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Lunedì, 23 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 06 Dicembre 2017 - nelPaese.it
Mercoledì, 06 Dicembre 2017 11:41

ECONOMIA CIRCOLARE: ON LINE L'ATLANTE ITALIANO

Cento storie di imprese virtuose rappresentano il nucleo di partenza del primo Atlante Italiano dell’Economia Circolare (www.economiacircolare.com), presentato a Roma, che raccoglie esperienze basate sul riutilizzo, sulla riduzione degli sprechi, sulla diminuzione dei rifiuti, sulla reimmissione nel ciclo produttivo di materie prime recuperate (seconde). Il progetto è promosso da Ecodom, il principale Consorzio italiano per il recupero dei RAEE e da CDCA, il primo Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali in Italia. Si tratta di una piattaforma web geo-referenziata e interattiva, un archivio che censisce e racconta realtà economiche e associative capaci di applicare i principi dell’economia circolare.

Contestualmente è stato lanciato anche il Concorso Storie di Economia Circolare, un concorso annuale a premi, patrocinato dall'Ordine dei Giornalisti e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, rivolto a giornalisti, videomaker, fotografi, scrittori, storyteller per raccontare con quattro modalità espressive – video, foto, radio e scrittura – le storie di economia circolare, già presenti sull’Atlante oppure nuove.

I quattro vincitori, uno per categoria, saranno scremati tramite un sistema di voto on-line e successivamente selezionati da una giuria formata da esperti del mondo dell’informazione e della cultura, come Andrea Segre, regista di film e documentari (per la categoria video), Giulia Tornari, dell’agenzia fotografica Contrasto (per la categoria foto), Florinda Fiamma, giornalista culturale (per la categoria radio), Giuseppe Rizzo, giornalista di Internazionale (per la categoria scrittura). La giuria sarà assistita nel suo lavoro da un rappresentante di CDCA e del Comitato Scientifico per certificare i requisiti di circolarità individuati. Alla realizzazione del progetto Storie di Economia Circolare hanno contribuito anche Poliedra, Consorzio del Politecnico di Milano che svolge attività di ricerca nei settori della valutazione ambientale e della sostenibilità, A Sud, associazione indipendente impegnata nella tutela e nella giustizia ambientale, Ecosistemi, fondazione specializzata in strategie per lo sviluppo sostenibile, Banca Popolare Etica, istituto creditizio ispirato ai principi di trasparenza ed equità e Zona, associazione di reporter e photo editor di fama internazionale.

Tra le esperienze mappate la Lombardia è al primo posto con il 21% del totale, seguita da Lazio (15%), Toscana (12%), Emilia Romagna (7%) e Veneto (7%). Via via troviamo nell’ordine Liguria, Trentino Alto-Adige (4%), Puglia, Piemonte, Marche e Basiliata con il 3%. La provincia di Roma è in testa alla classifica con 15 esempi virtuosi, seconda Milano con 12. Le esperienze appartengono ai settori più diversi, indice della capacità italiana di attingere risorse da ciò che viene dismesso e di riuscire a cambiare le abitudini di consumo: il 18% sono aziende che si occupano di servizi per il recupero dei rifiuti, come Bimora che ha realizzato la macchina dei vuoti a rendere per la raccolta differenziata, Junker, un’app per smartphone che riconosce il rifiuto e indica in quali bidoni va gettato, Tyrebirth che ricicla in soli 30 minuti gli pneumatici fuori uso attraverso l’utilizzo delle microonde.

Il 15% delle imprese segnalate nell’Atlante realizza prodotti di abbigliamento e accessori, come Carmina Campus che ha trasformato i fondi di lattine in una linea di design per creare bracciali, anelli, orecchini e collane. Il 14% delle realtà censite si occupa invece di arredo ed edilizia, come BAG, studio di progettazione in bio architettura con materiali naturali, riciclati e a chilometro zero, o Lessmore, che realizza arredi e complementi in materiali riciclati. Del settore alimentare fanno parte il 10% delle imprese incluse nell’Atlante come il Centro di Lombicultura che gestisce la produzione e la vendita di humus di lombrico per rendere migliore la struttura del terreno, Funghi espresso che utilizza i fondi di caffè per coltivare i funghi, o Equoevento che recupera le eccedenze alimentari dei grandi eventi per distribuirle alle mense popolari e a famiglie in condizioni economiche precarie.

Secondo la Commissione Europea, grazie all’Economia Circolare si potranno creare nel vecchio continente 2 milioni nuovi posti di lavoro e registrare un risparmio annuo di circa 72 miliardi di euro per le imprese europee. “L’economia circolare rappresenta un obiettivo importante e un cambio di approccio necessario visto che le risorse del pianeta sono sempre più scarse. In Italia i rifiuti valgono 10 miliardi l’anno, ma solo 1 entra nel circuito dell’economia circolare, secondo il Waste Strategy Annual Report 2017” – afferma Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom – “L’Atlante e le esperienze che contiene stanno dimostrando che è possibile ipotizzare sistemi economici sostenibili, a basso impatto ambientale e ad alto valore sociale. Ecodom ha voluto promuovere questo progetto perché ogni giorno noi lavoriamo per rendere concreta l’economia circolare: su 250.000 tonnellate di RAEE gestite annualmente in Italia dai Sistemi Collettivi che fanno parte del Centro di Coordinamento RAEE, circa 100.000 sono trattate da noi, con oltre 85.000 tonnellate di materie prime seconde riciclate; un tasso di riciclo elevatissimo, una reale possibilità di chiudere il cerchio.”

"Il Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali si occupa da sempre di mappare e denunciare gli impatti ambientali e sociali di un modello estrattivo e produttivo insostenibile. Oggi, a 10 anni esatti dalla sua nascita, presentiamo un progetto che disegna invece la mappa delle alternative in corso nel nostro paese. È ora di promuovere una cultura del consumo critico e sostenibile e di valorizzare le realtà economiche che tutelano l'ambiente, creano valore sociale e valorizzano le comunità territoriali" – afferma Marica Di Pierri, Presidente del CDCA, copromotore del progetto. "Il pianeta è sotto pressione, sette miliardi e mezzo di umani trivellano, scavano, tagliano, pescano, raccolgono, sporcano, inquinano, bruciano, fumano, imbrattano, avvelenano la biosfera, estinguono specie, cambiano il clima, sconvolgono i cicli biogeochimici, e mettono a rischio la loro stessa esistenza. - sostiene Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scienti fico - Si chiama Antropocene. Se ne vogliamo uscire tocca al più presto passare da un'economia usa e getta, a un'economia usa, riusa e ricicla: l'economia circolare

Pubblicato in Economia sociale

Nel 2016 si stima che il 30,0% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale, registrando un peggioramento rispetto all'anno precedente quando tale quota era pari al 28,7%. Lo rileva l’Istat nel suo aggiornamento su “Condizioni di vita ,reddito e carico fiscale delle famiglie”

Aumentano sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%).

Il Mezzogiorno resta l'area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9%, in lieve crescita dal 46,4% del 2015). Il rischio è minore, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (21,0% da 18,5%) e nel Nord-est (17,1% da 15,9%). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1%) permane in tale condizione.

Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7% come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9% dal 31,6%, per le seconde al 25,2% dal 22,4%).

E i ricchi sempre più ricchi

Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d’acquisto rispetto al 2014). 

I ricchi sono sempre più ricchi. La crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata. Quindi, esclusi gli affitti figurativi, si stima che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3.

Metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.522 euro l’anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014). Il reddito mediano cresce nel Mezzogiorno in misura quasi doppia rispetto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014), rimanendo però su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili).

 

Pubblicato in Nazionale

Il fattore umano, il “coraggio civile”. Sono le variabili impazzite in questa Europa delle frontiere e dei respingimenti. I protagonisti di questa variabile sono i piloti di linea tedeschi. Dopo una richiesta di informazioni da parte della sinistra, il governo ha affermato che “222 voli programmati sono stati fermati da piloti che non volevano partecipare al controverso ritorno dei rifugiati in Afghanistan”, che in alcuni casi è stato considerato un "paese d'origine sicuro", nonostante i continui violenza e repressione in alcune parti del paese.

Dall’inizio dell’anno a settembre sono 85 i rifiuti  che provenivano solo dalla principale compagnia aerea tedesca Lufthansa e dalla sua controllata Eurowings. “Circa 40 hanno avuto luogo all'aeroporto di Dusseldorf, dove le deportazioni controverse sono abitualmente accompagnate da manifestanti sull'asfalto. La maggior parte dei voli cancellati, circa 140, si svolgevano all'aeroporto di Francoforte, il più grande e più importante hub della Germania”.

"La decisione di non trasportare un passeggero – ha dichiarato il portavoce di Lufthansa, Michael Lamberty - viene presa in definitiva dal pilota caso per caso: se ha l'impressione che la sicurezza del volo possa essere compromessa, deve rifiutarsi di trasportare il passeggero", Lamberty è stato citato dalla Westdeutsche Allegeimeine Zeitung come dire.

Secondo Lamberty, i piloti Lufthansa a volte parlano personalmente ai passeggeri che stanno per essere deportati prima del volo. In generale, queste persone sono trattate come normali passeggeri, "hanno un biglietto valido, dopotutto." "Se il personale di sicurezza degli aeroporti ha in anticipo qualche tipo di informazione che indica che una situazione potrebbe degenerare durante una deportazione, può decidere in anticipo di non permettere ai passeggeri di salire a bordo".

(Fonte: www.dw.com)

 

 

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Le mani delle mafie sull’azzardo. La direzione distrettuale antimafia di Napoli ha scoperto che erano decine le agenzie legate a questa rete illegale, distribuite tra Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. A Milano il clan dei Lampada con le minacce e la forza aveva rilevato 44 bar, molti dei quali nel pieno centro, e dalle conversazioni intercettate emergeva come avessero guadagnato dalla gestione delle macchinette e dal fatturato dei bar ben 20 milioni di euro in soli due anni. Sud e Nord non fanno differenza: la criminalità organizzata è entrata da tempo nel business dell'azzardo, approfittando della legalizzazione di slot machine, scommesse, gratta e vinci e ogni altro tipo di gioco (anche on line). E questi casi sono solo due dei tanti documentati dal dossier “Gioco sporco, sporco gioco. L’azzardo secondo le mafie”, promosso dal Coordinamento nazionale delle comunità d'accoglienza (Cnca) e realizzato da Filippo Torrigiani, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia e del Cnca proprio su questi temi. Il dossier è stato presentato ieri a Roma. 

“Per troppo tempo - spiega Torrigiani - si è erroneamente creduto che se lo Stato avesse ampliato, controllato e gestito l’offerta del gioco lecito, si sarebbe contrastata la presenza dell’illegalità, sino a rendere il mercato del gioco illegale improduttivo. Il corso degli eventi, invece, ha sancito ben altro. I tentacoli dell’illegalità prosperano benissimo su un binario ‘parallelo’ e con un giro di affari difficilmente quantificabile; la realtà incontrovertibile evidenzia come, a fronte di una maggiore offerta del ‘gioco legale’ sia più semplice per i clan malavitosi trarre profitti attraverso pratiche di usura, riciclaggio, estorsione, imposizione”. Per il presidente del Cnca, don Armando Zappolini, "occorre quindi una legge che regolamenti il fenomeno nel suo complesso e che preveda misure mirate per ostacolare la presenza delle organizzazioni mafiose nel settore”.

La Guardia di Finanza nel 2015 su oltre 5.765 interventi effettuati presso sale giochi e centri scommesse, ha riscontrato irregolarità nel 30 per cento dei casi. In particolare sono stati sequestrati 576 apparecchi automatici del gioco e 1.224 postazioni di raccolta di scommesse clandestine e scoperti nel complesso oltre 36 milioni di euro di giocate nascoste al fisco. Lo stesso comandante generale della GdF Giorgio Toschi, durante la seduta della Commissione Parlamentare che si occupa dell’Anagrafe tributaria, svoltasi a gennaio di questo anno, ha dichiarato che per la criminalità organizzata quello del gioco è uno dei settori in forte espansione per le proprie mire di riciclaggio di denaro e per l’alta rimuneratività che lo caratterizza e che, tra le varie tipologie di illecito maggiormente riscontrate, si rilevano manomissioni agli apparecchi da gioco con vincita in denaro relative alle schede di gioco, ai contatori fiscali e alla trasmissione dei dati di raccolta, unitamente all’installazione di congegni per il gioco illegale – comunemente conosciuti come Totem – che permettono di giocare online su siti esteri non autorizzati dalla normativa italiana.

Le numerose indagini della magistratura hanno evidenziato "che la criminalità mafiosa ha operato enormi investimenti nel comparto online - si legge nel dossier del Cnca -, tanto più acquisendo e intestando a prestanome sale destinate al gioco, oppure inserendo uno o più sodali all’interno delle compagini delle singole società di gestione del luogo. Sovente, l’apertura di una sala gioco da parte di soggetti contigui a organizzazioni mafiose è risultato essere uno schermo di comodo per esercitare, accanto alle attività legali, un analogo circuito di gioco clandestino".

Sono emersi casi in cui le associazioni criminali avevano imposto a bar e locali pubblici dei propri apparecchi di gioco. Così pure vi sono casi in cui le organizzazioni criminali, con l’aiuto dei gestori delle rivendite del Lotto o delle agenzie di scommesse acquistano con un sovrapprezzo i biglietti vincenti (Lotto, SuperEnalotto, Gratta e Vinci) al fine di riciclare il denaro sporco. In altri casi ancora, sono gli stessi gestori che manipolano artatamente le vincite e le perdite in modo da fidelizzare alcuni giocatori o, viceversa, per spremerne e consegnarne agli usurai altri.

“Noi riteniamo - afferma don Armando Zappolini, presidente del Cnca-, che per realizzare un efficace contrasto alle mafie nel settore azzardo debba essere considerato come punto di riferimento imprescindibile il lavoro compiuto in merito dalla Commissione Parlamentare Antimafia, con il coordinamento proprio del sen. Vaccari, che ha avanzato 23 proposte di modifica normativa rivolte al legislatore, riportate nel dossier, relative a cinque diversi ambiti di intervento: barriere all’ingresso; revisione delle sanzioni penali e amministrative; rafforzamento delle misure antiriciclaggio per la tracciabilità delle vincite; politiche antimafia e ruolo delle autonomie locali; una nuova governance del settore”. 

(Fonte: Redattore Sociale/dp)

 

Pubblicato in Nazionale
Mercoledì, 06 Dicembre 2017 09:47

DALL'ARGENTINA ALLA NONCELLO NEL NOME DI BASAGLIA

Nei giorni scorsi, sono stati accolti nella sede di coop sociale Noncello a Roveredo in Piano tre tirocinanti provenienti dall’Argentina a conclusione del loro percorso formativo in Italia. Gaspar Macias e Bruno Biganzoli – entrambi psicologi - e Melisa Jara – terapista occupazionale - erano partiti tre mesi fa rispettivamente da Buenos Aires, Ciudad de la Plata e Ciudad de Puerto Madryn per svolgere il loro tirocinio al Dipartimento di salute mentale di Trieste. Impegnati nel servizio pubblico,sono venuti in Friuli Venezia Giulia per imparare come è organizzata la rete dei servizi. Uno dei loro interessi principali riguardava l’ambito della salute mentale e la loro esperienza friulana è stata fondamentale.

In Argentina esiste una legge nazionale sulla salute mentale per molti versi simile - nello spirito - alla nostra Legge 180, si tratta della Legge 26657 del 2010. “Da noi – hanno raccontato -, gli ospedali psichiatrici esistono ancora, anche se ne è prevista la dismissione, ma il processo è ancora lungo. Per questo motivo, l’esperienza nella vostra regione legata alla Legge 180 è stata per noi importante da apprendere, anche perché in Argentina consideriamo la Legge Basaglia come un punto di riferimento imprescindibile non solo nella lotta allo stigma ma anche nel più ampio e complesso processo che dovrebbe portare alla chiusura degli ospedali psichiatrici”. Ci hanno anche raccontato che in Argentina, in questa fase di transizione, i ricoveri di persone con sofferenza mentale, in base alla legge, sono autorizzati solo come ultima ratio e, comunque, negli ospedali generici

Inoltre, uno degli interessi che hanno mostrato di voler approfondire era riferito proprio al mondo della cooperazione sociale. “Per noi le cooperative sociali sono una novità e, al di là del lavoro nei Csm, volevamo saperne di più, per imparare e capire cosa sono e come funzionano”. Da qui è nata l’idea di visitare Coop Noncello - a Trieste avevano incontrato i referenti delle Coop San Pantaleone e della Clu-Lavoratori Uniti Franco Basaglia -, una delle Cooperative sociali storiche del Fvg.

Nella nostra sede di Roveredo hanno così incontrato il presidente Stefano Mantovani e Davide Cicuttin, il responsabile dell’ufficio riabilitazione, che hanno ripercorso le origini della nostra Cooperativa dal 1981 ad oggi, entrando anche nel merito dell’organizzazione interna, della strutturazione dei nostri servizi, nonché della differenza tra cooperative sociali di tipo A e di tipo B.

“In Coop Noncello abbiamo imparato – hanno riferito Gaspar, Bruno e Melisa - che la cooperazione sociale può essere un’alternativa ai servizi pubblici, abbiamo conosciuto i laboratoriche danno lavoro a diverse persone svantaggiate, abbiamo scoperto positivamente la stabilità del processo che ha permesso alla Cooperativa, nata all’interno del servizio pubblico, di restare in vita per tutti questi anni e sviluppare le sue attività autonomamente e senza il sostegno, anche economico, del settore pubblico. In Argentina questo è molto complicato, perché generalmente progetti simili ci sono ma hanno una durata molto limitata nel tempo”.

Uno degli aspetti che hanno maggiormente colpito i nostri tre ospiti si lega un po’ a quello slogan che in tutti questi anni abbiamo sentito nostro: “si può fare”. Come ci hanno spiegato, “abbiamo non solo imparato come si costruisce e sviluppa un progetto all’interno della Cooperativa, ma soprattutto come da un sogno si può passare ad una realtà strutturata, specie nell’ambito della progettualità legata alla salute mentale”.

Prima di salutarli e di ringraziarli per la loro visita, abbiamo chiesto loro di raccontarci cosa si porteranno in Argentina della loro esperienza in Italia. “Tra le cose che mi hanno colpito di più – ha riferito Gaspar -, la grande libertà di movimento che ho notato negli operatori, che possono spostarsi liberamente da un Centro di salute mentale ad un altro, semplicemente prendendo un autobus oppure l’auto. Recarsi al domicilio di un utente per noi è un fatto assolutamente nuovo”. Un aspetto questo, ha spiegato loro Davide Cicuttin, legato alla Legge 180 che aveva rotto lo schema del luogo unico, passando ad una strutturazione ramificata dei servizi sul territorio e strutturata attraverso più centri di salute mentale, fisicamente dislocati in diversi luoghi.

Ciò che ha colpito maggiormente Bruno è stato “il fatto che non esistano più frontiere né barriere tra i “matti” e i “non matti”, entrare ad esempio in un bar e chiedere un caffè qui è una cosa normalissima, e non ha più alcun senso chiedersi chi sia il matto e chi non lo sia”.Melisa ha, infine, posto l’accento su un ultimo aspetto, ovvero “il coinvolgimento dell’intera società e comunità, e la presenza di una rete molto ampia di servizi di cui possono fruire i beneficiaridei servizi di salute mentale”.

Fabio Della Pietra

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia
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