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Sabato, 07 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 25 Ottobre 2017 - nelPaese.it

Cresce la cooperazione sociale di Legacoop Veneto, in termini anche economici e occupazionali, registrando nel quinquennio 2012-2016 significativi segnali in tale direzione: 105 il numero delle cooperative sociali al 31 dicembre 2016, con un aumento del 36% rispetto a cinque anni prima; toccano soglia 12.023 i soci (+48%) e 9.162 gli addetti (+30%), e il valore della produzione si attesta a quasi 298 milioni di euro (+66%), per un patrimonio netto vicino ai 54 milioni (+57%).

Un settore, insomma, che continua a dimostrare, anche in anni di crisi e di “insistenti” tagli pubblici, significativa capacità di tenuta, nonché di sviluppo. Ma non solo: quello che è evidente – ben oltre i numeri ­–, è anche la sua capacità di immaginare e sperimentare nuovi modelli di welfare, portando innovazione nelle risposte, rigenerando relazioni e reti sociali nelle comunità. È quanto emerso dal convegno di apertura del Congresso del settore sociale di Legacoop Veneto, svoltosi a Padova presso la sede di Banca Etica, che ha visto sul tappeto del confronto e del dibattito il tema della recente Riforma dell’impresa sociale e del terzo settore.

«Una cornice normativa (in particolare i decreti attuativi 112/2017 e 117/2017) che chiama pure la cooperazione sociale a misurarsi e a innovarsi – ha evidenziato Loris Cervato, responsabile del settore sociale di Legacoop Veneto (oggi riconfermato dall’assemblea congressuale nel suo ruolo) –, aprendo un orizzonte rinnovato in termini di prospettive e, nel contempo, di sfide». Tra le principali novità per il settore c’è, infatti, l’ampliamento dei campi di attività possibili per le imprese e le cooperative sociali. Che significa, concretamente, nuovi ambiti imprenditoriali, in particolare nella sanità, nell’istruzione, nelle attività culturali di interesse sociale con finalità educative e nella formazione extrascolastica. Senza dimenticare i servizi finalizzati all’inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro di persone “svantaggiate”, ossia con fragilità sociale, categoria che oggi – in un contesto di crisi che ha visto nascere nuove forme di bisogni – è inevitabilmente estesa ai disoccupati.

«Se, ad esempio, prima della riforma la sanità era gestita dal pubblico e dal privato profit – ha continuato Cervato –, ora anche il non profit potrà portare il proprio importante contributo nei servizi di questi ambiti, collocandosi come soggetto a metà tra il pubblico e il privato, a tutto vantaggio dei cittadini».

«La cooperazione sociale è chiamata a coniugare il suo lavoro di inclusione e di coesione sociale con capacità imprenditiva e di innovazione – ha aggiunto Eleonora Vanni, vicepresidente nazionale di Legacoopsociali –. E ora, con la nuova Riforma, il suo ruolo di sviluppo e di riferimento sui territori e per le comunità ha un terreno più ampio in cui declinarsi: perché tra i nuovi bisogni ci sono anche quelli di partecipazione, socialità, cultura intesa come promozione sociale».

Un altro aspetto, non meno importante, introdotto dalla riforma è la garanzia di una maggiore trasparenza nella gestione di tutte le imprese sociali, chiamate alla compilazione di scritture contabili e del bilancio sociale (secondo linee guida stabilite dal Ministero del Lavoro), ma anche sottoposte ad attività di controllo interno all’impresa e di ispezione esterna. «Queste misure rappresentano un passo avanti nell’ottica della legalità e della lotta alle false cooperative – ha spiegato Cervato –, lotta che la nostra organizzazione, assieme alle altre centrali cooperative, porta avanti da anni».

Immancabile nel dibattito il tema sempre caldo degli appalti, sul cui fronte la cooperazione sociale di Legacoop rilancia il proprio appello anche alla Regione Veneto, sollecitandola a recepire il decreto attuativo 117/2017 della Riforma, e dunque ad ampliare lo spettro delle attività del nuovo istituto dell”’accreditamento”, in alternativa o in sostituzione alle gare di appalto, nel rapporto del settore sociale con la Pubblica amministrazione. E a questo proposito, Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto, ha precisato: «Non dimentichiamo che già nel nuovo Codice degli appalti sono contenute disposizioni, spesso non applicate purtroppo, in grado di valorizzare la qualità dei servizi a scapito dell’offerta esclusivamente economica, che di frequente porta al massimo ribasso».

 

Alla Regione anche la richiesta di riconoscere e di fare propria più complessivamente la riforma dell’impresa sociale e del Terzo settore, a partire dal riconoscimento dell’ampliamento dei settori di intervento delle cooperative sociali e delle imprese sociali.

 

Anche il sindaco del Comune di Padova, Sergio Giordani, ha voluto portare il proprio saluto all’assemblea: «Le vostre realtà sono un patrimonio prezioso della nostra comunità – ha detto – e si basano su valori troppo spesso dimenticati in questa società super competitiva. Il vostro ruolo è oggi insostituibile per garantire un welfare adeguato, che ponga al centro le persone assicurando dignità e pari opportunità di accesso. Come amministrazione riteniamo che il sociale sia un settore fondamentale, sul quale vogliamo investire tutte le risorse possibili: da parte nostra mai nessun taglio al sociale».

 

Pubblicato in Veneto

Nella Terra dei fuochi c’è una legge che 22 sindaci della Campania non applicano per contrastare e prevenire roghi e sversamento abusivo di rifiuti. È il caso della legge regionale 20/2013 che regolamenta le azioni da intraprendere in merito alle zone pubbliche e private soggette a sversamento abusivo di rifiuti e roghi. In particolare, gli artt. 3, 6 e 7, obbligano i Comuni della Regione Campania  ad istituire il registro delle aree interessate da abbandono e rogo di rifiuti-  a censire le aree pubbliche e private utilizzate per le speciali forme di gestione- dei rifiuti solidi urbani o assimilati temporaneamente consentite ai sensi dell'articolo 191 del decreto legislativo 152/2006 o degli altri provvedimenti adottati nell'ambito dell'emergenza rifiuti nella Regione Campania.

I cittadini riuniti nella Rete Cittadinanza e Comunità e Rete Stop Biocidio “stanchi di vivere in condizioni disastrose e a seguito, soprattutto, di un’estate in cui i roghi tossici si sono moltiplicati in maniera esponenziale senza che una sola parola venisse spesa dalla Regione Campania e che una sola significativa azione venisse messa in campo dalla Vice Prefettura” hanno diffidato i primi cittadini dei seguenti comuni: Acerra Afragola Caivano Cardito Carinaro Casalnuovo Casoria Crispano Ercolano Frattamaggiore Gricignano Marcianise Mariglianella Marigliano Modragone Nola Orta di Atella San giorgio a Cremano Sant'anastasia Saviano Teverola Trentola Ducenta.

Inoltre con il censimento, finalizzato all'attivazione da parte dell'amministrazione regionale di un programma di interventi per lo svuotamento dei siti censiti, nonché all'aggiornamento degli elenchi contenuti nel Piano regionale di bonifica, si può provvedere all'attivazione di siti di stoccaggio, debitamente autorizzati, dei- rifiuti contenenti amianto da depositare in ambienti chiusi e protetti.

“Le lotte ambientali in Terra dei Fuochi – dichiarano in una nota i comitati - non hanno prodotto solo manifestazioni e proteste. Hanno sviluppato consapevolezza nei cittadini e hanno indotto le istituzioni a legiferare in materia. Tuttavia, le leggi regionali di cui siamo stati dotati in nessun modo possono essere considerate sufficienti a risolvere il problema della prevenzione dei roghi tossici e della messa in sicurezza delle aree incendiate. Applicarle, però, sarebbe stata almeno una dimostrazione di buona volontà da parte delle istituzioni nel far fronte a una piaga che da troppi anni affligge la Campania. Invece, non è accaduto”.

Tale azione congiunta, nel suo primo step, si è svolta a partire dal “Diffida Day” del 12 ottobre ed è proseguita nei giorni successivi. “Non dovrebbero essere i cittadini a chiedere di essere tutelati – continua la nota - da leggi adeguate, né a indurre le istituzioni all’applicazione degli strumenti normativi posti in essere. Dovrebbe essere una precisa responsabilità di chi governa mettere in campo tutto ciò che è necessario per salvare una terra allo sfascio. E invece, ancora una volta, è dal basso che parte la spinta a cambiare le cose. E’ dal basso che viene la conoscenza degli strumenti normativi. E’ dal basso che si richiede rispetto per le persone e per la vita”.

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