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Mercoledì, 18 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 26 Ottobre 2017 - nelPaese.it

Le cooperative di comunità come strumento per creare nuove opportunità di rinascita e di sviluppo nelle aree interne e in particolare nelle zone colpite dal terremoto. Come funziona questo progetto è stato spiegato durante l'incontro "Cooperazione per la comunità - La cooperazione al servizio della comunità per la ricostruzione del tessuto sociale", che si è svolto nella Sala del Consiglio comunale di Comunanza (Ap), promosso dall'Alleanza delle Cooperative Italiane Turismo per il progetto "Borghi del cuore", dedicato ai luoghi colpiti dal terremoto del 2016 e inserito in "Borghi-Viaggio Italiano", iniziativa promossa dal ministero dei Beni culturali e gestito per conto di 18 regioni dalla Regione Emilia Romagna.

"La cooperativa di comunità è un modello di innovazione sociale in cui i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi - ha detto Paolo Scaramuccia, responsabile Cooperative di comunità Legacoop -, è un modello che crea sinergia e coesione in una comunità, mettendo a sistema le attività di singoli cittadini, imprese, associazioni e istituzioni rispondendo così ad esigenze plurime di mutualità". Fra queste l'offerta di servizi sociali, energetici, ambientali, di ristorazione, turistici, sanitari. Come costruire una cooperativa di comunità lo hanno spiegato Fabio Grossetti, coordinatore regionale di Legacoop Marche, e Mauro Scattolini, direttore di Confcooperative Marche.

"Non è solo una scelta economica e sociale - ha affermato Gianfranco Alleruzzo, presidente Alleanza Cooperative Italiane Marche - ma una scelta politica di una comunità che si riattiva e si assume la responsabilità di gestire dei servizi a livello locale. Abbiamo bisogno di pensare a questa possibilità come bene comune per continuare a vivere su questi territori". Una necessità condivisa dalla vicepresidente della Regione Marche, Anna Casini, che ha illustrato le azioni già messe in campo dal governo regionale, come "l'impegno dei 160 milioni del fondo di solidarietà per il terremoto delle altre Regioni, derivato dal 3% dei Piani di sviluppo rurale, gli 8,5 milioni del progetto aree interne per il Piceno, i fondi per la Salaria, per la banda larga, per le infrastrutture della Valdaso".

Il sindaco di Comunanza, Alvaro Cesaroni, ha parlato dell'importanza "di confrontarci sulla parola territorio e sulla possibilità di valorizzarlo con le cooperative di comunità e anche con progetti come il Mercato della terra, la piazza dei nostri produttori". Delle esperienze in corso nelle altre regioni hanno parlato Massimo Gottifredi e Debora Violi dell'Alleanza Cooperative Italiane Turismo e Beni culturali, che, nelle conclusioni del convegno, ha sottolineato l'opportunità di creare imprese cooperative sul territorio nei settori turistici e culturali, Marco Patane', Agci Culturalia, Sonia Chellini, vicepresidente Slow Food Italia, così come Oreste Torri, presidente cooperativa Valle dei Cavalieri di Succiso (Re), una delle prime cooperative di comunità create in Italia.

 

Pubblicato in Economia sociale

Un bambino con la maschera antigas gioca sulla sabbia mentre alle sue spalle fumano tre ciminiere che sembrano quelle dell'Ilva di Taranto. È la foto pubblicata su Facebook dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che esorta gli internauti a protestare contro chi inquina la città. "Caricate e diffondete questa foto - scrive il governatore su Fb - per protestare contro coloro che a Taranto avvelenano la città ricoprendola di micidiali polveri sottili". 

Il post di Emiliano, che da alcuni giorni sta concentrando sull'Ilva i suoi interventi sul social, è stato condiviso 666 volte. Nei giorni scorsi il governatore pugliese aveva condiviso il video di un uomo che, affermando di essere dipendente Ilva, filmava il cielo del quartiere Tamburi, a ridosso del siderurgico, ricoperto da una nube rossastra. 

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Nazionale

Arrivano ancora conferme dagli studi statistici. L’Italia è tornata ad essere un paese di emigrazione. Dopo 40 anni di diminuzione, gli espatri hanno ripreso ad aumentare a partire dal 2011, diventando così consistenti da equiparare l’esodo degli italiani nell’immediato dopoguerra.

Se secondo le registrazioni anagrafiche gli italiani emigrati all’estero nel 2016 sono 104 mila (fonte Istat da dati Aire), realisticamente gli espatri sono stati almeno due volte e mezzo di più, 285 mila se non 300 mila. E’ il dato contenuto nel Dossier statistico Immigrazione 2017 di Idos e Confronti.

I ricercatori hanno confrontato le registrazioni anagrafiche con gli arrivi nei Paesi di maggiore destinazione degli italiani, la Germania e la Gran Bretagna. “Molto spesso chi lascia il nostro Paese non si registra all’Aire né si cancella dall’anagrafe in Italia. Per questo abbiamo cercato di capire meglio quanti siano effettivamente gli emigrati italiani negli altri Paesi. Abbiamo chiesto alle altre nazioni e il dato che prudentemente abbiamo stimato è di 285 mila persone, ma potrebbero essere di più – sottolinea Antonio Ricci, curatore del Dossier -. Si tratta di giovani che hanno studiato e che molto spesso hanno voglia di confrontarsi con il mercato europeo che offre maggiori opportunità. In questo momento in tanti sono scoraggiati dal restare in Italia, dove la crescita economica va a rilento”. Chi espatria ha un livello di istruzione elevato: nel 2016 hanno lasciato l'Italia 40mila diplomati e circa 34mila laureati secondo le stime ufficiali. 

Al 31 dicembre 2016 il numero dei cittadini stranieri residenti in Italia è di 5.047.028, aumentato di appena 20.865 persone rispetto al 2015. Ma la stima del Dossier Idos, che tiene conto del divario tra arrivi regolari e registrazioni anagrafiche, parla di 5.359.000. Gli italiani all’estero, secondo le anagrafi consolari, sono invece 5.383.199 (aumentati di oltre 150 mila unità rispetto al 2015). 

(Fonte: Redattore Sociale/ec)

 

Pubblicato in Nazionale

Nella tarda serata del 25 ottobre un tribunale di Istanbul ha disposto il rilascio su cauzione di otto difensori dei diritti umani e il proseguimento del processo nei loro confronti.  "Finalmente, dopo quasi quattro mesi i nostri amici e colleghi possono tornare dai loro cari e dormire nei loro letti. Ma la gioia è rovinata dal fatto che il nostro presidente Taner Kılıçresta in carcere e affronta oggi a Smirne il suo processo", ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. 

"Questi procedimenti giudiziari politicamente motivati sono un tentativo di zittire le voci critiche della Turchia ma finora sono solo serviti a mettere in luce l'importanza dei diritti umani e di coloro che dedicano la loro vita a difenderli", ha proseguito Shetty.  "Dopo il sospiro di sollievo della scorsa notte, oggi proseguiamo la nostra battaglia per assicurare che Taner, Idil e i loro colleghi siano prosciolti da queste accuse prive di fondamento. Non ci fermeremo fino a quando le accuse saranno annullate e tutti torneranno in libertà", ha concluso Shetty. 

La vicenda

Idil Eser, direttrice di Amnesty International Turchia, era stata arrestata il 5 luglio insieme ad altri nove difensori dei diritti umani. Taner Kılıç, il presidente dell'associazione in Turchia, era stato arrestato il mese prima. Tutti sono accusati di "appartenenza a un'organizzazione terroristica".  Nel processo di Smirne, Taner Kılıç deve rispondere della separata accusa di "appartenenza all'Organizzazione terroristica Fetullah Gülen". 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Al carcere di Asti fu tortura. A chiarire definitivamente ciò che Antigone ha sempre sostenuto, anche come parte civile, è stata oggi la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che, per l'ennesima volta, ha condannato l'Italia per violazione dell'art. 3 della Convenzione europea sui diritti umani, per le violenze e le torture subite da due detenuti nell'istituto di pena del capoluogo piemontese. Il caso oggetto della sentenza odierna risale a ben 13 anni fa. Nel dicembre 2004 infatti i due detenuti vennero condotti nelle celle di isolamento prive di vetri nonostante il freddo intenso, senza materassi, lenzuola, coperte, lavandino, sedie, sgabello. Gli venne razionato il cibo, impedito di dormire, furono insultati e sottoposti nei giorni successivi a percosse quotidiane anche per più volte al giorno con calci, pugni, schiaffi in tutto il corpo e giungendo, nel caso di uno dei due, a schiacciargli la testa con i piedi.

La vicenda giudiziaria ebbe inizio a seguito di due intercettazioni nel febbraio del 2005 nei confronti di alcuni operatori di polizia penitenziaria sottoposti a indagine per altri fatti.  Il 30 gennaio 2012 si arrivò alla sentenza di primo grado. Il giudice scrisse nelle motivazioni che i fatti avvenuti nel carcere erano vere e proprie torture, ma non essendoci in Italia una legge che le punisse si dovette procedere con la contestazione di reati di più lieve entità e quindi verso i colpevoli di queste violenze, per varie ragioni, non si potè procedere. Nel frattempo uno dei due detenuti è deceduto.

"Per lunghi anni in Italia non c'è stato modo di avere giustizia - dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. Ancora una volta abbiamo dovuto aspettare una decisione europea. Questo è un caso di tortura in prigione. Ci auguriamo che ci sia una presa di coscienza e che non ci sia impunità per i responsabili. Ricordiamo - prosegue Gonnella - che nei prossimi giorni l'Italia andrà sotto osservazione dinanzi al Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura. Al di là di questo caso singolo noi chiediamo: che sia adottato un codice di condotta per i comportamenti in servizio di tutti gli appartenente alle forze dell'ordine; che ci sia sempre l'identificabilità di tutti coloro che svolgono compiti nei settori della sicurezza e dell'ordine pubblico; che si interrompano le relazioni sindacali con quelle organizzazioni che difendono, anche in sede legale, i responsabili di questi comportamenti; che dinanzi a questi casi lo stato si costituisca parte civile". Nei mesi scorsi Antigone aveva ricostruito il caso del carcere di Asti attraverso una time-line con i passaggi più importanti della vicenda.

E la condanna arriva anche per la Bolzaneto nei giorni del G8 del 2001 sono atti di tortura. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l'Italia per le azioni dei membri delle forze dell'ordine, e perché lo Stato non ha condotto un'indagine efficace. I giudici hanno riconosciuto ai ricorrenti il diritto a ricevere tra 10mila e 85mila euro a testa per i danni morali.

Pubblicato in Nazionale

Dal 25 ottobre al 5 novembre si svolgerà a Bologna la XV edizione di Gender Bender, festival internazionale dedicato alle rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale nella cultura e delle arti contemporanee. “Ci ricordiamo bene le prime edizioni del festival – scrive in una nota Comunicattive - noi eravamo, allora, giovani attiviste, ci eravamo da poco incontrate fondando il nostro progetto Comunicattive, e probabilmente in qualche scatolone in garage abbiamo ancora le riprese in minidv di quei primi incontri, che parlavano di genere, generi, corpi e immaginari fuori dalla norma. Una delle iniziative che ci hanno fatto continuare ad amare questa città”.

“Dopo la bella esperienza dell’anno scorso, anche quest’anno proseguiamo la collaborazione con il festival – aggiungono - che nel frattempo continua a crescere in qualità ed ampiezza, coinvolgendo ormai 20 luoghi della città con oltre 100 appuntamenti”.

“Torniamo con la nostra proposta di visioni femministe – continua il comunicato - un percorso – e davvero solo uno dei molti possibili – parziale, situato e personalpolitico come lo è sempre qualsiasi pratica femminista. Si tratta di film, spettacoli, incontri che consiglieremmo alle nostre amiche e compagne, perché appassionano, rendono più complessi gli immaginari, costruiscono memoria, ci interrogano, a volte ci inquietano, e sono “materiale vivo” utile in quel viaggio di liberazione, trasformazione e desiderio che sono le nostre vite. Alcuni progetti ci hanno letteralmente entusiasmate, coinvolte e commosse, altri ci pongono qualche dubbio, ma riteniamo interessante proporveli e magari discuterne insieme”.

“Ci hanno colpito ritratti di donne potenti (nel senso di potenza e non di potere), anche nei momenti di fragilità – concludono - e incontri con corpi fuori dalla norma, altri sguardi sulla sessualità e altri amori di cui sentiamo tanto bisogno, tentativi di decostruire gli stereotipi che forse possiamo usare qui e ora, pratiche di attivismo, relazioni, passioni, amori e storie che vale la pena conoscere, infine artiste il cui lavoro abbiamo incontrato e sentiamo che ci riguarda”.

Il programma su questo link

 

Pubblicato in Parità di genere

Carlo Verna, 59 anni napoletano in forza al Tg Campania della Rai, nonché voce storica di “Tutto il calcio minuto per minuto “ e del nuoto è il nuovo presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. E’ stato eletto al primo turno,  andando ben oltre la maggioranza qualificata dei tre quinti richiesta avendo riportato 46 voti su 59 consiglieri presenti nella riunione d’insediamento del Cnog. Nel 1976 ha concluso gli studi classici, diplomandosi al Genovesi di Napoli col massimo dei voti; nel 1981 si è laureato, con 110 e lode, in Giurisprudenza all’Università Federico II. Nello stesso anno ha vinto il concorso per una borsa di studio alla Rai, dove è stato definitivamente assunto nel 1986 ai servizi giornalistici, dopo esperienze anche come programmista-regista.

Giornalista pubblicista dal 1977 (i primi articoli sul quotidiano "Roma" di Napoli, poi è stato tra l’altro direttore responsabile del mensile "il lavoro nel sud") e successivamente professionista dal 1987, è stato iscritto anche all’albo degli avvocati e dei procuratori legali di Napoli. È stato segretario dell'Usigrai dal 2006 al 2012. Verna ha condotto per nove anni, su Raitre, la trasmissione sportiva  "C Siamo", di cui è stato anche curatore per sei anni.

Ha seguito complessivamente sette edizioni delle Olimpiadi Estive, diciassette mondiali (cinque di calcio, undici di nuoto, uno di pallavolo) e diciannove europei di nuoto e pallanuoto.E’ stato vice-direttore della Tgr della Rai per poco più di un anno e mezzo fino ad agosto del 2015.   Tra i riconoscimenti ottenuti , nel 2012 il premio Coni-Ussi come miglior giornalista radiofonico dell'anno, nel 2013 la targa Provenzali dell'Unione nazionale cronisti.
 
 

 

Pubblicato in Cultura

Servizi di qualità e occupazione. Questi i due pilastri delle 66 cooperative sociali che aderiscono a Legacoopsociali Marche, riunite oggi in assemblea congressuale all'Istao di Ancona. Una realtà in crescita, malgrado abbia anch'essa dovuta confrontarsi con le conseguenze del terremoto, ha spiegato il coordinatore regionale di Legacoop Marche, Fabio Grossetti, con 10.177 soci e 6.847 occupati, dati del 2016, quasi mille in più rispetto ai 5.919 dell'anno precedente, e un fatturato cresciuto da 141,8 a 168 milioni di euro.

Diverse le sfide, però, per continuare a mantenere un alto livello di welfare, di cui le coop sociali sono protagoniste indiscusse, e dei servizi. “Di fronte all'invecchiamento della popolazione – ha detto Amedeo Duranti, presidente Legacoopsociali Marche -, è necessario mantenere un livello di risorse compatibili con i bisogni delle persone che crescono e si diversificano. In questo è fondamentale il ruolo e l'intervento delle istituzioni, come abbiamo sempre sostenuto”. “Uno dei compiti principali della cooperazione sociale è la possibilità di far lavorare le persone fragili, oggi 1.680 – ha aggiunto Duranti -, un motivo di tenuta sociale e un risultato importante che non dobbiamo dimenticare”.

L'intervento delle istituzioni, ha sottolineato il presidente dell'Alleanza delle Cooperative Italiane Marche e di Legacoop Marche, Gianfranco Alleruzzo, “deve puntare alla condivisione e alla coprogettazione dei servizi, non solo al ribasso nelle gare degli appalti. E' nostro compito di cooperatori, per garantire la qualità dell'offerta ai cittadini e la dignità del lavoro, invertire questa tendenza e chiedere alle istituzioni di valutare le bontà dei progetti, non solo il risparmio delle risorse nell'organizzazione”.

L'assessora regionale Manuela Bora ha informato l'assemblea della “richiesta, avanzata dalla Giunta regionale, di poter includere le imprese sociali tra i beneficiari dell'Obiettivo tematico 3 del Por Fesr, che prevede 80 milioni di euro, con un ruolo che viene riconosciuto al terzo settore per la ricostruzione delle aree interne colpite dal terremoto”. La vicepresidente nazionale di Legacoopsociali, Eleonora Vanni, ha invece affermato come le cooperative sociali “debbano continuare ad investire nell'innovazione, pensare a strumenti per creare nuove opportunità anche di occupazione. Non crediamo che si possa ripartire da dove eravamo all'inizio della crisi economica guardando indietro. Oggi siamo più forti e abbiamo le competenze per scrivere il nostro futuro”.

Pubblicato in Marche
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