Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 20 Novembre 2019

In occasione del sisma dell’agosto 2016, le Cooperative aderenti a Legacoop hanno istituito un fondo destinato alle popolazioni colpite dal terremoto e alle Cooperative presenti nei territori oggetto della catastrofe. Nel cratere sismico laziale, parte di questi aiuti sono stati destinati alla Cooperativa Rinascita 78 di Illica e alla Cooperativa Agricola Zootecnica Grisciano, situata nell’omonima frazione del Comune di Accumoli, che ha subito ingenti danni alle proprie strutture ricettive e di ricovero degli animali.

Il prossimo 6 dicembre Legacoop Nazionale e Legacoop Lazio realizzeranno, presso la sede della Cooperativa Grisciano, una giornata di approfondimento sul tema della ricostruzione post sisma nell’Italia centrale, seguita dall’inaugurazione delle nuove strutture donate alla Cooperativa.

Intervengono tra gli altri  Claudio Di Berardino, Assessore Lavoro e nuovi diritti, Formazione, Scuola e diritto allo studio universitario, Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio; Enrica Onorati, Assessore Agricoltura, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Ambiente e Risorse Naturali della Regione Lazio; Mauro Lusetti, Presidente Legacoop Nazionale; Antonio Fontanella, Sindaco di Amatrice; Franca D’Angeli, Sindaco di Accumoli; Massimo Pelosi, Responsabile Legacoop Lazio Distretto Lazio Nord; Anna Vettigli, Responsabile Legacoopsociali Lazio.

Nel corso della giornata verrà inoltre presentato il progetto “Comunità in Gioco” di CoopAID, la Task force intercooperativa Legacoop dedicata al sostegno psico-sociale post emergenze.

 

 

Nuovo appuntamento del tavolo di coprogettazione avviato dal progetto Prima I, selezionato da impresa sociale Con i bambini nell'ambito del Fondo a contrasto della povertà educativa minorile, a Crotone. L'incontro tra diversi esponenti della "comunità educante" serve a perseguire l'obiettivo di creare ulteriori reti a supporto degli obiettivi progettuali e non solo.

La riunione si terrà il 29 novembre alle ore 16, nella sede Arci LeCentoCittà  in Via M. Alicata 18. Si tratta del secondo tavolo di coprogettazione promosso dai partner calabresi di Prima I che in una nota invitano tutti i soggetti interessati a partecipare.

"Con questo secondo incontro si intende proseguire lo spazio di confronto tecnico apertosi il 13 giugno durante il 1° incontro, rilanciando il ruolo della scuola - spiegano i partner di Crotone-  all'interno del tessuto cittadino, come luogo che va oltre la dimensione dell'apprendimento ma può diventare luogo incontro. Un tavolo dove si possa immaginare una città a misura di bambino e dove tutti, dal terzo settore agli enti fino alle forze dell'ordine possano contribuire al miglioramento della qualità della vita e del ben-essere. Per questo motivo vi invitiamo a partecipare al Tavolo portando un vostro contributo/riflessione".

La partecipazione al tavolo di Prima I è aperta a tutti coloro che vogliano contribuire, ognuno nel proprio settore e con le proprie competenze, a creare una vera squadra che lavori in sinergia "per contrastare la povertà educativa, migliorare le condizioni di vita delle famiglie con bambini ed apportare benefici al territorio", aggiungono le realtà del terzo settore coinvolte nel progetto.

L'invito è esteso anche alla stampa che, all'interno della "comunità educante", ha un ruolo determinate nell'educazione/informazione dei cittadini sulle tematiche che saranno affrontate.

 

I risultati del progetto CrossCare, guidato dalla Cooperativa Itaca e recentemente concluso, sono stati presentati nei giorni scorsi a Isola (Slovenia) alla “Conferenza congiunta di progetti di cooperazione interistituzionale nel campo della salute nell’ambito del programma di cooperazione Interreg Italia-Slovenia 2014-2020”, svoltasi all’Università del Litorale – Facoltà delle Scienze della Salute. Nel corso dei lavori è emerso, quale punto cardine, come la cooperazione transfrontaliera sia necessaria per armonizzare politiche e pratiche che rivestono importanza fondamentale per comunità che vivono e lavorano a cavallo tra Italia e Slovenia.

La giornata ha visto la presentazione dei risultati dei progetti Integra, CrossCare, Memori.net e Salute-Zdravstvo. Per CrossCare sono intervenuti Luca Spagnol della Cooperativa Itaca su “Modello di assistenza integrata agli anziani” e Miha Kranic di Deos su “Un nuovo modello transfrontaliero dal punto di vista degli utenti diretti”.

CrossCare ha promosso azioni in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Slovenia volte a supportare una presa in carico innovativa degli anziani fragili over 65 e delle loro famiglie, puntando su un nuovo modello. Il progetto ha, infatti, elaborato uno specifico Protocollo di cooperazione transfrontaliera CrossCare che è stato sottoscritto da tutti i partner e dai partner associati, seguendo un modello congiunto transfrontaliero per la presa in carico integrata e personalizzata dell’anziano fragile. Il Modello CrossCare, sperimentato nei PSA – Punti Servizi Anziani delle Residenze protette partner di Sacile attraverso Cooperativa Itaca, Itis a Trieste, Francescon a Portogruaro (Ve), Odu Koper a Capodistria (Slovenia) e Deos a Lubiana (Slovenia), ha coinvolto oltre 350 beneficiari.

Tra i punti cardine della sperimentazione CrossCare la definizione chiara che la prevenzione precoce e la qualificazione del servizio domiciliare siano elementi chiave nelle strategie di invecchiamento attivo, nonché l’assunto che la presa in carico debba basarsi sulla diagnosi sociale e sull’individuazione di indicatori utili alla misurazione delle relazioni sociali, oltre che dei parametri strettamente clinici, in stretta connessione con la rete di servizi territoriale.

Rispetto alla sostenibilità degli obiettivi raggiunti, le politiche regionali si stanno evolvendo in Friuli Venezia Giulia verso un sistema integrato per la gestione dell’invecchiamento della popolazione con una forte attenzione all’assistenza a domicilio, di cui CrossCare ha fornito un esempio concreto. Prevenzione e invecchiamento attivo sono riconosciuti, in questa prospettiva, come fattori fondamentali per lo sviluppo delle future politiche in tema di invecchiamento. In questo contesto, assumono particolare significato sia il fatto che il Protocollo CrossCare sia stato sottoscritto da 14 firmatari, compresi i principali attori istituzionali in Italia e Slovenia, sia che la Cooperativa Itaca sia stata invitata a partecipare al Tavolo permanente per l’aggiornamento continuo del Val.graf, strumento per la valutazione multidimensionale longitudinale degli anziani.

Il futuro non può prescindere, pertanto, da una maggiore integrazione (orizzontale) dei servizi legati all’invecchiamento e all’assistenza sociale, come anche da una maggiore integrazione (longitudinale) del sistema in termini di prevenzione. Va proseguito il monitoraggio dell’invecchiamento della popolazione, ma vanno parimenti stimolati sia l’invecchiamento attivo nella società, sia la crescita di una comunità più consapevole sui temi dell’invecchiamento, sempre nell’ottica della priorità dell’assistenza domiciliare rispetto a quella residenziale.

Nell’ambito della conferenza si è tenuta, infine, una tavola rotonda con i rappresentanti di diverse organizzazioni governative, non governative e partner progettuali, alla quale per la Regione Friuli Venezia Giulia era presente Massimiliano Mahnic della Direzione per la salute e il benessere sociale della Regione Friuli Venezia Giulia (partner associato di CrossCare), dalla quale è emerso come sia fondamentale che le parti politiche mettano a fattor comune quegli ambiti e quelle tipologie di servizi dove è concretamente possibile intervenire, e su quegli ambiti concentrare sforzi e risorse nella prossima programmazione.

Guidato dalla Cooperativa sociale Itaca (lead partner), “CrossCare. Approccio integrato transfrontaliero nella cura dell’anziano” ha riunito in partenariato Asp Itis Trieste, Residenza per anziani Giuseppe Francescon di Portogruaro, Regione Friuli Venezia Giulia – Direzione centrale salute, politiche sociali e disabilità, Regione del Veneto – Direzione Servizi Sociali, Azienda Assistenza Sanitaria n. 5 Friuli Occidentale di Pordenone, Azienda Unità Locale Socio Sanitaria n. 4 Veneto Orientale, Città di Sacile e Servizio Sociale dei Comuni Livenza Cansiglio Cavallo; in Slovenia di Odu Koper-Casa costiera del pensionato Capodistria, società Deos, Irssv – Istituto nazionale sloveno per il welfare, Ministero del Welfare della Repubblica di Slovenia, Ministero della Salute della Repubblica di Slovenia e Casa della sanità di Capodistria.

 

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha adottato come centrale nella propria piattaforma politica il tema della discriminazione e della violenza contro le bambine, le ragazze e le donne con disabilità. Nell’ultimo Congresso (2018) ha approvato una mozione specifica che rappresenta anche la strategia della FISH. Nei mesi seguenti ha promosso, fra le altre azioni, una ricerca specifica VERA (acronimo per Violence Emergence, Recognition and Awareness) in collaborazione con Differenza Donna, i cui dati, analizzati dalla ricercatrice Lucia Martinez si presentano pubblicamente il 20 novembre 2019.

La Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap si assume “responsabilmente il ruolo di stimolare e informare e, come in questa occasione, raccogliere e diffondere quei dati che promuovano la consapevolezza e l’adozione di politiche e strategie adeguate”.

L’indagine VERA - Violence Emergence, Recognition and Awareness approfondisce la tematica della violenza sulle donne con disabilità: sono stati compilati 519 questionari da parte di altrettante donne con disabilità, che vanno dai 16 agli 81 anni. 171 donne su 519 intervistate (pari al 33% del totale) dichiarano di aver subito violenza in qualche forma da parte del partner attuale o di un ex, di un familiare, di un conoscente, di uno sconosciuto o di un operatore. Notevole però è la differenza tra la violenza percepita e la violenza realmente subita. A fronte della domanda esplicita e generica, a rispondere affermativamente sono appunto il 33%.

Ma se si considerano le più dettagliate domande inerenti le singole forme di violenza rispondono affermativamente, quindi dichiarano di averle subite, 339 donne, pari al 65,3% delle intervistate. Ciò ad indicare che molto spesso le donne stesse faticano a riconoscere e definire come “violenza” un atto che le danneggia, se non è di natura strettamente fisica o sessuale. Complessivamente la forma di violenza più ricorrente è la violenza psicologica subita dal 54% delle donne; segue la molestia sessuale - che include anche le violenze 1 a sfondo sessuale che si verificano attraverso il web (37%); la violenza fisica (24%) e la violenza economica (7%). I differenti tipi di violenza possono presentarsi isolatamente, ma più spesso sono combinati insieme tra loro: nel gruppo di donne intervistate coloro che hanno subito violenza l’hanno subita mediamente in tre forme diverse.

L’autore delle violenze nell’80% dei casi è una persona nota alla vittima, con diversi gradi di prossimità. Nel 51% dei casi si tratta di una persona affettivamente vicina, ossia il partner, attuale o passato, o un altro familiare; nel 21% si tratta di un conoscente e nell’8% di un operatore (con questo termine si intende una persona che assiste professionalmente la donna con disabilità). Nel restante 20% dei casi l’autore della violenza è uno sconosciuto. n L’incidenza della violenza subita varia anche a seconda della condizione e della disabilità delle donne. Fra le intervistate, dichiarano di aver subito almeno una forma di violenza l’82% delle donne con una limitazione cognitiva/intellettiva e l’85% di quelle con una disabilità psichiatrica.

Le donne con una disabilità plurima hanno subito violenza nel 74% dei casi, rispetto al 64% registrato tra quelle con un solo tipo di limitazione. Le donne assistite dai servizi sociali subiscono più spesso violenza (75%) rispetto alle donne non assistite dai servizi sociali (63%). Le donne che abitano da sole, o con il loro assistente, dichiarano più sovente violenza (73%) rispetto a quelle che vivono col partner o con i genitori (rispettivamente 60% e 64%). n Solo il 37% delle donne che dichiarano di aver subito una qualche forma di violenza tra quelle indicate afferma di aver reagito. Nella maggior parte dei casi (37%) le donne hanno reagito contestualmente all’atto di violenza, fermando il maltrattante; nel 27% dei casi hanno denuncia la violenza (nel senso più lato del termine; quindi non intendono solo la denuncia alle forze dell’ordine); il 16% delle donne ha allontanato il maltrattante e il 7% ha abbandonato la casa – della famiglia di origine o del partner – in cui si svolgeva la violenza. Una quota più residuale di donne ha deciso di confidarsi, in cerca di aiuto, con la propria rete di familiari e amici (6,5%) o si è rivolta al servizio competente, ossia ad un Centro antiviolenza (5,6%).

 

Il Collettivo Curatoriale, composto dagli studenti della IX edizione del Luiss Master of Art, Master Universitario di I livello della Luiss Business School, con la supervisione scientifica di Achille Bonito Oliva, presenta HABITAT. Relazioni trasversali, mostra che riflette sul tema dell’habitat contemporaneo in relazione alla pratica artistica. Dal 3 dicembre 2019 al 14 gennaio 2020 negli spazi della Casa delle Letterature, in piazza dell’Orologio 3 a Roma.

Il concetto di Habitat è rappresentato dalle opere di artisti di diversa generazione e linguaggio attraverso tre declinazioni del tema: Naturale, Urbano, Virtuale.  Riflettono l’habitat naturale le opere di Giorgio Andreotta Calò, Gohar Dashti e Roberto Ghezzi. Quello urbano, Ugo La Pietra, Margherita Moscardini e Superstudio.  L’habitat virtuale Carola Bonfili, Carolin Liebl con Nikolas Schmid-Pfähler e Guido Segni.  Pittura, scultura, fotografia, video e installazioni sono dislocate negli spazi interni ed esterni del prestigioso complesso borrominiano della Casa delle Letterature.

In mostra anche le opere di Giulia Berra, Maria Di Stefano e Elena Mazzi, finaliste della IV edizione del Premio Internazionale Generazione Contemporanea istituito dalla Luiss Business School per promuovere l’arte contemporanea italiana e straniera, sostenere gli artisti under 35 e dare vita alla collezione permanente d’arte contemporanea della Scuola.

Durante l’inaugurazione sarà annunciato il vincitore scelto da una giuria presieduta da Achille Bonito Oliva. Il Collettivo Curatoriale ha compiuto tutti i passaggi progettuali e organizzativi della mostra, dal concept alla scelta degli artisti, dagli allestimenti alla comunicazione, fino alla redazione di un catalogo. Il volume si articola in quattro fascicoli che ripercorrono ed espandono i contenuti della mostra sottolineando la divisione teorica in Naturale, Urbano e Virtuale.

“Habitat è uno stato attivo. Un meccanismo di funzionamento delle cose, che deve essere dinamico per poter evolvere. Come l’uomo. A ben guardare, la specie umana è l’unica in grado di creare delle condizioni endogene che facilitino la vita in un certo luogo, e allo stesso tempo, di adeguarsi alle condizioni allogene che si trova a dover affrontare: l’umanità non solo si adatta all’habitat in cui si trova, ma lo modifica in modo da renderlo più funzionale. Questo si sviluppa come una fitta trama di interconnessioni di diversa natura che, compenetrandosi, si influenzano e si alimentano a vicenda. Relazioni trasversali che toccano più piani dell’esistenza: Naturale, Urbano, Virtuale. Nella traduzione nel linguaggio dell'arte contemporanea, queste tre ramificazioni vogliono mettere in risalto come questi habitat differenti ma complementari, siano dispensatori di risvolti estetici e possano rivestire un ruolo attivo nella definizione dell'opera d’arte”.

Anche la scelta della sede espositiva è coerente alla complessità del tema. La Casa delle Letterature di Roma Capitale, diretta da Maria Ida Gaeta, è uno dei più importanti centri di interazione tra le letterature, le arti e i linguaggi della comunicazione culturale. La mostra sarà accompagnata, nell’arco della sua durata, da un ciclo di tre conferenze con l’intento di indagare il tema dell’habitat con un approccio interdisciplinare: martedì 10 dicembre l’intervento del critico e studioso dei rapporti tra arte, cinema e media Valentino Catricalà, giovedì 18 dicembre di MeP - Movimento Emancipazione della Poesia e giovedì 9 gennaio di Paolo d’Angelo, professore di Estetica all’Università di Roma Tre. Nel corso della serata inaugurale del 3 dicembre si svolgerà la performance “Oh boy! Body Nobody” di Jacopo Miliani.

Il Collettivo Curatoriale è composto da: Laura Bertani, Maristella Burchietti, Giulia Caropreso, Stefania Catapano, Maria Anna Chiatti, Giulia Chiocchio, Cristina Corbò, Carolina Di Giacomo, Eugenia Formisano, Virginia Fungo, Arianna Gabrielli, Iris Gentili, Alice Lo Curcio, Flavia Lorusso Caputi, Silvia Mangia, Martina Margioni, Ilaria Marra, Margherita Meda, Costanza Mirto, Costanza Morera, Davide Silvioli, Giulia Sorani, Carlotta Spinelli, Adriana Talia, Anastasia Vicari, Francesca Ziroli Aprile.

La mostra è organizzata con il contributo di Accademia Filangieri - Della Porta e 3E, Environment Energy Economy, e con la collaborazione di Casale del Giglio.

 

Circa 20.000 persone sono arrivate in Bosnia quest'anno nella speranza di continuare il loro viaggio verso nord e cercare protezione in altri paesi europei. Le sempre più restrittive misure di sicurezza lungo i confini balcanici, le durissime condizioni di vita aggravate dall'inverno in arrivo e le testimonianze di violenti respingimenti dalla Croazia rendono la Bosnia uno dei nodi più difficili lungo le rotte della migrazione in Europa. Lo vedono ogni giorno le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) che forniscono cure mediche e psicologiche lungo il confine.

"Due settimane fa ho provato il 'gioco', come diciamo quando proviamo ad attraversare il confine. Ma la polizia croata ci ha scoperto e ha preso me e tutti gli altri. Ci hanno picchiati, hanno preso le nostre giacche, borse, telefoni, soldi e scarpe. Poi ci hanno rimandati a Velika Kladusa, in Bosnia. Nel mio gruppo c'erano anche bambini di dodici anni, la polizia ha picchiato anche loro. Succede sempre" racconta Khaan*, che si è presentato con altre 30 persone al centro medico del villaggio di Zavalje, dove MSF fornisce assistenza medica quattro volte a settimana.

Di notte, con temperature vicino allo zero, quasi 4.000 persone dormono in edifici abbandonati e ripari di fortuna intorno alle città di confine di Bihac e Velika Kladusa o nelle tende del campo di Vucjak. Il campo doveva essere una soluzione temporanea offerta dalle autorità locali per cercare di dare un riparo alle persone lasciate fuori dai campi ufficiali. Ma non risponde a nessuno standard umanitario e si trova in un'area disseminata di mine, il cui terreno è contaminato dal metano, gas altamente infiammabile. Nonostante questo, il 13 novembre le autorità hanno annunciato che il campo rimarrà così per tutto l'inverno e verrà usato per ospitare i nuovi arrivi.

"Qui la situazione è terribile. Non ho mai dovuto dormire in una tenda prima d'ora", racconta Muhallil*, originario del Pakistan, che da due mesi vive a Vucjak con il fratello di 16 anni. "Durante la notte, il gelo penetra attraverso la tenda e quando piove entra l'acqua. Il cibo è cattivo, i bagni sono così sporchi che non possiamo usarli e l'acqua delle docce è gelata".  

"Il campo di Vujcak è un posto pericoloso e disumano. Nessun essere umano dovrebbe vivere così" dichiara Nihal Osman, vice coordinatore di MSF nell'area. "Le persone arrivano alla nostra clinica in ciabatte, senza calze né giacche, molti di loro soffrono di infezioni respiratorie e malattie della pelle dovute alle terribili condizioni in cui vivono. Ci si spezza il cuore a vedere e curare queste persone, sapendo che a fine giornata dovranno tornare alle loro tende e dormire per terra. È inaccettabile che questo campo rimanga aperto. Dovrebbero chiuderlo ora".

Da agosto, in collaborazione con il Ministero della Salute della Bosnia, MSF ha rilanciato le proprie attività mediche in due località al confine per rispondere ai bisogni medici di migranti e richiedenti asilo al di fuori dei centri ufficiali, in particolare vittime di violenza e violenza sessuale. Da allora le équipe di MSF hanno fornito circa 1.200 consultazioni mediche a persone che altrimenti non avrebbero ricevuto cure. Molti dei pazienti di MSF sono minori non accompagnati.

"Le persone che non sono registrate in campi ufficiali non hanno accesso ad alcun tipo di servizio e sono più esposte al rischio di violenza" conclude Osman di MSF. "Con le nostre attività vogliamo raggiungere queste persone, che sono le più vulnerabili. Se le autorità non forniranno a queste persone ripari sicuri, appropriati e adatti ad affrontare l'inverno, temiamo sia solo una questione di tempo e le persone inizieranno a morire."

 

Il 20 novembre è la giornata internazionale del ricordo transgender, il TdoR. Dal 2008 al 30 settembre 2019, negli ultimi 11 anni, 3314 trans sono state uccise. In Europa sono state 149, nel Nord America e in Sud America 251, in Asia 276, in Africa 17 e in Oceania 9.

Siamo di fronte a una vera e propria mattanza. Nel nostro Paese Napoli rappresenta la città che nel 2016 registrò il record negativo di omicidi di persone trans ma al tempo stesso è anche luogo vivo di denuncia e mobilitazione transgender con l’associazione Transnapoli.

E oggi come ogni 20 novembre è previsto l'appuntamento al palazzetto Urban dove alle 17 saranno proiettati tre video a cui seguirà un dibattito. Successivamente è prevista una fiaccolata lungo via Toledo in memoria delle vittime della violenza contro le persone transessuali.

Gli Adriano Community Days sono una festa aperta a tutta la città che ha luogo nel quartiere Adriano. Il 23 e 24 novembre le comunità e i cittadini festeggiano con un calendario di eventi che si svolgono tra l’Adriano Community Center a cantiere quasi concluso e altri luoghi del quartiere: tutti rigorosamente gratuiti, inclusivi e promossi dal basso. Il festival rappresenta un ulteriore passo di un percorso di rigenerazione urbana che vede i cittadini protagonisti nel rendere migliore il quartiere e la città tutta. Cultura, Comunità e Benessere sono le tre parole chiave della manifestazione, organizzata da Proges con il supporto ideativo e gestionale di Shifton, e coprogettata nell’ambito di Lacittàintorno di Fondazione Cariplo.

Gli Adriano Community Days rientrano anche tra le iniziative di Milano Partecipa, evento che dal 22 al 24 novembre trasformerà la città in un laboratorio per raccogliere le sfide della contemporaneità e interrogarsi sul futuro della democrazia nell’era digitale.

Le attivatrici e gli attivatori del festival, tra cui anche l’artista Simone Fugazzotto, gli spazi e i promotori si presentano al pubblico e alle istituzioni. Proseguono i rappresentanti delle istituzioni con una riflessione sull'iniziativa. Opening della mostra fotografica di Toni Thorimbert. GLI SPAZI Gli eventi si svolgono tra l’Adriano Community Center e altri luoghi del quartiere. Sono 20 gli spazi a disposizione del festival: case private, negozi, bar, palestre e officine, sedi di associazioni hanno aderito all’iniziativa ospitando una o più attività. Alcuni spazi hanno comunicato direttamente la loro disponibilità all’organizzazione, altri si sono lasciati convincere dall’entusiasmo contagioso di attivatrici e attivatori. Nuove connessioni e relazioni sono nate, e l’intero quartiere si è mobilitato per accogliere gli Adriano Community Days!

Gli eventi

Più di 60 gli eventi in programma, nati dalla diretta partecipazione del quartiere e delle associazioni di tutta Milano, che hanno risposto con entusiasmo alla call for ideas lanciata dal 23 settembre al 23 ottobre. Dalla danza al teatro, passando per laboratori di arte e lettura per i più piccoli, sessioni di yoga, concerti, incontri con gli autori, a costruire un calendario fittissimo. Qui un assaggio: //Danza e fotografia. Nell’auditorium dell’Adriano Community Center ha luogo In/Finito, un progetto di Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto che arriva a Milano nell’ambito di Lacittàintorno. Sei coreografi, tutti giovanissimi, hanno creato delle micro-performance di cinque minuti per singolo danzatore, che dialogano con il suggestivo allestimento fotografico di Toni Thorimbert. Un confronto tra la dimensione effimera del movimento danzato e la fissità della sua rappresentazione fotografica. //Teatro.

In scena lo spettacolo “Restare umani” di Teatro Officina. Un mix inedito di improvvisazione e impegno civile, dove è il pubblico in sala a decidere la scaletta dello spettacolo, selezionando i temi... da un menù! Da Calamandrei a Pasolini, fino alla nuova coscienza ecologista. Teatro over 60 organizzato da Spazio LaGobba e spettacolo “Un minuto di silenzio”, a cura di Sanpapié. //Arte.

Nel cuore del quartiere è allestito un laboratorio di quartiere di serigrafia aperto a tutti. Per imparare l’arte della stampa su tessuto e personalizzare i propri materiali con le grafiche appositamente ideate per il quartiere dall’artista Sarah Edith. E poi laboratori artistici di quartiere con Simone Fugazzotto e Bros, promossi da Fondazione Maimeri. //Benessere. Per il benessere del corpo e della mente, non mancano le sessioni di yoga per tutti: aperte a principianti, famiglie, anziani, persone con difficoltà motorie. Ci sono anche la corsetta mattutina per il quartiere “CorriAdriano”, organizzata dall’associazione ViviAdriano, sedute pratiche alla scoperta dello shiatsu, la biciclettata collettiva per il quartiere a cura di Milano Bicycle Coalition, presentazioni sportive nella palestra Pirouettes, percorsi di mindfulness. //Musica. Palco aperto e concerti presso l’associazione Sonomusica, dj set a cura di Tramonto Volume, laboratorio di scrittura rap per ragazze e ragazzi con Jack The Smoker. //Libri. Si parla di periferie, evoluzioni delle città, utopie urbanistiche nell’incontro “La metropoli e i suoi margini” con lo scrittore Alessandro Bertante e l’antropologo Andrea Staid, a cura della rivista La Balena Bianca. Si va invece alla scoperta della natura negli spazi urbani con l’incontro-performance “FoResta in città”. //Film. L’auditorium ospiterà alcune proiezioni. Tra queste, Prossima fermata via Padova, documentario di Giulia Ciniselli, sulla memoria condivisa e la vita quotidiana tra via Padova, Crescenzago e Adriano. A basket, sport e inclusione a Milano è dedicato il cortometraggio Playground Addiction di Marzio Mirabella. E ancora: letture e incontri per le più piccole e i più piccoli. Street food a km zero, mercato del riciclo alternativo, spettacoli teatrali itineranti, mostre fotografiche, performance, lezioni di musica e danza, laboratori di artigianato e design. Il quartiere Adriano si anima di tutte le energie delle sue comunità! Per il programma completo: www.adrianocommunitydays.it

Milano partecipa

Gli Adriano Community Days si inseriscono anche tra le iniziative di Milano Partecipa, evento che dal 22 al 24 novembre trasformerà la città in un laboratorio per raccogliere le sfide della contemporaneità e interrogarsi sul futuro della democrazia nell’era digitale. Dibattiti, incontri, tavole rotonde affronteranno i temi dello stato di diritto e del governo della cosa pubblica al fine di rendere partecipi i cittadini a una iniziativa plurale e aperta al dialogo che contribuisca a fornire gli strumenti per interpretare la realtà attuale e che, attraverso percorsi condivisi, recuperino il senso di appartenenza alla collettività. Un percorso che vede il quartiere Adriano presenza significativa grazie alla vivace e articolata proposta di eventi. www.milanopartecipa.com

Gli Adriano Community Days si innestano nella complessa storia del quartiere Adriano a Milano con i suoi sviluppi più recenti. Da un lato la Ricerca Dastu Adriano per Lacittàintorno (in via di pubblicazione) segnala la rarefazione delle connessioni e dei punti nodali delle relazioni e degli spazi pubblici in una delle aree più verdi e più giovani di Milano. Dall’altro il Comune, investendo importanti risorse, sta provvedendo a completare il piano urbanistico - incompiuto a causa del fallimento dell'operatore privato - portando le infrastrutture che mancano nel quartiere. Di fronte a tutto questo il quartiere appare rafforzato nel suo tessuto sociale esistente.

I risultati si vedono in una rete più viva e presente che del prendersi cura fa la propria bandiera, grazie alle nuove realtà di attivismo civico e a un intensificarsi di produzione sociale e culturale. Tutto ciò anche grazie al lavoro svolto in questi ultimi anni da molte realtà radicate o impegnate in questo quartiere tra cui Fondazione Cariplo che, con l’avvio del programma Lacittàintorno, ha dato un personale apporto alla rigenerazione urbana di quest’area sostenendo soggetti nuovi ed esistenti nell’ingaggio comunitario e in una produzione di attività segnata da qualità e accessibilità. In linea con tutto ciò Proges, con il supporto di Shifton, società esperta in processi di innovazione sociale, sta sviluppando un altro progetto ambizioso per il quartiere: la trasformazione di una residenza sanitaria per anziani in un centro di comunità, l’Adriano Community Center, aperto a tutta la cittadinanza e connesso al tessuto del quartiere (in linea con i principali dispositivi di attivazione del programma di Lacittàintorno, i Punti di comunità).

In continuità con quanto realizzato da Lacittàintorno e per preparare il terreno all’ACC di Proges, gli Adriano Community Days sostengono l’attivazione di comunità anche tramite iniziative dal basso, ma soprattutto preparano l’apertura di uno spazio ibrido comunitario . “È proprio in questo contesto che si inserisce il festival. Con gli Adriano Community Days vogliamo contribuire a riscrivere la narrativa delle periferie: non più definite nella loro lontananza da un centro, ma come polo aperto, permeabile e in dialogo con gli altri centri della città,” conclude Luigi Regalia, Project Manager ACC di Proges.

Una insolita "visita guidata" per mostrare il lavoro della scuola a favore dei giovanissimi di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli. Questa mattina l'assessore con delega alla scuola, Annamaria Palmieri, ha fatto visita alle Face Zone, le tre location realizzate nell'ambito di FA.C.E. Farsi Comunità Educanti, un progetto nazionale che vede capofila la Fondazione Reggio Children e, qui a Napoli, in partnership con l’istituto comprensivo 70 Marino Santa Rosa, l’associazione Atelier Remida Campania e l’Assessorato all’Istruzione del Comune di Napoli.

Il progetto è nato per rispondere alla povertà educativa della periferia orientale e potenziare l’accesso ai servizi educativi attraverso una serie di attività, assolutamente gratuite, che possano rispondere ai bisogni dei bambini: è destinato, infatti, ai piccoli da zero a sei anni accompagnati da genitori e/o nonni. Ogni sabato mattina bambini e adulti di Ponticelli scoprono le sorprese del mondo digitale, si lasciano affabulare dalla lettura e dal canto; si divertono con la “scienza semplice” e attraverso costruzioni con la carta. Insomma imparano e manipolano i linguaggi artistico-espressivi e scientifici con l’obiettivo finale di un apprendimento quanto più trasversale possibile. Le realtà coinvolte nei laboratori sono le associazioni Ayekantun, Nati per leggere, Aporema e Scienza Semplice. A lavoro anche gli esperti digitali della scuola e le operatrici dell'Atelier Remida.

Una serie di incontri territoriali nei mesi scorsi hanno permesso di elaborare una progettazione condivisa con genitori, docenti e realtà associative. Le speciali "lezioni" del sabato mattina coinvolgono genitori, nonni e bambini per migliorare la vita della comunità attraverso la promozione di un’educazione e una didattica inclusive e innovative. Le Face Zone di Ponticelli sono tre: nella sede centrale IC 70 Marino Santa Rosa, nel plesso Lotto O dello stesso istituto e presso il centro Remida in via Curzio Malaparte. Alle attività, iniziate lo scorso 12 ottobre, partecipano oltre 140 famiglie. Queste seguono tre percorsi: digitale, esplorazione e narrazione.

Non solo Ponticelli a Napoli. Coinvolte anche Palermo, Reggio Emilia e Teramo riunite in una rete nazionale, di cui è capofila la Fondazione Reggio Children - Centro Loris Malaguzzi di Reggio Emilia che vanta una esperienza e un prestigio internazionale. Numerosi incontri locali e nazionali si sono tradotti in servizi pilota che vedono la scuola come presidio della comunità educante, capace - grazie all’importante partecipazione delle amministrazioni comunali e più in particolare degli assessorati all’educazione e istruzione, delle associazioni e delle famiglie - di aprire le porte a una nuova esperienza. Un articolato e costante lavoro di team che ha permesso di intercettare i bisogni dei genitori dell’oggi, nei vari contesti territoriali coinvolti, e di trasformarli in risposte concrete. Risposte che si sono tradotte in un servizio pilota che intende sollecitare curiosità, aprire nuovi scenari, porsi domande, partendo dalla possibilità creativa dei materiali di scarto, dal realizzare originali esperimenti scientifici, dal conoscere laboratori elettronici, “giocattoli” educativi, software e attrezzi digitali. Scoprendo che l’interazione tra creatività, lettura, musica, scienze e tecnologia costituisce un approccio moderno all’apprendimento anche nella prima infanzia.

«Da anni siamo impegnati nel territorio per contrastare la dispersione scolastica», dichiara  Nino Marchesano, preside dell’IC 70 Marino - Santa Rosa. «Con questo progetto partiamo dalla fascia più debole, quella dello 0 - 6 anni, cominciando un lavoro di accoglienza e di qualità didattica che vede impegnati i docenti della scuola e le associazioni con metodologie innovative per favorire la crescita e la conoscenza di bambini competenti».

«Il progetto Face rappresenta una bella sfida per tutti i partner – così Massimiliano Massimelli, Responsabile Comunicazione Fondazione Reggio Children – nel promuovere una vera coprogettazione, partecipata, dal basso, a partire dalle famiglie, in tutti i territori coinvolti nel progetto, ovvero oltre a Napoli, Palermo, Reggio Emilia e Teramo. E dopo 18 mesi stiamo raccogliendo i primi risultati che ci incoraggiano nel continuare con questo impegnativo percorso che si sta muovendo verso la creazione di vere e proprie comunità educanti».

 

Delusi, arrabbiati. Tra radicalismo rivoluzionario e fascinazione verso il totalitarismo sono contro il modello capitalista. Questo è il ritratto dei giovani europei in un sondaggio diffuso da Swg con la sua PoliticApp settimanale. I paesi interessati dal sondaggio sono stati Austria, Italia, Germania, Spagna, Francia e Polonia.

Per i giovani dei singoli paesi regna la delusione per lo stato in cui versa la rispettiva nazione. I più delusi sono i polacchi e gli spagnoli, a seguire i francesi. Per i ragazzi italiani il 26% regna la delusione e il 19% la rabbia mentre la speranza riguarda il 23%.

Alcuni ritengono che per cambiare veramente le cose nel suo Paese ci vorrebbe una rivoluzione, altri pensano che occorra andare sulla strada delle riforme. Ma la percentuale di una radicalizzazione dell’opinione politica è in aumento. Ancora una volta polacchi e francesi mostrano il volto più radicale mentre i giovani italiani si fermano al 19% per una soluzione rivoluzionaria all’attale situazione.

“A volte sarebbe più auspicabile avere governi totalitari che governi democratici”. Su questa affermazione le percentuali maggiormente positive riguardano i giovani francesi (40%), tedeschi (36%) e polacchi (33%). Per gli italiani, invece, la percentuale indica una minoranza del 12% mentre il 73% è in totale disaccordo con una soluzione totalitaria.

A trovare d’accordo la maggioranza dei giovani di questi paese, eccetto gli spagnoli, è lo slogan del “prima noi” con gli italiani al 53% e addirittura un 72% per i polacchi e un 69% per i francesi. Sulla distribuzione dei flussi migratori e sull’integrazione la maggioranza dei giovani di questi paesi europei concorda ad eccezione dei polacchi che con il 70% vuole frontiere chiuse e respingimenti.

Sul fronte dell’economia tra i giovani europei va in crisi la fiducia nel capitalismo. La maggioranza vuole un sistema misto capitale-modello economico alternativo o un nuovo sistema economico diverso da quello profit. Solo per un minoranza il modello capitalista gode di fiducia: per il nostro Paese solo il 15%.

Sono numeri e percentuali che raccontano di un malessere crescente tra le generazioni 2000. Questi giovani si sono trovati nel bel mezzo di una crisi economica, sociale e culturale. Oggi chiedono un cambiamento radicale tra le opportunità di un’alternativa riformista o rivoluzionaria e il rischio crescente di una deriva totalitaria e sovranista.

 

  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Novembre 2019 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30