comune di Lodi e che comunque resterebbe ampiamente discrezionale, ad esempio quando si sia in presenza di un conflitto circoscritto a un’area del Paese, come accade in Nigeria o persino in Siria)”.

 “Siamo, dunque, alla totale distorsione dell’azione amministrativa, con violazione dei più elementari principi di correttezza, trasparenza e certezza del diritto”, sottolineano Asgi e Naga.

Il presunto “aggiustamento” dimostra, quindi, quanto la tesi propugnata sin dall’inizio dall’Amministrazione sia, “non solo in contrasto con la legge nazionale che regola l’accesso alle prestazioni, ma anche illogica e finisca per travisare le regole base della convivenza e della azione pubblica”. ASGI e NAGA insisteranno, pertanto, nell’azione giudiziaria “facendo valere anche in questo caso il diritto alla parità di trattamento tra italiani e stranieri che costituisce principio essenziale per la costruzione di una società più giusta, inclusiva e coesa”.

Il Comitato per la protezione dei giornalisti, Human Rights Watch, Amnesty International e Reporter senza frontiere hanno sollecitato la Turchia a chiedere al Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che sia svolta un'indagine Onu sulla possibile esecuzione extragiudiziale del noto giornalista saudita Jamal Khashoggi. 

L'indagine dovrebbe determinare il ruolo dell'Arabia Saudita nella sparizione forzata e nella probabile uccisione di Khashoggi, identificando chi ha ordinato, pianificato ed eseguito ogni azione collegata alla vicenda. 

"La Turchia dovrebbe chiedere alle Nazioni Unite di avviare un'indagine tempestiva, credibile e trasparente. Il coinvolgimento dell'Onu è la migliore garanzia contro ogni insabbiamento da parte saudita o i tentativi di altri governi di nascondere questo caso sotto il tappeto al fine di mantenere i lucrosi legami economici con Riad", ha dichiarato Robert Mahoney, vicedirettore generale del Comitato per la protezione dei giornalisti. 

Le prove raccolte dagli ispettori delle Nazioni Unite dovrebbero essere conservate per essere usate in futuri procedimenti giudiziari. Il team di ispettori dovrebbe poter accedere senza ostacoli ovunque abbia necessità di andare, intervistare potenziali testimoni o sospetti senza interferenze e formulare raccomandazioni per portare di fronte alla giustizia ogni persona contro la quale vi siano prove credibili e ammissibili in tribunale. 

Khashoggi è entrato nel consolato saudita di Istanbul il 2 ottobre e da allora non è stato più visto né sentito. L'Arabia Saudita ha negato di essere coinvolta nella sparizione, sostenendo che il giornalista aveva lasciato il consolato in breve tempo ma non ha fornito alcuna prova a conferma.  In Arabia Saudita, da quando nel giugno 2017 Mohammad bin Salman è diventato principe della corona, la repressione contro le voci dissidenti e i difensori dei diritti umani si è intensificata dando luogo a un'ondata di arresti. 

La sparizione di Khashoggi è stata preceduta da oltre un anno di arresti di giornalisti che avevano denunciato la corruzione o parlato dei diritti delle donne e di altri temi sensibili. Secondo ricerche condotte dal Comitato per la protezione dei giornalisti, diversi di loro sono detenuti in località sconosciute, senza alcuna accusa. 

Altre persone, tra cui le note attiviste per i diritti delle donne Loujain al-Hathloul, Iman al-Nafjan e Aziza al-Yousef, sono arbitrariamente detenute da mesi, a loro volta senza accusa. Rischiano, insieme ad altri detenuti, lunghe pene detentive se non addirittura la pena di morte per aver esercitato in forma pacifica i loro diritti alla libertà di espressione, di associazione e di manifestazione. 

Le autorità turche hanno annunciato di aver avviato un'indagine il giorno stesso della sparizione di Khashoggi. In tale ambito, il 15 ottobre hanno perquisito il consolato saudita di Istanbul. Alcune informazioni sono filtrate o sono state condivise con i media turchi, tra cui quella riguardante l'esistenza di registrazioni audio e video che dimostrerebbero che Khashoggi è stato ucciso all'interno del consolato. 

Lo stesso 15 ottobre il re dell'Arabia Saudita ha ordinato al procuratore generale di aprire un'inchiesta sulla sparizione di Khashoggi. Dato il possibile coinvolgimento di autorità saudite nella vicenda e la mancanza d'indipendenza della magistratura del paese, vi sono forti dubbi sull'imparzialità di un'inchiesta del genere. 

La fidanzata di Khashoggi, la cittadina turca Hatice Cengiz, ha dichiarato ai media che quando il suo futuro sposo è entrato nel consolato per chiedere il nulla osta al matrimonio le ha lasciato in consegna il suo cellulare e delle istruzioni per allertare le autorità turche se non fosse uscito entro due ore. Quella è stata l'ultima volta in cui i due si sono visti. Le autorità turche ritengono che Khashoggi sia stato ucciso, e il suo corpo sia stato smembrato, da agenti sauditi all'interno del consolato. 

"Questo dimostra ancora di più quando sia indispensabile un'indagine indipendente e imparziale che stabilisca la verità e assicuri giustizia per Jamal Khashoggi. Se davvero l'Onu è mobilitata per combattere l'impunità per i crimini contro i giornalisti, allora come minimo dev'essere pienamente coinvolta, attraverso questa indagine, in uno dei casi più sconvolgenti ed estremi degli ultimi anni", ha dichiarato Christophe Deloire, segretario generale di Reporter senza frontiere 

Vi è il precedente del 2008, quando il Pakistan chiese all'allora segretario generale Ban Ki-moon di avviare un'indagine sull'assassinio dell'ex prima ministra Benazir Bhutto. Quell'indagine rivelò il tentativo delle autorità pachistane di insabbiare la vicenda. L'indagine Onu sulla sparizione forzata e la probabile uccisione di Khashoggi dovrebbe essere immediata, imparziale e indipendente. Il segretario generale Guterres dovrebbe nominarne a capo un alto ispettore con provata esperienza nel campo delle indagini internazionali. Una volta terminata, il segretario generale dovrebbe rendere pubbliche tutte le conclusioni e le raccomandazioni dell'indagine. 

"La famiglia Khashoggi e il resto del mondo meritano di sapere la piena verità su quanto accaduto. Le spiegazioni parziali e unilaterali e un'indagine condotta da chi è sospettato di essere coinvolto nella vicenda non bastano. Solo l'Onu ha la credibilità e l'indipendenza per scoprire chi c'è dietro la sparizione forzata di Khashoggi e chiamarlo a rispondere", ha dichiarato Louis Charbonneau, direttore dell'ufficio di Human Rights Watch presso le Nazioni Unite. 

La Turchia, l'Arabia Saudita e tutti gli altri stati membri delle Nazioni Unite dovrebbero cooperare in pieno con l'indagine Onu onde assicurare che questa abbia tutto il sostegno e l'accesso necessari per scoprire cosa è accaduto a Khashoggi. Per facilitare l'indagine, l'Arabia Saudita dovrebbe rinunciare alle protezioni diplomatiche - come l'inviolabilità dei luoghi ritenuti importanti nell'indagine e l'immunità dei suoi funzionari - previste dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari del 1963. È quanto del resto ha chiesto la stessa Alta commissaria Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet. 

La Turchia dovrebbe fornire tutte le prove, comprese le registrazioni audio e video che funzionari turchi hanno ripetutamente detto ai giornalisti di avere e che confermerebbero l'avvenuta uccisione di Khashoggi all'interno del consolato.  L'appena costituito gruppo investigativo turco-saudita non potrà fare progressi dato il totale diniego da parte dell'Arabia Saudita del suo coinvolgimento nella sparizione forzata di Khashoggi. 

"Se il governo saudita non ha a che fare con la sorte di Khashoggi, ha tutto da guadagnare se sarà un'indagine indipendente delle Nazioni Unite a chiarire cosa è accaduto. Senza un'indagine del genere, vi sarà sempre una nuvola di sospetto sull'Arabia Saudita, a prescindere da cosa i suoi leader diranno a proposito della scomparsa nel nulla di Khashoggi", ha dichiarato Sherine Tadros, direttrice dell'ufficio di Amnesty International presso le Nazioni Unite a New York. 

 

Crescono anche nel nostro Paese i rischi di danni ingenti connessi ad eventi climatici straordinari. Resta, invece, scarsa la consapevolezza delle imprese italiane riguardo alla loro vulnerabilità e alla necessità di azioni specifiche di adattamento ai cambiamenti del clima, ma anche rispetto al loro possibile ruolo nel dare un contributo importante all’inversione di rotta, come evidenziato pure dal recente ICCP Special Report on Global Warming of 1.5°C.

Sono i fronti su cui ha inteso lavorare il progetto europeo “Life+ Derris”, che conta tra i partner il Coordinamento Agende 21 locali italiane, oltre al capofila Unipol Gruppo e ancora ANCI, CINEAS, Città di Torino e Unipolsai:  l’obiettivo è quello di offrire alle PMI modalità di intervento efficaci e gli strumenti necessari per prevenire e ridurre i rischi di eventi climatici estremi, in un territorio – com’è il nostro –, che vede le aziende generalmente poco preparate ad affrontarne l’impatto sul proprio business e tanto meno a prevenirlo. Si tratta del primo progetto europeo in cui pubblica amministrazione, imprese e settore assicurativo sono attive in sinergia su questi temi.

Con questa finalità, in collaborazione con Unipol e Anci, il Coordinamento Agende 21 locali italiane ha lavorato anche alla costruzione di una “community”, ovvero una rete di Comuni impegnati insieme a creare una nuova cultura di gestione del rischio e a valutare l’effettiva replicabilità del “modello Derris” sui propri rispettivi territori, dopo la sperimentazione avvenuta nella città di Torino. Dieci gli enti locali italiani coinvolti – precisamente i Comuni di Genova, Padova, Bologna, Rovereto, Udine, Varese, Molfetta, Alghero, Pescara e l'Unione dei Comuni Circondario dell'Empolese Valdelsa –, selezionati tra le candidature seguite alla call “Il Comune che protegge” considerando il livello del rischio e delle vulnerabilità della area geografica di appartenenza, il livello di “maturità” delle policy e della pianificazione della PA in tema di contrasto al climate change, nonché la presenza di distretti industriali e PMI.

A disposizione tutti gli strumenti elaborati dal progetto: dopo la fase di supporto, formazione e consulenza, anche l’utilizzo di piattaforme tecnologiche. Come il Cram tool (utilizzabile online al sito https://cram.derris.eu/), strumento semplice e immediato che consente alle aziende un’autovalutazione della vulnerabilità (ossia i pericoli ai quali l’azienda è esposta) e la creazione di un vero e proprio piano di azione aziendale per adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici.

«I Comuni che hanno aderito a Derris, firmando un protocollo d’intesa, si sono impegnati a lavorare insieme alle aziende per ridurre i rischi, minimizzare le conseguenze dei fenomeni e aumentare la sicurezza della città e dei propri cittadini» spiega Adriana Nepote, presidente del Coordinamento A21 locali, che evidenzia: «Per gli enti locali è fondamentale e strategico costruire su questo un’alleanza con le imprese, anzi tutto a livello culturale e poi naturalmente anche operativo: solo così le loro politiche e le loro azioni potranno avere impatto efficace sui territori e creare comunità “resilienti”, ossia capaci di adattarsi e di rispondere ai cambiamenti climatici».

Alcuni dati sugli effetti e i danni da cambiamenti climatici in Italia

Sono sette i principali pericoli climatici da cui possono essere colpite le imprese: alluvioni, fulmini, pioggia, grandine, frane, vento e la variazione delle temperature (che possono mettere a rischio apparecchiature oltre alla salute dei lavoratori). Le aziende esposte al solo rischio alluvione sono in Italia 1.642.165, e dati recenti ci dicono che il 90% delle PMI che in conseguenza a un evento catastrofale rimangono inattive per una settimana, fallisce entro un anno.

Solo tra il 2013 e il 2015 sono stati stimati 8 miliardi di euro di danni per eventi metereologici eccezionali. L’88% dei Comuni italiani è infatti in aree considerate ad elevato rischio idrogeologico, con quasi 7 milioni di persone che abitano o lavorano in queste zone. E ancora, dal 2010 ad oggi sono 126 i Comuni italiani dove si sono registrati impatti rilevanti con 242 fenomeni meteorologici, alcuni dei quali hanno ad esempio provocato 55 giorni di blackout elettrici complessivi, con pesanti conseguenze anche per le aziende che hanno dovuto rallentare o interrompere le attività.

A livello mondiale, come riporta “The Global Risks Report 2018” pubblicato dal World Economic Forum, gli eventi meteorologici estremi e i disastri naturali sono al primo posto tra i cinque maggiori rischi che incombono sul prossimo futuro, seguiti a stretto giro dal rischio di fallimento dei Governi e delle imprese nel mettere in atto misure efficaci per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

 

È la terra il tema della dodicesima edizione de “Il Rumore del Lutto” progetto culturale di riflessione sulla vita e sulla morte, che si svolgerà a Parma, in vari luoghi della città, dal 30 ottobre al 5 novembre 2018, promosso dall’associazione di promozione sociale Segnali di Vita e patrocinata dal Comune e dall’Università degli Studi di Parma. Circa quaranta gli eventi e oltre 100 gli ospiti presenti, in un programma che spazia dalla musica all’architettura, dall’arte al teatro, dalla letteratura al cinema, dalla psicologia alla medicina, quasi tutti a ingresso libero.

Nato nel 2007 da un progetto di Maria Angela Gelati, tanatologa, formatrice e giornalista, e Marco Pipitone, critico musicale, fotografo e dj, “Il Rumore del Lutto” può considerarsi la prima manifestazione culturale, a livello italiano ed europeo, che ha proposto una ricerca interdisciplinare su un tema ancora difficoltoso da affrontare come la morte offrendo una modalità alternativa per vivere la commemorazione dei defunti, rendendone la ritualità più completa. Un format che ha fatto scuola diventando un punto di riferimento di numerose rassegne analoghe in Italia e all’estero.

La rassegna si apre con un’anteprima musicale sabato 20 ottobre alle ore 17 alla Chiesa di San Ludovico (Borgo del Parmigianino 2) con “Soccorri a la mia guerra, bench’io sia terra”. Sarà la Camerata Mediolanense, ad impreziosire con un concerto ad alto impatto emotivo, la settima edizione del Galà in nero; “Opening Act” affidato alla band parmigiana Lux Anodyca, evento a cura di Maria Angela Gelati, Mathias Mocci, Marco Pipitone.

Il “concentum” è l’armonia del suono che affiora dal canto concorde e, nell’esperienza concreta di un concerto basato sulle voci; può emergere quando musica e poesia si incontrano e si uniscono in matrimonio. Con la partecipazione straordinaria dell’Altro Coro di Milano e del RusCorho diretti da Giancarlo Vighi, la Camerata Mediolanense rinnoverà la promessa di quell’unione accompagnando il pubblico in un viaggio che partendo dagli struggenti racconti delle Vergini Folli (antiche poetesse italiane dall’esistenza tormentata) si concluderà con alcune fra le più intense e celebri liriche di Francesco Petrarca.

“Opening Act” è invece affidato ai Lux Anodyca, band parmigiana formatasi nel 2007 da Redux (al secolo Antonio Bocchi), autore delle musiche e dei testi, e da Claudia Morel (Elisabetta Poli). Il duo, coppia anche nella vita, sarà accompagnato per l’occasione alle chitarre da Drive. I Lux Anodyca presenteranno il meglio dei quattro dischi fin qui prodotti, nonché un assaggio di “Siderbellica” di prossima uscita. L’ingresso è gratuito ma con dresscode obbligatorio: sono gradite (ma non imposte) le rivisitazioni in stile vittoriano, dark, goth, steampunk, cosplay ed eleganti purché a dominare siano i toni del colore nero. Le persone che non saranno vestite in total black non potranno accedere al Galà.

L’evento è realizzato in collaborazione con Verdi OFF, Associazione RusChoro, Endenocte Dark Night, Fare Bis Fare, Pozzi Associati Luce, Rizzoli Emanuelli SpA, con il sostegno di Ratafià Pizza e Bontà, Ade Servizi Onoranze Funebri e Fare Bis Fare.

Prossimo appuntamento: sabato 25 ottobre al Campus Industry Music con il concerto dei Killing Joke “1978-2018. Laugh at your peril 40th Anniversary”, unica data italiana del tour europeo.

 

“La necessità di alcuni bimbi e ragazzi di assumere farmaci essenziali durante l’orario scolastico è un tema nodale e assai delicato. Se non vengono superati gli ostacoli, spesso marginali, è a rischio la stessa inclusione oltre al diritto allo studio. Qualsiasi norma (e le indicazioni ci sono) ma anche buona prassi o eventi che scongiurino questo rischio li sosteniamo e diffondiamo.”

Così si esprime Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, in vista dell’evento della prossima settimana. Assieme al Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca Marco Bussetti – il 24 ottobre prossimo alle ore 12 presso la sede del Ministero – consegnerà il premio “6 con noi !” istituito dall’AICE (Associazione Italiana Contro l’Epilessia).

Il riconoscimento andrà alla classe 4D dell’Istituto Comprensivo n. 1 di Riccione “Annika Brandi” per aver realizzato, grazie all’insegnante Elena Cecchini, una buona prassi per la somministrazione di farmaco in orario scolastico con il coinvolgimento attivo di tutti i compagni di classe di Noah Perugini.

Un’azione inclusiva diffusa e consolidata dal 2005 in tutto il sistema scolastico italiano grazie alle Raccomandazioni Ministeriali per la somministrazione dei farmaci a scuola, incentivate e promosse dall’Associazione Italiana Contro l’Epilessia partendo nel 1992 a Bologna sul caso di una alunna con crisi epilettiche prolungate, Ninfa Maria Pesce.

La premiazione sottolinea come, grazie alla collaborazione tra la scuola e le associazioni ed alle Raccomandazioni Ministeriali, si sia realizzata una conquista per tutte le diverse patologie transitorie o croniche che necessitano la somministrazione di farmaco che non richieda competenze o discrezionalità medica.

Il premio AICE “6 con noi!” consta di 2.000 euro equamente ripartiti alla famiglia ed all’istituzione che, su persona con epilessia farmacoresistente, realizzino buona prassi per l’inclusione scolastica, formativa o lavorativa.

In Italia, lo ricordiamo, l’epilessia interessa oltre 300mila italiani di cui circa il 40% permane in farmacoresistenza, ovvero le crisi si manifestano pur assumendo la terapia.

 

 

E sono sette. La RFC Lions Ska Caserta festeggia il settimo anno di attività e lo fa organizzando un’intera giornata da vivere tra sport, musica e aggregazione. Sabato 20 ottobre, infatti, il collettivo RFC Ska Lions ha preparato un bel giorno di festa che parte sui campi di calcio e di basket del Cento Sportivo “Acconcia” di Recale e prosegue in serata alla Casa del Popolo “Spartaco” di S. Maria C.V.

Si comincia alle 17:00 con il triangolare di basket che vede protagoniste le compagini di RFC Lions, Stella del Sud e Atletico PKH, tutte iscritte al campionato provinciale Uisp. Si continua alle 18:00 sul campo di calcio, con la partita tra RFC Lions Ska, iscritta anche quest’anno al campionato FIGC di terza categoria, e amici degli RFC Lions. "Si finisce tutti insieme alla Casa del Popolo “Spartaco”, dove si festeggeranno i 7 anni del progetto sportivo antirazzista con la presentazione delle squadre di calcio e basket e il dj-set ska, reggae/roots reggae. L’iniziativa anche quest’anno rientra nell’ambito delle “Football Peolpe Action Weeks”, le due settimane di azione contro il razzismo ed ogni altra forma di discriminazione promosse dal network F.A.R.E. (Football Against Racism in Europe), una rete di squadre, tifosi, gruppi e associazioni di tutta Europa che si dedicano alla lotta al razzismo e alla xenofobia nel calcio".

Le attività della giornata, inoltre, si svolgeranno grazie anche al supporto del progetto internazionale “Sport Welcome Refugees”, di cui la UISP è partner, che si pone l’obiettivo di promuovere la partecipazione dei rifugiati alle attività sportive di base e di aiutare i club e associazioni sportive che si dedicano all’inclusione.

Un compleanno che si preannuncia divertente e intenso per una realtà sportiva che, condividendo i fini e gli obiettivi delle Action Weeks della rete Fare, intende sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della lotta al razzismo, sessismo, omofobia ed esclusione sociale. Temi su cui la RFC Lions lavora ogni giorno, al fine di promuovere sul territorio i valori della solidarietà, dell’inclusione e della lotta alle discriminazioni.

 

Un brutale pestaggio a Sondrio, un atto di apertheid a Trento. Due casi irrompono nelle cronache di emergenza razzista ormai quotidiana nel nostro Paese. Insulti per il colore della pelle. Poi calci e pugni fino a mandarlo in ospedale. L'ennesima aggressione razzista è avvenuta a Morbegno (Sondrio) ai danni di un senegalese di 28 anni. Attorno alle 2 di sabato notte il migrante si stava recando al lavoro, in un panificio della città, quando è stato avvicinato da un gruppo di giovani che hanno cominciato a insultarlo per il colore della pelle. Gli aggressori sarebbero stati individuati grazie anche alle riprese delle telecamere di sorveglianza. 

La brutale aggressione è avvenuta in pieno centro nella località della Valtellina. Due giovani lo hanno bloccato iniziando a picchiarlo e uno gli ha sferrato un pugno all'occhio destro. Il 28enne Mame Serigne Gueye ha perso l'equilibrio ed è caduto a terra. Il cellulare che aveva con sé ha subito danni ma funzionava ancora e il giovane senegalese, sanguinante al volto, è riuscito a chiamare i carabinieri, che ora indagano sull'episodio.

Trento

La denuncia parte da una giovane ragazza trentina che arriva a casa e denuncia su Facebook, con un post diventato virale, l'episodio d razzismo di cui è stata testimone martedi sera su un autobus diretto da Trento a Roma sul quale una donna italiana di circa 40 anni ha inveito contro un ragazzo senegalese impedendogli di sedersi nel posto assegnato, che era accanto al suo. "Qui no, vai via, vai in fondo, sei di un altro colore e di un'altra religione". Così scrive il sito di repubblica.it che continua:

“Mamadou, ha 25 anni, da 15 anni vive a Bolzano dove lavora per un'azienda che monta forni. Aveva un regolare biglietto ed è salito sul mezzo della Flixbus alla fermata di Trento diretto a Roma per incontrare un amico”.

Dopo le invettive della donna è scoppiato in lacrime dicendo: "Non faccio nulla di male. Non sono cattivo. Voglio solo sedermi e riposare perchè sono stanco".

Il dramma di Amadou

Amadou Jawo, un 22enne del Gambia che da due anni viveva in Italia, si è tolto la vita, impiccandosi al cornicione della casa a Castellaneta Marina dove viveva con altri connazionali. Per l'associazione Babele, che ha lanciato una sottoscrizione per il rimpatrio della salma, il giovane "aveva avuto il diniego" alla domanda di asilo politico "e non poteva più restare in Italia. Desiderava tornare in Africa, ma temeva di essere additato come fallito e si vergognava. Ha pensato di non avere scelta".

Due giorni fa il ragazzo ha deciso di farla finita e a nulla sono serviti i tentativi di soccorso da parte del 118. L'associazione sta raccogliendo donazioni con appelli diffusi anche tramite i social network "per riuscire a riportare la sua salma nel villaggio del Gambia in cui viveva". "Servono in pochi giorni - viene spiegato - circa 5mila euro per pagare l'agenzia funebre che si occupa dello spostamento". Il 22enne era stato prima in una struttura di accoglienza nel leccese e poi si era trasferito a Castellaneta Marina. Alcuni giorni fa gli era scaduto il permesso di soggiorno.

(Fonti: Ansa – repubblica.it)

 

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