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Giovedì, 18 Luglio 2019

Articoli filtrati per data: Venerdì, 20 Ottobre 2017 - nelPaese.it

Sono 260, le proposte progettuali ammesse alla seconda fase del Bando Adolescenza (11-17 anni): 206 relative ai raggruppamenti regionali, 54 multiregionali. Per contribuire alla realizzazione di una più elevata qualità dei progetti esecutivi, Con i Bambini in maniera sperimentale avvierà una fase di accompagnamento telefonico per l’assistenza alla progettazione.

Per quanto riguarda il Bando Nuove Generazioni rivolto al mondo del terzo settore e della scuola, Con i Bambini parteciperà alle iniziative che verranno organizzate nei territori, per contribuire alla presentazione di progetti innovativi, di qualità e in grado di mettere in campo percorsi incisivi per i ragazzi di età compresa tra 5-14 anni che vivono in una condizione di disagio.

 

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

I migranti e i richiedenti asilo non saranno più obbligati a fare domanda di protezione internazionale nel primo paese d’approdo. Il meccanismo verrà sostituito da un sistema di ricollocamento, una vera e propria redistribuzione permanente e automatica. E’ questo il punto centrale della riforma del Regolamento Dublino, approvata oggi dalla Commissione Libe del Parlamento europe, con 43 voti a favore e 16 contrari.

 Cosa cambia

Il punto centrale della proposta di riforma è la cancellazione del criterio del primo paese di accesso, che viene sostituito con un meccanismo permanente e automatico di ricollocamento, cui sono tenuti a partecipare obbligatoriamente tutti gli stati membri, a pena di conseguenze sui fondi strutturali. Nel testo viene poi introdotta una nuova procedura accelerata di ricongiungimento familiare, per cui basteranno sufficienti indicazioni sulla presenza di un familiare in un altro stato membro per un rapido ricollocamento. Inoltre sono state rafforzate le garanzie procedurali e gli obblighi di informativa per i richiedenti, in particolare le salvaguardie per i minori non accompagnati tra le quali la nomina entro 24 ore di un tutore. Il nuovo testo del regolamento Dublino amplia, inoltre, la portata dei criteri di responsabilità rafforzano e valorizzando legami significativi del richiedente con altri stati membri, come ad esempio precedenti permessi di soggiorno o visti, o titoli accademici ottenuti in altri stati membri, nell’ottica di facilitare l’inserimento sociale. Vengono poi cancellati i check obbligatori di inammissibilità proposti dalla Commissione. Tali check avrebbero obbligato i Paesi di primo ingresso ad effettuare controlli sistematici sull’inammissibilità di tutti i richiedenti in base ai concetti di paese terzo sicuro e primo paese d’asilo, creando oneri aggiuntivi per i paesi di frontiera e mettendo a rischio il diritto di richiedere l’asilo.

Le associazioni

"Per anni il sistema di Dublino ha causato inutili sofferenze a troppi richiedenti asilo e rifugiati. Il voto di oggi apre la strada a un sistema che darà dignità ai richiedenti asilo, privilegiando i loro legami familiari, nonché una distribuzione equa tra gli stati membri europei": è il commento di Iverna McGowan, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee. "Così com’è il sistema di Dublino non funziona per i richiedenti asilo, che sono costretti ad avere esaminate le loro richieste nel loro primo paese d’ingresso, e non funziona per quei paesi europei per i quali questo comporta un onere ingiusto. Il voto odierno contribuirà a creare un sistema migliore, di vera solidarietà, che potrebbe funzionare per tutti". 

“La scelta fatta dal Parlamento Europeo è un primo passo importante nella riforma di un sistema che ha costretto troppi minori soli e famiglie a rimanere nei paesi di ingresso come l’Italia e la Grecia, impedendogli in molti casi di ricongiungersi con familiari, amici o comunità in altri paesi europei,” ha dichiarato Karen Mets, Senior Advocacy Adviser diSave the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro. “Le conseguenze dell’immobilismo sono agghiaccianti, e i minori bloccati nei campi nei paesi di ingresso hanno sviluppato gravi stati di ansia, soffrono di depressione e incubi notturni. Alcuni di loro sono arrivati addirittura a tentare il suicidio”. L'associazone ricorda che nel 2017, sono arrivati via mare in Italia 14.070 minori non accompagnati, il 13% del totale dei migranti giunti alla frontiera sud del nostro Paese. Solo 56, tra i minori soli presenti sul territorio nazionale, sono stati ricollocati in altri paesi europei e 399 hanno avuto accesso formale alla procedura prima del 26 settembre scorso, quando è stata sospeso il sistema straordinario di ricollocamento europeo. "La mancanza di un sistema di ridistribuzione condiviso tra i paesi europei ha determinato negli ultimi anni gravissimi rischi e conseguenze per la maggioranza dei minori soli che hanno come meta altri paesi europei, dove già vivono familiari o connazionali con cui sono in contatto", commenta l'organizzazione. “I minori rifugiati costituiscono un terzo dei richiedenti asilo ed è indispensabile che si faccia di più per proteggerli. Abbiamo urgentemente bisogno di un sistema più giusto che redistribuisca in modo migliore i richiedenti asilo entrati in Europa, e dia una reale possibilità di integrazione e futuro a persone che sono fuggite da guerre, conflitti e violenze. Il Consiglio Europeo si deve unire ed accogliere seriamente questo voto del Parlamento facendo sì che il peso dei paesi in prima linea venga condiviso"

Per la Comunita' di Sant'Egidio "il voto a larga maggioranza dimostra che il fenomeno dell'immigrazione puo' essere affrontato dall'Europa in modo piu' unitario e, soprattutto, meno condizionato da strumentalizzazioni e paure che hanno il solo effetto di allontanare le soluzioni invece di favorirle". È necessario "che si esca al piu' presto dall'obbligo del Paese di primo ingresso per la competenza della domanda di asilo per giungere ad un ricollocamento piu' equo dei migranti in tutti gli Stati dell'Unione e rispettare, in questo modo, il necessario 'principio di solidarieta''. Un altro elemento positivo per la Comunità è la facilitazione prevista dei ricongiungimenti familiari, elemento che contribuisce in modo strategico all'integrazione. Sant'Egidio, che sta continuando, insieme alla Chiese protestanti italiane e alla Cei, in diversi progetti, il programma dei Corridoi Umanitari, auspica che vengano prese sempre piu' in considerazione la possibilita' di aprire nuove vie di ingresso legale in Europa".

Anche il Centro Astalli esprime apprezzamento. Per il presidentre  Camillo Ripamonti "arriva dall’Europa un segnale di speranza. Prendere in considerazione il progetto migratorio di un rifugiato, valutare la sua storia personale e le sue prospettive di integrazione, nel decidere quale paese sarà competente ad esaminare la sua domanda di protezione internazionale, oltre ad essere un ragionevole atto di umanità e buon senso, è soprattutto il segno di una visione giuridica che guarda al futuro con lungimiranza e responsabilità. Ora il Consiglio europeo continui su questa linea che rafforzerebbe l’Unione tra i singoli Stati e ci restituirebbe finalmente quell’idea di Europa unita che meritano le generazioni future".

(Fonte: Redattore Sociali/ec)

 

Pubblicato in Nazionale

“Il sistema politico a volte sembra incoraggiare chi specula sul lavoro e non chi investe e crede nel lavoro. I servizi sociali sono sempre più considerati un costo da tagliare invece che un patrimonio da valorizzare per assicurare diritti. Le cooperative sociali non si sono tuttavia lasciate sopraffare da questo scenario. Tutti questi problemi possono essere trasformati in energia per affrontare il cambiamento, facendo emergere la necessità di stare insieme, di superare gli individualismi e i corporativismi e riappropriarsi del potere di cambiare le proprie vite, con l’azione sociale e l’azione politica, per una comunità più coesa e una migliore qualità della vita.” Con queste parole Anna Vettigli, Responsabile Legacoopsociali Lazio, ha introdotto la sessione riservata dell’Assemblea Congressuale di Legacoopsociali Lazio“Senza radici non si vola – Tracciare il percorso per il futuro e le ragioni per farlo”, tenutasi il 20 ottobre presso la sede di Legacoop Nazionale.

L’Assemblea si inserisce nel quadro delle iniziative programmate in vista del IV Congresso Nazionale di Legacoopsociali, ed è stata introdotta da una partecipata sessione pubblica sugli scenari normativi e sull’innovazione sociale. A presentare la giornata di lavori è stato il Presidente di Legacoop Lazio, Placido Putzolu, seguito dai saluti istituzionali di Rita Visini, Assessore alle Politiche Sociali della Regione Lazio, e Andrea Venuto, Disability Manager del Comune di Roma Capitale. È intervenuto anche il presidente della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti che ha sottolineato come “la cooperazione sociale sia parte integrante del tessuto imprenditoriale della Capitale”

Putzolu ha sottolineato che per Legacoop Lazio “questa assemblea assume un significato che va al di là del percorso congressuale di Legacoopsociali, per le vicende che hanno investito pesantemente la realtà cooperativa laziale e proprio quella sociale in particolare”. “Questo appuntamento – ha aggiunto – rappresenta una ulteriore tappa del percorso, di rilancio dell’attività associativa e del modello cooperativo che abbiamo intrapreso dopo la fase di commissariamento della nostra organizzazione”. Il riferimento è all’inchiesta Mafia Capitale che in sede di giudizio ha visto Legacoopsociali riconosciuta come parte lesa. A seguire si è tenuta la tavola rotonda dal tema “Come affrontare i cambiamenti presenti e futuri valorizzando l’identità?”, introdotta e coordinata da Andrea Volterrani, Docente dell’Università di Torvergata. Hanno preso parte al dibattito: Francesca Danese, Portavoce del Forum Terzo Settore Lazio, Alessandro Gentilini, Responsabile dell'Area Centro di Banca Etica, e Riccardo Bodini, Coordinatore generale Eurisce.

Differenti i temi trattati nei vari interventi, dalla Riforma del Terzo Settore agli strumenti per finanziare l’innovazione, dalla valutazione dell’impatto economico e sociale degli enti di Terzo Settore alla valorizzazione del modello cooperativo dal punto di vista economico e sociale. Una partecipazione, quella dei rappresentanti politici e del mondo del Terzo Settore, che testimonia l’importante lavoro svolto da Legacoopsociali Lazio negli ultimi tre annie la sua volontà di costruire una più ampia rete di soggetti in grado di dialogare in maniera efficace e fattiva sulle tematiche legate al sociale. Tre anni molto difficili che hanno visto la cooperazione laziale impegnata in un complesso e continuativo lavoro di riadeguamento economico e reputazionale, a seguito delle vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni esponenti del movimento.

In un passaggio della sua Relazione introduttiva, Anna Vettigli ha tenuto infatti a ricordare che “Il 20 luglio scorso il Tribunale di Roma ha riconosciuto la Cooperazione sociale, rappresentata in parte civile da Legacoopsociali, come parte lesa, vittima delle azioni dei pochissimi cooperatori incriminati. Finalmente è stata restituita la piena onorabilità a tutti i cooperatori che ogni giorno si impegnano con il loro lavoro dignitoso nel costruire un sistema di integrazione reale ed efficace, superando il mero assistenzialismo e producendo importanti risultati e contributi al benessere e al progresso sociale della comunità”.

A concludere i lavori congressuali, dopo il dibattito tra i cooperatori e l’adempimento delle formalità previste, è stata Eleonora Vanni, vicepresidente vicaria Legacoopsociali che nel presentare il documento congressuale ha evidenziato uno dei temi del 15 e 16 novembre: “Diviene fondamentale qualificare e rappresentare i propri tratti distintivi, facendone la necessaria cornice di queste azioni, ed i pilastri della propria visione: la cooperazione sociale lavora per la promozione umana, contrasta l’esclusione sociale, vuole una società con meno ingiustizie, e dunque è soggetto di cambiamento sociale, assumendo consapevolmente lo spessore ed il profilo profondamente politico che ciò implica, da soggetto autonomo e libero da appartenenze politiche qual è”.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Lazio

Sarà Giuseppe Cederna a concludere domenica 22 ottobre, alle ore 18, il festival ‘A teatro nelle case’ al Teatro delle Ariette (Via Rio Marzatore 2781, località Castello di Serravalle), con "Da questa parte del mare", il libro della vita di Gianmaria Testa, arrivato in libreria, purtroppo postumo, il 19 aprile, per Giulio Einaudi Editori con prefazione di Erri De Luca, che e ora diventa spettacolo teatrale, diretto da Giorgio Gallione, produzioni Fuorivia / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, in collaborazione con Teatro dell’Archivolto.

"Da questa parte del mare" è il racconto dei pensieri, delle storie, delle situazioni che hanno contribuito a dar vita ad ognuna delle canzoni dell'album omonimo, ed è anche, un po', il racconto di Gianmaria stesso e delle sue radici. È il racconto dei grandi movimenti di popolo di questi anni, il racconto delle radici e della loro importanza. Radici che non sono catene, ma sguardi lunghi.

È il libro con cui Gianmaria si è congedato in pace, dopo una vita onesta e dritta. Un distillato di parole preziose che riesce a restituirci ancora e per sempre la voce di Gianmaria, un patrimonio di riflessioni umanissime, senza presunzioni di assolutezza. È uno sguardo lucido, durato più di 20 anni, sull’oggi. Una lingua poetica, affilata, tagliente, insieme burbera ed emozionata.

Da qui si è partiti per dar vita ad uno spettacolo teatrale vero e proprio, con un linguaggio drammaturgico che potesse reggere alle tavole del palcoscenico e rendere possibile un viaggio a due voci, quella di Giuseppe Cederna, solo in scena alle prese con diversi personaggi da questa e dall’altra parte del mare, e quella di Gianmaria Testa, presente con la sua voce e le sue canzoni profetiche e umanissime. Giorgio Gallione ha curato non solo la regia, ma anche il passaggio di parole pensate per la pagina scritta al teatro. Lo ha fatto mescolando le parole di Gianmaria a quelle delle cronaca quotidiana e a quelle di due osservatori attenti del fenomeno migratorio contemporaneo: Marco Revelli e Alessandra Ballerini.

“Da questa parte del mare” è un viaggio lirico e ruvido, per storie e canzoni, sulle migrazioni umane, ma anche sulle radici e sul senso dell’“umano”. In scena alcuni sassi e un cerchio di terra che abbraccia un simbolico mare nostrum da attraversare e da difendere, sul palco un attore che dà voce, attraverso le parole di Gianmaria Testa, a quelli che non hanno voce per essere ascoltati.

Lo spettacolo è un continuo alternarsi di voci e personalità distinte, trovate e ritrovate su un mare che abbraccia e divide, culla e annega. Giuseppe Cederna si incarna nelle loro storie raccontate attraverso una recitazione impeccabile, affettuosa e graffiante, lacerante e tenerissima. Proprio come le canzoni e le parole di Gianmaria Testa. Ingresso libero fino a esaurimento posti.

 (Foto Stefania Spadoni)

Pubblicato in Cultura

Promuovere l’integrazione e aumentare la consapevolezza sul fenomeno rifugiati: questi sono gli obiettivi per cui è nato il progetto InteGREAT, promosso da AIESEC Italia in collaborazione con la rete SPRAR. Da Settembre 2015 ad oggi, il progetto ha coinvolto più di 200 volontari internazionali, 60 ONG italiane e oltre 3000 rifugiati sono stati supportati con l’iniziativa. Il progetto, consiste nell’inserimento di un volontario internazionale all’interno di un centro di accoglienza italiano, affinché promuova l’integrazione dei rifugiati nella comunità locale.

Questo si realizza tramite l’organizzazione di attività ricreative, di animazione, di condivisione degli aspetti peculiari delle diverse culture e infine tramite workshop interattivi sulla realtà socio-politica italiana ed europea. Il progetto InteGREAT è in continua espansione su tutto il territorio italiano: al momento la rete più attiva e sviluppata è quella della sede AIESEC Torino, con vari progetti dislocati nel territorio. Un esempio concluso da poco è il progetto svolto in collaborazione con Cambalache​, impegnata in progetti di accoglienza per richiedenti asilo sul territorio di Alessandria, accompagnando gli ospiti in tutte le fasi riguardanti le procedure di richiesta di asilo politico, dando loro assistenza linguistica, culturale e sanitaria.

Il progetto ha permesso alle volontarie Kristin dalla Germania e Paula dal Brasile di mettersi alla prova in un contesto totalmente diverso e distante dalla loro quotidianità. Alla domanda “Perché hai deciso di metterti in gioco proprio per questa causa?”, Kristin risponde: “Sento l’urgenza di agire in questo momento per contribuire alla risoluzione del fenomeno rifugiati. Agire in questo momento significa assicurare un futuro migliore, facilitando la ricerca di un lavoro qui in Italia, di un’educazione e di un ruolo all’interno della società”.

La loro esperienza è terminata a fine Luglio e come risultato, le due ragazze affermano di essersi sentite parte integrante del gruppo con cui hanno lavorato. Uno dei momenti in cui hanno maggiormente sentito il potenziale del cambiamento portato all’interno della nuova realtà, è stato quando hanno organizzato un workshop sulla spiegazione del codice stradale e ognuno dei partecipanti dimostrava attivamente il suo desiderio di far sentire la sua voce e prendere parte all’iniziativa. AIESEC offre la possibilità di vivere un’esperienza di volontariato come questa all’estero, in più di 120 paesi, tra cui

Brasile, Romania, Colombia, Polonia, Serbia, Russia, Grecia, Repubblica  Ceca​. Tante opportunità aspettano di essere colte, invitando giovani ragazzi a partecipare a progetti che li aiuteranno a scoprire tutto il loro potenziale e portare un cambiamento nel mondo. Per scoprire come collaborare con AIESEC, visitare il sito aiesec.org o scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

Pubblicato in Migrazioni

Alzi la mano chi almeno una volta non ha pensato: “Basta, domani mi metto in proprio”: vale per giovani stufi di lavori precari e sfruttamento, per lavoratori appiedati dalla crisi e per professionisti che, dopo anni di onorato mestiere, desiderano un nuovo inizio. Questo libro spiega come fare:“Domani mi metto in proprio”è dedicato infatti a chi vuole cambiare la propria storia lavorativa e, in qualche misura, la propria vita; in particolare a chi è stanco delle logiche del libero mercato, del culto della prestazione, degli sprechi e vuole avviare un'attività con un valore aggiunto sociale e ambientale.

Marco Geronimi Stoll, pubblicitario "disertore" e già autore di Smarketing (Altreconomia, 2013) non fornisce ricette per arricchirsi, né formule per giovani che investono i soldi di babbo nell’ennesima start up: “Domani mi metto in proprio” è invece un libro che propone un percorso inedito: istruzioni chiare e semplici per partire con il piede giusto, scoprire e seguire la propria vocazione, evitare gli errori più comuni, ma soprattutto per creare un lavoro che ci piace e avviare un'impresa attenta ai valori dell'economia sostenibile e solidale. Leggi l'introduzione

Per avviare questa nuova impresa innanzitutto bisogna scrivere uno s-business plan: un documento che serve a conoscersi meglio, tracciare la propria carta d’identità professionale, a mettere su carta la missione, la visione, i valori della propria “impresa”, a descrivere i prodotti e i servizi, a capire qual è il “mercato” e a fare una previsione economico-finanziaria. Ma non solo: uno s-business plan che si rispetti include l’impatto sociale e ambientale della nuova attività, un “protocollo etico”, dove ci si impegna a trasparenza, rispetto dei diritti, la previsione di un bilancio sociale.

L'obiettivo è avviare - come la definisce Geronimi Stoll - un'impresa-bicicletta, su misura per noi: un’impresa-bicicletta è infatti di piccola scala, fa poche cose ma le fa bene; ha un numero di clienti limitato ma quei pochi sono fedeli e capaci di “passaparola”; ha unasede in co-working e strumenti di lavoro essenziali, nella comunicazione non cerca di urlare più degli altri, ma ha un nome semplice e bello e slogan onesti e chiari; è un team affiatato che è partito senza fare debiti con le banche e ha scelto per la parte tecnica degliesperti “abilitanti”. Leggi i 5 principi dell'impresa bicicletta

Il libro è concepito in modo originale, come il percorso di due personaggi: A. ed M. (una giovane precaria nativa digitale e un ex-dipendente bravo nel “suo” ma messo ai margini dal mercato del lavoro). A loro tocca “attraversare il guado”: dovranno pensare insieme l'attività giusta tenendo conto di attitudini e vocazioni, formare il loro team scegliendo compagni di squadra e aiuti esterni, affrontare la burocrazia e scegliere la forma societaria, scrivere il loro s-business plan, cercare un finanziamento, imparare a esistere sul mercato, comunicare se stessi e i loro prodotti.

L’àmbito privilegiato in cui si muovono gli imprenditori del “domani” è l'economia solidale, un settore che ha retto alla crisi meglio di quello tradizionale, soprattutto grazie al “capitale di relazioni” che ne è la caratteristica fondante e alle caratteristiche dei prodotti e dei servizi, attenti all'ambiente e alla dignità delle persone. Il libro ospita un repertorio dei possibili “mestieri” e attività di un'economia sostenibile, dalle filiere agricole alla comunicazione marketing free, dal commercio equo e solidale alla riparazione di bici o di altri oggetti anti-consumistici. Leggi la tabella delle due economie

"Domani mi metto in proprio. Partire con il piede giusto: come avviare la tua impresa sostenibile e solidale”, di Marco Geronimi Stoll, 192 pagine, 13,00 euro, Altreconomia edizioni

L'autore

Marco Geronimi Stoll. Nato a Luino nel 1954, pubblicitario "disertore", negli ultimi anni ha sperimentato con successo soluzioni a basso costo per fare pubblicità etica a imprese del mondo non profit e della decrescita.

Editorialista e copywriter, è autore di numerosi libri tra cui “Smarketing. Comunicazione per tutti i piccoli che hanno grandi cose da dire” (Altreconomia, 2013). Come formatore tiene corsi Smarketing di base e avanzati per imprese sociali, profit valoriale, associazioni, enti. È inoltre facilitatore dei processi comunicativi, musicista e attore: geronimi.it

Rete Smarketing

Smarketing è una rete di artigiani della comunicazione e dell’etica d’impresa. I suoi professionisti perseguono l’autonomia del cliente e la comunicazione sincera e trasparente e offrono scrittura di testi e comunicazione visiva, gestione dei social media e comunicazione digitale, realizzazione di siti e applicazioni, corsi e consulenze. Lo smarketing è anche un approccio metodologico alla comunicazione sociale e di impresa che sviluppa una critica radicale dei meccanismi, degli scopi e dei valori della pubblicità commerciale: smarketing.it

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Ogni giorno gli operatori umanitari di Medici Senza Frontiere (MSF) sono al lavoro nei principali teatri di guerra in tutto il mondo per soccorrere le popolazioni colpite. Impegnati il più vicino possibile alla linea del fronte, forniscono cure mediche e chirurgiche ai feriti o ai malati rimasti senza cure, fanno nascere bambini, offrono assistenza psicologica, migliorano le condizioni nei campi rifugiati. Un'azione difficile e rischiosa perché dall'Africa al Medio Oriente si combattono guerre senza regole che prendono di mira ospedali e civili, ormai le principali vittime di feroci guerre che non combattono.

Per sostenere questa azione MSF lancia la campagna di raccolta fondi "Cure nel cuore dei conflitti": dal 20 ottobre al 13 novembre si possono donare 2 o 5 euro via SMS, 5 o 10 euro con chiamata al numero 45548. Il ricavato andrà a sostegno dei progetti di MSF nei conflitti, in particolare in Yemen, Siria, Iraq, Afghanistan, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana: bastano 2 euro per 15 garze con chiusura adesiva, 5 euro per 6 teli isotermici da sopravvivenza, 10 euro per un kit chirurgico per un'operazione di emergenza.

"Quando un paese è devastato dalla guerra, intere popolazioni vengono messe in ginocchio" dichiara Loris De Filippi, presidente di MSF. "Oltre ai feriti degli attacchi, tra cui donne e bambini colpiti nelle loro stesse case, ci sono comunità assediate senza cibo e beni essenziali. E se un ospedale viene distrutto, a migliaia restano privi di assistenza medica, anche per una malattia o per far nascere un figlio. Consegnare tempestivamente le cure di cui hanno bisogno è una sfida medica e logistica senza pari, che affrontiamo ogni giorno nei conflitti. Come organizzazione indipendente possiamo farlo solo grazie a chi ogni giorno sceglie di sostenere la nostra azione."

I contesti di guerra e instabilità interna rappresentano il 55% delle attività di MSF. In Yemen, dove 18 milioni di persone hanno bisogno di aiuti umanitari e oltre la metà degli ospedali non è più in funzione, MSF ha effettuato oltre 451.000 visite mediche e interventi chirurgici nel 2016 e oggi combatte la peggiore epidemia di coleramai registrata nel paese, che da aprile ha colpito più di 500.000 persone. In Iraq, a Mosul, MSF si è spinta vicinissimo alla linea del fronte per curare i feriti (tantissime donne e bambini) attraverso unità di emergenza e chirurgiche, e oggi continua a gestire tre strutture sanitarie. In Siria MSF è una delle poche organizzazioni mediche presenti nel governatorato di Raqqa e nell'area nordorientale, dove migliaia di civili sono intrappolati da una guerra infinita che non risparmia nessuno. In Afghanistan, dove il 40% delle donne non riceve assistenza in gravidanza, MSF assiste 5.500 parti ogni mese. E poi ci sono i conflitti africani, come quelli in Repubblica Centrafricana(devastata da una violenza diffusa che ha causato oltre 600.000 sfollati e oltre mezzo milione di rifugiati), o in Sud Sudan (in tre anni due milioni di sfollati e due milioni di rifugiati), dove le difficoltà di azione sono aggravate da complesse sfide logistiche, carestie, violenze senza quartiere, e dove le équipe di MSF riescono a portare cure e vaccinazioni anche nelle aree più remote e inaccessibili.

"Non avevo mai visto così tanti pazienti con ferite così serie tutti insieme in una giornata. Vedere dei bambini in quelle condizioni è stato davvero duro" racconta Chiara Burzio, coordinatore medico di MSF in Iraq durante i giorni dell'offensiva di Mosul. "Nella clinica ho potuto toccare con mano quanto in concreto possiamo aiutare questa popolazione, nel rinascere e anche nel ritrovare un po' di gioia per andare avanti."  

Nelle aree di conflitto, come in tutti i propri progetti, MSF lavora secondo l'etica medica e i principi di indipendenza, imparzialità e neutralità, portando cure mediche esclusivamente in base ai bisogni e senza schierarsi, con l'unico obiettivo primario di curare tutte le vittime, siano essi civili o combattenti, come previsto dal diritto umanitario internazionale. In questi contesti MSF opera solo con fondi privati,perché in guerra più che mai l'indipendenza finanziaria è alla base della nostra capacità di azione. Il 100% dei fondi raccolti in Italia deriva da donazioni private (94% individui, 6% imprese e fondazioni). Il 56,7% dei fondi MSF viene speso in Africa, il 30,2% in Asia, il 5,1% in America, in Europa il 4,9% e lo 0,4% in Oceania (dati 2016).

 

Pubblicato in Nazionale

In Campania le cooperative sociali chiedono partecipazione e più coraggio. Le 77 cooperative aderenti a Legacoop regionale con circa 5mila occupati si sono riunite a Napoli il 19 ottobre e hanno fatto il punto sulla situazione sociale ed economica. Emerge da una parte un quadro critico ma anche la consapevolezza che le coop sociali sono ancora soggetti capaci di giocare un ruolo importante.

Luca Sorrentino, responsabile regionale uscente e riconfermato dalla assemblea, ha fornito il quadro: “la Campania è la penultima regione per spesa regionale:  14 milioni per il welfare ma 5 sono state sacrificate nella compartecipazione alla spesa per la Non autosufficienza. Siamo di fronte a un ritardo della spesa da parte della Giunta regionale. Qui abbiamo il dramma dei ritardi dei pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni fino a 36 mesi, il Comune di Napoli è fermo al 2015. In questo scenario il costo del lavoro diventa un peso importante mentre le regole di mercato sono basate sugli appalti. Il tessuto della cooperazione sociale è molto fragile con realtà che non arrivano a 100mila euro di fatturato. Ci sono sfide future per questa realtà importanti. Abbiamo la necessità di lavorare sui diritti di cittadinanza perché esistiamo in virtù di un articolo 1: gli interessi per la collettività. Poi bisogna mettere al centro la questione della partecipazione dei lavoratori alle imprese.  E sull’innovazione significa dare risposte a bisogni storici non assolti. Infine ci sono ritardi su inserimento lavorativo in una regione ad alto tasso di disoccupazione, soprattutto quella giovanile, e con la nuova amministrazione regionale si è riaperto il dibattito sul nostro ruolo per le politiche attive sul lavoro”.

Al dibattito, che ha visto tra gli altri gli interventi di Giacomo Smarrazzo della presidenza nazionale uscente di Legacoopsociali e di Rosario Florio, direttore di Legacoop Campania, è intervenuto Sergio D’Angelo, presidente del Gruppo Gesco che ha ospitato l’incontro nella sua sala convegno. “In questi anni c’è stata una sostanziosa perdita dell’universalità dei diritti e le istituzioni sono diventata meno permeabili con la scomparsa della politica come l’abbiamo conosciuta nel secolo scorso. La battaglia della cooperazione sociale deve identificarsi con quella per allargare il diritto di cittadinanza e bisogna farla allargando le nostre alleanze. La riforma della terzo settore può essere un’opportunità e la sfida futura del welfare si gioca anche sul terreno dell’economia contendendo gli spazi all’economia di mercato: questa legge ci consente di avere più libertà in settori che in passato era impensabile immaginare. Gesco investe risorse in turismo, cultura e ristorazione perché dimostriamo di saperlo fare e perché riusciamo a fare più inserimenti lavorativi che in passato”.

Uno dei riferimenti progettuali di D’Angelo riguarda il polo enogastronomico Il Poggio, aperto nel 2016. Il Poggio occupa gli spazi di un ex opificio che sono stati riqualificati e restituiti alla città come punto di ritrovo, oltre che di ristorazione. Ristorante, rosticceria, pizzeria, bar, pasticceria, ma anche laboratorio di produzione, market del cucinato con consegna a domicilio, servizio catering e Scuola di formazione per specializzarsi nelle professioni della cucina e dell’enogastronomia: in un anno (dal febbraio 2016 al 2017), Il Poggio ha registrato oltre 150mila coperti ed è diventato un punto di riferimento per i giovani e le famiglie, che lo raggiungono ogni giorno anche dai quartieri più centrali di Napoli.

Dopo aver attivato la formazione per circa 50 giovani selezionati tra oltre mille, tra cui due con sindrome di Down, due minorenni e moltissimi ragazzi provenienti dalle periferie e da situazioni di difficoltà familiare, Il Poggio ha assunto 22 di loro a tempo indeterminato (compresi i due ragazzi con sindrome Down) affiancandoli a professionisti “senior” in vari reparti. Nella fase di assunzione è stata data particolare rilevanza a condizioni personali di svantaggio, difficoltà economiche e familiari, disabilità, premiando contemporaneamente l’impegno, le competenze acquisite e le potenzialità emerse durante il percorso di formazione.

Oggi fanno parte dell’organico giovani immigrati, ragazzi appena maggiorenni e ancora affidati a comunità, i due giovani con sindrome di Down impegnati in cucina e altri ragazzi provenienti dalle periferie napoletane e in particolare da Poggioreale, che, con il loro reddito, sostengono l’intero nucleo familiare. Il Poggio ha attivato numerosi percorsi di formazione tra cui quelli di alternanza scuola/lavoro con circa 40 tirocinanti, tra cui una buona percentuale di ragazzi disabili (attraverso la convenzione con l’Istituto alberghiero Ferraioli di Poggioreale); tre borse lavoro attivate tramite l’Asl per il reinserimento lavorativo di sofferenti psichici; due tirocini per l'inserimento di minori immigrati non accompagnati (attraverso una convenzione con la coop Dedalus e con Italia lavoro) e un tirocinio di formazione professionale per la gestione di strutture turistico-ricettive, nel campo dei servizi di gastronomia mediterranea (in convenzione con PMI consulting

Nelle conclusioni la vicepresidente nazionale di Legacoopsociali Eleonora Vanni ha segnalato i punti della Riforma: “Può essere un’opportunità e ha come obiettivo quello di creare le condizioni per tirar fuori da un angolo questo settore. Deve però essere accompagnata da una volontà politica altrimenti rischia di restare una dichiarazione formale. Oggi dobbiamo mettere al centro la nostra funzione economica e non bisogna tornare indietro nel tempo quando accusavano noi donne di voler essere pagate per la cura degli anziani. Da allora abbiamo fatto un percorso per far riconoscere le professioni del lavoro sociale e oggi gli stessi soggetti imprenditoriali profit hanno difficoltà a confrontarsi con il nostro settore che è legittimato dal territorio di appartenenza: l’esempio del Poggio e del suo impatto è evidente. A questo aspetto bisogna aggiungere la questione della partecipazione delle nostro cooperative e dei servizi di cui si occupano nei vari ambiti”.

 

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