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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 19 Settembre 2017 - nelPaese.it

In campo ci saranno anche Bernardo, capitano della squadra di Genova ed esperto di orti, Christian, che l’anno scorso ha sfidato Totti a palleggi e Giuseppe di Ragusa. Che ha un motto: “più calcio e meno medicine…”

 “Matti per il calcio”, non basta dirlo: per vedere l’effetto che fa bisogna unirsi alle persone con disagio mentale, ai medici, agli infermieri e agli operatori di tutta Italia che scenderanno in campo da giovedi a domenica nello stadio comunale di Montecatini Terme (Pt).  Il calcio d’inizio verrà dato giovedì 21 settembre alle 16.30 e inizieranno a giocare le prime otto squadre sui quattro campi disegnati nello stadio “Daniele Mariotti”. Da quel momento si susseguiranno partite no-stop di quaranta minuti, venti minuti per tempo. Sabato 24 settembre si terrà la giornata conclusiva, con tutte le squadre impegnate e alle 10.30 si disputeranno le finali. A seguire, le premiazioni e la cerimonia di chiusura. 

L’obiettivo dell’XI Rassegna nazionale dei Cantri di salute mentale organizzata dall’Uisp è quello di mettere in fuorigioco discriminazione e pregiudizio. E il calcio, ancora una volta,  può dimostrare di essere valore sociale e integrazione.

Lo confermano le storie e le testimonianze dei molti protagonisti che scenderanno in campo.

 “Pignatta” è il soprannome di Max Elio, per via del suo cognome Calderon, che in genovese si dice appunto pignatta: ha 40 anni, il suo idolo è Farfan attaccante peruviano, ha una disabilità fisica che non gli permette di giocare a lungo ma lui fa finta di niente. Bernardo, anche lui di Genova, 50 anni, ha frequentato l’Università poi in seguito a un problema psichiatrico sorto da ragazzo ha subìto un forte isolamento sociale. Il calcio è stata la prima attività riabilitativa che ha scelto, all’inizio era un po’ aggressivo, poi si è integrato ed ora è il capitano della squadra e cura l’orto all’interno del centro Basaglia. 

Giuseppe di Ragusa ha 30 anni e gioca a calcio con l’Uisp da circa sei: è un paziente psichiatrico che è partito da terapie farmacologiche importanti e ora, anche grazie allo sport e al calcio, ha abbassato i dosaggi delle medicine, è riuscito ad aprirsi e a tornare a casa, dove vive con la madre, lasciando finalmente l’ospedale. 
Massimo gioca a calcio da nove anni e da due non prende più medicinali. Ha ripreso a lavorare e fa parte della protezione civile di Fabriano: lo scorso anno non ha potuto partecipare alla rassegna nazionale perché era ad Amatrice nei giorni successivi al terremoto. 
Ci spostiamo in Sardegna per raccontare la storia di Christian: quando è arrivato al Centro di Salute Mentale di Oristano si relazionava solo con un pallone, non parlava né giocava con nessuno. Progressivamente si è inserito nella squadra sarda e l’anno scorso è stato invitato da Totti a fare una sfida di palleggi. Vuole diventare il goleador di questa edizione di Matti per il calcio.

Alessandro, 50 anni, è l’ariete della squadra romana "Real…Mente": spinge gli altri a venire agli allenamenti ed ha ripreso fiducia dopo un lungo periodo di depressione. Questa estate, insieme alla sua squadra, ha partecipato ai Campionati nazionali Uisp di calcio a Rimini, riservati a squadre amatoriali. Le partite sono finite tutte con delle sonore sconfitte per la sua squadra ma Alessandro è riuscito comunque a segnare due gol.

Leonardo, 38 anni, ha perso in poco tempo i genitori e successivamente il fratello in un incidente stradale. Ha incominciato a fare avanti e indietro tra casa e ospedale, con trattamenti sanitari obbligatori e costanti. Poi ha incontrato la squadra di Parma “ Va' Pensiero” ed è affiorata una passione per il calcio. Si è messo a dieta, ha incominciato ad aprirsi e ad uscire di casa con alcuni compagni di squadra. Oggi, a distanza di sette anni dalle vicissitudini che lo hanno colpito, Leonardo è un’altra persona, è il regista della sua squadra e sarà uno dei protagonisti di Matti per il Calcio edizione 2017.

@nelpaeseit

Pubblicato in Sport sociale

 

 

Dopo la denuncia di Asgi e alcuni sindacati, il Prefetto di Milano rende nota la lettera inviata alle amministrazioni rientranti nel territorio di sua competenza per segnalare i forti dubbi di legittimità delle ordinanze anti-richiedenti asilo. Il Prefetto di Milano segnala ai Sindaci che le ordinanze “pretendono di intervenire su una materia di competenza statale, sulla base di un presunto pericolo grave e imminente che non sussiste e che comunque sarebbe costituito, secondo le ordinanze stesse, dal generale fenomeno migratorio che palesemente non riguarda i singoli comuni e non determina emergenze socio sanitarie e di ordine pubblico di esclusiva rilevanza locale”.

 

La lettera contesta inoltre le ordinanze nella parte in cui, prevedendo sanzioni amministrative e responsabilità penale in caso di inosservanza dei vincoli imposti, si pongono in contrasto con l’art.1 della legge n. 689 del 1981 (secondo la quale nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge entrata in vigore prima della commissione) nonché con gli art. 3, 10, 25, comma 2 e 41 della costituzione.

 

Il Prefetto segnala infine che l’adozione delle ordinanze potrebbero esporre le amministrazioni a “responsabilità in sede giurisdizionale” di fatto invitando i sindaci alla revoca.

 

ASGI si augura che “anche gli altri prefetti interessati (Brescia, Bergamo, Varese, Como, Vercelli, ma anche altri) si muovano tempestivamente nella stessa direzione e che i sindaci vogliano ottemperare all’invito e provvedere alla revoca di ordinanze che hanno il solo scopo di fomentare allarmismo nella popolazione e contrastare i piani di accoglienza”.

 @nelpaeseit

Pubblicato in Nazionale

Dal 20 al 22 ottobre la XVII edizione della manifestazione dedicata al commercio equo e alle economie solidali con un programma ricco dedicato al tema del rispetto della dignità umana

 

Sarà il rispetto della dignità umana il filo conduttore della nuova attesissima edizione diAltrocioccolato: il grande appuntamento che dal 20 al 22 ottobre animerà l'autunno tifernate con i sapori del cioccolato equosolidale, quello buono davvero, quello che sostiene le economie solidali e il commercio equo a partire dalla difesa dei diritti dei più piccoli.Un evento culturale organizzato dall'Associazione Umbria EquoSolidale alla sua XVII edizione in Umbria e per la quinta volta a Città di Castello.

 

Ancora una volta una grande festa all'insegna dell'incontro e della condivisione che partendo dalla passione per il mondo del Cacao e del Cioccolato equo e solidale, vuole abbracciare le più ampie tematiche della sostenibilità e della salvaguardia del cibo e della Terra e dare la  possibilità  ai produttori e alle realtà dell'Economia solidale italiana, di presentare e raccontare i propri prodotti, i propri progetti, le proprie storie, ma anche far emergere le difficoltà e i problemi del proprio lavoro che stanno alla base dello sfruttamento e della povertà del Sud del Mondo.

 

Ecco una piccola anticipazione del ricco programma che propone Altrocioccolato.

 

Il Corso di Città di Castello diventerà il Corso degli Artigiani ospitando stand di artigiani e progetti locali per condurci fino allaPiazza del Commercio Equo, ovvero Piazza Matteotti, cuore della manifestazione: qui verranno esposti i prodotti del circuito equo e solidale e il cioccolato sarà il protagonista del un messaggio di giustizia, equità e solidarietà; Piazza Fanti diventerà laPiazza delle Arti, con laboratori dedicati ai bambini a cura de La Boteguita di Città di Castello che proporrà tante altre iniziative dedicate ai più piccoli.

 

Al loro fianco gli artisti di strada che con le loro rappresentazioni libere coloreranno gli spazi a loro dedicati; in piazza Gabriotti, che si chiamerà Piazza delle Economie Solidali, prenderà vita una vera sinergia tra l'associazione e le realtà della Rete delle Economie solidali che è sempre più il cuore pulsante dell'attività dell'organizzazione durante tutto l'anno. Contemporaneamente, la Sala comunale del Palazzo dei Priori, ospiterà incontri di approfondimento sui temi del mondo rurale e dell'alimentazione affrontati da una prospettiva decentrata con illustri esperti e operatori del settore. L'atrio del Palazzo comunale inoltre ospiterà una mostra fotografica sul tema dei terremoti e gli effetti del post-sisma nelle regioni del centro Italia. Inoltre presso l'Auditorium di Città di Castello incontri con le scuole superiori sul tema della "rivoluzione personale".

 

Non mancherà uno spazio dedicato al "Soul Food" e inoltre si rinnova l'esperienza delle cucine sociali, grazie anche a Protezione Civile e Mato Grosso, nell'idea di collaborazione tra circuiti mutualistici e solidali. Progetti che porteranno nelle piazze gustosi piatti Km0 per tutti gli operatori, gli ospiti o i collaboratori, utilizzando esclusivamente prodotti biologici, del commercio equo e solidale o di produttori locali come Lombrico Felice.

 

Infine come sempre grande spazio alla musica e allo spettacolo da sempre protagonista di Altrocioccolato che negli anni ha portato a Città di Castello proposte musicali di grande prestigio con interpreti di fama internazionale: novità di quest'anno una rassegna nella rassegna interamente dedicata al folk, perché il popolo possa essere protagonista assoluto come nello spirito della manifestazione.

 

Sul sito www.altrocioccolato.it e sulla pagina facebook @altrocioccolato sarà possibile trovare tutte le informazioni, in continuo aggiornamento, necessarie per partecipare e essere presenti alla manifestazione.

 

La manifestazione è realizzata grazie al supporto di Regione Umbria, Comune di Città di Castello, Gal Umbria e in collaborazione con Equo Garantito, Libero Mondo, CAES, Altreconomia, Terra Nuova e Altromercato, sponsor e sostenitori della manifestazione. 

 @nelpaeseit

Pubblicato in Umbria

Considerando i soggetti da 0 a 44 anni (circa 32.000.000 in Italia), i dati epidemiologici disponibili danno un tasso atteso di incidenza annua pari a 14,4 per 100.000 soggetti: dobbiamo quindi aspettarci 4.600 nuovi ictus l’anno. I dati di Alice Onlus

 

 

E’ vero, l’ictus cerebrale è una patologia correlata all’età in cui sia l’incidenza (cioè il numero di nuovi casi/anno), sia la prevalenza (numero di casi affetti dalla malattia, in un dato momento storico, in una data popolazione) aumentano con l’avanzare dell’età.

 

E’ altrettanto vero, però, che si tratta di una malattia tutt’altro che rara anche nei giovani, di età inferiore a 45 anni.  Considerando i soggetti da 0 a 44 anni (circa 32.000.000 in Italia), i dati epidemiologici disponibili danno un tasso atteso di incidenza annua pari a 14,4 per 100.000 soggetti: dobbiamo quindi aspettarci 4.600 nuovi ictus l’anno. Nei soggetti fino a 54 anni, pari a 41.000.000 italiani circa, l’incidenza attesa è del 23,7 per 100.000 quindi il numero aumenta a poco meno di 10.000.

 

“Abbiamo circa il doppio di nuovi casi di ictus giovanile rispetto, per esempio, ai nuovi casi di sclerosi multipla, nei soggetti di età inferiore a 45 anni, ed un numero di ictus all’incirca eguale rispetto ai casi di epilessia, nei soggetti della stessa fascia d’età - dichiara il Professor Carlo Gandolfo, Professore Ordinario di Neurologia Università di Genova e membro del Comitato Tecnico Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale). Questo sensibile aumento di casi nelle fasce più giovani d’età, purtroppo, è da attribuire in gran parte alla maggior diffusione dell’abuso di alcol e droghe, di cui è nota la capacità di determinare l’insorgenza di ictus o di aumentarne il rischio. L’insorgenza di ictus nei giovani-adulti si associa, inoltre, ad una tasso maggiore di mortalità rispetto ai coetanei e, soprattutto, ad un aumento di disabilità permanente, tanto più grave considerando la lunga aspettativa di vita di chi sopravvive all’ictus”.

 

Il legame tra sostanze da abuso e rischio ictus

 

Alcool etilico. L’abuso etilico, molto frequente nei soggetti giovani, è considerato un fattore di rischio per ictus sia ischemico che emorragico; agirebbe sia come fattore di rischio classico, aumentando di 3-4 volte la probabilità di incorrere in un episodio di patologia cerebrovascolare, sia come fattore precipitante, che determina l’insorgenza dell’evento acuto, in occasione di una forte “bevuta” (“binge drinking”).

 

Il rischio aumenta proporzionalmente alla quantità di alcool assunta; i “forti” bevitori (oltre 3 dosi standard di alcool al giorno) hanno un rischio aumentato, sia di infarto cerebrale sia di emorragia cerebrale. I “modici” bevitori (2 o meno dosi standard al giorno) hanno un rischio invariato, forse leggermente ridotto per l’ictus ischemico.

 

Fumo di sigarette. Il fumo è conosciuto da decenni come un potente fattore di rischio per ictus ischemico, agendo, in particolare, come fattore favorente l’insorgenza di aterosclerosi precoce, sia cerebrale, sia cardiaca, sia renale, sia agli arti inferiori, negli uomini come nelle donne. Aumentando il rischio di cardiopatia ischemica, fattore predisponente per fibrillazione atriale, è anche un fattore di rischio per ictus ischemico cardioembolico. E’ sicura la relazione tra fumo ed emorragia sub-aracnoidea, in particolare nelle donne. Il rischio di ictus è correlato linearmente con il numero di sigarette fumate al giorno. L’aumento di rischio è del 40% circa nei modici fumatori (<10 sigarette al giorno) e dell’80% circa nei forti fumatori (>20 sigarette al giorno). L’aumento di rischio è maggiore nei giovani, essendo di circa 3 volte nei soggetti di età inferiore a 55 anni, mentre di solo circa 1,5 volte nei soggetti più anziani.

 

Cannabis. Molti lavori scientifici comprovano, poi, la relazione tra ictus ischemico e l’uso di cannabis. Sono segnalati numerosi casi di ictus ischemico, con una stretta relazione temporale tra esposizione alla cannabis ed insorgenza dell’ictus; in alcuni casi sono segnalate recidive di ictus, dopo un primo episodio legato alla cannabis, in occasione di una nuova esposizione alla sostanza. In circa metà dei casi segnalati, peraltro, non si può escludere del tutto il ruolo di cofattori favorenti come il fumo di tabacco e dell’alcool. Questo dato va evidenziato considerando che i derivati della cannabis sono proposti a scopo terapeutico in diverse patologie, anche neurologiche, e sono presenti in molti Stati e nazioni forti spinte volte alla legalizzazione dell’uso di queste sostanze, quando ciò non sia già avvenuto.

 

Cocaina. L’uso di cocaina nelle ore precedenti l’insorgenza di un ictus nei soggetti giovani aumenta di 6,4 volte il rischio della malattia; tale aumento di rischio è maggiore (7,9) per il fumo della sostanza (crack) rispetto all’inalazione (3,5). L’aumento di rischio riguarda, in particolare, gli eventi emorragici ma non sono rare neppure le forme ischemiche. L’aumento brusco della pressione arteriosa causerebbe rottura di malformazioni vascolari pre-esistenti o determinerebbe vaso-spasmo e una trombofilia transitoria alla base delle forme ischemiche.

 

Metanfetamina. Sono poi descritti molti casi di emorragia cerebrale conseguenti all’uso di metanfetamina o prodotti simili (Ecstasy, Anfetamina, etc.) verosimilmente legati al potente effetto vasopressorio di queste sostanze.

 

Oppiacei. Sono segnalati numerosi casi di ictus, sia ischemico che emorragico, associati all’uso di oppiacei (eroina, in particolare). La patologia ischemica può essere legata ad embolia cardiogena dovuta ad endocardite settica (frequente negli eroinomani che usano la via endovenosa); gli emboli settici possono poi erodere vasi intracranici dando anche emorragie cerebrali.

 

Oltre agli effetti deleteri di queste sostanze sull’insorgenza di ictus, di non minore importanza sono le alterazioni cerebrali generali legate al loro cronico abuso.

 

Sono ben noti gli effetti neurotossici dell’abuso alcolico o etilico. E’ stato calcolato che oltre il 25% dei giovani siano forti bevitori e in questi sono scientificamente dimostrate alterazioni importanti delle funzioni cognitive, con ridotta performance ai test di attenzione, memoria, memoria di lavoro, memoria spaziale, funzioni esecutive, oltre ad un rendimento scolastico nettamente inferiore rispetto ai non bevitori.

 

Analoghi dati sono largamente disponibili sui soggetti utilizzatori cronici di cannabis.  Ben noti da molti decenni i deleteri effetti psico-cognitivi dell’uso cronico di oppiacei, con alta frequenza di «overdose», con possibili effetti letali e gravi problemi d’astinenza, dovuti alla forte dipendenza, alla base di comportamenti criminali, marcato aumento di patologie psichiatriche di tipo psicotico e, infine, problemi psico-sociali per disturbi di apprendimento, attenzione, memoria, tono dell’umore, astenia, abulia, apatia, demenza.

 @nelpaeseit

 

Pubblicato in Salute

E' stato eletto dall'assemblea che si è svolta nel Castello di Frontone (Pu), dedicata a "Il progetto cooperativo per una regione plurale". Nell'incontro è stato sostenuto un impegno comune per sostenere progetti di investimenti e di sviluppo

 

Il presidente di Legacoop Marche, Gianfranco Alleruzzo, è il nuovo presidente dell'Alleanza delle Cooperative Italiane Marche. E' stato eletto dall'assemblea che si è svolta nel Castello di Frontone (Pu), dedicata a "Il progetto cooperativo per una regione plurale". Nell'incontro è stato sostenuto un impegno comune per sostenere progetti di investimenti e di sviluppo delle imprese cooperative anche attraverso un piano organico di misure ad hoc dei bandi che utilizzano il Fondo sociale europeo e quello di sviluppo regionale. 

 

L'Alleanza delle Cooperative Italiane Marche e la Regione Marche stanno lavorando ad un protocollo d'azione che sarà adottato dalla Giunta regionale. Dei contenuti di questo accordo si è discusso nell'assemblea di Aci Marche, 900 cooperative, 350 mila soci, 24 mila persone occupate, con un fatturato complessivo di 3 miliardi di euro. 

 

"Il modello cooperativo è l'unico in grado di poter affrontare le conseguenze della crisi economica - ha detto Alleruzzo -, che è stata ancora più forte in una regione come la nostra, a vocazione produttiva e artigiana, che ha subito il terremoto, con gravi danni anche al turismo, e la crisi del sistema bancario. Di fronte ad uno scenario in cui chi ha poco rischia di avere sempre meno, abbiamo il dovere di far funzionare l'Alleanza e di mettere insieme coloro che hanno la stessa immagine del mondo". Burattini ha affermato che "il cammino dell'Alleanza nelle Marche deve proseguire. Dobbiamo sperimentare azioni per creare una nuova visione di sviluppo economica e sociale cogliendo le opportunità e le facilitazioni nazionali ed europee per rispondere alle esigenze dei cittadini e della comunità".

 

Il presidente di Confcooperative Marche, Massimo Stronati, ha sottolineato come "sia necessario, anche da parte nostra, realizzare una strategia per proporci come imprese cooperative, piccole e grandi, in tutti i settori seguendo il buon modello già portato avanti dall'agricoltura". Stronati ha proposto "un percorso di 

integrazione fra cooperative soprattuto nei servizi e nel welfare per far fronte alle esigenze del mercato territoriale in cui è necessario l'affiancamento della Regione con bandi mirati".

 

Fra le proposte delle cooperative da condividere con la Regione Marche, c'è la necessità di una modalità di lavoro integrata fra gli assessorati, il ripristino della posizione di funzione della cooperazione e la valorizzazione delle realtà presento nel territorio nell'avvio della Stazione unica appaltante. All'incontro hanno partecipato il presidente nazionale Aci, Maurizio Gardini, i consiglieri regionali Gino Traversini ed Enzo Giancarli, e il sindaco di Frontone, Francesco Passetti. 

@nelpaeseit

Pubblicato in Marche

Il docu-film, diretto da Sara Grilli e prodotto e sviluppato da  Cristiana Lucia Grilli e Francesco Toscani,  sarà presentato in anteprima nazionale il prossimo 22 Settembre alle ore 17  all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli

 

“La Stanza delle Pietre e del Cielo” è un docu-film sulla storia recente degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (ex manicomi criminali) che, a partire dal 2017 sono stati sostituiti  da nuove strutture chiamate R.E.M.S.  Con interviste a testimoni privilegiati e persone che hanno subito l'internamento manicomiale e con immagini girate nell'ex OPG di Sant'Eframo, il docu-film ricostruisce lo scenario di sopraffazione e violenza che ha portato alla loro chiusura. Allo stesso tempo indaga sulle prospettive delle nuove strutture che andranno a sostituirli e del loro rapporto con lo stato dei servizi di salute mentale in Italia. 

 

 

Il docu-film, diretto da Sara Grilli e prodotto e sviluppato da  Cristiana Lucia Grilli e Francesco Toscani,  sarà presentato in anteprima nazionale il prossimo 22 Settembre 2017 alle ore 17:00 presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici - Via Monte di Dio, 14 a Napoli, alla presenza del sindaco della città Luigi De Magistris.  Il documentario è stato riconosciuto di forte interesse culturale e impegno sociale ed è patrocinato dalla Regione Campania e dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli.

 

Alla presentazione interverranno, oltre alla regista Sara Grilli, il Sindaco Luigi De Magistris, lo psichiatra Francesco Blasi e il coordinatore del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli Maurizio Del Bufalo.

Pubblicato in Campania

Il C.A.R.A. di Mineo rimane una struttura enorme anche se i numeri sono leggermente diminuiti. Al momento la popolazione del centro è di 2987 ospiti e 375 dipendenti

 

 

La Campagna LasciateCIEntrare torna al Cara di Mineo. Dopo l’inchiesta giudiziaria relativa a Mafia Capitale il centro per i rifugiati è commissariato. Dopo la vicenda il Consorzio di cooperative Sisifo è uscito dalla gestione e ha deciso di non partecipare alla nuova gara di appalto che deve essere pubblicata.

 

“Ritorniamo al centro di accoglienza curiosi di capire anche che cos'è cambiato nella qualità della vita degli ospiti dall'ultima nostra visita del 24 agosto 2015.

Il personale ci accoglie nell'ufficio del nuovo direttore l'ing. Giuseppe Di Natale. Ci corre l'obbligo di segnalare che quasi tutta la visita è stata ripresa dai dipendenti del C.A.R.A. Il Direttore ha giustificato questa sua disposizione per la tutela della sua immagine e dei suoi interessi, a causa di situazioni pregresse in cui giornalisti di note trasmissioni televisive nazionali avrebbero manipolato e distorto le sue affermazioni”.

Così inizia il racconto degli attivisti della Campagna che raccontano molti aspetti negativi sull’attuale gestione della struttura. “La struttura rimane giuridicamente ancora un C.A.R.A. - afferma il nuovo direttore - nonostante nella recente relazione d'inchiesta parlamentare su C.I.E. e C.A.R.A., si dichiari che la struttura di Mineo sia censita come un centro di prima accoglienza”.

“Di Natale ci spiega i passaggi di carattere tecnico amministrativo – continua la nota - a tratti piuttosto complicati e difficili da seguire, che hanno portato alla sua nomina come amministratore. Prima di quest'incarico egli era un amministratore giudiziario con il compito di vigilare sull'impresa Pizzarotti, costruttrice e proprietaria della struttura. Di Natale viene eletto poi amministratore delegato del consorzio "Nuovo CARA di Mineo" per sostenere e coadiuvare l'azione del presidente del consorzio il Prof. Giuseppe Caruso, Commissario Straordinario e docente di economia dell'Università di Catania. In una fase successiva con l'A.N.A.C. la procura e attraverso Giuseppe Caruso, viene nominato Direttore il suddetto Di Natale”.

Durante il colloquio più volte è stata affermata e ribadita “la presenza delle istituzioni nella nuova gestione del centro”. Il Ministero dell'Interno, infatti, ha una sede permanente all'interno del C.A.R.A. che ha il compito di svolgere una missione ministeriale di controllo in sinergia con la Prefettura. “Tutti i fornitori, ribadisce più volte il neo direttore, sono rigorosamente sottoposti a controlli antimafia. Solo due delle sette cooperative che si occupano del centro sono sottoposte ad amministrazione controllata”.

 

Gli alloggi

 

“Di Natale ci dice che attualmente gli alloggi vengono distribuiti secondo due criteri " quello distributivo e quello dell'etnia". Vi sono poi gli spostamenti, condivisi con gli ospiti, che tengono conto dei nuclei familiari e dei rapporti di amicizia stretti all'interno del C.A.R.A.. Uno dei Vice-Direttori presenti afferma che la direzione esegue un attento monitoraggio degli alloggi. Il Direttore, aggiunge prontamente e perentoriamente, che "il C.A.R.A. non è un centro di detenzione" e che lui "non assegna celle". Tuttavia l'enfasi con la quale ci informa degli efficaci metodi di controllo "sia randomici che puntuali" appare in contrasto con le precedenti affermazioni. Inoltre, non essendo stati autorizzati ad entrare negli alloggi, non abbiamo potuto verificare le reali condizioni”.

In merito al pocket money, la direzione sta vagliando l'ipotesi, anche in seguito alla recente protesta, “di versarlo in una carta prepagata utilizzabile per l'acquisto di prodotti nel market interno al CARA. Fino ad ora la distribuzione del pocket money sembra aver privilegiato sigarette e schede telefoniche”.

La vita all'interno del C.A.R.A. ci viene presentata come tranquilla. Si eleggono democraticamente i rappresentanti delle comunità. Come l'ultima volta, anche stavolta, la delegazione si ferma in mensa a pranzo per socializzare con i migranti, ma a differenza dell'ultima volta “abbiamo l'impressione che i migranti siano diffidenti nei nostri confronti, come se avessero paura a parlare con noi”.

 

“Nella mensa abbiano notato che alcuni preferiscono consumare le pietanze fuori dalla mensa portandole via in buste di plastica (Dove? Forse nelle loro casette). Osserviamo inoltre, che nella mensa non ci sono le donne; dove mangiano? Insistiamo che sarebbe meglio far cucinare ai/lle migranti ciò che preferiscono nelle loro case. Attualmente questo non è possibile perché è previsto nell'appalto il catering per 3000 persone. Di Natale ci dice che sarebbe pericoloso far cucinare dentro gli alloggi. L'osservazione del direttore può essere condivisibile quando però si prevedono tempi brevi di permanenza. Nel C.A.R.A. di Mineo le persone spesso (con dati alla mano) hanno vissuto per un lungo periodo e sono stati privati di un momento di normalità e condivisione come quella del pranzo”.

 

“Dopo pranzo visitiamo la moschea e le aree comuni. Lo stesso Direttore ci ha tenuto a farci vedere  la recinzione simile ad una gabbia che avrebbe dovuto delimitare l'area hotspot per 1000 persone e che avrebbe diviso i migranti in quelli di serie A e in quelli di serie B. In nessun caso l'hotspot non verrà realizzato”.

 

Numeri e isolamento: le criticità maggiori

 

Il C.A.R.A. di Mineo rimane una struttura enorme anche se i numeri sono leggermente diminuiti. Al momento la popolazione del centro è di 2987 ospiti e 375 dipendenti. “Più volte il direttore ha ribadito che la struttura non è sovradimensionata perché le gare di appalto prevedono la presenza di 3000 ospiti. Ci è sembrato di capire che, anche se i controlli sulle presenze effettive dei migranti nel C.A.R.A. sono più rigorosi, l'appalto per la mensa prevede 3000 pasti al giorno, a prescindere dalle presenze effettive. Il personale del C.A.R.A. è rimasto lo stesso di prima. Riconosciamo alcuni dei vecchi dipendenti che lavorano attualmente nella direzione”.

 

“Il Direttore ci dice che parte degli ospiti proviene dagli sbarchi. I rilievi dattiloscopici avvengono al porto, mentre la compilazione del modello C3 avverrebbe all'interno del CARA. I tempi di una procedura di richiesta d'asilo sembrerebbero migliorati ma quelli dei ricorsi sono ancora lenti. I ricorrenti pertanto continuano a rimanere nel centro perché ne hanno diritto. La popolazione del Cara viene accompagnata a Catania e a Siracusa dove lavorano le commissioni addette ad esaminare le richieste. Osserviamo che nei primi anni (2011/2013) le commissioni esaminavano le richieste dentro il C.A.R.A. ed a quei tempi gli ospiti non superavano le 2000 presenze”.

 

“Ci assicurano che il personale del centro è sempre disponibile ad andare incontro alle esigenze degli ospiti accompagnandoli ovunque loro desiderino. In merito abbiamo qualche perplessità. É evidente che una delle maggiori criticità del C.A.R.A. è l'isolamento. Non ci sono mezzi pubblici che lo colleghino ai vicini centri abitati. Ci chiediamo dubbiosi come si faccia realmente ad accontentare 3000 ospiti, che hanno la necessità di spostarsi, solamente con mezzi del centro.

 

Il C.A.R.A. ospita anche molti siriani ed eritrei in attesa di Relocation. I funzionari di Easo si occupano delle pratiche di ricollocamento. “A tal proposito il direttore sottolinea che, nonostante il grande lavoro d'informazione, almeno il 40 percento di siriani ed eritrei abbandona il centro a causa dei lunghi tempi di attesa preferendo trovare soluzioni autonome”.

Alla fine dell'ispezione, durante la quale si sono susseguite rassicurazioni sul rapido superamento delle criticità del C.A.R.A., “il dato più sconcertante rimane la totale contrapposizione fra le valutazioni della Commissione parlamentare d'inchiesta, che in un documento redatto dopo le ispezioni ha chiesto la chiusura immediata del C.A.R.A. e le valutazioni dell'ing. Di Natale e dei suoi collaboratori, per i quali il centro è un modello, anche se perfettibile, di accoglienza, destinato a durare nel tempo”.

Invece per la Campagna LasciateCIEntrare “il CARA, anche alla luce di quest'ultima ispezione, rimane un esperimento di segregazione dei/delle richiedenti asilo. Da quanto osservato facendo un confronto fra la prima visita nel 2015 e quella attuale, pensiamo che le condizioni siano più somiglianti ad un ghetto che a un'esperienza d'integrazione. Le persone sono costrette ad uno stile di vita pensato per un breve periodo. Nei fatti dietro questa macchina che tende alla perfezione si perpetua una gestione segregativa e lontana dalla possibilità di creare luoghi in cui i richiedenti asilo possano realmente integrarsi nel paese in cui ricevono la protezione internazionale”.

 

@nelpaeseit

Pubblicato in Sicilia
Martedì, 19 Settembre 2017 11:38

DEVOLVE LIBRO ESORDIO ALLA FONDAZIONE ALZHEIMER

La biografia del principe Antonello Ruffo di Calabria a sostegno della Federazione Alzheimer Italia, il libro d'esordio scritto dalla giornalista Giusy Colmo. L'annuncio in occasione della XXIV Giornata Mondiale Alzheimer.

 

Saranno devoluti in beneficenza alla Federazione Alzheimer Italia i Diritti d’Autore del libro di Giusy Colmo “il principe che spostava le colline” edito da Castelvecchi con la prefazione di Fulco Pratesi. La decisione è stata annunciata dall’autrice a Milano il 19 settembre in occasione del convegno internazionale “Dall’assistenza all’inclusione come superare lo stigma della demenza” organizzato dalla Federazione per la XXIV Giornata Mondiale Alzheimer.

Il libro racconta l’esistenza avventurosa e ribelle di Antonello Ruffo di Calabria, fratello maggiore di Paola regina dei Belgi, scomparso a Roma lo scorso 24 agosto all’età  di 87 anni.  Uomo geniale e dalle idee vulcaniche, amico di artisti e scrittori,  appassionato ambientalista, il  nome di Antonello Ruffo di Calabria  è legato alla creazione negli anni’70  del primo parco ornitologico italiano.

“Questa biografia è il traguardo raggiunto dopo un lungo viaggio compiuto accanto a lui, un viaggio fatto di ascolto, cura, profonda empatia -  racconta l’autrice-    Un lavoro lungo, difficile e paziente di  ricostruzione della matassa ingarbugliata dei suoi ricordi. Sono riuscita a raccogliere tutto ciò che ricordava prima che la malattia di demenza  gli spegnesse la voce e gli rubasse i ricordi. Desidero che questa esperienza di scrittura e di accompagnamento nella malattia diventino testimonianza e contribuiscano  a tenere viva l’attenzione su   una malattia devastante che non ha confini sociali, economici e geografici”.

La  Federazione Alzheimer Italia è la maggiore organizzazione nazionale non profit dedicata alla promozione della ricerca medica e scientifica sulle cause, sulla cura e sull’assistenza per la malattia di Alzheimer, al supporto e al sostegno dei malati e de i loro familiari.   Formata in prevalenza da familiari di malati, la Federazione è il principale punto di riferimento per la malattia di Alzheimer in Italia.

L’autrice

Giusy Colmo, torinese, giornalista, vive e lavora a Roma come responsabile della comunicazione presso l’Auser associazione per l’invecchiamento attivo. La storia della vita  di Antonello Ruffo di Calabria rappresenta il suo libro d’esordio.

@nelpaeseit

Pubblicato in Salute
Martedì, 19 Settembre 2017 11:15

ANNO SCOLASTICO: LA PROPOSTA EDUCATIVA DI AMNESTY

L'Educazione ai diritti umani, che si ispira ai principi della Dichiarazione universale dei diritti umani e viene promossa nelle scuole di ogni ordine e grado, è un aspetto fondamentale del lavoro di Amnesty International

 

L'intera offerta formativa di Amnesty International Italia per l'anno scolastico 2017-18 è consultabile sul catalogo "Educare ai diritti umani" (www.amnesty.it/educazione). 

In particolare, l'edizione 2017 del progetto Amnesty Kids (www.kids.amnesty.it) che quest'anno sarà dedicata al coraggio e ci porterà a conoscere le storie di donne e uomini che combattono ogni giorno per l'affermazione dei diritti umani nel mondo. 

Il progetto è rivolto a insegnanti, alunne e alunni del secondo ciclo della scuola primaria e della scuola secondaria di I grado che desiderano esplorare insieme il ruolo dei diritti nella vita di ogni persona, impegnandosi concretamente per difenderli. 

Alle scuole secondarie di II grado Amnesty International Italia propone il progetto Scuole amiche dei diritti umani. In una scuola amica dei diritti umani studenti, professori e personale della scuola sono invitati a stabilire i propri diritti, condividerli con gli altri e farli rispettare fuori e dentro l'ambiente scolastico. 

Per chi, invece, è interessato ad approfondire i diritti delle persone Lgbti c'è il progetto Scuole attive contro l'omofobia e la transfobia  (www.scuole-lgbti.amnesty.it) che si rivolge alle scuole secondarie di secondo grado e vuole essere un "luogo" in cui studenti e professori di istituti diversi si incontrano per scambiarsi idee, proposte e azioni per migliorare il proprio ambiente scolastico, renderlo rispettoso dei diritti umani e libero da ogni forma di discriminazione e violenza. 

Genitori e bambini avranno inoltre la possibilità di riflettere e divertirsi leggendo i bellissimi albi illustrati per conoscere e approfondire i diritti umani. Quest'anno vi consigliamo, in particolare il testo Image (www.amnesty.it/pubblicazioni/imagine) che, attraverso le parole della canzone di John Lennon spiega ai più piccoli come il mondo come dovrebbe essere e a noi adulti come dovremmo lasciarglielo. 

L'Educazione ai diritti umani, che si ispira ai principi della Dichiarazione universale dei diritti umani e viene promossa nelle scuole di ogni ordine e grado, è un aspetto fondamentale del lavoro di Amnesty International, che realizza risorse educative e schede di approfondimento gratuite, scaricabili e disponibili online adatte a ciascun percorso formativo. 

Per maggiori informazioni sulle attività e i materiali disponibili è possibile consultare la sezione dedicata sul sito www.amnesty.it/educazione oppure contattare l'ufficio Educazione e formazione all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

@nelpaeseit

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione
Martedì, 19 Settembre 2017 10:49

ROVIGO: INTIMIDAZIONI CONTRO SINDACALISTA CGIL

In 72 ore sono due danneggiamenti subiti e denunciati a Padova da Sead Dobreva, sindacalista Cgil del settore logistica e di origine Rom.

 

 

Prima l’auto imbrattata e danneggiata, ora il lancio di una molotov che fortunatamente non ha creato danni. In 72 ore sono queste le intimidazioni subite e denunciate a Padova da Sead Dobreva, sindacalista Cgil del settore logistica e di origine Rom.

 

“Sono gesti vigliacchi e di intimidazioni – scrive Dobreva sulla sua pagina facebook - che sto subendo nell’ arco di 72 per due che però mi fanno riflettere e temere per l'incolumità della mia famiglia. A questo punto mi sono rivolto oltre che ai carabinieri e questura con due denunce e ho nominato un mio avvocato nella speranza che le forze del ordine ci mettano più attenzione su quello che sta accadendo”

 

La molotov non avrebbe potuto provocare grandi danni, viste le dimensioni, ma intanto sono avvertimenti da non sottovalutare se in 3 giorni si contano due atti di questo tipo.

@nelpaeseit

 

Pubblicato in Veneto
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