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Sabato, 07 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 04 Settembre 2017 - nelPaese.it

Il sole è rovente. La scia dell’aliscafo diventa sempre più bianca. Superiamo Levanzo e Formica. E dopo tre ore, le ombre delle isole scompaiono.Tutto attorno, solo il mare aperto. “Alle volte, i pescatori trovano i corpi senza vita dei migranti nelle reti e li ributtano in mare” racconta un marinaio. Anche lui, un tempo, usciva ogni giorno al mattino con la barca dal porto per poi tornare con le reti vuote a Trapani. Per tutta la traversata, scruta in piedi l’orizzonte. “Ci sono pesci-rondine che hanno le ali e volano per metri sulle onde, fuori dall’acqua” dice. Ma in superficie non emerge nulla. “Una volta, qui, una balena per poco non ci ha trascinati a fondo” ricorda.

Sempre più lontani dalla Sicilia, alla velocità di 35 nodi, puntiamo alla Tunisia. Non è la rotta di chi va a Lampedusa. Pantelleria è un’isola di terra e di contadini. Ed è a soli 40 km dal paese della Rivoluzione dei Gelsomini, nata dal sacrificio di un fruttivendolo che si è dato fuoco in piazza. Ma per tutti, questa è l’isola dei dammusi di Giorgio Armani e dei vip multimilionari, dei mega resort gestiti dai settentrionali.

E’ il paradiso dove persino Gheddafi aveva costruito, mentre i panteschi rimasti sull’isola diminuiscono a vista d’occhio: sono 7.665. In cinquecento fanno parte dell’ultima cooperativa rimasta, nata nel 1971 e associata a Legacoop: è la Cooperativa agricola produttori di capperi. I soci sono contadini che da sempre sopravvivono anche grazie al bocciolo di una pianta selvatica che li obbliga a una vita in ginocchio, con le scarpe nella terra.

Come quella di Giuseppe, che da cinquantacinque anni raccoglie capperi e “cucunci”- i pistilli rigonfi del fiore, strappandoli alle piante che resistono al vento e alla siccità dell’isola di Pantelleria. “Ho la cartilagine del ginocchio consumata, una gamba andata, le vertebre schiacciate” dice.Perché i capperi si raccolgono così: stando ricurvi. Anche gli ulivi, qui, crescono con i rami al suolo per proteggersi dal vento.

La produzione negli anni è calata. Siccità, la mosca olearia, letale per il cappero perché vi deposita le uova e lo buca da dentro, il vento. La vita dei contadini, qui, è così dura che sono rimasti solo i vecchi. I giovani abbandonano in massa le terre dei padri per andare via. Sanno che la natura è più forte degli isolani.

Leggi testo completo e guarda foto e video su cooptelling.com

A cura di Angela Zurzolo

@nelpaeseit

Pubblicato in Nazionale

Luigi de Magistris, intervenendo in Consiglio comunale sul campo rom di Scampia, distrutto da un rogo il 27 agosto scorso: “l'auditorium e la caserma Boscariello sono sistemazioni temporanee. Non ci interessa depositare esseri umani”. Ma a Gianturco i rom sgomberati vivono ancora negli ex capannoni abbandonati.

A Napoli torna la questione Rom che arriva anche in consiglio comunale dopo l’incendio di Cupa Perillo. "L'auditorium e la caserma Boscariello sono sistemazioni temporanee. Non ci interessa depositare esseri umani". Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, intervenendo in Consiglio comunale sul campo rom di Scampia, distrutto da un rogo il 27 agosto scorso. L'incendio ha causato la distruzione di numerose baracche in cui vivevano i nomadi che il Comune ha sistemato nelle due strutture del quartiere di Scampia.

"Sono persone napoletane, che vivono a Napoli da 30 anni - ha sottolineato il primo cittadino -, che hanno figli nelle scuole e noi non pratichiamo deportazioni di alcun tipo. Certo, occorreva garantire la tutela della loro salute e allontanarli temporaneamente e' necessario per tutelare la loro salute. Ma adesso basta con le baraccopoli, servono fondi per un'assistenza dignitosa". L'ex Pm ha ricordato "i danni gravi" causati dall'incendio.

"Il Comune - ha aggiunto - è parte lesa in questa vicenda, lo è tutta la comunità non solo quella Rom. Perche' Scampia e' Napoli e si e' trattato di un attentato criminale nei confronti di persone che avrebbero potuto perdere la vita. Io conosco una città che sa vincere la sfida della solidarietà, dell'accoglienza, dei diritti e dei doveri di tutti, compresi i rom, a cui vanno garantiti diritti e doveri. Anche loro partecipano a quel processo di mantenimento e di cura della città. Qualsiasi bambino, qualsiasi donna a Napoli non troverà un sindaco che ordina di manganellare ma proverà a trovare una soluzione".

Questo racconto della città accogliente non vede d'accordo Amnesty International e gli attivisti per i diritti umani. C’è da dire che, però, altri rom sono “depositati” nell’ex mercato ortofrutticolo. Sono gli sgomberati di via delle Brecce, nel quartiere Gianturco, la “Idomeni di Napoli”. Un centinaio aveva riparato nei capannoni della ex manifattura tabacchi ma, dopo pressioni e incontri con l’amministrazione, si sono trasferiti negli spazi abbandonati di via Ausilio. Ad agosto un neonato comitato dei residenti del posto aveva protestato, soprattutto sui social network, temendo nuove tensioni. Di quella comunità solo 120 hanno trovato posto nel campo attrezzato di via del Riposo organizzato dal Comune mentre altri dormono in strada.

Redazione (Fonte: agenzia Dire)

@nelpaeseit

Pubblicato in Campania

Medici Senza Frontiere (MSF) chiede che venga posta fine alla detenzione arbitraria di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia. Da oltre un anno l'organizzazione umanitaria internazionale presta assistenza medica a persone che si trovano nei centri di detenzione a Tripoli, in condizioni che non sono né umane né dignitose. Questa situazione è stata testimoniata da un video pubblicato dalla Ong sul suo canala Youtube. 

"I detenuti sono spogliati di qualsiasi dignità umana, soffrono di malattie e non hanno accesso a cure mediche", afferma il dottor Sibylle Sang, responsabile medico di Medici Senza Frontiere. "Vediamo quotidianamente i danni e le inutili sofferenze provocati dalla detenzione. C'è così tanto da fare per alleviare il loro dolore."

Le équipe di MSF trattano più di mille detenuti al mese per infezioni del tratto respiratorio, diarrea acquosa acuta, malattie cutanee e infezioni delle vie urinarie. Si tratta di problemi medici causati o aggravati dalle condizioni di vita all'interno dei centri di detenzione. Molti centri sono gravemente sovraffollati: lo spazio a disposizione per ogni detenuto è talmente limitato che le persone non possono stendersi per dormire la notte, manca aria e ventilazione. La scarsità di cibo ha portato a casi di malnutrizione anche tra gli adulti, tra cui alcune persone che necessitano un ricovero d'urgenza.

Senza uno stato di diritto in Libia, il sistema di detenzione causa sofferenza e sfruttamento, non è regolamentato in alcun modo, e c'è un'inquietante assenza di vigilanza e di responsabilità. Le salvaguardie legali e procedurali di base per impedire la tortura e il maltrattamento non sono rispettate. Non esiste nessun sistema di registrazione o documentazione, e una volta che le persone entrano nei centri di detenzione non vi è modo di capire che cosa accade loro. Un attento monitoraggio dei pazienti detenuti è estremamente difficile perché questi possono essere trasferiti da un giorno all'altro in altri centri di detenzione o in luoghi sconosciuti, scomparendo senza lasciare traccia. L'assistenza medica che MSF è in grado di fornire in questi contesti è quindi gravemente limitata.

L'accesso ai centri di detenzione è ridotto quando sono in corso a Tripoli scontri tra le milizie pesantemente armate. La gestione dei centri di detenzione può cambiare durante la notte, e ciò comporta riavviare da zero i negoziati per accedere ai pazienti che sono detenuti all'interno. Vi sono molte strutture che rimangono inaccessibili per i team di MSF a causa della violenza e dell'insicurezza.

L'aumento di finanziamenti non è la risposta per alleviare le sofferenze vissute dalle persone rinchiuse nei centri di detenzione. Una scarsa attenzione al miglioramento delle condizioni di detenzione in Libia che non tenga conto della realtà del paese, rischia di legittimare e perpetrare un sistema in cui le persone sono detenute arbitrariamente senza protezione legale, esposte a violenze e sfruttamento. Medici Senza Frontiere chiede la fine della detenzione arbitraria per rifugiati, richiedenti asilo e migranti il Libia.

MSF in Libia

Nell'ultimo anno Medici Senza Frontiere ha fornito primo soccorso e assistenza medica di base ai rifugiati, richiedenti asilo e migranti detenuti a Tripoli. Quando le condizioni di sicurezza lo permettono, i team medici di MSF visitano settimanalmente 7 centri di detenzione sotto il controllo del Ministero dell'Interno. Dall'inizio delle attività a giugno 2016, i team medici hanno visitato un totale di 16 centri, anche se molte altre strutture rimangono ad oggi inaccessibili ai team MSF a causa del contesto di forte violenza e insicurezza.

A Misurata MSF fornisce assistenza medica ai rifugiati e migranti detenuti in 4 centri di detenzione. Ogni mese i team medici effettuano circa 100 consultazioni e segnalano alle strutture mediche secondarie e terziarie decine di pazienti detenuti e bisognosi di cure. MSF ha aperto di recente delle cliniche mobili a Misurata e più a sud per fornire assistenza medica e umanitaria ai migranti e rifugiati che non si trovano in centri di detenzione ufficiali.

MSF è presente in Libia dal 2011 con progetti di supporto al sistema sanitario nazionale, che ha subito un grave impatto a causa della prolungata guerra e violenza, e dalla conseguente recessione economica. Inoltre, MSF continua a supportare con donazioni le strutture pubbliche, le quali sono costantemente in mancanza di medicine e personale medico. Al fine di rispondere ai bisogni medici delle comunità colpite dal conflitto, MSF fornisce cure pediatriche, ginecologiche e mentali nella zona di Bengasi.

Redazione

@nelpaeseit

 
Pubblicato in Nazionale
Lunedì, 04 Settembre 2017 14:20

NEI CAMPI DELLE "ARIETTE" ECCO INGLENOOK

Il nome del giovane trio musicale francese che sabato 9 settembre, alle ore 21, si esibirà in concerto, per la prima volta in Italia, nel teatro in mezzo ai campi del Teatro delle Ariette.

 «Piccolo angolo vicino al fuoco» è il significato nell' inglese antico di INGLENOOK, il nome del giovane trio musicale francese che sabato 9 settembre, alle ore 21, si esibirà in concerto, per la prima volta in Italia, nel teatro in mezzo ai campi del Teatro delle Ariette (Valsamoggia, Bologna), al termine di una residenza creativa in cui i tre musicisti lavoreranno per una settimana con il fonico Massimo Nardinocchi nell'ambito di ORC, il progetto di ospitalità e residenze creative che le Ariette hanno inaugurato nel maggio scorso, uno spazio per sperimentare percorsi di ricerca e condividere pensieri ed esperienze.

Nato nel 2011 a Parigi da tre amici d'infanzia e provenienti da universi artistici differenti, il trio composto da Agathe Peyrat(composizione, ukulele, voce), Albane Meyer (piano, voce), Corentin Boizot-Blaise (percussioni, voce), ha creato un proprio linguaggio, mettendo insieme le esigenze musicali e il piacere di stare sulla scena. Ukulele, piano, percussioni e cori sono i loro compagni di gioco.

Agathe scrive i testi e le musiche, tutti e tre lavorano agli arrangiamenti: le loro canzoni vanno dalla ballata intima alle danze indiavolate, avendo sempre nel mirino la forza di un testo evocatore. Dall'inglese dei loro primi pezzi sono passati al francese: è stato necessario che Agathe andasse a studiare a Londra per ritrovare la sua lingua madre. Da allora la forma "canzone" è un'evidenza.

Amano il lavoro appassionante e meticoloso dello studio, ma è in scena che trovano tutta la loro forza e senso: considerano i loro concerti come degli spettacoli dove portare gli spettatori per raccontare storie. Davanti al fuoco.

Gli Inglenook hanno pubblicato due EP (il primo nel 2012, il secondo nel 2015), hanno partecipato a Chantier des Francos, a Francofolies de La Rochelle, a Francofolies de Spa, hanno aperto il concerto di Camille, di Stacey Kent e del Quatuor Ebène. Hanno tenuto concerti in molte sale di Parigi, tra le quali Le Divan du Monde, Les Trois Baudets, La Maroquinerie, Le New Morning, La Bellevilloise.

Redazione

@nelpaeseit

Pubblicato in Cultura

I fatti di Rimini hanno messo al centro la nazionalità degli stupratori e non la violenza che hanno perpetrato contro la giovane polacca e la trans. L’associazione Dire – Donna in rete contro la violenza interviene sul racconto e sulle strumentalizzazioni dopo questa vicenda.

Riceviamo e pubblichiamo:

"Lo stupro di Rimini, dove un branco di quattro uomini ha assalito e violentato due donne, invece di suscitare reazioni di sdegno è stato occasione di una ulteriore campagna di odio. Intanto verso i presunti stupratori, tuttora latitanti, che secondo i primi riscontri sarebbero stranieri, e poi da parte di un esponente politico salviniano che, nel commentare i fatti, ha invitato allo stupro nei confronti della Presidente Laura Boldrini e delle “donne del Pd”.

Noi esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza alla Presidente Boldrini e alle donne del Pd, e condanniamo chi strumentalizza la violazione dei corpi delle donne per criminalizzare i migranti. Noi ricordiamo a tutti che in Italia gli stupri e i femminicidi sono commessi soprattutto da italiani e non abbiamo alcuna reticenza nel segnalare casi come quello del mediatore culturale che sulla sua bacheca Facebook ha scritto che lo stupro non è poi così diverso da un rapporto sessuale qualunque, e che la donna dopo una iniziale resistenza poi si rilassa e se la gode.

E’ particolarmente grave, poiché la mediazione fra la nostra cultura e quella di altre comunità che scelgono di trasferirsi nel nostro Paese ed accettarne le regole, deve avere come punto cardine il rifiuto netto di ogni forma di violenza contro le donne. I mediatori culturali sono tenuti a conoscere e rispettare le nostre leggi e i valori della convivenza civile proprio perché è loro compito specifico trasmetterli e aiutare altri ad assimilarli e comprenderli. Segnaliamo però anche che, su quella stessa bacheca, molti sono i commenti entusiasti dei maschi italiani.
Siamo di fronte a una impressionante regressione culturale: la radice della violenza sulle donne, matrice di ogni violenza e discriminazione, emerge nuda e visibile a tutti.

Lo stupro, come arma di battaglia politica, come strumento di umiliazione e punizione nei confronti delle donne e in particolare di quelle che oppongono resistenza alla sottomissione e all’invisibilità, di quelle che esercitano autorità e fanno politica. Ma anche lo stupro come barzelletta, proprio perché sottovalutato nelle sue conseguenze umane e penali.

La sottovalutazione della violenza sulle donne, che ha funestato questa estate e devastato le vite di molte donne e spesso dei loro figli, è prima di tutto delle istituzioni. Dal Governo non viene una parola di condanna, tacciono gli esponenti politici delle formazioni cui appartiene chi invita allo stupro, tacciono le istituzioni che finanziano la cooperativa che ha assunto un mediatore culturale per cui lo stupro è un rapporto sessuale come un altro.

Le donne dell’Associazione nazionale D.i.Re, attraverso gli 80 Centri antiviolenza aderenti, lavorano da decenni per sostenere le donne che vogliono rompere il “silenzio assordante” intorno alla violenza e a tutte le situazioni culturali di complicità che le mettono a rischio anche delle loro vite,e si aspettano che le istituzioni facciano altrettanto".

Associazione Dire - Donne in rete contro la violenza

@nelpaeseit

Pubblicato in Nazionale
Lunedì, 04 Settembre 2017 12:30

DIRE, FARE, SOCIALE: LA FESTA DE IL CERCHIO

La Cooperativa Il Cerchio domenica 10 settembre terrà la sua Festa a Spoleto. Musica e solidarietà della coop sociale che ha organizzato anche una cena per i terremotati a un anno dal sisma nella Fattoria sociale.

 

La Cooperativa Il Cerchio domenica 10 settembre terrà la sua Festa a Spoleto “Dire, fare, sociale. Il profumo di un’idea”. A partire dalle 16,00: animazione per bambini, panini, bibite e buffet, musica, lotteria solidale, mercatini e pesca di beneficenza.

Un appuntamento non solo con la solidarietà ma anche con l’amicizia e lo stare insieme. Tra le altre cose in programma la premiazione del Parco del Mondo music contest, la presentazione degli atleti del Team Special Olympics e tanto altro ancora.

Verrà inoltre effettuata, alle 20,00, l’estrazione della lotteria con ricchi premi in palio. La raccolta fondi 2017 è a favore del servizio dedicato alle disabilità DOPO DI NOI, nello specifico: acquisto, ristrutturazione e ampliamento dell’immobile adiacente a quello in Piazza della Vittoria a Spoleto.
La raccolta fondi è realizzata dalla Cooperativa Il Cerchio Onlus in collaborazione con l’associazione Miloud e la Cooperativa Immaginazione.

Certi di aver fatto cosa gradita e chiedendo di estendere l’invito a più persone possibile vi aspettiamo domenica 10 settembre a partire dalle 16 al Parco del mondo, presso il Parco Chico Mendes.

Solidarietà con i terremotati

Solidarietà e amicizia alla Fattoria sociale per la cena evento a favore delle popolazioni colpite dal sisma A tavola per un aiuto concreto. A un anno esatto di distanza dal terremoto di Amatrice, la Cooperativa Sociale Il Cerchio e la Fattoria sociale hanno organizzato e ospitato la cena di solidarietà a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma.

Si è svolta giovedì 24 agosto, nella bellissima cornice della Fattoria sociale immersa nella campagna della frazione spoletina di Protte, l’iniziativa benefica cui hanno aderito circa 80 persone, tra cui alcuni amministratori dei Comuni umbri colpiti dal sisma. La cena, a base dei prodotti biologici della Fattoria, ha permesso alla Cooperativa di raccogliere oltre 2300 euro, interamente devoluti alla CARITAS diocesana di Spoleto-Norcia che li utilizzerà a sostegno di persone e famiglie in difficoltà nei luoghi del sisma.

La cena è stata organizzata e coordinata in collaborazione con i Centri Disabili dei Comuni di Spoleto e di Giano dell’Umbria della Usl 2, gestiti dalla Cooperativa Il Cerchio.
Il servizio di accoglienza degli ospiti, l’aiuto in cucina ed il servizio a tavola, infatti, sono stati a cura di alcuni ragazzi dei Centri handicap, seguiti naturalmente dagli operatori.

Soddisfatta per la partecipazione e la riuscita dell’evento la Presidente della Cooperativa Il Cerchio Serenella Banconi, che ha ringraziato tutti gli intervenuti ed ha ribadito la propria vicinanza alle popolazioni colpite dal terremoto. La presidente ha colto l'occasione inoltre per presentare i nuovi progetti che sono in essere proprio alla Fattoria sociale, dove sono coinvolti un sempre maggior numero di utenti e di servizi e che, oltre a dare ottimi risultati in termini di prodotti orto-frutticoli, dà l’opportunità a molti ragazzi e ragazze di confrontarsi con l’ambiente della fattoria e della cucina arricchendo così la propria esperienza professionale e personale.

Redazione

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Pubblicato in Umbria
Lunedì, 04 Settembre 2017 12:16

COOPSTARTUP ROMAGNA: ECCO I NUMERI DEL BANDO

A settembre saranno selezionati i progetti ammessi alla formazione dal vivo e alla stesura del “business plan” definitivo. Il totale dei premi assegnati potrà arrivare a 48mila euro – 12mila euro per gruppo, fino a un massimo di 4 – sotto forma di fondi e servizi di supporto all’avviamento.

Circa 150 partecipanti, in grande maggioranza giovani, e 36 progetti in gara: sono positivi i numeri di Coopstartup Romagna, il bando per creare nuove cooperative promosso da Legacoop Romagna ed Emilia-Romagna insieme a Coopfond e Coop Alleanza 3.0.

In questi giorni i team sono impegnati in un corso di formazione a distanza per affinare ulteriormente le proprie idee di impresa. A settembre saranno selezionati i progetti ammessi alla formazione dal vivo e alla stesura del “business plan” definitivo.

Il totale dei premi assegnati potrà arrivare a 48mila euro – 12mila euro per gruppo, fino a un massimo di 4 – sotto forma di fondi e servizi di supporto all’avviamento. Tra gli elementi che saranno giudicati ci sono valore dell’idea, contributo innovativo, qualità del team, creazione di nuovo lavoro, accesso al microcredito e sostenibilità.

«Siamo molto soddisfatti per l’interesse che abbiamo riscontrato in questi mesi – dice il presidente di Legacoop Romagna, Guglielmo Russo – sia nelle varie iniziative di presentazione che abbiamo svolto nel territorio, sia attraverso i nostri canali web e social. In questo momento di ripresa economica, seppur debole, la forma cooperativa si conferma come uno strumento moderno, in grado di dare ai giovani una marcia in più per concretizzare la propria idea e confrontarsi con il mercato».
Coopstartup Romagna vuole favorire lo sviluppo di idee innovative negli ambiti settoriali che l’Unione Europea considera prioritari per favorire una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Il bando si è aperto a metà marzo.

Gli ambiti in cui potevano essere presentati i progetti erano molto ampi e andavano dalla salute e benessere ai cambiamenti demografici, dalla alimentazione alla ricerca, dall’energia ai trasporti, passando per le misure per il clima, l’efficienza delle risorse, le industrie culturali e il turismo.
Coopstartup Romagna si avvale della collaborazione di numerosi partner territoriali che mettono a disposizione degli aspiranti cooperatori promotori di nuove idee imprenditoriali una rete di servizi, strumenti, competenze e relazioni.

Oltre ai promotori, fanno parte della rete iniziale del progetto cooperative, enti e centri di ricerca che, operando sul territorio, ne hanno condiviso il metodo e le finalità. Si tratta di: Aiccon, Apofruit Italia, Aster, CBR, Cento Fiori, CMC, COOP 134, DECO Industrie, Federcoop Nullo Baldini Ravenna, Formula Servizi, Innovacoop, Rete Treseiuno, Zerocento.

Redazione

@nelpaeseit

Pubblicato in Emilia-Romagna
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