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Martedì, 11 Dicembre 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 30 Gennaio 2018 - nelPaese.it

I livelli di PM10 registrati di media (39 microgrammi per metro cubo con picchi a 150 microgrammi) per la Città di Torino sono drammatici e sono quelli che poi portano al dato dell'Agenzia europea dell'ambiente che spiega come solo in Italia muoiano più di 90.000 persone a causa dello smog. Ieri Legambiente ha pubblicato il Rapporto Mal'aria 2018 dove si evince come il Nord sia nella morsa dello smog

Sono anni che le nostre associazioni, da FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) a Legambiente, ripetono queste affermazioni e sono anni che vengono tacciate come “talebane ambientaliste”.  “La bicicletta ci salverà”, come dice il fortunato titolo di una recente trasmissione, anche questo lo diciamo da anni, ma i segnali sono poco incoraggianti: dal taglio degli investimenti dei comuni all'esclusione di Paolo Gandolfi, promotore della Legge quadro sulla mobilità ciclistica, la sensazione è che le amministrazioni continuino a rifiutarsi di affrontare il problema in modo strutturale, preferendo continuare ad affidarsi a soluzioni emergenziali di dubbia utilità.

"E’ il momento di svoltare: non c’è nulla di ideologico nelle nostre battaglie - commenta Fabio Zanchetta, presidente di Bike Pride Fiab Torino - ma puro pragmatismo che deve essere tradotto azioni forti, concrete, a tutti i livelli, anche se impopolari.  L'oggetto del contendere non è qualche metro quadrato di spazio in più o in meno, da affidare alle auto o alle biciclette: qui stiamo discutendo della salute di tutti, del futuro delle prossime generazioni e del diritto ad una vita sana". 

 

 

Pubblicato in Piemonte

Agricoltura e terreni confiscati alle mafie: come recuperare i tanti spazi inutilizzati? Bisogna mettere insieme i dati per sostenere una più efficiente gestione dei terreni e delle aziende agricole confiscate. È questo l’obiettivo del protocollo di intesa firmato oggi a Roma dal ministero delle politiche agricole con il Vice Ministro Andrea Olivero, dall’Agenzia nazionale dei beni confiscati (Anbc) con il presidente e prefetto Mario Sodano e dall’Agenzia per erogazioni in agricoltura (Agea) Gabriele Papa Pagliardini durante la conferenza stampa moderata dal docente Andrea Segrè.

“Un intervento a costo zero”, ha sottolineato il viceministro Andrea Olivero che ha passato in rassegna tutti gli interventi messi in campo in questi legislatura nel settore dell’agricoltura sociale. Mario Sodano, presidente dell’agenzia nazionale dei beni confiscati, ha snocciolato i numeri dei terreni confiscati: il 90% si trova al Sud (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) e buona parte di essi restano inutilizzati. E ha aggiunto: “i numeri, però, rischiano di non fotografare la situazione reale: ci sono anche terreni nel Nord con alto impatto economico e sociale”. L’Agea ha dato piena disponibilità con i suoi mezzi per la geolocalizzazione che spesso consente alla magistratura di poter avere informazioni durante le inchieste su vari reati penali.  

I beni confiscati inutilizzati, secondo i dati Anbc,sono 17mila e il 40% riguardano proprio i terreni agricoli.  Spesso il problema è rappresentato proprio dalla mancanza di una collaborazione tra le istituzioni che il protocollo vuole puntare. La mappa dei terreni sottratti alle mafie è un tassello per i futuri interventi di recupero e buona economia tenendo fermo il riferimento nella la legge che definisce l’uso sociale dei beni confiscati: a chiarirlo è il Forum nazionale dell’agricoltura sociale.

Pubblicato in Economia sociale

"Il Paese e' confuso sul piano politico e ondeggia indeciso tra conservazione e cambiamento. Tra desiderio di stabilita' e spinte populiste. Tra ragionevolezza e nichilismo. Fatto sta che si confrontano due tendenze fondamentali: quella dell'etica della responsabilita' e quella dell'etica della convinzione. Per semplificare e volgarizzare: l'etica della responsabilita' si affida alla testa, quella della convinzione alla pancia. Tradotta in termini politici, l'etica della responsabilita' impone la riflessione, il calcolo, la capacita' previsionale, il confronto nel rapporto tra mezzi, fini e risultati possibili e, di conseguenza, si rappresenta con il metodo democratico nella scelta delle azioni". Lo dice il Presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara, commentando il Rapporto Italia 2018, giunto alla sua trentesima edizione.

"L'etica della convinzione- prosegue- si affida ad una fede, ad una mera visione di carattere messianico-religioso, interpretata da un capo carismatico, che non puo' essere messa in discussione se non attraverso un'eresia, con tutte le conseguenze del caso per l'eretico. Ovviamente, per dirla con Aron, non e' che l'etica della convinzione coincida con la mancanza di responsabilita' e l'etica della responsabilita' con la mancanza di convinzione. Ma vi e' una differenza incolmabile tra l'agire secondo la massima dell'etica della convinzione e l'agire secondo la massima dell'etica della responsabilita'".

Il rischio, sostiene Fara, "e' che, stabilendo come fondamentale una alternativa che diviene reale solo in casi estremi, ci si espone ad un duplice rischio: dare una specie di giustificazione da una parte ai falsi realisti che scartano con disprezzo i rimproveri dei moralisti, e dall'altra ai falsi idealisti che condannano senza discriminazione tutte le politiche perche' non si conformano al loro ideale e che finiscono col contribuire, coscientemente o no, alla distruzione dell'ordine esistente, a vantaggio dei rivoluzionari ciechi e dei tiranni", aggiunge.

Poi precisa sul termine “Sistema Paese”: "Continuare a parlare di 'Sistema Paese' è ormai improprio. Sarebbe più corretto parlare di Sistema e di Paese in maniera distinta. Il Sistema e`l'insieme delle reti e dei servizi pubblici e privati. Le strutture delle comunicazioni, i trasporti, la sanità, la scuola, la difesa, la giustizia, l'apparato burocratico-amministrativo centrale, regionale e periferico, le diverse autorità a livello territoriale e quindi la classe dirigente che lo amministra. Il Paese è fatto da noi: cittadini, utenti, consumatori, corpi intermedi, associazioni".

Le delusioni

Pochi italiani si dicono convinti che il Governo sia riuscito a mettere mano ai conti pubblici, risanandoli (18,7%, contro l'81,3. Male il versante economico, occupazionale, di sostegno alle famiglie e l'immigrazione. Più positivo il giudizio su contrasto a criminalità e terrorismo, sull'immagine dell'Italia all'estero anche attraverso il sostegno al Made in Italy.

Tra le attese non corrisposte, rilanciare i consumi e gestire la crisi immigrazione (per entrambe le voci il 24% circa dei giudizi positivi) la lotta alla disoccupazione (80% contro il 20%), offrire prospettive ai giovani (80% vs 20%), maggiori diritti per i cittadini (76,3% contro il 23,7%), garantire la coesione sociale e sostenere la natalità (77,2% vs 22,8% in entrambi i casi), la diminuzione della pressione fiscale (80,6% vs 19,4%) e portare a termine una buona riforma elettorale (79,5% vs 25,5%).

La fiducia

I valori molto elevati di consenso la Protezione civile (76,3%) e le Associazioni di volontariato (64,9%). Al non profit si aggiungono le forze di polizia e l’esercito mentre sul piano istituzionale si registrano piccoli aumenti anche in altri campi. Tra le altre Istituzioni, aumenta la fiducia per le associazioni degli imprenditori (dal 29,4% del 2017 al 41,1% del 2018), le confessioni religiose diverse da quella cattolica (dal 19,1% al 28%), la Pubblica amministrazione (dal 23% al 32,3%), i sindacati (dal 28,6% al 40,2%), il Sistema sanitario (dal 52,9% al 61,2%), i partiti (dalll'11,9% al 21,6%) e, in misura meno marcata, le associazioni di consumatori (+0,5%), la Chiesa cattolica (+2,4%), la Scuola (+2,6%); l'Universita' si attesta al 69,8%

Pubblicato in Nazionale

Solo il 28,9% dei cittadini sa che l'incidenza di stranieri sulla popolazione è all'8%; il 31,2% valuta correttamente la presenza di immigrati di religione islamica che è del 3%. E' quanto emerge dal Rapporto Italia 2018 di Eurispes.

Ai cittadini è stato chiesto di valutare una serie di fenomeni messi particolarmente in risalto dal circuito mediatico, con l'obiettivo di sondare le opinioni diffuse e metterle a confronto con i numeri reali. Solo il 28,9% indica correttamente l'incidenza di stranieri sulla popolazione all'8%. Più della metà del campione, al contrario, sovrastima la presenza di immigrati nel nostro Paese: per il 35% si tratterebbe del 16%, per ben il 25,4% addirittura del 24% (un residente su quattro in Italia sarebbe non italiano).

Meno di un terzo (31,2%) valuta correttamente la presenza di immigrati di religione islamica in Italia che è del 3%, in tutti gli altri casi (68,7%) viene sovrastimata. Gli italiani che stimano con esattezza la presenza africana in Italia (a circa l'1,7% della popolazione) sono soltanto il 15,4% del totale. Il 27,4% dei cittadini individua come principale regione d'origine l'Africa del Nord, da dove in realtà proviene solo il 12,9% degli stranieri arrivati in Italia. 

Solo in pochi sanno cos'è davvero lo ius soli. Solo il 17,7% degli italiani associa il provvedimento dello ius soli proposto nel nostro Paese, non solo alla nascita, ma anche alla frequentazione della scuola italiana. E' quanto emerge dal Rapporto Italia 2018 di Eurispes. La netta maggioranza (56,9%) ritiene che con la nuova proposta di legge sia sufficiente nascere sul suolo italiano, come accade negli Stati Uniti. 

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

 

Pubblicato in Migrazioni

Alle 10.20 circa di lunedì 29 gennaio, l’ospedale di Owdai (noto anche come Al Ihsan) nella città di Saraqab, Governatorato di Idlib, è stato colpito da due attacchi aerei che hanno distrutto parte dell’edificio. Lo ha riferito il direttore dell’ospedale a Medici Senza Frontiere (MSF), che supporta la struttura donando medicine e forniture mediche per il reparto d’urgenza. Altri membri dello staff medico hanno raccontato che il primo attacco ha colpito la sala d’attesa e il secondo l’area antistante l’ospedale distruggendo un’ambulanza che era parcheggiata lì fuori.

L’attacco è avvenuto mentre in ospedale stavano arrivano i feriti di un precedente attacco aereo, che circa un’ora prima aveva colpito il mercato principale di Saraqab, uccidendo 11 persone, sempre secondo il direttore dell’ospedale. L’attacco all’ospedale avrebbe provocato almeno 5 morti tra cui un bambino, e almeno sei feriti tra cui tre membri del personale medico.

“Quest’ultimo incidente dimostra la brutalità con cui l’azione medica si trova sotto attacco in Siria. Il fatto che questo attacco abbia colpito una struttura medica mentre stava ricevendo pazienti da curare è particolarmente grave ed è una chiara violazione del diritto internazionale umanitario”, ha detto Luis Montiel, capo missione di MSF in Siria settentrionale.

Gli attacchi aerei del 29 gennaio sono il secondo incidente ad aver colpito l’ospedale negli ultimi 10 giorni. Il 21 gennaio un altro attacco aereo aveva colpito l’area davanti all’entrata. L’esplosione ha fatto scoppiare i vetri dell’edificio e ha danneggiato i generatori di elettricità, costringendo l’ospedale a chiudere per tre giorni.

Ora l’ospedale di Owdai è stato chiuso per un tempo indefinito. L’attacco arriva in un momento in cui i bisogni sanitari nell’area stanno per aumentare a causa dello sfollamento di massa dei siriani in fuga dai nuovi combattimenti scoppiati nelle aree rurali orientali di Idlib e nell’area nordorientale di Hama. Decine di migliaia di famiglie sono fuggite a nord verso il confine con la Turchia, i distretti a nord di Idlib e nelle aree rurali di Aleppo ovest. Vivono in tende sovraffollate o in ripari di fortuna esposti alle rigide temperature invernali.

“La popolazione in questa zona sta subendo nuove difficoltà e i bisogni medici verosimilmente aumenteranno. La chiusura dell’ospedale di Owdai avrà un serio impatto su persone già vulnerabili”, ha aggiunto Montiel di MSF. L’ospedale da 18 posti letto di Owdai è l’unico ospedale pubblico nel distretto di Saraqab e serviva una popolazione di 50.000 persone. Prima dell’attacco aveva un pronto soccorso e un ambulatorio e forniva chirurgia generale e traumatologica. L’ospedale forniva una media di 3.800 consultazioni mediche al mese.

“Anche se sono chiaramente proibiti dal diritto internazionale umanitario, gli attacchi contro le strutture mediche restano comuni in Siria e i servizi sanitari sono subiscono conseguenze gravissime”, ha detto Montiel di MSF. Nel 2016, 32 strutture mediche supportate da MSF sono state bombardate in 71 diversi episodi. Nel 2015 abbiamo documentato 94 attacchi contro 63 ospedali e strutture sanitarie supportati da MSF in Siria.

 

 

 

 

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