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Lunedì, 22 Ottobre 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 22 Gennaio 2018 - nelPaese.it

Nel corso del 2017 l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha localizzato, grazie alla Rete Sismica Nazionale (RSN), 44.459 terremoti sul territorio italiano e nelle zone limitrofe. Una media di oltre 120 eventi al giorno, 5 ogni ora. Un terremoto ogni 12 minuti.

Tra i 44.459 rilevati dalla RSN nel 2017, circa 37.000 possono essere considerati repliche della sequenza in Italia centrale, iniziata il 24 agosto del 2016 e tuttora in corso. Il numero totale è sensibilmente inferiore a quello dell'anno precedente (circa 53.000), ma molto più alto del 2015 e del 2014 (rispettivamente 15.000 e 24.300 circa).

Qualche numero per i terremoti del 2017 in Italia e dintorni: 5 eventi di magnitudo maggiore o uguale a 5.0: uno di questi avvenuto in Albania, 4 nella zona di Campotosto (AQ); 21 di magnitudo tra 4.0 e 4.9: 6 di questi avvenuti nei mari circostanti e nei Paesi limitrofi; 370 di magnitudo tra 3.0 e 3.9: di questi, alcuni  avvenuti nei mari circostanti e nei Paesi limitrofi; 4224 di magnitudo ≥2.0: di questi, alcuni  avvenuti nei mari circostanti e nei Paesi limitrofi.

Quasi il 90% dei terremoti localizzati in Italia nel 2017 hanno magnitudo minore di 2.0, il che vuol dire che probabilmente non sono stati avvertiti dalla popolazione, salvo qualche eccezione (per esempio in caso di ipocentri molto superficiali).

Altri eventi di magnitudo maggiore di 4 sono stati rilevati dalla Rete Sismica Nazionale nei Paesi e nei mari intorno all'Italia (in particolare in Svizzera, in Bosnia e nel Mar Ionio). L'andamento dell'attività sismica in Italia nel 2017 è dominato dall'evoluzione della sequenza in Italia centrale nel quale sono rappresentati gli eventi sismici registrati mese per mese. Per comprendere l'impatto della sequenza iniziata ad agosto 2016 sulla sismicità complessiva.

L'andamento della sismicità al di fuori dell'area della sequenza si mantiene piuttosto costante durante tutti i mesi dell'anno, con un numero mensile di eventi che oscilla tra i 400 e i 660. L'andamento in decrescita dell'attività relativa alla sequenza in Italia centrale: dai circa 9.000 eventi del mese di gennaio si passa a circa 1.000 di dicembre 2017.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Anche quest’anno, l’Arci organizzerà iniziative in tutta Italia per celebrare il Giorno della Memoria, ricorrenza internazionale istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare  le vittime dell’Olocausto e delle leggi razziali.

“Mai più fascismi”  è lo slogan scelto per questo 27 gennaio 2018,  a 70 anni dall’entrata in vigore - il 1 gennaio 1948 -  della nostra Costituzione, approvata dall'Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato De Nicola il 27 dicembre seguente.

“Oggi – scrive l’Arci -  di fronte al diffondersi di episodi intimidatori da parte di movimenti e forze che si richiamano al nazifascismo e all’affermarsi di partiti di estrema destra nelle competizioni elettorali di tanti paesi euroepei (ultima l’Austria),  la memoria, il racconto degli orrori che hanno caratterizzato il secolo scorso,  la difesa dei valori costituzionali può rappresentare un argine e aiutare alla comprensione di un presente segnato ancora da guerre, violenze e ingiustizie. Solo con questo bagaglio di  conoscenza è possibile trovare gli strumenti per  progettare un futuro diverso”.

“Lo faremo – conclude l’Arci - usando i diversi linguaggi della cultura e con un’attenzione particolare al mondo giovanile perché se ricordare è un dovere di tutti, trasmettere la memoria a ragazze e ragazzi ha, se possibile, un valore ancora maggiore, indispensabile per formare alla cittadinanza attiva e consapevole”. 

 

Pubblicato in Nazionale

Il Meridione d'Italia rappresenta il fanalino di coda in Europa per gli indicatori di aspettativa di vita e, in particolare, la zona metropolitana di Napoli è "la peggiore dove nascere" con un gap di ben 8 anni in termini di aspettativa di vita rispetto ai paesi Ue. A descrivere l'allarmante situazione del sud del Paese è il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss) Walter Ricciardi, sottolineando come gli italiani vivano in pratica in due "Paesi diversi" con il Settentrione che vede i suoi residenti vivere in media 4 anni in più.

"Oggi nascere nel meridione d'Italia significa nascere nelle parti del continente europeo più derelitte, perché di fatto quelle regioni sono quelle che hanno gli indicatori di aspettativa di vita peggiori d'Europa", ha affermato Ricciardi alla trasmissione Presadiretta in onda lunedì 22 gennaio. È un divario "originato nel 2001 con il cambiamento del Titolo V della Costituzione - rileva - che di fatto ha dato alle regioni la quasi esclusiva potestà di organizzare e di gestire".

Oggi "una persona che nasce in Campania, Sicilia o in Calabria ha un'aspettativa di vita fino a 4 anni inferiore. È come se vivessimo in due paesi. Ed oggi - sottolinea ancora il presidente Iss - la peggiore zona in cui nascere è l'area metropolitana di Napoli. Nei confronti dell'Europa, dell'europeo medio, ha un gap di aspettativa di vita che arriva quasi a 8 anni". Una situazione che "non può essere risolta con l'attuale governance, cioè con l'attuale assetto. Il gap è talmente forte - osserva - che queste regioni in sofferenza, praticamente tutto il centro sud, non ce la potranno fare da sole". 

Ma quali sono le ragioni per cui il Sud Italia conquista la maglia nera in aspettativa di vita non solo rispetto alle regioni settentrionali ma anche rispetto all'Europa? Quattro, secondo l'ultima edizione del Rapporto Osservasalute, realizzato dall'Osservatorio sulla Salute delle Regioni dell'università Cattolica di Roma, i fattori cruciali: la scarsa prevenzione, a partire dalla minore risposta agli screening oncologici; diagnosi più tardive; una minore disponibilità di farmaci innovativi ed una minore efficacia ed efficienza delle strutture sanitarie. Ma a pesare sono anche gli stili di vita, che proprio al Sud fanno registrare più alti tassi di obesità e mancanza di attività fisica. Un'Italia della salute che, dunque, continua a rimanere a due velocità. 

Sulle dichiarazioni di Ricciardi interviene Luigi Costanzo, medico di base ed esponente di Isde medici per l’ambiente, uno degli animatori della Rete cittadinanza e comunità che è impegnata nel Progetto Veritas in Terra dei fuochi: “le sostanze tossiche possono agire come “interferenti endocrini” (disruptor) favorendo la comparsa non solo di tumori, ma di aborti, malformazioni, allergie, obesità, diabete, malattie cardiovascolari. Sappiamo benissimo che non tutto è “terra dei fuochi”, ma il problema è cercare di capire che “terra dei fuochi” è un “fenomeno” (non un luogo) che va affrontato con decisone da chi ha il potere di rimuovere le scellerate condizioni che lo hanno generato e di fronte al quale bisogna avere l’umiltà (soprattutto da parte della classe medica dirigente e degli scienziati) per cercare di individuare un approccio diverso alle malattie che preveda un potenziamento soprattutto della prevenzione primaria attraverso la tutela e la difesa dell'ambiente (in tutti i sensi) e attraverso il biomonitoraggio degli esseri umani, con l’individuazione di biomarcatori tossici non solo nei terreni o nei “pomodori” ma anche negli uomini che abitano questi territori, oltre a politiche di prevenzione per stimolare corretti stili di vita".

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Salute

Quindici prodotti diversi realizzati da cooperative sociali e associazioni, che gestiscono i beni confiscati, e da imprenditori antiracket. E’ questo il contenuto delle scatole verdi di "Facciamo un pacco alla camorra", un progetto, giunto alla nona edizione, promosso dal Comitato don Peppe Diana, dalla Nuova Cooperazione Organizzata (Nco) e da Libera.

Il Coordinamento provinciale di Libera, di cui fa parte l’Azione Cattolica della Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti, ha presentato venerdì mattina il progetto del pacco agli studenti dell’Istituto d'Istruzione Superiore “Telesi@” al cinema-teatro Modernissimo di Telese Terme. Un incontro moderato dai rappresentanti d’Istituto Giuseppe Della Porta, Elia Francesca Pacelli e Francesco Assini. La vendita di questi pacchi-regalo è finalizzata a sostenere le attività di “Casa don Diana”, la villa confiscata al clan dei "Casalesi" e, quindi, il continuo riutilizzo sociale di questo bene confiscato, gestito dal Comitato “don Peppe Diana” ed intitolato al sacerdote ucciso dalla camorra nel 1994.

Raffaele Carotenuto, membro di una di queste cooperative (“Al di là dei sogni” di Maiano di Sessa Aurunca), nel raccontare la sua esperienza e il percorso che lo ha portato a coltivare questi sogni di legalità e d’inclusione sociale (ricordiamo che le cooperative facenti parte della Nuova Cooperazione Organizzata si occupano dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, abbandonate, invisibili per la nostra società), ha ricordato proprio la figura di don Peppe Diana.

Ma “la memoria – come sottolineava il referente provinciale di “Libera Benevento" Michele Martino – ha senso solo se vengono lanciati e lasciati segni concreti di speranza” (concetto questo ribadito anche dal vescovo della Diocesi don Mimmo a conclusione dell’iniziativa). “Cambiare è possibile – ha ripetuto più volte don Mimmo – ma bisogna crederci. Non date mai in appalto a nessuno, ragazzi, la vostra coscienza e la vostra dignità. Affianco alla parola legalità va coniugata sempre un’altra parola, ed è la parola responsabilità.  Solo con queste due parole coniugate insieme è possibile approdare alla stazione della giustizia sociale. Saldiamo insieme – ha concluso il vescovo – la vita alle parole e le parole alla vita. Se cioè applaudiamo ad un giovane che è riuscito ad uscire dal tunnel della malavita, che è riuscito cioè a convertire sé stesso da giovane di camorra a giovane portatore di legalità e di giustizia, poi non possiamo la sera, per esempio, fumare uno spinello o farci di cocaina. Questo non sarebbe coerente. E bisogna sempre avere il coraggio di essere coerenti con le cose che diciamo”.

Il riferimento era alla testimonianza forte di un giovane, proveniente da Scampia, che, non senza un pizzico di commozione, ha riportato l’intera vicenda che ha vissuto fin da ragazzino: dall’avvicinamento e dalla voglia di entrare nel mondo criminale all’affiliazione ad un clan, con tutto quello che ne è conseguito (reati e carcere in primis), fino al cambiamento radicale che lo ha portato a rendersi conto degli errori commessi, ad essere inserito dal punto di vista lavorativo in una cooperativa sociale e al rinnegare quel mondo della criminalità organizzata che, con quella sua scelta, egli stesso aveva contribuito a rafforzare.

E una scelta hanno compiuto, e stanno compiendo ogni giorno, anche la cooperativa sociale iCare, la Casa per la Pace “Don Tonino Bello” e il Movimento Studenti di Azione Cattolica, che hanno portato la loro testimonianza e il loro impegno costante sui silenzi da rompere, sull’indifferenza da scardinare e sul cercare e riconoscere la bellezza, tramite, rispettivamente, Angelica Ciaburri e Sabrina Cusano, Michele Palmieri e don Donatello Camilli. “Ogni giorno, quando mi sveglio al mattino – ha detto Michele Martino, nell’intervento introduttivo – con trepidazione e preoccupazione, chiedo anzitutto a me stesso che scelta voglio fare, cosa sono disposto a fare e se sto facendo abbastanza affinchè i valori della legalità e della giustizia sociale possano trionfare, affinchè le vittime delle mafie siano sempre ricordate, affinchè quel loro sacrificio non sia mai vano ma sia una continua spinta per alzare la testa e metterci la faccia, per non piegarsi mai di fronte alle ingiustizie ed urlarlo ad alta voce. Abbiamo il dovere della memoria nel ricordare tutte le storie e i volti delle persone che hanno dato la propria vita per amore del loro territorio”.

Il pacco è appunto questo: un insieme di storie di coraggio di chi non si è piegato o di chi ha deciso di non piegarsi mai più alla criminalità organizzata. Un insieme di storie da non dimenticare. Il pacco alla camorra è una delle prove concrete che, con il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, si può provare a costruire qualcosa di ottimale per l’intero territorio, che unisce qualità e legalità, occupazione e giustizia, attenzione agli ultimi e speranza. Ma ci vuole l’impegno di tutti, ognuno per quello che può dare, a partire dal territorio in cui abita. Presenti ieri al Modernissimo di Telese anche i genitori di Tiziano Della Ratta, il carabiniere di Sant'Agata dei Goti ucciso nel 2013 nel tentativo di sventare una rapina in una gioielleria di Maddaloni.

 

Pubblicato in Campania

Lunedì 29 gennaio a Milano farà tappa la manifestazione nazionale itinerante #ConiBambini- Tutta un’altra storia incontrando i ragazzi delle scuole milanesi e le organizzazioni del Terzo settore lombarde per discutere di povertà educativa e periferie, condividendo esperienze e buone pratiche avviate a Milano e in Italia. L’evento, organizzato dall’impresa sociale Con i Bambini e Fondazione Cariplo rientra nelle iniziative promosse dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile che, grazie all’accordo tra Fondazioni di orine bancaria e Governo, mette a disposizione 360 milioni di euro per tre anni per contrastare concretamente il fenomeno nel Paese.

L’appuntamento è alle 10 all’Auditorium Fondazione Cariplo in Largo Gustav Mahler. Dopo gli interventi in apertura di Giuseppe Guzzetti, presidente Fondazione Cariplo e Acri e di Carlo Borgomeo presidente Con i Bambini e Fondazione CON IL SUD, sarà presentato “Aspettando il tempo che passa”, la pièce teatrale scritta con i ragazzi detenuti nel carcere minorile di Airola, in provincia di Benevento. Lo spettacolo, prodotto da The Co2 Crisis opportunità Onlus con Nest nell’ambito del progetto Il palcoscenico della legalità, ha dato voce ai minori costretti al regime carcerario per un percorso di rinnovamento etico, analizzando responsabilità individuali e collettive, per un nuovo futuro possibile.

A seguire, il giornalista Pierluigi Pardo introdurrà lo scrittore Gianni Biondillo che racconterà le periferie milanesi, attraverso le esperienze messe in campo anche dalla Fondazione Cariplo. Quella di Milano è la terza tappa della manifestazione nazionale promossa dall’impresa sociale Con i Bambini, soggetto attuatore del Fondo, che sta attraversando il paese da Nord a Sud incontrando i ragazzi e le comunità educanti dei territori (scuola, famiglia, fondazioni, terzo settore, università, ecc), per ascoltarle e condividere con loro idee e buone pratiche di alleanze educative e di contrasto alla povertà educativa minorile.

Dopo gli eventi di Torino, Reggio Emilia e Milano, la manifestazione farà tappa a febbraio a Napoli, a marzo a Brindisi, in aprile a Catania e si concluderà a maggio a Roma. Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo.

Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

Con i Bambini ha pubblicato i primi tre bandi (Prima Infanzia 0-6 anni, Adolescenza 11-14, Nuove Generazioni 5-14 anni) e finanziato i primi 80 progetti per la prima infanzia, coinvolgendo il mondo della scuola, del Terzo settore, della ricerca e, in generale, le comunità educanti del territorio.

 

Pubblicato in Lombardia

Fake news e bufale sono diventate un punto molto acceso del dibattito pubblico. E, soprattutto, sono diventate un terreno di scontro di politico dove si gioca una partita molto rischiosa per la nostra democrazia. Lo scorso 19 gennaio il ministro dell'Interno e il capo della Polizia hanno presentato il 'pulsante rosso' contro le fake news, un servizio online che consente ai cittadini di segnalare quelle che riterranno 'bufale' che circolano in rete. Nessuna interferenza con la campagna elettorale, nessun intervento sulle dichiarazioni di esponenti di partiti, nessun «Grande Fratello» che farà le pulci alle opinioni politiche, ma solo un «servizio pubblico» che c'è già e che vuole essere migliorato in un «momento delicato per il Paese come è quello delle elezioni», rassicurano Marco Minniti e Franco Gabrielli.

Ma in una democrazia compiuta è possibile delegare alla polizia di Stato la questione della mala-informazione? Se si scrive il falso esiste un tribunale e lo strumento della querela, spesso anch’essa abusata come quelle temerarie per intimidire i giornalisti di inchiesta. E cosa succede se a scrivere una fake news sono importanti testate nazionali o trasmissioni tv come sta accadendo da molto tempo a questa a parte a causa della mancata verifica o della scarsa qualità professionale?


«L'inquinamento da fake news che inquieta e preoccupa i giornalisti – è il commento di Ordine nazionale dei Giornalisti e Federazione nazionale della Stampa italiana – è fenomeno che, salvo errori o omissioni di controllo, non riguarda la categoria. Da questo punto di vista, l'iniziativa del ministero dell'Interno rende chiaro che il giornalismo professionale è ai margini di questa serissima questione, sulla quale, soprattutto se collegata a moltiplicazione attraverso bot basati su algoritmi, abbiamo anzi più volte suonato un campanello d'allarme».

La lotta alle fake news, «che potenzialmente possono essere finanche strumento di disegni eversivi», proseguono Odg e Fnsi, «è assolutamente propria dei compiti dello Stato. Vigileremo naturalmente perché non ci siano invasioni di campo sulla deontologia, il cui controllo spetta, invece, alla categoria stessa attraverso l'Ordine professionale».

Eppure la categoria è molto preoccupata. A gridarlo sui social tutto lo stupore e la preoccupazione è l’organizzatrice del Festival internazionale di giornalismo di Perugia Arianna Ciccone che è guida il blog collettivo Valigia Blu: “tra l'altro mi chiedo se segnalo un articolo, un servizio televisivo che risulta falso (vedi la notizia diffusa da un programma di Mediaset sui festeggiamenti in un bar di Milano per l'attacco ISIS a Manchester, che portò poi a un tentativo di incendio del bar), cosa fa la polizia? Fa rimuovere di sua iniziativa l'articolo o il servizio? Fa un fact checking per ristabilire i fatti? Ci rendiamo conto delle conseguenze spaventose e inquietanti di una cosa del genere?”

“Per non parlare – aggiunge - dell'effetto deterrente per cui molte persone per timore di una eventuale segnalazione saranno portate ad autocensurarsi. E ancora cosa succede alle dichiarazioni dei politici? La propaganda politica è imbottita di disinformazione e manipolazione per ottenere consenso. E infine che strumenti e garanzie abbiamo noi come cittadini per appellarci contro un eventuale errore della polizia? Il messaggio che passa è: la polizia depositaria della verità. La polizia non si occupa di vero e di falso. Non in una democrazia”. 

A lei si aggiunge Amalia De Simone, giornalista del Corriere della Sera e nominata Cavaliere del lavoro dal Presidente Mattarella: “sono molto preoccupata dall'iniziativa del ministro dell'Interno che delega alla polizia lo stabilire se una notizia sia falsa oppure no dopo la segnalazione fatta dalla gente. Non credo che gli organi di polizia (con tutto il rispetto) ne abbiano le competenze e comunque non è il loro ruolo. A meno che non si voglia tornare piano piano al minculpop”

Pubblicato in Editoriale

L'82% dell'incremento di ricchezza netta registratosi tra marzo 2016 e marzo 2017 è andato all'1% più ricco della popolazione globale, mentre a 3,7 miliardi di persone che costituiscono la metà più povera del mondo non è arrivato un solo centesimo. "Ricompensare il lavoro, non la ricchezza", il nuovo rapporto di Oxfam diffuso oggi alla vigilia del meeting annuale del Forum economico mondiale di Davos, rivela come il sistema economico attuale consenta solo a una ristretta elite di accumulare enormi fortune, mentre centinaia di milioni di persone lottano per la sopravvivenza con salari da fame.

Un miliardario ogni 2 giorni. Da marzo 2016 a marzo 2017, il numero di miliardari è aumentato al ritmo impressionante di 1 ogni 2 giorni. Su scala globale, tra il 2006 e il 2015 la ricchezza a nove zeri è cresciuta del 13% all'anno, 6 volte più velocemente dell'incremento annuo salariale, di appena il 2%, che ha riguardato i comuni lavoratori. Negli Stati Uniti si calcola che un Amministratore delegato possa percepire in poco più di 1 giorno una cifra pari al reddito medio che un lavoratore della compagnia da lui amministrata percepisce in 1 anno. Con un terzo del volume dei dividendi versati nel 2016 agli azionisti dei 5 principali marchi mondiali dell'abbigliamento - 2,2 miliardi di dollari l'anno - sarebbe possibile garantire a 2,5 milioni di vietnamiti, impiegati nel settore dell'abbigliamento, un salario dignitoso.

Le cause della disuguaglianza

 "Ricompensare il lavoro, non la ricchezza" analizza le cause per cui, nell'attuale sistema economico, il costante incremento dei profitti di azionisti e top manager corrisponde a un peggioramento altrettanto costante dei salari e delle condizioni dei lavoratori. Tra le ragioni principali: la forsennata corsa alla riduzione del costo del lavoro che porta all'erosione delle retribuzioni; la colpevole negligenza verso i diritti dei lavoratori e la drastica limitazione del loro potere di contrattazione nel mercato globale; processi di esternalizzazione lungo le filiere globali di produzione; la massimizzazione 'ad ogni costo' degli utili d'impresa a vantaggio di emolumenti e incentivi concessi ai top-manager; la forte influenza esercitata da portatori di interessi privati, capace di condizionare le politiche. 

"Un nuovo miliardario ogni 2 giorni non è sintomo di un'economia fiorente, se a pagarne il prezzo sono le fasce più povere e vulnerabili dell'umanità. L'attuale sistema economico crea miseri e disuguali, offrendo lavori rischiosi, sotto-retribuiti e precari e abusando sistematicamente dei diritti di chi lavora. Basti pensare che oggi il 94% degli occupati nei processi produttivi delle maggiori 50 compagnie del mondo è costituito da persone 'invisibili' impiegate in lavori ad alta vulnerabilità senza adeguata protezione - ha detto Maurizia Iachino, presidente di Oxfam Italia -. Le persone che confezionano i nostri abiti, assemblano i nostri cellulari, coltivano il cibo che mangiamo vengono sfruttate per assicurare la produzione costante di un gran volume di merci a poco prezzo e aumentare i profitti delle corporation e degli investitori. Fino a quando per il sistema economico globale la remunerazione della ricchezza di pochi rimarrà un obiettivo predominante rispetto alla garanzia di un lavoro dignitoso per tutti, non sarà possibile arrestare la crescita di questa estrema e ingiusta disuguaglianza".

Lavoratrici: misere e ancora più disuguali

Secondo il rapporto, negli ultimi gradini della piramide sociale si trovano spesso le lavoratrici: in tutto il mondo guadagnano meno degli uomini, operando frequentemente in ambiti sottopagati e privi di sicurezza per chi lavora. Anche in questo settore, la disparità tra top manager e lavoratori ha raggiunto livelli estremi: in 4 giorni, l'Amministratore delegato di uno dei 5 più grandi marchi della moda può guadagnare quello che una lavoratrice della filiera dell'abbigliamento in Bangladesh guadagna in un'intera vita. "In ogni parte del mondo abbiamo raccolto testimonianze di donne schiacciate dall'ingiustizia della disuguaglianza - ha aggiunto Iachino - In Vietnam le lavoratrici del settore dell'abbigliamento non vedono i loro figli per mesi, perché non possono tornare a casa per colpa delle lunghissime giornate lavorative e delle paghe da fame che percepiscono. Negli Stati Uniti abbiamo scoperto che alle lavoratrici dell'industria del pollame non era consentito di andare in bagno ed era imposto di indossare i pannolini. Sia in Canada sia in Repubblica Dominicana, molte donne di servizio nel settore alberghiero di lusso ci hanno raccontato di aver deciso di non denunciare le molestie sessuali di cui sono vittime per paura di perdere il lavoro".

Disuguitalia 2018

La disuguaglianza desta seria preoccupazione anche in Italia. A metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, il successivo 20% ne controllava il 18,8%, lasciando al 60% più povero appena il 14,8% della ricchezza nazionale. La quota di ricchezza dell'1% più ricco degli italiani superava di 240 volte quella detenuta complessivamente dal 20% più povero della popolazione. Nel periodo 2006-2016 la quota di reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuita del 28%, mentre oltre il 40% dell'incremento di reddito complessivo registrato nello stesso periodo è fluito verso il 20% dei percettori di reddito più elevato. Nel 2016 l'Italia occupava la ventesima posizione su 28 paesi Ue per la disuguaglianza di reddito disponibile.

Le proposte di Oxfam

In tutto il mondo, la stragrande maggioranza delle persone è a favore di un'azione immediata per contrastare la disuguaglianza. Intervistando 70.000 persone in 10 paesi, Oxfam ha rilevato che circa 2/3 di loro ritengono che il divario tra ricchi e poveri debba essere affrontato con urgenza. Per questo Oxfam chiede ai governi di adottare una serie di misure atte a contrastare l'estrema disuguaglianza e costruire opportunità di lavoro ben retribuito e tutelato. 
Tra le proposte: incentivare modelli imprenditoriali che adottino politiche di maggiore equità retributiva e sostengano livelli salariali dignitosi; introdurre un tetto agli stipendi dei top-manager, così che il divario retributivo non superi il rapporto 20:1 ed eliminare il gap di genere; proteggere i diritti dei lavoratori, specialmente delle categorie più vulnerabili: lavoratori domestici, migranti e del settore informale, in particolare garantendo loro il diritto di associazione sindacale; assicurare che i ricchi e le grandi corporation paghino la giusta quota di tasse, attraverso una maggiore progressività fiscale e misure solide di contrasto all'evasione ed elusione fiscale; aumentare la spesa pubblica per servizi come sanità, istruzione e sicurezza sociale a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione, continua Oxfam.

Anche le imprese potrebbero già mettere in campo autonomamente azioni per promuovere un'economia dal volto più umano: una tra tutte l'assicurare un salario dignitoso a tutti i lavoratori, come azione prioritaria rispetto alla distribuzione dei dividendi agli azionisti o al pagamento di mega bonus ai top manager.  "Difficile trovare oggi un esponente del mondo politico o economico che non sia preoccupato per la disuguaglianza, ma ancora più difficile è trovarne uno che stia agendo concretamente per porvi rimedio - ha detto Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia -. Al contrario, osserviamo l'adozione di provvedimenti irresponsabili, come il taglio delle tasse ai più facoltosi o la rottamazione dei diritti in materia di lavoro. Misure che esasperano i livelli di disuguaglianza, proprio mentre, in tutto il mondo, i cittadini reclamano un salario dignitoso e pari diritti per lavoratori e lavoratrici, chiedendo che multinazionali e ricchi individui paghino la loro giusta quota di imposte e che venga posto un limite alla concentrazione di potere e ricchezza in così poche mani".

(Fonte: Redattore Sociale/Dire) 

Pubblicato in Nazionale

Nel giorno in cui un'impresa tedesca si aggiudica tutti i lotti del bando da 100 kg di cannabis terapeutica destinati all'Istituto Chimico Farmaceutico di Firenze, A Buon Diritto, Antigone, Associazione Cannabis Terapeutica, Associazione Luca Coscioni, Cannabis Cura Sicilia Social Club, CGIL, CILD, Comitato Pazienti Cannabis Medica, Forum Droghe, FP CGIL, LaPiantiamoCSC, la Società della Ragione, Legalizziamo.it, Legacoopsociali, LILA, SIRCA scrivono al governo per chiedere il potenziamento di produzione nazionale, studi scientifici e trial clinici. Le associazioni, che il 30 novembre scorso avevano organizzato una conferenza in Senato per chiedere che si adottasse la legge sulla cannabis terapeutica, chiedono oggi al governo di applicare pienamente la legge e far fronte alla permanente mancanza di prodotti.

Ecco le richieste ai ministri Lorenzin, Fedeli, Pinotti, Orlando e Minniti: “autorizzare una importazione d'urgenza di farmaci a base di cannabis che possano da subito essere messi in distribuzione per sopperire alle tragiche carenze dell'oggi, in attesa della messa a regime degli interventi di implementazione delle modalità di approvvigionamento; smettere di perseguire inutilmente, con grande sforzo di mezzi e scarso senso umanitario, i malati che per necessità sopperiscano alle loro esigenze terapeutiche scelgono la strada dell'auto-coltivazione invece che rivolgersi al mercato illegale; che Istituti di Ricerca Pubblici in collaborazione con le Università e privati, promuovano studi sulle proprietà terapeutiche della cannabis, a partire dalle infiorescenze standardizzate prodotte dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare".

"Sempre in sinergia fra soggetti pubblici e privati, promuovere trial clinici, in rispetto degli standard internazionali, sull'impiego della cannabis nella cura di varie condizioni fisiche o patologie anche non tradizionalmente trattate con cannabinoidi (come per esempio i disturbi da stress post-traumatico per reduci da missioni di peacekeeping, persone vittime di violenza e migranti); avviare un percorso che possa portare al riconoscimento formale dei cannabinoidi come farmaci; promuovere corsi di formazione per tutti gli operatori del settore coinvolti nonché di informazione pubblica per la cittadinanza; concorrere alla revisione critica della cannabis in seno al comitato di esperti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità previsto a Ginevra per maggio 2018 condividendo i dati delle positive esperienze italiane; ferme restando le necessarie licenze e il pieno rispetto degli standard previsti dalla normativa italiana ed europea, prevedere la concessione di permessi di produzione ad altre istituzioni e attori privati italiani ed esteri; annullare le sanzioni amministrative comminate, e cancellare quelle previste dal Testo Unico sulle droghe 309 del 1990, per le farmacie che rendono semplicemente nota la disponibilità di preparazioni galeniche a base di cannabis”.

 

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Fare rete tra tutte le istituzioni e investire in prevenzione sono due strade per garantire un futuro di speranza ai minori, anche quelli nelle situazioni più disagiate. E' il messaggio conclusivo di “Bambini e ragazzi, quale futuro?” tre giorni di convegno nazionale sul tema dei minori organizzato dal 18 al 20 gennaio a Catania dal non profit di Uneba (www.uneba.it) assieme all'Università di Catania e alla Scuola superiore di scienze dell'educazione “San Giovanni Bosco” di Firenze. Un convegno che apre un percorso di condivisione di idee e progettazione di nuovi servizi per minori che proseguirà in tutta Italia.

Alla giornata conclusiva è intervenuto il ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti che ha aperto il suo intervento con un ringraziamento agli enti e ai lavoratori di Uneba: “Grazie per quello che fate, se l'Italia è meglio di quello che potrebbe essere, è grazie a voi”. Ha poi sottolineato l'importanza della collaborazione e del fare rete. “Nessuno – ha detto Poletti -  è sufficiente a sé: non lo è la politica, non lo è l'azione sociale, non lo è l'azione economica. Abbiamo bisogno di grande integrazione e di capacità di dialogo. Abbiamo bisogno di coprogettare, di costruire una cultura e una consapevolezza condivise”.

Un esempio di questa collaborazione lo ha portato lo stesso Poletti: la “rete di protezione sociale” prevista dalla nuova legge sul Reddito di Inclusione. “Una rete che metta in relazione tutti: Stato, Regione e Comuni, volontariato associazioni e scuola, con capacità di condivisione. Spero che la Riforma del Terzo Settore ci aiuti in questa direzione”.

Riforma che però non è ancora completa. “Il mio primo impegno è che la Riforma arrivi a pieno compimento: stiamo lavorando ogni giorno per atti e circolari, e ringrazio il Forum del Terzo Settore per la collaborazione”. Anche il ministro ha insistito sulla prevenzione. “Dobbiamo introdurre una nuova logica di bilancio: non più misurare solo quanto costa fare le cose, ma anche quanto costa o può costare non farlo: e quindi prevenire, anticipare le situazioni, pensare in termini di investimenti e non di spese.

Nel trattare “L’impresa sociale come nuova frontiera per l’occupazione dei giovani”, Eleonora Vanni, presidente di Legacoopsociale, ha ribadito “la centralità del tema delle competenze e della socializzazione al lavoro, e il valore dell'impresa sociale come una delle forme più funzionali a proporre innovazione” mentre  Claudia Fiaschi del Forum Terzo Settore ha evidenziato che al fianco dei Neet, giovani che non studiano e non lavorano, c'è la generazione startup, che accetta la scommessa del futuro. “Dov'è il delta, la differenza tra i neet e i giovani che ce la fanno? -si è chiesta e ha risposto -In coraggio, tenacia, umiltà, utilizzo della tecnologia per collegarsi e non per isolarsi, alta capacità di socialità”

Ha cercato di fare sintesi dei risultati del convegno e degli workshop Simone Olianti, docente della Scuola superiore di scienze dell'educazione San Giovanni Bosco. Ed è volato alto.“Noi esseri umani – ha detto Olianti -. esistiamo solo se amati e riconosciuti, e di questo i bambini hanno un bisogno assoluto. Si parla tanto di libertà, ma la libertà senza responsabilità è pericolosa. Un'etica della cura e della responsabilità è fondamentale per fare assistenza alle persone. Prendersi cura dà senso alla vita dei bambini e dei ragazzi, ed anche alla nostra. Lavorando insieme, e puntando sulla prevenzione, si può vincere, si possono ottenere risultati preziosi”.

L'assessore alle politiche sociali della Regione Sicilia Mariella Ippolito ha promesso ai convegnisti particolare attenzione al tema dei minori stranieri non accompagnati: “vogliamo ripensare le politiche di accoglienza. “Per l'infanzia siciliana, invece – ha annunciato - sono in fase di attuazione provvedimenti legislativi a sostegno delle comunità alloggio per minori con a carico provvedimenti dell'Autorità giudiziaria”. L'assessore ai servizi sociali del Comune di Catania Fortunato Parisi nel suo saluto iniziale ha ribadito a Uneba la sua piena disponibilità a collaborare. “Il lavoro di squadra – ha detto l'assessore – potrà continuare a dare risultati importanti”.

 

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Il conflitto interno in corso in Siria da sette anni che si è trasformato in una guerra internazionale che ha causato la morte di centinaia di migliaia di persone e ha creato milioni di profughi, si stava quasi avvicinando alla fine. Il governo turco sotto la guida di Recep Tayyip Erdogan, insieme ad Al Qaeda (Heyet Tahrir El Şam), ISIS e altri gruppi salafiti ora sta preparando un’operazione militare per attaccare Afrin, la città e il cantone della zona curda nel nord della Siria.

Questo significherebbe un nuovo sanguinoso conflitto che trascinerebbe la regione in una nuova catastrofe, infliggendo fame, uccidendo altri bambini, causando l’espulsione della popolazione locale e un’altra crisi umanitaria. In base alla legalità internazionale questa azione viene definite come una “operazione per l’invasione”. Nel 2017, Raqqa, la capitale del cosiddetto Stato Islamico (ISIS) è stata liberate da una coalizione internazionale che includeva le FSD (costituite da forze curde e arabe). Questo è stato l’inizio della fine di ISIS. Questa nuova situazione di mettere fine a un’orrenda Guerra che infuriava in Siria, alla fine ha portato a un dialogo politico per una possibile soluzione per la pace nella regione. Qualsiasi attacco militare turco contro la città curda di Afrin sarà solo l’inizio di un altro sanguinoso conflitto.

“Le zone più sicure e stabili della Siria sono quelle regioni che ora sono sotto l’amministrazione dei curdi e dei loro alleati. Uno di questi cantoni è Afrin. Afrin è diventato un rifugio sicuro fin dall’inizio di questa guerra, liberato da qualsiasi guerra e conflitto”. Lo scrive in una nota l’ufficio informazione del Kurdistan in Italia, Uiki Onlus

“Né il cantone di Afrin né le altre regioni curde nel nord della Sira – aggiunge Uiki onlus - hanno mai attaccato o minacciato di attaccare la Turchia. Di fatto la Turchia negli ultimi anni ha costantemente minacciato e attaccato più volte villaggi e località. La definizione giuridica delle azioni della Turchia in base alla legalità internazionale è definita “attaccare un Paese sovrano”, invasione del suo territorio e assolto non provocato contro la sua popolazione civile. Questo atto è un esempio della lunga inimicizia nei confronti della comunità curda.

In un appello alla comunità internazionale chiedono che “Afrin è stata una delle regioni più stabili e sicure della Siria negli ultimi cinque anni. In tale contesto, la città ha accolto un numero di sfollati interni pari alla propria popolazione originale. Le Nazioni Unite e la Coalizione Internazionale devono assicurare il permanere della stabilità e della sicurezza di Afrin. Afrin deve essere protetta da attacchi esterni”.

E ancora: “Afrin non è una minaccia per la Turchia e non ha attaccato nessuno. Lo stato turco sta attaccando Afrin perché esso è contrario ai Curdi e ai progressi che hanno ottenuto. Questa realtà non deve essere trascurata e gli attacchi dello stato turco devono essere impediti. La Russia, che è responsabile dello spazio aereo di Afrin, non deve essere una spettatrice di fronte agli attacchi della Turchia e deve impedire qualunque simile dimostrazione di aggressività. Gli attacchi dello stato turco contro Afrin, il Rojava e l’intera Siria del Nord sono un vantaggio per l’ISIS e altri gruppi Salafiti. La Coalizione Internazionale contro l’ISIS deve prendere delle precauzioni in merito e deve impedire gli attacchi dell’esercito turco. Lo stato turco in Siria è una forza d’occupazione. La comunità internazionale non deve essere una spettatrice di fronte a questa situazione e bisogna fare in modo che l’esercito turco abbandoni il territorio siriano.

 

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