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Sabato, 07 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 25 Settembre 2017 - nelPaese.it

Si chiama “Bando Nuove Generazioni” ed è rivolto ai minori di età compresa tra 5-14 anni.  E’ il terzo Bando che l’impresa sociale Con i Bambini rivolge agli enti di Terzo settore e al mondo della scuola con l’obiettivo di mettere in campo progetti di contrasto alla povertà educativa minorile.

A disposizione un ammontare complessivo di 60 milioni di euro, in funzione della qualità dei progetti ricevuti. Rispetto ai precedenti bandi Prima Infanzia (0-6 anni) e Adolescenza (11-17 anni), la nuova iniziativa prevede direttamente la presentazione online dei progetti, entro e non oltre il 9 febbraio 2018.

Nei giorni scorsi sono stati approvati i primi 80 progetti per il contrasto della povertà educativa minorile, relativi al Bando Prima Infanzia per un finanziamento complessivo di 62,2 milioni di euro. Nei primi mesi del prossimo anno, saranno pubblicati i progetti approvati con il Bando Adolescenza.

Per garantire la massima partecipazione, ogni organizzazione potrà presentare un solo progetto in qualità di soggetto responsabile o aderire come partner a un solo progetto. Fanno eccezione unicamente le amministrazioni locali e territoriali, le università e i centri di ricerca che possono partecipare, in qualità di partner, a più progetti. Scopo del bando è quello di promuovere il benessere e la crescita armonica dei minori nella fascia di età5-14 anni, in particolare di quelli a rischio o in situazione di vulnerabilità: di tipo economico, sociale, culturale, richiedendo progetti in grado di promuovere e sviluppare competenze personali, relazionali, cognitive dei ragazzi.

I progetti devono essere in grado di incidere in modo significativo sia sui loro percorsi formativi che su quelli di inclusione sociale, attraverso azioni congiunte “dentro e fuori la scuola”, sviluppando e rafforzando l’alleanza, le competenze, il lavoro e la capacità di innovazione dei soggetti che si assumono la responsabilità educativa (“comunità educante”) e prevenendo precocemente varie forme di disagio: dispersione e abbandono scolastico, bullismo e altri fenomeni di disagio giovanile.

L’iniziativa è rivolta anche a bambini e ragazzi che vivono in aree e territori particolarmente svantaggiati che, grazie al nuovo bando, potranno avere nuove e importanti opportunità educative.

@nelpaeseit

 

Pubblicato in Economia sociale

“L’anno scolastico non è ancora iniziato per troppi alunni con disabilità.” È l’estrema sintesi della costatazione che la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap esprime a margine del suo Consiglio Nazionale tenutosi sabato scorso. Nella settimana precedente la FISH, le associazioni federate, tante organizzazioni da altrettanti territori hanno segnalato – anche quest’anno – molte disfunzioni e disagi nell’assegnazione di insegnanti di sostegno, nell’assenza di trasporto, nella carenza di servizi di assistenza educativa e personale.

“Chi si augurava che la lunga riflessione attorno alla buona scuola segnasse una svolta repentina anche per la disabilità, raccoglie purtroppo ancora significative delusioni”, sottolinea il presidente FISH Vincenzo Falabella. “Abbiamo per tempo espresso le raccomandazioni più decise ed accorate, ma evidentemente non era sufficiente rivolgersi alle cariche istituzionali più elevate. Le responsabilità per la reale garanzia del diritto allo studio sono ampie e diffuse. Non sono da attribuire al solo Ministero, ma anche alle Regioni e ai Comuni che hanno specifiche competenze.”

Ed in effetti questa denuncia di FISH trova ampia conferma localmente, dalle segnalazioni delle famiglie, delle associazioni, ma anche dalla cronaca. Altrettanti casi rimangono silenti per la rassegnazione dei diretti interessati.

“Dal nostro Consiglio Nazionale – e dal movimento più in generale – emerge però una preoccupazione che va oltre i ritardi nell’assegnazione del sostegno, dell’assistenza educativa, dei trasporti”, puntualizza Vincenzo Falabella. “Abbiamo una visione più ampia: il reale perseguimento della qualità dell’inclusione scolastica. Non è solo imprescindibile garantire l’accesso e la frequenza delle persone con disabilità, ma è necessario che l’inclusione sia reale, produca effetti positivi e costruttivi, costituisca un percorso di reale crescita individuale e collettiva. La scuola non deve essere un parcheggio per gli alunni con disabilità, né occasione di nuove forme di isolamento o confinamento o di aule speciali. Ciò richiede condivisione, preparazione, aggiornamento in tutti gli attori coinvolti. Una determinazione che non può che giovare alla scuola nella sua interezza.”

In questi giorni FISH, anche in ambito regionale, sarà impegnata sia a fronteggiare le emergenze, sostenendo le famiglie anche in giudizio se del caso, che a rilanciare le ormai note istanze per una reale qualità dell’inclusione.

@nelpaeseit

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Amnesty International ha rivelato che la bomba che il 25 agosto ha distrutto un palazzo nella capitale dello Yemen era di fabbricazione statunitense. A questa conclusione sono giunti gli esperti in tema di armamenti dell'organizzazione per i diritti umani, che hanno rinvenuto tracce di componenti "made in Usa" comunemente usati nelle bombe aeree a guida laser. 

L'attacco aereo nella capitale yemenita Sana'a ha colpito tre palazzi, uccidendo 16 civili e ferendone altri 17. Sette delle vittime erano bambini, tra i quali cinque fratelli e sorelle della piccola Buthaina, cinque anni, la cui fotografia è diventata immediatamente virale. Altri otto bambini sono rimasti feriti: tra loro Sam Bassim al-Hamdani, che perse entrambi i genitori. 

"Non c'è semplicemente alcuna spiegazione con cui gli Usa, il Regno Unito, la Francia e altri paesi possano continuare a giustificare il flusso costante di armi alla coalizione a guida saudita per il loro impiego nel conflitto dello Yemen. Negli ultimi 30 mesi la coalizione si è più volte resa responsabile di gravi violazioni del diritto internazionale, crimini di guerra compresi, con conseguenze devastanti per la popolazione civile", ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International. 

Dopo aver esaminato le prove fornite da un giornalista locale che aveva rinvenuto tra le macerie alcuni frammenti, gli esperti di Amnesty International hanno identificato il sistema di controllo MAU-169L/B, montato su diversi tipi di bombe aeree a guida laser. 

Secondo l'Agenzia Usa per la cooperazione nella difesa e nella sicurezza, nel 2015 gli Usa hanno autorizzato la vendita all'Arabia Saudita di 2800 bombe a guida laser, equipaggiate col sistema di controllo MAU-169L/B: in particolare le GBU-48, le GBU-54 e le GBU-56. 

Amnesty International chiede l'immediata applicazione di un embargo complessivo per assicurare che nessuna delle parti coinvolte riceva armi, munizioni, equipaggiamento e tecnologia militare utilizzabili nel conflitto dello Yemen. L'organizzazione per i diritti umani sollecita con urgenza un'indagine indipendente e imparziale su tutte le denunce di violazione del diritto internazionale affinché tutti i responsabili siano portati di fronte alla giustizia. 

Vite devastate per sempre 

L'attacco del 25 agosto è stato lanciato alle 2 di notte sul quartiere di Faj Attan. Ali al-Raymi, 32 anni, ha perso suo fratello Mohamed, sua cognata e cinque nipotini di età compresa tra due e 10 anni. Buthaina, la nipotina di cinque anni, è stata l'unica a sopravvivere. 

"Quando le chiedi cosa desidera, risponde che vuole tornare a casa. Pensa che quando tornerà a casa ci troverà tutta la sua famiglia. Aveva cinque fratellini e sorelline con cui giocare. Adesso non ne ha più nessuno. Riesci a immaginare il dolore e la pena che porta nel suo cuore?", ha detto ad Amnesty International Ali al-Raymi. 

La coalizione a guida saudita ha ammesso l'attacco, attribuendo le vittime civili a un "errore tecnico", contro un "legittimo obiettivo militare" appartenente alle forze huthi e fedeli all'ex presidente Saleh. Secondo fonti locali, uno degli edifici bombardati era frequentato da una persona legata agli huthi. Amnesty International non è stata in grado di confermare la sua identità o il suo ruolo né se fosse presente al momento dell'attacco.  In ogni caso, anche se nei pressi vi fossero stati obiettivi militari, il diritto internazionale umanitario vieta gli attacchi sproporzionali, come quelli che si prevede uccidano o feriscano civili. 

Il portavoce della coalizione a guida saudita ha reso noto che l'attacco è stato segnalato al Comitato congiunto di valutazione, per ulteriori accertamenti. Amnesty International non è a conoscenza di alcuna misura concreta adottata dalla coalizione per indagare, prendere provvedimenti disciplinari o rinviare a processo presunti responsabili di crimini di guerra. 

"Il completo disprezzo della coalizione per la vita umana e la mancanza d'impegno a indagare mettono in luce la necessità di un'indagine indipendente internazionale sulle denunce di violazioni del diritto internazionale", ha aggiunto Maalouf.  "È vergognoso che, invece di chiamare i loro alleati a rispondere delle loro azioni in Yemen, gli Usa, il Regno Unito e altri ancora continuino a rifornirli di enormi quantità di armi", ha concluso Maalouf. 

(Foto di repertorio)

@nelpaeseit

Pubblicato in Dal mondo
Lunedì, 25 Settembre 2017 15:10

LAMEZIA: DUE RAID VANDALICI CONTRO PROGETTO SUD

A Lamezia ancora intimidazioni contro Progetto Sud. La comunità fondata da don Giacomo Panizza ha subito due atti vandalici in pochi giorni. Colpite due delle cooperative che fanno parte della rete sociale attiva su quel territorio. I ladri hanno divelto il tetto della casetta realizzata all’interno del campo coltivato portando via diversi attrezzi per la lavorazione del terreno. Ieri un altro furto è avvenuto all’interno del parcheggio custodito dell’ospedale cittadino.

Il parcheggio del nosocomio è gestito dalla cooperativa Ciarapanì, anch’essa facente parte del gruppo della Progetto Sud. In questo caso i ladri hanno forzato la porta di ingresso del gabbiotto presente nel parcheggio ed hanno rubato il denaro dalla cassa che poi è stata divelta ed è stata ritrovata in un fosso a poche centinaia di metri dall’ospedale. Hanno anche prelevato le registrazioni delle videocamere di sorveglianza, in modo da far sparire il video del furto e della devastazione effettuata all’interno del parcheggio.  “Non so perché non ci lasciano in pace. Sanno bene che noi denunciamo ogni volta perché vogliamo continuare a rimanere liberi. Sembra che dietro tutto ciò ci sia una regia criminale”. Sono le considerazioni di don Panizza all’agenzia stampa Redattore Sociale, esprimendo tutta l’amarezza per degli atti che, oltre a causare danni economici, gettano sconforto.

“Queste sono azioni che ci indeboliscono economicamente. Con gli ultimi due episodi di questi giorni, la conta dei danni è arrivata a circa 30 mila euro – evidenzia il sacerdote – Ciò significa che dovremo fare altri mutui, assumere altri impegni economici e finanziari oltre a quelli che già abbiamo”. Don Giacomo racconta che, prima dei fatti eclatanti di quest’ultima settimana, per tutto il mese scorso si sono verificati piccoli furti e atti vandalici di vario tipo in diverse sedi della Progetto Sud. “E’ stata un’escalation alla devastazione. E’ evidente il gusto esagerato a distruggere sempre più. Noi non siamo una ditta siamo un’associazione che aiuta le persone a crescere, a essere consapevoli. Vogliamo essere liberi, senza nessuno che ci protegga, che vincoli o condizioni la nostra libertà”. Una determinazione, quella di don Giacomo e di tutti gli operatori sociali impegnati nelle varie realtà associative, che risente fortemente di tutti i colpi subìti negli anni. “Il morale di tutti noi è un po’ giù, ci cadono le braccia quando ci ritroviamo di fronte a queste situazioni ma -  asserisce don Giacomo – ci vogliono comunque la calma e la ragione perché l’aspetto etico di quello che facciamo ce lo impone”.

Pensando al prossimo futuro, don Panizza non riesce a essere ottimista: “Purtroppo rischiamo che succederà qualcos’altro, questa è la mia preoccupazione – rivela il presidente della Comunità Progetto Sud -  Vorrei proprio non pensare di essere nel mirino, ma sto mettendo in conto tante cose”. La Progetto Sud, nata nel 1976, è un sistema di realtà associative ben radicato sul territorio, basato sui principi della solidarietà e sussidiarietà. Un mondo all’avanguardia che ha scardinato il vecchio assistenzialismo che imperava nel mondo del sociale lametino e calabrese; un universo nuovo, efficiente, funzionale, che ha messo al centro la persona e i suoi diritti con particolare attenzione ai soggetti più deboli che non hanno voce. La Progetto Sud, emblema di un sistema innovativo, eticamente pulito, che la delinquenza comune e la criminalità organizzata  da sempre stanno cercando di distruggere con ogni mezzo.

(Fonte: Redattore Sociale/Scaramuzzino - Foto: Scaramuzzino)

@nelpaeseit

 

Pubblicato in Calabria

Gli stati dell'Unione europea sono ampiamente venuti meno all'impegno di ricollocare i richiedenti asilo provenienti dalla Grecia e dall'Italia. Questa è l'accusa di Amnesty International, alla vigilia del 26 settembre 2017, quando termineranno i due anni di durata dello schema europeo di ricollocazione. 

"Due anni dopo aver accettato quello schema, la maggior parte degli stati dell'Unione europea ha abdicato alle sue responsabilità abbandonando rifugiati e richiedenti asilo in Italia e Grecia", ha dichiarato Iverna McGowan, direttrice dell'Ufficio di Amnesty International presso le Istituzioni europee. 

"Non si trattava unicamente di fare qualcosa di buono, bensì di un vero e proprio obbligo legale nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo. Gli stati dell'Unione europea devono rispettare i loro impegni, altrimenti rischieranno di essere portati di fronte alla Corte europea e di subire dure conseguenze", ha aggiunto McGowan. 

Polonia e Ungheria non hanno accolto neanche un richiedente asilo dall'Italia e dalla Grecia. La Slovacchia, che ha invano cercato di contestare lo schema ricorrendo alla Corte europea, ha accettato solo 16 dei 902 richiedenti asilo che le erano stati assegnati; la Repubblica Ceca solo 12 su 2691. 

La Spagna ha rispettato solo il 13,7 per cento della quota assegnata, il Belgio il 25,6, l'Olanda il 39,6 e il Portogallo il 49,1. 

Malta è l'unico stato dell'Unione europea ad aver raggiunto la quota assegnata. Lo stesso hanno fatto due stati non-Ue, Norvegia e Liechtenstein, che avevano aderito volontariamente allo schema, accogliendo rispettivamente 1500 e 10 richiedenti asilo. 

Tra gli stati che si sono comportati meglio figurano la Finlandia (1951 richiedenti asilo accolti, il 94,5 per cento della quota assegnata) e l'Irlanda (459 richiedenti asilo accolti, il 76,5 della sua quota). 

Amnesty International continua a chiedere ai governi europei di raddoppiare gli sforzi per raggiungere le quote loro assegnate dallo schema di ricollocazione e di accogliere singole persone necessitanti di protezione e che attualmente si trovano in Italia e Grecia attraverso altri strumenti, quali i permessi di lavoro e procedure rapide di ricongiungimento familiare. 

Lo schema di ricollocazione, nel settembre 2015, intendeva offrire ai richiedenti asilo la possibilità di ricostruire le loro vite in condizioni di sicurezza, dopo essere sopravvissuti alla guerra, alla persecuzione e a un viaggio pericoloso verso l'Europa. 

In Grecia, dove migliaia di richiedenti asilo senza richiesta di ricongiungimento familiare restano intrappolati dal marzo 2016, quando è stato chiuso il confine con la Macedonia, la ricollocazione è uno dei pochi strumenti ufficiali a disposizione per la maggior parte delle persone che vogliono muoversi in condizioni di sicurezza verso altri paesi europei. 

I richiedenti asilo che sono arrivati sulle isole greche dopo l'accordo Ue-Turchia del 20 marzo 2016, sono stati illegalmente esclusi dallo schema di ricollocazione e molti di loro restano bloccati nel luogo dove sono approdati. 

"Chiunque sia arrivato in Grecia e in Italia prima della scadenza dello schema dovrebbe essere inserito nello schema di ricollocazione. Se ciò fosse stato già fatto, oltre a consentire a richiedenti asilo di vivere in sicurezza e dignità, avrebbe alleviato la pressione e migliorato la situazione sulle isole greche, dove nei mesi estivi gli arrivi sono aumentati", ha commentato McGowan. 

Secondo Amnesty International, dopo la scadenza dello schema di ricollocazione i governi europei dovranno continuare a ricollocare tutti coloro che ne hanno diritto, coerentemente agli obblighi assunti nel settembre 2015.   

 

 

Pubblicato in Nazionale

Sarà Violante Placido ad aprire la 19esima edizione del Napoli Film Festival, diretto da Mario Violini, lunedì 25 settembre in un incontro con il pubblico al Cinema Hart (ore 21:00 - Posto unico € 5,00 - Ridotto € 4,00) condotto dalla giornalista Claudia Catalli esperta di cinema e ideatrice di "CineCoctail", il format che ha portato con successo nei maggiori festival. Seguirà la proiezione del film 7 minuti (2016 – Koach Media) di Michele Placido con protagoniste 11 operaie che cercano di salvare dal licenziamento 200 loro colleghe. 

Al via i cinque concorsi in gara per il Vesuvio Award: per Europa/Mediterraneo sarà proiettato Ministery of Love del croato Pavo Marinkovic, una commedia tra romanticismo e burocrazia (ore 16:30 Institut Français, Via Francesco Crispi, 86- ingresso libero). A seguire, alle ore 18:15, per il concorso Nuovo Cinema Italia, sarà l'attrice Daniela Poggi a presentare l'Esodo di Ciro Formisano (uscita nazionale 9 novembre), una storia sul dramma degli esodati nell'anno 2002 del governo Monti. Per Schermo Napoli, a cura di Giuseppe Colella, saranno giudicati i primi lavori delle sotto sezioni Corti, Doc e Scuole (dalle 10 alle 18:30 – Cinema Hart).

Partono anche i "Percorsi d'autore" con le prime due retrospettive dedicate a Raúl Arévalo ed Edorado De Angelis. Alle ore 18 presso l'Instituto Cervantes, Via Nazario Sauro, 23 (ingresso libero) sarà proiettato Primos di Daniel Sánchez Arévalo, introdotto dall'ispanista Prof. Marco Ottaiano dell'Università Orientale di Napoli, e alle ore 18 all'Institut Français (ingresso libero) sarà proposta la visione di Mozzarella Stories. 

Per "Parole di cinema", la sezione dedicata agli studenti degli istituti superiori napoletani organizzata in collaborazione con Mobydick, ospite il costumista Mariano Tufano che accompagna la proiezione di "Lasciati andare" di Francesco Amato con Toni Servillo (ore 10 – Cinema Hart, Via Crispi, 33). 

Tra i prossimi appuntamenti serali, gli incontri con l'attore cult Lou Castel e il regista Pierpaolo De Sanctis che introdurranno A pugni chiusi, il documentario sulla parabola artistica ed esistenziale di un artista che è diventato? il volto simbolo del cinema di Bellocchio, Cavani e? Samperi (martedì 26 settembre, ore 19), con Massimiliano Gallo che presenterà Veleno, il dramma civile sulla Terra dei Fuochi che lo vede protagonista insieme a Luisa Ranieri (mercoledì 27 settembre, ore 21), con Edoardo De Angelis che accompagnerà la proiezione di Indivisibili, opera pluripremiata ai David di Donatello (giovedì 28 settembre, ore 21).

Venerdì 29 settembre alle ore 21 Nello Mascia  presenterà in anteprima il cortometraggio A' Livella di Totò, omaggio filmico al grande genio comico con le musiche originali di Ciccio Merolla, a seguire alle ore 21:30 l'anteprima campana di Ferrante Fever, il documentario dedicato al mistero di Elena Ferrante, l'autrice della quadrilogia L'Amica Geniale che ha conquistato il mondo, presentato dal regista Giacomo Durzi. Anteprima napoletana, sabato 30 settembre alle ore 19, di Hans Werner Henze – La musica, l'amicizia, il gioco, il documentario di Nina di Majo su uno dei più grandi compositori del XX secolo e la sua fuga negli anni '50 tra Napoli e Ischia.

Alle ore 21 Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini incontreranno il pubblico prima della proiezione di Fortunata, film vincitore di tre Nastri d'argento con Jasmine Trinca miglior attrice al Certain Regard di Cannes 2017.

In cattedra per "Parole di cinema" al Cinema Hart (ore 10) i registi Francesco Patierno  (27 settembre), Edoardo De Angelis (28 settembre) ed  Enrico Morabito (30 settembre). Percorsi d'autore anche per l'attore e regista francese Mathieu Amalric (vincitore per tre volte del Premio César) e alla coppia Castellitto/Mazzantini.

 

 

 

Pubblicato in Campania

"Non siamo ancora alle conclusioni definitive, ma i primi risultati del nostro lavoro dimostrano che tra i nominativi degli iscritti alle logge massoniche della Calabria e della Sicilia, ci sono alcuni condannati per 416 bis, quindi per associazione mafiosa, e un numero considerevole di situazioni giudiziarie in itinere, imputati, rinviati a giudizio, sia di reati di mafia che di quelli che comunemente chiamiamo i reati spia di comportamenti mafiosi o comunque di collusione con la mafia". Così Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, parla a 'Presadiretta', nella puntata intitolata 'I Mammasantissima' - in onda stasera alle 21.15 su Rai3 - dei i primi risultati del lavoro della commissione sui rapporti tra mafia e massoneria.

"Noi - puntualizza Bindi - non stiamo facendo un'inchiesta sulla massoneria, stiamo facendo un'inchiesta sui mafiosi massoni. Per noi è molto importante questa inchiesta soprattutto perché si parla di una sorta di nuova organizzazione delle mafie che vede insieme pezzi delle mafie, pezzi della massoneria, dello Stato, delle classi dirigenti del nostro Paese". Alla richiesta della Commissione parlamentare di avere la lista degli iscritti alle logge calabresi e siciliane, nessuna obbedienza ufficiale aveva consegnato i nomi alla scadenza dell' 8 febbraio scorso.

E l'Antimafia era intervenuta a inizio marzo con gli uomini del Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata (Scico) della Guardia di finanza sequestrando le liste degli affiliati di Calabria e Sicilia delle quattro principali associazioni massoniche italiane: Il Grande Oriente d'Italia, la Gran Loggia Regolare, la Serenissima Gran Loggia d'Italia e la Gran Loggia d'Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. 

La trasmissione

Con l’inchiesta I Mammasantissima, PresaDiretta torna sul terreno della lotta alla criminalità organizzata. Una vera e propria spy story, nella quale si intrecciano la politica, la ‘ndrangheta e la massoneria. Sulla ‘ndrangheta si è detto e visto molto, sappiamo della sua pervasiva capacità di infiltrarsi nelle istituzioni e negli appalti, di lucrare sulla spesa pubblica, di gestire il traffico internazionale di droga, conosciamo la sua abilità nel cambiare pelle e il suo fiuto per gli affari.

L’inchiesta di PresaDiretta  prova a fare un passo avanti, entra nelle stanze segrete del potere politico criminale per raccontare chi sono quelli che le abitano, i Mammasantissima. A PresaDiretta, il racconto del livello segreto, il supervertice criminale, in cui si sono fusi ‘ndrangheta, massoneria deviata e politica, all’interno del quale si decide tutto: strategie economiche e politiche a livello nazionale. Un’inchiesta ricca di rivelazioni,  intercettazioni, testimonianze di pentiti e di latitanti.

Ma in Calabria c’è anche chi resiste. C’è una parte della società civile che combatte con il cuore e con la testa per cambiare le cose e una parte dello Stato che ha messo nel mirino i Mammasantissima.

In questa puntata di PresaDiretta alcuni dei testimoni più importanti dell’impegno dello Stato nella lotta contro la criminalità organizzata come la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi e Giuseppe Lombardo, Procuratore aggiunto di Reggio Calabria,  che da anni indaga il livello più evoluto della criminalità e conosce i territori segreti dell’Anti Stato.

In Studio, ospite di Riccardo Iacona, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro  Nicola Gratteri, uno dei magistrati più noti e in prima linea nella battaglia contro la ‘ndrangheta.

 (Fonte: Ansa)

 

Pubblicato in Nazionale

Ventitre cooperatori, provenienti da cooperative sociali del Lazio e del resto d’Italia, saranno i protagonisti del “Progetto pilota di formazione per cooperative sociali dedicato a rafforzare le capacita’ di risposta alle emergenze terremotali”, presentato sabato 23 settembre presso il Campo Zero di Amatrice.

 

Sulla sponda laziale del cratere sismico, oggetto di una scia di devastazione che prese avvio nella notte del 24 agosto 2016, la cooperazione Legacoop prova a mettere in campo un nuovo strumento per il sostegno alle popolazioni colpite dalle catastrofi naturali. A co-progettare il percorso formativo la ong israeliana IsraAID che, in quel drammatico agosto 2016, ha risposto all’emergenza arrivando in Italia dopo solo 30 ore dal terremoto, offrendo un diretto supporto psicosociale alle famiglie delle vittime della catastrofe e formazione ai volontari e alla Polizia Locale.

 

In Italia, paese sismico per eccellenza, non possediamo task force addestrate per formine tale tipo di supporto emergenziale. Per questo IsraAID ha proposto a Legacoop di realizzare un programma di formazione specifico, per fornire un supporto sostenibile a lungo termine alle comunità colpite dal terremoto. In collaborazione con Legacoopsociali e Legacoop Lazio è stato quindi identificato un progetto pilota, partito ufficialmente il 23 settembre.

Il programma prevede due weekend formativi (23-24 settembre e 30 settembre-1 ottobre), programmati presso il Campo Zero di Amatrice e a Roma. Per la prima data è stato fondamentale il supporto del CNS, che ha messo gratuitamente a disposizione dei cooperatori vitto e alloggio presso la cooperativa Grisciano.

 

Presenti all’evento di presentazione: Andrea Laguardia – Responsabile Legacoop Servizi Lazio, Sergio Pirozzi – Sindaco di Amatrice, Anna Vettigli – Responsabile Legacoopsociali Lazio, Ardita Kongjonaj – IsraAI, Francesca Ottolenghi – Ufficio Relazioni Internazionali e Politiche Europee Legacoop, Sergio Zaccarelli – CNS e Mauro Lusetti – Presidente Legacoop Nazionale.

 

La formazione, a cura di esperti di IsraAID che hanno già operato nelle comunità locali colpite dal terremoto, affronterà temi come: supporto psicosociale, traumi, sintomi e strumenti PTSD – Primo Soccorso Psicosociale, meccanismi per affrontare le emergenze, resilienza, traumi secondari, self-care, strumenti per interventi efficaci con comunità vulnerabili.

 

Obiettivo del corso è rafforzare le competenze delle cooperative sociali nella gestione del sostegno psicosociale in situazioni emergenziali: Rafforzare la formazione dei formatori in materia di sostegno psicologico alle comunità; definire una “cassetta degli attrezzi”, basata sul sostegno psicologico alle comunità colpite, dedicata al supporto psicologico nelle situazioni post disastro;

rafforzare una rete di professionisti della comunità che identifichi le esigenze psicosociali, in contesti emergenziali, al fine di offrire le risposte più efficaci; ridurre il numero di problematiche psicologiche gravi tra i membri di una comunità in situazioni post emergenziali; rafforzare i meccanismi di risposte sostenibili alle catastrofi naturali e alle comunità colpite.

 

Mauro Lusetti, Presidente Legacoop Nazionale, ha dichiarato a margine dell’evento di presentazione “Siamo felici di poter dimostrare, ancora una volta, come la cooperazione sia in grado di restare al fianco dei territori e dei cittadini anche e soprattutto nei momenti di difficoltà. Farlo qui ha per noi una valenza simbolica molto importante. Legacoop è scesa subito in campo per il sostegno alle popolazioni colpite dal terremoto, mediante l’istituzione di una raccolta fondi che ha portato notevoli risultati. Tuttavia è più semplice ricostruire ciò che è andato distrutto, rispetto a donare serenità a chi è stato vittima di tragedie tanto grandi. Noi oggi decidiamo di fare un passo avanti nel nostro impegno, di percorrere una strada nuova che speriamo possa essere di supporto a chi oggi non ha più nulla.”

 

Pubblicato in Lazio

Riprendiamoci la libertà! Con questo slogan il segretario generale della Cgil Susanna Camusso invita tutte le donne a scendere nelle piazze italiane sabato 30 settembre per le manifestazioni organizzate dalla Confederazione contro la violenza sulle donne, la depenalizzazione dello stalking, la narrativa con cui stupri e omicidi diventano un processo alle vittime.

Per la Cgil “il linguaggio utilizzato dai media e il giudizio su chi subisce violenza, su come si veste o si diverte, rappresenta l’ennesima aggressione alle donne. Così come il ricondurre questi drammi a questioni etniche, religiose, o a numeri statistici, toglie senso alla tragedia e al silenzio di chi l’ha vissuta”.

Con l’appello, dal titolo ‘Avete tolto senso alle parole’, la Cgil lancia una mobilitazione nazionale “per chiedere agli uomini, alla politica, ai media, alla magistratura, alle forze dell’ordine e al mondo della scuola un cambio di rotta nei comportamenti, nel linguaggio, nella cultura e nell’assunzione di responsabilità di questo dramma”. Perché “la violenza maschile sulle donne non è un problema delle donne”, che “non vogliono far vincere la paura e rinchiudersi dentro casa”. “L’appello – ricorda la Cgil – è aperto a tutte coloro che vorranno aderire. È fondamentale che il fronte di coloro che vogliono rompere il silenzio cresca ancora”.

Nei prossimi giorni verranno rese note le modalità delle iniziative territoriali del 30 settembre. Tra le associazioni arriva il sostegno di Auser:  “Noi ci saremo con la presenza e la voce delle donne e degli uomini dell’Auser.  Il contatore della violenza sulle donne  purtroppo non si è mai fermato. Ai femminicidi si sono alternati gli stupri. La violenza contro le donne è una sconfitta per tutti e tutti siamo chiamati a reagire, per diffondere insieme una cultura della non violenza e del rispetto reciproco”.

L’appello ha già raccolto molte firme tra cui quelle di  Bianca Berlinguer (giornalista), Sandra Bonzi (scrittrice), Gabriella Carnieri Moscatelli (Telefono Rosa), Luciana Castellina (politica e giornalista), Francesca Chiavacci (Arci), Lella Costa (attrice), Geppi Cucciari (attrice), Maria Rosa Cutrufelli (scrittrice), Francesca Fornario (giornalista), Maria Grazia Giannichedda (Fondazione Basaglia), Marisa Guarneri (Cadmi centro donne maltrattate di MilanoFrancesca Koch (Casa internazionale delle Donne), Alessandra Kustermann (ginecologa), Simona Lanzoni (Pangea), Loredana Lipperini (giornalista e scrittrice), Myrta Merlino (giornalista), Maura Misiti (ricercatrice Cnr), Rossella Muroni (Legambiente), Bianca Nappi (attrice), Giusi Nicolini (dirigente politica), Cristina Obber (giornalista e scrittrice), Ottavia Piccolo (attrice), Norma Rangeri (giornalista), Chiara Saraceno (sociologa), Assunta Sarlo (giornalista), Lunetta Savino (attrice), Stefania Spanò – Anarkikka (vignettista)

Pubblicato in Parità di genere

“Mai come oggi il pianeta è attraversato da centinaia di milioni di profughi e migranti. Un massa enorme di esseri umani, di cui una piccola parte vive in Europa, costretta a superare muri, fili spinati e le onde dei mari per sopravvivere. Esseri umani strappati dalle loro terre a causa delle  guerre geopolitiche, economiche o per gli effetti dei cambiamenti climatici”. Inizia così l’appello lanciato dalla Coalizione internazionale San Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo (Cispm) per un incontro nazionale a Roma il 14 ottobre (via Giolitti 231).

“Gli ostacoli alla libertà di circolazione e di residenza producono migliaia di morti. Questi crimini – continua l’appello - sono il frutto di scelte dirette ed indirette e di decisioni politiche imposte a milioni di uomini, donne, bambini, anziani e ad intere generazioni. Si tratta delle stesse scelte politiche, economiche ed ambientali che stanno impoverendo anche le popolazioni d'Europa e d'Italia, privando le persone del reddito, del lavoro e dell'alloggio indipendentemente dalla provenienza geografica. Con i tagli allo stato sociale e ghettizzazione di ampie fasce della società, i territori sono stati militarizzati o trasformati in depositi di bisogni e di ingiustizie sociali che si cerca di camuffare, facendo passare i migranti ed i profughi come i responsabili delle disuguaglianze sociali”.

Chiedono l’abolizione della Bossi-Fini e del decreto Minniti, oltre a richiamare al diritto di accoglienza, ai permessi umanitari, all’iscrizione anagrafica: “In questo clima di imbarbarimento e decadenza culturale, caratterizzato da derive razziste e di stigmatizzazione del "diverso", la negazione dei diritti e delle libertà dei profughi e dei migranti sta diventando il terreno per la negazione delle libertà di tutti/tutte e per aumentare lo sfruttamento in generale. Una situazione alimentata e fomentata da forze e movimenti politici impegnati in campagne costanti di chiara deriva xenofoba e razzista”.

Per il Cipsm c’è la convinzione “che la lotta per la libertà ed i diritti dei migranti e dei profughi siano innanzitutto la ricerca della libertà e dei diritti per l'intera popolazione, a prescindere dal colore della pelle e dalla provenienza geografica”. E che “l'insieme degli attuali dispositivi legislativi nazionali (Bossi – Fini; Minniti – Orlando; Decreto Lupi) ed europei (Regolamento Dublino III) sono di fatto un ostacolo per un'accoglienza dignitosa, un inserimento socio-lavorativo e per la giustizia sociale in generale”.

L’appello è rivolto alle realtà laiche e religiose, ai movimenti antirazzisti, di avviare un percorso unitario e già diverse realtà sociali e associative, da Torino a Reggio Calabria, hanno risposto con la loro adesione.

 

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