Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Sabato, 25 Maggio 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 17 Ottobre 2018 - nelPaese.it

Amnesty International denuncia con una lunga lista le pratiche illegali delle autorità contro i migranti, dopo esserci recata sul posto, a Briançon.  Il 12 e 13 ottobre 2018, diverse organizzazioni si sono mobilitate alla frontiera franco italiana per osservare le violazioni commesse contro i migranti. 

L'osservazione in frontiera conferma le criticità evidenziate dalle associazioni locali già da mesi: refoulement di migranti e minori; controlli discriminatori; inseguimenti sulle montagne; interlocuzioni minacciose e offensive; ostacoli alla registrazione delle domande di asilo; mancanza di interpreti. 

L'osservazione del 12 e 13 ottobre ha coinvolto 60 persone, tra cui avvocati francesi e italiani. Tra le violazioni riscontrate: respingimento di 26 persone dalla stazione di polizia ai confini di Montgenevre a Claviere, primo paese sul territorio italiano, senza esame individuale della situazione personale e senza possibilità di presentare domanda di asilo; mancata presa in carico di 8 minori, che si sono invece dichiarati tali con la polizia. 

Gli avvocati francesi e italiani che hanno preso parte alla missione di osservazione hanno deposto 11 richieste di sospensione presso il Tribunale amministrativo di Marsiglia, tra cui 8 per i minori respinti. 

Le testimonianze 

Mancano le misure di protezione in frontiera, nonostante il passaggio di queste persone sia esposto a diversi pericoli, tra cui il freddo intenso e la mancanza di cibo e di acqua. 

È il caso di Moussa (nome di fantasia), originario della Costa d'Avorio e respinto verso l'Italia il 12 ottobre. Inseguito dalla polizia su un sentiero di montagna e preso dal panico quando ha sentito gridare "Fermati o spariamo", è scivolato e ha battuto un ginocchio. Alla stazione di polizia ha chiesto invano di vedere un medico, è stato respinto in Italia e solo allora ha potuto essere visitato. 

Gli osservatori hanno raccolto testimonianze di violazioni e di mancanza di attenzione nei confronti di situazioni di palese vulnerabilità, e casi di minacce da parte della polizia. 

Ibrahim (nome di fantasia) è un minore non accompagnato proveniente dalla Costa d'Avorio. È stato arrestato il 13 ottobre sui sentieri di montagna. Dopo essere stato respinto, ha riferito agli osservatori quello che le forze dell'ordine francesi gli avrebbero detto: "Non sei francese, non puoi vivere in Francia senza essere francese e non hai speranze di diventarlo". Alla stazione di polizia la reazione davanti alla sua dichiarazione di essere un minore è stata "La maggior parte delle persone mentono sulla loro data di nascita, perché dovremmo credere a te?". Ibrahim è stato riportato in Italia, senza avere accesso alla protezione a cui avrebbe diritto. 

Bakary (nome di fantasia) ha riferito quanto gli era stato detto dalla polizia all'epoca del suo fermo, nel giugno del 2018 "La prossima volta che provate ad attraversare la frontiera vi rispediamo direttamente in Libia". 

"Queste pratiche illegali e questi comportamenti disumani e ipocriti sono inaccettabili in uno stato di diritto", conclude la nota di Amnesty International Italia.  Hanno partecipato all'osservazione:  Amnesty International France, Anafé, La Cimade, Médecins du Monde, Médecins sans frontières, Secours Catholique Caritas France, Chemins pluriels, Emmaüs France, ASGI, GISTI, Icare 05, Refuges Solidaires, Tous Migrants. 

Pubblicato in Migrazioni

Anche Verona, come altre città del Veneto e d’Italia, si mobilita in occasione della dodicesima Giornata europea contro la tratta di esseri umani (18 ottobre) per sensibilizzare la cittadinanza attorno al grave fenomeno.

Lo ha fatto con una settimana di eventi, che si concludono proprio in occasione del 18 ottobre, organizzati dalle cooperative sociali veronesi Azalea e Comunità dei Giovani, realtà cheattuano sul territorio il Progetto N.A.Ve-Network Antitratta per il Veneto, di cui per il Veronese è partner istituzionale il Comune di Verona.

Doppio appuntamento dunque per giovedì 18 ottobre, Giornata europea contro la tratta: alle ore 10 la proiezione di un docufilm sui temi in sala Farinati della Biblioteca civica di Verona (via Cappello 43) e alle ore 13, tutti all’esterno, per l’atteso lancio di palloncini colorati che portano il messaggio #liberailtuosogno: presenti i responsabili del Comune di Verona e delle due cooperative. L’iniziativa nazionale del Numero Verde Antitratta, quest’anno alla sua terza edizione, avverrà contemporaneamente in numerose altre città d’Italia. A seguire un momento conviviale a cura del laboratorio occupazionale “Cafè Bijoux” di Comunità dei Giovani.

Il Progetto regionale N.A.Ve vede capofila il Comune di Venezia e opera per garantire i diritti, offrire protezione alle vittime e promuovere il contrasto delle reti criminali grazie al prezioso lavoro di rete dei suoi partner con istituzioni, servizi, forze dell’ordine e autorità giudiziaria. A livello nazionale è tra i promotori della settimana di eventi insieme al Dipartimento alle Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e al Numero Verde Nazionale contro la Tratta (800 290 290).

Pubblicato in Veneto

L’ultimo rapporto Pise, il Programma di valutazione triennale degli studenti quindicenni realizzato dall’Ocse, dimostra che in Italia più della metà degli studenti percepisce la scuola con un livello di ansia maggiore rispetto ai loro coetanei. Infatti, secondo gli studenti italiani il peso eccessivo che si dà alla competitività presente ormai in tutti gli ambienti scolastici e il rapporto con gli insegnanti influisce su come vivono la loro quotidianità. Proprio secondo i dati OCSE, il 70% dichiara di essere molto in ansia per le verifiche, anche se è preparato, contro la media del 56% degli altri stati membri, ma quando l’insegnante si rende disponibile a un aiuto individuale la loro propensione all’ansia scende del 17%.

Grazie al progetto EduChange di AIESEC Italia, da Gennaio a Maggio 2018 sono stati ben 585 i giovani volontari internazionali che hanno partecipato attivamente al fianco degli insegnanti nelle scuole primarie e secondarie di I e II grado, insegnando lingue straniere e spiegando i principi degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sanciti nell’agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Tra questi volontari c’era Astrid Viviana Luiz Daza, una ragazza colombiana di 24 anni appena laureata in Giurisprudenza all’Universidad Militar Nueva Granada di Bogotà, che per 6 settimane ha dato supporto agli insegnanti durante le lezioni di Spagnolo e partecipato ai gruppi di conversazione in lingua all’Istituto Città della Vittoria di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso.

Durante le settimane trascorse insieme, “Vivi”, così soprannominata dai ragazzi, e gli studenti dell’istituto hanno condiviso idee e opinioni su tematiche attuali e differenze culturali e linguistiche in un ambiente giovane e rilassato che ha dato la possibilità ai ragazzi di potersi esprimere liberamente senza avere la paura di sbagliare.

“Avevo appena finito l’Università e non sapevo bene cosa fare, non volevo iniziare subito a lavorare. Mia sorella mi ha parlato di AIESEC e ho pensato che sarebbe stata una buona opportunità. Quando sono arrivata in Italia ero timida e disorientata dalla nuova realtà, ma avevo degli obiettivi precisi: insegnare lo spagnolo e abbattere le differenze culturali, imparando nello stesso tempo l’italiano.” Ci dice Viviana.

Secondo Vivi questa esperienza è stata molto importante sia per se che per i suoi studenti: a lei ha permesso di uscire dalla sua zona di comfort e confrontarsi con ragazzi con uno stile di vita completamente diverso dal suo, mentre i ragazzi della scuola hanno mostrato una crescita nel padroneggiare la lingua spagnola, e hanno avuto la possibilità di uscire dalla loro routine, aprendosi a una nuova cultura e vivendo un ’ambiente scolastico improntato a discutere e sensibilizzare le persone alle problematiche mondiali attuali, rompendo così la barriera studente-insegnante.

Alla fine dell’esperienza Vivi pensa di essere una persona molto più matura. “Vivere in Italia per 6 settimane è stato incredibile. Ora sono molto più indipendente, mi sento più a mio agio quando intorno a me non conosco nessuno e capisco una realtà molto diversa dalla mia, che ha cambiato il mio modo di vedere il mondo sotto tanti punti di vista.”

 

 

 

Cotabo, la principale cooperativa di tassisti dell'Emilia-Romagna, ha accolto la richiesta dei tassisti di Genova di supportare, coordinando e coinvolgendo tutti i colleghi e le strutture emiliano-romagnole, l'iniziativa "Genova non si arrende".

Già da alcuni giorni sono in circolazione taxi con lo striscione adesivo sul lunotto posteriore, con la scritta "Genova non si arrende", nata nell'ambito delle iniziative promosse dalla onlus "Tutti taxi per amore".

I tassisti che esporranno l'adesivo, o che lo hanno acquistato senza esporlo, contribuiranno a finanziare un progetto destinato alle Unità cinofile dei Vigili del Fuoco di Genova, impegnate nella ricerca dei dispersi nelle ore e nei giorni immediatamente successivi al crollo del ponte Morandi.  L'iniziativa sta coinvolgendo i tassisti di tutta Italia.

"Cotabo si farà carico dei costi di produzione degli adesivi per i lunotti e devolveremo interamente il ricavato delle vendite - dichiaraRiccardo Carboni, presidente di Cotabo - La solidarietà è parte del nostro modo di essere impresa cooperativa e questa iniziativa ci consente di far percepire la vicinanza della categoria a una città duramente colpita, ai familiari delle vittime, a quei tanti cittadini ancora sfollati. Abbiamo un obiettivo di solidarietà, ma cerchiamo anche di sensibilizzare le persone a tenere alta l'attenzione sulla vicenda di Genova".

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Italiani sempre più “green”: chiedono economia circolare, sostenibile e con energie rinnovabili. Questa la sintesi del sondaggio PoliticApp Swg. Se la tecnologia divide tra chi è convinto possa liberare idee (75%) e chi pensa possa essere strumento nelle mani delle multinazionali (73%) sui temi della sostenibilità gli italiani hanno pochi dubbi.

Ridurre lo spreco alimentare (43%), spostarsi in bici per mobilità sostenibile (39%) e riqualificare lo standard energetico delle abitazioni (31%) sono le prime tre azioni che chiedono per determinare ricadute positive sull’ambiente. Quasi il 100% degli intervistati ritiene fondamentale dei materiali riciclati. In tal senso chiedono che non siano i consumatori a dover pagare i costi degli imballaggi riciclati sui prodotti di consumo.

Al governo vengono chieste come priorità la riduzione di materiali inquinanti, l’utilizzo dei rifiuti per produrre energia e l’efficientamento energetico. In tal senso questi tre fattori devono essere il motore per l’economia del futuro che guarda, appunto, all’ambiente. Ma non  basta: per gli italiani occorre una vera rivoluzione sui modi di produzione.

Nuovi modi di trasportare le merci, prodotti già pensati per il loro utilizzo nel “fine vita”, progettazione di prodotti versatili sui cambiamenti delle condizioni esterne, produrre senza eccedenze: per gli italiani da questa strada si passa per un’economia circolare e sostenibile.

Pubblicato in Nazionale

"Nel ventiseiesimo anniversario della Giornata delle Nazioni Unite dedicata alla lotta alla poverta', desidero esprimere il mio apprezzamento a coloro che si battono per liberare il mondo da una piaga inaccettabile per il nostro tempo, ancora contrassegnato da squilibri planetari". Lo dice il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del il 26° anniversario della Giornata delle Nazioni Unite dedicata alla lotta alla poverta'.

Rafforzare la lotta alla povertà tramite uno strumento che sia in linea con il Reddito d’Inclusione Sociale (REIS) e che sappia dare continuità al lavoro iniziato. Lo chiede l'Alleanza contro la povertà, in occasione della Giornata internazionale, istituita il 17 ottobre 1987. "L’Alleanza offre le proprie proposte, che evidenziano la necessità di dare continuità alla recente esperienza del Reddito di Inclusione", si legge in una nota. Già nelle scorse settimane l’Alleanza aveva evidenziato la "necessità di incrementare sostanzialmente il fondo povertà, anche gradualmente nei prossimi anni, con altri 5,8 miliardi di euro; di ampliare la platea dei beneficiari della misura di sostegno al reddito in modo da raggiungere tutte le famiglie in povertà assoluta; di potenziare il beneficio economico per tali famiglie fino ad un importo medio di 400 euro; di rafforzare i Centri per l’Impiego ed i Servizi Sociali volti all’inclusione, senza disperdere le risorse a loro destinate; di coinvolgere nel nuovo processo tutti gli attori impegnati nella lotta alla povertà, sia al livello centrale che sul territorio, includendo Regioni, Comuni, Parti sociali, Terzo settore ed associazioni".

I numeri degli Help Center

Nel 2017 sono stati più di 456 mila gli interventi totali effettuati da operatori sociali e volontari negli Help Center attivi nelle stazioni italiane in spazi dati in comodato gratuito dal Gruppo Fs. In gran parte si è trattato di interventi a bassa soglia, per l'igiene personale e per beni di prima necessità (361 mila, -12% rispetto al 2016). I restanti 95 mila sono interventi di orientamento sociale e presa in carico (+28% sull'anno precedente). Gli utenti registrati sono 25.890, di cui 12.636 si erano già presentate nel 2016 agli sportelli, mentre 13.254 hanno chiesto aiuto per la prima volta. Sono i dati del Report 2017 dell'Osservatorio nazionale sul disagio e la solidarietà nelle stazioni italiane presentato questa mattina presso la sede di Ferrovie dello Stato italiane a Roma in occasione della Giornata mondiale della lotta alla povertà.

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

Pubblicato in Nazionale

A più di due mesi dall'inizio dell'epidemia di Ebola in Nord Kivu, la decima in Repubblica Democratica del Congo (RDC), la seconda quest'anno, la situazione non è ancora sotto controllo e si sono manifestati nuovi casi a più di 100 chilometri dall'epicentro. Dopo la dichiarazione dell'epidemia, il 1° agosto, Medici Senza Frontiere (MSF) ha avviato rapidamente la propria azione nell'ambito del piano di risposta del Ministero della Salute congolese. Sebbene il conflitto in corso nella regione rappresenti un'ulteriore difficoltà per l'intervento, la risposta è stata immediata e alcune novità nell'approccio clinico stanno contribuendo a rendere l'intervento più efficace.

Il primo caso di questa epidemia è stato registrato a Mangina, una cittadina a nord-ovest di Beni. Il virus si è poi diffuso in altre parti del Nord-Kivu e ha oltrepassato il confine con la provincia di Ituri, nel Nord-Kivu settentrionale. Ad oggi sono stati segnalati 216 casi, di cui 181 confermati da test di laboratorio. 104 persone sono decedute e 57 sono guarite.

"Il numero di casi confermati di Ebola non sta aumentando vertiginosamente, ma la situazione rimane preoccupante. Vi sono pazienti confermati in grandi città come Beni e Butembo, ma anche in luoghi lontani dall'epicentro, vicino al confine con l'Uganda. Questo rende difficile contenere l'epidemia. Come tutte le epidemie di Ebola, è difficile prevedere come si evolverà ma siamo pronti a reagire e sostenere il Ministero della Salute ogni volta che si manifestano nuovi casi" dichiara Laurence Sailly, coordinatore dell'emergenza per MSF.

MSF collabora con il Ministero della Salute nei Centri di trattamento Ebola a Mangina e Butembo (Nord-Kivu) e a Tchomia (Ituri, vicino al confine con l'Uganda); quest'ultimo è stato aperto subito dopo la segnalazione di un nuovo caso confermato nell'area. MSF svolge anche attività di promozione della salute e prevenzione e controllo del contagio per proteggere le strutture sanitarie che si trovano tra le località colpite.Alcune novità terapeutiche possono svolgere un ruolo significativo per una risposta più rapida ed efficace all'epidemia. Per esempio, ora i campioni di sangue di pazienti sospetti vengono esaminati in un laboratorio allestito all'interno degli stessi Centri di trattamento. Ciò consente alle équipe di reagire più rapidamente alle mutevoli condizioni cliniche dei pazienti. Inoltre, per la prima volta vengono utilizzati cinque farmaci in fase di sviluppo per trattare i pazienti e la possibilità di effettuare i test in loco significa che queste nuove terapie vengono somministrate entro 24 ore dalla conferma di positività al virus. La mortalità tra i pazienti di Ebola è molto alta, pari a circa il 50%. Questi farmaci hanno la potenzialità di aumentare le probabilità di sopravvivenza.

"È molto positivo poter disporre di cinque molecole che sembrano promettenti, sebbene attualmente non esistano prove scientifiche sulla reale efficacia di questi farmaci per i pazienti di Ebola. Ma è un buon passo in avanti. Possiamo offrire ai malati di Ebola l'accesso a farmaci potenzialmente salvavita, mentre ci prepariamo a implementare una sperimentazione clinica che speriamo possa determinarne efficacia e sicurezza" ha detto Claudia Lodesani, infettivologa e presidente di MSF da poco rientrata dal Nord Kivu.

Poiché questa parte della RDC è densamente popolata e caratterizzata da frequenti movimenti di persone e scambi commerciali, è difficile identificare e tracciare tutte le catene di trasmissione attive. "Un elemento chiave per controllare con successo l'epidemia è reagire velocemente" prosegue Claudia Lodesani di MSF. "Ogni volta che si manifesta un caso confermato di Ebola, una piccola équipe multidisciplinare di risposta rapida (infermiere, epidemiologo, logista, promotore sanitario, medico) viene inviata il più velocemente possibile nel luogo del nuovo focolaio per prepararsi a gestire un intervento potenzialmente più grande". MSF ha inviato équipe simili a Luotu e Tchomia immediatamente dopo che in queste aree è stata confermata la presenza di un paziente affetto da Ebola.

Subito dopo la dichiarazione dell'epidemia sono anche iniziate le attività di immunizzazione con il vaccino per l'Ebola (rVSVDG-ZEBOV). L'OMS e il Ministero della Salute stanno vaccinando le persone che hanno avuto contatti con pazienti colpiti. Anche MSF sta vaccinando, in particolare il personale in prima linea come operatori sanitari, personale coinvolto in sepolture e figure religiose, che corrono un rischio più elevato di contrarre l'infezione. Finora è stato vaccinato un totale di 13.750 persone.

Mentre si sviluppano nuovi approcci di intervento, i tradizionali pilastri della risposta all'Ebola restano fondamentali. Poiché gli spostamenti in questa zona instabile possono essere difficili, l'individuazione rapida e il tracciamento dei contatti continuano a svolgere un ruolo importante, anche perché il frastagliato schema geografico dei nuovi casi lascia pochi dubbi sulla complessità della sfida.

 

Pubblicato in Salute

Ieri sono state audite alla Camera dei Deputati le organizzazioni della società civile italiana che da tempo si occupano della drammatica situazione Yemenita. Per illustrare le condizioni umanitarie della popolazione civile e i dettagli del coinvolgimento di forniture militari italiane hanno preso la parola esponenti di Amnesty International Italia, Oxfam Italia, Save The Children Italia, Medici Senza Frontiere e Rete Italiana per il Disarmo in rappresentanza di una più ampia Coalizione attiva da tempo sul tema e che comprende anche il Movimento dei Focolari, Rete della Pace e la Fondazione Finanza Etica. 

Nell'ambito di tale azione coordinata, già a metà 2017 era stato sottoposto al Parlamento un testo di Mozione con la richiesta di fermare le forniture armate alle parti in conflitto in Yemen. Nel successivo dibattito dell'autunno 2017 le Mozioni più esplicitamente contro tali vendite erano state rigettate, con approvazione di un testo più blando e poco efficace. Ad aprile 2018 è invece stata presentata presso la Magistratura competente, in collaborazione con Ong yemenite e tedesche, una denuncia di violazione della legislazione nazionale ed internazionale che regola l'export di sistemi militari. 

In considerazione del recente ulteriore aggravamento della situazione (come sottolineato anche dal Report di Esperti ONU pubblicato poche settimane fa) la Coalizione della società civile italiana che si occupa del caso Yemen ha deciso di riprendere le proprie attività collettive: quello di oggi è il primo passo di una serie di iniziative nei confronti del Parlamento, con richiesta di interlocuzione a tutti i gruppi politici. Pochi giorni fa il Parlamento Europeo ha nuovamente espresso parole di condanna per i devastanti impatti che il conflitto in corso ha sulla popolazione civile chiedendo (come già fatto almeno 4 volte negli anni scorsi) la creazione di un embargo sulla vendita di armi alle parti coinvolte. 

"I tre anni e mezzo di conflitto nello Yemen sono stati caratterizzati da spaventosi crimini di diritto internazionale, tra i quali decine di attacchi indiscriminati contro civili e obiettivi civili, uso di armi messe al bando a livello globale, impiego di bambini soldato, blocchi e ostacoli all'arrivo degli aiuti umanitari. A questo si aggiunge una gravissima situazione dei diritti umani all'interno dell'Arabia Saudita: repressione del dissenso con lunghe pene detentive, massiccio uso della pena di morte, pene corporali e, da ultimo, il sospetto dell'esecuzione extragiudiziale di un giornalista e dissidente all'interno del consolato saudita a Istanbul" – ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. 

"In Yemen oggi è il far west. Tutti indistintamente in ogni momento della giornata possono finire nel mirino del nemico. La sofferenza del popolo yemenita è un affronto al nostro senso di umanità: il fallimento delle potenze mondiali nel riaffermare qui i valori fondanti della civiltà, una vergogna – ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia –. Quante persone devono ancora morire perché si abbia un'ammissione di complicità da parte delle potenze che alimentano questa guerra da oltre tre anni? L'Italia ha la grande occasione di distinguersi e cambiare strada, la coglierà il #governodelcambiamento?" 

La Coalizione di organizzazioni della società civile audita oggi in parlamento ha cercato in queste ultime settimane una interlocuzione con il Governo presieduto da Giuseppe Conte, non ricevendo risposta nemmeno a tentativi di contatto formale e diretto. Eppure una delle due forze di maggioranza, il Movimento Cinque Stelle, ha già avanzato anche in questa Legislatura alcune proposte di riforma della Legge 185/90che regola l'export militare e nella scorsa Legislatura (solo un anno fa) ha presentato e votato una Mozione ispirata al testo proposto da Ong e Reti della società civile, nel quale si sottolineava anche la responsabilità italiana nel conflitto in virtù delle forniture di armamenti ad alcune delle parti coinvolte (in particolare all'Arabia Saudita e agli EAU). 

Voti in tal senso sono stati espressi dagli Europarlamentari del Movimento anche nel recente dibattito a Bruxelles.  Tra le possibili iniziative che il nostro Paese dovrebbe intraprendere, oltre ad un immediato stop nella vendita di armi, la promozione verso Paesi non firmatari della Safe Schools Declaration e l'attuazione delle raccomandazioni per la protezione degli edifici scolastici e universitari dall'uso militare e dal bombardamento, dato il forte ruolo internazionale che l'Italia si propone di avere in Yemen. 

Una contraddizione rispetto ai trasferimenti di armi: "Negli ultimi anni sono stati rilasciate licenze di export militare per centinaia di milioni di euro, soprattutto per bombe le cui consegne sono state verificate nei dettagli dalle ONG e dalla stampa nazionale ed internazionale – sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo -. Una tale e negativa complicità da parte del nostro Paese non è più accettabile, oltre che contraria alle norme nazionali ed internazionali che l'Italia dovrebbe seguire. La richiesta forte di un cambio di direzione e di uno stop alle forniture militari è anche venuta dalla recente Marcia della Pace Perugia-Assisi: oltre 70.000 persone hanno chiesto che il Governo fermi le consegne, come è nelle sue facoltà". 

Questi ordigni hanno impatti devastanti non solo diretti (le uccisioni in particolari di civili come da evidenziato nella Denuncia dello scorso aprile) ma anche indiretti nel creare una crisi umanitaria già gravissima e che potrebbe ulteriormente degenerare. 

"11.4 milioni di bambini in Yemen stanno vivendo delle esperienze atroci a cui nessuno dovrebbe essere sottoposto e che segneranno per sempre la loro salute, fisica e mentale. Si trovano sotto i bombardamenti, malnutriti e senza la possibilità di accedere a beni e servizi di prima necessità. Le loro scuole sono state distrutte, il loro futuro è stato compromesso. È inaccettabile che questi bambini perdano la loro vita e il loro futuro in una guerra di cui sono solo vittime innocenti, dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per proteggerli, per porre fine alla loro sofferenza e per fermare questa follia" commenta Maria Egizia Petroccione, responsabile Advocacy Internazionale per Save The Children Italia. 

"Tre anni di conflitto hanno reso lo Yemen una delle peggiori crisi umanitarie in corso al mondo. Il sistema sanitario è al collasso: si stima che metà degli ospedali siano attualmente inutilizzabili perché colpiti dai combattimenti, mentre le strutture ancora funzionanti soffrono della carenza di personale e attrezzature. Si muore ogni giorno di patologie facilmente prevenibili come il colera, il morbillo o la difterite o facilmente curabili come polmoniti, malaria e malnutrizione. Al suono delle esplosioni ho visto mamme scappare con i loro figli ricoverati in un reparto di pediatria. È inaccettabile che cliniche mobili ed ospedali diventino bersagli del conflitto" conclude Roberto Scaini, medico di MSF. 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Lo scorso 13 ottobre scorso è partito a Portogruaro (sede del Corso di laurea in Scienze dell'Educazione dell'Università di Trieste) il primo corso di qualificazione per gli educatori ai sensi della "legge Iori". Per quanto ne sappiamo, è anche il primo corso di un'università pubblica italiana, oltre che - grazie all'intervento economico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - il più economico (700 euro).

Il corso ha saturato i posti messi a bando (300), e quindi le lezioni - che si svolgono a sabati alterni - si svolgono non solo nell'aula magna, ma anche in un'altra aula in collegamento audiovideo.

“Altro fatto significativo – sottolinea Gigi Bettoli, presidente Legacoopsociali Fvg - oltre alle autorità accademiche e portogruaresi, ci è stato chiesto di intervenire a nome dell'ACI-Cooperative Sociali del Fvg, visto il lavoro di squadra che ha permesso di arrivare a questo risultato. Tutte/i hanno ringraziato il coordinatore del Corso di laurea, prof. Matteo Cornacchia, per il ruolo cruciale svolto nell'avvio dei corsi”.

Il prossimo corso si svolgerà a Trieste nel 2019. Nel frattempo siamo stati informati che a dicembre uscirà anche il bando dell'Università di Udine (dove il corso si svolgerà presso il CdL in Scienze della Formazione, a partire da gennaio 2019.

 

Pubblicato in Lavoro

"In Commissione Ambiente e Agricoltura del Senato è iniziata una discussione sui disegni di legge che riguardano il contrasto al consumo del suolo e a breve verrà presentato anche un testo del Partito Democratico che recepisce in gran parte il lavoro fatto su questo tema nella scorsa legislatura e che poi non si era riusciti a portare a compimento. L'obiettivo del disegno di legge del PD è quello di arrivare a zero consumo di suolo nel 2050, come chiede l'Unione Europea, attraverso due strade: la promozione del riuso e, quindi, gli interventi sulle aree dismesse e dove è già costruito e poi l'idea secondo cui dove c'è necessità di costruire lo si possa fare a patto che si restituisca un'area alla biodiversità e alla condizione naturale o all'agricoltura. Per ogni metro quadro costruito, quindi, ce ne deve essere uno restituito alla natura". Lo ha spiegato il senatore Franco Mirabelli, Vicepresidente del Gruppo PD al Senato e membro della Commissione Ambiente, intervenendo al GR Parlamento.

"Sicuramente, in questa discussione, - ha proseguito Mirabelli - il tema prevalente riguarda le case, gli appartamenti, le grandi strutture ma anche impedire ulteriori impermeabilizzazioni del nostro territorio e, quindi, anche le strade e qualunque tipo di cementificazione. Abbiamo infatti quotidianamente sotto gli occhi gli esempi del dissesto idrogeologico come conseguenza di un eccesso di impermeabilizzazione del territorio che, appunto, in presenza di corsi d'acqua ha spesso creato drammi nel nostro Paese. Di fronte ai danni che abbiamo visto non ci possono essere più alibi".

"In questi anni si è lavorato per fare cose utili che vanno nella riduzione del consumo di suolo." – ha ricordato ancora il senatore PD – "Veniamo, però, da una lunga stagione in cui le uniche entrate per i Comuni per sostenere i bilanci e le spese correnti venivano dagli oneri di urbanizzazione e questo ha prodotto il fatto che c'è stata una moltiplicazione dei permessi per costruire. Oggi abbiamo tolto la possibilità di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per le spese correnti e progressivamente si sono fatte leggi regionali per incentivare il riuso delle aree dismesse anche in funzione dell'abitare e del social housing, si sono poi creati incentivi per chi restituisce alla natura terreno che era costruito. Bisogna lavorare perché queste pratiche si diffondano". "Aiuta anche non lasciare le autorizzazioni a costruire aperte per decenni, come troppo spesso è successo in Italia." – ha concluso Mirabelli - "Bisognerà anche trovare il modo di costruire una legge che entri in relazione con le diverse leggi regionali che hanno competenze molto significative in materia urbanistica. L'obiettivo di consumo di suolo zero nel 2050, infatti, coinvolge anche le Regioni e, quindi, si dovrà trovare una sinergia nella proposta di legge. Sicuramente, ci sarà sempre qualcuno che avrà convenienza a costruire ma nel momento in cui per il pubblico, i Comuni e i soggetti regolatori rendiamo convenienti il fatto di non costruire, sicuramente allarghiamo la possibilità di risolvere positivamente il problema e raggiungere l'obiettivo di consumo di suolo zero nel 2050".

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Ottobre 2018 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31