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Martedì, 19 Novembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 25 Ottobre 2017 - nelPaese.it

Tra poche ore aprirà FieraCavalli, l’importante esposizione fieristica di Verona dedicata ai cavalli e all'equitazione, in cui Uisp ed Ecopneus saranno presenti con un’innovazione tecnologica che concilia il benessere del cavallo con una gestione dei centri equestri più semplice, economica ed ambientalmente sostenibile. È il nuovo fondo per i campi di lavoro equestri realizzato interamente in granuli di gomma riciclata da Pneumatici Fuori Uso-PFU che Ecopneus, la società senza scopo di lucro tra i principali responsabili della gestione dei PFU in Italia, e Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti illustreranno a FieraCavalli, per stimolare nuovi ambiti di applicazione della gomma riciclata nel settore equestre.

Nel campo di lavoro Uisp-Ecopneus (dimensioni 20x40), realizzato nel Padiglione 2 della Fiera dalla società Promix con materiale fornito dalle aziende Steca ed Ecoricicla, la sabbia normalmente utilizzata è stata sostituita con oltre 25.000 kg di granulo di gomma riciclata “nobilitato”, ovvero rivestito di un pigmento acrilico colorato, che garantisce una maggior durata del materiale e maggiore resistenza agli agenti atmosferici. Sotto lo strato di granuli di gomma è stato realizzato un sottofondo con circa 2.250 piastre, che portano il totale di gomma riciclata impiegata nel campo a oltre 70.000 kg, una mole equivalente al peso di circa 7.700 pneumatici per autovettura. A disposizione di cavalli e cavalieri sarà inoltre allestito un campo per il pre-riscaldamento. 

Molte le attività in programma sul campo nei giorni di Fiera: dal primo Trofeo Uisp-Ecopneus per le discipline di lavoro in piano/freestyle e volteggio equestre ludico ricreativo/freestyle, aperto tra gli altri agli appassionati di monta inglese, americana, classica e vaquera; a dimostrazioni di volteggio e di lavoro in piano con il Centro militare veterinario di Grosseto e i cavalieri Uisp, a seminari e convegni. La premiazione del Trofeo si svolgerà domenica 29 ottobre alle ore 13 e i premi saranno offerti da Ecoplus e da Promix.

 Ma quali sono i vantaggi della nuova pavimentazione in gomma riciclata? Le tradizionali pavimentazioni normalmente utilizzate nei centri ippici ed equestri sottopongono le articolazioni degli animali ad eccessive sollecitazioni e affaticamento muscolare. Inoltre con l’installazione di piastre in gomma all’interno dei box e dei camminamenti si riduce il rischio di pericolosi scivolamenti, ma non solo: con questa soluzione i materiali da lettiera vengono quasi totalmente eliminati, facilitando le operazioni di pulizia e aumentando l’igiene e la salubrità degli ambienti.

Nei campi di lavoro, inoltre, sostituendo la sabbia con granuli di gomma riciclata, sia integralmente che con miscele di sabbia e gomma, la dispersione di polveri nell’aria si riduce in modo così consistente che in alcuni casi non è neanche necessario bagnare l’area esterna prima di iniziare il lavoro con il cavallo: un’efficace soluzione per contrastare l’insorgenza di patologie respiratorie come la silicosi. 
 
A questo proposito, venerdì 27 ottobre, alle 11.30, si terrà l’incontro “Valutazione dello stato sanitario delle vie aeree in cavalli da scuola e dell’esposizione a polveri nei maneggi: confronto tra campi in sabbia e campi in PFU”, in cui interverranno Sara Busechian, DVM Phd Scienze Equine del Dipartimento medicina veterinaria Uni Perugia, Giovanni Corbetta, direttore generale Ecopneus, Patrizia Minocchi e Fabrizio Forsoni dell’Uisp. “Scopo del nostro lavoro è stato quello di valutare la presenza di infiammazione delle vie aeree profonde in cavalli da maneggio e di individuare eventuali differenze nello stato dell’apparato respiratorio in animali che lavorano in campi in sabbia, in PFU e misti PFU/sabbia”, dice Sara Busechian.

L’interesse degli addetti del settore per questa tecnologia è in costante aumento: cavalieri, amazzoni ma anche semplici appassionati e curiosi, potranno soddisfare ogni curiosità nel corso di FieraCavalli a Verona, nello stand Ecopneus-Uisp (stand C3 Pad.4) e nell’area di prova con il campo in gomma riciclata del Padiglione 2. 

Pubblicato in Sport sociale

“E’ aumentata la presenza di stranieri, provenienti soprattutto dai paesi asiatici e dal Nord Africa. Molti vengono accolti in centri di assistenza per profughi e sono clandestini, cioè la loro permanenza in Italia non è autorizzata dalla legge”. E’ quanto si legge su un testo di scuola per studenti di quinta elementare dal titolo “Diventa protagonista”. La foto della pagina è stato postata su Facebook da una mamma indignata ed è subito ripresa e condivisa sui social dagli attivisti di Baobab experience. Il breve testo continua, infatti, spiegando ai bambini che “nelle nostre città gli immigrati vivono spesso in condizioni precarie: non trovano un lavoro, seppure umile e pesante, né case dignitose. Perciò la loro integrazione è difficile: per motivi economici e sociali, i residenti talvolta li considerano una minaccia per il proprio benessere e manifestano intolleranza nei loro confronti”: Parole considerate gravi, che hanno scatenato subito una polemica sui social. Baobab experience ha chiesto alla casa editrice Il Capitello di spiegarne il contenuto e ha chiamato in causa anche la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli.  

“Abbiamo segnalato quanto riportato nel sussidiario perché crediamo che una vera convivenza sia possibile solo attraverso la conoscenza reciproca tra le persone e questo libro di testo, invece, propone a dei bambini degli stereotipi che creano discriminazione sulla base della provenienza delle persone – spiega il presidente di Baobab Experience, Roberto Viviani -. Insieme ai migranti, stiamo riprendendo anche quest'anno la collaborazione con gli istituti scolastici, che invitiamo a contattarci, per far sì che gli studenti conoscano personalmente la vita di chi arriva nel nostro paese e le discriminazioni che subiscono anche qui in Europa. È doveroso che le l'istruzione pubblica si batta per creare una società solidale e tollerante, perché è solo attraverso l'educazione e l'informazione che questo obiettivo è raggiungibile”.

“Superficiale, ignorante, discriminatorio. Una vergogna”, ha commentato la portavoce dell’Unhcr per il Sud Europa, Carlotta Sami. Per l’ex sindaca di Lampedusa “Questi libri sono stati adottati per formare i cittadini di domani all’intolleranza”. L’esponente Pd si chiede, inoltre, “chi ha scelto questo testo?”. Ad alzare la voce anche la scrittrice italo somala Igiaba Scego: “Questo sussidiario va ritirato immediatamente – scrive su Twitter -. È una vergogna! #razzismo #scuola”. 

(Fonte: Redattore Sociale/ec)

 

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Cinquanta incontri tra tavole rotonde, presentazioni di libri, laboratori, film e dibattiti promossi da case editrici e organizzazioni del terzo settore. E’ dedicata a “I volti del potere” la nona edizione del Salone dell’editoria sociale, l’iniziativa promossa dalle Edizioni dell’asino, dalla rivista Gli Asini, dalle associazioni Lunaria e Gli Asini in collaborazione con Redattore sociale e Comunità di Capodarco. L’appuntamento è da giovedì 26 a domenica 29 ottobre, negli spazi di Porta Futuro a Roma.

Il Salone dell’editoria sociale è un’ occasione per riflettere sulle “nuove forme – spesso invisibili, ammaliatrici e ingannatrici – di dominio, violenza e asservimento che vanno disvelate, denunciate, ribaltate”, spiegano Goffredo Fofi e Giulio Marcon, ideatori del Salone, introducendo la nuova edizione. Il dominio dei poteri criminali mafiosi e jihadisti è al centro della tavola rotonda con gli studiosi Diego Gambetta, Isaia Sales e Federico Varese, mentre il prete messicano Alejandro Solalinde, candidato al Nobel per la pace, racconta il suo impegno contro i narcos.

Agli “abusi di potere” e al razzismo quotidiano e istituzionale sono dedicati diversi incontri, tra cui la presentazione del Quarto Libro bianco sul razzismo in Italia a cura di Lunaria e la tavola rotonda con Luigi Manconi, Susanna Marietti di Antigone e il presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi. Dall’Italia si passa al traffico d’armi tra Europa, Sahel e Medio oriente, con i giornalisti Francesca Mannocchi, Alberto Negri, Francesco Vignarca e lo studioso Francesco Strazzari. Si parlerà anche di bufale e fake news con un incontro tra Elisa Marincola, Eleonora Camilli, Paolo Foschi e Giuseppe Manzo, organizzato dal Giornale Radio Sociale.

Molti gli appuntamenti sull’economia tra cui: la tavola rotonda su “gli inganni della sharing economy” con – tra gli altri – Riccardo Staglianò, il collettivo Ippolita e Giorgio Airaudo; la valutazione della campagna Sbilanciamoci! sul bilancio di fine legislatura; il confronto su “lavoro e diritti” tra Teresa Bellanova, viceministro allo Sviluppo economico e Francesca Re David, segretaria della Fiom, sollecitate da Roberta Carlini. Sergio Cofferati, Maurizio Landini e Giulio Marcon discutono del “partito sociale” di Osvaldo Gnocchi-Viani, protagonista del movimento operaio; Maurizio Braucci, Peter Kammerer, Mario Pianta e Linda Laura Sabbadini si interrogano su “Che fine hanno fatto le classi sociali?”; Marina Forti, Vezio De Lucia e Tomaso Montanari sul nostro patrimonio culturale e ambientale; Gianni Tognoni e Nicoletta Dentico sul diritto alla salute; Giancarlo Gaeta e Raniero La Valle sul ruolo e le responsabilità dei cattolici; Marco d’Eramo ed Emanuele Giordana sul viaggiare nell’epoca del turismo. L’omaggio a Ivan Illich lega idealmente il passato al presente, insieme alla discussione su Carlo Pisacane e “l’altro Risorgimento” con Franco Cassano, Alessandro Leogrande e Mariuccia Salvati, e alla serata su “i poeti della rivoluzione russa” con Serena Vitale e le letture dell’attrice Sonia Bergamasco.

Il rapporto tra arte e società è al centro di molti appuntamenti: la serata con il cantautore Flavio Giurato, introdotto da Vittorio Giacopini e Nicola Villa; l’intervista di Goffredo Fofi e Franco Maresco a Letizia Battaglia, protagonista della fotografia contemporanea; il Mediterraneo ridisegnato da Armin Greder; il confronto su “violenza e narrazione” tra il giornalista Giuliano Battiston e lo scrittore olandese Frank Westerman; la Palestina raccontata dalla scrittrice Selma Dabbagh. Al cinema sono riservati due importanti eventi: giovedì 26 ottobre la proiezione del film L’ordine delle cose di Andrea Segre. Domenica 29 ottobre, in chiusura del Salone, la tavola rotonda con i registi Roberto De Paolis, Claudio Giovannesi e Suranga Katugampala, introdotti dai critici Emiliano Morreale e Dario Zonta.

(Fonte: Redattore Sociale)

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Ci lascia all’età di 83 anni l’antropologa Amalia Signorelli. Punto di riferimento per migliaia di studenti della Facoltà di Sociologia di Napoli Federico II, signora dei salotti televisivi, la Signorelli era soprattutto una professoressa appassionata che amava la sua materia e sapeva coinvolgere i suoi discenti al punto da rappresentarne un pilastro, punto fermo e autorevole nell’ambito della loro formazione universitaria e di vita.

Romana di nascita, laureatasi con una tesi diretta da Ernesto De Martino, un nome importante nell’etnologia, dopo avere insegnato per i primi anni a Roma, la Signorelli si era trasferita a Napoli nel ’78. Una notizia che arriva a colpire il cuore dell’Ateneo federiciano proprio oggi, nella prima giornata di uno dei più grossi convegni dell’Associazione Italiana di Sociologia, presieduta da Enrica Amaturo, che vede in queste ore la presenza a Napoli di numerosi esponenti della materia, presso il Dipartimento di Scienze Sociali in vico Monte della Pietà, lì dove la professoressa ha trascorso la maggior parte della sua carriera accademica, dirigendo anche il Centro di ricerca audiovisiva sulle culture popolari. Negli ultimi anni, oltre a scrivere i suoi editoriali su Il Fatto Quotidiano, era diventata opinionista di varie trasmissioni televisive, tra cui Ballarò, DimartedìOtto e mezzo e Servizio pubblico.

Severa ma giusta, dura ma equilibrata, così la definiscono i suoi allievi, a partire dagli stessi sociologi napoletani che poi hanno preso il suo posto nell’attuale assetto del Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II. Tra i primi a tracciarne un ricordo il sociologo Fabio Corbisiero, che scrive su Facebook: “Non importa quale fosse lo spunto iniziale, ma il miracolo avveniva sempre e una lezione, in cattedra o in televisione, si trasformava in lavoro su campo. La perla, rara, dell’autorevolezza e della Cultura apparteneva ad Amalia Signorelli. Pochi minuti di lezione erano sufficienti per sospendere il confronto con tutto il resto del mondo prima e della comunità scientifica poi. E non era solo questione di metodo e neppure di seriosità a cui pure ci aveva abituati. Noi allievi avevamo bisogno di una lezione pura, potente, ricca e immaginifica, per imparare cosa fossero davvero i fenomeni di vita associata. Eravamo disposti ad acconsentire ai suoi cambi di tono, dal sottovoce fino all'algido urlo, perché non significava sottomissione, incertezza o subordinazione. Ma enorme rispetto per il suo racconto, la sua sapienza e il suo occhio unico sul mondo dell'alterità. Come nelle aule di qualsiasi università, ci sarà stato qualcuno un po’ duro di comprendonio che avrà avuto voglia di distrarsi dalla narrazione antropologica o qualcun altro che, «nato imparato» e arrogante quanto basta, avrà cercato di sminuire la grandezza di questa nostra Maestra e Collega. Ma il risvolto umano e sociale del mio personale rapporto con Lei è andato oltre la banalità dello standard; è profondo e inestricabile tanto da farmi desiderare di non credere che se ne sia andata per sempre”.

Racconta profondamente commossa un’altra ex alunna, Rosella Gatti, che ha fatto anche da assistente a un suo seminario di Antropologia Urbana e Urbanistica: “Aveva un rigore assoluto, consapevolezza della sua autorevolezza, abilità oratoria e la capacità di appassionarsi e appassionare. Un'autentica Maestra nel senso più alto, ascoltarla era sempre fonte di ispirazione ed accrescimento. Era capace di trasmettere un metodo nel modo in cui accostarsi ad un testo scritto, ad un autore o ad un terreno di ricerca”.

Addio alla Professoressa Amalia Signorelli.

Maria Nocerino (da napolicittasolidale.it)

 

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Solo sei Regioni in Italia presentano Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali aggiornati e attivi per la riabilitazione di pazienti post-ictus. Sono Valle d’Aosta, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna e Marche. Nelle restanti Regioni la documentazione che regola questo ambito di erogazione delle cure sanitarie non è aggiornata, è dichiarata non operativa o non è del tutto pervenuta. È questa in sintesi la mappa del nostro Paese che emerge dalla prima fase dello Studio “La Riabilitazione post-ictus in Italia” realizzato dall’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (A.L.I.Ce. Italia Onlus).

Lo Studio è stato presentato oggi al Convegno “Dopo l’ictus cerebrale: percorsi di neuroriabilitazione in Italia tra competenze e passione”, organizzato da A.L.I.Ce. Italia Onlus e Fondazione Santa Lucia IRCCS nell’ambito delle iniziative per la XIII Giornata Mondiale contro L’Ictus che si celebra domenica 29 ottobre.

Un’occasione per fare il punto sulla patologia che rappresenta la prima causa di disabilità nell’adulto e può determinare la più ampia gamma di deficit funzionali, che richiedono risposte riabilitative diverse in relazione alla gravità del danno cerebrale subito. Non solo paresi degli arti superiori e inferiori, ma anche gravi problemi neurologici e cognitivi che compromettono l’autonomia della persona. Il 60 per cento dei pazienti presenta problemi visivi. Quasi la metà difficoltà di deglutizione e respirazione. Un paziente su tre soffre di disturbi del linguaggio e depressione.

I costi collettivi dell’ictus sono valutati nello Studio in 3,7 miliardi di euro, il 4 per cento della Spesa Sanitaria Nazionale. Un terzo è rappresentato dalle spese di trattamento nella fase acuta. Gli altri due terzi sono costi generati dalla disabilità. Ci sono poi gli oneri che cadono sulle spalle delle famiglie. Secondo lo Studio di A.L.I.Ce. le spese famigliari aumentano del 58 per cento a causa della malattia. Il 69 per cento dei pazienti di età compresa tra i 25 e i 59 anni deve abbandonare il lavoro a causa della malattia. “È fondamentale che in Italia si arrivi ad avere un protocollo uniforme da seguire per la riabilitazione di pazienti post-ictus – sottolinea Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus -. La riabilitazione deve iniziare fin dalla fase di ricovero per poi proseguire in modo continuativo, senza interruzioni e senza rigide limitazioni temporali, in strutture idonee e nei distretti sanitari territoriali”.

I progressi ottenuti nel trattamento della fase acuta della patologia non fanno che accrescere l’importanza di affrontare gli aspetti di riabilitazione post-icuts. Secondo il Global Burden of Disease (GBD), il più grande Studio epidemiologico dedicato dal 1990 ad oggi al monitoraggio dei tassi di mortalità e di diffusione (morbilità) delle principali patologie in tutto il mondo, i decessi causati da ictus si sono infatti ridotti negli ultimi 20 anni in tutti i Paesi dell’Unione Europea. In Italia, in particolare, il tasso di mortalità è sceso di oltre il 30 per cento. Gli esperti ascrivono questo risultato ai progressi della medicina di urgenza, all’affermarsi di migliori stili di vita e al diffondersi della cultura della prevenzione.

Dei 200.000 casi di ictus che si verificano ogni anno in Italia, nell’80 per cento il paziente sopravvive, ma oltre 50.000 pazienti perdono l’autonomia secondo lo Studio di A.L.I.Ce. Un dato che trova conferma nelle stime della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica (SIRN), secondo cui “ogni anno in Italia circa 42.300 pazienti presentano alla dimissione dal reparto acuti esiti gravissimi di ictus per i quali è necessario un tempestivo ricovero in strutture di alta specialità adeguatamente attrezzate per la neuroriabilitazione”.

Più sopravvissuti quindi con più bisogni di riabilitazione. In Italia il numero di persone che convive con disabilità conseguenti all’ictus sta raggiungendo ormai la soglia del milione (930.000). Ciascun medico di medicina generale assiste 4-7 pazienti colpiti dalla malattia e 20 sopravvissuti con disabilità. “Negli ultimi dieci anni il grado di autonomia dei nostri pazienti al momento del ricovero si è dimezzato – osserva il Dottor Antonino Salvia, Direttore Sanitario della Fondazione Santa Lucia IRCCS – Assistiamo quindi pazienti sempre più gravi che richiedono percorsi di neuroriabilitazione intensi e multidisciplinari. Un terzo di tutti i casi di ictus in Italia presenta deficit neurologici e cognitivi rilevanti che richiedono un’assistenza in strutture di neuroriabilitazione di alta specialità, dotate di tutti i requisiti strutturali e di personale previsti dalla legge. Solo così è possibile affrontare in modo efficace tale complessità”.

In Campania manca la Rete "Stroke Unit"

In Campania, laddove ogni anno si verificano circa 9000 nuovi casi di ictus ischemico e 3000 ictus emorragici e la mortalità per ictus risulta essere la più alta d’Italia (18 vs. 13/10.000), non è stata invece ancora realizzata la Rete delle “Stroke Unit” La mancata attuazione della Rete tempo-dipendente per l’Ictus, ben disegnata dal Piano Ospedaliero 2016-2018, sulla scorta del lavoro prodotto da due Commissioni Regionali alle quali ALICe ha apportato il suo contributo di esperienze e competenze, ha favorito circa 5.500 decessi e 14.500 disabilità evitabili, negli ultimi 10 anni.

L’assistenza oggi erogata ai pazienti ictati, nonostante la tenacia di tanti operatori sanitari ed alcune meritorie iniziativa di singole Aziende Ospedaliere, è insufficiente per poter colmare l’enorme divario assistenziale esistente tra la Campania e le altre regioni del nostro paese. Il Comitato Scientifico dell’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (ALICe onlus Campania) in questa giornata di riflessione planetaria sullo stato dell’assistenza all’ictus, lancia un appello affinchè si possa dare inizio alla concreta attuazione del Piano Ospedaliero (Stroke Unit e Centri di Riferimento per l’ESA) , così come al decreto 23 per il Percorso riabilitativo unico integrato.

L’auspicabile istituzione di una “task-force” per l’emergenza ictus presso gli organi regionali preposti, nonché di un osservatorio regionale per le malattie cerebro-vascolari, potrebbe essere l’occasione per mettere in campo competenze e professionalità a favore del benessere dei cittadini campani.

Per celebrare questa importante data, in partnership con l’AO Antonio Cardarelli, Sabato 28 ottobre dalle 9 alle 15, presso la Palazzina M: “Ospedale Porte Aperte” per la valutazione del rischio Ictus. Alle ore 19,00 presso la Basilica di San Giovanni Maggiore: Lorenzo Hengeller in “Concerto per ALICe”; ingresso libero

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A più di un anno dalla sequenza sismica che ha colpito il Centro Italia, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) incontra cittadini e studenti di Amatrice per presentare i risultati del lavoro svolto dall'Istituto durante questi mesi, la storia sismica dell'area, le prospettive di ricerca sui terremoti e le ultime novità sulle tecniche ricostruttive nel campo dell'edilizia. Una due giorni di conferenze, seminari, incontri e caffè scientifici. Dopo il Festival del Cinema di Venezia 2017, sarà proiettato ad Amatrice il documentario di Gianni Amelio Casa d'altri, girato e dedicato alla città reatina, prodotto da Bartleby con Rai Cinema. Gianni Amelio torna per la prima volta sui luoghi del set per presentare la sua opera alla città. Saranno presenti il Produttore Massimo Di Rocco e il Responsabile Rapporti Istituzionali Rai Cinema Carlo Brancaleoni.

Un percorso divulgativo descriverà le attività dell'Istituto durante l'emergenza, curato dai gruppi operativi e di ricerca INGV. Si parlerà degli effetti geologici prodotti in superficie da eventi sismici e di quelli di sito legati alla geologia del sottosuolo, del danneggiamento/risentimento, degli spostamenti del suolo visti da satellite e di cosa accade durante un processo sismico. Ampio spazio alle mappe e alle applicazioni multimediali per raccontare la sismicità e la pericolosità sismica del nostro territorio.

Infine, visite alla Sala di Sorveglianza Sismica, riprodotta all'interno della Tenda del Centro Operativo Emergenze Sismiche dell'INGV, per conoscere da vicino cosa fanno i sismologi durante il servizio di sorveglianza sismica e imparare a localizzare un terremoto.

Il programma

Domenica 29 ottobre dalle 11.00 alle 17.00 - Conferenza, Tenda Cinema a dare il benvenuto, il Sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi e il Direttore Generale dell'INGV Maria Siclari. Aprirà i lavori il Presidente dell'INGV, Carlo Doglioni, che introdurrà la sequenza sismica del 2016-2017 e il contributo dell'INGV.

Interverranno: i sismologi INGV Romano Camassi e Giovanna Cultrera (I terremoti del passato e gli effetti di sito); l'ingegnere dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza", Sonia Giovinazzi (Il comportamento sismico degli edifici e le tecniche ricostruttive); il Direttore della Struttura Terremoti-INGV, Daniela Pantosti (Le prospettive di ricerca sui terremoti).

Nel pomeriggio, incontro con il regista Gianni Amelio e proiezione del suo documentario Casa d'altri (2017, 16 minuti), girato e dedicato ad Amatrice, prodotto da RAI Cinema. A seguire, appuntamento al Caffè scientifico con gli esperti INGV.

Lunedì 30 ottobre, dalle 9.30 alle 16.30, nella scuola e la Tenda Cinema un programma interamente dedicato alle scuole. La mattina, appuntamento con i ragazzi del liceo scientifico nel laboratorio Le città invisibili. Tratto liberamente dall'omonimo libro di Italo Calvino, il laboratorio si focalizza su ciò che il terremoto ha trasformato, concentrandosi sui concetti di memoria, relazioni, desideri. Nel pomeriggio, incontro introduttivo al progetto "EDURISK per RIETI" (Percorsi educativi per la riduzione del rischio), rivolto ai docenti.

 

 

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Mercoledì, 25 Ottobre 2017 13:33

IRAQ: MIGLIAIA DI CIVILI IN FUGA DA TUZ KHURMATU

Amnesty International ha raccolto immagini satellitari, video, fotografie e decine di testimonianze sulla fuga di massa di decine di migliaia di civili dalla città irachena di Tuz Khurmatu dopo gli scontri del 16 ottobre tra le forze governative - spalleggiate dalle milizie chiamate Unità di mobilitazione popolare - e i peshmerga ("combattenti") curdi.  Le testimonianze raccolte hanno riferito di almeno 11 civili uccisi da attacchi indiscriminati, centinaia di proprietà saccheggiate, incendiate e distrutte in quello che è apparso un attacco pianificato contro le zone a maggioranza curda della città. 

"Nel giro di poche ore le vite di innumerevoli uomini, donne e bambini di Tuz Khurmatu sono state devastate. Migliaia di persone hanno perso case, negozi e ogni cosa che possedevano e ora si trovano nei campi, nei villaggi e nelle città dei dintorni chiedendosi se un giorno saranno in grado di rientrare", ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice per le ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International. 

"Le autorità irachene avevano già in passato dichiarato che non avrebbero tollerato alcun attacco contro i civili e avrebbero chiamato a risponderne i responsabili. Ora devono tradurre le loro parole in azioni e avviare indagini imparziali su quanto accaduto a Tuz Khurmatu, in modo che le vittime ricevano piena riparazione e i responsabili siano portati di fronte alla giustizia", ha aggiunto Maalouf.  Tra il 18 e il 23 ottobre Amnesty International ha intervistato 42 sfollati di Tuz Khurmatu, ha eseguito analisi di immagini satellitari e verificato e autenticato foto e video fornite dagli abitanti, che evidenziano i danni alle abitazioni e ad altre proprietà personali causati dagli incendi e dai saccheggi. 

La Missione di assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq (Unami) ha fatto sapere ad Amnesty International che dal 16 ottobre 35.000 abitanti di Tuz Khurmatu hanno lasciato la città. Molti lo hanno fatto tra le 2 e le 6 del mattino di quel giorno, quando sono iniziati i combattimenti.  Fino al 16 ottobre Tuz Khurmatu era una città multietnica con una popolazione di oltre 100.000 abitanti tra curdi, turkmeni e arabi ed era sotto il controllo congiunto delle forze del Governo regionale del Kurdistan, delle Unità di mobilitazione popolare e della polizia locale. Il 16 ottobre le forze regolari irachene spalleggiate dalle Unità di mobilitazione popolare hanno assunto il controllo della città. 

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A 15 anni dalla sua nascita, avvenuta nel 2002, Fondazione Soleterre presenta la nuova campagna di comunicazione istituzionale “Strumenti di giustizia sociale”, realizzata pro bono dall’agenzia Acqua Group e disegnata dal vignettista Vauro Senesi, storico testimonial della Fondazione.

La campagna “Strumenti di giustizia sociale” ha il duplice intento di comunicare in maniera chiara e diretta la mission della Fondazione e di sensibilizzare sulla necessità di promuovere e tutelare il diritto alla Salute nel suo senso più ampio e completo, come dichiarato già nel 1946 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che definisce la Salute non solo come assenza di malattia, ma come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” e “un diritto fondamentale di ogni essere umano, senza distinzione di razza, di religione, d'opinioni politiche, di condizione economica o sociale”. La Salute può quindi diventare un diritto universale solo se, oltre a portare cure, si agisce anche per combattere povertà, iniquità, sfruttamento, violenza ed ingiustizia, che sono alla base di troppe malattie e morti premature.

La campagna, che verrà veicolata a mezzo stampa e online nelle prossime settimane, è composta da 7 soggetti, che il tratto di Vauro trasforma in messaggio chiaro, immediato e comprensibile. Si tratta di oggetti che si tende a dare per scontati, ma che ancora troppo spesso sono un privilegio per pochi. Ognuno di essi si trasforma, nella campagna, nella metafora di una conquista sociale: una matita è simbolo di un’istruzione adeguata, una siringa di cure garantite, un caschetto del diritto a un lavoro tutelato, un megafono della libertà di espressione. Nel video di campagna i disegni di Vauro prendono vita, a simboleggiare che bisogna impegnarsi per contribuire a far diventare questi diritti realtà, come Soleterre fa da 15 anni perché, come recita il payoff della Fondazione, “Salute è giustizia sociale”.

Purtroppo a più di 70 anni dalla definizione data dall’OMS, la Salute è ancora ben lontana dall’essere un diritto garantito in modo completo a tutti - afferma Damiano Rizzi, Presidente di Soleterre - ed è impressionante non solo il numero di persone che non riceve o non può permettersi cure adeguate in caso di malattia, ma anche quanto le disuguaglianze invece di diminuire aumentino, impedendo a milioni di persone nel mondo di vivere in adeguate condizioni ambientali, abitative, lavorative, economiche, sociali e culturali. Tutto questo, unito ad un progressivo indebolimento dei sistemi sanitari e di welfare nazionali, sembra portare nella direzione opposta rispetto a quanto indicato anche dall’OMS. Per questo Soleterre ha deciso di focalizzare i suoi sforzi e il suo impegno in questo senso, perché siamo convinti che Salute è giustizia sociale».

«Da anni sono al fianco di Soleterre perché condivido la necessità di attivarsi per rendere questo mondo e questa società più giusti – afferma Vauro Senesi - e perché trovo intollerabile che a milioni di persone nel mondo vengano ancora negati diritti e libertà fondamentali. Lo faccio dando il mio contributo con quello che so fare meglio: disegnare. Per questo sono stato molto felice di prestare la mia “penna” per questa campagna». Davide Arduini e Andrea Cimenti, rispettivamente Presidente e CEO di Acqua Group affermano che «Con il nostro contributo allo sviluppo creativo della nuova campagna di comunicazione di Soleterre, vogliamo confermare la stima, la fiducia e il sostegno a un’organizzazione seria e fortemente impegnata nella quale crediamo e con la quale collaboriamo da ormai 15 anni».

Soleterre è una Fondazione che lavora per il riconoscimento e l’applicazione del Diritto alla Salute nel suo significato più ampio. Oltre a fornire cure e assistenza medica, si impegna per la salvaguardia e la promozione del benessere psicofisico per tutti e tutte, sia a livello individuale che collettivo, a ogni età e in ogni parte del mondo. La prevenzione, la denuncia e il contrasto delle disuguaglianze e della violenza, qualsiasi sia la causa che la genera, sono parte integrante dell’attività di Soleterre: perché “Salute è giustizia sociale”.

I risultati di 15 anni di impegno

Con il suo lavoro per la tutela e la promozione dei diritti umani, dalla sua fondazione Soleterre ha raggiunto oltre 260.000 beneficiari diretti e indiretti, soprattutto bambini, giovani e donne in 23 Paesi del mondo, inclusa l’Italia. Durante questi anni Soleterre: è intervenuta a sostegno delle attività di 16 ospedali nel mondo fornendo medicinali, strumentazioni, formazione al personale sanitario; ha attivato unProgramma Internazionale per l’Oncologia Pediatrica (PIOP) fornendo cure e sostegno a 21.500 bambini malati di cancro; ha accolto1.700 bambini malati di cancro con i loro familiari (per un totale di 3.700 persone) presso 4 case di accoglienza (Ucraina, Costa d’Avorio, Uganda e India); ha realizzato programmi di lotta alla malnutrizione e per la salute materno-infantile di cui hanno beneficiato 30.000 persone; ha raggiunto con i suoi progetti e le sue attività in ambito educativo oltre 58.000 persone; ha avvicinato oltre 18.000 persone al mondo del lavoro grazie ad attività di orientamento, formazione e accompagnamento; ha sostenuto oltre 5.600 persone che da sole o organizzate in associazioni si battono per il riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali in Paesi in cui sono negati.

 

 

Pubblicato in Salute

I giovani salgono in cattedra per far conoscere ai loro coetanei ed alla comunità più in generale il mondo così come loro lo vedono, con i loro occhi. Saranno infatti giovani studenti, neolaureati, ricercatori e volontari i protagonisti e relatori della 3^ edizione della rassegna “Lo sapevi che…”, cinque serate formative e informative completamente gratuite previste al Centro giovanile Il Muretto nella biblioteca civica di via Corridoni a Porpetto (Ud). Il primo appuntamento si terrà venerdì 27 ottobre alle 20.30 e sarà a cura di Michele Sguazzin, che interverrà su "Il mestiere del fisico. Dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo".

Il ciclo di incontri - che è organizzato da Comune di Porpetto, Cooperativa sociale Itaca, Centro di aggregazione giovanile Il Muretto e associazione I Modons – si concentrerà su temi che andranno dal volontariato alle scienze, dalla prevenzione del territorio alla ricerca culturale. Come anticipato, speciali relatori saranno giovani studenti, neolaureati, ricercatori e volontari residenti a Porpetto e nel territorio, con l’ambizione e la volontà di mettersi in gioco e, soprattutto, dare l’opportunità alla comunità di conoscere alcune sfaccettature del mondo viste dagli occhi dei ragazzi. La formula di ogni appuntamento è contraddistinta da una parte espositiva veloce ed uno spazio per le domande del pubblico.

La rassegna “Lo Sapevi Che…” punta a valorizzare i giovani del territorio che, oltre a condividere con la comunità conoscenze, esperienze e passioni, possono diventare modelli positivi per altri ragazzi. Le serate sono non solo un prezioso strumento di apprendimento informale per gli studenti, ma anche per persone di ogni età e formazione desiderose di avere risposte su temi più diversi.

Il ciclo di incontri, sempre alle 20.30 nella sede del Cag Il Muretto, proseguirà il 3 novembre con Perla Taverna che interverrà su "I rischi idrogeologici", il 10 novembre sarà la volta di Davide Pitta con "I fossili. Le tracce del passato che non dovrebbero esistere", il 17 novembre toccherà a Michela Meneguzzi con "Vorrei donare (sangue)... ma non posso", mentre il 24 novembre a chiudere il ciclo sarà Simona Dri che racconterà "Miti e leggende delle nostre terre".

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia
Mercoledì, 25 Ottobre 2017 11:01

ALGERIA: ESPULSI 2000 MIGRANTI SU BASE ETNICA

Amnesty International ha denunciato un discriminatorio giro di vite lanciato dalle autorità algerine, che nel corso delle ultime tre settimane ha determinato l'arresto e l'espulsione forzata verso il Niger e il Mali di oltre 2000 migranti provenienti da vari paesi dell'Africa subsahariana, tra cui oltre 300 minori almeno 25 dei quali non accompagnati.  La campagna repressiva è scattata il 22 settembre, quando la polizia e la gendarmeria hanno iniziato a effettuare arresti ad Algeri e nei suoi sobborghi. Gli arresti sono stati eseguiti sulla base del profilo razziale, senza cercare di verificare attraverso passaporti e altri documenti se i migranti avessero diritto di stare nel paese. Alcune delle persone poi espulse erano migranti irregolari, altri avevano dei regolari permesso di soggiorno. 

"Non esiste alcuna giustificazione per rastrellare ed espellere centinaia di persone sulla base del colore della loro pelle o del loro presunto paese di origine: si tratta di un caso eclatante di profilazione razziale", ha dichiarato Heba Morayef, direttrice delle ricerche sull'Africa del Nord di Amnesty International.  "Il numero degli arresti arbitrari e delle espulsioni sommarie e di massa delle ultime settimane rivela l'atteggiamento profondamente discriminatorio delle autorità algerine nei confronti dei migranti provenienti dai paesi dell'Africa subsahariana. Gli arresti e le espulsioni devono cessare immediatamente", ha proseguito Morayef. 

L'ultima ondata di arresti ed espulsioni ha avuto luogo poche settimane dopo che, ad agosto, un migliaio di persone, per lo più nigerine, erano state espulse in Niger. Altri arresti erano avvenuti nelle prime settimane di settembre. Ancora prima, a luglio, il ministro degli Affari esteri algerino aveva dichiarato che il massiccio afflusso di migranti in Algeria era gestito dalla criminalità organizzata mentre il capo del Gabinetto della presidenza della Repubblica aveva additato i migranti come responsabili di reati e di traffici illeciti, tra cui quello di droga.  A livello di opinione pubblica, proliferano sui social media i commenti xenofobi secondo i quali i migranti diffondono l'Hiv e portano via il lavoro agli algerini. A settembre, il ministro dei Trasporti ha emesso un'ordinanza - poi ritirata - per impedire ai migranti irregolari di usare i mezzi pubblici. 

Le autorità di Algeri non hanno fornito alcuna motivazione per i recenti arresti. Il 20 ottobre il ministro della Giustizia ha fatto sapere che "l'Algeria non ha chiuso le porte ai migranti stranieri" ma sta lavorando per "proteggere i confini e la sicurezza del paese".  Sulla base degli standard internazionali, nessuno può essere sottoposto a espulsione forzata verso un paese senza avere l'opportunità di contestare il provvedimento d'espulsione. Inoltre, nessuno deve essere rinviato in un paese dove potrebbe correre il rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani. 

"Invece di calpestare i diritti dei migranti ed eseguire espulsioni di massa, le autorità algerine dovrebbero cercare di contrastare la discriminazione razziale e i discorsi d'odio contro le persone provenienti dall'Africa subsahariana e promuovere riforme di legge in favore del diritto dei migranti di rimanere nel paese", ha aggiunto Morayef.  Dal 22 settembre, una quindicina di rifugiati e richiedenti asilo che figuravano tra gli arrestati sono stati rilasciati dopo l'intervento dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati. 

Espulsioni di massa 

Dopo aver esaminato filmati e raccolto testimonianze, Amnesty International è riuscita a ricostruire cosa è accaduto alle persone arrestate ed espulse. L'organizzazione per i diritti umani ha anche intervistato alcuni dei migranti dopo l'arresto e l'espulsione nonché personale di organizzazioni umanitarie locali e internazionali in Algeria, Niger e Mali. Tre persone hanno denunciato ad Amnesty International di essere state picchiate al momento dell'arresto e una volta in stato di detenzione e di essere state private delle cure mediche. 

Centinaia di migranti arrestati il 22 settembre sono stati trattenuti dalla gendarmeria in un campo della Croce rossa algerina situato a Zeralda, 30 chilometri fuori da Algeri. Per due notti i migranti sono stati costretti a dormire sul pavimento senza materassi né coperte e sono stati alimentati a pane e margarina senza ricevere acqua e senza poter parlare con le rappresentanze consolari.  Sempre il 22 settembre, l'International Rescue Committee del Niger ha denunciato l'arrivo nel paese, esattamente ad Agadez, di oltre 600 migranti tra cui cittadini del Niger, della Guinea, del Burkina Faso e del Benin: tra loro, 100 donne e 200 minori. 

Il 28 settembre oltre 350 migranti sono stati trasferiti di notte in un campo della gendarmeria di Tamanrasset, nell'Algeria meridionale. In seguito sono stati portati nella città di confine di In Guezzam e da lì portati dalle forze di sicurezza algerine ad Assamaka, sul lato nigerino della frontiera. Il loro viaggio è terminato ad Agadez.  Secondo l'ufficio nigerino dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, al 30 settembre ad Assamaka erano arrivati 357 migranti originari di Guinea, Mali, Costa d'Avorio, Senegal, Burkina Faso, Nigeria, Niger, Liberia, Camerun e Sierra Leone. 

In una seconda ondata di arresti, il 2 ottobre, sono stati arrestati oltre 500 migranti, per lo più impiegati nel settore delle costruzioni. Dopo essere stati trattenuti a Zeralda per tre giorni, sono stati trasferiti a Tamanrasset e poi a In Guezzam: circa 100 sono stati obbligati ad attraversare il confine e hanno camminato sei ore nel deserto prima di arrivare ad Assamaka, mentre altri sono stati abbandonati dalle autorità algerine sul lato nigerino della frontiera.  Arresti ed espulsioni sono proseguiti nelle ultime due settimane ad Algeri e a Blida: altri 500 migranti sono stati portati a Tamanrasset il 13 ottobre. 

L'International Rescue Committee del Niger ha segnalato ad Amnesty International l'arrivo di oltre 200 persone il 15 ottobre, di oltre 300 il 18 ottobre (tra cui oltre 90 minori, alcuni dei quali non accompagnati), e di 450 il 22 ottobre. Ulteriori 500 migranti dovrebbero arrivare ad Agadez il 25 ottobre. Secondo l'Alto commissariato Onu per i rifugiati almeno due persone hanno presentato domanda d'asilo in Niger dopo l'espulsione dall'Algeria.  Fonti locali hanno riferito ad Amnesty International che gli arresti proseguono e che centinaia di persone sono trattenute nel campo di Zeralda in attesa di essere trasferite a Tamanrasset. 

Le organizzazioni della società civile del Mali hanno fatto sapere ad Amnesty International che le autorità algerine hanno espulso migranti anche verso quel paese, soprattutto attraverso il passaggio di frontiera tra il villaggio di In Khalil (in Mali) e la città di Bordj Badji Mokhtar (nell'Algeria sudorientale). Non è chiaro il loro numero anche se nelle ultime due settimane è stato segnalato l'arrivo di almeno 100 persone di nazionalità diverse, bambini compresi. Alcune presentavano sintomi di disidratazione. 

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