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Venerdì, 13 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 10 Ottobre 2017 - nelPaese.it

UBI Banca ha presentato la propria candidatura per operare nell’ambito del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti di ricerca. Lo ha reso noto oggi Letizia Moratti, Presidente del Consiglio di Gestione di UBI Banca, nel corso del convegno La riforma del Terzo Settore e gli strumenti di finanziamento, organizzato dall’Istituto di credito insieme all’Università Cattolica del Sacro Cuore, a cui hanno preso parte i principali componenti accademici della commissione ministreriale per la predisposizione del codice del Terzo Settore, rappresentati del Ministero dello Sviluppo Economico e delle principali associazioni di rappresentaza della cooperazione sociale.

“La riforma dota l'Italia di uno strumento organico e comprensivo che certamente favorirà l'ulteriore sviluppo di un comparto già fondamentale per la società e l'economia del Paese”, ha dichiarato Letizia Moratti, Presidente del Consiglio di Gestione di UBI Banca. “La legge non trascura di innovare gli strumenti di finanziamento, agevolando fiscalmente le banche che emetteranno i titoli di solidarietà e i privati che li sottoscriveranno nonché consentendo agli istituti di credito con caratteristiche adeguate di erogare prestiti agevolati dando ulteriore impulso all’imprenditoria sociale”. Il decreto interministeriale del 14 febbraio 2017 assegna alle banche dotate di metodologie di valutazione specifiche o determinati volumi di erogazione a favore del Terzo Settore la facoltà di cofinanziare a tassi di mercato prestiti a imprese sociali, cooperative sociali e società cooperative onlus.

I finanziamenti in convenzione, erogabili a fronte di investimenti compresi tra un minimo di 200.000 euro e un massimo di 10 milioni di euro, si compongono di una quota del 30% erogata dalla banca a tassi di mercato e da una quota per il restante 70%, a un tasso agevolato dello 0,5%, a valere sulle risorse del Fondo Rotativo (200 milioni di euro gestiti da Cassa Depositi e Prestiti). Le banche finanziatrici, in forza dell’adesione alla convenzione tra ABI (Associazione Bancaria Italiana), CDP (Cassa Depositi e Prestiti) e MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) svolgono le valutazioni sulle richieste di finanziamento – considerando anche le potenziali ricadute in termini di impatto socio ambientale - e stipulano i contratti anche in nome e per conto di CDP. Secondo le stime del MISE, questo meccanismo consentirà l’erogazione di finanziamenti in favore di progetti di investimento per un importo complessivo pari a circa 325 milioni di euro.

La candidatura di UBI Banca per aderire alla convenzione giunge dopo anni di specifico impegno dell’Istituto nel costruire soluzioni dedicate al Terzo Settore, grazie alla divisione dedicata UBI Comunità. Nell’ambito di tale esperienza UBI dal 2012 ha emesso 87 Social Bond per un controvalore complessivo di oltre 900 milioni di euro, che hanno reso possibile la devoluzione di contributi a titoli di liberalità per oltre 4,5 milioni di euro sottoscritti da oltre 34.000 clienti del Gruppo UBI.

Inoltre, nel corso del 2017 l’Istituto ha presentato due progetti che coinvolgono, come partner, soggetti dell’ecosistema del Terzo Settore: a marzo UBI Banca è stato il primo istituto bancario italiano ad entrare nel settore del welfare aziendale grazie ad UBI Welfare, mentre a giugno ha presentato Trust in Life, il primo trust di un istituto di credito italiano in attuazione della legge sul Dopo di Noi.

Il dibattito

Di questi temi e delle principali novità civilistiche e fiscali hanno discusso, nel corso del convegno odierno, rappresentanti del Ministero, dell’Università e del Terzo Settore. Sono infatti intervenuti Franco Anelli, Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Luigi Bobba, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Stefano Zamagni, Università di Bologna, Giulio Ponzanelli, Università Cattolica del Sacro Cuore, Antonio Fici, Università Molise, Gabriele Sepio, Università Tor Vergata, Emilia Masiello, Ministero dello Sviluppo Economico, Giuseppe Guerini, Federsolidarietà, Stefano Granata, CGM, Eleonora Vanni, Legacoopsociali, Guido Cisternino, UBI Comunità Terzo Settore ed Economia Civile.

Il sottosegretario Bobba annuncia il fondo rotativo dal 7 novembre e il prossimo consiglio nazionale del terzo settore: “A noi interessa quale sarà il risultato di cambiamento. Siamo al lavoro per realizzare la fase attuativa. La riforma ha concezione diversa dai titoli dei giornali e ce lo dice la Costitutizione: le istituzioni pubbliche hanno il compito di sostenere e facilitare perché i cittadini nella loro libertà sappiano svolgere attività di interesse generale”.

La cooperazione sociale

Alla tavola rotonda ha partecipato, tra gli altri, la vicepresidente vicaria di Legaocopsociali Eleonora Vanni che ha sottolineato alcuni punti sulle opportunità della Riforma. “Ci sono stati timori circa il rischio di snaturamento dei soggetti storici del terzo settore, in relazione alle evoluzioni di compiti, finalità e attività che nei decreti vengono definiti e ampliati; noi crediamo che si tratti piuttosto di cogliere l’occasione per rispondere ai bisogni di un contesto sociale e culturale in forte cambiamento anche attraverso forme e modalità differenti che non intaccano la natura e il movente ideale delle organizzazioni. Le opportunità di sviluppo che la Riforma si propone, anche per la cooperazione sociale, le vedo strettamente connesse, non solo all’ambito di attività, ma alla promozione e realizzazione di partnership nell’ottica dell’obiettivo 17 dello dello sviluppo sostenibile. In questa direzione va, secondo noi, la riaffermazione, nell’art.55, della co-programmazione e co-progettazione, come modello di rapporto con la Pubblica Amministrazione; attività che sono la premessa irrinunciabile per una co-produzione di senso e non di semplice integrazione di risorse economiche”.

Vanni aggiunge anche la questione della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese: “Altro tema la governance; se ne è parlato a proposito della previsione normativa circa la possibilità di partecipazione alla governance dell’impresa sociale di Pubblica Amministrazione e soggetti diversi dagli enti di terzo settore anche come opportunità utile allo sviluppo della ‘economia circolare’. A questo proposito, mi sembra importante sottolineare la partecipazione di altri due attori significativi: i lavoratori, per le cooperative sociali soci-lavoratori che da sempre garantiscono la democrazia del governo dell’impresa, e gli utenti. Questi i temi di una riflessione che si impone, anche alla cooperazione, sulla governance multistakeholder.

“Ci sono poi ambiti di riflessione e lavoro ancora aperti – continua - e in via di definizione che richiedono alcuni “correttivi” per promuovere, oltre a nuova imprenditoria sociale, quella esistente nella direzione di liberare risorse utili all’effettivo realizzarsi degli obiettivi della Riforma”.

“In conclusione – dice la vicepresidente di Legacoopsociali - lavorare insieme, anche con i soggetti della finanza a impatto sociale, per obiettivi comuni costituisce la base per una contaminazione positiva dei mondi dell’economia, della finanza e anche del terzo settore che sono stati troppo a lungo chiusi su se stessi, quando non diffidenti.”

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

«La Strategia nazionale per lo Sviluppo sostenibile è una tappa importante per l'Italia, ma alla fine la declinazione concreta poi si fa sui territori e nelle nostre città: è qui che ogni giorno siamo impegnati a disegnare politiche pubbliche che contemplino gli obiettivi di Agenda 2030 e a sviluppare con fatica azioni e progettualità che muovano in questa direzione». È il monito rivolto al Governo dal Coordinamento Agende 21 locali italiane – quasi 420 realtà tra Regioni, Province e Comuni –, che ha svolto a Mantova la sua 20a Assemblea.

Intitolata "Trasformare il nostro mondo: gli obiettivi per le città sostenibili" e organizzata in collaborazione con il Comune di Mantova, la due giorni ha tracciato un panorama delle azioni e dei progetti già attivi sui territori nel percorso di raggiungimento degli obiettivi Agenda 2030 fissati dall'Onu, obiettivi che il Governo italiano ha appunto da poco recepito nella sua strategia nazionale. Ma accanto alle numerose e virtuose esperienze a confronto, in queste giornate sono emerse con forza anche le difficoltà e le vulnerabilità delle città.

«La politica nazionale è spesso concentrata sui "megapiani" strategici – dice Adriana Nepote, presidente del Coordinamento A21 locali –, ma dimentica poi di tradurli in piani operativi con focus specifici e in strumenti mirati, entrambi indispensabili. Ora abbiamo con urgenza bisogno di linee guida chiare e di concretezza, come è stato almeno in parte con il finanziamento nazionale di progetti per la riqualificazione delle periferie». «I nostri Comuni, che sono di fatto i "bracci operativi", faticano ancora parecchio a tenere lo sguardo ampio su una sostenibilità declinata a 360°: ambientale, sociale, economica – continua la presidente Nepote –. E soprattutto resta ancora molto, troppo, sulle loro spalle il peso grave e la responsabilità di dotarsi di strumenti e di risorse adeguati per progettare e implementare le proprie azioni. Questo vale, inevitabilmente, in particolare per le città più piccole, che però sono di fatto la stragrande maggioranza delle città italiane».

Approvata lo scorso 2 ottobre dal Consiglio dei Ministri, la Strategia si appresta a essere formalizzata dal Cipe-Comitato interministeriale per la programmazione economica entro l'anno: nel frattempo, lo ha annunciato lo stesso Galletti, sarà avviata una consultazione aperta a enti locali e società civile.

E proprio da quanto emerso nel confronto fitto dell'assemblea mantovana prenderà forma il nucleo del documento che il Coordinamento Agende 21 invierà al Ministero come suo contribuito al dibattito nazionale. Avrà anzitutto come obiettivo quello di chiedere che nella strategia nazionale sia valorizzato e adeguatamente supportato il ruolo operativo delle città.

Lo ammette anche lo stesso Giovanni Brunelli, dirigente Divisione Sviluppo sostenibile, Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, intervenuto a Mantova: «Il concetto di sostenibilità è finalmente stato metabolizzato dalle politiche delle amministrazioni purtroppo più a livello locale che nazionale. Sono ottimista che non mancherà un ulteriore sviluppo in questa direzione, per integrare le politiche ambientali con politiche di sostenibilità. Ed è per questo che ora in merito alla Strategia nazionale per lo Sviluppo sostenibile, il Ministero dell'ambiente gestirà uno spazio di confronto per coinvolgere amministrazioni locali e società civile».

 

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