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Martedì, 27 Ottobre 2020

Lunedì, 27 Novembre 2017 - nelPaese.it

Giovedì 30 novembre e venerdì 1 dicembre alle ore 20.30 (con un’anteprima per le scuole il 29 novembre alle ore 11.00), al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia, nell’ambito del Reggio Parma Festival 2017, Festina Lente Teatro presenta “Il meraviglioso ordinario”, progetto e regia di Andreina Garella, ambientazione Mario Fontanini. Un progetto realizzato in collaborazione con AUSL Dipartimento di Salute Mentale di Reggio Emilia, Scandiano e S. Polo, Regione Emilia-Romagna, Fondazione I TEATRI di Reggio Emilia, Associazione Sostegno e Zucchero.

Prossimi ai quarant’anni della legge Basaglia, una delle più grandi rivoluzioni sociali del nostro tempo, Festina Lente Teatro, impegnata dal 2002 a condurre un progetto di Laboratorio Teatrale rivolto a persone con fragilità e disagio psichico, in questo nuovo lavoro, sottolineando ancora una volta che la fragilità è una delle tante forme di stare al mondo, intende dare spazio ad altri modi di essere, aprire nuove strade di riflessione per liberare da stereotipi e luoghi comuni che tuttora accompagnano chi soffre di un qualsiasi disagio.

In scena un gruppo fuori dall’ordinario – composto da Stefano Barbieri, Elena Beltrami, Luciano Bertazzoni, Lorena Bianchini, Marco Cavalli, Giovanni Coli, Carmine Cirillo, Valeria Ferrari, Elia Ferri, Bruna Fogola, Enrico Franchi, Giampaolo Gualtieri, Caterina Iembo, Elena Manenti, Patrizia Marcuccio, Stefano Marzi, Antonia Prandi, Consuelo Tamburrino, Massimo Torri, Aurelio Vergai – che, con sensibilità e creatività, tra verità e finzione, contendono lo spazio scenico alle convenzioni sociali, alla prepotenza, all’egoismo, per liberarsi da imposizioni che imprigionano, per rendere straordinario l’ordinario. Un gruppo di straordinaria umanità, che amalgama dolore e piacere, caos e ordine, follia e normalità, in una continua alternanza di emozioni, e che trasforma la fatica del vivere in poesia.

Un gruppo di musicisti, la Banda di Quartiere diretta da Emanuele Reverberi, segue gli attori sulla scena diventando loro stessi protagonisti dello spazio. Non è una piccola ordinaria rivoluzione oggi riappropriarsi di tutto ciò che è considerato banale, dalla cura di noi stessi a quella degli altri?  Non è una piccola ordinaria rivoluzione recuperare lentezza, ascolto, empatia, portare dentro quello che prima era fuori e fuori quello che era dentro? Ne “Il meraviglioso ordinario” la vita autentica si impone alla forma e la vita irrompe sul palcoscenico, mettendo in crisi la finzione, con storie ordinarie, fatte di desideri, di passioni e di oggetti del fare quotidiano, simboli universali della nostra cultura.  

“Tentiamo di ritrovare stupore nelle cose comuni – scrive Andreina Garella -  nei ricordi, nei baci, dare loro un senso, raccontiamo le relazioni ordinarie e contraddittorie degli uomini. La sfida continua della vita, la fatica nel raggiungere un traguardo. Il fare e il disfare. Dov’è la nostra vita? Dov’è il nostro spazio?” È un teatro fatto di persone, attori fuori dagli schemi, capaci di trasformare la fatica del vivere in poesia e di offrirsi al pubblico con la sincerità del proprio corpo, dei propri movimenti, della propria voce. Un teatro di piccole grandi rivoluzioni.

“Cerco di mettere a disposizione del teatro ciò che in queste persone è sottile e impercettibile – continua la regista - credo e vedo che quello che ne scaturisce è “poesia dell’invisibile” dalle infinite e imprevedibili potenzialità. I loro corpi, che giocano, si sfidano, gareggiano, lottano, creano una drammaturgia di movimenti, fatta di gesti quotidiani, semplici, ripetuti con ritmi diversi. Corpi a volte pesanti o rallentati dalla cura, ma che, come per magia e con passione, riescono a prendere lo spazio, il tempo, le pause giuste per commuovere o far sorridere. Il mio non è un teatro terapeutico, il teatro non fa distinzioni di genere, è teatro e basta. L’acqua sicuramente disseta, il teatro sicuramente fa bene. Ma fa bene a tutti, a chi lo fa e a chi lo guarda”.

Festina Lente Teatro propone un teatro attento alla società, indicatore di eventi e cambiamenti che modificano il modo di essere, un teatro in cui impegno artistico e impegno civile permettono di non sfuggire dalla responsabilità del presente. La necessità del fare teatro è l’urgenza del dire, per creare relazioni, scambi, incontri, per resistere, difenderci da un mondo che spesso ci spaventa e spesso non riconosciamo. È un teatro “difficile”, che fa drammaturgia con i racconti di donne migranti, con le visioni poetiche dei matti, con le storie di donne indigene, con i disagi, con i razzismi e le discriminazioni. Raccoglie nella grande discarica dei valori ciò che quotidianamente viene dispensato dalle relazioni tra gli uomini, fino ad entrare nell’animo dello spettatore attraverso i difetti di fusione del suo sentire.

La Banda di Quartiere è un laboratorio musicale aperto e rivolto a musicisti principianti, 20 elementi coordinati dal maestro Emanuele Reverberi che affrontano un repertorio che tocca varie geografie e tradizioni musicali: dalla tradizione popolare emiliana, ai colori dei Balcani, alle luci della musica ebraica, restituendo il tutto in una personalissima versione.

 

 

Pubblicato in Cultura

La vicenda del liceo Virgilio di Roma ha aperto un dibattito e, soprattutto, uno scontro sul rapporto tra scuola, studenti e consumo di droghe.  Mario Rusconi, vice presidente nazionale dell'Associazione Nazionale Presidi, in un’intervista al Messaggero chiede "controlli puntuali nelle scuole coi cani antidroga".

Gli operatori e le operatrici di ITARDD – Rete Italiana per la Riduzione del Danno, impegnati sul campo sul fronte delle sostanze e delle dipendenze, rispondono a Rusconi in una lettera che riceviamo e pubblichiamo:

“Siamo una Rete di operatori sociali con diverse professionalità e lavoriamo nel settore delle dipendenze e dell’uso di droghe, chi facendo prevenzione e chi riduzione del danno. Molti di noi lavorano anche in progetti nelle scuole, sia con gli studenti sia con gli adulti. Ci permettiamo di rivolgerci pubblicamente a Lei, in quanto preside e vice-presidente di un associazione che rappresenta i Dirigenti Scolastici.

Nella sua intervista al quotidiano “Il Messaggero” in data 20/11/2017 abbiamo letto le parole di una persona fortemente responsabile e consapevole del proprio ruolo che si trova a confrontarsi con un fenomeno sociale complesso quale il consumo di sostanze stupefacenti, che però chiede alla Polizia e ai Carabinieri puntuali interventi di repressione nelle scuole. Nel nostro lavoro incontriamo ogni giorno persone che usano sostanze legali e illegali. Sappiamo quanto la relazione e la fiducia siano gli strumenti più potenti che abbiamo noi adulti, non tanto per fare “battaglie contro la droga” quanto per promuovere il benessere e favorire la crescita degli adolescenti il cui futuro è sempre più minacciato: sostanzialmente questo è il nostro lavoro.

Siamo certi che in questo abbiamo molti punti in comune con il vostro lavoro. Leggendo la richiesta di intervento delle Forze dell’Ordine a scuola coi cani antidroga, abbiamo avvertito un segnale di emergenza, riconoscendo la grande difficoltà in cui si trovano gli adulti, a scuola come a casa, di fronte al fenomeno dell’uso di sostanze dei ragazzi. Ci creda dottor Rusconi. Conosciamo bene il fenomeno con il quale Presidi e Docenti di tutta Italia si confrontano quotidianamente, ma sappiamo per esperienza professionale che la sola repressione non porta a una relazione educativa fra il mondo adulto e quello giovanile. Al contrario, spesso rompe i legami e impedisce la comunicazione che è, nelle relazioni, ingrediente fondamentale alla crescita. I ragazzi si sentono violati, non colgono il messaggio e non vedono la difficoltà dei professori e dei Dirigenti Scolastici.

Semplicemente smettono di ascoltarli. Educazione è una parola immensa e ricca di valore. Voi Dirigenti e i vostri colleghi Docenti siete, come e più di noi, a contatto ogni giorno coi ragazzi che sono, è bene non dimenticarlo, figli della nostra epoca. È questa la differenza fra voi e chi li giudica e li colpevolizza per professione, in TV o sulla stampa nazionale: voi, come noi, li conoscete e potete parlarci. Ci appartengono questi giovani. E se ci appartengono e crediamo nel nostro ruolo educativo non possiamo che dargli parola e ascoltarli, andargli incontro e aspettarli, accompagnarli e porgli problemi. Non possiamo che accoglierli e crescere assieme a loro.

Dottor Rusconi, davvero la scuola è sofferente al punto di abdicare al proprio ruolo educativo e aver bisogno di poliziotti che frugano negli zaini? Davvero pensiamo che giocare coi ragazzi a “Guardia e Ladri” sia un’opera educativa? Davvero vogliamo correre il rischio che i ragazzi trovino in questo gioco la conferma di quanto sono furbi loro e invece gli adulti maledettamente incapaci di ascoltarli?

Davvero vogliamo scavare il solco che divide le generazioni? Sì, viviamo un’epoca di conflitto, ma non aumentiamone la portata. Le nostre competenze di operatori sociali esperti sono disponibili; i nostri progetti e i nostri servizi sono pubblici come pubblica è la scuola. Abbiamo sentito parlare, a proposito dei fatti del Liceo Virgilio, di alleanza educativa: ecco, noi ci siamo. Inviti i Dirigenti che la sua associazione rappresenta a cercare nei propri territori gli operatori sociali esperti di consumi giovanili, per affrontare assieme il fenomeno e interrompere la spirale che vede giovani e adulti su fronti contrapposti. Il problema c’è e noi abbiamo esperienza per affrontarlo. Lavoriamo con i suoi colleghi in tutta Italia e abbiamo esperienze virtuose che meritano di essere l’esempio che in questo momento serve.

La preghiamo, Rusconi. Non facciamo della scuola un terreno di frontiera, con le perquisizioni e gli arresti in cortile. Ecco, non facciamo della scuola una dogana con controlli e cani. Il presidio del territorio e le indagini delle Forze dell’Ordine ci saranno, a prescindere dal suo invito. Agli adulti della scuola spetta il compito di costruire e tenere viva la relazione di fiducia coi propri studenti. Non è un invito a coprire le malefatte, ma a recuperare il ruolo educativo e di formazione che la scuola a fatica porta avanti. Ci creda: l’uso e l’abuso di droghe fra i ragazzi è un fenomeno sociale che la sola repressione non esaurisce. Accolga queste parole come l’invito di chi conosce bene i giovani e il loro rapporto, anche problematico, con le sostanze stupefacenti, ed è disposto a un confronto che aiuti a cercare una strategia e un’alleanza per governare un fenomeno complesso. Ragioniamo assieme per crescere tutti in questa crisi. Per cominciare, se vuole, ci risponda per un confronto di persona. Noi ci siamo.

(Gli operatori e le operatrici di ITARDD – Rete Italiana per la Riduzione del Danno)

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