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Martedì, 12 Novembre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 24 Ottobre 2017 - nelPaese.it

La Figc "dispone su tutti i campi un minuto di riflessione sulla memoria della Shoah". È quanto si legge in una nota della Federazione gioco calcio, diffuso dopo la vicenda delle immagini di Anna Frank, con la maglia della Roma, apparsi allo stadio Olimpico. La Figc, continua il comunicato, "d'intesa con il ministro per lo Sport e l'Unione delle Comunita' Ebraiche Italiane (UCEI), ha disposto l'effettuazione di un minuto di riflessione su tutti i campi di calcio per condannare i recenti episodi di antisemitismo e per continuare a coltivare la memoria della Shoah e l'impegno della societa' civile tutta, soprattutto assieme ai giovani, affinche' ogni contesto sportivo sia luogo che trasmetta valori e formi le coscienze".

Quindi, "nel corso del turno infrasettimanale previsto nei campionati di Serie A, Serie B e Serie C e del turno previsto nel fine settimana per i campionati dilettantistici e giovanili, le squadre e gli ufficiali di gara si disporranno al centro del campo prima del calcio d'inizio mentre verra' letto un brano tratto dal Diario di Anna Frank: 'Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre piu' forte l'avvicinarsi del rombo che uccidera' noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgera' nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cessera', che ritorneranno l'ordine, la pace e la serenita''". 

Le indagini e le reazioni

Ci sarebbero già i primi riconoscimenti per gli adesivi antisemiti trovati ieri allo stadio Olimpico di Roma, all'indomani del match Lazio-Cagliari. Dalla visione delle immagini delle telecamere e dal lavoro dei poliziotti della Digos, del commissariato Prati e della polizia scientifica sono stati effettuati i primi riconoscimenti dei responsabili. Proseguono le indagini, di concerto con la Procura, per identificare tutti gli autori del gesto. Il presidente della Lazio, Claudio Lotito ha depositato alla Sinagoga una corona di fiori. "Oggi - ha detto - con questo gesto intendiamo ribadire la nostra posizione, chiara e indefettibile: la Lazio ha sempre represso certi fenomeni, con iniziative nelle scuole. Da oggi intendiamo promuovere un giorno ogni anno in cui portare 200 ragazzi ad Auschwitz". 

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha parlato con il Ministro dell'Interno di quanto accaduto all'Olimpico. Minniti, si legge in una nota del Quirinale, gli ha assicurato grande impegno per individuare i responsabili di un comportamento così ignobile affinché vengano perseguiti secondo la legge e vengano definitivamente esclusi dagli stadi. "Ci sono delle cose incredibili che continuano ad accadere come, ad esempio, che un gruppo di ultrà di una squadra di calcio pensi di scherzare sulla storia e la figura di Anna Frank", ha commentato il premier Paolo Gentiloni. "E' successo - ha aggiunto - qualcosa di incredibile, inaccettabile, da non minimizzare e da non sottovalutare. Non sottovalutiamo i rischi del diffondersi di tensioni nel nostro tessuto sociale".

Gli adesivi e i volantini offensivi sono stati rimossi in mattinata dagli addetti alle pulizie dello stadio in vista della gara di mercoledi' della Roma con il Crotone. Immediata la protesta della comunità ebraica romana. Efraim Zuroff, direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme, definisce "sconvolgenti, miserevoli, ripugnanti" gli insulti antisemiti da parte degli ultrà laziali. "Non ci sono parole per condannare un gesto così vergognoso. Si banalizza la Shoah, si trasforma un'immane tragedia in una semplice bega fra tifoserie". Zuroff, pur comprendendo "l'impatto simbolico" di giocare con la Stella Gialla sulle maglie,come proposto da Renzi,ha detto: "non aggiunge conoscenza:meglio far visitare Auschwitz ai giocatori".

(Fonte: Redattore Sociale/Dire - Ansa)

Pubblicato in Nazionale

Nel 2016 sono stati registrati oltre 615 mila decessi tra i cittadini residenti, 32 mila in meno del 2015 (-5%). In rapporto al numero di residenti, nel 2016 sono deceduti 10,1 individui ogni mille abitanti, contro i 10,7 del 2015. La riduzione nel numero di morti risulta territorialmente omogenea, pur risultando più ampia nel Nord-ovest (-5,6%) e nel Sud (-5,7%). Il 2016 è stato l'anno più favorevole tra gli ultimi quattro sotto il profilo della sopravvivenza. Il tasso standardizzato di mortalità è pari all'8,2 per mille, inferiore anche a quello riscontrato nel favorevole 2014 (8,4 per mille). Il picco di mortalità del 2015, anno in cui si rileva un tasso standardizzato dell'8,8 per mille risulta riassorbito.

Nel 2016 tassi (standardizzati) di mortalità più alti si riscontrano nel Mezzogiorno (8,8 per mille). Particolare peso specifico in tale contesto è quello assunto dalla Campania (9,6 per mille) e dalla Sicilia (9 per mille). Per il totale dei residenti la speranza di vita alla nascita si attesta a 82,8 anni (+0,4 sul 2015, +0,2 sul 2014) e nei confronti del 2013 risulta essersi allungata di oltre sette mesi. La speranza di vita alla nascita risulta come di consueto più elevata per le donne - 85 anni - ma il vantaggio nei confronti degli uomini - 80,6 anni - si limita a 4,5 anni di vita in più. La speranza di vita aumenta in ogni classe di età. A 65 anni arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. A tale età la prospettiva di vita ulteriore presenta una differenza meno marcata tra uomini e donne (rispettivamente 19,1 e 22,3 anni) che alla nascita.

Rispetto a 40 anni fa la probabilità di morire nel primo anno di vita si è abbattuta di oltre sette volte, mentre quella di morire a 65 anni di età si è più che dimezzata. Un neonato del 1976 aveva una probabilità del 90% di essere ancora in vita all'età di 50 anni, se maschio, e a quella di 59 anni, se femmina. Quaranta anni più tardi, un neonato del 2016 può confidare di sopravvivere con un 90% di possibilità fino all'età di 64 anni, se maschio, e fino a quella di 70, se femmina.

L'aumento della speranza di vita nel 2016 rispetto al 2015 si deve principalmente alla positiva congiuntura della mortalità alle età successive ai 60 anni. Il solo abbassamento dei rischi di morte tra gli 80 e gli 89 anni di vita spiega il 37% del guadagno di sopravvivenza maschile e il 44% di quello femminile. Nel 2016 si registra una leggera riduzione delle diseguaglianze territoriali di sopravvivenza, che tuttavia permangono significative. I valori massimi di speranza di vita si hanno nel Nord-est, dove gli uomini possono contare su 81 anni di vita media e le donne su 85,6. Quelli minimi, invece, si ritrovano nel Mezzogiorno con 79,9 anni per gli uomini e 84,3 per le donne.

Sono 2,7 gli anni che separano le residenti in Trentino-Alto Adige, le più longeve nel 2016 con 86,1 anni di vita media, dalle residenti in Campania che con 83,4 anni risultano in fondo alla graduatoria. Tra gli uomini il campo di variazione è più contenuto, e pari a 2,3 anni, ossia alla differenza che intercorre, come tra le donne, tra la vita media dei residenti in Trentino-Alto Adige (81,2) e i residenti in Campania (78,9).

 

Pubblicato in Nazionale

Un bonus di 800 euro al mese fino ad un massimo di un anno per consentire alle persone con disabilita' di seguire tirocini con lo scopo di un futuro inserimento lavorativo.Lo prevede il bando della Regione Lazio finanziato con 6 milioni di euro e presentato oggi dal governatore Nicola Zingaretti nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte anche gli assessori al Lavoro, Lucia Valente, e alle Politiche sociali, Rita Visini. Le risorse serviranno a pagare integralmente le indennita' di partecipazione e i servizi di tutoraggio specialistico, questi ultimi necessari per assistere e aiutare i partecipanti nell'inserimento nei contesti aziendali.

Complessivamente il bando sara' in grado di coinvolgere circa 500 persone con disabilita' sia fisica che psichica e si chiudera' ad esaurimento delle risorse disponibili. Grazie alla normativa regionale sui tirocini introdotta nel mese di ottobre, per la prima volta i contributi mensili sono di 800 euro, 300 euro in piu' rispetto al precedente avviso, e 500 in piu' rispetto all'importo minimo fissati dalle linee guida nazionali. In questo caso, inoltre, sara' la Regione Lazio ad erogare l'intera somma, senza alcun costo per gli imprenditori e per le aziende.

Gli obiettivi del bando sono molteplici. Il primo e' favorire l'inserimento lavorativo delle persone con disabilita' che, proprio perche' si trovano a fronteggiare difficolta' nel mercato del lavoro, hanno necessita' di misure che facilitino la loro formazione sul campo e introduzione in contesti lavorativi; inoltre, il bando rappresenta un'occasione anche per le aziende in quanto favorisce una conoscenza diretta e una formazione mirata del tirocinante. Gia' da oggi gli iscritti negli elenchi del collocamento mirato dei centri per l'impiego possono inoltrare la richiesta di partecipazione agli enti accreditati seguendo le informazioni pubblicate sul sito della Regione. A partire dall'1 novembre partiranno i primi tirocini. "Ora occorre far conoscere questa opportunita' e io lo faro' con una lettera che scrivero' a tutte le associazioni", ha dichiarato Zingaretti.

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

 

 

Pubblicato in Lavoro

“Per la reale adozione delle più recenti disposizioni in materia di ‘Buona scuola’ e soprattutto per la applicazione congruente ed operativa delle norme relative all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità è necessario un costruttivo e costante confronto anche con le Federazioni.” Questa la convinzione espressa all’unisono da FAND – Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con Disabilità e la FISH – Federazione Italiana per il Superamento Handicap e rivolta come appello al Ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli.

“Non intendiamo solo offrire ancora una volta la nostra costruttiva disponibilità, ma desideriamo richiamare anche il rispetto di una esplicita previsione normativa del recente Decreto Legislativo n. 66/2017: la formale costituzione, presso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica, che si raccorda con l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità. Ad esso sono attribuite competenze rilevanti e articolate in termini di monitoraggio e proposta, ma anche il compito di delineare strumenti di progettazione educativa e personale.”

Concordano sull’urgenza della costituzione, insediamento e solerte avvio delle attività i presidenti di FAND (Franco Bettoni) e FISH (Vincenzo Falabella). Una ulteriore dilazione dei tempi non potrebbe che ritardare l’effettiva cogenza del Decreto 66/2017 che ha significativamente ad oggetto “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità”.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) esprime “soddisfazione” per l'avvenuta approvazione alla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE) del Parlamento europeo di un testo che riforma profondamente il Regolamento n. 604/2013 (detto Regolamento Dublino III) che fissa i criteri per definire il Paese competente ad esaminare la domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino di Paese terzo.La proposta, che ha visto una maggioranza trasversale e un particolare meritorio impegno della deputata italiana Elly Schlein, recepisce “gran parte delle proposte di riforma avanzate da ASGI e dagli enti ed associazioni di tutela dei rifugiati”.

"Per la prima volta si opera un profondo cambio di paradigma rispetto all'impostazione fin qui seguita e che ha caratterizzato il sistema europeo d'asilo gli ultimi 17 anni (dalla Convenzione Dublino del 1990) " afferma Gianfranco Schiavone di ASGI.


In particolare nella riforma approvata dalla Commissione “viene eliminato il legame tra il Paese nel quale il richiedente ha fatto ingresso irregolare ed esame della sua domanda di protezione, sostituendo questo anacronistico approccio (che penalizzava grandemente i paesi con frontiere esterne, tra cui l'Italia) con una nuova concezione in base alla quale il richiedente fa ingresso nell'Unione, considerata nel suo complesso. La competenza all'esame della domanda di protezione verrebbe, pertanto, definita sulla base di quote che riguardano tutti i Paesi dell'Unione definite sulla base di criteri oggettivi, dando finalmente attuazione al principio di solidarietà e di equa ripartizione delle responsabilità di cui all'art. 80 del TFUE (Trattato sul funzionamento dell'Unione), rimasto finora di fatto disatteso; viene ampliata la nozione di famiglia estesa ai fratelli e sorelle del richiedente ai figli maggiorenni, purchè a carico, consentendo così la riunificazione di famiglie disperse dalla guerra e che, a legislazione vigente, possono trovarsi e rimanere forzatamente a vivere in paesi diversi dell'Unione; assume rilievo giuridico nella individuazione del Paese UE competente ad esaminare la domanda l'esistenza di "fattori di collegamento" tra il richiedente e il Paese nel quale lo stesso chiede di recarsi, quali precedenti soggiorni, corsi di studio e formazione effettuati in precedenza e sponsorizzazione del richiedente da parte di un ente accreditato”.

Le criticità

Tuttavia permangono, secondo i giuristi,  anche nella nuova impostazione, alcuni aspetti critici. “I "fattori di collegamento" tra il richiedente e il Paese dell'Unione nel quale lo stesso chiede di recarsi andrebbero ulteriormente rafforzati . In particolare appare irragionevole che la sponsorizzazione possa essere realizzata solo da enti e non anche da privati (tra i quali parenti del richiedente) ; la procedura di assegnazione per quote-paese applicata anche ai minori non accompagnati, seppure temperata dalla valutazione del suo superiore interesse operata da una equipe multidisciplinare, apre la strada alla possibilità di un trasferimento coattivo del minore, evento indubbiamente fonte di trauma per il minore stesso, mentre, come affermato dalla Corte di Giustizia, in generale risponde al superiore interesse del minore restare nello Stato dove questi si trova; seppure fortemente ridimensionato rispetto al quadro normativo attuale si continua a prevedere la possibilità di applicare misure di detenzione del richiedente protezione ai fini dell'esecuzione del trasferimento nel Paese competente all'esame della domanda;  l'introduzione di un filtro che attribuisce la competenza all'esame della domanda di protezione al paese in cui la stessa è stata formulata nel caso di domanda "manifestly unlikely" ovvero di domanda che appare priva di alcun contenuto in relazione alla nozione di protezione internazionale inserisce una procedura che si presta facilmente a serie distorsioni” .

ASGI invita il Parlamento Europeo a rivedere questi aspetti e comunque a procedere senza indugio sulla strada di rinnovamento intrapresa. In particolare fa appello al Governo italiano e alle associazioni di tutela dei rifugiati affinché “sostengano con forza il processo di riforma avviato dal Parlamento Europeo in vista del dialogo con il Consiglio Europeo e in particolare con gli Stati che si oppongono ad una effettiva riforma del Regolamento Dublino III cercando di evitare la doverosa assunzione di nuove e maggiori responsabilità nella gestione dell'accoglienza dei richiedenti protezione internazionale”.  

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Migrazioni

Frank ha un nome straniero, ma è italianissimo, un figlio del Sud. Da subito capisci che è un fuoriposto , uno che naviga proprio male nelle acque del mondo di oggi. Giornalista da una vita, è da sempre costretto a raccontare i personaggi della ridicola commedia italiana. Esce il 26 ottobre il nuovo romanzo del giornalista Enrico Fierro per Aliberti Editore: “La genovese – Una storia d’amore e di rabbia” (pp.224 – euro 17)

Quelli che affollavano il mondo dorato della sua “direttora”, grandissima animatrice dei salotti dove si decidono fortune e carriere, e che il potente segretario del partito aveva voluto al comando della sgangherata nave del giornale. Oppure Pellegrino Diotallevi, in arte Pel. Un pezzo di malacarne che aveva fatto i soldi con le macchine usate a Durazzo e con la monnezza che importava dall’Italia, ed era riuscito in un’impresa unica: fottere ai poveri la loro fame e trasformarla in un business. Frank, divorato dalla raggia – la rabbia, nel suo dialetto – è stato sempre un uomo contro. Perché il suo mondo era un altro.

Quello di Peppino Matarazzo, di mestiere edicolante, che gli insegnò ad amare i giornali e da morto volle che lo scemo del paese gli cantasse in chiesa Bella ciao . Il suo mondo era quel vecchio professore di violino incontrato sulle rive di un fiume a Prizren, in Kosovo. Il maestro elementare di quel piccolo borgo sullo Jonio che spendeva i pochi soldi dello stipendio per i libri e per alimentare la sua idea di comunismo.

Oppure Peppino Gagliardi, che non vinse un Festival di Sanremo per colpa di una censura scandalizzata da un culo americano e procace. Insomma, gli sconfitti pieni di dignità e umanità che aveva incontrato nella sua vita. Romanzo fatto di personaggi e luoghi, La Genovese ha per vero co-protagonista un Sud più immaginario che reale. Cambiano le epoche, i tempi della vita e della Storia si sovrappongono fino a mescolarsi, sempre accompagnati da suoni, odori e sensazioni precise ed evocative. Come il sapore di quella Genovese che dà il titolo al libro.

«La Genovese era così, come una bella donna portatrice di una naturale bellezza. […] Si chiama Genovese ma a Genova non sanno neppure cos’è». Se non siete napoletani e non sapete chi o che cosa sia, la risposta è nelle pagine finali.

L’autore

Enrico Fierro (Avellino, 23 novembre 1951) è un giornalista e scrittore italiano. Scrive per «il Fatto Quotidiano», ha collaborato con «La Voce della Campania», «Dossier Sud», «L’Espresso», «Epoca». È stato inviato speciale de «l’Unità». Per la pubblicazione del volume La santa. Viaggio nella ‘Ndrangheta sconosciuta, assieme a Ruben H. Oliva, ha ricevuto il Premio “Globo d’Oro” 2007-2008, il Premio “Paolo Borsellino” 2007 e il Premio “Itaca” 2008. È autore inoltre di Dieci anni di potere e terremoto (1990) e O ministro. La Pomicino story (1991), scritti con Rita Pennarola e Andrea Cinquegrani; E adesso ammazzateci tutti (2005), Ammazzàti l’onorevole (2007). Per il teatro ha curato testo e regia di O cu nui o cu iddi con Laura Aprati.

Pubblicato in Cultura

Una categoria cui si tenta di mettere il bavaglio, con 321 attacchi, in diverse forme, ai giornalisti solo nell'ultimo anno, in Italia. Numero che sale vertiginosamente a 3406, dal 2006. Con un'impunità pressoché totale e una concentrazione del 40% dei casi a Roma e dintorni. E una lista di 28 cronisti uccisi, dagli anni '60 a oggi, dei quali 8 in Sicilia, un'unica area in Europa ad avere una tale drammatica concentrazione. Sono i numeri presentati oggi da Ossigeno per l'informazione, osservatorio promosso dalla Fnsi e dall'Ordine dei giornalisti, nel corso del convegno al Senato "Giornalisti aggrediti, colpevoli impuniti. Che cosa accade in Italia.

L'allarme Onu" per celebrare in Italia la Giornata Mondiale per la fine dell'impunità per i crimini contro i giornalisti indetta dalle Nazioni Unite. "Non possiamo restare indifferenti", esordisce il presidente del Senato, Pietro Grasso, ricordando anche l'omicidio della reporter Daphne Caruana Galizia a Malta. "In questi cinque anni - dice - ho sempre ribadito la necessità di intervenire sul tema delle querele temerarie, certamente meno pericolose delle minacce di morte o aggressioni fisiche, ma che incidono pesantemente sull'attività dei giornalisti. Purtroppo temo che, a meno di una tardiva ma ben accetta eventuale assunzione di responsabilità in Parlamento, la legislatura rischi di chiudersi, ancora una volta, senza l'approvazione di tali norme".

Impressionanti i numeri presentati dal direttore di Ossigeno, Alberto Spampinato, insieme al segretario Giuseppe F. Mennella. Secondo i dati Unesco, "sono 930 i giornalisti uccisi nel mondo dal 2006 a oggi, 103 nel 2016, 42 quest'anno. In 9 casi su 10 i responsabili sono impuniti. Il 93% degli uccisi sono cronisti locali, solo il 7% erano inviati all'estero o corrispondenti di guerra". In Italia, secondo Ossigeno, "tra il 2006 e il 2017, sono 3406 i giornalisti e blogger attaccati".

Si contano "5900 querele l'anno, quasi il 90% infondate, per 54 milioni di euro di spese stimati". E l'impunità per chi ostacola l'attività del giornalista è quasi totale: "solo all'1% la giustizia riconosce lo status di vittime". Di questi, al 14,9% viene riconosciuto il reato di minaccia e il 5,4% di violenza privata e diffamazione, ma solo al 60,8% anche il pagamento delle spese processuali. Il Lazio, la regione italiana con il maggior numero di gravi attacchi a giornalisti e blogger: 625 casi dal 2011 al 2017 su 2602 in tutta Italia, ovvero il 24% del totale.

Trend drammaticamente in crescita con 103 attacchi accertati nel 2016 su 412 e un'incidenza del 40% nei primi mesi del 2017 con 46 episodi su 117 totali. Il 90% a Roma. Maglia nera al Lazio anche per il numero delle querele, sottolinea il segretario dell'Associazione Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo, "con un +8% l'anno di nuovi procedimenti". E se per il direttore generale della Fieg, Fabrizio Carotti, "il tema della libertà di stampa" deve prevedere soluzioni di tutela "anche per chi è in situazioni di maggiore debolezza" contrattuale, per Ossigeno occorre porre rimedio a vuoti legislativi.

Tra le proposte, riconoscimento giuridico della figura del giornalista, depenalizzazione del reato di diffamazione e abolizione del carcere, introduzione del reato di ostacolo all'informazione, spese processuali non più a carico del reporter assolto e, soprattutto, la creazione di un hotspot, "una piattaforma pubblica - spiega Spampinato - per informazioni verificate sulle violazioni in Italia, così come fa a livello internazionale la Piattaforma per la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti del Consiglio d'Europa".

(Fonte: Ansa)

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Diciannove organizzazioni per i diritti umani e per l'aiuto umanitario hanno chiesto al primo ministro della Grecia Alexis Tsipras di porre fine alla "politica di contenimento" adottata dal governo di Atene per trattenere i richiedenti asilo sulle isole dell'Egeo. 
Migliaia di persone, tra cui bambini, donne sole o in gravidanza e persone con disabilità, sono bloccate sulle isole greche in condizioni terribili proprio mentre si approssima la stagione fredda. Costringere i richiedenti asilo a sopportare condizioni che violano i loro diritti umani e pregiudicano il loro benessere, la loro salute e la loro dignità non può essere giustificato dall'attuazione dell'accordo tra Unione europea e Turchia. 

Dal marzo 2016, quando l'accordo è entrato in vigore, le isole greche di Lesbo, Chio, Samo, Coo e Lero sono diventate luoghi di confino a tempo indeterminato, in alcuni casi già da 19 mesi. Migliaia di donne uomini e bambini sono intrappolati in condizioni deprecabili e precarie a molti di loro viene negato l'accesso a un'adeguata procedura d'asilo.  Il recente aumento degli arrivi ha incrementato la pressione sui già sovraffollati "hotspot", ossia i centri d'accoglienza e d'identificazione, delle isole greche. Il numero dei nuovi arrivi è ancora relativamente basso e dovrebbe essere pienamente gestibile tanto dalla Grecia quanto dall'Unione europea, ma la proporzione di donne e bambini è elevata. 

La situazione è particolarmente critica a Samo e Lesbo, dove oltre 8300 richiedenti asilo e migranti sono trattenuti in "hotspot" che potrebbero accoglierne solo 3000. Il recente annuncio del prossimo trasferimento di 2000 richiedenti asilo da due isole verso la terraferma come misura d'emergenza per decongestionare la situazione, è un passo positivo ma non sarà sufficiente ad alleviare il sovraffollamento e non affronterà i problemi di fondo che la "politica di contenimento" ha causato.  Con l'approssimarsi del terzo inverno da quando sono iniziati gli arrivi su grande scala, è evidente che le autorità greche non sono in grado di venire incontro ai bisogni essenziali e di proteggere i diritti dei richiedenti asilo finché questi rimarranno sulle isole dell'Egeo. 

Le autorità greche e quelle dell'Unione europea citano l'accordo con la Turchia come giustificazione per la "politica di contenimento". Ma costringere i richiedenti asilo a sopportare condizioni che violano i loro diritti umani e pregiudicano il loro benessere, la loro salute e la loro dignità non può essere mai giustificato. Le 19 organizzazioni hanno sollecitato il primo ministro Tsipras a proteggere i diritti umani dei richiedenti asilo bloccati sull'isola mettendo fine alla "politica di contenimento". I richiedenti asilo dovrebbero essere trasferiti sulla terraferma in modo da poter ricevere un'accoglienza adeguata e tutti i servizi necessari ai loro bisogni e da poter accedere a procedure d'asilo eque. 

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«Ci legavano come Cristo in croce». Nelle librerie esce “Storia di Antonia. Viaggio al termine di unmanicomio”, il libro inchiesta che ricostruisce la tragica vicenda di Antonia Bernardini. Venerdi 27 ottobre, alle ore 17.30, presso l'Ex OPG Je so' pazzo(Via Matteo Imbriani 218), presentazione del libroStoria di Antonia. Viaggio al termine di un manicomio (Sensibili alle foglie 2017) di Dario Stefano Dell'Aquila e Antonio Esposito. Con gli autori interverranno una attivista EX OPG Je so' Pazzo, Yasmine Accardo della campagna LasiateCIEntrare, Grazia Serradel “Comitato Verità e Giustizia per Franco Mastrogiovanni”.

«Ci legavano come Cristo in Croce». Le parole di Antonia Bernardini restituiscono l’inferno nel quale è costretta a vivere gli ultimi 15 mesi della sua vita: il manicomio criminale di Pozzuoli, dove viene internata, a seguito di un banale diverbio, in attesa di un processo che non si svolgerà mai. Antonia muore, il 31 dicembre 1974, a causa delle ustioni riportate per l’incendio del letto di contenzione sul quale era legata da 43 giorni.

La sua fine atroce destò scalpore, portò il tema dei manicomi criminali al centro del dibattito pubblico, determinò la chiusura dell’istituto puteolano. Venne istruito anche un processo che, dopo le condanne in primo grado, si concluse in Appello senza colpevoli. Poi, per oltre 40 anni, su questa storia è calato il silenzio.

Il libro Storia di Antonia. Viaggio al termine di un manicomio,pubblicato questo ottobre dalla casa editrice Sensibili alle foglie, per la prima volta offre una ricostruzione completa, realizzata recuperando materiale d’archivio inedito, il dibattito dell’epoca, le testimonianze dei diversi protagonisti. Un complesso lavoro di inchiesta, durato oltre due anni, che tesse una dolorosa ma avvincente trama narrativa, nella quale ritroviamo, con Antonia, la vita di altre donne,  come l'attrice del living theatre Carol Lobravico Berger,vittime di quella stessa violenza istituzionale, e un dispositivo, quello psichiatrico, le cui logiche e prassi ripropongono, ancora oggi, l’orizzonte manicomiale.

«Quella di Antonia Bernardini è una storia di ingiustizia, violenza, assenza di cura - affermano gli autori del libro - Purtroppo, per tanti aspetti conserva una tragica attualità, sia nell'universo dell'assistenza psichiatrica che in luoghi di reclusione come carceri, rems, centri per migranti. È una vicenda del passato che parla al presente, riproponendosi ogni volta che una una persona sofferente è legata ad un letto di contenzione, è mortificata nellasua dignità, le sono negati diritti ed assistenza».

 

 

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