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Sabato, 20 Ottobre 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 18 Dicembre 2017 - nelPaese.it

L'Italia investe il 14,1% della spesa pubblica per mantenere il proprio Sistema sanitario, l'1,1% meno della media europea. L'Irlanda e' il Paese che vi dedica la quota piu' alta (19,3%), ma questa spesa incide solo per il 5,7% del proprio Pil, dato che per l'Italia sale al 7%. Cipro e' il Paese che spende per la sanita' la percentuale piu' bassa della spesa pubblica, pari al 2,6% del proprio Pil. E' quanto emerge dal Primo Rapporto sul Sistema sanitario italiano, realizzato da Enpam ed Eurispes, presentato questa mattina nell'Auditorium Cosimo Piccinno del ministero della Salute a Roma.

Gli operatori impegnati nella sanita' rappresentano una quota di lavoro rilevante nel nostro Paese. Nel 2015 gli occupati nel comparto sono stati 1.796.000, continua il rapporto, e considerando la quota di lavoro nero e grigio che si annida soprattutto nell'area della cura alla persona, e' legittimo ritenere che a questi si debbano aggiungere tra le 300.000 e le 400.000 unita', portando il totale a circa 2.200.000 addetti, ovvero ad una quota vicina al 10% del totale occupati del Paese.

Tra le 'tante contraddizioni e i punti critici', il Rapporto ha evidenziato il tema del precariato e della insufficienza degli organici, del forte invecchiamento del personale sanitario che in alcune aree, ed in particolare nella medicina generale (medico di base e pediatra di libera scelta), 'rischia nel futuro prossimo di generare dei vuoti incolmabili'. Secondo i dati forniti dal ministero della Salute e aggiornati al 2012, il comparto assorbiva 45.437 medici di medicina generale.

Secondo la Federazione Italiana dei Medici di Famiglia, circa 21.700 medici di base andranno in pensione entro il 2023, mentre il numero dei giovani medici 'in ingresso' si prevede non superiore alle 6.000 unita'. Questo significhera' una carenza di 16.000 medici di base e la quasi certezza che entro il prossimo decennio almeno un terzo dei residenti nella Penisola non potra' avvalersi del medico di famiglia. I servizi ospedalieri, continua il Rapporto Enpam-Eurispes, assorbono il 44,4% degli addetti e di questi il 18% e' impiegato per mansioni non afferenti le professioni sanitarie. Questo dato fa intuire il livello di burocratizzazione della macchina sanitaria, con la presenza di una quota elevata del personale principalmente amministrativo che viene assorbita per il suo funzionamento.

Parallelamente, nelle Regioni sottoposte a piani di rientro si fa sempre piu' ricorso a lavoro precario per sopperire alla carenza di personale causata dal mancato turn-over. Con riferimento al 2011, nelle strutture della sanita' pubblica opererebbero almeno 35.000 figure precarie, tra cui 10.000 medici. In Italia operano 37.047 medici odontoiatri (Istat-Rcfl-2016). In confronto ad altri Paesi europei la quota degli odontoiatri che lavorano nella sanita' pubblica e' tra le piu' basse, e sempre per il 2016 si assesta al 2,9%, ovvero a meno di 1.100 unita'. 

Le cure dentarie sono dunque sostanzialmente a carico delle famiglie, incidendo fortemente sulla spesa sanitaria totale. I liberi professionisti sono 31.604, e a loro volta generano lavoro per decine di migliaia di assistenti alla poltrona, igienisti e addetti alla segreteria. Anche in questo caso non esistono studi attendibili in grado di 'quotare' i numeri dei collaboratori degli studi dentistici. Anche i temi legati agli sprechi e alle diverse aree di intervento dei fenomeni corruttivi che il Rapporto analizza a fondo, e la cui gravita' e' sotto gli occhi di tutti, non risultano una peculiarita' del nostro Paese. Infatti le statistiche elaborate dagli organismi internazionali (Ocse e Ue) fanno rientrare l'Italia nei range medi di diffusione delle cattive pratiche e dell'illegalita'.

Le stime piu' accreditate circa il tasso medio di corruzione e frode in sanita' stimano nel 5,59%, con un range che spazia tra il 3,29 e il 10%. Se si applicassero questi valori alla situazione italiana, che per cio' che riguarda la spesa pubblica vale circa 113 miliardi di euro l'anno, cio' si tradurrebbe in un danno di circa di 6,5 miliardi di euro l'anno. Se poi alla stima dell'impatto della corruzione sommiamo quella dell'inefficienza della spesa pubblica nel comparto sanitario (che inciderebbe per il 3% del totale) e il peso degli sprechi, valutato nell'ordine del 18% della spesa totale, l'insieme delle pratiche corruttive, degli sprechi e delle inefficienze, costerebbero annualmente al nostro Paese ben 23,6 miliardi di euro.

Focus

Focus specifici sono stati dedicati dal Rapporto alle problematiche della medicina di emergenza, che presenta un numero di accessi (24 milioni l'anno) almeno per un quarto sostanzialmente immotivati, alla carenza del pubblico nell'area dell'odontoiatria, alla medicina difensiva. Per quanto riguarda quest'ultimo fenomeno, gli "sprechi" derivanti da pratiche di medicina difensiva ammonterebbero a ben 13 miliardi l'anno una cifra che corrisponde all'11,8% dell'intera spesa sanitaria totale (pubblica e privata). L'eccesso di cautela, dunque, graverebbe in quota consistente sul SSN e sulle tasche dei cittadini, generando un aumento immotivato di prescrizione di farmaci, visite, esami e ricoveri.

Tra le contraddizioni più stridenti, quella della lunghezza delle liste di attesa per le visite specialistiche e per i ricoveri ospedalieri che ha prodotto riflessioni critiche sul ruolo ed il reale funzionamento dell'intramoenia, che finisce col generare una forte disparità nell'erogazione della cura su base censuaria, oltre che dilatare i tempi di accesso alle visite specialistiche per chi non vi fa ricorso. 
Inoltre il Rapporto segnala che se la spesa delle famiglie in ticket per il 2015 è di 1.403.626.000 euro, gli italiani hanno sborsato nello stesso anno per l'intramoenia ben 1.118.395.000 euro. Attualmente dall'intramoenia entra nelle casse pubbliche poco più dei 10% dei volumi generati dall'intramoenia stessa: circa 150 milioni di euro. La quota di ricavo lordo risulta inoltre progressivamente in discesa: circa il 15% nel triennio 2005-2007, intorno al 13% nel 2008. 

Se si scende dal dato nazionale alla situazione delle diverse Regioni, i risultati non sono omogenei ma appaiono, comunque, tutt'altro che soddisfacenti. Nel Lazio i volumi complessivi di intramoenia producono più di 137.000.000 di euro, ma nelle casse della sanità regionale rimangono solo circa 13.000.000 di euro. In Lombardia si spendono in intramoenia circa 262.000.000 di euro, ma alle casse della Regione ne giungono solo circa 18.000.000.

Secondo il rapporto Enpam-Eurispes, di fronte alle ristrettezze dei bilanci regionali, non sorprenderebbe scoprire nella sanità italiana un parco tecnologico carente e non 'aggiornato' rispetto alle nuove tecnologie, come conseguenza di un sistema impoverito e caratterizzato da bassi investimenti. E invece la presenza di apparecchiature tecnicobiomediche (nelle strutture ospedaliere e territoriali) risulta in aumento nel settore pubblico, anche se la loro disponibilità è fortemente variabile a livello regionale. Esistono, ad esempio, circa 106,2 mammografi ogni 1.000.000 di abitanti con valori che superano i 150 in due Regioni (Valle d'Aosta, Umbria). La regione che registra il rapporto minore tra apparecchiature tecnico-biomediche e abitanti è la Campania.

L'evoluzione pur faticosa dei piani di rientro di molte regioni, il varo dei nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza) e delle nuove politiche vaccinali, fanno ritenere che, comunque, il sistema non sia 'immobile', e che per alcuni versi siano state imboccate le strade giuste in un rapporto più equilibrato tra autonomia ragionale e Ministero della Salute.

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

Pubblicato in Salute

Al via ufficialmente sabato scorso l'attività della nuova Cooperativa Fonderia Dante di San Bonifacio (Verona), workers buyout nato dalla volontà di 62 ex dipendenti Ferroli della fonderia e del reparto assemblaggio caldaie a basamento in ghisa, altrimenti destinati alla disoccupazione, facenti parte della storica multinazionale termomeccanica pesantemente colpita dalla crisi. Grazie alla loro determinazione e al loro coraggio, i lavoratori hanno così messo in salvo posti di lavoro ma anche competenze, know how e imprenditorialità e al contempo contribuito a sostenere il distretto territoriale della termomeccanica.

È stato un momento importante per i soci fondatori, i lavoratori e le loro famiglie, celebrato insieme a clienti, fornitori e territorio tutto. Intervenuti i rappresentanti dei diversi soggetti coinvolti nell'operazione di workers buyout, per raccontare il percorso di questi mesi e gli obiettivi futuri dell'impresa. Accanto alla voce del presidente della cooperativa Gianluca Pretto, quelle di Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto,Giovanni Acco, in rappresentanza di Fiom Cgil Verona e Fim Cisl Verona, Elena Donazzan, assessore all'Istruzione, alla Formazione, al Lavoro e alle Pari opportunità della Regione del Veneto, Giampaolo Provoli, sindaco del Comune di San Bonifacio, Mauro Lusetti, presidente nazionale di Legacoop e Coopfond spa, Mauro Frangi, presidente di Cfi-Cooperazione Finanza Impresa e Cooperfidi Italia.

Destinata alla chiusura dalla nuova proprietà Ferroli, la fonderia ora riavviata (www.cfdcasting.it) produce caldaie a basamento, radiatori e dischi freno in ghisa e occupa 69 persone (di cui 62 soci lavoratori), tutti residenti nel territorio e nei comuni limitrofi. In soli sette anni, quella di Cfd è la sesta operazione di "workers buyout" supportata nella nostra regione da Legacoop Veneto: si tratta della più importante a livello regionale e di una tra le più significative a livello nazionale per numero di soci lavoratori iniziali. La complessa operazione di rilancio ha visto lavorare in sinergia tutti gli attori: insieme a Legacoop, le istituzioni, a partire dalla Regione Veneto, i sindacati (Fim Cisl e Fiom Cgil di Verona), e il sistema finanziario e creditizio cooperativo.

La storia in breve

La grave situazione per i lavoratori della fonderia e del reparto assemblaggio in un contesto di crisi della Ferroli, fattosi nel frattempo sempre più pesante, appare senza via di scampo nel luglio 2016, quando è presentato il nuovo piano industriale di Ferroli spa che ne prevede la chiusura. Nel giro di pochi mesi, matura da parte di sindacati e lavoratori l'idea della cooperativa, e mentre da un lato si avviano le trattative con Ferroli per un accordo sul contratto dʼaffitto dʼazienda con diritto di prelazione allʼacquisto (che giunge a settembre), dallʼaltro si cerca Legacoop Veneto - che nel frattempo ha al proprio attivo l'accompagnamento di altre cinque operazioni simili -, e si lavora insieme all'analisi di fattibilità e all'elaborazione di un piano strategico di riconversione in cooperativa. È il 25 luglio 2017 quando 62 lavoratori firmano l'atto costitutivo della Cfd, a settembre il riavvio della produzione. Alla nuova cooperativa Ferroli concede gli impianti in affitto per sei anni.

Le risorse e la fase di startup

A sostenere finanziariamente la rinascita in cooperativa anzitutto la quota importante di capitale conferito dai soci tramite anticipo della propria indennità di disoccupazione (Naspi), per un importo che attualmente supera i 780mila euro e a breve toccherà gli oltre 900mila euro. A questi si aggiungerà anche l'intervento del sistema finanziario e creditizio cooperativo attraverso Coopfond (fondo mutualistico di Legacoop), per 275mila euro e Cfi-Cooperazione Finanza Impresa per 500mila euro. Sostengono l'operazione anche Cassa Rurale e Artigiana di Brendola credito cooperativo e Banca Etica, garantendo l'operatività finanziaria con 1,5milioni di euro. Nella fase iniziale di startup di Cfd è giunto il sostegno solidale da parte di Legacoop Veneto e di Clm, importante cooperativa industriale con sede a pochi chilometri da San Bonifacio che ha festeggiato i suoi 40 anni proprio nel mese in cui Cfd ha avviato la produzione.

Oggi lo stabilimento ha una capacità produttiva di 17mila kg di ghisa all'ora, pari a circa 80mila caldaie e un milione di dischi freno l'anno. A soli tre mesi dalla ripresa della produzione, la cooperativa mostra già i primi rilevanti risultati, tanto da far prevedere una chiusura del bilancio 2017 in pareggio.

Sono in corso importanti investimenti con l'obiettivo di rendere maggiormente efficienti il processo produttivo e la sua digitalizzazione, adeguandoli alle più importanti certificazioni internazionali in modo da soddisfare i bisogni dei clienti, sia in termini di qualità che di competitività, con un occhio attento pure alla riduzione dell'impatto ambientale. Tra i mercati a cui punta Cfd, oltre a quello italiano, Est Europa, Nord Africa, e Russia.

«Certo la sfida non è stata facile da accogliere - commenta Gianluca Pretto, presidente di CFD e socio fondatore – ma i primi risultati e la risposta del mercato ci confermano che la strada intrapresa è quella giusta». «Il nostro piano industriale triennale 2017-2020 prevede 2 milioni di euro per investimenti in ricerca e sviluppo, e consapevoli dell'evoluzione dei processi tecnologici siamo in procinto di introdurre nuove macchine nel settore robotico e dell'automation». «Intitolare la nostra fonderia, dove prima per tanti anni abbiamo lavorato come dipendenti, alla memoria di Dante Ferroli, lungimirante fondatore dell'omonima azienda, per noi significa raccoglierne con orgoglio il testimone, con uno sguardo, come è stato sempre il suo, rivolto all'innovazione».

«Questa sesta operazione di wbo accompagnata dall'organizzazione dimostra ancora una volta l'importante funzione anticrisi svolta dal sistema cooperativo a beneficio del territorio, in termini sia occupazionali che economici e produttivi» spiega Adriano Rizzi, presidente Legacoop Veneto, che aggiunge: «La nostra associazione si conferma così un'eccellenza per il suo modello vincente di workers buyout (wbo), vero e proprio strumento di politica industriale che in particolare per questo preciso settore interviene a salvare un pezzo significativo di economia del territorio». Le cooperative industriali nate da "workers buyout" e seguite da Legacoop Veneto dal 2010 ad oggi sono D&C Modelleria e Cooperativa Lavoratori Zanardi nel Padovano, Kuni Sc nel Rodigino, Sportarredo Group Sc e Berti Scl nel Veneziano.

«Quando abbiamo iniziato a seguire la crisi dell'azienda Ferroli sembrava non ci potessero essere più speranze e invece l'attaccamento a questa realtà da parte di alcuni suoi lavoratori ha ridato vita alla fonderia diventando così soci lavoratori» afferma Elena Donazzan assessore all'Istruzione, alla Formazione, al Lavoro e alle Pari opportunità, Regione del Veneto, che prosegue: «L'hanno voluta ribattezzare Fonderia Dante a indicare quale attaccamento e rispetto questi operai hanno per la storia di quella che fu una delle più grandi imprese della termomeccanica italiana».

«Ogni storia di workers buyout testimonia che ci sono ancora tante persone disposte a rischiare in proprio, a scommettere sulle proprie capacità e competenze per costruire un futuro per sé e la propria comunità – evidenzia Mauro Lusetti, presidente di Legacoop nazionale. E quando le persone si mettono in gioco in prima persona è fondamentale far sentire loro il sostegno, l'appartenenza a un gruppo: questo è il senso vero dell'essere parte del sistema cooperativo, specie in giorni difficili come questi. Unire le forze ha consentito loro di non lasciare che le energie fossero disperse. Questa funzione la cooperazione l'ha mantenuta grazie ai propri valori, quelli che hanno orientato le nostre scelte nella crisi, facendo sì che negli anni più bui abbiamo continuato a creare nuovi posti di lavoro, aumentando l'occupazione».

 

 

Pubblicato in Lavoro

"La giustizia minorile italiana è un sistema che funziona e del quale dobbiamo essere fieri in Europa. Riesce realmente a residualizzare il carcere e relegarlo a numeri minimi. Tuttavia, in questi numeri ci sono sempre le stesse persone: gli stranieri, i ragazzi più marginali del sud Italia, tutti coloro per i quali la fragilità sociale e l'assenza di legami sul territorio rende difficile trovare percorsi alternativi alla detenzione. 

E' questo ciò che emerge da Guardiamo Oltre, il 4° Rapporto di Antigone sugli Istituti di Pena per Minorenni (IPM) presentato oggi a Roma durante una conferenza stampa. In particolare dal Rapporto emerge che al 15 novembre 2017 i presenti nei sedici Istituti Penali per Minorenni d'Italia sono 452 (da pochi giorni ha aperto il 17° Istituto a Firenze). I minorenni sono il 42%, i maggiorenni il 58%. Le ragazze sono 34 (pari all'8%) mentre gli stranieri sono in totale 200 e rappresentano il 44% della popolazione detenuta.

Il 48,2% di chi è attualmente detenuto in un IPM è in custodia cautelare. E ad esserlo sono soprattutto i minorenni. Tra loro l'81,6% non ha ancora una condanna definitiva. Inoltre gli stranieri in custodia cautelare sono più degli italiani, rappresentando il 53,5% del totale. Negli ultimi anni si è assistito ad una forte crescita dell'istituto della messa alla prova. Dai 778 provvedimenti del 1992 si è arrivati ai 3.757 casi del 2016. Una crescita di quasi cinque volte che avrebbe dovuto comportare una crescita corrispondente del personale di giustizia e dei servizi sociali, cosa non accaduta.

"Nonostante questo quadro - dichiara Susanna Marietti, responsabile dell'Osservatorio Minori di Antigone - possiamo fare di più e di meglio e, dunque, guardare oltre. Possiamo cancellare ogni forma di selezione sociale nella giustizia minorile e spingere ovunque quella capacità di attenzione alle problematiche del singolo che gli operatori hanno sempre dimostrato". "Guardiamo oltre - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - anche relativamente ai contenuti della riforma voluta dal Governo per le carceri italiane che a giorni dovrebbe essere presentata". 

"La speranza - gli fa eco Alessio Scandurra, altro curatore del rapporto insieme a Susanna Marietti - è quella che finalmente si scriva un ordinamento penitenziario organico specifico per i minori detenuti, nuove regole che mettano al centro in maniera radicale un progetto educativo e non repressivo e l'apertura al territorio. I ragazzi in carcere non possono essere gestiti con le stesse regole degli adulti".

Durante la conferenza stampa è stato anche presentato Ragazzi Dentro, un sito realizzato da Antigone dedicato esclusivamente alla giustizia minorile dove, oltre ad essere confluiti tutti i precedenti rapporti, si possono trovare le schede relative ai sedici istituti di pena per minorenni presenti in Italia accompagnati da gallerie fotografiche e video inediti girati all'interno degli stessi, nonché approfondimenti sul tema.

 

Pubblicato in Nazionale

"Koinè, un racconto per immagini" è il titolo del libro fotografico, edizioni Edifir, che Gianni Brunacci ha dedicato alla cooperativa sociale Koinè. Verrà presentato mercoledì 20 dicembre, alle ore 16, nella sede di via Duccio di Buoninsegna ad Arezzo. "La proposta di Koinè di realizzare un volume fotografico che ne descrivesse il lavoro mi ha subito entusiasmato - commenta Gianni Brunacci. Si tratta di qualcosa che si accorda con la mia sensibilità, con il mio essere giornalista e fotografo che racconta storie, esperienze e territori. Perché il mezzo fotografico è un ottimo metodo per raccontare e me ne sono convinto di più in questi ultimi anni".

"Le immagini di Brunacci – sottolinea Paolo Peruzzi, Direttore di Koinè - sono in grado di evidenziare che il lavoro sociale e quello educativo sono un impasto umano tra i diritti degli utenti e lo sforzo, professionale e di saper essere, degli operatori. Deprimere i lavoratori sociali e i loro diritti equivale a deprimere i diritti delle persone più deboli ed esposte a rischio di esclusione e, quindi, a deprimere la coesione sociale ed il benessere comunitario. Noi siamo determinati a proseguire il cammino, con tutti quelli che hanno voglia di restare e mettersi in gioco per migliorare la coesione, l'inclusività, la decenza e l'umanità delle nostre comunità locali".

Alla presentazione del 20 dicembre interverranno Gabriele Mecheri, dirigente di Koinè e Presidente di Betadue; Enzo Brogi, Presidente Corecom; Irene Mangani, Presidente Fondazione Cuore si scioglie; Elena Gatteschi, vice Presidente di Koinè e, ovviamente l'autore del volume.

Gianni Brunacci collabora da tempo (sia in veste di giornalista che di fotografo) con testate giornalistiche tra le quali Top Life Magazine, l'Altrapagina e Arezzonotizie.it. Dal 2012 è anche fotografo professionista. Tra il 2004 e il 2011 ha pubblicato dieci tra romanzi, racconti e saggi. E' coautore di tre volumi dedicati alla cittadella medievale e al Duomo di Arezzo e alle 111 Pievi aretine. Suoi sono i volumi fotografici "Immagini di Arezzo cuore d'Italia", "Tuscany World in Photo", "La Verna - racconto per immagini di un luogo speciale", "Il Casentino e il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi" e "Cortona e il suo territorio". Ha appena terminato il calendario 2018 del Parco Nazionale dei Monti Sibillini,"Segni di vita in una terra martoriata dai terremoti".

"La natura collettiva della proprietà - conclude Peruzzi - è il presupposto per utilizzare l'azienda come strumento per perseguire scopi di interesse generale. Nel nostro caso, il primo degli obiettivi è creare la maggiore quantità possibile alle migliori condizioni possibili di occasioni di lavoro. Numeri alla mano, si può considerare che Koinè ha conseguito questo primo obiettivo: tra il 2009 ed il 2016, in anni difficili per l'economia, ha incrementato l'occupazione del 62%. Realizzando il "salvataggio" del Cinpa e supportando la crescita di Betadue, si è arrivati a generare, nella "Rete Koinè", più di 1.000 occupati che fanno della nostra esperienza il più grande contenitore di lavoratori del territorio".

 

Pubblicato in Toscana

"Koinè, un racconto per immagini" è il titolo del libro fotografico, edizioni Edifir, che Gianni Brunacci ha dedicato alla cooperativa sociale Koinè. Verrà presentato mercoledì 20 dicembre, alle ore 16, nella sede di via Duccio di Buoninsegna ad Arezzo. "La proposta di Koinè di realizzare un volume fotografico che ne descrivesse il lavoro mi ha subito entusiasmato - commenta Gianni Brunacci. Si tratta di qualcosa che si accorda con la mia sensibilità, con il mio essere giornalista e fotografo che racconta storie, esperienze e territori. Perché il mezzo fotografico è un ottimo metodo per raccontare e me ne sono convinto di più in questi ultimi anni".

"Le immagini di Brunacci – sottolinea Paolo Peruzzi, Direttore di Koinè - sono in grado di evidenziare che il lavoro sociale e quello educativo sono un impasto umano tra i diritti degli utenti e lo sforzo, professionale e di saper essere, degli operatori. Deprimere i lavoratori sociali e i loro diritti equivale a deprimere i diritti delle persone più deboli ed esposte a rischio di esclusione e, quindi, a deprimere la coesione sociale ed il benessere comunitario. Noi siamo determinati a proseguire il cammino, con tutti quelli che hanno voglia di restare e mettersi in gioco per migliorare la coesione, l'inclusività, la decenza e l'umanità delle nostre comunità locali".

Alla presentazione del 20 dicembre interverranno Gabriele Mecheri, dirigente di Koinè e Presidente di Betadue; Enzo Brogi, Presidente Corecom; Irene Mangani, Presidente Fondazione Cuore si scioglie; Elena Gatteschi, vice Presidente di Koinè e, ovviamente l'autore del volume.

Gianni Brunacci collabora da tempo (sia in veste di giornalista che di fotografo) con testate giornalistiche tra le quali Top Life Magazine, l'Altrapagina e Arezzonotizie.it. Dal 2012 è anche fotografo professionista. Tra il 2004 e il 2011 ha pubblicato dieci tra romanzi, racconti e saggi. E' coautore di tre volumi dedicati alla cittadella medievale e al Duomo di Arezzo e alle 111 Pievi aretine. Suoi sono i volumi fotografici "Immagini di Arezzo cuore d'Italia", "Tuscany World in Photo", "La Verna - racconto per immagini di un luogo speciale", "Il Casentino e il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi" e "Cortona e il suo territorio". Ha appena terminato il calendario 2018 del Parco Nazionale dei Monti Sibillini,"Segni di vita in una terra martoriata dai terremoti".

"La natura collettiva della proprietà - conclude Peruzzi - è il presupposto per utilizzare l'azienda come strumento per perseguire scopi di interesse generale. Nel nostro caso, il primo degli obiettivi è creare la maggiore quantità possibile alle migliori condizioni possibili di occasioni di lavoro. Numeri alla mano, si può considerare che Koinè ha conseguito questo primo obiettivo: tra il 2009 ed il 2016, in anni difficili per l'economia, ha incrementato l'occupazione del 62%. Realizzando il "salvataggio" del Cinpa e supportando la crescita di Betadue, si è arrivati a generare, nella "Rete Koinè", più di 1.000 occupati che fanno della nostra esperienza il più grande contenitore di lavoratori del territorio".

 

Pubblicato in Toscana

Lo sviluppo sostenibile delle città è il tema al centro dell'annuale Assemblea dei Presidenti di Legacoop Bologna. Il contributo della cooperazione  per uno sviluppo sostenibile del territorio bolognese, per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda Urbana dell'Onu, avverrà attraverso i progetti che saranno elaborati dai cantieri di lavoro avviati assieme al centro studi Urban@it. Nel corso della parte pubblica dell'Assemblea dei Presidenti saranno presentate diverse esperienze di sviluppo sostenibile già realizzate da cooperative aderenti all'associazione.

"Obiettivo di Legacoop Bologna è quello di rafforzare il contributo delle cooperative allo sviluppo sostenibile del territorio – commenta Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna – Per questo abbiamo deciso di dare spazio, nella nostra assemblea, ad alcune delle migliori e concrete esperienze di sviluppo sostenibile realizzate da cooperative.  Dobbiamo tutti impegnarci per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda Onu e per fare di Bologna una città sostenibile, inclusiva, dinamica, attrattiva e di respiro europeo – conclude Ghedini -  Ci sono le condizioni per un nuovo slancio di sviluppo del territorio, è un'occasione da non sprecare. I cooperatori, come sempre, non faranno mancare il proprio contributo diretto per creare migliori condizioni per i propri soci, per i dipendenti e per far crescere la qualità del territorio".

L'Assemblea dei Presidenti di Legacoop Bologna sarà aperta dai saluti del sindaco di Bologna, Virginio Merola e dall'interveto di Ed Mayo, vicepresidente di  Cooperative Europe. In base ad una stima fatta sui preconsuntivi, le cooperative associate a Legacoop Bologna prevedono di chiudere il 2017 con un valore della produzione di 16,1 miliardi di euro, in crescita dell'1,2% rispetto all'anno precedente. Gli occupati (per il 92% a tempo indeterminato) sono 61.971, stabili rispetto all'anno precedente. I soci di cooperative associate a Legacoop Bologna sono 2,6 milioni.

Tra il 2011 e il 2017, il numero di occupati nelle cooperative associate è aumentato del 57,6%; nello stesso periodo di tempo, il valore della produzione è cresciuto del 29,8%: dai 12,4 miliardi del 2011 ai 16,1 miliardi dei preconsuntivi 2017. "I numeri degli andamenti delle cooperative sono indicativi di diverse tendenze – commenta Simone Gamberini, direttore di Legacoop Bologna – Nel medio periodo, che in parte ha coinciso con la fase più intesa della crisi economica, notiamo che l'occupazione è cresciuta, in percentuale, più del fatturato, a testimonianza dell'impegno delle cooperative per la salvaguardia e la crescita occupazionale. Nel breve periodo – conclude Gamberini – assistiamo ad un consolidamento dei segnali positivi dell'economia, testimoniati anche dal positivo andamento di settori che più di altri hanno pagato la crisi. Il comparto delle coop d'abitazione, ad esempio, prevede di chiudere il 2017 con una crescita dell'8,3%. Persistono, invece, difficoltà nella  logistica e nei trasporti".  

Ai presidenti delle cooperative associate, sono stati presentati alcuni risultati del programma di potenziamento e rinnovamento degli strumenti associativi a sostegno dell'innovazione cooperativa, verso Industria 4.0 e la creazione di competenze per la gestione della digital transformation, tra cui Going Digital e il nuovo master in Sustainability and Business Innovation. Going Digital è un corso di Alta formazione per introdurre e consolidare le competenze digitali nelle imprese cooperative, promosso da Legacoop Bologna, Coopfond-Coopstartup e Bologna Business School, in collaborazione con Legacoop nazionale e Innovacoop.

Il nuovo Executive Master in Sustainability and Business Innovation è stato progettato da Bologna Business School dell'Università di Bologna in collaborazione con Legacoop Bologna – Alma Vicoo, ed è pensato per permettere l'acquisizione di strumenti operativi, nuove competenze e una visione d'insieme a manager e professionisti che gestiscono nelle proprie organizzazioni processi di sostenibilità, economia circolare e innovazione sociale.

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Un appello al Prefetto di Imperia per rispondere all’emergenza della mancata accoglienza dei Minori Stranieri Non Accompagnati a Ventimiglia nel rispetto della normativa vigente, deliberatamente violata da mesi. “Cessare immediatamente l’illegittima prassi della mancata accoglienza di Minori Stranieri Non Accompagnati a Ventimiglia, ovvero del collocamento di MSNA nel centro di accoglienza per adulti “Parco Roja” e predisporre tutte le misure necessarie affinché questi minori siano collocati in centri di accoglienza per minori, come previsto dalla normativa vigente, e come richiesto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, possibilmente sul territorio di Ventimiglia o nelle vicinanze almeno per quanto riguarda i minori in attesa di ricongiungimento familiare”.

È quanto si legge in una lettera pubblica al Prefetto di Imperia, siglata da 6 associazioni impregnate in prima linea nella protezione dei minori a Ventimiglia. I firmatari sono A.S.G.I. (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), l’organizzazione umanitaria italiana INTERSOS, Safe Passage, Terre des Hommes, WeWorld Onlus e la Diaconia Valdese.

“Ad oggi – sottolineano le organizzazioni - non è stato comunicato se e quando verrà aperta una struttura ricettiva temporanea per MSNA a Ventimiglia, a più di quattro mesi dalla sospensione dei lavori decisa in seguito alla contestazione di alcuni cittadini avvenuta in data 9 agosto 2017”. La legge italiana vieta espressamente il collocamento dei MSNA presso i centri di prima accoglienza per adulti e impone l’obbligo per la pubblica autorità di collocare in luogo sicuro il minore in stato di abbandono morale o materiale o allevato in locali insalubri o pericolosi.

“Collocare i minori non accompagnati in un centro di prima accoglienza non esclusivamente dedicato ai MSNA e non adeguato alla condizione di minorenni quale il centro “Parco Roja” – sottolineano ancora le organizzazioni - ovvero lasciarli privi di alcuna assistenza e accoglienza rappresenta una grave violazione della normativa vigente".

Le organizzazioni esprimono “forte preoccupazione per la situazione dei numerosi minori stranieri non accompagnati che si trovano sulle sponde del fiume Roja a Ventimiglia, vivendo in ripari di fortuna, privi di riscaldamento e di servizi igienici, senza accesso all’acqua potabile e al cibo, esposti ad abusi e violenze” nonché per “la presenza di ragazzine minorenni, spesso vittime di violenze sessuali, alcune delle quali con figli piccoli”.

Pubblicato in Nazionale

L’Uisp interpreta e rilancia il malessere delle società sportive dilettantistiche del territorio: “Se è sociale, non è lucrativo”.  Tra i provvedimenti annunciati dal governo nel “pacchetto sport” della legge di stabilità, ad allarmare di più è l’inserimento della figura delle cosiddette società sportive dilettantistiche “lucrative”. Nel corso di una conferenza stampa tenuta questa mattina a Firenze, Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp: “il rischio è quello di una tempesta perfetta all’interno di un mondo che si fonda sul volontariato sportivo, non profit per definizione. Un ambiente associativo vasto che crea educazione e valore sociale. L’Uisp, ad esempio ha 1.345.000 soci dei quali 480.000 sotto i 18 anni e 310.000 sopra i 50 anni.

L’introduzione di nuove figure orientate spiccatamente al profit rischia di spiazzare fortemente un sistema che ha ancora bisogno di armonizzazione normativa nella legge del terzo settore, che impatta con la delibera del CONI sulle attività sportive ammissibili con ricadute sulle perdita della fiscalità di vantaggio. Un sistema che ha permesso alle società sportive di nascere anche in territori di periferia, al di fuori delle logiche di mercato, grazie alla buona volontà di singoli dirigenti e operatori associativi.

Che cosa dicono i diretti interessati? “La concorrenza con questi nuovi soggetti sportivi spinti da logiche lucrative e in grado di ottenere i medesimi  vantaggi fiscali delle Asd dilettantistiche metterà a serio rischio la sopravvivenza e la valorialità dell’associazionismo sportivo territoriale” hanno detto Lisa Vieri, polisportiva Le Sieci Firenze e Gabriella Bruschi, Asd Sesto fiorentino.

In questa vicenda sono molto importanti i risvolti fiscali di una normativa di vantaggio che ha sempre guardato con favore allo sport come bene collettivo per la salute: “Quella del mondo della promozione sportiva non è un rifiuto ideologico di questa proposta – ha detto Damiano Lembo, responsabile nazionale del Coordinamento nazionale degli Enti di promozione sportiva e presidente UsAcli – contestiamo però metodo e merito. Queste decisioni sono state prese sulla nostra testa e non siamo stati nemmeno consultati. Inoltre, l’attuale Registro delle società sportive  serve proprio a stabilire delle regole che rischiano di diventare assolutamente inutili”.

Salvatore Sanzo, presidente Coni Toscano, intervenuto a nome del Coni nazionale: “Dobbiamo guardare in avanti senza perdere il volontariato come base del nostro mondo. Per questo il Coni ha presentato proposte di modifica, come la garanzia di prelazione per le Asd dilettantistiche in occasione di bandi pubblici per l’assegnazione di impianti sportivi”. Stefano Tassinari a nome del Forum del Terzo settore nazionale sottolinea che la recente riforma del terzo settore introduce la figura delle imprese sociali: perché inserire in maniera surrettizia, cioè inserendola nella Legge di bilancio, questa nuova figura di società  lucrative?

Pubblicato in Sport sociale

Il 22 dicembre dalle 10 alle 17, nell’aula Pessina dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, si terrà la III Giornata di Studio sulle Migrazioni che avrà per titolo: "Per una nuova cultura delle migrazioni". L’evento è promosso dal Master di I livello in “Immigrazione e politiche pubbliche di accoglienza e integrazione”(www.masterimmigrazione.com), co-finanziato dall'Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo (ISSM) del CNR e in collaborazione con il Centro Italiano Femminile (CIF), la cooperativa sociale Dedalus e l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi).

Per il terzo anno consecutivo si forniranno agli studenti universitari, iscritti a master e a corsi di perfezionamento, ai professionisti ed esperti del settore, ai dottorandi ed ai ricercatori un quadro aggiornato e d’insieme sulle migrazioni interne e internazionali. Le relazioni previste, suddivise in due sessioni, consentiranno di avere sintetiche presentazioni dei principali rapporti annuali pubblicati nel corso del 2017sul tema della mobilità, dell’accoglienza e dell’integrazione.

In particolare, i curatori dei rapporti o i direttori/presidenti degli enti responsabili delle pubblicazioni offriranno utili strumenti di riflessione e discussione sui temi della: presenza italiana all’estero; mercato del lavoro e imprenditorialità; sanità e cittadinanza; minori non accompagnati e protezione civile;scuola e seconde generazioni; accoglienza e opinione pubblica.

Tra gli interventi ci saranno quelli di Michele Colucci (ISSM, Istituto di Studi sulle Società del Mediterraneo del CNR) - Rapporto sulle “Migrazioni Interne in Italia”, Toni Ricciardi (Fondazione Migrantes) - Rapporto Migrantes sugli “Italiani nel Mondo”, Monia Giovannetti (Cittalia) - Rapporto sulla “Protezione Internazionale in Italia” Rapporto sui “Minori Stranieri non Accompagnati”, Claudio Marra (Osservatorio Politiche Sociali – Università di Salerno) - Rapporto Caritas e Migrantes sull’ “Immigrazione” e Giuseppe Manzo per la Carta di Roma con il Rapporto 2017 (presente anche nel pomeriggio sul tema integrazione per nelpaese.it) al mattino sui temi mobilità e accoglienza.

Nel pomeriggio sono previsti gli interventi di Roberta Aria (ASGI, Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione), Gian Carlo Blangiardo (Università di Milano Bicocca e Fondazione ISMU)  - Rapporto Fondazione ISMU sulle “Migrazioni”, Alessandra Burgio (ISTAT) - Rapporto sullo “Stato di Salute della Popolazione Immigrata in Italia”, Stefano Ricci (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) - Rapporto su "“Gli Stranieri nel Mercato del Lavoro in Italia”, Maria Paola Nanni (Centro Studi e Ricerche IDOS/voci di confine) - Rapporto “Immigrazione e Imprenditoria”.

I rapporti presentati saranno messi in visione e per alcuni di essi saranno disponibili copie o sintesi gratuite. Quest'anno saranno distribuite fino ad esaurimento copie o sintesi gratuite per almeno 4 dei rapporti usciti nell'anno. L'evento si rivolge anche alle persone che interessate al Master di I livello in Immigrazione e politiche pubbliche di accoglienza e integrazione per il quale sono aperte le iscrizioni fino al 28 Marzo 2018.

Pubblicato in Migrazioni

Si chiama Piccolo Regno Incantato e fino al 7 gennaio trasformerà il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore in un castello fiabesco. Prodotto e organizzato da Volare Srl, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, lo spettacolo che trasporta il pubblico di scena in scena, di favola in favola, lungo un percorso interattivo ed entusiasmante, ha avuto la sua opening istituzionale alla presenza del Sindaco Luigi de Magistris e di centinaia di famiglie rapite dagli attori e dalle scene.Tutti gli orari degli spettacoli sono sul sito www.ilpiccoloregnoincantato.com.

“Il Piccolo Regno Incantato”, curato nella sceneggiatura e regia da Simone Malucchi e nella direzione creativa da Simona Baronti,che ha riscosso un grande successo di pubblico e critica a Montecatini Terme, con oltre 50.000 visitatori in due edizioni,sancisce anche il gemellaggio tra due città. Ad accogliere i piccoli è Crudelia che non esita a coinvolgere anche i genitori nel suo tono accattivante. Poi lascia la parola al Mangiafuoco che apre le porte del Regno ai bambini.

San Domenico, con le sue vetrate, i corridoi, gli ampi spazi tutti meravigliosamente coordinati diventa il luogo ideale per descrivere un palazzo, un regno. “Il Piccolo Regno Incantato”, dove bambini e adulti, attraverso l’esperienza diretta, incontrano e dialogano con i personaggi delle fiabe. Tra fantasia e realtà, va in scena un grande spettacolo teatrale, in cui i personaggi esistono veramente e si muovono all’interno di scene fisse, che ricreano i posti magici della fiabe, tutti collegati tra di loro dal cammino che l’ospite dovrà fare. Ogni personaggio apre e chiude la scena, evoca la propria fiaba, ma si ricollega a ciò che immediatamente prima gli ospiti hanno visto e hanno ascoltato. E così di scena in scena,di personaggio in personaggio, si rivela una grande rappresentazione emozionale, dove non c’è distanza tra chi recita e chi assiste, ma tutti sono protagonisti sullo stesso palcoscenico.

Con il claim “Se ci credi esiste”, “Il Piccolo Regno Incantato”arriva nel Complesso di San Domenico Maggiore con 30 attori che proporranno al pubblico uno spettacolo itinerante, trasportandolo, attraverso 15 scene tematiche allestite in uno spazio di 600 mq, nei mondi delle favole piùbelle di sempre:Cenerentola, I Tre Porcellini, Cappuccetto Rosso, Peter Pan, La Spada nella Roccia, Pinocchio, Alice nel Paese delle Meraviglie, Biancaneve e Mary Poppins.

Ingresso: 12 euro (adulti) e 10euro (bambini).

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