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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Venerdì, 01 Settembre 2017 - nelPaese.it

Storie di resistenza civica in un documentario realizzato da registi napoletani. Il corto sarà proiettato il 6 settembre nell'ambito delle "Giornate degli autori", rassegna all'interno della 74esima Mostra del Cinema

Panorama sul cielo e i palazzi, una cena su un terrazzo. Piccoli e grandi fanno la spesa, cucinano insieme, c'è la musica e il vino. Siamo all'interno delle Vele di Scampia. Fa caldo, è luglio, da qualche mese sono stati stanziati i fondi per l'abbattimento di quei mostri da 15 piani che spiccano in uno dei quartieri più estesi di Napoli nella periferia nord. Trecentocinquanta nuclei familiari occupano ancora oggi quegli stabili che difficilmente si riuscirebbero a definire "case". Le Vele sono l'ambientazione del cortometraggio "La Chimera", film prodotto da Gianluca Arcopinto, Walter De Majo, Camilla Daneo, Alessandro Elia, Giulia D'Amato e realizzato dai registi napoletani Walter De Majo, Giovanni Dota, Elio Di Pace e Matteo Pedicini.

Il 6 settembre il documentario "La Chimera" sbarcherà alla 74esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, proiettato fuori concorso nell'ambito delle "Giornate degli Autori".

I protagonisti del corto sono gli occupanti delle Vele, vittime consapevoli di un'emarginazione sociale, costretti avivere da troppo tempo in un quartiere dormitorio che non offre nessun servizio e nessuna alternativa. A rappresentarli da 36 anni è il Comitato Vele Scampia che organizza la lotta degli occupanti, rivendicando l'assegnazione di un alloggio dignitoso.

Il racconto di questa battaglia passa per le parole di Lorenzo Liparulo e Omero Benfenati, occupanti delle Vele e voce attiva del Comitato, che accompagnano le telecamere nei corridoi di quegli alloggi, nelle case e nelle stanze dei cittadini di Scampia. "Questo è il nostro film", spiegano Lorenzo e Omero agli attivisti a cui si chiede di raccontare la propria storia. Ora la narrazione si sposta da un punto di vista all'altro. Dal genitore costretto a crescere suo figlio tra mura di degrado e sporcizia, al bambino nato a Scampia che vede nelle Vele la sua oasi. "La Chimera" non è una narrazione trionfalistica ma il tentativo di dare voce alle famiglie, agli occupanti. Un esperimento originale e attento, far parlare le "umanità" presenti nelle Vele.

E' stato proprio il Comitato tra il 2015 e il 2016, insieme con il Comune di Napoli e l'Università di Napoli Federico II, a lavorare alla scrittura di un piano di riqualificazione complessiva di Scampia e delle aree circostanti, che prevede l'abbattimento delle Vele e il trasferimento di una serie di strutture e servizi sul territorio. L'intento è cancellare per sempre da Scampia gli stereotipi che il degrado prima e le guerre di camorra poi le hanno impresso addosso, abbattendo quei quattro mostri di cemento armato, tuguri per i nuclei familiari in emergenza abitativa.

In questo quadro, la vittoria del Bando Periferie consentirà l'abbattimento delle Vele di Scampia, una chimera che da anni tutti gli schieramenti politici hanno invocato. Sarà un evento epocale, la caduta di un simbolo di criminalità, degrado e abbandono che, anche grazie a Gomorra, ha imperato negli ultimi anni. Ma "La Chimera" non è solo questo. E' la narrazione di un nuovo modello di democrazia che vede il Comitato Vele ergersi a nuova istituzione, nella sua continua doppia interfaccia con gli abitanti, con l'amministrazione comunale e con il governo.

"Abbiamo cercato di scardinare alcuni forti pregiudizi su Scampia e sulle Vele" - racconta Walter de Majo che insieme a Giovanni Dota, Elio Di Pace e Matteo Pedicini ha curato la regia del documentario - "Questi pregiudizi sono stati fortemente rinsaldati da alcuni prodotti per il cinema e la televisione, primo tra tutti Gomorra – La Serie, che hanno portato in tutto il mondo una certa immagine di questo quartiere sotto il vessillo della veridicità giornalistica del Best seller di Roberto Saviano. Chi ha conosciuto Genny Savastano, ora conosca la verità anche su Lorenzo, Omero, Massimo, Patrizia, gli occupanti delle Vele".

Redazione

@nelpaeseit

Pubblicato in Cultura
Venerdì, 01 Settembre 2017 17:05

TORINO, MUSICA "SOCIALE" NEL NOME DEL MITO

Il festival “Mito Settembre musica”, nella sezione “Mito per la città”, per la prima volta alla Residenza Buon Riposo di Torino.

Venti minuti di buona musica: quasi concerti per chi non va a concerto, perché i suoni incontrino chi passa, per distrarsi, o concentrarsi, in una pausa. Il pomeriggio dell'11 settembre vi aspettiamo per ascoltare musica insieme agli ospiti del Buon Riposo, in via San Marino 30 dalle ore 17.30.
Momento musicale: Ensemble Rinascimentale Sigismondo

Giulio De Felice, Davide Galleano, Matteo Dal Maso, Emanuele Groppo, traverse rinascimentali e flauti diritti

Iris C. Faceto, viola da gamba

Stefano Cicerone, sacqueboute

"Da sonar con tutti gli stromenti"

Pavane, gagliarde e ricercari di Giorgio Mainerio, Michael Praetorius, Pierre-Francisque Caroubel, Anthony Holborne, Tielman Susato, Johann Hermann Schein

Allievi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino Dipartimento di musica antica, a cura di Francesca Odling

Coop sociale Animazione Valdocco

@nelpaeseit

Pubblicato in Lettera al Direttore

Con l’approvazione, avvenuta il 29 agosto in Consiglio dei ministri, del decreto legislativo di attuazione della “Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali”, giunge a compimento un percorso legislativo che avrà importanti e positive conseguenze sulla fascia più bisognosa della popolazione italiana.

Il Forum Terzo Settore, attraverso l’Alleanza italiana contro la povertà (di cui è tra i promotori), da anni porta avanti l’esigenza di una misura di carattere universalistico rivolta a combattere la povertà assoluta nel nostro Paese. Il Reddito di inclusione, contenuto nel decreto appena approvato, rappresenta il frutto di un lavoro che ha visto una proficua collaborazione tra l’Alleanza, il Governo e il Parlamento.

“L’approvazione del REI è un traguardo fondamentale per le politiche sociali del nostro Paese”, dichiara la portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore Claudia Fiaschi, “che ci fa compiere il primo passo concreto verso l’inclusione delle persone più fragili e vulnerabili. L’Italia, finalmente, si adegua agli altri Paesi europei prevedendo una misura nazionale di sostegno agli indigenti”.

“Il REI”, continua Fiaschi, “raggiungerà circa 1.8 milioni di persone – 400mila famiglie – in povertà assoluta. Le persone in questa condizione, tuttavia, sono 4.7 milioni: è assolutamente necessario considerare le nuove norme non come un punto di arrivo, ma come l’incoraggiante inizio di uno sforzo che porterà a una strategia nazionale strutturata e a lungo termine per porre fine a una situazione così drammatica”.

Redazione

@nelpaeseit

Pubblicato in Nazionale

Nel mirino ci sono migranti, rifugiati e non, ormai nemico pubblico di un Paese tra propaganda politica e bufale create ad hoc. Al Tiburtino aggrediti i volontari di Baobab e la Croce Rossa si dice pronta a chiudere il presidio umanitario.

 

 

Dopo piazza Indipendenza ecco l’accoltellamento al Tiburtino. Nel mirino ci sono migranti, rifugiati e non, ormai nemico pubblico di un Paese tra propaganda politica e bufale create ad hoc. Un eritreo è stato accoltellato dopo ore di tensione con i residenti del quartiere davanti al presidio umanitario della Croce Rossa.

Secondo i romani “giustizieri” ci sarebbe stato un tentativo di violenza del migrante a dei ragazzini ma gli operatori della Cri hanno smentito questa versione riportata da molte testate on line. Secondo una ricostruzione più veritiera ci sarebbe stato un battibecco tra l’eritreo e dei ragazzini con il lancio di una pietra. A quel punto sono entrati in azione i genitori e altre persone del quartiere.

Aggrediti i volontari di Baobab

“Di alcuni fatti, però, siamo stati testimoni diretti”, scrivono i volontari e gli attivisti di Baobab Experience. “Alcuni di noi arrivano sul posto attorno alle due di notte, trovando uno sparuto gruppo di cittadini, non più di una ventina in quel momento, in evidente stato di sovraeccitazione. A bloccarli, un cordone di agenti di polizia, con caschi e scudi. Due ambulanze ferme, ad un centinaio di metri dall’ingresso del centro. Non appena intuiscono chi siamo, i residenti iniziano a mostrarsi molto minacciosi. Una donna urla “sono stata io a dare la sprangata, la prossima volta l’ammazzo proprio”. Nessuno interviene. Ad un volontario viene chiesto con tono intimidatorio di mostrare il contenuto dello zaino”.

“Nel frattempo la tensione monta, e la storia pure”. Così continua il racconto pubblicato sulla pagina facebook: “il migrante viene accusato dalla gente di aver trascinato un ragazzo dodicenne all’interno del centro per abusarne. Gli operatori della Croce Rossa smentiscono. Alcuni di noi riescono a superare il cordone di polizia e ad entrare nel centro per chiedere notizie del migrante ferito, di cui in quel momento si ignorano le condizioni, e per cercare di interloquire con la funzionaria di polizia che dirige le operazioni, e che conosciamo bene, dai tanti sgomberi del presidio informale di Baobab Experience.

In quel momento, alcuni agenti ci intimano di allontanarci, con la minaccia di essere portati in commissariato con l’accusa di interruzione di pubblico servizio. Le ambulanze, nel frattempo, sono ancora bloccate all’esterno del centro. Facciamo presente agli agenti che uscire dal centro, in quel momento, è per noi molto pericoloso, ma non c’è nulla da fare. 

Usciti dal centro, ci ritroviamo circondati. Partono immediatamente le minacce, gli insulti, la violenza. Una volontaria viene colpita alla guancia da un forte manrovescio. Urliamo agli agenti di proteggerci, e solo allora decidono di intervenire, frapponendosi tra noi e gli assedianti e scortandoci per qualche decina di metri, ancora inseguiti ed ingiuriati da una folla ormai fuori controllo. Riusciamo a riprendere le auto e ad allontanarci”.

“Questo, quindi, è quello che è accaduto davanti ai nostri occhi. Da una parte violenza e razzismo, dall’altra l’apparente passività della polizia, incapace di arginare una ventina di persone per permettere all’ambulanza di avvicinarsi”, specificano ricostruendo la loro testimonianza diretta.

E concludendo: “A Via del Frantoio, l’altro ieri notte, non c’è scappato il morto. Alla fine, il caso ha voluto così, questa volta. Ma questo è un fuoco su cui stanno soffiando in troppi, e troppo forte. Chi ha un ruolo politico o istituzionale, è bene inizi davvero a fare i conti con le proprie responsabilità”.

Croce Rossa: pronti a chiudere

“Se dobbiamo vivere in uno stato di assedio, se via del Frantoio deve diventare un fortino, siamo pronti a chiudere anche oggi”. Si sfoga così Debora Diodati, presidente della Croce Rossa di Roma, dopo che da martedì notte il presidio umanitario dell’associazione (situati nella zona Tiburtina di Roma) è costantemente vigilato dalle forze dell’ordine. La sera del 29 agosto, infatti, un uomo di origine eritrea è stato accoltellato lì davanti, nel centro per migranti e richiedenti asilo, che l’organizzazione gestisce dal 2015. L’aggressione è avvenuta in seguito a una lite tra alcuni bambini e il rifugiato: si parla di un lancio di sassi (che però l’uomo ha negato durante l’interrogatorio) e di una vendetta da parte dei genitori. Lo avrebbero seguito fino a via del Frantoio, per poi colpirlo con un coltello. Sui fatti sta indagando la magistratura.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale/Ec)

@nelpaeseit

 
Pubblicato in Lazio
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