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Mercoledì, 18 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 29 Ottobre 2018 - nelPaese.it

L’accompagnamento dei minori con disabilità a scuola, l’accoglienza in strutture o case famiglia, i centri estivi o le attività pomeridiane. Sono solo alcune delle tante attività svolte dagli educatori qualificati organizzati dalle cooperative sociali aderenti a Legacoopsociali che hanno condiviso il bisogno di formalizzare l’esistenza di un Gruppo di lavoro dedicato ai minori 6-18.  

Coordinato dal Vicepresidente nazionale Alberto Alberani il Gruppo ha iniziato i lavori il 25 ottobre 2018 dandosi poi appuntamento la prima settimana di febbraio 2019 per un’iniziativa pubblica di confronto con altri soggetti.

Tra gli obiettivi ci sono quelli per continuare il confronto sulle metodologie di gestione e il confronto su come si realizzano i servizi nei vari territori.

Per aderire al Gruppo (rivolto alle aderenti a Legacoopsociali) è sufficiente inviare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

“I ritardi nell’assegnazione alle cooperative delle aree per la realizzazione dell’edilizia sociale sono segni evidenti dell’inefficacia dell’amministrazione della città di Salerno. La mancanza di abitazioni in locazione calmierata -  unitamente all’onerosa  accessibilità dell’offerta di nuove abitazioni a libero mercato -  aggravano un quadro già critico. Tali criticità socio-economiche richiedono un intervento tempestivo da parte della Pubblica Amministrazione”. A dichiararlo è l’Alleanza delle Cooperative Italiane della Campania attraverso i rappresentanti del settore abitazioneAldo Carbone, Antonio Gesummaria e Mario Catalano.

E continua l’Alleanza delle Cooperative della Campania, settore abitazione: “Secondo una  indagine commissionata dalle nostre cooperative, si stima che circa un terzo delle famiglie potrebbe avere seri problemi nel sostenere l’acquisto di un’abitazione. Solo il 20% delle famiglie, infatti, sembrerebbe essere in grado di accedere senza problemi al libero mercato, mentre ben il 50% delle famiglie dovrà orientarsi sull’edilizia sociale. In questo quadro socio-economico, sorgono tanti interrogativi, ma anche una certezza: il disagio abitativo è ancora una realtà”.

Qualche dato

A Salerno - dopo il bando del 2009 e dopo tre anni dalla sentenza del 2015 che ha stabilito la procedibilità di assegnazione delle aree preposte per l’edilizia sociale alle cooperative secondo la graduatoria definitiva - si stanno  registrando immotivati ed incomprensibili rinvii nell’assegnazione predetta. Recentemente, è stata tolta dalla disponibilità delle aree assegnabili alle cooperative l’area di San Leonardo destinata alla costruzione del nuovo ospedale, senza sia stata data notizia  di quali siano le aree individuate a sostituirla

 

Pubblicato in Campania

Sono due giovani ricercatrici, che hanno realizzato importanti e innovativi studi con l'obiettivo di migliorare diagnosi e terapie per le migliaia di persone che vengono colpite dal Linfoma ogni anno, che si sono aggiudicate il premio Brusamolino 2018, del valore complessivo di 10.000 euro.

Il premio, destinato a ricercatori sotto i 40 anni, indetto in memoria del Dottor Ercole Brusamolino (ematologo, docente universitario e tra i fondatori, nel 1991, di Ayamé Italia) quest'anno è alla quinta edizione. I due premi (del valore di 5.000 euro ciascuno) erano messi a disposizione da Fondazione Italiana Linfomi Onlus (FIL) e Fondazione Malattie del Sangue Onlus (FMS), con il patrocinio della Rete Ematologica Lombarda (REL), e sono andati alle dottoresse Chiara Pighi e Valeria Romina Spina.

Chiara Pighi, nata a Negrar in provincia di Verona, di 34 anni, ha realizzato la ricerca che ha ottenuto il riconoscimento presso il Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la salute, Università di Torino, e presso il Dipartimento di Patologia, Boston Children's Hospital and Harvard Medical School, a Boston.

La sua ricerca, dal titolo "L'inibizione di PI3Kδ aumenta l'instabilità genomica nelle cellule B" è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature nel 2017. La ricerca riguarda il campo dei linfomi di tipo B, leucemia linfatica cronica e linfoma a cellule del mantello e in particolare alcuni effetti delle principali terapie ad oggi utilizzate su un enzima mutagenico specifico dei linfociti B. Spiega la Dott.ssa Pighi "Nel complesso, abbiamo scoperto un meccanismo mediante il quale alcuni farmaci di nuova generazione aumentano l'instabilità genomica nei linfociti B. Un effetto che dovrebbe esser tenuto in considerazione, visto il trattamento prolungato a cui vengono sottoposti i pazienti con questi nuovi  farmaci".

Valeria Romina Spina è nata in Argentina, ha 36 anni ed è attualmente ricercatrice presso l'Istituto di Ricerca Oncologica di Bellinzona in Svizzera. La ricerca premiata, pubblicata su Blood, la principale rivista ematologica mondiale nel 2018 con titolo "Il DNA tumorale circolante rivela la genetica, l'evoluzione clonale e la malattia residua nel linfoma di Hodgkin classico" ha avuto come obiettivo quello di aggirare complicate procedure tecniche nell'analisi della biopsia tumorale, utilizzando la "biopsia liquida" come nuova fonte di DNA tumorale per studi di genomica sul linfoma classico di Hodgkin. Spiega la dott.ssa Spina: "Grazie a studi di Next Generation Sequencing fatti su biopsia liquida, abbiamo potuto comprendere la genetica del linfoma di Hodgkin, sia al momento della sua presentazione, sia la sua evoluzione durante la terapia.

Questo studio multicentrico, si è avvalso di una vasta rete di collaborazioni nel territorio italiano, che ha permesso di raccogliere e analizzare 80 casi di linfoma classico di Hodgkin alla diagnosi e 32 pazienti refrattari alla terapia. In generale, i nostri risultati hanno mostrato come il ctDNA possa essere usato come nuovo biormarker clinico nello studio del linfoma di Hodgkin classico".

Pubblicato in Salute

Il Sudamerica e non solo trema dopo l'elezione di Jair Bolsonaro e Hamilton Mourão alle cariche di presidente e vicepresidente del Brasile. Bolsonaro, ex militare con dichiarate posizioni neofasciste rischia di aprire a scenari preoccupanti

Secondo Erika Guevara-Rosas, direttrice di Amnesty International per le Americhe "il neoeletto presidente ha portato avanti una campagna elettorale con un programma apertamente ostile ai diritti umani e ha spesso fatto dichiarazioni discriminatorie sui differenti gruppi sociali. Se questa retorica si trasformerà in azioni politiche, la sua elezione a presidente del Brasile potrebbe rappresentare un enorme rischio per le popolazioni native e le quilombolas (le comunità dei discendenti dagli schiavi), le comunità rurali tradizionali, le persone Lgbti, i giovani neri, le donne, gli attivisti e le organizzazioni della società civile". 

In campagna elettorale Bolsonaro ha promesso leggi più elastiche sul controllo delle armi e una licenza di uccidere a priori per i funzionari di polizia. Queste proposte, se realizzate, peggiorerebbero il già tragico contesto di violenza letale in un paese in cui si verificano 63.000 omicidi l'anno, di cui più del 70 per cento a causa delle armi da fuoco, e nel quale la polizia commette approssimativamente 5000 omicidi l'anno, molti dei quali sono di fatto esecuzioni extragiudiziali. 

Ancora, Bolsonaro ha minacciato le terre delle popolazioni native, attraverso la modifica delle procedure di demarcazione dei terreni e l'autorizzazione a progetti per lo sfruttamento delle più importanti risorse naturali. In tal senso, ha anche parlato di allentare le norme sulla salvaguardia dell'ambiente e ha criticato le agenzie di protezione ambientale del Brasile, mettendo in pericolo il diritto di tutte le persone di godere di un ambiente sano. 

"Ora che il processo elettorale è concluso, siamo tutti di fronte alla sfida di proteggere i diritti umani di ogni persona in Brasile. Amnesty International sarà al fianco dei movimenti sociali, delle Ong, degli attivisti e di tutti quelli che difendono i diritti umani per assicurare che il futuro del Brasile porti più diritti e meno repressione", ha aggiunto Guevara-Rosas. 

Il Brasile ha uno dei tassi più alti di uccisione di difensori dei diritti umani e attivisti del mondo: decine di loro vengono assassinati ogni anno per aver difeso diritti che dovrebbero essere garantiti dallo stato. In questo grave contesto, le dichiarazioni del neopresidente sul voler porre fine all'attivismo e dare un giro di vite ai movimenti sociali organizzati rappresentano una minaccia concreta ai diritti alla libertà d'espressione e di assemblea pacifica garantiti dalle leggi nazionali e internazionali. 

Bolsonaro e Mourão, entrambi militari riservisti del Brasile, hanno pubblicamente difeso i crimini commessi durante il precedente regime, inclusa la tortura. Questo accresce la prospettiva di una marcia indietro nel cammino verso la protezione dei diritti umani intrapreso dalla fine del regime militare e con l'adozione della Costituzione federale del 1988. 

"Le istituzioni pubbliche del Brasile devono intraprendere azioni ferme e risolute per proteggere i diritti umani di tutti quelli che difendono i diritti umani nel paese e si mobilitano per questo. Queste istituzioni rivestono un ruolo centrale nella protezione dello stato di diritto e per impedire che queste proposte diventino realtà", ha sottolineato Guevara-Rosas.  "La comunità internazionale rimarrà vigile nel vincolare lo stato brasiliano ai suoi obblighi di rispettare e garantire i diritti umani", ha concluso Guevara-Rosas. 

Pubblicato in Nazionale

 “Risate in musica 2”, uno spettacolo di intrattenimento comico e musicale, verrà presentato presso il Cinema Teatro Boiardo il giorno 8 novembre 2018. Considerando il successo riscontrato con la prima edizione, quest’anno, grazie alla preziosissima collaborazione con “La President Band” (promotrice dell’iniziativa), abbiamo pensato di riproporre la formula “comicità e musica” coinvolgendo alcuni artistii provenienti da esperienze quali “Colorado Caffè” e “Zelig”: Andrea Vasumi, Andrea Poltronieri, Antonio Ornano e Sergio Sgrilli .

Inoltre, oltre alla musica della “President band”, si potrà assistere alle divertenti esibizioni di danza dei “Balla che ti passa”. L’intero ricavato della serata sarà devoluto alla cooperativa Lo Stradello, a sostegno delle attività svolte con gli ospiti dei Centri diurni e residenziali, e alla Croce Rossa Italiana – sezione di Scandiano per contribuire alla realizzazione della nuova sede.

Per l’acquisto del biglietto di ingresso (15,00 € - ridotto 10.00 €) rivolgersi alla biglietteria del Cinema Boiardo di Scandiano o tramite il circuito Viva Ticket

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

La Camera ha detto sì alla videosorveglianza negli asili nido, nelle scuole per l'infanzia e nelle strutture socio-assistenziali per persone anziane o disabili: ora tocca al Senato decidere se la proposta di Annagrazia Calabria (FI) diventerà legge.

Il testo, che nei giorni scorsi ha ricevuto l'approvazione alla Camera, prevede “misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori nei servizi educativi per l’infanzia e nelle scuole dell’infanzia e delle persone ospitate nelle strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità”.

Controllare per proteggere, insomma, attraverso l'installazione di videocamere a circuito chiuso nei servizi educativi e scolastici per l'infanzia e nelle strutture diurne, semiresidenziali e residenziale che ospitano persone anziane o con disabilità. Le registrazioni saranno a disposizione delle sole forze di Polizia, previa denuncia. Un testo molto simile era stato già approvato alla Camera, per essere poi fermato al Senato, esattamente due anni fa. Già allora la proposta aveva suscitato qualche perplessità

“Non c’è alcun monitoraggio a distanza del lavoratore, nessun Grande Fratello – ha messo in chiaro Annagrazia Calabria - Nessuno spierà dalla serratura ciò che avviene negli asili o nelle strutture per anziani e per disabili. Piuttosto, c’è la volontà di mettere a disposizione delle forze dell’ordine uno strumento in più per poter intervenire tempestivamente laddove si ravvisino comportamenti sbagliati: comportamenti che – ha voluto precisare - riguardano solamente una piccolissima parte del personale che lavora nel nostro sistema formativo, perché la stragrande maggioranza, invece, è caratterizzata da una straordinaria professionalità, da una straordinaria abnegazione e da una grandissima competenza verso il proprio incarico. Per questo crediamo che la proposta in esame non porti alcuna rottura del patto di fiducia tra questi soggetti e le famiglie ma, anzi, siamo convinti che possa rinsaldare ancora di più questa alleanza, colpendo chi davvero prova a minarla con le sue azioni volente. Sarà, dunque, uno strumento anche a tutela di quelle tante persone perbene che ogni giorno compiono correttamente il proprio lavoro e il proprio ruolo”. 

Le indicazioni per l'installazione delle telecamere sono contenute nell'articolo 5 della proposta, che prevede “sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso, le cui immagini sono criptate e conservate per sei mesi, decorrenti dalla data della registrazione, all’interno di un server dedicato, appositamente installato nella struttura, con modalità atte a garantire la sicurezza dei dati trattati e la loro protezione da accessi abusivi. L’accesso alle registrazioni è vietato, salva la loro acquisizione, su iniziativa della polizia giudiziaria o del pubblico ministero, come prova documentale nel procedimento penale. I sistemi possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale. Il Miur dovrà emanare un decreto che definisce le modalità per assicurare la partecipazione delle famiglie alle decisioni relative all’installazione e all’attivazione dei sistemi di videosorveglianza nei servizi educativi per l’infanzia e nelle scuole dell’infanzia”. 

Tra le misure di prevenzione e contrasto contenute nella proposta di legge, c'è un piano straordinario di ispezioni per il triennio 2018-2020, per verificare le condizioni delle strutture e valutare il benessere del personale impiegato. E' previsto poi un sistema di valutazione attitudinale per l'accesso alle professioni educative e di cura e un percorso di formazione iniziale e in servizio del personale impiegato in queste strutture. A definire i dettagli della valutazione delle attitudini e dei percorsi formativi, penserà un decreto legislativo, previsto dalla proposta di legge e che dovrà essere adottato entro 12 mesi dalla sua approvazione. Potrà inoltre essere nominato, tra il personale, un “soggetto preposto alla prevenzione nonché al controllo di eventuali condotte di maltrattamento o di abuso, anche reiterate, in particolare nei confronti delle persone impossibilitate a mostrare il proprio stato d’animo verbalmente o attraverso la mimica facciale”. Altro elemento di novità è l'apertura delle strutture alle visite degli ospiti durante l'intero arco della giornata, anche allo scopo di “favorire la prevenzione delle condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica”. 

La proposta di legge prevede anche un fondo sperimentale di 5 milioni di euro, da destinare, per il primo triennio, “prioritariamente a iniziative di formazione continua di carattere professionale, emotivo-relazionale e attitudinale del personale. Le somme non impegnate nell’esercizio di competenza possono esserlo in quelli successivi”.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

Pubblicato in Nazionale

La sezione indiana di Amnesty International è l'ultimo bersaglio dell'assalto del governo di Modi alla società civile. L'Enforcement Directorate, un'agenzia con il compito di indagare reati finanziari, ha fatto irruzione negli uffici dell'organizzazione e ha congelato i suoi conti bancari, provocando di fatto un blocco al suo vitale lavoro per i diritti umani. 

Sulla scia dell'attacco a Greenpeace India, sempre a ottobre, quando i conti bancari dell'associazione sono stati bloccati, stavolta il governo indiano ha chiamato in causa le violazioni delle norme di finanziamento dall'estero per chiudere un'altra importante Ong. 

"L'irruzione dell'Enforcement Directorate nel nostro ufficio ieri mostra che le autorità stanno trattando le organizzazioni per i diritti umani come aziende criminali, utilizzando la mano pesante tipica degli stati repressivi. Il nostro staff è stato minacciato e intimidito", ha dichiarato Aakar Patel, direttore generale di Amnesty International India. 

"Siamo un'organizzazione che rispetta la legge e per questo le nostre operazioni in India hanno sempre rispettato le regole. I principi di trasparenza e accountability sono al cuore del nostro lavoro. Non abbiamo nulla da nascondere, e tutto ciò che riguarda la nostra struttura è sempre stato di dominio pubblico e a disposizione di tutti", ha aggiunto. 

L'irruzione, durata 10 ore, è iniziata alle 13:30, ora indiana, del 25 ottobre 2018, quando un gruppo di funzionari dell'Enforcement Directorate è entrato nella sede, sigillando gli ingressi. Hanno ordinato allo staff di non andare via, spegnere i computer e non utilizzare i propri telefoni cellulari. 
"Anche se non abbiamo avuto il permesso di andare via, e lo staff non ha potuto contattare i propri familiari, i colleghi hanno mostrato una forza e una risolutezza esemplare", ha dichiarato Patel. 

Oggetto delle verifiche dell'Enforcement Directorate è stata la relazione fra Amnesty International India PTV Ltd e la Fondazione Amnesty International India. 
Poco dopo l'irruzione, è stata lanciata una campagna diffamatoria sui social media e fra i gruppi media filogovernativi che da tempo si oppongono alle campagne per i diritti umani dell'associazione. Alcuni canali media hanno dichiarato di aver avuto accesso a documenti segreti del governo che dipingono le attività di Amnesty International India come una oscura rete di intrighi. 

L'incursione negli uffici di Amnesty International India arriva solo pochi giorni dopo l'elezione dell'India al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, per cui il paese ha l'obbligo di "rispettare i più altri standard internazionali". In quell'occasione, il primo ministro Narendra Modi ha tweettato: "Per noi, i diritti umani e la loro protezione non sono solo parole. Sono articoli di fede che rispettiamo sempre. Ovunque siano negati i diritti umani fondamentali, come durante l'Emergenza nazionale, il popolo indiano ha combattuto senza tregua per permettere alla democrazia e ai diritti umani di trionfare". 

"Il nostro lavoro è di rafforzare e combattere per i diritti umani universali, in India, come altrove. Sono gli stessi valori proclamati dalla Costituzione indiana e arrivano da una ricca e lunga tradizione indiana di pluralismo, tolleranza e assenza di conformismo. Sono gli stessi valori che ispirarono la lotta per la libertà contro le leggi coloniali", ha detto Patel. 

"Non potremmo essere più d'accordo con il primo ministro quando afferma che i periodi di repressione, come durante l'Emergenza nazionale, hanno lasciato una macchia sulla storia indiana. Tristemente, sembra di essere tornati a quei giorni bui. Invece di proteggere i diritti umani, come ha dichiarato di voler fare, il governo prende di mira le persone che per i diritti umani lottano", ha concluso. 

Il contesto

L'irruzione negli uffici di Amnesty International India è indicativa di uno sforzo coordinato della autorità di ridurre al silenzio individui e gruppi che lavorano in difesa dei diritti umani. Le autorità indiane hanno utilizzato accuse di "irregolarità" finanziarie per ostacolare il lavoro di altre organizzazioni per i diritti umani, fa cui l'Unione degli avvocati, Sabrang Trust, Navsarjan Trust e People's Watch. 

Amnesty India lavora instancabilmente per il progresso dei diritti umani per tutti gli abitanti dell'India, anche con iniziative di educazione ai diritti umani e con campagne per porre fine alla discriminazione, alle uccisioni illegali, alla violenza contro le donne e agli abusi delle aziende. Il lavoro è portato avanti in collaborazione con le comunità e i gruppi locali. 

Pubblicato in Dal mondo

Oggi a Trieste va in discussione nell'aula del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia il disegno di legge regionale in materia di politiche abitative che prevede "irragionevoli discriminazioni a danno dei cittadini extra UE". In particolare viene precisato che l’accesso sia agli alloggi di edilizia pubblica sia ai contributi per il sostegno alla locazione è escluso per chiunque abbia la proprietà di un alloggio “sia in Italia che all’estero”.

“Tale previsione – dichiara l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) - non tiene conto che la proprietà di un alloggio qualsiasi nel Paese da cui si è emigrati, se deve sicuramente rilevare ai fini del reddito, non può pregiudicare in assoluto il diritto al sostegno abitativo nel luogo ove si è emigrati”. 

Se è vero che il divieto viene meno qualora il richiedente produca un “certificato di inagibilità” dell’alloggio, per il migrante “sarà normalmente impossibile procurarsi detto certificato, spesso non previsto dalla normativa del paese”. 

Infine, e soprattutto, è previsto che tutti i cittadini extra UE attestino l’inesistenza di proprietà “nel paese di origine e nel paese di provenienza” mediante documentazione rilasciata dalle competenti autorità tradotta e asseverata dall’ autorità consolare italiana in detti paese.  Quest’ultima previsione, analoga a quella introdotta nel “caso Lodi”, è particolarmente irragionevole e in contrasto con la normativa vigente perché:

“ai sensi dell’art.29 LR 1/16 la condizione reddituale dei richiedenti è documentata mediante l’ISEE e la relativa normativa (DPCM 159/13) prevede già una dichiarazione in ordine alle proprietà immobiliari all’estero, identica per italiani e stranieri e soggetta, prima del rilascio dell’ISEE, alla verifica delle autorità competenti;

l’ISEE, che non è una autocertificazione, ma un’attestazione pubblica del livello di reddito e di patrimonio – è il documento che il legislatore nazionale ha stabilito come criterio per identificare il "livello essenziale delle prestazioni" da garantire su tutto il territorio nazionale ai sensi dell’art. 117 Cost., sicché non è consentito alla singola Regione pretendere ulteriori integrazioni al procedimento previsto dal DPCM 159/13, ferma ovviamente ogni possibilità di controllo successivo;

il duplice riferimento al “paese di origine e di provenienza” imporrebbe al migrante una duplicazione della documentazione, spesso riferita a paesi nei quali non soggiorna più da decenni o riferita a paesi nei quali non ha alcun riferimento (si pensi al migrante di “origine” centrafricana, ma “proveniente” dalla Libia);

la previsione non tiene conto che tali certificazioni non sono previste in molti ordinamenti stranieri e quindi siano impossibili da ottenere; anche ove previste, i costi per la loro traduzione ed autenticazione verrebbero ad essere spesso sproporzionati rispetto al beneficio richiesto (soprattutto nel caso del beneficio del sostegno alle locazioni);

la previsione è in contrasto con la disciplina della UE che, in particolare per i titolari di permesso di lungo periodo, prevede la parità di trattamento nelle “procedure per l’ottenimento di un alloggio” (art. 11 direttiva 2003/109) e dunque anche nella documentazione da produrre;

la previsione introduce una disciplina irragionevolmente differenziata in ragione della cittadinanza, posto che gli strumenti di controllo a disposizione dello Stato sulle proprietà all’estero sono identici per italiani e stranieri, sicché non vi è ragione di elevare questa “barriera all’ingresso” per i soli stranieri che comporterà in molti casi la loro ingiustificata esclusione sia dall’alloggio pubblico, sia dal sostegno economico alla locazione”.

“L’ASGI - che segue già a Lodi la vicenda delle famiglie escluse da tutte le prestazioni sociali a causa di un regolamento che ha introdotto richieste simili a quelle inserite oggi nell’attuale bozza di riforma regionale sulle politiche abitative -  fa appello alle forze politiche regionali e alla società civile affinché si attivino per non far venir meno i principi di uguaglianza e di parità di trattamento tra i cittadini ricordando che solo grazie a politiche di vera inclusione abitativa si può favorire realmente la coesione sociale e lo sviluppo del territorio regionale”. 

 

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia
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