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Sabato, 14 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 12 Settembre 2017 - nelPaese.it

Istruzione e università al palo nel nostro Paese L' investimento pubblico nell'istruzione e nella formazione in Italia è pari al 7,1% della spesa pubblica. E' il dato, riferito al 2014, diffuso dal Rapporto Education at a Galance 2017 presentato oggi in contemporanea in 40 Paesi nel mondo.

"Il modo piu' corretto di vedere l'investimento pubblico nella formazione del nostro Paese - spiega alla Dire Francesco Avvisati dell'Ocse - e' rapportarlo al numero degli studenti delle varie fasce di istruzione; quando facciamo questo confronto vediamo che per l'istruzione primaria la spesa per studente e' vicina alla media Ocse, nell'istruzione secondaria e' leggermente al di sotto e qui - precisa - stiamo parlando di dati del 2014 che quindi precedono le ultime misure legate alla buona scuola e al fondo per l'edilizia scolastica del governo Renzi".

La vera differenza rispetto agli altri Paesi "riguarda l'istruzione terziaria - evidenzia Avvisati - siamo oltre il 30% sotto la media Ocse. Ci sono non solo meno studenti ma molte meno risorse investite, il che si puo' vedere anche dal rapporto tra numero di studenti per insegnante che e' molto al di sopra della media Ocse".

Pochi laureati, il Sud arranca

L'Italia e' uno dei Paesi con il minore tasso di laureati: il 18% tra i 25 e i 64 anni, la meta' rispetto alla media Ocse (36%). E' uno dei dati emersi dal Rapporto Education at a Galance 2017 presentato oggi a Roma e in contemporanea in 40 Paesi nel mondo.

Il dato e' riferito al 2016 e rispetto ai percorsi di studi scelti emerge una prevalenza maggiore di laureati in discipline umanistiche. Precisamente sono il 30% gli adulti laureati in queste discipline (lettere, scienze politiche, sociologia, comunicazione, formazione artistica) che corrisponde alla percentuale piu' alta tra i Paesi Ocse. Seguono le lauree in discipline scientifiche (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica).

Un dato che non cambia se si analizzano solo i neolaureati di primo livello tra i quali vanno per la maggiore i percorsi di studi umanistici (39% dei neolaurati).

Secondo il Rapporto Ocse questa scelta, poco legata ai bisogni emergenti emergenti dell'economia, non e' premiata dal mercato del lavoro. I dati sui tassi di occupazione rispetto al campo di studio parlano chiaro: il 74% per i laureati in discipline artistiche e umanistiche e l'82% per chi ha scelto una formazione scientifica. Un problema maggiore per le donne perche' sono soprattutto loro a scegliere percorsi di laurea con un minor tasso di occupazione.

In Italia dunque il tasso di istruzione e' inferiore rispetto agli altri Paesi, inoltre molti laureati hanno difficolta' a trovare un impiego che corrisponde al proprio titolo di studio. Contemporaneamente molte imprese hanno difficolta' a trovare laureati di cui hanno bisogno perche' sono sempre di piu' le professioni che richiedono competenze piu' elevate e aggiornate alle continue innovazioni.
"Per questo - hanno specificato Francesco Avvisati e Giovanni Maria Semeraro dell'Ocse - e' importante rinforzare la funzione di orientamento e di ri-orientamento nelle scuole per una maggiore consapevolezza dei bisogni attuali, nonche' i legami tra insegnamento universitario ed economia".

Per quanto riguarda i divari regionali rispetto al livello di istruzione in Italia il rapporto Education at a Galance 2017 conferma una situazione gia' nota: nelle regioni del Centro e del Nord si registra il piu' alto numero di giovani laureati, mentre il Sud arranca.

Nel nostro Paese si registra inoltre un'alta percentuale di Neet tra i 15 e i 29 anni che pone l'Italia al penultimo posto in classifica, prima della Turchia ma, ad esempio dopo Grecia, Spagna e Francia. Precisamente da noi i Neet corrispondono al 26% contro una media Ocse del 14%. Una percentuale ancora piu' alta si trova in Campania, Sicilia e Calabria dove un 1 giovane su 3 non e' occupato o non e' iscritto a un percorso di formazione.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale/Dire)

@nelpaeseit

 
Pubblicato in Nazionale
Martedì, 12 Settembre 2017 16:45

IUS SOLI VERSO RINVIO, "NUOVI" ITALIANI IN PIAZZA

Sullo sfondo il nuovo probabile rinvio sta nei sondaggi che vedono la maggioranza degli italiani contrari con la campagna elettorale alle porte verso le nuove elezioni. La Conferenza dei capigruppo al Senato dovrebbe rinviare a novembre. Miraglia: “mettano fiducia come in altre occasioni”. 

Il movimento #Italianisenzacittadinanza, insieme alla Campagna L'Italia sono anch'io, manifesta oggi davanti a Montecitorio, per ribadire la necessità del voto immediato della Riforma della legge sulla cittadinanza italiana, Ius soli temperato e Ius culturae. “Siamo in piazza a Montecitorio innanzitutto – scrivono in una nota - perché dalla questura non ci è stato concesso di manifestare in Piazza delle Cinque Lune né in altri luoghi nei pressi del Senato per parlare ai capigruppo che si incontreranno proprio quel giorno per decidere il calendario dei testi di legge”.

”Per noi è allucinante che quella Piazza – aggiungono - solo tre mesi prima, fosse stata invece permessa a Casa Pound, contraria a questa necessaria Riforma. E così oggi si impedisce la manifestazione pacifica e democratica della società civile italiana a favore di una legge giusta che riguarda innanzitutto i bambini d'Italia, mentre un'organizzazione neofascista aveva potuto fare di tutto e di più proprio sotto al Senato italiano, lo scorso 15 giugno, al momento dell'arrivo in Aula del testo di legge”.

La richiesta ai capigruppo è quella “di raggiungerci per incontrare la società civile a cui è stata negata la possibilità di manifestare pacificamente nei pressi del Senato, sia per fare pressione sul Governo e in particolare sul presidente del Consiglio Paolo Gentiloni”. A lui questa estate era stata scritta una lettera e ora l’attesa è quella che il premier dia un seguito agli impegni presi.
“Secondo noi è il momento migliore per votare una Riforma che sancisce il principio ‘chi cresce in Italia è italiano’ – concludono - e che riconosce la ricchezza interculturale dell'Italia di oggi, miglior antidoto alle preoccupanti derive razziste e ai discorsi d'odio”.

Sullo sfondo il nuovo probabile rinvio sta nei sondaggi che vedono la maggioranza degli italiani contrari con la campagna elettorale alle porte verso le nuove elezioni. La Conferenza dei capigruppo al Senato dovrebbe rinviare a novembre, periodo che potrebbe poi tagliare definitivamente le gambe allo Ius Soli.

“Delle spiegazioni non ce ne facciamo nulla e non ci sembra utile dare la colpa alle opposizioni che fanno il loro mestiere, senza preoccuparsi della coerenza – sottolinea Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci nazionale e tra i portavoce della Campagna l’Italia sono anch’io -. Il Pd e la maggioranza, quando hanno voluto, in molte altre occasioni in questa legislatura, hanno posto la questione di fiducia, forzando la mano a dissidenti interni e agli alleati di governo. Se questa volta non lo fanno e perché hanno paura di perdere consensi”.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

@nelpaeseit

Pubblicato in Diritti&Inclusione

I vincitori della prima edizione delPremio “Metti in moto la cultura” le motivazioni della Giuria: strumento di sostegno alla produzione di progetti performativi rivolto ad artisti che operino nell’ambito dei linguaggi del contemporaneo.

Sabato 9 settembre all’ Edificio Treno della Barca di Bologna nell’ambito di TRENOff,Treno Fringe Festival, diretto da Instabili Vaganti, la Giuria composta da Gian Luca Beccari, artista visivo multidisciplinare, Tommaso Chimenti, critico teatrale Il Fatto Quotidiano, Recensito.net, Anna Dora Dorno, Instabili Vaganti, Luana Filippi, artista visiva-Instabili Vaganti,Simona Frigerio, critica teatrale Persinsala,Silvia Mei, studiosa di perfoming arts e producer,Salvatore Sofia,Teatro dei Venticon la Konsulta di Trasparenze Festival,Luciano Uggé, Artalks,si è riunita per indicare i vincitori della prima edizione del Premio “Metti in moto la cultura” - strumento di sostegno alla produzione di progetti performativi rivolto ad artisti che operino nell’ambito dei linguaggi del contemporaneo - con le seguenti motivazioni.

Premio di produzione (1.000,00 Euro offerti da Reno Motor Company) a TURCONI/DEBLASIO (Milano) con Mondo Cane:
Turconi/Deblasio hanno espresso, con un linguaggio coraggioso e un’estetica urban rock, temi di stringente attualità (neofascismo, disagio generazionale, violenza sociale), interagendo sia nei contenuti che nell’installazione scenica col contesto sociale del quartiere. La loro cifra linguistica ha saputo conciliare ricerca e popolare senza cedere alla banalità del linguaggio televisivo e confrontandosi con intelligenza col movimento della strada.

Premio residenza (dieci giorni presso il centro LIV e il quartiere Barca) a C&C Company (Bologna) con A peso morto:
Questo primo studio su figure della periferia umana e urbana presenta un’originale interrogazione sul tempo nell’ossimoro di un corpo giovane e vecchio insieme, calato nella narrazione e antropologia della strada. Con padronanza tecnica e qualità di movimento, il performer conduce una danza impastata di mazurka romagnola che invita a ripensare la trasmissione generazionale e la relazione tra tradizione, popolare e pop.

Menzione speciale a ReSpirale Teatro (Bologna) conAgainbynow:

Per aver accolto la sfida di adattare uno spettacolo da sala nello spazio di un furgone.L’apertura-chiusura del portellone, come un sipario, genera un meccanismo fortemente teatraleche esalta la circolarità drammaturgica e innesca interazioni spontanee con il pubblico, ora comiche ora stranianti.La qualità del lavoro attorale e della scrittura drammatica hanno inoltre contribuito ad una ricezione diversificata e partecipata.

Sono 13 gli artisti selezionati provenienti da tutta Italia che tra danza, teatro, installazioni visive e sonore, hanno invaso gli spazi urbani con spettacoli, performance, interventi site-specific e installazioni in una stretta relazione con il pubblico presente.

Il fine è quello di generare, in un contesto architettonico e sociale come quello del TRENO, un’agorà di linguaggi, visioni e incontri per riportare la periferia, di cui tanto oggi si parla, al centro del discorso socioculturale e invitare gli artisti a raccogliere questa sfida di inclusione e dialogo, fuori dai contesti e le comodità delle sale teatrali.

Redazione (Foto Melissa Ianniello)

@nelpaeseit

Pubblicato in Cultura

Piazzetta Durante è un progetto della cooperativa Cantiere Giovani di Frattamaggiore in collaborazione con Comunica Sociale. Il progetto nasceva un anno fa come piattaforma di cooperazione e contaminazioni per rinforzare le attività del Centro socio-culturale.

Piazzetta Durante riapre le porte dopo la pausa estiva. In programma corsi, incontri, eventi, arte e gite per divertirsi insieme e creare comunità. Il tema che inspira questo trimestre fino a novembre è “Vicoli”, le vie labirintiche delle città che ci invitano alla ricerca dell’uscita e a interrogarci sulle nostre scelte, ma che ci riservano sicuramente delle sorprese.

Piazzetta Durante è un progetto della cooperativa Cantiere Giovani di Frattamaggiore in collaborazione con Comunica Sociale. Per informazioni 081.8328076 e 334.8263852. Aggiornamenti e novità su facebook: Piazzetta Durante. Il progetto nasceva un anno fa come piattaforma di cooperazione e contaminazioni per rinforzare le attività del Centro socio-culturale Il Cantiere, con aula formazione, sala spettacoli, galleria e spazio ristoro con bar e cucina “Hubar”.

Sono aperte le iscrizioni ai corsi di spagnolo, inglese e informatica. Riprende la Scuola d’Italiano, i corsi di alfabetizzazione per stranieri immigrati, tutti i martedì e giovedì dal 26 settembre. In programma diversi incontri tematici gratuiti: da martedì 12, incontri di teatro-terapia; da martedì 19, incontri di psicologia; da mercoledì 27, “Simposio”, incontri letterari; da giovedì 28, Caffè Filosofico, incontri di filosofia.

Sono aperte le iscrizioni alle attività ludico-aggregative per ragazze e ragazzi da 8 a 12 anni “Il Cantiere dei Pirati”, in programma tutti i sabato dalle 17.00 alle 19.00. Lo spazio d’arte Vetrina X ospita l’installazione “L’esperienza inutile” dal 29 settembre al 30 ottobre. Sono aperte le selezioni per artisti interessati a mostrare i loro lavori in Piazzetta. In programma anche le seguenti gite ed escursioni: domenica 17 settembre, trekking sul Monte Matese; domenica 15 ottobre, escursione e pizza a Monte Virgo e Casertavecchia; il 5 novembre visita al Miglio Sacro e al Quartiere Sanità di Napoli.

Redazione

@nelpaeseit

Pubblicato in Sport sociale
Martedì, 12 Settembre 2017 12:40

I "VICOLI" DELLA PROVINCIA CON PIAZZETTA DURANTE

Piazzetta Durante è un progetto della cooperativa Cantiere Giovani di Frattamaggiore in collaborazione con Comunica Sociale. Il progetto nasceva un anno fa come piattaforma di cooperazione e contaminazioni per rinforzare le attività del Centro socio-culturale.

Piazzetta Durante riapre le porte dopo la pausa estiva. In programma corsi, incontri, eventi, arte e gite per divertirsi insieme e creare comunità. Il tema che inspira questo trimestre fino a novembre è “Vicoli”, le vie labirintiche delle città che ci invitano alla ricerca dell’uscita e a interrogarci sulle nostre scelte, ma che ci riservano sicuramente delle sorprese.

Piazzetta Durante è un progetto della cooperativa Cantiere Giovani di Frattamaggiore in collaborazione con Comunica Sociale. Per informazioni 081.8328076 e 334.8263852. Aggiornamenti e novità su facebook: Piazzetta Durante. Il progetto nasceva un anno fa come piattaforma di cooperazione e contaminazioni per rinforzare le attività del Centro socio-culturale Il Cantiere, con aula formazione, sala spettacoli, galleria e spazio ristoro con bar e cucina “Hubar”.

Sono aperte le iscrizioni ai corsi di spagnolo, inglese e informatica. Riprende la Scuola d’Italiano, i corsi di alfabetizzazione per stranieri immigrati, tutti i martedì e giovedì dal 26 settembre. In programma diversi incontri tematici gratuiti: da martedì 12, incontri di teatro-terapia; da martedì 19, incontri di psicologia; da mercoledì 27, “Simposio”, incontri letterari; da giovedì 28, Caffè Filosofico, incontri di filosofia.

Sono aperte le iscrizioni alle attività ludico-aggregative per ragazze e ragazzi da 8 a 12 anni “Il Cantiere dei Pirati”, in programma tutti i sabato dalle 17.00 alle 19.00. Lo spazio d’arte Vetrina X ospita l’installazione “L’esperienza inutile” dal 29 settembre al 30 ottobre. Sono aperte le selezioni per artisti interessati a mostrare i loro lavori in Piazzetta. In programma anche le seguenti gite ed escursioni: domenica 17 settembre, trekking sul Monte Matese; domenica 15 ottobre, escursione e pizza a Monte Virgo e Casertavecchia; il 5 novembre visita al Miglio Sacro e al Quartiere Sanità di Napoli.

Redazione

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Pubblicato in Campania

I bambini e i giovani rifugiati e migranti che tentano di raggiungere l'Europa, affrontano livelli di abuso dei diritti umani spaventosi: il 77% di coloro che viaggiano lungo la rotta del Mediterraneo Centrale ha riportato esperienze dirette di abuso, sfruttamento e pratiche che potrebbero equivalere a tratta di esseri umani.

Lo denuncia il rapporto "Viaggi Spaventosi" (Harrowing Journeys) lanciato oggi da Unicef e Oim mostra che, mentre tutti i migranti e i rifugiati corrono alti rischi, i bambini e i giovani migranti sono molto piu' esposti allo sfruttamento e alla tratta rispetto agli adulti dai 25 anni in su: quasi il doppio lungo la rotta del Mediterraneo Orientale (il 17% contro il 10%) e con un tasso del 13% superiore sulla rotta del Mediterraneo Centrale (il 77% contro il 69%).

Il rapporto- basato sulle testimonianze di circa 22 mila migranti e rifugiati, compresi 11.000 bambini e giovani intervistati dall'Oim - mostra anche che, mentre tutti i bambini migranti sono esposti a grandi rischi, coloro che provengono dall'Africa sub sahariana hanno probabilita' molto maggiori di subire sfruttamento e tratta rispetto a persone che si spostano da altri paesi del mondo: lungo la rotta del Mediterraneo Orientale, il 65% rispetto al 15% e lungo la rotta del Mediterraneo centrale l'83% rispetto al 56%.

Il razzismo è probabilmente il principale fattore alla base di questa discrepanza. I bambini e i giovani che viaggiano da soli o per lunghi periodi, insieme con coloro che hanno bassi livelli di istruzione, sono tra i piu' vulnerabili a sfruttamento per mano di responsabili di tratta e gruppi criminali durante il viaggio.

Secondo il rapporto, la rotta del Mediterraneo Centrale e' particolarmente pericolosa: la maggior parte dei migranti e dei rifugiati che hanno attraversato la Libia continuano ad essere fortemente colpiti da illegalita', milizie e criminalita'. In media i giovani pagano tra i 1.000 e i 5.000 dollari per il viaggio e spesso arrivano in Europa con debiti, il che li espone ad ulteriori rischi. Aimamo, un ragazzo non accompagnato di 16 anni proveniente dal Gambia e intervistato presso un rifugio in Italia, ha detto di essere stato costretto per mesi, una volta arrivato in Libia, ad un estenuante lavoro manuale per mano di responsabili di tratta. "Se provi a scappare, ti sparano. Se smetti di lavorare, ti picchiano. Eravamo come degli schiavi. Alla fine della giornata, ti chiudono dentro".

"La dura realta' è che ormai pratica consueta che i bambini migranti lungo il Mediterraneo siano vittime di abusi, traffico, percosse e discriminazioni- ha dichiarato Afshan Khan, Direttore Regionale e Coordinatore Speciale dell'Unicef per la crisi Rifugiati e Migranti in Europa- I leader dell'Unione Europea dovrebbero attuare delle soluzioni durature che comprendano percorsi migratori sicuri e legali, stabilire corridoi di protezione e trovare alternative alla detenzione di bambini migranti". "Per le persone che lasciano i propri paesi in fuga da violenze, instabilita' e poverta', i fattori che le spingono a migrare sono gravi, queste persone intraprendono viaggi pericolosi pur sapendo che potrebbero costare loro la dignita', il benessere o anche la vita- ha dichiarato Eugenio Ambrosi, Direttore Regionale dell'Oim per l'Unione Europea, la Norvegia e la Svizzera- Se non verranno istituiti percorsi migratori piu' regolari, altre misure saranno relativamente inefficaci. Dobbiamo ravvivare un approccio alle migrazioni basato sui diritti, migliorare i meccanismi per identificare e proteggere i piu' vulnerabili nel processo migratorio, a prescindere dal loro status legale".

Il rapporto chiede a tutte le parti interessate- paesi di origine, di transito e destinazione, l'Unione Africana, l'Unione Europea, le organizzazioni internazionali e nazionali con il supporto della comunita' dei donatori- di dare priorita' ad una serie di azioni. Queste comprendono: stabilire passaggi regolari e sicuri per i bambini migranti; rafforzare i servizi di protezione dei bambini migranti e rifugiati nei paesi di origine, transito e destinazione; trovare alternative alla detenzione dei bambini migranti; lavorare ai confini per combattere tratta e sfruttamento; combattere la xenofobia, il razzismo e le discriminazioni contro tutti i migranti e i rifugiati.

L'Unicef continua a chiedere ai Governi di adottare l'Agenda di Sei Punti d'Azione dell'Unicef per proteggere i bambini rifugiati e migranti e garantire il loro benessere: Proteggere i bambini rifugiati e migranti, in particolar modo quelli non accompagnati, da sfruttamento e violenza; Porre fine alla detenzione dei bambini richiedenti lo status di rifugiato o migranti, introducendo una serie di alternative pratiche; Tenere unite le famiglie, come migliore mezzo per proteggere i bambini e dare loro il riconoscimento di uno status legale; Consentire ai bambini rifugiati e migranti di studiare e dare loro accesso a servizi sanitari e di altro tipo, di qualita'; Chiedere di intraprendere azioni sulle cause che spingono a movimenti di massa di migranti e rifugiati; Promuovere misure che combattano xenofobia, discriminazioni e marginalizzazione nei paesi di transito e di destinazione.

Il rapporto Oim-Unicef "Harrowing Journeys- Viaggi spaventosi- Bambini e giovani migranti che attraversano il Mar Mediterraneo a rischio di tratta e sfruttamento" si basa principalmente sulle interviste condotte con 22.000 migranti in Italia, Grecia, Bulgaria, Ungheria, Serbia Slovenia e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Sono stati intervistati 11.000 adolescenti (14-17 anni) e giovani (18-24 anni), conclude l'Unicef.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale)

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Pubblicato in Nazionale

Un quarto di secolo dopo l'inizio del conflitto, oltre 20.000 sopravvissute alla violenza sessuale nella guerra della Bosnia ed Erzegovina si vedono ancora negare la giustizia.

Lo ha dichiarato oggi Amnesty International, pubblicando il rapporto "Abbiamo bisogno di sostegno, non di pietà. L'ultima speranza di giustizia per le sopravvissute agli stupri di guerra", nel quale l'organizzazione per i diritti umani denuncia le devastanti conseguenze fisiche e psicologiche di quei crimini e gli ingiustificabili ostacoli che le donne devono affrontare per ottenere il sostegno necessario e i risarcimenti legali cui hanno diritto.

"Oltre due decenni dopo la guerra, decine di migliaia di donne in Bosnia stanno ancora rimettendo insieme i pezzi delle loro vite distrutte potendo contare ben poco sul sostegno medico, psicologico ed economico di cui hanno disperatamente bisogno", ha dichiarato Gauri van Gulik, vicedirettrice di Amnesty International per l'Europa.

"Via via che passano gli anni, passa anche la speranza di ottenere giustizia o ricevere il sostegno cui hanno diritto. Queste donne non riescono a dimenticare ciò che è accaduto e noi, a nostra volta, non dovremmo dimenticarlo", ha aggiunto van Gulik.

Secondo il rapporto, frutto di ricerche condotte nel corso di due anni, una serie di ostacoli sistemici e l'assenza di volontà politica hanno condannato una generazione di sopravvissute agli stupri del 1992-1995 a una vita di stenti e penuria.

Durante il conflitto migliaia di donne e ragazze vennero stuprate e sottoposte ad altre forme di violenza sessuale da soldati e appartenenti a gruppi paramilitari. Molte vennero ridotte in schiavitù, torturate e persino messe incinte a forza nei cosiddetti "campi degli stupri".

Elma era al quarto mese di gravidanza quando venne portata in uno di quei campi e sottoposta ogni giorno a stupri di gruppo. "Erano ragazzi del posto, avevano tutti il passamontagna. A turno mi chiedevano se fossi in grado di riconoscere chi mi stava sopra", ha raccontato ad Amnesty International. Elma ha perso il bambino e ha riportato danni permanenti alla spina dorsale. Disoccupata, a distanza di quasi 25 anni non ha ricevuto alcun significativo aiuto finanziario da parte dello stato e ha disperato bisogno di cure mediche e assistenza psicologica.

Gli interminabili ritardi della giustizia

Dal 2004, quando in Bosnia sono iniziati i processi per i crimini di guerra, neanche l'1 per cento del totale stimato dei casi di violenza sessuale durante il conflitto è arrivato in tribunale. I procedimenti portati a termine sono stati solo 123 e, sebbene negli ultimi anni il loro numero sia aumentato, molto di più dev'essere fatto per garantire che i responsabili compaiano di fronte alla giustizia.

Dopo la guerra Sanja, che era stata fatta prigioniera e ripetutamente stuprata da un comandante e dai suoi sottoposti, ha denunciato il suo aguzzino. La polizia e la magistratura non hanno intrapreso alcun'azione e i servizi sociali non hanno riconosciuto la gravità della situazione di Sanja, negandole di conseguenza l'assistenza.

"Non credo più a nessuno, specialmente allo stato. Mi hanno tradito", ha detto ad Amnesty International.

Sono stati fatti passi avanti significativi nel campo della protezione e del sostegno alle testimoni, ma l'alto tasso di assoluzioni in alcune giurisdizioni e di sentenze ridotte in appello potrebbero pregiudicare questi progressi. L'incremento dei procedimenti giudiziari non riesce a porre rimedio agli enormi ritardi.
Questa giustizia lenta e non all'altezza ha scoraggiato molte sopravvissute a farsi avanti, compromesso la fiducia nel sistema giudiziario e dato luogo a una generale sensazione d'impunità.

Una donna stuprata numerose volte dai paramilitari nella sua abitazione e anche in una stazione di polizia ha detto ad Amnesty International: "Molte sopravvissute non vivranno abbastanza a lungo per ricevere giustizia. In pochi anni, i tribunali avranno chiuso tutti i casi e non ci saranno più sopravvissuti, criminali o testimoni vivi per poter avviarne altri".

Donne lasciate prive di sostegno

Di recente vi sono stati cambiamenti destinati a rafforzare l'accesso al sostegno e a migliorare i servizi per le sopravvissute. Ma si tratta di modifiche frammentarie e attuate in modo discontinuo nelle varie parti del paese. Se queste modifiche non saranno pienamente istituzionalizzate in tutta la Bosnia ed Erzegovina, il loro impatto sarà limitato e risulteranno applicate a casaccio.

Tra le donne che hanno subito violenza sessuale i livelli di disoccupazione e di povertà tendono a essere alti. Sono tra i gruppi più vulnerabili dal punto di vista economico. Solo 800 sopravvissute possono accedere a una pensione mensile e ad altri servizi fondamentali.

In assenza di un sistema ufficiale di riparazioni, per cercare di rivendicare i loro diritti le sopravvissute devono aggirarsi in un labirinto di diverse prestazioni pensionistiche e adire i tribunali civili e penali.

L'accesso alle pensioni e ai servizi non è garantito né armonizzato nel paese e dipende dal luogo di residenza. Ad esempio, la Republika Srpska non riconosce le sopravvissute alla violenza sessuale in tempo di guerra come categoria specifica di vittime di crimini di guerra e limita fortemente l'accesso alle forme di riparazione e di sostegno. In questo modo la maggior parte delle sopravvissute che vivono nell'entità serbo-bosniaca non riceve una pensione mensile né ha diritto a cure mediche gratuite e a servizi di riabilitazione psicologica e sostegno sociale.

Ostacoli del genere scoraggiano molte vittime dal farsi avanti e costringono altre a ricorrere ad acrobazie amministrative, rinunciando a un diritto per ottenerne un altro, nel tentativo di ricevere aiuti. Diverse donne hanno riferito ad Amnesty International di essere state costrette a cambiare residenza ufficiale per ottenere una pensione mensile, rinunciando però in questo modo ai servizi pubblici e all'assistenza sanitaria e sociale nei luoghi dove effettivamente abitano.

"Le autorità devono rimuovere questi ostacoli discriminatori che impediscono l'accesso alle riparazioni e sostituirli con misure che garantiscano la stessa protezione e lo stesso sostegno a tutte le sopravvissute, a prescindere da dove vivono", ha commentato van Gulik.

"Negli ultimi anni abbiamo registrato importanti passi avanti ma la distanza da percorrere è ancora grande. Se il trauma del passato non potrà mai essere annullato, non è troppo tardi per assicurare a queste donne un futuro in cui i loro diritti e la loro dignità potranno essere finalmente recuperati", ha concluso van Gulik.

Redazione

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