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Giovedì, 13 Dicembre 2018

Articoli filtrati per data: Giovedì, 11 Ottobre 2018 - nelPaese.it

Verso la fine dell’estate Brescia è stata travolta da un’epidemia di polmonite. Per alcuni si sono accesi i riflettori su questa situazione ma ben presto si sono spenti. Sergio Perini, medico di Carpenedolo e socio ISDE – Medici per l’ambiente, in una lettera al Giornale di Brescia racconta tutta la sua preoccupazione

“In 36 anni di attività di medico non ho mai visto una epidemia di polmoniti di tale intensità e di tale gravità scoppiata tra fine agosto e i primi di settembre di questo anno nella Bassa bresciana. Tutti noi medici siamo rimasti sorpresi di tale fenomeno clinico.

Dopo oltre un mese dall’evento anch’io, in qualità di medico, esprimo le mie perplessità rispetto a questa mancanza di informazioni perché mi trovo in difficoltà rispetto ai pazienti e alla cittadinanza. I miei pazienti colpiti dalla polmonite sono stati oggetto di studio da parte dell’Ats di Brescia e di funzionari del Ministero della salute, ma, a tutt’oggi, anche loro non hanno avuto alcuna risposta formale.

Nel frattempo la Procura della Repubblica di Brescia ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Ma ci sono altri elementi da prendere in considerazione in questa area geografica. -Il fiume Chiese, area coinvolta in questa epidemia, anche a seguito della presenza di una nuova diga per centrale idroelettrica a Mezzane di Calvisano, ha creato nel suo alveo zone di acqua ferma, pabulum ideale per i batteri. -Sui terreni agricoli dei comuni della Bassa sono continuativamente gettati, da industrie di smaltimento, fanghi di depurazione mescolati a vari altri residui carichi di metalli pesanti e sostanze inquinanti con l’adesione consapevole di molti agricoltori. In agosto inoltre sembra sia stato gettato sui campi pollina e materiale organico dei polli deceduti in marzo per l’aviaria che aveva colpito molte aziende di produzione avicola. -Nella Bassa bresciana inoltre vi è una concentrazione zootecnica assolutamente fuori di misura con la presenza di 1.330.000 suini, 440.000 bovini e 43.000.000 di polli e tacchini i cui liquami sono smaltiti sui terreni agricoli. Nei comuni di Guidizzolo e Medole (Mn) sono attivi innumerevoli cannoni antigrandine che sparano ultrasuoni in cielo impedendo la formazione di nuvole ed alterando quindi il microclima.

Nei comuni di Montichiari, Castenedolo, Mazzano, Bedizzole, Ghedi, dopo aver speculato sulla estrazione di ghiaia i proprietari di cave o varie società create ad hoc gestiscono una diversa tipologia di discariche. Solo il comune di Montichiari, ormai considerato la «pattumiera d’Italia», ha sul suo territorio ben 13 discariche, ovviamente tutte autorizzate dalla Regione Lombardia. La frazione di Vighizzolo (2.000 abitanti) spesso esperimenta cosa voglia dire la puzza di quell’area con alcuni ricoveri per intossicazione. -In questa situazione ambientale si aggiunge anche l’aeroporto D’Annunzio di Montichiari che non aiuta di certo la qualità dell’aria.

La cittadinanza di tutta l’area, per tutti questi motivi, è veramente preoccupata. È ormai evidente che la somma e l’indice di pressione di tutti questi fattori nocivi vanno ad incidere sulla salute dei cittadini. Peraltro nessun tecnico, ingegnere, medico o biologo, può sapere con certezza quali effetti sulla salute possono creare nel tempo tutte queste sostanze immesse nel terreno, nelle acque e nell’aria. Dunque, io vedo, in questa epidemia di polmoniti, la punta di un iceberg del grave stravolgimento ambientale di questa parte della provincia di Brescia. Alcune domande sono dunque d’obbligo. 1-Gli Organi istituzionali comuni, Provincia di Brescia e Regione Lombardia come pensano di affrontare queste emergenze e cosa non hanno fatto per prevenirle?

La Regione Lombardia, con varie delibere e in maniera schizofrenica, da un lato favorisce il rapporto tra ambiente e salute, ma, dall’altro, autorizza con Studi di Impatto Ambientale (Sia) e Valutazione Ambientale Strategica (Vas) discariche e strutture impattanti.

Quale il ruolo dei sindaci, dell’Ats, delle Asst e dell’Arpa nel controllo delle discariche, delle torri di raffreddamento delle numerose industrie della Provincia, degli spandimenti sui terreni agricoli, della qualità delle acque?

Quali gli obblighi delle aziende nel controllo periodico degli impianti e chi e quando verifica? Quale il ruolo delle associazioni di categoria: Confindustria, Confartigianato, Coltivatori Diretti, ordini professionali (Ingegneri, Periti Agrari, Veterinari, Medici)?”

 

Pubblicato in Lombardia

Verrà presentata venerdì 12 ottobre alle 17.00, presso il Museo Regionale Palazzo d'Aumale di Terrasini, Palermo, VISIONS OF THE EARTH - L'arte e la cultura visuale sismografica e vulcanologica, la mostra organizzata dal Collettivo Neuma in collaborazione con l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

L'inaugurazione sarà preceduta da una preview del Collettivo Neuma in collaborazione con l'INGV, in programma oggi 11 ottobre alle 20.30 presso il Cinema Rouge et Noir di Palermo, a cui seguirà la proiezione del film "Il senso della bellezza" del regista romano Valerio Jalongo, presente in sala e alla cerimonia di apertura.

L'esposizione affronta il tema della visualizzazione e della salvaguardia della Terra, nella relazione Arte/Scienza, mediante tecnologie di osservazione utilizzate in sismologia e vulcanologia. Benché i terremoti e le eruzioni vulcaniche abbiano alimentato miti e leggende nel corso della storia, la ricerca attraverso strumentazioni sempre più tecnologicamente avanzate è relativamente giovane e l'iconografia legata a questa imprescindibile tecnologia lo è ancor di più.

I visitatori potranno osservare strumenti di rilevamento, come sismografi di terra e di mare, plastici con sistemi di misura dei gas vulcanici e riproduzioni di vulcani in scala ridotta, forniti per l'occasione dall'INGV di Catania, Palermo e Gibilmanna.

VISIONS OF THE EARTH promuove e diffonde una coscienza estesa dell'immaginazione scientifica e artistica, dove gli strumenti per lo studio, la salvaguardia e la visualizzazione della terra diventano dei media che interagiscono, informando e ispirando le opere degli artisti del Collettivo Neuma che hanno fatto uso di tali prospettive scientifiche come anche dei loro oggetti di studio (terra, mare, vulcani, atmosfera) per realizzare i loro lavori. L'arte sismografica e vulcanologica, raffigurando un'inedita visione estetica dei moti terrestri e marini e del mondo vulcanico, permette una riflessione sul valore multiprospettico dello sguardo umano che non si limita mai e soltanto a registrare il reale ponendolo in compartimenti stagni, ma lo eccede nel flusso di immagini che, nell'osmosi dei media contemporanei, ora sono della scienza, ora dell'arte.

La mostra sarà visitabile dal 12 ottobre al 14 dicembre, dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00. Lunedì chiuso, ingresso gratuito.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Un servizio flessibile, capace di adattarsi alle esigenze del territorio, in una stretta sinergia con le istituzioni, con un rapporto costante con il Quartiere Navile e con il Comune stesso. È il Nido d'Infanzia Pollicino che sabato 13 ottobre festeggerà il decennale con musica e laboratori. L'appuntamento è a partire dalle ore 10 in Piazza Liber Paradisus, insieme a Daniele Ara - Presidente del Quartiere Navile e Franca Guglielmetti - Presidente CADIAI, invitato il Sindaco di Bologna, Virginio Merola.  

"Il Nido Pollicino, che da sempre si è caratterizzato per la sua multiculturalità, ha saputo, fin dagli esordi, rispondere alle esigenze del territorio e alle richieste del Quartiere - afferma Franca Guglielmetti -. Nato come Nido, a cui si è aggiunta nel tempo la scuola dell'infanzia, ha visto cambiamenti che hanno richiesto modifiche nell'organizzazione lavorativa e nella rimodulazione degli spazi, ma che sono stati determinati da una visione più ampia delle reali necessità e dalla volontà di affrontare i cambiamenti con strumenti adeguati".

Anche per questo i dieci anni di attività del Nido d'Infanzia Pollicino – gestito fin dall'apertura dalla Cooperativa sociale CADIAI - sono l'occasione per una festa aperta a tutti, non solo alle famiglie che il Nido lo frequentano o lo hanno frequentato.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Medici Senza Frontiere (MSF) condanna fortemente l'improvvisa decisione del governo di Nauru di far cessare i servizi di assistenza psicologica che l’organizzazione medico-umanitaria porta avanti e di cui i richiedenti asilo, i rifugiati e la comunità locale hanno disperatamente bisogno. Le condizioni psicologiche dei rifugiati sull’isola sono “al di là della disperazione” e per questo MSF chiede la loro immediata evacuazione e la fine della politica australiana di detenzione extraterritoriale.

Quasi tutti i 900 richiedenti asilo e rifugiati a Nauru, inclusi 115 bambini, sono stati sull’isola per più di cinque anni, senza un processo o la prospettiva di essere ricollocati. “Cinque anni sono molti, troppi, non importa quale fascia di età essi tocchino. Molti dei giovani presenti sull'isola, arrivati adolescenti, si sono trovati in una condizione di stallo. Non possono studiare e anche le possibilità di lavoro sono estremamente limitate. In una parola: non c'è futuro, né c'è certezza sul se, quando e dove questo futuro possa riprendere da dove è stato interrotto” dichiara Sara Giorgi, psicologa di MSF che ha lavorato nell’isola di Nauru.

Come confermato dalle analisi mediche di MSF, i pazienti rifugiati vivono in un circolo vizioso di profonda disperazione, e molti hanno perso la voglia di vivere. Tra loro, almeno 78 pazienti visitati da MSF hanno avuto istinti suicidi e/o sono stati coinvolti in azioni suicide o hanno avuto episodi di autolesionismo. Bambini di nove anni hanno detto alle équipe di MSF che preferirebbero morire piuttosto che vivere senza speranza a Nauru. Tra i pazienti più gravemente malati ci sono quelli separati dalle loro famiglie come risultato della politica migratoria australiana.

“È assolutamente vergognoso sostenere che il supporto piscologico di MSF non è più necessario. La salute mentale dei rifugiati trattenuti a tempo indeterminato a Nauru è critica. Negli ultimi 11 mesi ho visto un allarmante numero di tentativi di suicidio ed episodi di autolesionismo tra le donne, gli uomini e i bambini rifugiati e richiedenti asilo che curiamo” dichiara il dr. Beth O’Connor, psichiatra MSF. “Particolarmente scioccante è la condizione di tanti bambini che soffrono della sindrome da astinenza traumatica, in cui la loro condizione peggiora al punto che sono incapaci di mangiare, bere o muoversi”.

Negli ultimi 11 mesi, gli psicologi e gli psichiatri di MSF hanno fornito assistenza cruciale per stabilizzare e gestire i sintomi di dozzine di pazienti. Ciononostante, nessuna soluzione terapeutica è possibile per le persone trattenute in modo indefinito a Nauru. “I nostri pazienti spesso descrivono la loro situazione come peggiore di quella di una prigione dove almeno sai quando potrai uscire”, continua il dr. O’Connor di MSF. “Mentre, secondo il mio giudizio professionale, non c’è soluzione terapeutica per questi pazienti fin quando saranno intrappolati sull’isola. Temo che il ritiro dell’assistenza psichiatrica e psicologica da Nauru costerà vite umane”.

Nonostante molti dei rifugiati a Nauru abbiano subito traumi nei loro paesi di origine o durante il viaggio, è la politica del governo australiano di detenzione indefinita che ha distrutto la loro resilienza e ogni speranza di condurre delle vite sicure e significative. “Anche in questa parte del mondo ci sono situazioni simili a quelle dell’isola di Nauru. Migranti e rifugiati sono intrappolati nel campo di Moria a Lesbo e nei centri di detenzione in Libia. Quello australiano è un modello inumano che non dovrebbe mai essere preso come esempio a cui guardare” dichiara la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di MSF Italia. “Non sono gli psichiatri e gli psicologi di MSF che dovrebbero lasciare Nauru; sono le centinaia di richiedenti asilo e rifugiati che l’Australia ha trattenuto sull’isola per gli scorsi cinque anni che dovrebbero lasciarla”.

MSF ha iniziato a fornire servizi piscologici e psichiatrici gratuiti a rifugiati, richiedenti asilo e abitanti della Repubblica di Nauru a novembre del 2017. Questi servizi sono stati sospesi il 5 ottobre 2018, quando il governo di Nauru ha informato MSF che i servizi “non erano più richiesti” e ha chiesto all’organizzazione di sospendere le attività in 24 ore.

Quasi tutti i 900 richiedenti asilo e rifugiati a Nauru, inclusi 115 bambini, sono stati sull’isola per più di cinque anni, senza un processo o la prospettiva di essere ricollocati.

 

Pubblicato in Migrazioni

Il 13 ottobre, all'interno di Fà la cosa giusta - Fiera del consumo critico e degli stili di vista sostenibili, si terrà a Umbria Fiere di Bastia Umbria, alle ore 12 presso la sala convegni Legacoop e Banca Etica hanno organizzato un incontro per riflettere sui risultati e sulle potenzialità delle imprese recuperate.

Nell'incontro verranno presentate le esperienze di tre esperienze umbre dove i lavoratori hanno avuto parte attiva: la cooperativa Stile, la cooperativa Fail, la cooperativa Wald & Co. e si discuterà insieme a CGIL e Cisl di come replicare queste esperienze.

Dalla crisi economico-finanziaria a oggi si sono moltiplicate le esperienze di imprese recuperate dai lavoratori, designati anche con l'acronimo inglese "W.B.O." (Workers Buyout). Si tratta di aziende rilevate dai lavoratori riuniti in cooperativa per evitare il fallimento o risolvere problematiche connesse al passaggio intergenerazionale della precedente proprietà.

Intervengono: Andrea Bernardoni Responsabile Ufficio Economico Legacoop Umbria; Roberta Moretti I Presidente FAIL Soc. Coop.va; Emanuele Morettini I Presidente WAID&CO Soc. Coop.ve; Ermanno Serri I Vice Presidente STILE Soc. Coop. Va; Riccardo Marcelli Segretario Regionale CISL Umbria; Vasco Cagliarelli Segrateria CGIL Umbria. Modera: Alessandro Gentilini Responsabile Area Centro di Banca Etica

Pubblicato in Economia sociale

Il blitz è scattato all’alba. Due dei cinque operai Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli) sono saliti sul tetto del primo municipio di Roma, nella centralissima piazza Barberini. Dall’edificio un lungo striscione rosso: “Di Maio con chi stai?”. Altri 4 attivisti sono rimasti giù con un gazebo davanti l’ingresso della metro A, circondati dal gonfiabile dei vigili del fuoco. La polizia tiene d’occhio la protesta, soprattutto per la sicurezza degli stessi dimostranti.

I 5 licenziati ex Fiat chiedono un incontro con il ministro Luigi Di Maio, dopo la visita dell’estate scorsa in ospedale proprio con Mimmo Mignano, il leader del gruppo, che si procurò delle ferite come estrema protesta. “Senza lavoro non abbiamo più soldi per l’affitto e per i nostri figli, siamo i poveri che il governo dice di voler aiutare. Eccoci”, spiega l’operaio Antonio Montella al parlamentare Stefano Fassina che si affaccia al gazebo e promette un’interrogazione parlamentare.

“Non andremo via fino a quando il ministro dello sviluppo economico non solo non ci riceve – spiega Antonio Barbati del collettivo 48ohm – ma che ci dice da che parte sta: con i lavoratori o con la Fiat. Bisogna eliminare quest’obbligo di fedeltà con cui la Cassazione ha condannato gli operai solo per la loro libertà di opinione”.

Nel primo pomeriggio gli operai sono stati condotti in Questura dagli agenti. Dopo ore di fermo i 5 operai e l'avvocato attivista Antonio Barbati hanno ricevuto il Daspo urbano: divieto di entrare a Roma per due anni.

Pubblicato in Lavoro
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