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Lunedì, 17 Dicembre 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 12 Dicembre 2017 - nelPaese.it

Il rapporto fra gli intellettuali e la religione è il tema principale dell’Almanacco di filosofia di MicroMega, in edicola, libreria, ebook e iPad da giovedì 14 dicembre. A distanza di quasi settant’anni, la rivista diretta da Paolo Flores d'Arcais ripubblica il questionario che la storica rivista della sinistra americana Partisan Review sottopose nel 1950 ad alcune delle più importanti personalità dell’epoca. Per la prima volta sono presentate oggi al lettore italiano le risposte che diedero allora il poeta W.H. Auden e i filosofi John Dewey e J.A. Ayer, i quali si interrogavano sui motivi di ciò che appariva come un ritorno della religione. 

Tra gli autori contemporanei che hanno risposto ora allo stesso questionario riproposto da MicroMega corredato da un addendum, Ian Tattersall, Jack Miles, Silvio Garattini e Giulio Giorellosi concentrano sul difficile rapporto che ha sempre caratterizzato fede e scienza. È invece più direttamente il connubio fra religione e politica al centro di un altro gruppo di risposte: Niles Eldredgericostruisce dal punto di vista della biologia evoluzionistica la relazione fra organizzazione socio-economica e dimensione teologica; Paula Fredriksen delinea una breve genealogia della relazione fra fenomeno religioso e istituzioni politiche a partire dal pluralismo pratico pagano; Siri Hustvedt rileva un dualismo manicheo, che caratterizza la società contemporanea, denunciando i limiti di una cultura fondata sulla paura della contaminazione. Infine, secondo Boualem Sansal, la crisi delle ideologie del XX secolo è una delle ragioni di un revival della religione che sfocia in quei fenomeni sempre più noti quali fondamentalismo, integralismo e settarismo, mentre Ayaan Hirsi Ali mette a confronto l’evoluzione storico-filosofica del cristianesimo e dell’islam, sottolineando come quest’ultimo sia la cartina al tornasole di una sfida che l’Occidente deve affrontare. 

Il numero ospita anche la voce di Roger Lenaers, rappresentante della ricerca teologica di frontiera nota come paradigma post-religionale, che si esprime sul rapporto fra modernità e fede. In conversazione con Claudia Fanti, il gesuita belga racconta il suo impegno per una riformulazione completa della dottrina cattolica e per una religione senza dogmi né gerarchie. 

È ancora la religione il tema di uno dei due inediti pubblicati per la prima volta in italiano: alcuni estratti di Il Sacro Contagio scritto dal barone Paul-Henri Thiry d’Holbach – accompagnati da una presentazione di Paolo Quintili – opera chiave della battaglia filosofica dell’Illuminismo e uno tra i testi fondatori dell’ateismo contemporaneo. Il secondo inedito è una conferenza di Theodor W. Adorno, La cultura risorta, scritta nel 1949 in occasione del ritorno a Francoforte dall’esilio americano, in cui, come spiega l’introduzione di Leonardo V. Distaso, l’autore si interroga sulle reali condizioni di una rinascita, sul futuro della Germania e, più in generale, dell’Europa. In omaggio uno dei maggiori filosofi italiani del dopoguerra, MicroMega ripubblica inoltre il saggio di Guido Calogero, Leggendo Heidegger, serrata critica all’autore di Essere e Tempo, il cui pensiero si caratterizza – come sottolinea nella sua presentazione Giorgio Cesarale – per una commistione fra gnoseologia moderna e ontologia antica, risultando così ostile a una mentalità scientifica. 

Arricchisce il numero una sezione dedicata all’“antifemminismo dei gender studies”, la quale comprende tre testi – di Vojin Saša Vukadinović, Judith Butler e Sabine Hark, e infine Alice Schwarzer – che hanno animato ad inizio anno il dibattito in Germania sulla deriva identitaria e settaria degli studi di genere, sul rapporto fra sessismo e razzismo, emancipazione e appartenenza, diritti e politiche identitarie, interrogandosi su cosa vuol dire oggi esser femminista. 

A dieci anni dall’uscita del volume The Lucifer Effect pubblicato dallo psicologo P. Zimbardo e dallo scandalo di Abu Ghraib, Carlo Scognamiglio ritorna nel suo saggio sul tema dei processi di deumanizzazione, che trasformano l’uomo in carnefice e chiamano a una riflessione sull’origine del male. 

Chiude il numero lo scambio fra la psicoanalista Simona Argentieri e il premio Nobel per la letteratura J.M. Coetzee: un dialogo che affronta la questione della verità e della narrazione, si allarga dalla dimensione individuale a quella collettiva e tocca i nodi salienti delle società contemporanee, come il pregiudizio, le illusioni trascendenti, le culture post-coloniali fino all'aggressività umana e ai tentativi di controllarla.

 

Pubblicato in Cultura

"Villa San Gallo" riapre le porte  dopo 10 anni.  Restituita al territorio la comunità tutelare e creati 25 nuovi posti di lavoro. Il 13 dicembre alle ore 10.30 l’inaugurazione in via Cotugno a Roccabascerana (Avellino). La struttura, di proprietà del Comune di Roccabascerana, attraverso bando pubblico è stata data in concessione alla Cooperativa Sociale Gea, impresa sociale all'avanguardia nel settore dei servizi sociali con esperienza trentennale nella gestione dei servizi alla persona su tutto il territorio campano.

La comunità, si pone come polo d'eccellenza sia per porre rimedio ai fenomeni di marginalità sociale che colpiscono gli anziani  e le persone adulte che vivono senza una rete familiare capace di garantire loro un  supporto assistenziale di qualità, sia per evitare  ricoveri di  ospedalizzazione anche quando non ne sussiste strettamente la necessità.

L'avvio della struttura darà una risposta concreta anche rispetto alla creazione di ben 25 nuovi posti di lavoro, garantendo livelli occupazionali di personale qualificato, esperto e competente, elemento importante visto lo spopolamento progressivo dei giovani, dovuto ad una scarsa presenza di tessuto produttivo capace di garantire un futuro lavorativo.

La Cooperativa Gea, per l'adeguamento della struttura, ha investito in proprio 600mila euro ed ha ottenuto 200mila euro da Coopfond, la società che gestisce il Fondo mutualistico per la promozione cooperativa alimentato dal 3% degli utili annuali di tutte le cooperative aderenti a Legacoop. La Cooperativa, inoltre,  attraverso la candidatura del progetto  al bando della Regione Campania, ha ottenuto altri 250mila euro di finanziamenti sul fondo POR Campania FERS2007/2013 Asse 6- sviluppo urbano e qualità della vita- obiettivo operativo 6.3 – Città solidali e scuole aperte - che hanno consentito l'implementazione di attrezzature all'avanguardia per l'assistenza alla persona.

Pubblicato in Lavoro

In un rapporto pubblicato oggi, all'indomani dello scandalo suscitato dalle immagini relative alla compravendita dei migranti in Libia, Amnesty International ha accusato i governi europei di essere consapevolmente complici nelle torture e nelle violenze ai danni di decine di migliaia di rifugiati e migranti, detenuti in condizioni agghiaccianti nel paese nordafricano. 

Il rapporto, intitolato "Libia: un oscuro intreccio di collusione", descrive come i governi europei, per impedire le partenze dal paese, stiano attivamente sostenendo un sofisticato sistema di violenza e sfruttamento dei rifugiati e dei migranti da parte della Guardia costiera libica, delle autorità addette ai detenuti e dei trafficanti. 

"Centinaia di migliaia di rifugiati e migranti intrappolati in Libia sono in balia delle autorità locali, delle milizie, dei gruppi armati e dei trafficanti spesso in combutta per ottenere vantaggi economici. Decine di migliaia di persone sono imprigionate a tempo indeterminato in centri di detenzione sovraffollati e sottoposte a violenze ed abusi sistematici", ha dichiarato John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l'Europa.  "I governi europei non solo sono pienamente a conoscenza di questi abusi, ma sostengono attivamente le autorità libiche nell'impedire le partenze e trattenere le persone in Libia. Dunque, sono complici di tali crimini", ha aggiunto Dalhuisen. 

La politica di contenimento 

Dalla fine del 2016 gli stati membri dell'Unione europea e soprattutto l'Italia hanno attuato una serie di misure destinate a sigillare la rotta migratoria attraverso la Libia e da qui nel Mediterraneo centrale, con scarsa attenzione alle conseguenze per le persone intrappolate all'interno dei confini della Libia, dove regna l'anarchia. 

La cooperazione coi vari attori libici si è sviluppata lungo tre assi: la fornitura di supporto e assistenza tecnica al Dipartimento per il contrasto all'immigrazione illegale (DCIM), l'autorità libica che gestisce i centri di detenzione al cui interno rifugiati e migranti sono trattenuti arbitrariamente e a tempo indeterminato e regolarmente sottoposti a gravi violazioni dei diritti umani, compresa la tortura;  la fornitura di addestramento, equipaggiamento (navi incluse) e altre forme di assistenza alla Guardia costiera libica per metterla in grado di intercettare le persone in mare;  la stipula di accordi con autorità locali, leader tribali e gruppi armati per incoraggiarli a fermare il traffico di esseri umani e a incrementare i controlli alla frontiera meridionale della Libia. 

Detenzione, estorsione e sfruttamento 

La presenza, nella legislazione libica, del reato d'ingresso irregolare, unita all'assenza di norme o centri per la protezione dei richiedenti asilo e delle vittime del traffico di esseri umani, fa sì che la detenzione di massa, arbitraria e a tempo indeterminato sia il principale mezzo di controllo dell'immigrazione in Libia. 
I rifugiati e i migranti intercettati in mare dalla Guardia costiera libica vengono trasferiti nei centri di detenzione gestiti dal DCIM dove subiscono trattamenti orribili. In questi luoghi sovraffollati e insalubri si trovano attualmente fino a 20.000 persone. 

Rifugiati e migranti intervistati da Amnesty International hanno riferito dei trattamenti subiti o di cui sono stati testimoni: detenzione arbitraria, tortura, lavori forzati, estorsione, uccisioni illegali che chiamano in causa autorità, trafficanti, gruppi armati e milizie. 

Decine di rifugiati e migranti hanno descritto il devastante ciclo di sfruttamento in cui colludono le guardie carcerarie, i trafficanti e la Guardia costiera. Le guardie torturano per estorcere danaro e, quando lo ricevono, lasciano andare le vittime o le passano ai trafficanti. Costoro organizzano la partenza, col consenso della Guardia costiera libica. A indicare che un'imbarcazione è oggetto di accordi tra trafficanti e Guardia costiera, lo scafo viene contrassegnato in modo che non venga fermato. A volte la Guardia costiera scorta tali imbarcazioni fino alle acque internazionali. 

Se non è dato sapere quanti funzionari della Guardia costiera libica collaborino coi trafficanti, è evidente che nel corso del 2016 e del 2017 questo organismo ha incrementato la sua operatività grazie al sostegno ricevuto dagli stati dell'Unione europea. Di conseguenza, è aumentato il numero delle operazioni in cui rifugiati e migranti sono stati intercettati in mare e riportati sulla terraferma libica. 

Nel 2017, finora, la Guardia costiera libica ha intercettato 19.452 persone, che sono state riportate sulla terraferma e trasferite in centri di detenzione dove la tortura è la regola.  Un uomo del Gambia, detenuto per tre mesi, ha raccontato della fame e delle percosse in un particolare centro di detenzione: "Mi picchiavano con un tubo di gomma perché volevano i soldi per rilasciarmi. Telefonavano ai miei a casa mentre mi picchiavano, per costringerli a mandare i soldi". 

Dopo che la famiglia ha pagato il riscatto, l'uomo è stato messo su un'automobile diretta a Tripoli. L'autista ha chiesto ulteriori soldi: "Diceva che fino a quando non avessi pagato avrei dovuto rimanere con lui, oppure mi avrebbe venduto".  "Per migliorare subito le sorti dei rifugiati e dei migranti nei centri gestiti dal DCIM, le autorità libiche dovrebbero riconoscere ufficialmente il mandato dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite sui rifugiati, firmare la Convenzione Onu sullo status di rifugiati e adottare una legge sull'asilo. Dovrebbero inoltre annullare l'applicazione della detenzione automatica dei rifugiati e dei migranti, che è esattamente il contesto nel quale avvengono le peggiori violenze", ha commentato Dalhuisen. 

La Guardia costiera libica mette a rischio vite umane e intimidisce le Ong 

Funzionari della Guardia costiera libica operano notoriamente in collusione con le reti dei trafficanti e ricorrono a violenze e minacce contro rifugiati e migranti che si trovano su imbarcazioni alla deriva.  Immagini filmate, fotografie e documenti esaminati da Amnesty International mostrano una nave donata dall'Italia nell'aprile 2017, la Ras Jadir, protagonista di un'operazione sconsiderata che nel novembre 2017 ha causato l'annegamento di un numero imprecisato di persone.   

Ignorando i più elementari protocolli, la Ras Jadir ha avvicinato un gommone in avaria a circa 30 miglia nautiche dalle coste libiche. Non ha lanciato in acqua gli scafi semirigidi di salvataggio per facilitare i soccorsi, costringendo i naufraghi ad arrampicarsi sugli alti bordi della nave, col risultato che molti sono finiti in acqua.  La Sea-Watch 3, una nave di una Ong che era nelle vicinanze, si è diretta verso la zona mettendo in azione gli scafi di salvataggio. Come mostrano le immagini, a quel punto il personale a bordo della Ras Jadir ha iniziato a lanciare oggetti costringendo gli scafi ad allontanarsi. Altre immagini mostrano persone già a bordo della Ras Jadir venir colpite con una corda ed altre gettarsi in mare per cercare di raggiungere gli scafi della Sea-Watch 3. 

Anche se azioni sconsiderate e pericolose della Guardia costiera libica erano state documentate già in precedenza, questa pare essere stata la prima volta in cui in un'operazione del genere è stata utilizzata una nave fornita da un governo europeo.  "Aiutando le autorità libiche a intrappolare le persone in Libia senza chiedere che pongano fine alle sistematiche violenze contro rifugiati e migranti o come minimo che riconoscano l'esistenza dei rifugiati, i governi europei stanno mostrando quale sia la loro reale priorità: la chiusura della rotta del Mediterraneo centrale, con poco riguardo per la sofferenza che ne deriva", ha sottolineato Dalhuisen. 

"I governi europei devono ripensare la cooperazione con la Libia in materia d'immigrazione e consentire l'ingresso in Europa attraverso percorsi legali, anche attraverso il reinsediamento di decine di migliaia di rifugiati. Essi devono insistere che le autorità libiche pongano fine all'arresto e alla detenzione di natura arbitraria di rifugiati e migranti, rilascino tutti i cittadini stranieri che si trovano nei centri di detenzione e consentano piena operatività all'Alto commissariato Onu per i rifugiati", ha concluso Dalhuisen. 


La Ras Jadir è stata donata dall'Italia alle autorità libiche in due cerimonie: la prima nel porto di Gaeta il 21 aprile 2017 e la seconda in quello di Abu Sittah il 15 maggio. La nave risulta ben in evidenza nelle immagini filmate dei due eventi, cui ha preso parte il ministro dell'Interno italiano Marco Minniti.  Alla fine del settembre 2017 l'Organizzazione internazionale delle migrazioni aveva identificato 416.556 migranti presenti in Libia, oltre il 60 per cento dei quali proveniente dai paesi dell'Africa subsahariana, il 32 per cento da altri paesi nordafricani e circa il 7 per cento dall'Asia e dal Medio Oriente. 

Secondo dati forniti dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, alla data del 1° dicembre 2017 44.306 persone presenti in Libia erano ufficialmente registrate come rifugiati o richiedenti asilo. Il numero effettivo è senza dubbio assai più alto. 

Pubblicato in Nazionale

Tripletta per Proges, nel bando che la Commissione Europea ha emesso per la selezione dei gestori dei servizi all'infanzia destinati ai figli dei suoi dipendenti a Bruxelles, sede dei numerosi uffici della Commissione. I risultati del bando, a cui partecipavano numerose imprese del settore da diversi paesi della Comunità Europea, ha visto i servizi della cooperativa parmigiana attestarsi nelle prime tre posizioni, con un punteggio di qualità tecnica rispettivamente di 97, 94,5 e 94 punti su 100.

Si tratta dei servizi "La Flute Enchantèe", inaugurato nel 2012, "Le Site Galois", inaugurato poche settimane fa, e "Le Site de la Loi", ora in costruzione e la cui inaugurazione è prevista per il giungo 2018. 800 i posti complessivamente assegnati attraverso il bando, per una durata di 9 anni.

"Che l'Europa e le sue istituzioni non siano solo uno spazio economico e monetario – dichiara Marco Papotti, Responsabile della linea socio educativa di Proges – ma anche sociale e valoriale, è un'affermazione che è più facile enunciare che praticare. Confrontarsi con altre realtà europee nella progettazione e nella realizzazione di servizi educativi rappresenta allora una bella sfida su cui misurarsi. Per questo siamo soddisfatti della valutazione sulla qualità dei nostri progetti emersa dal bando. Questi indicatori certificano non solo la validità del nostro progetto pedagogico e dell'efficienza organizzativa, ormai riconosciuti e studiati da anni, ma anche la capacità di esportare la nostra esperienza e le nostre competenze pedagogiche e gestionali adattandole ad altri contesti sociali e legislativi. Un plauso va ovviamente ai nostri collaboratori sul posto ma anche al nostro ufficio commerciale che ha saputo ben interpretare una gara molto complessa."

La cooperativa sociale

Proges è una cooperativa sociale, leader a livello nazionale nell'ambito dei servizi alla persona, tanto nel settore educativo, quanto nel settore socio-sanitario. Nata a Parma 25 anni fa, ha sempre perseguito forme di collaborazione innovative tra il settore pubblico e privato attraverso strumenti quali concessioni, project financing e società miste, tutt'ora all'avanguardia per capacità di progettazione e ricerca, investimento e qualità della gestione.

Questi progetti hanno richiesto, infatti, notevoli capacità di programmazione, organizzazione e finanziamento, con investimenti per oltre 50 milioni di euro e contratti di gestione della durata di 50 anni. La presenza territoriale di Proges tocca 10 regioni italiane, con un radicamento più intenso nei centro e nel nord, ma con attività anche al di fuori dei confini nazionali (Belgio, Cina e Russia).

 

Pubblicato in Nazionale

Il 14 dicembre dalle 17 al Soulkitchen Sulmona di via Alessandro Volta si terrà l’iniziativa “45 anni di Storia, 45 anni dalla Legge sull’Obiezione di Coscienza al servizio militare” organizzata dalla Horizon Service Società Cooperativa Sociale in collaborazione con il CESC Project e Gondwana – Cooperazione e Diplomazia Popolare; alla giornata hanno aderito gli enti di Servizio Civile CSV L’Aquila e ArciServizioCivile provinciale dell’Aquila.

L’evento è stato organizzato in occasione del 45° anniversario della promulgazione della Legge sull’Obiezione di Coscienza (15 dicembre 1972), preludio della Legge istitutiva del Servizio Civile Nazionale, che ha consentito a migliaia di giovani di scegliere attività di volontariato in campo sociale, ambientale, culturale e sanitario, in alternativa alla leva militare obbligatoria.

Tante sono le iniziative organizzate in tutta Italia dagli Enti di Servizio Civile: a Sulmona, in continuità con il nostro Convegno “La scelta del Servizio Civile Nazionale: un anno da vivere” dello scorso anno, durante il quale abbiamo restituito alla città un pezzo di microstoria locale legato agli obiettori di coscienza del nostro territorio, era doveroso organizzare un momento pubblico di informazione e sensibilizzazione. Protagonisti della giornata saranno i giovani volontari in Servizio Civile impegnati in alcuni progetti della Valle Peligna che restituiranno al territorio, con i propri racconti, un pezzo della loro preziosa esperienza.

Per l’occasione verrà nuovamente esposta la mostra curata da Mario Pizzola “Il GAP di Sulmona e il suo contributo al riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza”. La giornata si aprirà con i saluti di Gennarino Settevendemie, Presidente della Horizon Service; Maria Carmela Petrucci, Consigliera del CSV dell’Aquila; Andrea Salomone, Responsabile di ArciServizioCivile dell’Aquila che precedono la proiezione de“La mia obiezione”, videointervista a Pietro Pinnaprimo obiettore di coscienza in Italia.

Il senso della giornata sarà esposto da Lorena Di Cristofaro, Vicepresidente della Horizon Service, introducendo Rossano Salvatore– Vicepresidente nazionale del CESC Project – che terrà la relazione “Le radici e le ali. Dall’obiezione di Coscienza al Servizio Civile Universale”, supportato dalla proiezione del video “Il primo campo di formazione degli obiettori di coscienza”.

A conclusione della prima parte dedicata alla storia e alla memoria, seguirà la visione collettiva della mostra di Mario Pizzola sul Gruppo di Azione Pacifista di Sulmona che sarà introdotta da Riccardo Verrocchi dell’Ufficio Servizio Civile della Horizon Service. La seconda parte del pomeriggio sarà interamente dedicato agli operatori volontari in Servizio Civile: Raffaella Nucci del CESC Project modererà le testimonianze di volontari ed ex volontariin servizio e di Lorenza Petrella, delegata all’Assemblea Nazionale del Servizio Civile in rappresentanza dei giovani abruzzesi.

Con questa iniziativa la Horizon Service intende attualizzare il messaggio etico degli obiettori di coscienzaal fine disottolineare l’importanza del Servizio Civile per il nostro territorio: decine di ragazze e ragazziche, grazie a enti di Servizio Civile come la nostra Cooperativa e le organizzazioni che ci accompagnano in questa giornata – CESC Project, Gondwana, CSV L’Aquila e ArciServizioCivile–,hanno l’opportunità di mettere a disposizione della collettività e di chi ne ha più bisogno il proprio tempo e il proprio aiuto, spendendo le energie e le professionalità acquisite.

Per i ragazzi in servizio, conoscere la storia delle persone che hanno reso possibile questa avventura, è fonte di stimolo e maggiore impegno. Siamo convinti che questa iniziativa rappresenti l’inizio di un nuovo percorso che, in collaborazione con gli enti sopra citati, saprà valorizzare ancora di più i ragazzi in Servizio nel nostro territorio. L’iniziativa sul 45° anniversario della Legge sull’Obiezione di Coscienza sarà seguita da un nuovo appuntamento dell’Aperitivo Diverso con i ragazzi diversamente abili della Horizon Service: sarà occasione di crescita collettiva l’incontro tra i nostri camerieri speciali e i ragazzi in Servizio Civile.

 

Pubblicato in Abruzzo
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