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Sabato, 07 Dicembre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 07 Settembre 2017 - nelPaese.it
Giovedì, 07 Settembre 2017 16:47

MIGRAZIONI MODERNE: A PESARO INGRID BETANCOURT

Il settore migranti della cooperativa sociale Labirinto organizza una conferenza-spettacolo dal titolo “Note Migranti: riflessioni attorno alle moderne migrazioni”, il 14 settembre al teatro Rossini di Pesaro, per sensibilizzare l’opinione pubblica e la collettività sul tema delle migrazioni moderne. 

Un momento seminariale e di riflessione, ma anche musicale, su un tema di forte attualità quale quello delle migrazioni moderne, e sulle implicazioni sociali, culturali e politiche ad esse legate. Sarà questo il focus della conferenza-spettacolo dal titolo “Note Migranti: riflessioni attorno alle moderne migrazioni”, in programma giovedì 14 settembre dalle ore 16:00 alle 20:00 al teatro Rossini di Pesaro, promossa dal settore migranti della Cooperativa Sociale Labirinto, ente gestore dei progetti Sprar - Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati, di cui sono enti titolari la Provincia di Pesaro Urbino e il Comune di Pesaro.

L’iniziativa è ad ingresso libero e ha l’obiettivo di sensibilizzare la collettività ad abbassare la soglia della paura delle diversità e a innalzare quella della consapevolezza, per tracciare armoniosi scenari di convivenza civile.

La conferenza-spettacolo aprirà alle ore 16:00, con i saluti delle autorità, a cui seguirà l’intervento di prestigiosi relatori quali, Ingrid Betancourt, militante internazionale per i diritti umani, Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, Ben AbdesslamNaceur, guida turistica tunisina che salvò più di trenta italiani nell’attacco terroristico al Museo del Bardo nel 2015, Umberto Curi, filosofo, e Aldo Bonomi, sociologo, moderati da Cecilia Rinaldini, giornalista Rai.

Alle ore 18, la musica, come vettore di coesione e buona integrazione, animerà l’evento, attraverso un concerto del gruppo musicale Progetto Soul Labirinto, la prima esperienza italiana di band musicale composta da artisti richiedenti asilo e da educatori dell’accoglienza per la cooperativa sociale Labirinto.

La cooperativa opera da oltre trent’anni sul territorio pesarese negli ambiti socioeducativi, sociosanitari e della formazione, e da oltre quattro anni si misura anche con il tema dell’accoglienza dei migranti, prendendosi cura, umanamente e professionalmente, di richiedenti asilo e rifugiati, nei circuiti Cas e Sprar facenti capo a Prefettura, Provincia e Comune di Pesaro.

“Siamo profondamente persuasi – dichiara Cristina Ugolini, responsabile del settore migranti di Labirinto - che una cooperativa sociale possa gestire l’accoglienza, mettendo in atto competenze e strumenti socioeducativi mirati a facilitare l’inclusione sociale e a tutelare la dignità delle persone migranti accolte, mentre il fare accoglienza, nel senso più alto e tradizionale del termine, debba essere auspicabilmente una dinamica che coinvolge l’intera collettività in una visione e una sinergia condivise tra lo stesso ente gestore, le istituzioni locali, i servizi del territorio, il volontariato e le forze migliori della società civile.

Consapevoli della complessità del sopracitato cammino, continuiamo determinati da anni a tessere reti di coesione territoriale, anche attraverso eventi come questo”.

Redazione Marche

@nelpaeseit

Pubblicato in Marche

L’Italia del 2017 è comunque un Paese dalla nuova identità che oltre alle cicatrici della crisi conosce sulla sua pelle il deflagrare del fenomeno migratorio. Il 28,7% delle famiglie, ovvero un italiano su 4, è a rischio povertà o esclusione sociale (era il 26% nel 2007), poco lontano dal drammatico 35,7% della Grecia.

 

Che ripresa sia, malgrado tutto. L’economia italiana prova a rialzare la testa spinta dall’export seppur ancora gravata dai molti divari sociali. Il 28,7% delle famiglie, ovvero un italiano su 4, è a rischio povertà o esclusione sociale (era il 26% nel 2007), poco lontano dal drammatico 35,7% della Grecia. In questo scenario comunque complesso il Pil fa registrare un +1,5% nel 2017 e un +1,2% atteso nel 2018 considerato tutto sommato un risultato incoraggiante seppur lontano dal 2,1% dell’area euro, e i consumi continuano il loro trend positivo (l’anno in corso si chiuderà con un + 1,2%) a patto però di una diminuzione del tasso di risparmio e del nuovo incremento dei prestiti.

La dinamica dei redditi delle famiglie è infatti azzerata dalla bassa crescita dei salari e dalla lieve ripresa dell’inflazione; nonostante ciò le famiglie di fatto stanno mantenendo la loro spesa a livelli elevati e questa loro ostinazione è ancora una volta un segnale di lucidità che le rende antesignane rispetto alle stesse imprese.

L’Italia del 2017 è comunque un Paese dalla nuova identità che oltre alle cicatrici della crisi conosce sulla sua pelle il deflagrare del fenomeno migratorio. La ricerca del termine “immigrati” in rete fa registrare un incremento addirittura del 107% rispetto al 2012, a dimostrazione di quanto il tema sia urgente e delicato.
Le cronache ne raccontano gli aspetti negativi, ma è giocoforza convivere con il fenomeno migratorio dato che di questo passo, tra 50 anni, per essere gli stessi di oggi con tutto ciò che di positivo questo significa sia in termini economici che per presidio del territorio, un residente su 3 sarà straniero e tra i giovani gli immigrati saranno la maggioranza. Che l’integrazione sia un fenomeno inarrestabile lo dimostra anche la crescita dei matrimoni misti in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera (sono il 12% delle nozze celebrate l’ultimo anno, nel Nord Est si arriva a toccare il 20%) .
Ma è certo che il nostro sia diventato un Paese più vulnerabile, insicuro e meno ottimista di un tempo dove paradossalmente il leader politico che a livello internazionale catalizza l’attenzione dei nostri connazionali è Donald Trump. E non in negativo: il 25% dichiara anzi di apprezzarlo (è il dato più alto in Europa) e la distanza con Angela Merkel, che è comunque in testa alle classifiche, si riduce a 14 punti percentuali ( sono 65 in Francia e 46 nel Regno Unito).

Italiani, perfetti sconosciuti

E in questa Italia che aggancia per ultima (o quasi) il treno della ripresa troviamo gli italiani oramai irrimediabilmente cambiati, esseri mutanti. Ossessionati dalla salute e dalla rincorsa al benessere, solo per la cura del corpo spendono circa 10 miliardi di euro all’anno (e quando la cosmesi non basta si ricorre alla chirurgia estetica tanto da figurare nella top ten mondiale), gli italiani hanno abbandonato la religione tradizionale e sono alla ricerca di nuove forme più soft di spiritualità nella vita quotidiana (buddismo, yoga, vegan): lo dichiara il 53% surclassando inglesi, francesi e tedeschi.

A partire dai più ricchi, sono sempre meno interessati al consumo ostentato e ipertrofico e utilizzano il budget familiare in investimenti oculati e fruizione di nuove esperienze. Cambiano così auto e lavatrice approfittando dei bassi tassi di interesse, la casa e l’istruzione dei figli rimangono prioritari, ma rinunciano a tutto per viaggiare e trovare nuove esperienze (anche spirituali) nel tempo libero. In questa nuova dimensione ascetica gli italiani 2017 sembrano aver perso per strada molti desideri. Fumano di meno, bevono di meno e amano di meno (-10% il calo del desiderio sessuale negli ultimi 15 anni e conseguentemente -6% la diminuzione registrata nell’ultimo anno nella spesa per profilattici), mantengono solo una passione peraltro sfortunata per il gioco d’azzardo (a tentare la sorte in vario modo sono quasi in 30 milioni ma siamo tra i 4 popoli che perdono di più al mondo dopo giganti in materia come Stati Uniti, Cina e Giappone).

Oramai padroni di internet e consapevoli del lato oscuro del web e soprattutto dei social, i nuovi italiani attendono impazienti l’arrivo delle tecnologie di prossima generazione. Primi in Europa per la voglia di provare l’auto a guida autonoma (il 49% non avrebbe problemi a viaggiarci), il 68% sarebbe addirittura disposto a farsi curare da un robot piuttosto che da un medico, sembrano invece non temere i rischi che industria 4.0 e on demand economy potranno produrre sul loro lavoro: qui sono gli ultimi in Europa. Infatti si dichiara preoccupato solo il 70% a fronte di un ben più consapevole 90% di spagnoli, di un 74% di tedeschi e di un 73% di francesi.
Ciò a cui aspirano è un lavoro più smart, con maggiore flessibilità oraria, che consenta di lavorare da casa e lasci spazio alla partecipazione e a nuove forme di welfare aziendale. Tra le forme di lavoro più innovative il Rapporto ha esaminato in via sperimentale alcune forme di economia dei “lavoretti”. La “gig economy” se opportunamente regolamentata può diventare un’utile integrazione al reddito per le famiglie. E se comunque temono la disoccupazione, le paure degli italiani sono sempre più legate all’ambiente e recentemente soprattutto alla minaccia terroristica e all’immigrazione. Da qui il massiccio ricorso agli antidepressivi (+ 18% negli ultimi dieci anni) e persino alle armi (12 italiani su 100 ne possiedono una).

Eppure gli italiani mantengono anche primati assolutamente positivi: sono filantropi e generosi (ammonta a 4,5 miliardi di euro il monte delle donazioni) e continuano ad essere il popolo più sano al mondo (dopo di noi sull’ambito podio gli islandesi e gli svizzeri), anche se paradossalmente scende la percentuale di coloro che si sentono in buona salute (dal 66,7% del 2010 all’attuale 65,8%. E se in prospettiva guardiamo poi a quello che diventeremo fra 50 anni spicca il dato di incremento dell’aspettativa di vita, circa 6 anni in più in confronto ad oggi, e la decuplicazione dei centenari nei prossimi 30 anni (sono già 17.000 nel 2017).
A aiutarci sicuramente in questo processo la ripresa della pratica sportiva arrivata al suo massimo storico. La fotografia dell’italiano “sportivo da divano” lascia il posto al runner o al ciclista nemmeno tanto amatoriali: complessivamente oltre il 25% pratica sport con continuità, e sono stati oltre 39.000 coloro che hanno partecipato nell’ultimo anno a almeno una maratona.

La tavola del lusso e della salute

La salute prima di tutto e il cibo come elisir e terapia oltre che come piacere. E’ questo il nuovo mantra degli italiani a tavola: il 46% pensa infatti che i superfood siano un modo per trattare e prevenire le malattie, per un intervistato su tre la loro assunzione è addirittura alternativa alle medicine tradizionali e più di un italiano su 3 si fa dettare la dieta alimentare direttamente dal proprio medico (o dal naturopata) piuttosto che dal produttore o distributore. I “cibi terapeutici” (superfood ma anche dieta sirt e prodotti assimilabili) valgono oramai il 10% dei consumi alimentari e crescono il doppio della media (+5% l’ultimo anno, i superfood l’8%).

Anche qui per superfood che tendono a scemare nell’attenzione degli italiani, altri di nuovi e ancora più insoliti ne arrivano: attualmente quelli ritenuti più healthy e comunque anche gustosi al palato sono la polvere di maca (il 100% ritiene che abbia proprietà salutistiche, i semi di chia (75%), le bacche di acaj (69%) e di goji (68%). Mentre si sono arrestate le vendite di aglio nero (-37%), kamut (-24%), soia (-3%) a riprova della progressiva fluidità delle scelte di consumo.

E se scendiamo dal macro ai singoli prodotti si coglie analizzando i top e i bottom delle vendite nella grande distribuzione l’effetto sostituzione a vantaggio delle varianti più salutari. Anche quando si ha a che fare con i prodotti della tradizione: così cede terreno il latte uht (-4,6%) in favore di quello a alta digeribilità (+174,4%) o le uova di galline allevate in batteria (-8,2%) a favore di quelle allevate a terra (+15%). E scorrendo la lista è tutto un surplus di prodotti considerati benefici: crescono gli integrali, i senza glutine, i senza lattosio. Se consideriamo solo il “senza olio di palma”, diventato anche un caso mediatico, il giro d’affari registra un più che promettente +13,5%, mentre siamo arrivati a mangiare la stessa quantità di carni rosse e bianche chiudendo un divario fino ad oggi storico: 19 chilogrammi procapite annui.

Ed è anche grazie a queste nuove tendenze che torna maggior valore nel carrello della spesa degli italiani. Il 2017 è l’anno della fine del downgrading della spesa e la maggioranza degli italiani si è lasciata alle spalle il tempo delle rinunce alimentari e della caccia alle promozioni; torna la voglia di qualità e la sperimentazione. Il 70% degli italiani, primi in Europa, dichiara di essere disposto a pagare di più per avere più qualità e il carrello del lusso, forte dei suoi filetti di pesce, funghi, caffè in capsule e vini doc, supera l’8% di crescita nel primo semestre dell’anno. Nelle fasi più recenti qualità è poi diventata sinonimo di sicurezza, oltre che di proprietà organolettiche e di gusto. Si spiega così quel 56,4% di consumatori che legge in modo quasi maniacale le etichette dei cibi.

Ma se il cibo torna di moda mutua proprio dal fashion altre caratteristiche. Diventa così esperienza da vivere, estetica da condividere (130 milioni i risultati indicizzati su Instagram alla parola #foodporn), rappresentazione della propria identità individuale (vegan e non solo....) e sperimentazione (le scelte alimentari sono sempre più fluide e stagionali).

A proposito di stagionalità, il positivo andamento delle vendite food della grande distribuzione (sfiora il 3% nel primo semestre) è concentrato proprio nei settori che hanno subito le temperature estreme sia della stagione calda che di quella fredda e potrebbero ridurre la loro esuberanza con un (auspicabile) ritorno alla normalità “metereologica” .

Previsioni e proposte di COOP

“Gli elementi di ripresa dei consumi sono evidenti anche nella nostra rete di vendita; nei primi sei mesi dell’anno miglioriamo le vendite (nel Grocery +1,2% a valore e +2,1% a volume). Inoltre, di fronte a qualche risveglio dell’inflazione alimentare, continuiamo a frenare i prezzi di vendita e a difendere il potere di acquisto dei nostri soci e consumatori; il delta inflattivo tra Coop e la media del mercato sfiora il -2%. – spiega Marco Pedroni, Presidente Coop Italia - In linea con i cambiamenti importanti nella composizione del carrello degli acquisti degli italiani descritti nel Rapporto abbiamo assortimenti più ampi della media del mercato nei segmenti free from, rich-in, vegan, etico-sostenibile e non a caso le vendite di queste categorie di prodotti in Coop sono in crescita significativa. Il nostro impegno si è focalizzato sullo sviluppo della MDD, il Prodotto a Marchio Coop. Oltre a 200 nuovi prodotti nel 2017 e ad altri 200 nel 2018, stiamo lanciando nuove linee (Amici Speciali, Origine, Casa, Io, D’Osa ...) e continuando ad ampliare i contenuti di distintività valoriale; si pensi all’impegno per superare l’olio di palma, ai “Buoni e Giusti Coop” per combattere l’illegalità nelle filiere ortofrutticole, alla campagna “Alleviamo la salute” per contenere/superare l’uso degli antibiotici nell’allevamento degli animali”.

Nel 2017 prosegue il lavoro di rafforzamento della rete di vendita con 10 nuove aperture e 90 ristrutturazioni importanti (oltre 300 milioni di investimenti), con lo sviluppo dei distributori Coop (31 stazioni con oltre 400 milioni di litri erogati) e con nuove iniziative imprenditoriali tra cui i negozi specializzati per animali (Amici di Casa), l’online Food (EasyCoop) e l’esperienza virtuale-fisico dei CoopDrive”.

“Siamo di fronte a segnali di ripresa che accogliamo positivamente ma che riteniamo ancora deboli e intermittenti, se non saranno sostenuti da interventi strutturali a sostegno soprattutto della crescita del lavoro riducendo le disuguaglianze generazionali. I consumi altrimenti, pur ripartiti, corrono il rischio di girare a vuoto e di ritornare al punto di partenza –sostiene Stefano Bassi, presidente Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) – In questi anni difficili Coop ha mantenuto i presidi territoriali, ma per investire e mantenere l’occupazione dobbiamo liberare risorse riducendo in generale i costi e tra questi il differenziale troppo pesante che la distribuzione cooperativa sopporta rispetto all’impresa privata senza voler omologarci a questa. Purtroppo non siamo ancora riusciti a firmare il rinnovo contrattuale; a quel tavolo portiamo avanti anche proposte di welfare in linea con le aspettative di molti italiani e con il modo diverso con cui si interfacciano con un nuovo modello di lavoro. Il Rapporto ha permesso di verificare quali siano le forme integrative di remunerazione, alcune di queste come la previdenza e l’assistenza integrativa sono terreni su cui le cooperative di consumatori hanno già dichiarato di voler intervenire e in prospettiva potrebbero arrivare altri investimenti in tema di welfare come ad esempio quello sull’istruzione dei figli. Coop può giocare un suo ruolo a partire dagli oltre 53.000 dipendenti e dalle loro famiglie, ma investire sull’istruzione con un’azione importante e concertata guidata dal Governo e sostenuta dal Parlamento può essere una solida base di ripartenza del Paese”.

Redazione

@nelpaeseit

Pubblicato in Lavoro
Giovedì, 07 Settembre 2017 15:21

SENZA LA MUSICA LA VITA SAREBBE UN ERRORE

Secondo appuntamento della Rassegna musicale organizzata da CADIAI: sabato 9 settembre

Sabato 9 settembre alle 16,30 la Residenza per Anziani Parco del Navile, in via del Sostegnazzo 5 a Bologna, ospita il concerto dell'Orchestra Senza Spine.

Il concerto, aperto a tutti, è il secondo appuntamento della rassegna musicale "Senza la musica la vita sarebbe un errore", organizzata dalla Cooperativa CADIAI in collaborazione con il Quartiere Navile.

@nelpaeseit

Pubblicato in Lettera al Direttore

L'uragano Irma - che nel suo percorso ha raggiunto categoria 5, la massima prevista -minaccia di colpire tra Haiti, Repubblica Dominicana e Cuba, dopo aver gia' impattato sui Caraibi (a Barbuda), con raffiche di vento che hanno raggiunto oltre 295 km/orari e stanno già provocando ingenti danni.

L’uragano ha attraversato diverse isole dei Caraibi orientali, lasciandosi dietro una scia di devastazione, soprattutto ad Anguilla, nelle isole Vergini britanniche, a Barbuda e nelle isole Turks e Caicos. Le prime stime suggeriscono che in queste isole sono state colpite 74.000 persone, fra cui 20.000 bambini. Un bimbo è morto, sono andate distrutte, mentre solo a Saint-Martin si contano 8 vittime e 21 feriti. Per l'Onu, Irma potrebbe colpire 37 milioni di persone e ora trema la Florida con l'evacuazione di Miami Beach. 

Squadre di Oxfam sono già al lavoro per prepararsi a intervenire per soccorrere la popolazione, nelle zone maggiormente colpite nei tre Paesi dal passaggio di Irma - che minaccia di essere una delle piu' gravi tempeste degli ultimi anni nell'Atlantico - e stanno inoltre monitorando attentamente la tempesta tropicale Jose, che si sta sviluppando nel sud dei Caraibi. Nel nord di Haiti, in particolare, Oxfam ha una squadra pronta a Cap-Haitien a intervenire nelle ore immediatamente successive al passaggio di Irma.

Sono pronti per la distribuzione, kit igienico sanitari, acqua pulita e beni di prima necessità. Allo stesso tempo Repubblica Dominicana, Haiti e Cuba hanno già attivato piani di emergenza in coordinamento con le organizzazioni partner e le agenzie statali.

Secondo la stima di Unicef oltre 10,5 milioni di bambini vivono in paesi che potrebbero essere esposti ai danni dell’uragano Irma. In base all’attuale traiettoria della tempesta, i bambini nelle isole dei Caraibi orientali, della Repubblica Dominicana, Haiti e Cuba sono in pericolo, fra questi oltre 3 milioni hanno meno di 5 anni. L'organizzazione si dice preoccupata.

“Forti venti e piogge torrenziali hanno già attraversato alcune delle isole più piccole e più esposte nei Caraibi orientali, fra cui Anguilla e Barbuda,” ha dichiarato Patrick Knight, Responsabile Comunicazione dell’Unicef nei Caraibi orientali, parlando dall’isola di Barbados. “Mentre l’entità dei danni si fa sempre più chiara, vediamo che il livello di distruzione è alto. La nostra priorità è quella di raggiungere tutte le famiglie e i bambini che si trovano nelle comunità colpite il più presto possibile.”

Secondo le autorità locali, le reti di comunicazione in molte delle aree colpite sono state totalmente o parzialmente danneggiate. Le infrastrutture, fra cui strade, ponti, ospedali e scuole, hanno anche subito diversi livelli di danni.

A Barbuda, il 90% delle infrastrutture sono state distrutte, fra cui si prevedono fino a 132 scuole. La preoccupazione immediata dell’Unicef è quella di fornire acqua potabile e servizi igienici alle comunità colpite, portando anche servizi di protezione per i minorenni sia ai bambini che agli adolescenti, fra cui anche supporto psicosociale per coloro che sono stati colpiti. Supporterà inoltre il ripristino del sistema scolastico e dei sistemi di apprendimento per la prima infanzia come spazi sicuri. Prima della tempesta, l’ong aveva preposizionato aiuti umanitari salvavita ad Antigua, Barbuda, e Barbados per assicurare una rapida distribuzione di questi beni alle popolazioni colpite, in coordinamento con le autorità locali.

Redazione (Fonte: Redattore Sociale/Dire - Foto: Ansa)

@nelpaeseit

Pubblicato in Nazionale

Veleno è la storia di una coppia, Cosimo e Rosaria, che vive nelle campagne della Terra dei Fuochi, tra le province di Napoli e Caserta. Il film è una produzione Bronx Film, Minerva Pictures e Tunnel Produzioni in collaborazione con Gesco Gruppo di Imprese Sociali.

 

Veleno, come quello che criminali senza scrupoli hanno disseminato in un piccolo centro del casertano. Diego Olivares presenta venerdì 8 settembre a Venezia il suo nuovo film, evento speciale della Settimana della Critica, dal 14 settembre al cinema.

Il film è una produzione Bronx Film, Minerva Pictures e Tunnel Produzioni in collaborazione con Gesco Gruppo di Imprese Sociali, Rai Cinema, Sky Cinema e Film Commission Regione Campania.

Veleno è la storia di una coppia, Cosimo e Rosaria, che vive nelle campagne della Terra dei Fuochi, tra le province di Napoli e Caserta. Dopo anni di tentativi, i due riescono a concepire un bambino che però non riuscirà mai a vedere il padre, ammalatosi e morto di tumore dopo un’esistenza trascorsa a lavorare la sua terra, quella ereditata dal padre, vicina a una discarica gestita dalla camorra.

Intorno alle straordinarie interpretazioni di Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo e Salvatore Esposito ruota la drammatica quanto cruda quotidianità della vita nella Terra dei Fuochi, dove amore e odio, diritti e ingiustizia, felicità e dramma si intrecciano di continuo sullo sfondo dei rifiuti tossici interrati ovunque. Nei sottopassaggi, nelle campagne, nelle discariche, ai bordi della strada, una presenza oscura che definisce un contesto che condiziona ogni momento dell’esistenza.
Veleno è una storia vera, il racconto di una dignità irrinunciabile, quella che lega l’uomo alla terra, alla vita, alla voglia di costruire un futuro contro la violenza della camorra, delle malattie e dei rifiuti.

In alcune scene del film compaiono, difatti, dei luoghi tristemente noti per l'incessante sversamento di rifiuti pericolosi e per la presenza continua di roghi: è il caso di alcune strade interpoderali vicine alla stazione Tav di Afragola o la zona a ridosso dei Regi Lagni.

E’ il dramma con cui quotidianamente convivono i cittadini della Terra dei Fuochi e che Gaetano Di Vaio della Bronx Film, coautore della pellicola, e Gesco Gruppo di Imprese Sociali, coproduttore di Veleno, hanno voluto mettere in scena senza alcuna censura. Il film mostra l’interesse economico delle mafie nell’inquinare quella terra, descrive come le mani della camorra hanno interrato rifiuti, incendiato materiale tossico e sversato liquami. Ma si tratta di un’ecomafia viva e vegeta che può essere ripresa e raccontata ogni giorno recandosi nelle stesse location della pellicola di Olivares.

I comitati

A vedere il film in anteprima sono stati soprattutto i comitati che da anni denunciano il disastro ambientale nelle province campane. Per Raniero Madonna, uno dei portavoce della Rete Stop Biocidio, Veleno racconta “di una sofferenza che purtroppo in tanti in Campania hanno conosciuto da vicino”.

“Quella di Veleno – aggiunge Madonna - è una storia che si inserisce nel contesto di una regione dove camorra, politica e industria si sono organizzate per fare profitto smaltendo illegalmente i rifiuti delle grandi industrie del nord o delle medio/piccole produzioni a nero della regione.
Il contesto è frutto dell'instancabile lavoro di denuncia portato avanti dai tantissimi comitati che da anni provano a ricostruire la verità sul biocidio in atto in Campania e che finalmente diventa innegabile anche dalle istituzioni”.

“Veleno – conclude - è quello che questi banditi hanno sversato nelle nostre terre, ma anche quello che muove le azioni di una classe politica criminale che si è resa attrice di questo enorme giro di denaro sulle spalle di tutti i cittadini della regione”. 

Per Vincenzo Tosti, portavoce della Rete Cittadinanza e Comunità che conosce molto bene i contadini di quel territorio,“è un film che ha un taglio emotivo però in qualche modo racconta la storia dei tanti". "Questo significa che in questa terra c’è tanto coraggio - aggiunge - e c’è chi si è ribellato. La storia dei contadini collusi che hanno favorito le ecomafie non è vera perché qui abbiamo un agricoltore che si ribella".

"Non c’è stato solo chi si è arreso come spesso i media hanno raccontato - conclude - ma anche chi si è ripreso l’amore della propria terra. Poi quando ci chiedono ‘dove eravate’ il film dimostra che noi stavamo qui da soli, abbiamo pagato e ci siamo ribellati alle mafie e alla camorra".

Quali degli annunci di bonifica, messa in sicurezza, di attuazioni di misure sanitarie straordinarie sono state effettivamente realizzate? E dove sono finiti i soldi stanziati? Queste sono alcune delle domande che dopo l’estate dei roghi ha portato a convocare il prossimo appuntamento degli Stati Generali delle lotte ambientali del 22 Settembre.

Redazione

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Pubblicato in Cultura

L'organizzazione medico-umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere (MSF) ha inviato oggi una lettera aperta ai leader degli Stati membri e alle istituzioni dell'Unione Europea per denunciare le atroci sofferenze che le loro politiche sulla migrazione stanno alimentando in Libia.

Nella lettera, inviata anche al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, MSF denuncia la determinazione dell'Europa nel bloccare le persone in Libia a qualunque costo e chiede che gli inaccettabili abusi contro le persone trattenute arbitrariamente nei centri di detenzione cessino al più presto.

Un sistema criminale di abusi

"Il dramma che migranti e rifugiati stanno vivendo in Libia dovrebbe scioccare la coscienza collettiva dei cittadini e dei leader dell'Europa" si legge nella lettera, firmata dalla dott.ssa Joanne Liu, presidente internazionale di MSF, e da Loris De Filippi, presidente di MSF in Italia. "Accecati dall'obiettivo di tenere le persone fuori dall'Europa, le politiche e i finanziamenti europei stanno contribuendo a fermare i barconi in partenza dalla Libia, ma in questo modo non fanno che alimentare un sistema criminale di abusi."

MSF assiste le persone nei centri di detenzione di Tripoli da più di un anno e ha visto con i propri occhi questo schema di detenzione arbitraria, estorsioni, abusi fisici e privazione dei servizi di base che uomini, donne e bambini subiscono in questi centri.

"La detenzione di migranti e rifugiati in Libia è vergognosa. Dobbiamo avere il coraggio di chiamarla per quello che realmente è: un'attività fiorente che lucra su rapimenti, torture ed estorsioni" continua la lettera aperta di MSF. "Le persone sono trattate come merci da sfruttare. Ammassate in stanze buie e sudicie, prive di ventilazione, costrette a vivere una sopra l'altra. Le donne vengono violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate. La loro disperazione è sconvolgente."

La complicità dell'Europa

La riduzione delle partenze dalle coste libiche è stata celebrata come un successo nel prevenire le morti in mare e combattere le reti di trafficanti. Ma per MSF questa celebrazione è da considerarsi nella migliore delle ipotesi pura ipocrisia o, nella peggiore, cinica complicità con il business criminale che riduce gli esseri umani a mercanzia nelle mani dei trafficanti.

"Chi è davvero complice dei trafficanti: chi cerca di salvare vite umane oppure chi consente che le persone vengano trattate come merci da cui trarre profitto?" si domanda nella lettera di MSF. "La Libia è solo l'esempio più recente ed estremo di politiche migratorie europee che da diversi anni hanno come principale obiettivo quello di allontanare le persone dalla nostra vista. Tutto questo toglie qualunque alternativa alle persone che cercano modi sicuri e legali di raggiungere l'Europa e le spinge sempre più in quelle reti di trafficanti che i leader europei dichiarano insistentemente di voler smantellare."

Per MSF, vie legali e sicure perché le persone possano raggiungere paesi sicuri sono l'unico modo per proteggere i diritti delle persone in fuga, assicurare un controllo legale delle frontiere europee e rimuovere quei perversi incentivi che consentono ai trafficanti di prosperare: "Le persone intrappolate in queste ben note condizioni da incubo hanno disperato bisogno di una via di uscita. Devono poter accedere a protezione, asilo e quando possibile a migliori procedure di rimpatrio volontario. Hanno bisogno di un'uscita di emergenza verso la sicurezza, attraverso canali sicuri e legali."

"Non possiamo dire che non sapevamo quello che stava accadendo. Non possiamo continuare a tollerare questo vergognoso accanimento sulla miseria e la sofferenza delle persone in Libia" conclude la lettera di MSF. "Permettere che esseri umani siano destinati a subire stupri, torture e schiavitù è davvero il prezzo che, per fermare i flussi, i governi europei sono disposti a pagare?"

La lettere della Ong arriva nel giorno in cui la portavoce dell’Unhcr Carlotta Sami si è detta preoccupata per queste condizini e che "stiamo lavorando affinche' nei centri di detenzione in Libia le condizioni migliorino e affinchè, sul medio e lungo periodo, questi centri siano centri aperti, perche' abbiamo bisogno di accedere ai centri".

Redazione

@nelpaeseit

Pubblicato in Nazionale

Un momento di confronto rivolto al mondo della cooperazione e agli Enti Locali, per stimolare la nascita di un dialogo costruttivo che sia in grado di produrre servizi di qualità per i cittadini.

Analizzare criticità e buone pratiche, approfondire le novità introdotte dal correttivo del Codice degli Appalti, esaminare gli scenari futuri della co-progettazione tra pubblico e privato. Questi gli obiettivi del seminario “L’affidamento dei servizi alla cooperazione sociale”, secondo incontro di approfondimento organizzato da Legacoop Lazio presso la Camera di Commercio di Viterbo, l’11 settembre alle ore 15.

Un momento di confronto rivolto al mondo della cooperazione e agli Enti Locali, per stimolare la nascita di un dialogo costruttivo che sia in grado di produrre servizi di qualità per i cittadini, nel rispetto delle finalità e prerogative di tutti gli attori coinvolti.

Ma come è possibile coniugare legalità, trasparenza e rispetto delle normative con il riconoscimento ai servizi sociali di un loro valore specifico, fuori da una logica di mercato? Il valore dei servizi sociali è infatti prerogativa essenziale da tutelare attraverso processi specifici a supporto del rapporto tra Pubblica Amministrazione e Terzo Settore, nel rispetto dei principi comunitari ed in coerenza con quanto previsto dalla legge 328/2000.

Per evolvere verso un diverso modello di partenariato pubblico-privato è necessario promuovere però la riduzione delle gare d’appalto e potenziare il sistema di accreditamento come sistema di affidamento dei servizi socio-sanitari. A raccontare le novità introdotte dal correttivo del Codice degli Appalti sarà Cristina Compagno dell’Osservatorio regionale sul CCNL delle cooperative sociali, istituito nel 2017 da Agcisolidarietà Lazio, Federsolidarietà Confcooperative Lazio, Legacoopsociali Lazio e le principali sigle sindacali regionali.

Tiziana Biolghini, Dirigente Area Sussidiarietà Orizzontale, Terzo Settore e Sport della D.R. Salute e Politiche Sociali della Regione Lazio, esporrà le Linee Guida della Regione sulla co-progettazione, frutto di un lavoro congiunto tra l’amministrazione regionale e le principali sigle di rappresentanza e sindacali.

Per promuovere l’affermarsi di welfare generativo e di comunità è infatti importante sviluppare la co-progettazione dei servizi sociali, così come delineata dalla recente delibera Regionale che dà attuazione alle norme della legge-quadro nazionale 328/2000 e della legge regionale 11/2016 di riforma del welfare del Lazio.

Modererà la tavola rotonda di approfondimento e confronto, tra gli Enti Locali e gli esponenti del mondo cooperativo, Francesca Danese, Portavoce del Forum del Terzo Settore del Lazio. Parteciperanno: Maurizio Verduchi, Comune di Nepi, Pierangelo Conti, Comune di Viterbo, e Andrea Spigoni, Cooperativa Alicenova. Introduzione e conclusioni saranno affidate ad Anna Vettigli, Responsabile Legacoopsociali Lazio, e Massimo Pelosi, Responsabile Area Nord di Legacoop Lazio.

Redazione Lazio

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Giovedì, 07 Settembre 2017 12:18

SPOLETO, IL DOC "REBIBBIA" AL PARCO DEL MONDO

Il Docufilm, è stato diretto da Amedeo Staiano e Guglielmo Mantineo, mentre la realizzazione e la messa in scena sono il frutto del lavoro del laboratorio integrato di Teatro-terapia, svolto dalle Psicologhe Psicoterapeute Sandra Vitolo e Irene Cantarella presenti alla proiezione.

Venerdì 8 settembre alle ore 21 all’Arena Estiva Il Parco del Mondo (Parco Chico Mendes via Martiri della Resistenza, 1 Spoleto) si terrà la proiezione del film/documentario Rebibbia Liberi di Ricominciare alla presenza dei Registi Amedeo Staiano e Guglielmo. Mantineo.Modera l'incontro Daniele Ubaldi Direttore Editoriale Spoletoline. A promuoverla, tra gli altri, è la coop sociale Il Cerchio

21 attori, 2 anni di lavoro, 1 solo obiettivo. Questi i numeri del Film/Documentario “Rebibbia – Liberi di ricominciare”.

Il Docufilm, è stato diretto da Amedeo Staiano e Guglielmo Mantineo, mentre la realizzazione e la messa in scena sono il frutto del lavoro del laboratorio integrato di Teatro-terapia, svolto dalle Psicologhe Psicoterapeute Sandra Vitolo e Irene Cantarella presenti alla proiezione, che coinvolge detenuti minorati psichici affiancati da detenuti comuni svolto all’interno della Casa di Reclusione di Rebibbia Roma.

Sul palcoscenico 21 attori detenuti si sono esibiti per rappresentare emozioni realmente vissute e frammenti di vita, seguendo un copione interamente autobiografico. Le vicende portate in scena e, successivamente raccontate nel Docufilm, narrano dell’uomo e del suo riscoprirsi persona all’interno dell’istituzione totale.

Storie di fragilità e di solidarietà, storie di ricerca di un’identità diversa oltre l’etichetta deviante; percorsi di responsabilizzazione personale e di affermazione della propria dignità umana, per mettersi in gioco anche di fronte ad un pubblico esterno: un viaggio alla riscoperta di sé, per portare la propria voce al di là del muro, in un’ottica di rinnovata speranza e di cambiamento possibile.

Dalle ore 20 sarà offerto un aperitivo. In caso di pioggia o maltempo l’evento si svolgerà presso il Cinema Sala Frau.

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"Grazie per aver ospitato lo stupratore di Rimini", "vergognatevi", "siete strutture inutili e piattaforme per la diffusione di esseri immondi". Questi sono alcuni degli insulti ricevuti dalla coop sociale Labirinto sulla propria pagina facebook. È la filiera dell’odio che passa dal migrante a chi lo accoglie, oltre ogni responsabilità individuale: il meccanismo ormai collaudato di questa nuova stagione razzista.

"E' comprensibile che le persone, d'istinto, possano andare oltre la realtà contingente, nell'impotenza che tutti provano di fronte a questo orribile reato, ma è altrettanto vero che alcuni di questi commenti non sono costruttivi né di aiuto alle vittime, e non possono in alcun modo essere utili al dialogo attorno alla complessa tematica delle migrazioni". Così, in una nota, la Cooperativa Sociale Labirinto di Pesaro, che gestisce il servizio di accoglienza di cui ha usufruito Guerlin Butungu, il 20enne congolese arrestato per gli stupri di Rimini.

La solidarietà di Legacoop Marche alle vittime e agli operatori sociali

“I cooperatori e le cooperatrici conoscono sulla propria pelle la fatica e l'impegno che richiede il prendersi cura del corpo e della psiche delle vittime delle ingiustizie, delle violenze, delle malattie e delle tragedie della vita. Questo è il nostro impegno: aver scelto di essere cittadini che hanno trovato/creato lavoro prendendosi cura di anziani, bambini, disabili, migranti, senza fissa dimora e donne vittime di violenza. E' con questo spirito che i cooperatori e le cooperatrici di Legacoop Marche sono vicini alle vittime della violenza perpetrata dal branco nella città di Rimini e solidali con la cooperativa Labirinto, oggetto di volgari attacchi sul web”. Questo è l’incipit del comunicato di Legacoop Marche dopo gli attacchi alla coop sociale Labirinto.

“La cooperazione sociale nasce per rispondere ai bisogni di uomini e donne in difficoltà – continua - attraverso l'integrazione di tutte le risorse della collettività (professionali, formative, relazionali ed economiche) per realizzare le migliori condizioni per una comunità aperta, civile e solidale. Un impegno che, mettendola in contatto con migliaia di persone fragili in servizi situati nelle realtà locali, la espone naturalmente a tensioni, critiche e errori. Aspetti che sono il naturale corollario dell'impegno sociale a favore degli ultimi, soprattutto in questi tempi”.
“Il tragico evento di Rimini, poteva essere occasione per conoscere meglio l'attività che la cooperazione eroga ai migranti – aggiunge - ponendo domande o formulando critiche, mentre invece si è trasformato in un'occasione per attaccare la cooperativa in maniera volgare ed incivile. Un evento violento, che ha rovinato per sempre la vita delle persone coinvolte, ha provocato in decine di persone l'impulso di additare la cooperativa quale co-responsabile degli atti violenti. Un cortocircuito aberrante”.

“Siamo consapevoli – conclud - che la crisi che ha attraversato negli ultimi anni questo Paese ha agito come un detonatore che ha saldato disperazione alla perdita di legittimità di tanti soggetti della rappresentanza. Disperazione e solitudine che hanno bisogno di cercare e trovare responsabili, che siano i migranti, la cooperazione, i rom o chi per loro. In tutto questo la cooperazione continuerà ad essere occasione di emancipazione per chiunque e per qualsiasi ragione si trovi in difficoltà indipendentemente dal colore della pelle, il genere o credo religioso”.

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