Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Martedì, 25 Giugno 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 25 Gennaio 2018 - nelPaese.it

Interventi psicoeducativi familiari e di 'social skills training'; psicoterapia cognitivo-comportamentale e 'cognitive remediation'. Sono questi i quattro punti chiave per affrontare le problematiche di chi soffre di schizofrenia, un disturbo mentale grave, caratterizzato da un esordio acuto o insidioso, che si manifesta spesso in giovane età, con un tasso di mortalità di 2,5 volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale, con un rischio di suicidio intorno al 10%. 

La schizofrenia colpisce 1 persona su 100 e si stima che in Italia circa 300 mila persone siano affette da questo disturbo, per un costo complessivo di 2,7 miliardi di euro, pari a circa il 2,3% dell'intera spesa sanitaria. Un impatto economico dovuto sia ai costi diretti, cioè i costi legati alle cure, ai ricoveri e ai servizi residenziali offerti, che a quelli indiretti, tra cui la perdita di produttività dei pazienti e dei loro familiari. Ma con i nuovi approcci terapeutici si potrebbero risparmiare almeno 90 milioni di euro in 5 anni.

Approcci che includono sia trattamenti farmacologici (come i farmaci long-acting) che interventi psicosociali, e che consentono di ridurre in maniera sostanziale l'impatto a lungo termine della schizofrenia sulla vita della persona. Infatti, se vengono adottate adeguate strategie terapeutiche, oggi la guarigione dalla schizofrenia è ritenuta possibile.

Lo dimostrano i risultati del recente studio multicentrico del Network Italiano per la Ricerca sulle Psicosi, coordinato dal Prof. Maj del Primo Policlinico Universitario di Napoli, pubblicati su World Psychiatry, la prima rivista di psichiatria per impact factor. Ulteriori dati sono in attesa di pubblicazione su JAMA Psychiatry. La cura e la gestione della schizofrenia è uno degli argomenti al centro dei lavori del congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria Sociale, che si apre oggi a Napoli, dal titolo "Le nuove frontiere della psichiatria sociale: clinica, public health e neuroscienze".

"Negli ultimi anni – spiega Andrea Fiorillo, professore associato di Psichiatria all'Università Vanvitelli di Napoli e responsabile scientifico del Congresso – sono stati oggetto di studio alcuni approcci psicosociali volti a migliorare gli stili di vita dei pazienti con schizofrenia, da affiancare alla terapia farmacologica. Infatti, sebbene il trattamento dei disturbi psicotici sia di gran lunga migliorato con l'introduzione dei farmaci antipsicotici di prima e di seconda generazione, alcuni sintomi della schizofrenia sono resistenti al trattamento farmacologico e necessitano di terapie psicosociali in associazione. Si tratta di interventi psicoeducativi familiari; di interventi di 'social skills training'; di psicoterapia cognitivo-comportamentale e di 'cognitive remediation'. Ma vediamoli nel dettaglio. Ad esempio – continua il prof. Fiorillo –  la psicoterapia cognitivo-comportamentale (un approccio nato tra gli anni sessanta e settanta partendo dalle teorie comportamentali di Pavlov e dalla valutazione di pensieri, emozioni e memorie del paziente) riduce l'intensità dei sintomi psicotici persistenti quando associata alla terapia farmacologica. L'intervento psicoeducativo familiare è la terapia psicosociale più efficace per ridurre il numero e la durata dei ricoveri dei pazienti con schizofrenia, e si è dimostrato efficace anche nel migliorare il clima familiare e la qualità di vita di tutto il nucleo familiare".

Inoltre, in molti pazienti con schizofrenia, la riduzione della qualità di vita e del funzionamento psicosociale è dovuta anche alla persistenza di sintomi quali mancanza di interessi e di piacere, tristezza e scarsa autostima. "L'intervento di social skills training – aggiunge il prof. Fiorillo – tende a migliorare le prestazioni sociali del paziente tramite l'identificazione e la risoluzione dei problemi della vita quotidiana (ad esempio, problemi sul lavoro, nelle relazioni sociali o in quelle affettive). La 'cognitive remediation', o terapia di rimedio cognitivo, ha come obiettivo il miglioramento dei processi cognitivi (attenzione, memoria, funzioni esecutive, intelligenza sociale e metacognizione), che sono frequentemente compromessi nei pazienti con schizofrenia". 

Il deficit neurocognitivo e l'aumento della mortalità

Come dimostrato dai risultati del recente studio multicentrico del Network Italiano per la Ricerca sulle Psicosi, coordinato dal Prof. Mario Maj del Primo Policlinico Universitario di Napoli, la presenza di deficit neurocognitivi rappresenta il fattore che influenza maggiormente il funzionamento sociale dei pazienti con schizofrenia nella vita reale. Non bisogna dimenticare inoltre che, secondo stime recenti, i pazienti con schizofrenia hanno un'aspettativa di vita di circa 20 anni inferiore rispetto alla popolazione generale. 

"Questa mortalità precoce – spiega il prof. Fiorillo – è dovuta all'interazione di vari fattori sociali, individuali e legati alla patologia in sé. Tra questi, un ruolo fondamentale è svolto dagli stili di vita non salutari, come il tabagismo, l'obesità, una vita sedentaria, l'abuso di alcool o droghe, i comportamenti sessuali promiscui. Pertanto, per fronteggiare il maggiore tasso di mortalità dei pazienti con schizofrenia, il Dipartimento di Psichiatria dell'Università della Campania "Luigi Vanvitelli", diretto dal prof. Mario Maj, sta attualmente coordinando un progetto multicentrico volto a sviluppare e validare un nuovo intervento psicoeducazionale di gruppo orientato per migliorare gli stili di vita non salutari dei pazienti e migliorarne l'aspettativa di vita".

 

Purtroppo, questi interventi – benché di provata efficacia – sono disponibili solo raramente nei servizi di salute mentale italiani. Un trattamento integrato, che includa interventi farmacologici e psicosociali, è applicato solo in meno del 30% dei pazienti e, nella maggior parte dei casi, consiste in interventi non personalizzati sulla base dei bisogni espressi dai singoli pazienti. Il Dipartimento di Salute Mentale dell'Università Vanvitelli mette a disposizione tutti questi servizi, con la collaborazione di operatori specializzati che includono medici, psicologi, infermieri, tecnici della riabilitazione e nutrizionisti.

Pubblicato in Salute

“Il benessere delle persone è, per noi, il fine del fare impresa. Aiutare chi è in difficoltà, sostenere le famiglie nel lavoro di cura, facilitare l’accesso ai servizi di welfare e all’integrazione, sono essenza della nostra mission. Per noi, il welfare non è un fine, ma uno strumento per favorire la serenità delle persone e rinforzare le comunità e liberare la società dalle grandi paure, contrastando emarginazione e povertà”. Questo è il passaggio relativo al Welfare nel Manifesto “Cambiare l’Italia cooperando” presentato dall’Alleanza delle cooperative italiane a Roma, durante l’assemblea. Nello specifico ci sono 4 punti che entrano nel merito delle proposte dell’Alleanza:

Contrasto alla povertà.  Un paese  più equo, meno diseguale, attento ai diritti delle  persone più deboli non può prescindere da strumenti operativi di contrasto alla  povertà. Per questo, il REI, di recente adozione nel nostro Paese, deve essere reso  pienamente operativo in maniera uniforme nel territorio nazionale. La cooperazione sociale dispone di presenza territoriale e competenze per accompagnare percorsi di accompagnamento al lavoro perché la misura possa realizzare le finalità di inclusione sociale e lavorativa

Cultura e imprese per l’accoglienza. In Italia occorre promuovere una cultura dell’accoglienza che sia fondata sulla diffusione delle reti di accoglienza, sull’integrazione e sulla valorizzazione dei percorsi integrati di  accoglienza e inclusione sociale e lavorativa. La gestione della rete di accoglienza  attraverso gli SPRAR rappresenta un esempio virtuoso (oltre 30 mila posti) così  come è virtuoso valorizzare con maggiore forza il protocollo per la buona accoglienza siglato con Ministero dell’Interno ed ANCI al fine di promuovere servizi  standard, l’accoglienza diffusa in piccoli numeri, inserimento lavorativo mirato, programmazione delle azioni a livello territoriale; Un welfare per le famiglie. Riteniamo che si possa provare a costruire un piano nazionale, anche sperimentale, con opportune  manutenzioni normative e deduzioni mirate alle famiglie, affinché con la centralità del privato sociale, anche cooperativo, si possano meglio coordinare e strutturare i servizi alle famiglie, sia garantendole nella relazione con gli assistenti familiari che nella continuità del servizio e dell’integrazione con prestazioni professionali specialistiche.

Sviluppo dell’integrazione sociale, sanitaria ed economica per la promozione della salute. Riteniamo strategico la promozione ed il consolidamento di reti integrate nelle filiere  territoriali dei servizi sociali e sanitari, anche prevedendo l’impiego delle nuove  tecnologie, sia a supporto dei servizi che della gestione, condivisione, partecipazione  attraverso piattaforme dedicate. Al fine di promuovere l’effettiva operatività di tali  progetti riteniamo prioritari: a) l’aggiornamento dell’impianto normativo per la  gestione dei servizi, principalmente nella sanità di territorio, al fine di realizzare  l’aggregazione pluriprofessionale degli operatori e efficaci relazioni pubblico - privato; b) un piano strategico (integrato con le Regioni) per la definizione di linee  guida nazionali, che crei le condizioni operative per l’integrazione dei differenti soggetti che operano in questo ambito; c) risorse umane, materiali ed economiche che potrebbero così essere meglio finalizzate alla sostenibilità delle cure rivolte soprattutto alla cronicità e alla non autosufficienza, agevolando inoltre una maggiore uniformità territoriale ed equità sociale nell’accesso a tali servizi.

Su questi punti interviene la presidente nazionale di Legacoopsociali Eleonora Vanni: “assumere nel documento la centralità del welfare come investimento per la promozione dell’equità e delle pari opportunità di esercizio del diritto alla salute dei cittadini è il segno di una organizzazione che mette al centro del suo agire sociale e imprenditoriale le persone e i diritti”. E aggiunge: “le piste di lavoro individuate nel settore pongono obiettivi di innovazione sostenibile attraverso percorsi di integrazione funzionale, di promozione della partecipazione dei cittadini utenti e dei lavoratori per uno sviluppo locale inclusivo”.

.

Pubblicato in Nazionale

“Cambiare l’Italia Cooperando”. Ecco il manifesto che l’Alleanza delle cooperative italiane presenta alla politica: una via cooperativa allo sviluppo del paese. “Per mettere le persone al centro. Per dare risposte a bisogni. Per dare una visione di futuro, di società che si fa impresa e impresa che si fa società”. È stato presentato stamattina durante l’assemblea che si è svolta nel Palazzo della cooperazione di via Torino a Roma.

La cooperazione è nata “per garantire a tutte le persone opportunità di inclusione nei mercati, contro il rischio di una ricchezza concentrata nelle mani di pochi, lo sfruttamento dei singoli, l’impoverimento delle comunità”. La cooperazione è un modello d’impresa “capace di rispondere in modo efficace anche alle sfide che lo scenario attuale pone al nostro Paese, mettendosi in gioco con i propri valori, su cinque sfide”: lavoro, innovazione, legalità, welfare, sostenibilità.

“Queste sono le cinque direttrici lungo cui abbiamo scelto di impegnarci, per contribuire a costruire – attraverso i progetti che ci impegniamo a realizzare e le richieste alle Istituzioni – un Paese innovativo ed inclusivo, capace di affrontare con successo la competizione globale senza lasciare indietro nessuno ed offrendo, anzi, a tutti nuove opportunità”. È nato così questo pacchetto di schede progettuali e di conseguenti richieste che sono consegnate al Paese: a tutti i soggetti che con la cooperazione potranno impegnarsi per realizzarli e alla politica a cui viene chiesto di individuare le strade per sostenere questo percorso. 

Il presidente di Legacoop Mauro Lusetti specifica nel suo intervento di apertura: “Lavoro, Innovazione, Legalità, Welfare e Sostenibilità sono le aree in cui ci proponiamo come interlocutori per il mondo istituzionale” Mentre il presidente di Confocooperative Maurizio Gardini rilancia: “l’Alleanza delle Cooperative dà fastidio a qualcuno, perché include e non divide. Perché rappresenta la cooperazione vera. Perché è un progetto innovativo nella rappresentanza del Paese. Perché esalta territori, soci e democrazia”.

In merito al welfare il portavoce di Alleanza cooperative sociali Giuseppe Guerini sottolinea come le cooperative debbano essere “protagoniste delle innovazioni del welfare, dei nuovi modelli di economia digitale e di sostenibilità”

Pubblicato in Nazionale

Giulio Regeni è stato ucciso per le sue ricerche, ed è certo il ruolo dei Servizi. Lo mette nero su bianco il procuratore Giuseppe Pignatone, che in una lettera al Corriere della Sera e a Repubblica parla di nuovi elementi dell'inchiesta. Il movente, "pacificamente da ricondurre alle attività di ricerca effettuate da Giulio nei mesi di permanenza al Cairo", e "l'azione degli apparati pubblici egiziani che già nei mesi precedenti avevano concentrato su Giulio la loro attenzione, con modalità sempre più stringenti, fino al 25 gennaio", sono "punti fermi".

Le piazze colorate di giallo

Sono più di 150 gli eventi organizzati per colorare con il "giallo Giulio" le piazze italiane e ricordare la scomparsa al Cairo del ricercatore italiano, avvenuta il 25 gennaio del 2016. A promuovere la mobilitazione è Amnesty International. “Al fianco dei nostri attivisti ci saranno scuole he in migliaia hanno risposto alla nostra chiamata, le scuole e organizzazioni della società civile, che in migliaia hanno risposto alla nostra chiamata. In questo secondo anniversario di lutto e di domande che la famiglia Regeni continua a fare senza ottenere risposte, è fondamentale non consegnare Giulio Regeni alla memoria e alla commemorazione”.

“Grazie all'aiuto delle nostre attiviste e dei nostri attivisti – conclude Amnesty - continuiamo, giorno dopo giorno, a chiedere la verità con iniziative da nord a sud del paese. Continueremo fino a quando ci sarà una verità giudiziaria che coincida con quella storica, che attesti quel ‘delitto di Stato’, ne accerti le responsabilità individuali e le collochi lungo una precisa catena di comando”.

 

Pubblicato in Nazionale

Il bilancio provvisorio di quanto accaduto è di quattro morti e cinque feriti gravi, un centinaio i feriti lievi. Le operazioni per estrarre i feriti che erano rimasti incastrati nelle lamiere sono terminate. Il convoglio Trenord è deragliato tra Pioltello e Segrate, alle porte di Milano. Il convoglio era partito da Cremona e diretto sa Milano Porta Garibaldi.

Un cedimento strutturale di circa 20 centimetri di binario, circa due chilometri più indietro rispetto al luogo del deragliamento del treno regionale Trenod, è stato accertato dai tecnici di Rete Ferroviaria Italia. Lo si apprende da fonti della stessa Rfi. Attraverso indagini successive si dovrà stabilire se il cedimento del binario sia stato causa o effetto del deragliamento del treno. La Procura di Milano ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di reato di disastro ferroviario colposo sull'incidente.

Servono donatori di sangue

Serve sangue per far fronte all'emergenza causata dal disastro ferroviario accaduto stamattina a Pioltello (Milano). L’Associazione “Amici dell'Ospedale Policlinico e della Mangiagalli Donatori di Sangue ONLUS” lancia un appello perché donatori "ma anche amici e parenti" donino sangue. "C'è bisogno di aiuto per le persone coinvolte nel grave incidente ferroviario di questa mattina.

Come in tutte le situazioni di emergenza abbiamo bisogno prevalentemente dei gruppi 0+ e 0-, ma tutti i gruppi sono indispensabili". "La situazione è in continua evoluzione e non siamo in grado ora di sapere la consistenza delle richieste di sangue. Se siete in buona salute, se non ci sono sospensioni dalla donazione e se sono trascorsi i limiti di legge che devono intercorrere tra una donazione e l'altra (3 mesi per gli uomini e circa 6 mesi per le donne). Venite a donare oggi e nei prossimi giorni!".

(Fonti: Ansa e Redattore Sociale)

Pubblicato in Nazionale

Napoli, all'alba di ieri è avvenuto un fatto grave nella Sir di via Padula: si è tolto la vita  un paziente ospite della struttura che il nuovo direttore Francesco Blasi, appena insediato, fu costretto a chiedere l’intervento dei Vigili del Fuoco perché c'erano alcune stanze fatiscenti, infatti i vigili accertarmi inagibilità parziale. Questo è quanto denuncia in una nota Francesco Maranta, portavoce del Forum Diritti e Salute.

“Una struttura, quella di via Padula – continua Maranta - che Asl Napoli 1 ha in affitto con un privato da oltre 20 anni e paga oltre i diecimila euro mensili, una struttura che è decentrata dal territorio di competenza dell'Uosm 24 (Unità operativa salute mentale) che vede i pazienti di San Ferdinando, Chiaia, Posillipo capri e Anacapri spostarsi a Chiaiano. Praticamente poco utile perché non sta sul territorio a cui fa riferimento Uosm”.

Infine l’accusa al governatore De Luca: “in regione Campania la salute mentale ha raggiunto livelli che mai sono stati registrati così bassi. Inoltre il presidente De Luca ha avviato un processo di accorpamento: da dieci uosm diventeranno 5, c significa un cerchio più ampio di  sofferenti  da curare con minor personale. La responsabilità di una sanità pubblica inefficace è responsabilità dell’attuale presidente della Regione”.

 

Pubblicato in Campania

"È con profonda tristezza che confermiamo che tre membri dello staff di Save the Children sono stati uccisi nell’attacco alla nostra sede a Jalalabad, in Afghanistan. Tutto il resto dello staff che si trovava nella struttura è stato tratto in salvo, mentre in quattro sono rimasti feriti nel corso dell’attacco e stanno attualmente ricevendo cure mediche". L'homepage e gli account social dell’Organizzazione diventano neri in segno di cordoglio per le vittime dell’attacco di oggi e per tutti gli operatori umanitari che nel mondo hanno perso la vita mentre lavoravano per proteggere i bambini e le loro famiglie.

Save the Children condanna questo attacco nella maniera più dura possibile. “Siamo sconvolti e inorriditi dalla violenza perpetrata contro il nostro staff in Afghanistan, composto da operatori umanitari impegnati a migliorare le vite e il benessere di milioni di bambini in tutto il Paese. Stiamo facendo tutto quello che possiamo per garantire a tutto il nostro staff il supporto di cui ha bisogno in seguito a questo attacco devastante”.

Indagini sulla natura dell’attacco sono al momento in corso mentre non è ancora possibile stabilire i motivi di quanto accaduto. “Gli attacchi contri gli operatori umanitari non possono in alcun modo essere tollerati e hanno un impatto diretto sui bambini che vogliamo proteggere con il nostro lavoro.

Save the Children opera in Afghanistan dal 1976, realizzando interventi sanitari salva-vita e progetti di educazione, nutrizione e protezione dell’infanzia che hanno contribuito a salvare la vita a milioni di bambini. In seguito a quanto accaduto oggi, abbiamo temporaneamente sospeso le nostre operazioni in tutto il Paese, ma continuiamo ad essere impegnati per supportare i bambini più vulnerabili in Afghanistan”.  

In segno di cordoglio per i tre colleghi che hanno perso la vita nell’attacco di oggi e per tutti gli operatori umanitari che in tante parti del mondo sono stati uccisi mentre lavoravano per proteggere i bambini e le loro famiglie, da oggi il sito di Save the Children Italia diventa completamente nero.

Cliccando sulla homepage del sito dell’Organizzazione – www.savethechildren.it – apparirà infatti una schermata interamente oscurata.   Anche su tutti gli account social dell’Organizzazione, il tradizionale logo rosso di Save the Children diventerà nero in segno di cordoglio. 

 

 

Pubblicato in Nazionale
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Gennaio 2018 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31