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Sabato, 25 Maggio 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 24 Ottobre 2018 - nelPaese.it

Accompagnare il pubblico in un viaggio che ripercorre la storia delle primissime osservazioni sulla forma e composizione della Terra fino alla enunciazione della teoria della deriva dei continenti, passando per il contributo fondamentale offerto dalle scoperte scientifiche dagli albori della sismologia fino ad oggi.

È questo l'obiettivo della esposizione Il Pianeta dei Cambiamenti - Tettonica delle placche: storia e implicazioni di una teoria rivoluzionaria, allestita dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) presso il Palazzo Ducale di Genova (Piazza Matteotti, 9) e aperta al pubblico dal 25 ottobre al 4 novembre in occasione della sedicesima edizione del Festival della Scienza.

"I visitatori", spiega Giuliana D'Addezio, ricercatrice INGV, "attraverso un percorso organizzato secondo una linea temporale, potranno ripercorrere i passi fondamentali e le scoperte che hanno portato alla enunciazione della Teoria della tettonica delle placche. Questa Teoria", prosegue la ricercatrice, "è riconosciuta come una delle più importanti rivoluzioni scientifiche del XX secolo, in quanto ha posto le basi per il passaggio dalla visione di un pianeta statico alla consapevolezza di vivere su un pianeta estremamente dinamico, rimodellato dalla tettonica" spiegando fenomeni apparentemente inconciliabili che interessano la crosta terrestre e che sono strettamente collegati a quanto accade all'interno del nostro Pianeta, come, per esempio, l'attività sismica, la distribuzione spaziale dei vulcani, la formazione di fosse oceaniche, la posizione e la forma dei continenti".

L'esposizione sarà inaugurata giovedì 25 ottobre in occasione del Festival della Scienza,  l'appuntamento annuale con ricercatori, appassionati, scuole e famiglie volto a diffondere la cultura scientifica a livello internazionale, che nella precedente edizione ha coinvolto oltre 3 milioni di visitatori. 

"Per rendere più efficace e interattivo il percorso", prosegue la ricercatrice, "sono stati realizzati exhibit scientifici didattici, in particolare una postazione gioco sulla espansione di fondi oceanici e una sfera retroilluminata per la ricostruzione dei movimenti delle placche nelle ere geologiche. Seguendo percorsi definiti da colori i visitatori potranno conoscere, inoltre, le più recenti ricerche sulla dinamica della Terra, svolte anche dall'INGV. L'itinerario della mostra terminerà con uno sguardo al di fuori del Pianeta Terra, alla scoperta di quanto conosciamo sulla dinamica di altri pianeti", conclude Giuliana D'Addezio.

La mostra, allestita nel Sottoporticato del Palazzo Ducale di Genova, sarà visitabile per tutta la durata del Festival, dal 25 ottobre al 4 novembre, dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00 (sabato, festivi e 2 novembre dalle 10.00 alle 19.00).

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

In onore di Martin Ennals, segretario generale di Amnesty International dal 1969 al 1980, 10 organizzazioni per i diritti umani (vedi l'elenco alla fine) selezionano ogni anno candidati a ricevere l'omonimo premio, destinato a chi ha dimostrato profondo impegno in favore dei diritti umani, spesso a rischio di essere imprigionato o torturato, se non di subire un destino ancora peggiore. 

Il riconoscimento internazionale conferito dal premio, oltre a mettere in evidenza la loro storia e il loro lavoro, spesso fornisce una significativa forma di protezione. 

Il premio Martin Ennals 2019 verrà presentato il 13 febbraio 2019 durante una cerimonia ospitata dal comune di Ginevra, che da molti anni appoggia il riconoscimento. 

Ecco i tre difensori dei diritti umani selezionati

Eren Keskin (Turchia) 

Avvocata e attivista per i diritti umani, Eren Keskin lotta da oltre 30 anni per il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali in Turchia, soprattutto per i curdi, le donne e la comunità Lgbti. Con l'attuale peggioramento della situazione dei diritti umani nel paese, è di nuovo al centro di intimidazioni. Nell'ambito di una campagna di solidarietà per il quotidiano Özgür Gündem, se ne è assunta la carica di direttrice dal 2013 al 2016, quando le autorità ne hanno ordinato la chiusura. Il 30 marzo 2018 è stata condannata a 12 anni e mezzo di carcere per aver pubblicato articoli ritenuti "degradanti" nei confronti della nazione turca e "offensivi" nei confronti del presidente. È attualmente libera, in attesa dell'esito dell'appello. 

"Difendere i diritti umani non è semplice dalle nostre parti. Per aver espresso solidarietà a un quotidiano di opposizione e aver rivendicato la libertà di espressione, ho 143 capi d'accusa a mio carico. I premi e la solidarietà internazionali hanno caratteristiche 'protettive' e rassicurano chi di noi vive in società repressive; inoltre, rafforzano il morale e le ragioni della nostra lotta. Grazie per non averci dimenticato. La vostra solidarietà e la vostra protezione significano davvero tanto!", ha dichiarato Eren Keskin. 

Marino Cordoba Berrio (Colombia) 

Membro del gruppo etnico afro-colombiano, Marino Cordoba Berrio ha guidato la sua comunità nella resistenza ai tentativi, poi andati a segno, di appropriarsi delle sue terre da parte di potenti interessi commerciali, soprattutto quelli legati all'estrazione mineraria e al taglio e trasporto del legname. Dopo aver ottenuto il riconoscimento legale delle sue terre, nel 1996 gran parte della comunità è stata costretta con la forza a lasciarle. A seguito di costanti aggressioni e minacce di morte, Marino Cordoba Berrio ha chiesto e ottenuto asilo negli Usa, dove nel 2002 ha iniziato a costruire una rete di sostegno. È tornato in Colombia nel 2012, impegnandosi da allora a far sì che le comunità etniche fossero coinvolte nel processo di pace ed entrando a far parte della "Commissione etnica per la pace e la difesa dei diritti del territorio" che fornisce raccomandazioni sull'attuazione dell'accordo di pace. Riceve regolari minacce di morte ed è costantemente sotto scorta armata. 

"Siamo stati storicamente esclusi dal punto di vista politico, sociale ed economico per non parlare dell'impatto del conflitto. Abbiamo sempre pensato che cambiare questa situazione fosse compito primario dello stato. Credo nel potere della mia mente e delle mie mani per fare quello che è giusto. Senza giustizia il mio popolo non sopravvive. È nelle nostre mani anche promuovere il cambiamento e questo richiede che io mi esponga personalmente", ha dichiarato Marino Cordoba Berrio. 

Abdul Aziz Muhamat (Papua Nuova Guinea / Australia) 

Abdul Aziz Muhamat, più brevemente Aziz, di origine sudanese, è un coraggioso e instancabile difensore dei diritti dei rifugiati. Per aver chiesto asilo politico all'Australia, dall'ottobre 2013 - quando l'imbarcazione su cui era a bordo venne intercettata dalla Guardia costiera australiana - si trova in un centro di detenzione per migranti gestito dall'Australia sull'isola di Manus, che fa parte di Papua Nuova Guinea. Lì ha visto amici morire, la polizia locale gli ha sparato contro, è stato trasferito in una prigione papuana per aver fatto lo sciopero della fame contro la sofferenza e i trattamenti crudeli inflitti ad altri richiedenti asilo. È una delle voci più importanti che arrivano dall'isola di Manus. Nonostante l'isolamento del luogo, è riuscito a denunciare tramite podcast e interviste le dure condizioni detentive. Il prezzo che sta pagando è che tanto le autorità australiane quanto quelle papuane lo definiscono un "capobanda". 

"Denunciare questo sistema crudele mi aiuta a mantenere il rispetto per me stesso e la mia dignità umana. Mi aiuta anche a lottare per i diritti di ogni rifugiato nel mondo, cosa che farò fino al mio ultimo respiro. Non è sempre facile quando vivi in un clima di paura e persecuzione. Eppure, anche di fronte al peggiore apparato repressivo statale, il coraggio non viene mai a mancare perché la paura non è uno stato naturale. Farò di tutto per continuare ad andare avanti!", ha dichiarato Aziz. 

Il premio


Il premio Martin Ennals per i difensori dei diritti umani è il più importante riconoscimento nel campo dei diritti umani, frutto di una collaborazione unica tra 10 delle principali organizzazioni per i diritti umani che si sono date l'obiettivo di proteggere i diritti umani ovunque nel mondo. La giuria selezionatrice è composta da Amnesty International, Human Rights Watch, Human Rights First, Federazione internazionale dei diritti dell'uomo, Organizzazione mondiale contro la tortura, Front Line Defenders, Commissione internazionale dei giuristi, Brot fuer die Welt, Servizio internazionale dei diritti umani e Huridocs. 

Pubblicato in Dal mondo

Particolarmente drammatici i dati che emergono dall'ultimo rapporto 2018 sulla povertà in Italia redatto dalla Caritas: gli indigenti sono aumentati del 182% dal 2008, rapporti sgretolati e istruzione portano all'indigenza.  I poveri, dal medesimo rapporto annuale, sono principalmente i giovani e gli stranieri.

I poveri assoluti, le persone che non riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso, continua ad aumentare, passando da 4 milioni 700mila del 2016 a 5 milioni 58mila del 2017, nonostante piccoli segnali di ripresa economica e nell'ambito dell'occupazione.

Ma nel quadro preoccupante, incontrato dalla Caritas, l'età dei poveri che si abbassa sempre più dai giovani verso i giovanissimi. Mal il dramma che colpisce il cuore della società italiana è rappresentato da separazioni e divorzi, che spesso portano a vivere in strada. Dal rapporto Caritas emergono sempre più storie di solitudine, abbandono e diminuzione di stabilità relazionale con vita coniugale.  

Il 63,9% delle persone ascoltate, circa 89 mila, dichiara di avere figli. Tra queste, oltre 26 mila vivono con figli minori. Caritas nel territorio vede persone senza dimora e connotate da un minor capitale relazionale (famiglie uni-personali). Infatti l'Associazione fa notare che "la rottura dei legami familiari possa costituire un fattore scatenante nell'entrata in uno stato di povertà e di bisogno".

Così commenta a riguardo l'avvocato matrimonialista Elisa Anania:" al centro del tema povertà e della famiglia è strettamente collegato il dramma dei padri separati che vivono dopo il divorzio. Questa emergenza sociale sta minacciando la figura ormai riconosciuta dell'Affido condiviso. La figura paterna viene penalizzata dalla situazione che si viene a creare dopo la separazione del nucleo familiare, quando questo è separato o divorziato".

Conclude Anania:" E’ impensabile una situazione del genere, dove oltre il 46% dei padri separati è in situazione di povertà, dovendo dividersi fra più lavori pur di sostentare la famiglia, con l’assegno di mantenimento che viene dato nella maggior parte dei casi alla madre. Spesso le sentenze sbilanciano il tutto verso il genitore affidatario. Sono auspicabili immediati provvedimenti a tutela della famiglia e a supporto dei padri separati, il vero dramma nel nucleo che si spezza, oltre alle ripercussioni psicologiche verso i figli e i rapporti deteriorati con l’ex coniuge. Il 66,1% dei separati, si legge già nel Rapporto Caritas 2014, non riesce a provvedere alle spese per i beni di prima necessità. ".

Come Caritas evidenzia: "La situazione risulta particolarmente preoccupante perché le deprivazioni materiali attivano spesso dei circoli viziosi che tramandano di generazione in generazione le situazioni di svantaggio"

Pubblicato in Lavoro

La Cooperativa sociale Borgorete invita venerdì 26 ottobre dalle ore 15,30 alle ore 19,00 all’open day del Cabs (Centro di accoglienza a bassa soglia) in Via Enrico dal Pozzo, a Perugia (di fronte al Cla, sotto al Santa Margherita e all'ex Spdc).

L’iniziativa, organizzata in Italia da Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) e Ted (Tavolo ecclesiale dipendenze), rientra nell’Open day internazionale in cui le comunità che si occupano di accoglienza e aiuto alle persone con problemi di dipendenza si aprono ai territori, accogliendo giovani e famiglie, scuole e parrocchie, gruppi e associazioni a conoscere le case, i servizi, i volti, le storie.  

Il Cabs nasce nell’aprile del 2000 per volontà del Comune di Perugia. Attualmente è un servizio dell’Usl Umbria 1, gestito dalla Cooperativa Sociale BorgoRete.

E’ un servizio a bassa soglia di riduzione del danno dei rischi connessi all’uso di sostanze stupefacenti. Bassa soglia sta a significare che i criteri di accesso sono minimi: non usare violenza verso le persone o le cose, non usare sostanze e non spacciare all’interno della struttura.

“Il lavoro che portiamo avanti quotidianamente mira a ridurre l’esclusione sociale delle persone consumatrici di sostanze, cercando di favorire la modifica di comportamenti a rischio, prevenire il contagio per Hiv, epatiti e altre malattie infettive, distribuire presidi sanitari, orientare e accompagnare ai servizi territoriali, promuovere e sostenere percorsi riabilitativi, erogare alcuni servizi primari (docce, lavatrici, pasti)”.

Il 26 sarà occasione per raccontare quello che è stato fatto in questi primi 18 anni, e spiegare quello che sarà fatto in avanti.

 

 

Pubblicato in Umbria

Apprendere le esperienze delle cooperative sociali in Italia rispetto all’integrazione degli anziani e dei giovani disabili nella società. Con un simile obiettivo è in questi giorni a Bologna una Delegazione cubana formata da sei persone dell'OHCH (Oficina del Historiador de la ciudad Habana) e della SCPCMA (Sociedad civil comunidad, patrimonio y medio ambiente) che visiteranno i centri e le residenze della Cooperativa sociale CADIAI e incontreranno le autorità locali, i rappresentanti delle diverse realtà cooperative, oltre agli operatori.

La missione è parte del Progetto “Compartiendo caminos de insercion y cuidado”, finanziato dall’Unione Europea e sviluppato dall’organizzazione bolognese GVC in partnership con CADIAI e Legacoop Emilia Romagna.

“Cooperiamo con l’autorità locale di Cuba per promuovere un modello di gestione sostenibile per la cura degli anziani e l'inserimento sociale dei giovani con disabilità intellettive all'Avana Vecchia” dichiara Lilli Marinello, Rappresentate Paese GVC a Cuba e a capo della delegazione.

Lo scambio in corso, successivo alla missione italiana a Cuba del novembre 2017, è anche l’occasione per individuare nuovi obiettivi e fissare i contenuti delle attività di formazione da svolgere nel secondo e terzo anno del Progetto.

In particolare i corsi riguarderanno tematiche, metodologie e buone prassi inerenti anziani e giovani disabili e saranno destinati a operatori del settore, quali educatori, coordinatori. A conclusione del Progetto si prevede di ottenere una contaminazione tra i due Paesi di conoscenze, competenze e buone prassi che possa essere applicata nei rispettivi contesti migliorando la qualità dei servizi.

Pubblicato in Economia sociale

Sotto al murales di Jorit una comunità si organizza nella periferia est di Napoli. L’arte diventa occasione per riappropriarsi della partecipazione e della denuncia. Questo è accaduto nel 2017 dopo il “grande Maradona” e la nascita di una rete civica di associazioni. E questo è accaduto la scorsa estate con il Comitato di lotta ex Taverna del Ferro che ha la propria sede nel “Bronx”, proprio sotto al murales del Che.  

In quella sede si terranno 4 incontri condotti dal giornalista Giuseppe Manzo con altrettanti giornalisti che sono nati, cresciuti e che hanno vissuto in quella periferia. “Un racconto nel racconto per dimostrare che in quelle strade si sono formate e nascono esperienze umane alternative a qualsiasi modello criminale e legate, invece, a una grande tradizione operaia”.

Si parte il 26 ottobre alle ore 18 con Anna Trieste, popolare volto e firma raffinata del giornalismo sportivo napoletana. Seguiranno poi gli altri 3 incontri a novembre: il 9 con la giornalista di inchiesta Amalia De Simone, il 16 con la portavoce del ministro dell’Ambiente Sergio Costa Stefania Divertito e il 30 con il giornalista-blogger e autore televisivo Francesco Uccello.

“Ritorno al Bronx sarà l'occasione per dimostrare a tutta la città che esiste una periferia viva – dichiarano dal Comitato di lotta ex Taverna del Ferro - che ha voglia di riscatto sociale e culturale. Questo ciclo di incontri, insieme alla lotta che stiamo portando avanti per i cittadini del rione, sarà il modo migliore per coinvolgere sempre più persone. La cultura è rivoluzione. In una fase storica, come quella che stiamo vivendo, così delicata c'è tanto bisogno di cultura. Insieme a Giuseppe Manzo, e agli altri giornalisti, proveremo a far conoscere un quartiere ed un rione che hanno tanta voglia di emergere ed hanno ancora tanto da dire”.

 

Pubblicato in Campania

A Bologna artisti, scrittori e cittadini a sostegno di Mediterranea Saving Humans, la rete civica che sulla via delle migrazioni di mare sta garantendo la presenza di una nave di monitoraggio e soccorso, la Mare Jonio. La nave è finanziata attraverso il crowdfunding, a cui chiunque può contribuire.

Il 25 ottobre ul palco del Teatro Arena del Sole saliranno Silvia Avallone, Alessandro Bergonzoni, Marcello Fois, Otto Gabos, Iosonouncane, Ifigenia Karanà, Carlo Lucarelli, Wu Ming 1 e 4, Muna Mussie, Eva Robbins, Alessandra Sarchi, Grazia Verasani, Simona Vinci e Cristina Zavalloni. Paolo Fresu e Giovanni Guidi hanno donato la colonna sonora della manifestazione

“Perché lo facciamo? Perché non è normale essere costretti a scappare dalle proprie case, dai propri Paesi.  Non è normale mettere a rischio la propria vita e quella dei propri cari nel tentativo di vivere l'unica possibilità di mantenersi in vita e avere ancora una prospettiva di futuro”, scrivono sulla pagina evento dell’iniziativa”

“Sembrava impossibile, ma abbiamo usato la forza dei deboli che quando si mettono assieme spostano le montagne, perché non potevamo fare diversamente. Le statistiche ci dicono che in media otto persone al giorno muoiono nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo e arrivare sulle nostre coste. Morti che vengono "festeggiati" dalla retorica che ci sta governando come otto problemi in meno nel nostro Paese. Per noi sono otto sofferenze in più al giorno di cui dobbiamo farci carico”.

Anche cooperative e cooperatori sociali bolognesi hanno sostenuto Mediterranea contribuendo alla raccolta fondi.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide ha aderito al programma MuSST – Musei e sviluppo dei sistemi territoriali promosso dalla Direzione Generale Musei del MiBAC, con lo scopo di avviare forme di partenariato con Istituzioni e Imprese, pubbliche e private, delle comunità Arbereshe della provincia di Cosenza, per la costituzione di reti e/o modelli gestionali innovativi e sostenibili finalizzati allo sviluppo locale. Tenendo così fede alla mission del programma MuSST: incoraggiare le reti territoriali e lo sviluppo locale.

I primi due incontri, tenutisi rispettivamente presso il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide e presso la sede del Polo Museale della Calabria, hanno permesso di delineare le linee da seguire per la progettazione e lo sviluppo del programma. Nei giorni scorsi si è tenuto, presso il Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, il primo tavolo di lavoro con le Istituzioni e Imprese del territorio.

Il piano di valorizzazione prevede la realizzazione di un progetto che permetta di soddisfare le richieste di target diversificati, valorizzando il patrimonio disponibile e i servizi ad esso correlati in modo che si venga a creare corrispondenza tra domanda e offerta.

L’idea progettuale è finalizzata alla realizzazione di una mappa dell’area arbereshe con indicazione della viabilità per raggiungere i diversi centri del comprensorio. Ad essa verranno sovrapposti in fase successiva percorsi, ora solo parzialmente individuati, che evidenzieranno le ricchezze culturali monumentali, artistiche, religiose e paesaggistiche, oltre alle tipicità enogastronomiche e l’artigianato di ogni singolo comune.

L’elaborazione di un logo del progetto ne consentirà l’immediato riconoscimento. Per la realizzazione del logo sarà bandito un concorso di idee dal Polo Museale della Calabria – Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, coordinatore del progetto MuSST per l’area arbereshe.

Questo lavoro dovrà confluire in una Applicazione Mobile (app) che ne consentirà una veloce consultazione. Si tratta di un primo passo, più che altro legato alla comunicazione, nell’ambito di un più ampio progetto di valorizzazione.

Nel prossimo incontro verrà costituito il comitato di lavoro del progetto.

Pubblicato in Calabria

In questi giorni c’è un gran parlare di fanghi. Sulla questione interviene il ministro dell’Ambiente Sergio Costa che vuole “fare chiarezza” dopo aver letto informazioni “confuse e alcune non corrispondenti al vero”. “Non parliamo di fanghi industriali – scrive in una nota Costa - Parliamo solo ed esclusivamente di fanghi provenienti dalla depurazione delle acque reflue derivanti da scarichi civili e da insediamenti produttivi dell’agroalimentare.  È necessario normare questi fanghi, in quanto fino ad oggi non sono mai stati adeguatamente controllati, e nelle maglie larghe di questa normativa non completamente aggiornata con le attuali conoscenze scientifiche, nei campi potevano finire anche sostanze inquinanti”.

“Data la loro composizione – prosegue il ministro - gli idrocarburi presenti nei fanghi non sono necessariamente pericolosi, basti pensare, ma solo ad esempio, che quelli naturali sono contenuti nel burro, nel grasso delle carni o nell’olio d’oliva, tutti prodotti di uso alimentare quotidiano”.

“A essere pericolosi – sottolinea - sono solo determinati idrocarburi di origine minerale, come ad esempio gli IPA, abbreviazione di idrocarburi policiclici aromatici. Questi sì che vanno individuati e misurati proprio per evitare che criminali senza scrupoli possano spandere qualunque cosa nei campi, come potenzialmente poteva avvenire prima, senza che nessuno avesse mai gridato allo scandalo”.

Nell’articolo 41 del decreto “Genova e altre emergenze” sono stati attribuiti dei parametri agli idrocarburi e “nel successivo lavoro parlamentare di questi giorni il testo è stato migliorato inserendo altre sostanze specifiche come diossine, furani, selenio, berillio, cromo, arsenico e altri microinquinanti pericosi come toluene e Pcb”.

Tutte queste sostanze servono a “marcare” la qualità del fango, e a capire se la sua provenienza è dubbia. “Infatti questi parametri servono come riferimento perchè, qualora fossero individuati dai controlli delle agenzie ambientali regionali, le Arpa, dall’Ispra o dalle forze di polizia, permetteranno di scoprire l’esistenza di un inquinamento e ad individuarne il colpevole”, aggiunge il ministro.

“Ecco che la norma serve a proteggere il cittadino e non, come troppe volte si è scritto, ad avvelenarlo”, specifica Costa. “Non è l’autorizzazione ad inquinare, ma l’esatto contrario. L’articolo 41 e le successive integrazioni parlamentari servono a bloccare chi fino ad oggi ha sparso veleni nei campi. Il valore individuato per gli idrocarburi (naturali o minerali) è pari a 1000 mg/kg. Basti pensare che quello proposto dalla regione Lombardia in un decreto, poi bloccato dal Tar, era 10.000. Quindi anche in questo caso parliamo di un miglioramento”, prosegue.

Costa si sofferma sulla confusione che si sarebbe creata in questi giorni: “c’è chi critica la norma nuova paragonando il valore fissato ai 50 mg/kg indicati per i terreni dalla Corte di Cassazione. Ma è come mischiare le pere con le mele. Stiamo parlando di due cose diverse. Da una parte c’è il fango, dall’altra il campo. E il fango non va sparso così com’è nel terreno quindi quel valore riscontrato nel rifiuti trasformato in fertilizzante non si ritroverà mai una volta sparso, nei campi.Anche perchè ci sono dei paletti allo spandimento stabiliti per legge: secondo il decreto legislativo 99/92 l’agricoltore può cospargere fanghi per un massimo di 15 tonnellate per ettaro in tre anni, cosa accettata da 26 anni da tutti, perchè ragionevole, e gli stessi agricoltori non se ne sono mai lamentati. Altri divieti riguardano terreni soggetti a esondazioni, con falda affiorante, destinati al pascolo o a colture foraggere nelle 5 settimane antecedenti il pascolo o la raccolta. Tutti questi limiti servono solo a proteggere e a tutelare. Altro che avvelenare, altro che esperimenti chimici su tutti noi”.

E poi conclude: “questi fanghi sono ricchi di sostanze organiche e vengono usati come ammendanti: è lo stesso concetto del compost che anche a casa possiamo realizzare. Chi mischia i valori dei fanghi con quelli del suolo o ignora completamente ciò di cui parla o è in cattiva fede”. 

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio
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