Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Giovedì, 21 Novembre 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 11 Dicembre 2017 - nelPaese.it

Nasce a Napoli Est una rete di associazioni, comitati, cooperative e singoli cittadini per aprire una discussione partecipata su ambiente, rigenerazione urbana ed emergenza sociale.  Viene ufficialmente lanciata oggi la piattaforma Napoli ZETA – Zona Est Tavolo Aperto, un progetto di cambiamento e rilancio della zona orientale di Napoli che sia di lungo termine e di ampio respiro.

I dati parlano chiaro: Napoli è una città divisa. Una divisione trasversale che supera quella classica tra la Napoli “bene” e quella del centro storico. La città si presenta divisa soprattutto sul piano orizzontale. A pagarne le conseguenze di questa frattura sono le periferie. Tra queste, quella dell’area est della città risulta particolarmente colpita da una diseguaglianza sociale e politica senza precedenti.

I dati

L’elaborazione dei dati Istat del 2011 dimostrano quanto detto in precedenza. Napoli Est, in particolare San Giovanni a Teduccio, ha una percentuale di laureate pari al 3,7% rispetto al Vomero che ne presenta il 34,1%. Un minimo comune denominatore sociale che si rispecchia anche nel lavoro femminile con una rappresentanza del 12% rispetto a una media ben tre volte più alta del centro della città (Posillipo/Chiaia al 34%). Numeri che servono a specificare meglio cosa significa parlare della periferia est di Napoli.

Dati che vanno aggiunti a quelli ormai tristemente noti della criminalità organizzata nel quartiere e una questione ambientale (Q8, amianto, discariche illegali, inquinamento del mare) mai risolta. Napoli Zeta nasce in un contesto socio - culturale – ambientale desideroso di avere risposte dopo anni di silenzio. A cosa aspira Zeta?Zeta vuole essere un interlocutore valido con le istituzioni a tutti i livelli. Soprattutto, Zeta vuole essere un propulsore di iniziative valide per riqualificare la periferia est con eventi di vario genere, da quelli culturali e a quelli di riqualificazione ambientali.

Il collettivo, nato a margine dell’evento dello scorso 20 maggio “Bronx Chiama Napoli” vuole porre l’attenzione su una Napoli diversa, proponendo una narrazione diversa che non accende l’attenzione solo sulla cronaca nera. Durante il mese di novembre è stato redatto un manifesto che verrà sottoscritto pubblicamente dai cittadini e dalle varie realtà del territorio e lanciato all’interno delle tante e significative iniziative già programmate dalle varie anime che compongono Zeta.

Dopo il primo evento pubblico di Zeta - a Luglio durante l’emergenza incendi - le realtà e di cittadini aderenti torneranno in piazza il 13 Gennaio nei pressi dell’area in cui nascerà il biodigestore. L’incontro sarà utile per discutere con le istituzioni localiche senza alcuna reale interlocuzione con I cittadini del territorio hanno preso decisioni con forti ripercussioni nei prossimi anni in un’area già devastata a livello ambientale.

Per inizio 2018 sono previste tre giornate (20 Gennaio, 3 Febbraio, 17 Febbraio), una per quartiere dellaVI Municipalità, con tre tavoli di ascolto e confrontoterritoriali sulle tre tematiche che caratterizzano Zeta: la questione ambientale, sociale e urbana.

Un primo calendario di iniziative

13 Dicembre ore 18 Fondazione Famiglia di Maria – Presentazione “MIA” di Federica Flocco (presso la Biblioteca delle Donne)

17 Dicembre - dalle 16 alle 20 - Orto Ponticelli – L’Avvento nell’Orto

22 Dicembre – Società Mutuo Soccorso Operaio Barra – Assemblea Ordinaria

22 Dicembre dalle 16 alle19,30 - Maestri di Strada – Sisifo A Forcella

4 Gennaio – Tutta la giornata – Terra di Confine - Attività di riqualificazione campetto “Ciro Colonna”

Altre adesioni al manifesto possonoessereinviateall’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Pubblicato in Campania

Fight the right, diritti senza confini. Questo è lo slogan della manifestazione nazionale lanciata da numerose reti di migranti come Coalizione Sans Papier, Movimento Migranti e Rifugiati, Associazione Ivoriani e Fratelli di West Africa, Associazione Senegalese Torino, Comitato Solidarietà Migranti, Movimento Profughi Conetta-Cona e tanti altri con l’adesione di decine di realtà associative, sindacali e di movimento. L’appuntamento è per sabato 16 dicembre alle 14 in piazza della Repubblica.

“Siamo quelle donne e quegli uomini che attraversano il pianeta, decine di milioni di persone strappate alla loro terra e ai loro cari dalle scelte geopolitiche, economiche e ambientali dei potenti, costrette ogni giorno a combattere contro i fili spinati e i muri fisici e ideologici. Siamo i dannati della globalizzazione e delle politiche antisociali imposte dall'Unione europea e dalla Banca centrale europea (BCE) alle popolazioni d'Europa e d'Italia, che privano le persone del reddito, del lavoro e dell'alloggio indipendentemente dalla provenienza geografica”. Inizia così l’appello per la mobilitazione nazionale che continua:  “il razzismo, lo sfruttamento sociale e lavorativo che viviamo concretamente non è possibile batterlo con la carità né speculando sulle nostre vite. Il razzismo si sta diffondendo proprio tra chi sta più in difficoltà, tra le persone più povere. Il cambiamento che vogliamo non può riguardare solo la nostra condizione ma anche quella di quanti soffrono uno stato di ingiustizia e di privazione”.

Nel mirino ci sono gli attuali dispositivi legislativi italiani (Bossi – Fini con il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro; Minniti – Orlando; decreto Lupi) ed europei (Regolamento Dublino III). “Consideriamo inaccettabile – aggiungono i promotori - che chi nasce e cresce sul territorio italiano faccia fatica a essere riconosciuto come cittadino italiano. Basti osservare le reazioni scomposte al tentativo poco convinto di introdurre lo ius soli, alle quali opponiamo la certezza incrollabile che la politica si debba assumere la responsabilità di una legge sulla cittadinanza per le cosiddette seconde generazioni. Senza dimenticare la condizione dei minore straniero non accompagnato”.

A tutte le realtà laiche e religiose e i movimenti antirazzisti che hanno aderito una parola chiara: “Non è la manifestazione che parla di noi, è la nostra manifestazione, per prendere parola e spiegare la nostra piattaforma rivendicativa”. Tra le diverse richieste ci sono la libertà di circolazione e di residenza, il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari ai profughi a cui non è stata riconosciuta la protezione internazionale, la regolarizzazione generalizzata dei migranti presenti in Italia, l’abolizione delle leggi repressive (Bossi-Fini, Minniti - Orlando e Dublino III), la cancellazione dell'art 5 della legge Lupi e della legge sulla Sicurezza urbana.

 

 

Pubblicato in Migrazioni

La Roma-Lido, la Circumvesuviana, la Reggio Calabria-Taranto, la Verona-Rovigo, la Brescia-Casalmaggiore-Parma, l’Agrigento-Palermo, la Settimo Torinese-Pont Canavese, la Campobasso-Roma, la Genova-Savona-Ventimiglia, la Bari-Corato-Barletta. Sono le dieci linee ferroviarie peggiori d’Italia nel 2017 per i pendolari, secondo l’analisi di Legambiente che presenta un dossier e lancia oggi la sua campagna Pendolaria 2017.

Una mobilitazione a fianco di chi ogni giorno prende il treno per andare a lavorare, a scuola o all’università – circa tre milioni di persone al giorno – con l’obiettivo di far capire quanto sia importante e urgente migliorare il trasporto pubblico su ferro in Italia. L’Italia ha bisogno di aumentare sensibilmente il numero di passeggeri che viaggiano in treno e, nelle principali città, di chi si sposta in metro e in tram, se vuole migliorare la qualità dell’aria e ridurre le emissioni di CO2 come previsto dall’Accordo di Parigi.

Ma l’entrata in vigore dell’orario ferroviario invernale vede ancora una volta aumentare l’offerta di treni ad alta velocità e invece poche novità sul resto della rete. Basti dire che 7 anni fa, prima dei tagli, circolava il 6,5% di treni regionali in più e il 20% di treni Intercity. Il nuovo orario invernale fotografa al contrario un boom di collegamenti veloci, come per esempio le 50 corse al giorno di Frecciarossa e le 25 di Italo da Roma a Milano, per un aumento dell’offerta del 78,5% dei treni in circolazione in 7 anni, con un treno ogni 10 minuti negli orari di punta.

Eppure i viaggiatori che beneficiano dei servizi ad alta velocità sono 170.000 contro i tre milioni circa di pendolari che si spostano ogni giorno sulle linee ordinarie dove la situazione non vede miglioramenti.

 

Pubblicato in Nazionale

I disabili della Valdichiana hanno molti sogni: i cerchi aperti, rincontrare il fratello, trovare l'amore, stare bene, il contatto con la gente, una sola donna, andare in moto, la mamma dal cielo, tornare in Russia, essere all'altezza dei propri ideali. E molti altri. Tutti raccontati nelle foto di Graziano Perotti e nel volume "Sogno i cerchi aperti", presentato il 6 dicembre a Firenze. Ma non hanno solo sogni. Anche realtà: la Casa di Pinocchio e il Progetto Viva.

La struttura di Montecchio Vesponi compie 10 anni e la sua storia sarà oggetto di riflessione in due convegni promossi dalla cooperativa sociale Koinè in collaborazione con la Usl Toscana sud est e i Comuni di Cortona e Castiglion Fiorentino. Il primo, "Diritti in cammino" è in programma per le ore 15.30 di mercoledì 13 dicembre nella sala Pancrazi del Centro convegni Sant'Agostino di Cortona.

Oltre ai rappresentanti di Comune, Usl e Koinè, interverranno l'assessora regionale Stefania Saccardi; il Presidente di Legacoop Toscana, Roberto Negrini e la vice Presidente dell'associazione Volontari Autismo Arezzo, Raffaella Macedonio. Il secondo, "Disabilità: la conoscenza abbatte i muri", sarà nel teatro di Castiglion Fiorentino venerdì 15 dicembre con inizio alle 9.30. Qui il confronto sarà con gli studenti e le scuole. Quindi Comune, Usl e Cooperazione ma anche i dirigenti degli istituti della Valdichiana per una riflessione aperta anche al tema dell'alternanza scuola - lavoro.

È in programma anche la performance teatrale degli ospiti della Casa di Pinocchio, L'infinito, lenti spostamenti del cuore: "la nostra società rifiuta la lentezza classificandola come perdita di tempo; le velocità è un valore, la lentezza è un difetto. Nella disabilità i tempi sono diversi, sono più lenti. I gesti sono più lenti, gli spostamenti sono più lenti. Proprio in quella lentezza che noi rifuggiamo, si trova l'alternativa a una vita spesa senza consapevolezza, nella frenesia che ci porta a non prestare attenzione a noi e gli altri".

“Essere arrivati a 10 anni è una grande soddisfazione – commenta la Sindaca di Cortona, Francesca Basanieri. Questa realtà ha fatto da battistrada ed è stata un esempio a livello nazionale, riuscendo anche ad incidere nella legislazione di settore. Qui si respira aria di famiglia e ognuno può essere quello che è”. “Siamo orgogliosi di ospitare la Casa di Pinocchio nel nostro territorio – aggiunge l’assessore alle politiche sociali del Comune di Castiglion Fiorentino, Silvia del Giudice. Questa struttura, il progetto Viva, le molte iniziative di natura sportiva e sociali hanno tessuto una rete che ha creato un entusiasmo contagioso”.

Soddisfatta la Usl Toscana sud est. La Direttrice della Zona Distretto Valdichiana, Anna Beltrano: “la Valdichiana aretina è chiamata a dare risposte ad un numero consistente di disabili: abbiamo una ventina di nuovi casi che interessano la fascia d’età che arriva fino a 18 anni e poi 279 persone che hanno tra 18 e 64 anni. Le risposte sono continue e diversificate sul territorio. E le esperienza che abbiamo realizzato qui, ad iniziare proprio da Casa di Pinocchio e Viva, non sono comuni né in Toscana né in Italia”.

I risultati li sintetizza una protagonista del progetto Viva, Melania Russo: “non dipendiamo dai genitori e possiamo vivere e ridere con i nostro coetanei. In questo, rispetto a prima, ci siamo fatti veramente giganti. Siamo e ci sentiamo a casa perché possiamo essere ascoltati, possiamo parlare e possiamo essere capiti”.

Grazia Faltoni, Presidente di Koinè, ricorda i primi "mattoni" della Casa di Pinocchio: "l nostro lavoro per e con i disabili nella Valdichiana aretina ha raggiunto risultati importanti: è stata creata una nuova sede e un modello di servizio innovativo e avanzato, un centro che integra attività diurne e residenziali, per un piccolo gruppo di persone. La Casa di Pinocchio ospita 25 persone nel centro diurno e 9 residenti. Inoltre con Viva si sono sviluppati progetti d'innovazione sociale attraverso la pratica della concertazione e la co-progettazione che ha coinvolto tutti gli attori in campo: Usl, Comuni, Koinè, le persone con disabilità e le loro famiglie".

"Abbiamo lavorato alla soluzione di molti problemi - aggiunge Paolo Peruzzi, Direttore di Koinè. Trovare una sede nuova per le attività diurne e avere spazi esterni e interni per ampliare le opportunità di espressione e di benessere delle persone, organizzare una risposta residenziale adeguata, ovvero una casa e non un istituto con 10 posti, favorire l’uscita di alcune persone disabili da istituti del territorio per trovare risposte adeguate e migliorare il livello della qualità della vita. Infine pensare a nuove opportunità di integrazione per una nuova generazione di ragazzi in uscita dalla scuola con obiettivi e programmi diversi e con aspettative diverse".

I risultati sono stati raggiunti con i contributi di molti soggetti: Regione Toscana, Conferenza dei Sindaci della Valdichiana, Usl, Istituto di Agazzi e Fondazione Ente Cassa di risparmio di Firenze che ha garantito uno stanziamento molto importante. La storia, adesso, continua. "Stiamo mettendo a punto altre iniziative - annuncia Grazia Faltoni. Una casa per 4 persone a Camucia, la progressiva estensione delle opportunità del progetto VIVA, lo sviluppo delle opportunità lavorative attraverso il progetto regionale Slin e la nostra cooperativa sociale di tipo B, Betadue".

 

Pubblicato in Toscana

La Comunità di accoglienza SPRAR WELL©HOME apre le porte alle sue InterAzioni2017, in occasione della celebrazione della Giornata Internazionale dei Migranti. Dal 12 al 16 dicembre, WELL©HOME, grazie al supporto degli ospiti, del Progetto Gabri e della Cooperativa F.A.I., ospiterà tutti quanti avranno il desiderio di conoscere una realtà presente da giugno 2014 sul territorio romano, considerata una buona prassi all’interno del circuito SPRAR nazionale (per noi una prassi che dovrebbe essere condivisa, generalizzata e ordinaria).

L’iniziativa InterAzioni2017 costituirà l’occasione per riflettere sulle tematiche legate alla buona accoglienza e sulla possibilità di elaborare risposte efficaci, solidali ed inclusive per cittadini richiedenti e titolari protezione internazionale da poter connettere con le domande sociali di categorie a rischio emarginazione. “Avremo modo di discutere inoltre dell’attuale riforma del diritto di asilo proposta dalla Commissione – è scritto in una nota - che mira ad attuare una politica di difesa delle frontiere europee, nonché del piano di accordi ed intese con Paesi Terzi a cui l’Unione Europea chiede di bloccare i flussi di persone che giungono in Europa e di gestione Esternalizzata quindi delle Frontiere nonché di una azione che vede l’Espansione Territoriale Frontaliero”.

WELL©HOME apre quindi le porte ad InterAzioni2017 e per abbattere confini e muri esistenti, vi invita a partecipare alla manifestazione Fight/Right – DirittiSenzaConfini, che avrà luogo il 16 dicembre, ore 14, Piazza della Repubblica, Roma.

Il programma

InterAzioni2017, ecco il programma:  12 dicembre: presentazione del Progetto “ITER” ai giovani del Servizio Civile Nazionale di Legacoopsociali Lazio e Cooperativa Idea Prisma 82; 12, 13 e 14 dicembre: WELL©HOME @ porte aperte – Via Valdinievole, 8 – pranzo o cena su prenotazione al numero 06-8173718, grazie al prezioso supporto degli ospiti di WELL©HOME e di Gabriella;  15 dicembre: dalle 19:00 aperitivo con gli studenti e le studentesse della III edizione del corso per Operatori specializzati in protezione internazionale di ASGI - Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione - INGRESSO LIBERO;  16 dicembre: dalle 19:00 stage di danza Afro contemporanea organizzato da Danzemeticce,v con Ashai Lombardo Arop accompagnata da musicisti, presso la Cooperativa Idea Prisma 82 - Via Ida Baccini 80;  17 dicembre: dalle 18:00 workshop “Comunicazione, inclusione e narrazioni nelle migrazioni”, in collaborazione con CIAPE - Centro Italiano Apprendimento Permanente, Lampedusa Berlin. Travel Journal, LiberiNantes e IndieWatch, presso Defrag – Via delle Isole Curzolane, 75.

Per avere maggiori informazioni e per prenotare pranzo o cena: numero 06-8173718 o mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pubblicato in Lazio

Sono stati presentati oggi i risultati del “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, finanziato dal Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute (Progetti CCM 2015), promosso dal Dipartimento NEUROFARBA dell’Università degli Studi di Firenze, coordinato dalla Regione Toscana e sviluppato in collaborazione con l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Obiettivo principale del Progetto è stato quello divalutare la frequenza della fibrillazione atriale (FA), determinando il rischio cardioembolico e l’aderenza agli standard internazionali di trattamento, in un campione di popolazione anziana in Italia.

“Il Progetto FAI ha permesso di stimare, per la prima volta nel nostro Paese, la frequenza della fibrillazione atriale in un campione rappresentativo della popolazione anziana italiana – ha dichiarato il Professor Domenico Inzitari, Responsabile Scientifico del Progetto, Università di Firenze, Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino, NEUROFARBA - I tassi di prevalenza riscontrati indicano una frequenza elevata di questa importante aritmia negli anziani in Italia, che risulta, tuttavia, in linea con le stime più recenti attualmente disponibili nei Paesi occidentali, ed indica che nel nostro Paese, nella popolazione anziana, i pazienti affetti da fibrillazione atriale sono oltre 1.100.000”.

Per garantire la rappresentatività nazionale, il Progetto è stato sviluppato in 3 Unità Operative situate al nord (in Lombardia, area di Bergamo), al centro (Toscana, Firenze)e al sud (Calabria, Vibo Valentia). Una quarta Unità Operativa, situata a Firenze, si occupava di validare i dati cardiologici, compresa la lettura centralizzata di tutti gli elettrocardiogrammi effettuati nel Progetto.

Il campione totale del Progetto era costituito da tutti gli ultrasessantacinquenni assistiti dai MMG partecipanti, per un totale di circa 6000 soggetti, ovvero 2000 per Unità Operativa. I soggetti coinvolti nel Progetto sono stati sottoposti ad una doppia procedura di screening, domiciliare e ambulatoriale, seguita da una fase di conferma diagnostica che prevedeva l’esecuzione di un ECG, eseguito presso lo studio del MMG. Tutti gli ECG venivano poi valutati attraverso una lettura centralizzata da parte dei cardiologi dell’Unità Operativa di Firenze.

Nel campione totale, la prevalenza della fibrillazione atriale nei soggetti ultrasessantacinquenni è del 7,3% e risulta più alta nei maschi, con un tasso dell’8,6%, mentre nelle femmine la prevalenza è del 6,2%. I tassi standardizzati sulla popolazione italiana indicano una prevalenza totale della fibrillazione atriale dell’8,3%, con tassi del 9,1% nei maschi e del 7,3% delle femmine. Questo dato indica che in Italia un anziano su 12 è affetto da fibrillazione atriale. La prevalenza della fibrillazione atriale è strettamente correlata all’età: i tassi vanno, infatti, dal 3% nei soggetti nella fascia d’età 65-69 anni al 16,1% nei soggetti ultraottantacinquenni.

Lo studio si è proposto, inoltre, di valutare, nei casi di FA già diagnosticati, le terapie in corso e le eventuali motivazioni del non trattamento, applicando i criteri internazionali di valutazione, sviluppando e validando, inoltre, una metodologia di screening e conferma diagnostica della fibrillazione atriale direttamente trasferibile ai MMG e al SSN, nell’ambito delle azioni volte a ridurre gli ingenti costi sociali e sanitari legati a questa patologia. La fibrillazione atriale aumenta in maniera significativa il rischio di ictus cerebrale, ma i farmaci anticoagulanti attualmente disponibili consentono una riduzione di tale rischio di oltre il 70%. I dati acquisiti nel Progetto FAI indicano una buona aderenza alle linee guida relativamente al trattamento con farmaci anticoagulanti, con circa il 70% dei pazienti fibrillanti trattati. I dati indicano anche che le percentuali di pazienti trattati con i nuovi anticoagulanti stanno ormai raggiungendo quelle dei pazienti trattati con la vecchia terapia.

Emerge, però, un dato allarmante: il 30,7% dei pazienti del campione non viene ancora trattato con farmaci anticoagulanti. Alcuni per motivazioni obiettivamente valide, ma percentuali non trascurabili di pazienti sono senza trattamento per convinzioni ormai superate dalle linee guida più recenti, come la presenza di fibrillazione atriale parossistica, considerata talvolta meno pericolosa, o la convinzione che i soli farmaci antiaritmici o antiaggreganti forniscano una buona protezione. Ben il 14,3% del campione manifesta, inoltre, una scarsa compliance.

I risultati emersi dal Progetto, considerando anche le differenze territoriali rilevate, forniscono la base conoscitiva per ulteriori interventi mirati a ridurre il peso di questa importante e frequente aritmia che costa al SSN, solo prendendo in considerazione i costi diretti determinati dal verificarsi di un ictus cerebrale, oltre un miliardo di Euro ogni anno. 

 

Pubblicato in Salute

Autorità religiose e Ong in campo contro la decisione di Trump. Anche i vescovi europei lanciano un appello perchè sia rispettato lo status quo della città di Gerusalemme. "La presidenza del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa (Ccee) - si legge in un comunicato diffuso ieri sera - si associa all'appello giunto da molte parti a rispettare lo status quo della città di Gerusalemme in conformità alle varie risoluzioni delle Nazioni Unite che si sono espresse in tal senso. Non è possibile comprendere le radici cristiane dell'Europa senza il legame che ci unisce a Gerusalemme. Gerusalemme è anche per i popoli europei una 'casa paterna'. Proprio perchè 'casa' di molti popoli che venerano in essa i Luoghi Santi delle loro rispettive religioni, crediamo fermamente che qualsiasi modifica all'attuale status quo possa generare un clima ostile alla Pace, come testimoniano gli eventi di questi ultimi giorni. Insieme al Santo Padre Francesco, invitiamo ad agire con giustizia, saggezza e prudenza per preservare e coltivare la pace".

Amnesty International Usa ha definito “sconsiderata e provocatoria” la decisione del presidente degli Usa Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e di trasferirvi l’ambasciata statunitense: una decisione che “compromette ulteriormente i diritti umani dei palestinesi”, “destinata ad alimentare la tensione nella regione” e che “mostra ancora una volta il disprezzo del presidente Trump per il diritto internazionale”. “C’è un consenso internazionale, espresso anche attraverso risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sull’illegalità dell’annessione israeliana di Gerusalemme Est. Con questo passo, gli Usa stanno violando i loro obblighi internazionali di non riconoscere né assistere una situazione illegale e di assicurare il rispetto delle Convenzioni di Ginevra”, ha dichiarato Raed Jarrar di Amnesty International Usa.

“Nessun paese al mondo riconosce l’annessione israeliana di Gerusalemme Est, il che rende profondamente preoccupante la decisione del riconoscimento da parte statunitense. Non solo questa decisione indebolisce il rispetto delle norme internazionali ma mostra anche completo disprezzo per le massicce violazioni dei diritti umani che i palestinesi subiscono a causa delle politiche di annessione israeliane”. La Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, è sotto controllo israeliano dal 1967. Sono universalmente considerati territori occupati in cui è applicabile il diritto internazionale umanitario.

L’illegale annessione di Gerusalemme Est da parte di Israele è stata formalizzata dalla legislazione nazionale nel 1980 ed è stata ripetutamente condannata dalla comunità internazionale attraverso varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza.

Pubblicato in Dal mondo

Dalla Gran Bretagna arriva un esempio di come il pregiudizio verso la disabilità, e forse la malafede politica, possano contribuire alla diffusione di fake news con un potenziale enorme danno per i bersagli di tali manovre. Giovedì scorso Philip Hammond, Cancelliere dello Scacchiere (ministro del Tesoro) del Governo May, audito dalla Commissione parlamentare tentava di giustificare il basso tasso di crescita (0,1%) dell’ultimo trimestre con evidenti difficoltà a motivare l’impasse delle politiche economiche dei Tories. E nelle sue dichiarazioni non trovava di meglio che addossare la responsabilità di tale frenata all’immissione nel mercato del lavoro di molti lavoratori con disabilità.

Va detto, per comprendere il contesto, che negli ultimi 10 anni specifiche politiche (iniziate ben prima del Governo May) e un ripensamento dei servizi per l’impiego hanno prodotto una occupazione di circa un milione di persone con disabilità. Il gap è ancora notevole: sono occupati il 47,6 % dei disabili inglesi (più o meno il doppio di quelli italiani) contro il 79,2% della restante popolazione in età lavorativa, ma proprio in questi giorni è stato lanciato un programma per intervenire anche su questa disparità con l’obiettivo di annullarla entro il 2020.

Questi interventi sono maldigeriti da taluni ambienti “pseudo liberisti” e la “subdola” dichiarazione di Hammond, che contestualmente si dice orgoglioso di tali politiche inclusive, ne è la testimonianza. Nelle 48 ore successive alle dichiarazioni di Hammond, non c’è stata testata giornalistica che non abbia stigmatizzato la sua infelice uscita, e inoltre ci sono state decine di dichiarazioni di organizzazioni del movimento, smentite di studiosi, con numeri e cifre e soprattutto una presa di distanza di tutte le forze politiche, compresi gli ambienti governativi.

L’affermazione sulla presunta improduttività delle persone con disabilità non solo è da rigettare sotto il profilo etico, ma è dimostratamente un falso, numeri, cifre, storie, trend alla mano. “Come italiani quelle dichiarazioni, riprovevoli, non ci stupiscono – commenta Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap – È ancora vivo il ricordo di un ministro dell’economia nostrano che si interrogava provocatoriamente su come l’Italia potesse essere competitiva avendo in carico 3 milioni di disabili. E mantiene ancora vividi i suoi colori la copertina di uno dei settimanali più diffusi che rappresentava la persona con disabilità come un pinocchio bugiardo. Insomma in quanto a bufale e a pregiudizi nulla abbiamo da insegnare in Europa e Oltremanica. Dagli inglesi invece abbiamo da imparare come si reagisce a tutto ciò.”

 

Pubblicato in Nazionale

Il vescovo emerito di Acerra – Antonio Riboldi, 94 anni – si è spento all’alba a Stresa, in Piemonte presso la casa dei rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate. “Profondo, indelebile è il legame che unisce la Chiesa acerrana al suo ‘don Antonio’, tanto da associare ancora oggi la città al nome del suo vescovo emerito”. Legame rimasto tale anche dopo la rinuncia del presule all’esercizio episcopale per limiti di età nel dicembre del 1999, tanto da scegliere di rimanere a vivere in città continuando a celebrare Messa nella Chiesa dell’Annunziata, e da dichiarare più volte pubblicamente la volontà di essere seppellito in Cattedrale. «I nostri contatti erano costanti e fino a quando le forze glielo hanno consentito ha celebrato spesso la Messa domenicale in Cattedrale seguendo sempre con vivo interesse la vita della diocesi e chiamandomi personalmente nei momenti importanti di questa Chiesa locale», dichiara il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna.

Nominato vescovo di Acerra il 25 gennaio 1978 dal Beato Papa Paolo VI, monsignor Antonio Riboldi fa il suo ingresso in diocesi il 9 aprile dello stesso anno. Sede vacante da 12 anni, ad Acerra c’è da rianimare la vita ecclesiale e da sostenere l’intera comunità tra le problematiche di un momento che richiede la difesa della dignità della persona. Attento fin dal primo momento alla vita e ai problemi di ogni giorno delle persone, l’azione più impegnativa per complessità e per durata è il contrasto alla camorra. Storica la marcia che negli 80’ porta migliaia di giovani ad Ottaviano, città del capo indiscusso Raffaele Cutolo. «Meglio ammazzato che scappato dalla camorra», ha detto don Riboldi ricordando la risposta della mamma al suo timore quando viveva sotto scorta, «in quel momento – ha dichiarato il presule in occasione dei suoi 90 anni celebrati nel 2013 nel Duomo di Acerra – mi sono sentito veramente di essere un vescovo, e ho capito cosa significava essere un prelato che deve amare la gente anche se non ricambiato, amare la Chiesa anche se non tutti ti capiscono».

Non solo la lotta alla camorra. Don Riboldi era al fianco delle popolazioni della “terra dei fuochi” e contro la devastazione ambientale anche se a favore dell’inceneritore. Dopo di lui i suoi successori hanno preso sempre più posizioni vicine alle battaglie dei comitati come lo stesso Di Donna. Anche la vita diocesana riprende vigore grazie al carisma e all’impegno di monsignor Riboldi: fiore all’occhiello sono gli annuali convegni diocesani, momenti forti di vita ecclesiale e grazie ai quali arrivano ad Acerra illustri relatori tra cui il cardinale Carlo Maria Martini. Lo stesso Riboldi ricordava spesso con sano orgoglio lo stupore che gli aveva confessato l’arcivescovo di Milano di fronte a tanta vitalità, nonostante le piccole dimensioni della diocesi.

Curioso e aperto alla modernità, Riboldi è stato uno dei primi vescovi a sbarcare su Internet nel 1997: fino a poco tempo fa le sue omelie arrivavano a migliaia di persone.

 

 

Pubblicato in Campania

I blitz contro la sede del Gruppo Espresso e di Repubblica. Le minacce alla giornalista Arianna Giunti che ha firmato un’inchiesta sui gruppi neofascisti: “"Dobbiamo trovarla e darle una lezione". Ma non finisce qui. A Forlì un gruppo di Forza Nuova armato di bastoni ha colpito il segretario della Fiom Gianni Cotugno.

Siamo di fronte a un escalation ampiamente monitorata su questo giornale. Si è passati dalle provocazioni simboliche (adesivi Anna Frank, murales Ortica a Milano) agli attacchi violenti fino a crimini come l’uccisione di Emmanuel a Fermo e le aggressioni contro gli ambulanti a Roma. E a Como 10mila persone hanno manifestato dopo l'irruzione degli skinheads durante riunioni e incontri sull'accoglienza. Siamo di fronte a una quotidiana cronaca che non risparmia nessuno: giornalisti, attivisti, sindacalisti, associazioni, preti e cooperative sociali.

“L'antifascismo è un valore fondante della nostra Costituzione e delle nostre istituzioni democratiche. Quello di Forlì rappresenta l'ulteriore episodio di una serie che a livello nazionale delinea ormai una strategia: il tentativo di rilegittimare idee e metodi violenti che speravamo superati per sempre, sotto la falsa bandiera del nazionalismo e del razzismo mascherato da raccolta firme”, così l’Alleanza delle cooperative dell’Emilia Romagna dopo l’aggressione a Cotugno.

Anche sul blitz a Repubblica la cooperazione è intervenuta con il presidente nazionale Mauro Lusetti: “loro usano le paure della gente per creare un clima di progressiva chiusura e violenza. È colpevole sottovalutare l’effetto disgregante che tutto ciò ha sulla nostra società, così come è colpevole non ascoltare queste paure e non fare tutto il possibile per dare ad esse una risposta positiva. Le nostre cooperative provano a farlo, ogni giorno, e oggi come cento anni fa veniamo indicati da questi gruppi nell’elenco dei nemici, degli obiettivi principali”.

Don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), partecipando alla manifestazione antifascista di Como: "l'episodio di Como non va assolutamente minimizzato, come hanno fatto invece alcune forze ed esponenti politici. Si sta creando nel paese un clima sempre più negativo nei riguardi delle persone straniere. Una situazione che chiama in causa responsabilità precise di partiti, uomini politici, opinionisti, stampa che soffiano sul fuoco additando facili capri espiatori 

Il presidio a Repubblica 

Alle 15.30, anche Federazione nazionale della stampa italiana, Ordine nazionale dei Giornalisti e Usigrai saranno sotto la redazione di Repubblica e L'Espresso per partecipare al presidio organizzato da Rete NoBavaglio e associazione Articolo21. Tutti insieme per esprimere vicinanza ai giornalisti presi di mira per via del loro lavoro e per fermare le "testate" contro la libertà di informazione e contro la Costituzione.

La Fnsi ha chiesto al Viminale di convocare una riunione del Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sulle minacce ai giornalisti per focalizzare l'attenzione sulle intimidazioni provenienti da gruppi neonazisti e neofascisti.

«La riunione – spiega il sindacato – servirà a focalizzare l'attenzione sulle intimidazioni ai cronisti provenienti da gruppi neonazisti e neofascisti, in particolare dopo il blitz di militanti di Forza Nuova, a volto coperto, davanti alle redazioni di Repubblica ed Espresso».

La Federazione della Stampa invita inoltre tutti i giornalisti italiani a riprendere le inchieste e gli argomenti trattati negli articoli che hanno scatenato la reazione dei militanti di Forza Nuova. «Accendere i riflettori su temi di interesse generale su cui i nuovi fascismi vorrebbero imporre la censura, ricorrendo ad atti di intimidazione e violenza, è il modo più efficace per contrastare questo fenomeno», conclude la Fnsi.

 

Pubblicato in Nazionale
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Dicembre 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31