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Martedì, 12 Novembre 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 30 Ottobre 2017 - nelPaese.it

L’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) è estremamente preoccupata per la possibilità di continuare a fornire aiuti umanitari alla popolazione in Siria nord-orientale, a causa degli scontri fra le forze curde e irachene in Iraq nord-occidentale, che minacciano di chiudere il punto di attraversamento del confine a Peshkhabour.

Il passaggio di Peshkhabour è l’unica possibilità perché le organizzazioni umanitarie riescano a portare forniture e personale in Siria nord-orientale. "È già molto complicato fornire aiuti in quest’area della Siria, dove molte città sono state distrutte da combattimenti e bombardamenti aerei, e dove quasi 500.000 persone sono state sfollate e vivono in condizioni di estrema precarietà. Se la frontiera fra Siria e Iraq verrà chiusa agli aiuti umanitari, milioni di persone già vulnerabili non avranno più accesso all’assistenza medica urgente a Menbij, Tal Abyad, Tabqa, Kobane/ Ain Al Arab, Hassaka e Raqqa. La chiusura di Peshkhabour potrebbe avere un impatto su milioni di vite".

MSF chiede a tutte le parti coinvolte "di garantire accesso continuo, senza alcun impedimento o ostacolo, per poter fornire aiuti umanitari attraverso le frontiere".

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Sono state oltre 150 le idee presentate a “Welfare, che Impresa”, la call rivolta alle giovani start up sociali chiamate a presentare progetti innovativi dedicati al welfare di comunità capaci di favorire la coesione sociale, lo sviluppo e il fare rete. Il concorso, promosso sulla piattaforma ideaTRE60, da Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Bracco, Fondazione Golinelli, Fondazione Snam e UBI Banca con il contributo scientifico di AICCON e Politecnico di Milano – Tiresia, ha visto un’ampia partecipazione. I team che si sono candidati hanno un’età media di 33 annie sono composti per il 54% da uomini e il 46% da donne.

Delle 155 idee presentate, 62 hanno superato la prima fase di selezione; il 30% di queste sono imprese sociali, il 23% startup innovative a vocazione sociale e il 47% associazioni. Sono 14 le idee che, scelte dalla giuria, entrano a pieno titolo nella fase finale del concorso. In particolare, 5 di queste riguardano progetti di servizi alla persona e welfare comunitario, 3 di valorizzazione del patrimonio culturale e conservazione del paesaggio, 3 di agricoltura sociale e 3 di welfare culturale inclusivo. Tra le idee finaliste 10 progetti provengono dalle regioni del Nord e Centro e 4 da Sud e isole.

I prossimi “step”. A partire da oggi, fino alla proclamazione dei vincitori, i 14 finalisti avranno l’opportunità di partecipare ad un percorso di formazioneche prevede, come primo appuntamento, due giornate di Workshop, il prossimo 14 e 15 novembre, presso la sede di Fondazione Snam a San Donato Milanese. “L’obiettivo di queste giornate – affermano i promotori - sarà quello di fornire competenze utili nell’ambito dell’imprenditorialità socialema anche garantire a ciascun gruppo di finalisti, la possibilità di mettere a punto la propria proposta progettuale, attraverso lezioni mirate con focus specifici volti a migliorare il business plan e impostare il pitchdi presentazione della propria idea”.
A seguire, le 14 organizzazioni finaliste, beneficeranno di una ulteriore sessione di formazione: saranno infatti supportate attraverso un’attività di mentorship, grazie ad un affiancamento finalizzato alla preparazione del pitch per la selezione dei vincitori.

L’assegnazione dei premi. Nel mese di gennaio saranno annunciati i 4 progetti vincitori.Il concorso, mette in palio un monte premi complessivo fino a 300 mila europrevedendo per ciascun progetto un premio del valore di 75 mila euro così composto: contributo in denaro di 20 mila euro messo a disposizione da Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Golinelli, Fondazione Bracco e Fondazione Snam; finanziamento fino a 50.000 euro, a tasso 0%, della linea UBI Comunità per soggetti non profit, insieme a un conto non profit online gratuito, messo a disposizione da UBI Banca; percorso di incubazione o accelerazione della durata di 4 mesi, del valore di 5 mila euro, a cura di PoliHub (Milano), Social Fare (Torino) e Campania NewSteel

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Meno del 10% della popolazione italiana è esposta a scuotimento sismico potenzialmente distruttivo. Si tratta di una quota di territorio relativamente modesta, che rende meno ardua la sua messa in sicurezza a patto, però, di scegliere bene dove investire. A dirlo uno studio dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ispirato dalla forte differenza nella risposta sismica di Amatrice e di Norcia a seguito del terremoto del 24 agosto 2016.

Il lavoro, The forgotten vulnerability: A geology -and history- based approach for ranking the seismic risk of earthquake-prone communities of the Italian Apennines, è stato pubblicato su International Journal of Disaster Risk (http://storing.ingv.it/cfti/cftilab/forgotten_vulnerability/).

"Per identificare i comuni che ricadono sulla proiezione in superficie delle grandi faglie sismogenetiche dell'Appennino suscettibili, nella loro storia, a forti scuotimenti", spiega Gianluca Valensise, dirigente di ricerca dell'INGV,  "sono state utilizzate due grandi banche dati dell'INGV, il Database of Individual Seismogenic Sources (http://diss.rm.ingv.it/diss/) e il Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (http://storing.ingv.it/cfti4med/)".

Per ognuno dei 716 comuni selezionati (aree comunali con tutte le loro frazioni) è stata analizzata la storia sismica, verificando la data dell'ultimo terremoto distruttivo. "L'analisi ha riguardato la dorsale appenninica, circa 1000 km dalla Liguria alla Calabria, che da sola rilascia circa il 70% del momento sismico complessivo della nostra penisola. Il metodo può essere esteso a tutte le altre aree sismiche dell'Italia. Con la banca dati ISTAT sono stati, infine, selezionati i dati sulla popolazione e l'incidenza e tipologia degli edifici costruiti prima del 1918, ovvero almeno centenari".

Nella graduatoria finale, i 716 comuni sono ordinati partendo da quelli per i quali non si hanno informazioni di danni sismici (non li hanno ancora subìti o non sono noti) e che, quindi, possono essere vulnerabili e impreparati, fino a quei comuni che in tempi recenti hanno subito forti terremoti e quindi più "preparati" rispetto a futuri forti terremoti (si veda mappa allegata).

"Per quanto riguarda Amatrice e Norcia, che sorgono quasi alla stessa distanza dalla faglia che ha generato il terremoto", aggiunge Valensise, "gli accelerogrammi della recente scossa, registrati da due stazioni poste nei due centri abitati, mostrano che il livello dello scuotimento subìto è stato confrontabile, anche se appena più severo ad Amatrice".

Da indagini preliminari, Amatrice non ha sofferto di amplificazioni locali significative. "Ma se ad Amatrice per la scossa del 24 agosto (M 6.0) gli effetti sono stati dell'X-XI grado (scala Mercalli-Cancani-Sieberg), coerentemente con la devastazione pressoché totale dell'abitato, a Norcia sono stati del VI grado", prosegue Valensise.

Con la scossa del 30 ottobre (M 6.5), localizzata molto vicino a Norcia, gli effetti sono poi saliti al grado XI per Amatrice e al grado VIII-IX (con oltre 220 vittime ad Amatrice e nessuna a Norcia).

"La differenza nella risposta sismica di queste due località-simbolo dei terremoti del 2016", aggiunge Valensise, "è da imputare a una elevata vulnerabilità del costruito ad Amatrice, a cui si contrappone una vulnerabilità molto bassa per gli edifici di Norcia, inclusi quelli storici (a esclusione delle chiese e della Basilica di San Benedetto).  A salvare le case di Norcia sarebbe stata, quindi, la familiarità con i forti scuotimenti. Esperienza che è venuta a mancare, invece, ad Amatrice. "Dopo il devastante terremoto del 1703 (che rappresenta l'anno zero per entrambe le località), Norcia ha subìto diversi terremoti distruttivi, fino a quello del 1979, ognuno dei quali ha reso necessari una ricostruzione o un irrobustimento degli edifici. Questo non è avvenuto ad Amatrice, che dal 1703 ha subìto solo terremoti minori", continua Valensise.

La vulnerabilità dei centri abitati storici aumenta al crescere del tempo trascorso dall'ultima ricostruzione sismica, come risultato accumulatosia dell'invecchiamento del patrimonio abitativo, sia della mancanza di interventi di miglioramento sismico, come una sorta di smemorizzazione. A questo va aggiunto che se una faglia sismogenetica è stata quiescente per secoli, la sua probabilità di causare un terremoto distruttivo aumenta grandemente rispetto a una faglia che ha dato un forte terremoto in epoche relativamente recenti. "Uno strumento operativo, quindi, in grado di dare una graduatoria di priorità nell'assegnazione di risorse per la messa in sicurezza o azioni preventive nei territori identificati come maggiormente vulnerabili", conclude Valensise.

 

Note per la cartina in alto:

 

Distribuzione dei 716 capoluoghi dei comuni (rappresentativi delle intere aree comunali) selezionati con la procedura descritta nel testo (da G.Valensise, G.Tarabusi, E. Guidoboni, G. Ferrari, 2017).

Le aree bordate in giallo rappresentano la proiezione in superficie delle grandi sorgenti sismogenetiche che corrono in cima all'Appennino.

In viola:   38 comuni per i quali non si ha alcuna notizia storica di distruzioni sismiche;

in rosso: 315 comuni che nella nostra graduatoria corrispondono alle aree comunali che non hanno subito terremoti distruttivi dal 1861 (unità d'Italia);

in nero: 363 comuni ordinati secondo la distanza nel tempo dall'ultimo terremoto distruttivo, dopo il 1861. 

 

Pubblicato in Nazionale

Se la stima è che circa 35mila persone hanno perso la vita nelle acque del Mediterraneo dal 2000, quanti sono i parenti che di loro non hanno più saputo nulla? Genitori, figli, fratelli, sorelle, mogli, mariti: "Sono almeno 500 mila, perché dobbiamo considerare che spesso si tratta di famiglie numerose", spiega Edda Pando, coordinatrice della rete Milano senza frontiere, che insieme ad altre associazioni italiane, algerine e tunisine sta dando vita al portale "Missing at the borders". Raccoglierà video testimonianze dei parenti degli scomparsi durante l'attraversata del Mediterraneo.

"Saranno tradotte in sei lingue. Contiamo di mettere le prime otto, registrare in Algeria e in Tunisia, entro la fine di questo anno". Il progetto è realizzato insieme a Palermo senza Frontiere, Como senza Frontiere, Carovane Migranti, l’Association des Travailleurs Maghrébins de France (Atmf) e il progetto Alarm Phone di Watch The Med, costituito da reti di attivisti e rappresentanti della società civile in Europa e NordAfrica. 

Il 31 ottobre, alle ore 20.30 alla Casa dei diritti di Milano, una moglie e un padre di giovani migranti scomparsi porteranno la loro testimonianza. Si tratta di Om Elkhir Ouirtatani, rappresentante dell’associazione “El Massir” (Tunisia), e di Boubekeur Seddik Sabouni, rappresentante del Collectif de familles des Harraga d’Annaba (Algeria). In collegamento via skype interverrà Feric Charden Datchoua, rappresentante dell'“Association pour la sensibilisation des populations victimes des frontiers” (Camerun), al quale l’ambasciata italiana ha rigettato la sua domanda di visto Schengen per partecipare all'evento. "Sono parenti che hanno deciso di non vivere da soli il dolore della scomparsa di un proprio caro - aggiunge Edda Paddo - . Le famiglie che fanno parte di queste associazioni chiedono verità e giustizia. Sono consapevoli che la morte dei loro figli non è l'esito di un tragico destino, ma perché non è stato concesso loro il visto, perché i Paesi stanno alzando solo barriere".

Il portale servirà a dare voce a chi non l'ha più. "Dietro ai numeri delle statistiche ci sono vite umane - sottolinea Edda Pando -. Ma i morti non parlano, e quindi per dare un nome, un volto e un'identità alle persone scomparse nel mediterraneo facciamo parlare i parenti". Saranno le stesse associazioni dei famigliari a realizzare le registrazioni. 

E per ricordare i morti nel Mediterraneo, giovedì 2 novembre, in piazza della Scala, la rete Milano senza Frontiere organizza la Marcia dei Nuovi Desaparecidos. La marcia si ispira a quella fatta da Las Madres de Plaza de Mayo in Argentina. Ogni primo giovedì del mese, a Milano, cittadini e cittadine marciano con in mano le fotografie dei migranti algerini e tunisini che i loro parenti hanno consegnato alla rete per chiedere Verità e Giustizia. Il 2 novembre parteciperanno alla Marcia Om Elkhir Ouirtatani e Boubekeur Seddik Sabouni.

(Fonte: Redattore Sociale/dp)

 

 

 

Pubblicato in Migrazioni

Un viaggio d’iniziazione nella tumultuosa Berlino del Muro e delle case occupate, dalla strada al palco, dal palco alla strada attraverso il racconto di un percorso esistenziale, quasi che ogni canzone possa dissolversi in un brano teatrale. Giovedì 2 novembre, alle ore 21.45, ad Europa Teatri (Via Oradour 14, Parma), nell’ambito della XI edizione della rassegna ‘Il Rumore del Lutto’, ospite d’eccezione sarà Massimo Zamboni con “Nessuna voce dentro. Berlino millenovecentottantuno”, insieme a Angela Baraldi e Cristiano Roversi, collaborazione regia e drammaturgia Mariano Dammacco, fonica e luci Simone Filippi. La serata è realizzata in collaborazione con Europa Teatri e Fare bis Fare e con il sostegno di COF Consorzio Onoranze Funebri Parmense.

È il 1981: Massimo Zamboni ha 24 anni e più che scappare dalla provincia emiliana è alla ricerca di un indefinito sé. Berlino, in quella lunga estate, è una città di giovani e di musica, di voglia di futuro, di case occupate: un mix irripetibile di intensità e fragilità. Poi c’è il Muro che entra in scena sommessamente, quasi soffocato dalla vitalità dell’esperienza cittadina, per poi impadronirsi dello spazio e del senso rivelandosi come autentico coprotagonista del racconto. Nella girandola di situazioni, tra i giorni a servire ai tavoli di un ristorante italiano e le notti a inseguire il sogno più underground, si fa strada la consapevolezza che sia pressoché impossibile uscire dal proprio guscio identitario.

La riduzione teatrale del libro “Nessuna voce dentro”, uscito per Einaudi il maggio scorso, mette in scena quella Berlino, grazie alle parole del libro e alle canzoni di un'epoca in cui la musica viveva di piena identificazione con la vita e la storia: Lou Reed, Jim Morrison, DAF, Fehlfarben, Nico, Einsturzende Neubauten, Kim Carnes. Perfette colonne sonore per tutti coloro che agli inizi degli anni '80 andavano a Berlino con la stessa intensità con cui gli eroi di Allen Ginsberg “andavano a Denver, morivano a Denver, ritornavano a Denver e aspettavano invano.” L’uomo è condannato alla storia e la Berlino di oggi sente la mancanza di quei suoi eroi perduti.

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

 

Pubblicato in Cultura

Il 2 novembre si terrà l’Infoday per la diffusione del Bando lanciato da Legacoop “Centro Italia Reload” finalizzato al rilancio economico delle aree colpite dal sisma del 2016. Un duplice appuntamento per dare massima diffusione di un’opportunità di sviluppo nei territori colpiti dal terremoto: alle ore 11.00 a Spoleto presso il Palazzo Comunale (Sala dello Spagna) alla presenza del Sindaco Fabrizio Cardarelli ed alle ore 16.00 a Cascia presso il Palazzo Comunale (Sala Consiliare) alla presenza del Sindaco Mario De Carolis.

Per illustrare il Bando e le opportunità offerte dal movimento cooperativo, saranno presenti: Andrea Bernardoni - Responsabile dell’Ufficio Sviluppo Economico di Legacoop Umbria e Paolo Scaramuccia - Responsabile Promozione , Servizi Associativi e Cooperative di Comunità di Legacoop Nazionale.

Il Bando vuole sostenere la creazione di nuove imprese in forma cooperativa in ambitoturistico, culturale, delle eccellenze agroalimentari e dei servizi. I progetti selezionati beneficeranno di formazione e accompagnamento, oltre ad un contributo economico fino a 25.000 euro. Possono  partecipare al bando imprese cooperative da costituire o costituite dal 25 agosto 2016 con sede legale in uno dei 140 comuni del cratere sismico tra Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio.

 

Pubblicato in Umbria

VI-RMA Global ha presentato 40 studi durante il Congresso scientifico dell’American Society for Reproductive Medicine (ASRM), che si tiene questa settimana a San Antonio, Texas, Stati Uniti. Due di questi studi smentiscono miti popolari come quello secondo cui una dieta priva di glutine e la celiachia incidano sulla fertilità e sul risultato dei trattamenti di riproduzione assistita.

“Questi studi – spiega il Professor Antonio Pellicer, Presidente di IVI-RMA Global - sono i primi grandi progetti di ricerca che analizzano i risultati di un trattamento di riproduzione assistita  di pazienti che non assumono glutine, e la frequenza della celiachia tra le pazienti infertili. Una delle ricerche dimostra che ipazienti che seguono una dieta priva di glutine ottengono tassi di successo nei trattamenti di riproduzione assistita pari a coloro che lo assumono, cosa che dimostra che smettere di mangiare glutine per favorire una gravidanza durante un trattamento è una mera leggenda urbana”.

La seconda ricerca rivela come la celiachia e la infertilità non siano correlate. Di fatto, i tassi di successo dei trattamenti di riproduzione assistita dei pazienti celiaci sono gli stessi tra i pazienti affetti da celiachia e quelli che non lo sono. “Negli ultimi anni è cresciuta l’idea che il glutine colpisca la fertilità ed i risultati della medicina riproduttiva. Tuttavia, non esiste alcuna prova per sostenere questa teoria”, assicura il Professor Richard T. Scott, CEO di IVI-RMA Global e coautore dello studio. “Queste, insieme alle restanti ricerche presentate al Congresso dell’ASRM e svolte da IVI-RMA Global, sono un segno del nostro impegno per il progresso della medicina riproduttiva”.

Gli studi di IVI RMA-Global presentati quest’anno al Congresso ASRM smentiscono numerosi altri miti legati alla fertilità ed alla medicina riproduttiva. Ad esempio, secondo la credenza popolare, l’indice di massa corporea (BMI), calcolato a partire dall’altezza e dal peso del paziente, è un predittivo affidabile della fertilità.

Una recente ricerca di IVI-RMA Global, condotta dal Prof. Scott, rivela che la percentuale di grasso corporeo, che non tiene conto solo del peso e dell’altezza ma anche di fattori quali età, sesso e possibile obesità, costituisce un indicatore più preciso dei tassi di successo dei trattamenti di riproduzione assistita. Tra i risultati dello studio va sottolineato che, quanto maggiore è la percentuale di grasso corporeo, minore è la possibilità di ottenere un risultato positivo

“L’obiettivo principale di IVI-RMA Global è aiutare i pazienti a raggiungere gravidanze sane, per cui attribuiamo grande importanza alla ricerca per garantire a tutti i nostri pazienti che mettiamo a loro disposizione le migliori diagnosi e trattamenti per aiutarli a superare l'infertilità ed ottenere un bambino sano per ogni gravidanza”, conclude la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

 

 

 

Pubblicato in Salute

La procura di Roma ha chiesto la convalida, con contestuale emissione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, per Alessio Manzo, il diciannovenne protagonista del pestaggio, insieme con altri quattro giovani, di un cittadino bengalese di 27 anni e di un egiziano, entrambi impiegati in un ristorante del centro storico. Tentato omicidio aggravato dall'odio razziale il reato contestato a Manzo.

Nell'abitazione del 19enne sono stati trovati, durante una perquisizione, simboli fascisti. Gli investigatori vogliono approfondire anche gli eventuali legami dei cinque giovani coinvolti, tutti tifosi della Roma, con ambienti del tifo organizzato giallorosso.

La dinamica. Le vittime, un cittadino del Bangladesh e un egiziano, sono stati circondati da cinque ragazzi in piazza Cairoli e aggrediti, dopo essere stati insultati. Ad avere la peggio il ventisettenne del Bangladesh, trasportato in ospedale con traumi al volto giudicati guaribili in 30 giorni. 

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Nazionale

Ci sarà anche l'Italia tra i Paesi coinvolti nell'ambito dell'esercitazione internazionale sul rischio maremoto del Neamtws (North-Eastern Atlantic, Mediterranean and connected seas Tsunami Warning System) dell'Ioc-Unesco, in programma dal 31 ottobre al 3 novembre. L'iniziativa, denominata Neamwave17, prevede test esercitativi su quattro differenti scenari simulati che interesseranno, in giorni diversi, tre aree del Mediterraneo e un'area dell'Atlantico nord-orientale.

Si tratta della prima esercitazione dopo l'istituzione del Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti (SiAM), prevista dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 febbraio scorso (in G.U. il 5 giugno 2017). Il SiAM - creato per valutare la possibilità che in conseguenza di terremoti in mare o lungo la costa avvenga un maremoto e di quale entità e per diffondere messaggi di allerta - è composto da INGV - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che opera attraverso il Centro Allerta Tsunami (Cat), Ispra - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e Dipartimento della Protezione civile.

Nella giornata del 2 novembre, lo scenario che interesserà non solo l'Italia ma tutto il Mediterraneo si basa su un ipotetico  terremoto di magnitudo 8.5 con epicentro a sud dell'isola di Zante, nel segmento occidentale dell'Arco Ellenico, e permetterà di effettuare una simulazione di un reale processo di allertamento su scala nazionale.

L'esercitazione prevederà, quindi, l'analisi del potenziale tsunamigenico del sisma effettuata dal Cat-Ingv, lo studio in tempo reale dei dati mareografici rilevati dall'Ispra e l'applicazione delle procedure di allertamento rapido da parte del Dipartimento della Protezione Civile. Sarà, inoltre, l'occasione per testare la piattaforma tecnologica, realizzata ad hoc, per l'invio rapido della messaggistica di allerta, che ne permetterà la trasmissione simultanea attraverso tre canali: email, sms ed IVR (Interactive Voice Response).

I messaggi di allerta saranno inoltrati a tutte le Sale Operative Regionali di protezione civile e per le Regioni Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia - quelle maggiormente interessate dallo scenario esercitativo - le comunicazioni raggiungeranno, sempre tramite la piattaforma, alcune amministrazioni comunali individuate dalle regioni stesse.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Brucia la Valsusa, senza sosta da dieci giorni. In fumo pinete e montagne, le polveri stanno intossicando i cittadini, compresa la città di Torino. Da giorni Luca Perino svolge una drammatica cronaca fotografica dei roghi nella Valle.

"Le squadre antincendio sono rimaste attive per tutta la notte, abbiamo avuto circa 250 persone impiegate, lo sforzo è davvero grande, considerando che lo stato di grave pericolo per gli incendi si protrae ormai dal 10 ottobre". Ai microfoni di '6 su Radio 1' Franco Licini, coordinatore della Protezione Civile Piemonte, traccia un bilancio della notte di soccorsi per l'emergenza incendi che sta devastando il Piemonte. "La situazione - ha proseguito Licini - è aggravata in questi ultimi giorni anche a causa del forte vento caldo e secco che sta scendendo dalla catena alpina. Dal 10 ottobre le squadre antincendio regionali e dei vigili del fuoco hanno dovuto affrontare più di 300 incendi, più o meno importanti, con l'impiego di circa 300 volontari per turno. Soltanto nella giornata di ieri sono stati gestiti 39 incendi con 602 volontari coadiuvati dai Vigili del Fuoco. I mezzi impiegati sono stati 195 ed è stata allertata anche la componente della Protezione Civile, attivata per l'assistenza alla popolazione su richiesta dei sindaci".

Anche dieci soldati dell' Esercito da questa mattina in Canavese, per combattere gli incendi boschivi ancora in corso in valle Orco, tra Locana e Sparone. I militari daranno supporto logistico alle squadre impegnate ormai da una settimana a fronteggiare i roghi che si sono pericolosamente avvicinati all'area protetta del Parco nazionale del Gran Paradiso. A Sparone oggi scuole chiuse. Il sindaco di Locana ha firmato un'ordinanza che vieta, sul territorio comunale, la caccia, la raccolta funghi e le escursioni turistiche. Due frazioni, Gascheria e Boschietto sono rimaste senza acqua: l'incendio, infatti, ha danneggiato la condotta idrica.

Continuano le operazioni di spegnimento degli incendi che da giorni devastano la Valle di Susa. Il vento è calato e da questa mattina stanno operando due Canadair. Sopra Mompantero il rogo sembra spento, così come sopra le borgate San Francesco e Berno di Venaus. Gli evacuati, alcune centinaia, hanno trascorso la notte nelle strutture messe a disposizione dal Comune, che già nelle prossime ore potrebbe revocare l'ordinanza di evacuazione per farli rientrare nelle abitazioni.

In Valle di Susa un paio di equipaggi della guardia di finanzia sono stati impiegati, questa notte, nella zona di Mompantero per attività antisciacallaggio e le squadre del soccorso alpino sono impiegate per sgomberare le macerie e le liberare principali arterie per consentire una corretta viabilità. Continua a bruciare, invece, il Pinerolese. In val Chisone le fiamme divampano nel territorio di Roure, nel vallone di Bourcet, e tra i boschi sopra Tavernette nel comune di Cumiana. I vigili del fuoco e Aib stanno operando nei boschi vicini a Casa Canada, dove tutto intorno al rifugio del Cai ė stato fatto un cordone bonificato.

Lombardia, scuole chiuse in paese nel Varesotto 

Scuole chiuse in via precauzionale a Luvinate, uno dei paesi del Varesotto a ridosso del Parco regionale Campo dei Fiori, dove proseguono gli interventi per spegnere l'incendio che sta devastando l'area verde. Il sindaco Alessandro Boriani stamani ha emesso un'ordinanza che stabilisce la chiusura "in via precauzionale" della scuola d'infanzia e della primaria, precisando che "non esistono pericoli imminenti per i cittadini".

I vigili del fuoco hanno lavorato per tutta la notte per impedire che le fiamme raggiungessero l'Osservatorio Astronomico e altri edifici. Operazioni rese difficili dal vento. Stamani sono ripresi i voli dei Canadair, che stanno scaricando acqua sulle aree interessate dal rogo.

(Fonte: Ansa - Foto: Luca Perino)

 

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