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Mercoledì, 17 Luglio 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 25 Ottobre 2018 - nelPaese.it

Un’invasione di migranti in Italia? Una menzogna che va avanti da 5 anni: nuove conferme dai dati. Secondo l’ultima relazione della Commissione parlamentare Jo Cox sulla xenofobia e il razzismo  l’Italia è il paese del mondo con il più alto tasso di disinformazione sull’immigrazione. Non sorprende perciò che, secondo un sondaggio del 2018 condotto dall’Istituto Cattaneo, gli italiani risultino essere i cittadini europei con la percezione più lontana dalla realtà riguardo al numero di stranieri che vivono nel paese, credendo che ve ne siano più del doppio di quelli effettivamente presenti.

In realtà nell’Ue a 28 Stati, dove – in base agli ultimi dati Eurostat al 1° gennaio 2017 – i cittadini stranieri sono 38,6 milioni (di cui 21,6 non comunitari) e incidono per il 7,5% sulla popolazione complessiva, l’Italia non è né il paese con il numero più alto di immigrati né quello che ospita più rifugiati e richiedenti asilo. Con circa 5 milioni di residenti stranieri (5.144.000 a fine 2017, secondo l’Istat), viene dopo la Germania, che ne conta 9,2 milioni, e il Regno Unito, con 6,1 milioni, mentre supera di poco la Francia (4,6 milioni) e la Spagna (4,4). A sottolinearlo è il dossier statistico Immigrazione 2018, realizzato da Idos insieme alla rivista Confronti e Unar. Il Dossier è stato presentato questa mattina a Roma. 

“La presentazione del dossier è dedicata al comune di Riace - ha spiegato Luca Di Sciullo, presidente di Idos -. Come sapete il sindaco è coinvolto in vicende giudiziarie ed è stato oggetto da pare del ministero dell’interno di una comunicazione su irregolarità nelle gestione dello Sprar. Auspichiamo che non si svilisca questa esperienza di integrazione riconosciuta in tutto il mondo”.

Secondo il rapporto, l’incidenza sulla popolazione complessiva, pari all’8,5% (dato Istat), risulta più bassa di quella di Germania (11,2%), Regno Unito (9,2%) e diversi altri paesi più piccoli dell’Unione, dove i valori superano anche in maniera consistente il 10% (Cipro 16,4%, Austria 15,2%, Belgio 11,9% e Irlanda 11,8%). L’incidenza più alta si registra nel Lussemburgo, dove gli stranieri sono quasi la metà di tutti i residenti (47,6%). Lo stesso Eurostat rileva che il numero degli immigrati entrati in un paese Ue nel corso del 2016 (ultimo anno disponibile), pari a circa 4,3 milioni, è stato inferiore dell’8% rispetto all’anno precedente, mentre sono state circa 3 milioni le persone che nel frattempo hanno lasciato un paese comunitario (diverse delle quali per trasferirsi comunque all’interno dell’Unione). Inoltre nel 2017, a fronte di un contesto mondiale caratterizzato da un aumento delle migrazioni, l’Ue ha conosciuto un drastico calo sia degli attraversamenti irregolari delle frontiere (diminuiti di 9 volte rispetto al boom del 2015), sia delle richieste d’asilo presentate (-43,5% rispetto al 2016). 

Dunque, nonostante la percezione di un paese “invaso” dagli stranieri, al netto dei movimenti interni, il loro numero è pressoché stabile intorno ai 5 milioni dal 2013; e la loro incidenza, nell’ordine dell’8% sempre dal 2013, aumenta di pochissimi decimali l’anno, soprattutto a causa della diminuzione della popolazione italiana, sempre più anziana (gli ultra65enni sono 1 ogni 4, mentre tra gli stranieri 1 ogni 25), meno feconda (1,27 figli per donna fertile, contro 1,97 tra le straniere) e tornata a emigrare verso l’estero (quasi 115.000 espatriati ufficiali nel corso del 2017: un dato sottodimensionato se si considera che molti, nel trasferirsi all’estero, trascurano di effettuare la cancellazione anagrafica, non essendo obbligatoria). Aggiungendo ai residenti stranieri la quota di immigrati che, alla data della rilevazione, non erano ancora iscritti nelle anagrafi, Idos stima in 5.333.000 il numero effettivo di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia, 26.000 in meno rispetto alla stima del 2016. I soggiornanti non comunitari, in particolare, sono – secondo il Ministero dell’Interno e l’Istat – 3 milioni e 700mila, un numero sostanzialmente invariato da 3 anni, anche per la consistente diminuzione di quelli sbarcati: 119.000 (-62.000 rispetto al 2016).

Un calo divenuto ancor più drastico nel 2018: l’aumento degli arrivi ha subito uno stop proprio nel 2017, dopo quattro anni in cui ne sono giunti, nel complesso, circa 625.000 persone. La quasi chiusura della rotta del Mediterraneo centrale ha determinato anche la drastica riduzione dei minori stranieri non accompagnati (msna) giunti in Italia a seguito di soccorso in mare: a fronte degli oltre 25.800 del 2016, nel 2017 il loro numero è sceso a circa 15.800, per ridursi a 2.900 nei primi 7 mesi del 2018. Ne è derivata una forte riduzione di quelli accolti: poco più di 13.000 a giugno 2018, il 26% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. Si tratta per lo più di ragazzi maschi (93%), tra i 16 e i 17 anni (84%), originari specialmente di Albania, Egitto, Guinea, Costa d’Avorio ed Eritrea. Tra le ragazzine, soprattutto nigeriane, molte sono vittime di tratta a scopo sessuale. Alla stessa data, del resto, erano quasi 4.700 i msna irreperibili, soprattutto eritrei, somali e afghani, mossi dall’intenzione di raggiungere la Germania, la Svezia o l’Inghilterra, dove hanno parenti o sperano di trovare migliori condizioni di inserimento (dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali).

Ma la radicale riduzione degli arrivi è stata ottenuta pure a prezzo di un aumento del tasso di mortalità in mare: secondo l’Oim, tra gennaio e settembre 2018 ben 1.728 in tutto il Mediterraneo, di cui 3 su 4 (1.260) nella sola rotta tra Libia e Italia, anche a causa della diminuita capacità di ricerca e soccorso in mare provocata dalla delegittimazione ed esclusione delle navi di Ong impegnate in tali operazioni (ad esse era dovuto circa il 35% dei salvataggi). L’Oim calcola che, su complessivi 40.000 migranti deceduti in mare in tutto il mondo dal 2000 ad oggi, quelli morti nella rotta italo-libica siano ben 22.400. Un dato che rende ancora più prezioso il progetto pilota dei corridoi umanitari, avviato in Italia da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiede Evangeliche in Italia e Tavola Valdese, in intesa con i Ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri, portando in Italia dal Libano, in modo sicuro e protetto, 1.249 richiedenti asilo (dato al luglio 2018), di varia nazionalità (siriani, palestinesi, iracheni, yemeniti). Nel giugno 2017 circa il 70% aveva ottenuto lo status di rifugiato e nessuna domanda si era risolta con un diniego. Anche la Cei, ancora in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e i suddetti Ministeri, ha aperto un corridoio umanitario in Etiopia: a giugno 2018 erano 327 i profughi accolti, sui 500 previsti in 2 anni. Intanto questo modello italiano è stato ripreso prima dalla Francia e poi dal Belgio.

In tutto secondo l’Unhcr sono 354.000 i richiedenti asilo (compresi quelli ancora privi di titolo formale o la cui domanda è sotto esame) e titolari di protezione internazionale o umanitaria presenti in Italia, lo 0,6% dell’intera popolazione del paese. Se per un verso il numero assoluto colloca l’Italia al terzo posto nell’Ue, dopo la Germania (1,4 milioni di richiedenti e titolari di protezione, con questi ultimi che da soli ammontano a circa 1 milione) e la Francia (400mila), l’incidenza sulla totalità degli abitanti è perfettamente in linea con la media comunitaria, al pari di quella della Francia e dei Paesi Bassi, ed è preceduta da vari paesi, come la Svezia (2,9%), l’Austria e Malta (1,9%), la Germania e Cipro (1,7%), la Grecia (0,8%), mentre non superano lo 0,1% tutti i “nuovi” Stati membri dell’Europa orientale (ad eccezione della Bulgaria, con lo 0,3%).

 (Fonte: Redattore Sociale)

Pubblicato in Nazionale

Con il convegno "Il Non Profit per la cultura e lo sviluppo del Mezzogiorno, Creiamo insieme un futuro su misura del Sud Italia", venerdì 26 ottobre 2018 dalle ore 16:00, nel Foyer Salone degli Specchi - Teatro di San Carlo Napoli, sarà celebrata la nascita della Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo, costituita per la gestione di progetti socio-culturali dal Gruppo Isaia, attivo da oltre sessant'anni nell'abbigliamento maschile di alta gamma.

L'evento è promosso dalla Fondazione Isaia - Pepillo in collaborazione con la Fondazione Teatro di San Carlo, con il Patrocinio del Comune di Casalnuovo di Napoli ed è inserito dal MiBaC nel programma dell'Anno Europeo del Patrimonio Culturale (#The Past Meets the Future).

Primo evento pubblico promosso dalla Fondazione Isaia - Pepillo, il convegno di presentazione della Fondazione, vuole essere una reale occasione di confronto su un tema di fondamentale importanza per la crescita civile, sociale ed economica del Sud Italia per giocare le proprie partite anche a livello nazionale ed internazionale.

Moderati da Stefano Arduini, Direttore del magazine Vita e del sito www.vita.it, offriranno i loro contributi: Vito Grassi, Presidente Unione Industriali Napoli e Campania, Gaetano Manfredi, Rettore Università Federico II Napoli e Presidente CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane),Giorgio Righetti, Direttore Generale ACRI (Associazione delle Fondazioni e Casse di Risparmio Italiane), Rosanna Purchia, Soprintendente della Fondazione Teatro di San Carlo, Armando Branchini, Vice Presidente Fondazione Altagamma, Gianfranco D'Amato, Amministratore Delegato di Seda International Packaging Group e membro Advisory Board del Museo di Capodimonte eMassimo Pelliccia, Sindaco di Casalnuovo di Napoli.

Chiuderà il convegno Gianluca Isaia, per raccontare gli obiettivi e le ambizioni della neonata Fondazione Isaia-Pepillo.

"La Fondazione, intrecciando profumo di tradizione e slancio innovativo, incarna la peculiare filosofia del brand Isaia. Con attività di rilevanza sociale, economica e culturale  vuole assicurarsi che la napoletanità continui ad essere nel mondo esempio di genio e passione." – Spiega Gianluca Isaia, Presidente della Fondazione Isaia-Pepillo e Amministratore Delegato della Isaia & Isaia Spa – "Le tradizioni sono un dono da rispettare e tramandare. Dobbiamo tener presente il nostro passato per poter disegnare il futuro. Milioni di gesti, un'unica voce. Da soli possiamo immaginare tanto. Ma è insieme, con l'impegno e l'aiuto di tutti, che ogni gesto fa nascere qualcosa di reale". Con questa vision la Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo fa "una promessa a Napoli: restituire alla città quello che lei ha dato a noi attraverso numerosi progetti per il territorio".

Quattro le direttrici principali lungo le quali si muoveranno i singoli progetti della Fondazione Isaia – Pepillo il cui Direttore Generale è Tommaso D'Alterio (dedicato full-time a questo progetto dopo una lunga esperienza nel Gruppo Isaia): attività di ricerca in collaborazione con enti universitari; attività di formazione con particolare attenzione ai mestieri a rischio di scomparsa; progetti culturali di recupero e valorizzazione dell'immenso patrimonio campano; convegni ed eventi di promozione del territorio.

L'attività di ricerca darà vita ad un articolato progetto storico sulle origini della sartoria napoletana tra Napoli, Londra e Casalnuovo, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali dell'Università Federico II di Napoli. Un'analisi storica esauriente e definitiva sulla sartoria partenopea per raccontare tutto il suo passato nella maniera più completa possibile così da tutelarne il futuro.

La prima tappa consentirà di approfondire, con un  lungo viaggio spazio-temporale, la storia della tradizione sartoriale napoletana dalle origini  alla nascita dei primi sarti moderni nella seconda metà dell'Ottocento. Affiancato da un gruppo di studiosi con esperienze di ricerca e pubblicazioni nell'ambito della storia economica e sociale del Mezzogiorno nonché della storia dell'abbigliamento, il professore Franco Barbagallo, direttore di "Studi Storici" ed autore di numerosi studi sulla storia politica e sociale del Mezzogiorno, curerà insieme al professore Silvio De Majo e ad altri studiosi esperti, la stesura di un volume che custodirà quanto gli autori sapranno scoprire e raccontare.

Le tappe successive saranno a Londra (per ritrovare i punti di contatto tra la scuola londinese e quella partenopea) e nella provincia di Napoli, in particolare nella città dei sarti per antonomasia (così come era annoverata sin dagli anni cinquanta), Casalnuovo di Napoli. "Siamo orgogliosi – afferma Gianluca Isaia – che il primo progetto della Fondazione, una ricerca sulle origini della tradizione sartoriale napoletana, avrà tra le sue tappe fondamentali il Comune di Casalnuovo di Napoli, la famosa città dei sarti. Ad essa va un nostro pensiero e ringraziamento speciale". 

L'attività di formazione avrà l'obiettivo di tutelare e trasmettere alle nuove generazioni quei saperi che hanno regalato al territorio partenopeo eccellenze produttive di rilevanza mondiale. La Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo vuole formare sarti professionisti ed essere una guida nel complesso mondo della sartoria.

Si partirà subito con una "Scuola per giovani sarti", una fucina di segreti del mestiere della durata triennale che consentirà di trasmettere la grande eredità del sapere e del saper fare, di competenze speciali e indispensabili per realizzare l'inimitabile. Una scuola che possa rappresentare una possibilità di riscatto per molti, permettere di creare nuove opportunità di lavoro e tutelare il patrimonio di conoscenza delle storiche maestranze che oggi rischiano di scomparire. Si potrà accedere alla scuola attraverso la partecipazione ad un iter codificato di selezione, e i relativi costi saranno sostenuti dalla Fondazione Isaia con il contributo dei fondi privati e pubblici che sosterranno il progetto; la sede del corso sarà naturalmente Casalnuovo.

Le iniziative culturali, promosse e supportate in collaborazione con intellettuali, associazioni e altre realtà del territorio, saranno legate alla valorizzazione dell'immenso patrimonio culturale napoletano: musica, teatro, poesia, prosa, arti figurative e anche cucina, tradizioni, lingua, e tutto quello che incarna la "napoletanità". In primis, "Un corso di lingua napoletana" darà il via al filone culturale, con lezioni che ne faranno riscoprire insidie ed emozioni, così come testimoniano grandi capolavori immortali. Nella poesia, nella prosa, nella letteratura e nella musica, il suono melodioso del napoletano ha lasciato il suo segno ovunque e non stupisce che sia stato riconosciuto come lingua meritevole di tutela dall'UNESCO. È un linguaggio vivo, ricco di fascino, che ha raggiunto il mondo intero grazie a innumerevoli canzoni, poesie ed opere di prosa, distinguendosi da un mero dialetto o accento da imitare. Il corso di napoletano è un cammino fra tutto questo, un viaggio che farà amare ancora di più una lingua unica.

Infine attenzione e cura saranno dedicate alla promozione e valorizzazione del territorio, promuovendo l'immagine di Napoli e della Campania attraverso l'organizzazione di eventi, sia nazionali che internazionali, finalizzati a diffondere i risultati dei progetti della Fondazione, in un'ottica di confronto e di collaborazione con realtà pubbliche e private interessate alla crescita del territorio. Ed è in questo filone che si innesta il convegno "Il Non Profit per la cultura e lo sviluppo del Mezzogiorno, Creiamo insieme un futuro su misura del Sud Italia", organizzato per presentare al pubblico la neonata Fondazione Isaia - Pepillo e le sue finalità.

Per partecipare al convegno è necessaria la prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Pubblicato in Campania

Negli ultimi 30 anni nel settore dell’equitazione sono stati introdotti notevoli accorgimenti relativi alle varie superfici utilizzate come campi di gara o di allenamento: si è passati da terreni in erba, spesso poco regolari e di diversa compattezza, a superfici in sabbia, più soffici e apparentemente sempre più confortevoli e performanti in diverse condizioni climatiche. Da qualche anno però, si stanno diffondendo anche in Italia campi da lavoro per l’equitazione dove al posto, o in combinazione con la tradizionale sabbia, viene utilizzata la gomma riciclata dei Pneumatici Fuori Uso: una soluzione innovativa in grado di coniugare sport, sostenibilità ambientale e benessere di cavallo e cavaliere.

Una tecnologia all’avanguardia che porta vantaggi sia dal punto di vista della gestione dei centri sportivi che per la salute del cavallo. Un recente studio condotto dal Dipartimento di Veterinaria dell’Università di Perugia, coordinato dal Prof. Marco Pepe, ha confermato come i campi in gomma riciclata siano degli ottimi fondi di allenamento e di svago del tutto analoghi ai migliori campi in sabbia almeno per le andature in piano e per il dressage, consentendo inoltre un buon comfort di utilizzo sia per il cavallo che per cavalieri e amazzoni.

“La presenza di Uisp ed Ecopnes a FieraCavalli offre ogni anno una visuale nuova per avvicinare le persone di ogni età alle attività equestri – afferma Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp – quest’anno puntiamo alla presentazione della ricerca dell’Università di Perugia sui campi di lavoro in gomma riciclata per mettere in relazione i vantaggi dell’economia circolare con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu 2030. Lo sportpertutti e le attività equestri Uisp, che mettono al centro la salute del cavallo e del cavaliere, sono un contributo al miglioramento della qualità della vita e dell’ambiente”.

“Il settore degli sport equestri si sta dimostrando molto ricettivo verso questa concreta innovazione tecnologica - ha dichiarato Giovanni Corbetta, Direttore Generale di Ecopneus, la società senza scopo di lucro principale responsabile della gestione dei Pneumatici Fuori Uso in Italia - Abbiamo coinvolto uno degli atenei più qualificati sulla medicina veterinaria per far analizzare scientificamente i benefici sull’animale di un fondo morbido e confortevole come la gomma riciclata. Vantaggi a cui si aggiunge una gestione più semplice ed economica dei centri equestri e l’utilizzo di un prezioso materiale come la gomma riciclata”.

Per mostrare ad addetti del settore, cavalieri, gestori, ma anche a semplici appassionati e curiosi, le caratteristiche dei campi di lavoro in gomma riciclata, Ecopneus e Uisp ne hanno realizzato uno di 2.000 m2 a FieraCavalli (25-28 ottobre, Verona), grazie anche al supporto di Promix e Italgreen. Il campo da lavoro è composto da 50.000 kg di granulo di gomma riciclata “nobilitato”, ossia rivestito di un pigmento acrilico colorato, miscelato con della sabbia incapsulata. Sotto questo strato un manto in erba sintetica garantisce la corretta stabilità dei granuli, poggiato a sua volta su uno specifico sottofondo con piastre in gomma, che portano il totale di gomma riciclata impiegata nel campo a oltre 65.000 kg, equivalente al peso di oltre 7.000 pneumatici per autovettura. Ai lati del campo non potevano mancare aree di servizio e camminamenti, realizzati con ulteriori 25.000 kg di gomma riciclata.

Sul campo quattro giorni di intense attività, dalla II edizione del Trofeo Ecopneus-Uisp all’esibizione del cavallo arabo, dalle esibizioni dei cavalieri del Centro Militare Veterinario dell’Esercito a quelle di volteggio. Giovedì 25 ottobre alle ore 13 inaugurazione ufficiale del campo con ospite speciale Filippo Bologni, pluricampione di salto a ostacoli che terrà anche una dimostrazione sul campo. Venerdì 26 ottobre alle ore 16.30, appuntamento invece presso lo stand Ecopneus-Uisp (Pad 4 stand C3) per la presentazione della ricerca del Prof. Marco Pepe dell’Università di Perugia. Anche i circoli Uisp parteciperanno numerosi, con 42 cavalli provenienti da circoli ippici Uisp di tutta Italia.

Pubblicato in Sport sociale

Una lettera è stata sottoscritta da Centro Astalli, Emergency, INTERSOS, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, Medici contro la Tortura,Médecins du Monde, Medici per i Diritti Umani, Medici Senza Frontiere e inviata ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica e per conoscenza ai Presidenti di Camera dei Deputati e Senato e ai Ministri dell’Interno e della Salute.

Il tema riguarda le conseguenze tra decreto sicurezza e diritto alla salute.  Molte delle criticità indicate sono già state sottoposte all’attenzione del Parlamento, in sede di audizione alla Commissione Affari Costituzionali del Senato, e sono ora incorporate in proposte di emendamento avanzate da alcuni parlamentari.

In caso di mancato emendamento nella direzione auspicata, le organizzazioni firmatarie esprimono la loro ferma opposizione alla conversione in legge del Decreto.

“La tutela della salute si realizza attraverso un pieno accesso ai servizi sanitari, ma anche attraverso la tutela di condizioni sociali come casa, reddito, istruzione, ambiente di vita e di lavoro, che determinano la salute fisica e mentale delle persone. Tanto più quando si tratta di persone sopravvissute a traumi estremi e abusi gravissimi nel Paese di origine e lungo la rotta migratoria. Il decreto mina seriamente tutto questo” dichiarano le organizzazioni firmatarie della lettera.

Ecco una sintesi della lettera:

“Il Decreto “Immigrazione e Sicurezza” comporta serie implicazioni per il diritto alla salute delle persone migranti, richiedenti asilo e rifugiate sul territorio italiano, sia rispetto alla possibilità di accedere pienamente al Servizio Sanitario Nazionale, sia rispetto alle condizioni sociali che concorrono a determinare la salute fisica e mentale delle persone. È quanto denunciano le principali organizzazioni medico-umanitarie ­italiane impegnate sui temi delle migrazioni e dell’asilo, in una lettera inviata oggi ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari di Camera e Senato, in vista della discussione del Decreto che si svolgerà nei prossimi giorni.

La prima preoccupazione riguarda l’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, che porterà un maggiore tasso di irregolarità e una conseguente maggiore vulnerabilità in termini di salute. Inoltre, sebbene siano previsti permessi per gravi motivi di salute, non è chiaro con quali criteri verranno assegnati, mentre la loro minore durata e non convertibilità in permessi di lavoro limiterà la possibilità di accedere all’assistenza sociale e ai percorsi di integrazione.

Altrettanto preoccupante è la riforma del sistema di accoglienza Sprar, considerato un modello virtuoso in tutta Europa, che sarà destinato esclusivamente alle persone titolari di protezione internazionale e dei nuovi permessi di soggiorno per casi speciali, nonché ai minori stranieri non accompagnati. In questo modo le persone richiedenti asilo resteranno escluse dai percorsi di formazione e integrazione previsti dagli Sprar e saranno costrette a lunghe permanenze nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), con ripercussioni anche gravi in termini di salute fisica e psichica. Questa situazione coinvolgerà anche persone vulnerabili come anziani, donne incinte, persone affette da disabilità, genitori soli con figli minori, tortura o violenze, che verranno inserite in centri che non prevedono misure adeguate alle loro specifiche vulnerabilità.

A completare il quadro, continua la lettera, l’allungamento dei tempi di trattenimento negli hotspot e nei Centri di Permanenza e Rimpatrio (ex CIE), per cui persone che non hanno commesso alcun reato potranno esser sottoposte a periodi di detenzione fino a 7 mesi, al termine dei quali il loro futuro resterà comunque incerto; la mancata iscrizione all’anagrafe dei residenti che, nonostante le rassicurazioni, rappresenta di fatto un ostacolo per l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale; il divieto di ingresso in alcune aree delle città (il cosiddetto Daspo urbano)che, quando applicato ai presidi ospedalieri, ostacola l’accesso alle cure, limitando i diritti costituzionali e violando il codice di deontologia medica”.

 

Pubblicato in Nazionale

Una bella passeggiata ed un obiettivo solidale. Questi gli ingredienti della Passeggiata Eco-Solidale, giunta oramai alla quarta edizione, organizzata dalla Cooperativa Il Cerchio in collaborazione con il Bar Commercio (Commercio Trek), Spoleto Cammina, Il Bruco Spoleto e Corri a Spoleto – Valore Salute Forti e Veloci.

"Il primo novembre ci ritroveremo a Pompagnano, dove partiranno due percorsi differenti: lo Strong Trek (partenza alle ore 8.00), che si snoda in un percorso di 15 km, attraversando le colline spoletine ed i paesi di Pompagnano, Catinelli, Castagna Cupa, Cerqueto, Meggiano, Aiano e ritorno a Pompagnano; il secondo percorso, lo Slow Trek (partenza ore 10.00), 5 km di sentieri con partenza da Pompagnano, arrivo a Catinelli e ritorno. Al termine della passeggiata, ci ritroveremo alla Fattoria Sociale di Protte, dove potremo pranzare insieme anche con prodotti a chilometro 0".

L’evento è inserito all’interno della campagna di Fundraising della Cooperativa il cerchio ed Il ricavato andrà a sostenere le attività del Dopo di Noi di Spoleto. Un modo diverso di fare solidarietà, che consente di stare insieme, fare amicizia e scoprire i diversi scorci che il nostro territorio ci offre.

Il contributo per partecipare all’iniziativa è di € 5,00, mentre è di € 15,00 con il pranzo (per il pranzo è necessaria la prenotazione).

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

La corruzione è il tradimento della fiducia da parte di qualcuno a cui si è affidata la cura di interessi comuni. A partire da questo assunto Lucio Picci e Alberto Vannucci - esperti di livello internazionale - affrontano il tema da un punto di vista sorprendente ed eclettico, chiedendosi quali forme assume la corruzione, quali dimensioni ha in Italia e quanto ci costa. Ma, soprattutto, come contrastarla in maniera efficace. In modo convincente, gli autori si smarcano dagli approcci più formali di inasprimento delle pene e argomentano che sono indispensabili in primis uno spirito “zen” e il giusto distacco. 

“Per combattere la corruzione - scrivono - si deve cambiare punto di vista. Per raggiungere un obiettivo di conoscenza, nello Zen ci si deve distanziare da esso, per guardare altrove e, in un certo senso, scartare di lato. E così, per lottare contro la corruzione noi sosteniamo che sia utile, anzi, indispensabile, fare qualcosa di simile e ragionare soprattutto d’altro. Solo per questa via, andando al di là del pensiero corrente, si può alla fine raggiungere il Satori, ovvero, la comprensione della verità dello Zen. E in modo analogo, per questa via indiretta e ‘orientale’, si può costruire un piano credibile per combattere seriamente la corruzione”

Che cos'è questo “altrove”? Per gli autori bisogna innanzitutto riflettere sul funzionamento complessivo della cosa pubblica, creando le condizioni perché sia trasparente, ma non solo. “La trasparenza - spiegano - è indispensabile, ma non basta: ci vuole anche ‘leggibilità’ nell’azione dello Stato e la possibilità di utilizzare dei “dati aperti” od open data. Solo così si possono avere dei meccanismi efficaci di controllo diffuso, che includano un monitoraggio civico dal basso”. 

Tutto questo è però difficile da raggiungere senza un contesto culturale appropriato o, in altre parole, senza cambiare il frame della corruzione.Per gli autori sono infatti essenziali per combattere la corruzione - insieme a un sistema giudiziario efficace - un manipolo di mass media in piena salute che facciano il loro mestiere e una cittadinanza consapevole e istruita, a partire da un'educazione appropriata in ogni ordine di scuola. Ci vuole un nuovo accordo tra Stato e cittadini, una pax burocratica da stipulare con solennità. 

Picci e Vannucci pensano a un'etica pubblica che - partendo dalla situazione di degrado già denunciata da Giacomo Leopardi nel“Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”- venga rafforzata dalla ricostruzione del “senso dell'onore” dei cittadini. Questo passa, ad esempio, dalla “promozione di cerchie sociali o “comunità” resistenti alla corruzione, attraverso il riconoscimento di esempi personali di civismo e da scelte di “genere” con un maggior potere alle donne, nei fatti meno permeabili alla corruzione. Un principio - in sintesi –-di responsabilità diffusa, introiettata individualmente e sanzionata socialmente. 

Un libro per tutti: gli autori coniugano infatti un’analisi rigorosa con il tono lieve, disegnando un quadro articolato e coerente di interventi necessari per spezzare i circoli viziosi e gli equilibri tenaci che la corruzione al tempo stesso genera e dai quali si alimenta. Un libro rivolto in modo non casuale “alle italiane e agli italiani” e non solo agli addetti ai lavori. Tutti gli italiani, infatti, hanno diritto alla trasparenza e ad una buona amministrazione, e il dovere di essere cittadini partecipi e - possibilmente - cittadini con la schiena dritta. 

La copertina è opera dell'illustratrice Giulia Neri.

 

Pubblicato in Cultura

Nei giorni scorsi un gruppo di imprenditori sociali giapponesi ha incontrato le due cooperative di comunità dell'Appennino reggiano, la Valle dei Cavalieri a Succiso e i Briganti di Cerreto a Cerreto Alpi.

Gli incontri rientrano nel programma internazionale di scambio e formazione per imprenditori sociali Hasekura 2.0. Il programma è gestito dalla Associazione Hasekura Program, fondata nel 2013 da Renata Piazza, presente personalmente sia a Succiso che a Cerreto Alpi. L’obiettivo del programma è dare nuovi input a giovani leader giapponesi e metterli in contatto con imprenditori europei dalle vedute simili, per scambiare idee e informazioni che possano accelerare il processo di creazione di una società più sostenibile.

Gli imprenditori sociali giapponesi erano Kunihiro Manabe, Naoko Inoue, Junji Nakamura e Yoshiaki Yukawa. A Succiso hanno incontrato il vicepresidente della Valle dei Cavalieri Oreste Torri, che ha illustrato l'esperienza e le attività della cooperativa per rigenerare un piccolo paese dell'Appennino, e Carlo Possa di Legacoop Emilia Ovest, che ha spiegato anche la funzione delle cooperative sociali in Italia. A Cerreto Alpi l'incontro è stato con Simona Magliani, socia dei Briganti di Cerreto, che ha spiegato il ruolo svolto dalla cooperativa per creare occupazione e sviluppo economico, aiutando la permanenza dei giovani nel loro paese di montagna.

Scopo degli incontri era quello di capire la relazione tra imprenditori e governi locali, vedere progetti di rigenerazione territoriale, conoscere più in profondità aspetti teorici e pratici del turismo di comunità, sostenibile e responsabile, conoscere il sistema educativo emiliano e il mondo cooperativo.

Kuniro Manabe è editore della rivista "Shikoku Tsushin nata per portare ai consumatori residenti nelle grandicittà, insieme a prodotti agricoli e della pesca freschi e genuini, anche le idee e la vita quotidiana di chi li produce, dando quindi maggiore visibilità ai produttori. Lavora anche come coordinatore per il Nomura Innovation Lab della città di Sasamura. Naoko Inoue ha lavorato con un piccolo tour operator che gestisce il turismo dincomunità a SamborPreiKuk, in cambogia. L’agenzia promuove la gestione del patrimonio culturale in modoIl prossimo anno frequentare un Master in Italia sul turismo sostenibile. Junji Nakamura ha fondato una Onlus dedicata all’elaborazione e sviluppo di progetti educativi. Nel 2013 è stato chiamato dal Comune di Tsuwano, prefettura di Shimane, un borgo con forte diminuzione della popolazione, per collaborare ad un progetto di rivitalizzazione del Liceo locale. Yoshiaki Yukawa lavora per il governo della Prefettura di Kagawa dove si dedica a progetti di rigenerazione regionale a di restauro di edifici e scuole abbandonati o la creazione di mappe ed altre attività di promozione turistica.

Nel corso della permanenza in Emilia Romagna i giapponesi e Renata Piazza hanno incontrato a Reggio Emilia la cooperativa Ballarò che gestisce l'Ostello della Ghiara e hanno visitato Remida e Reggio Children, oltre a partecipare a Itacà, festival del turismo responsabile.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

C’è bisogno dell’aiuto di tutte le donne con disabilità per documentare e contrastare gli episodi, ancora troppo poco noti, di abusi, molestie, violenze che esse subiscono come donne e come persone con disabilità.

È l’appello che lancia Vera (acronimo per Violence’s Emersion, Recognition and Awareness), un’iniziativa di Fish – Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap e di Differenza Donna che intende approfondire e portare alla luce appunto il fenomeno della violenza sulle donne con disabilità, tanto diffuso quanto taciuto.

Raccogliere informazioni è “fondamentale” ed è per questo motivo che “Vera propone un questionario – disponibile online all’indirizzo http://www.fishonlus.it/vera/ – a tutte le donne con disabilità, anche quelle che ritengono di non aver subito violenze o abusi. La compilazione del questionario impegna circa 10 minuti e le risposte resteranno anonime”.

Le informazioni raccolte sono indispensabili per raggiungere quell’importante obiettivo. La Fish opera per l’inclusione, l’affermazione dei diritti di cittadinanza, le pari opportunità e la non discriminazione di tutte le persone con disabilità con particolare attenzione alle donne, ragazze e bambine con disabilità. Nel 2018 la Federazione ha inoltre costituito un proprio Gruppo Donne aperto alla collaborazione di chiunque sia interessata a questi temi.

Differenza Donna opera al fine di modificare la tradizionale percezione culturale nei confronti del genere femminile, rafforzare i diritti delle donne tutte e supportarle nel loro personale percorso di liberazione dalla violenza.

Sono due realtà attive che si sono incontrate con il comune intento di promuovere la consapevolezza e contrastare quindi la violenza di genere in tutte le sue variegate manifestazioni. Vera si rivolge anche a tutti i gruppi, organizzazioni, associazioni che si occupino di disabilità o di violenza di genere (o di entrambi i temi) affinché supportino la diffusione dell’iniziativa e la compilazione dei questionari.

Per segnalazioni o richieste: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pagina facebook: https://www.facebook.com/groups/gruppodonnefish/

 

Pubblicato in Parità di genere

Venerdì 19 ottobre Elija K., segretario della comunità del Ghana presente a Brindisi, stimato lavoratore e residente in città da molti anni, e un ragazzo del Senegal che risiede nel dormitorio della Caritas locale hanno subito una brutale aggressione, il primo mentre tornava a casa dal lavoro, il secondo mentre stava per raggiungere proprio la struttura della Caritas.

Una terza aggressione ai danni di un giovane migrante è stata evitata in tarda serata grazie al senso civico di un brindisino. Trenta i giorni di prognosi per Elija, molti di più per il ragazzo del Senegal, ricoverato in ospedale perché colpito alla testa con mazze da baseball. Un vero e proprio raid, nato probabilmente dalla denuncia presentata dei genitori di una ragazzina che sarebbe stata molestata da tre giovani stranieri mascherati e di colore.

“Siamo vicini alle persone aggredite a Brindisi per il solo colore della pelle”, dichiara don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA). “In tutta Italia si moltiplicano gli attacchi contro le persone migranti, favoriti da forze politiche che incitano alla discriminazione e all’odio. Esprimiamo il nostro sostegno a coloro che, il 27 ottobre prossimo, parteciperanno alla manifestazione pacifica ‘Contro la violenza in nome della pace e della fratellanza’, indetta a Brindisi dall’Associazione Nazionale Ghana e da tante altre comunità di persone straniere residenti nella città pugliese, così come da altre realtà del terzo settore locale. Anche per questi episodi, sempre più numerosi e gravi, parteciperemo il 27 ottobre, non solo a Brindisi ma in numerose altre città italiane, alla grande manifestazione nazionale contro il razzismo e la xenofobia che speriamo riempia le piazze di tutta la penisola.”

 

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