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Sabato, 20 Luglio 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 31 Ottobre 2018 - nelPaese.it

Sono passati 47 anni dall'esordio di Corri per il Verde, la corsa campestre a tappe più longeva del Centro Italia, divenuta un punto di riferimento per centinaia di podisti romani e non. L'edizione 2018 prenderà il via domenica 4 novembre a Roma, con la classica tappa d'apertura alla Riserva naturale della Valle dell'Aniene.

Nata grazie all’Uisp Roma negli anni ’70 per difendere i polmoni verdi della città, nel pieno dello scempio edilizio della Capitale, quando le costruzioni sorgevano ovunque senza alcun piano regolatore, Corri per il Verde è ancora oggi l'appuntamento centrale dell'autunno delle società sportive e dei singoli atleti. L'obiettivo è rimasto sempre lo stesso di quarantasette anni fa: salvaguardare, scoprire e far riscoprire le aree verdi della città, incentivando la pratica sportiva all'aperto.

La novità di quest’anno è la collaborazione tra Uisp e Alce Nero in nome del comune interesse per la qualità della vita, la valorizzazione della relazione tra le persone, l’attenzione all’ambiente e al territorio. Valori che stanno alimentando questa partnership dall’inizio del 2018, anno che celebra compleanni a cifra tonda per entrambe le realtà, 70 per l’Uisp e 40 per Alce Nero. A tutti i ragazzi che parteciperanno a Corri per il verde verrà regalato "Let's play!, il kit per l'alimentazione che parla ai giovani che praticano attività sportiva. Lo stesso conterrà l’omonima guida dedicata alla corretta alimentazione del giovane sportivo, patrocinata dall'Uisp, e una gustosa merenda Alce Nero.

“L’impegno ambientale fa parte da sempre della storia dell’Uisp - afferma Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp – in questa stagione sportiva si coniuga con la promozione degli obiettivi sostenibili dell’Agenda 2030 dell’Onu. La rigenerazione delle nostre città in un’ottica di sostenibilità può partire solo dal riconoscimento dell’importanza della salute delle persone e degli spazi verdi, che vanno difesi e valorizzati”.

“Corri per il Verde è un appuntamento a cui siamo molto felici di poter partecipare: in cinque diverse tappe è capace di valorizzare il territorio, parlare di ambiente e di sani stili di vita - dice Chiara Marzaduri, responsabile comunicazione Alce Nero - Gli stessi temi che ci hanno legati all’Uisp e che da sempre affrontiamo partendo da un’agricoltura biologica che diventa un mezzo per tutelare la salute delle persone e della Terra, in un equilibrio reciproco ed imprescindibile”. 

Dopo l’esordio di domenica 4 novembre le altre tappe si terranno il 18 al Parco degli Acquedotti e il 25 novembre nell'area nord est di Roma. Il 9 dicembre l’appuntamento è presso l’Area archeologica Villa dei Sette Bassi, di fronte agli Studios Cinecittà, su via Tuscolana. La quinta ed ultima tappa è prevista per il 16 dicembre in un parco che verrà comunicata più avanti. Le associazioni sportive partecipanti, si cimenteranno in una staffetta mista che rappresenterà lo sprint conclusivo per accumulare punti per la vittoria finale. 

Per tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione è possibile scaricare il Regolamento della competizione. I singoli podisti possono effettuare l'iscrizione compilando il Forum per le iscrizioni online presente sul sito www.uisproma.it, oppure compilando il modulo d’iscrizione e inviandolo all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Le società possono effettuare l'iscrizione compilando il modulo d’iscrizione a loro riservato, inviandolo all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pubblicato in Sport sociale

Dopo gli applausi e una positiva attenzione della stampa alla sua Prima mondiale, avvenuta all’ultima Biennale College Cinema del Festival di Venezia, e dopo l’anteprima a Roma, nella sezione Alice nella Città della Festa del Cinema, proprio grazie al successo dell’anteprima bolognese al GenderBender Festival, Zen sul ghiaccio sottile anticipa l’uscita in sala su Bologna, il 1 novembre.

Il film, opera prima della giovane regista (classe 1984) Margherita Ferri e prodotto da Articolture, è stato realizzato anche grazie alla collaborazione del Cassero LGBTI Center e sarà distribuito nelle sale italiane da Istituto Luce Cinecittà a partire da giovedì 8 novembre 2018.

La selezione di Zen nello speciale laboratorio per talenti di Biennale College Cinema 2017/18, (attività strategica della Fondazione Biennale di Venezia rivolta alla formazione di giovani film-maker di tutto il mondo) è il sigillo alla novità e alla potenza di questo debutto, che porta con uno sguardo fresco, vivido e colorato un pugno di temi forti e sensibili: l’identità di genere, il bullismo e la discriminazione, la sessualità, la ricerca di un sé autentico.

Il tutto con le armi di un film coming of age, i corpi e volti di due attrici rivelazione, Eleonora Conti e Susanna Acchiardi al debutto sullo schermo, il paesaggio attonito e poetico delle aree interne della profonda provincia italiana, tra le geometrie e i simbolismi di una pista da hockey. 

Il Cassero lgbti center, assieme al Centro risorse lgbti, ha supportato il progetto fin dalle sue fasi di sviluppo, contribuendo alla realizzazione dei laboratori-casting attraverso i volontari e le volontarie del Gruppo scuola negli istituti dell’Appennino bolognese: “Grazie alla tenacia di Margherita Ferri e di Articolture – spiega Vincenzo Branà. Presidente del Cassero lgbti center – siamo riusciti a portare i nostri laboratori nelle scuole della montagna, quelle che difficilmente attingono alle opportunità attive nel capoluogo.

Questi laboratori da un lato hanno permesso di affrontare temi come l’identità di genere e l’orientamento sessuale in contesti nuovi, e dall’altro hanno consentito alla produzione di individuare attori e attrici non professionisti, selezionati non solo in base al talento e ai connotati fisici ma anche in virtù dell’adesione e del coinvolgimento al tema della scoperta di sé. È stata un’esperienza straordinaria, che ha messo in relazione il lavoro tenace del volontariato con il mondo del cinema, senza forzature o compromessi, anzi valorizzando ogni passaggio di questa inedita filiera. In questo senso, Zen sul ghiaccio sottile è un film prezioso, utile e importante. Ed è anche la traccia significativa di un lavoro di rete autentico, nato nel territorio bolognese e oggi pronto ad attraversare tutto lo Stivale. A questo viaggio associamo il nostro augurio di platee piene e tanta fortuna”, conclude Branà.

Il film

Maia, detta ZEN, è una sedicenne irrequieta e solitaria che vive in un piccolo paese dell'Appennino emiliano. È l'unica femmina della squadra di hockey locale e i suoi compagni non perdono occasione di bullizzarla per il suo essere maschiaccio. Quando Vanessa - l’intrigante e confusa fidanzata di un giocatore della squadra - scappa di casa e si nasconde nel rifugio della madre di Maia, tra le due nasce un legame e Maia riesce per la prima volta a confidare a qualcuno i dubbi sulla propria identità. Entrambe spinte dal bisogno di uscire dai ruoli che la piccola comunità le ha forzate a interpretare, Maia e Vanessa iniziano così un percorso alla ricerca della propria identità e sessualità, liquide e inquiete come solo l’adolescenza sa essere.

Guarda il trailer

Pubblicato in Parità di genere

Negli ultimi mesi una rete di associazioni capitanata da Primaurora ha intrapreso un’azione di monitoraggio del territorio vesuviano cercando di mettere in luce le criticità ambientali dei 13 comuni del Parco Nazionale del Vesuvio.  Da quest’impegno ne è nato un esposto inviato alle autorità competenti. Il lavoro della Rete del Vesuvio, composta da 21 associazioni in prevalenza del Vesuviano, ha messo in luce le numerose criticità ambientali presenti sul territorio del Parco, in prevalenza ha segnalato le microdiscariche presenti in ogni comune del Parco Nazionale e lo stato di abbandono in cui versano.

In particolar modo è stata rilevata e documentata con foto georeferenziate, buona parte dei siti di scarico, sversamento e di bruciamento di rifiuti presenti entro i confini amministrativi dei comuni di Boscotrecase, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Sant'Anastasia, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre del Greco, Trecase.

“Non sono state rilevate criticità di rilievo per il comune di Boscoreale – è scritto in un comunicato della Rete del Vesuvio - - cosa dovuta all’esiguo margine di territorio presente entro i confini dell’area protetta. Va sottolineato che la ricerca e la segnalazione di tali siti non può che essere considerato un computo per difetto, vista la larghissima diffusione di queste discariche estemporanee con rifiuti di vario genere e pericolosità. Spesso sono intere strade ad essere oggetto dell’abbandono dei rifiuti come per il caso della Zabatta, tra San Giuseppe e Terzigno o come accade in Via Vesuvio ad Ercolano; molto spesso sono invece le vie vicinali ad essere interessate a questa problematica, altre volte lo sono quelle zone, come Via Novelle Castelluccio ad Ercolano, limitrofe alle discariche storiche come l’Ammendola & Formisano; casi analoghi sono stati riscontrati presso altre discariche come la Porcilaia tra Torre del Greco e Trecase, Cava SARI e Cava Ranieri a Terzigno e Cava La Marca tra Somma ed Ottaviano. Discorso a sé meriterebbero alcuni sentieri del Parco interessati da questo scempio ambientale”.

“È stato infatti riscontrato – conclude la nota - che sul sentiero n°7, meglio conosciuto come il Sentiero della Profica Paliata, a San Giuseppe, sul n°8 Il Sentiero del “Trenino a Cremagliera” tra San Sebastiano ed Ercolano e soprattutto quello dell’Olivella, il n°10 di Sant’Anastasia, un’azione reiterata di scarico e questo nella più totale disattenzione delle autorità. La speranza è quella che gli enti preposti, a cui è indirizzato l’esposto, ovvero Ente Parco, comuni, Regione e Carabinieri Forestali attuino tutte quelle azioni necessarie alla bonifica di quei siti e soprattutto mettano in atto quelle operazioni tali affinché questi non ritornino ad essere ricettacolo di rifiuti e luoghi malsani”.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Aasia Bibi, condannata a morte in Pakistan nel 2010 per blasfemia, è stata assolta dalla Corte suprema che nel 2015 aveva accolto il ricorso della donna e accettato di riesaminare il caso. 

"Siamo di fronte a un verdetto storico e a un'importante vittoria per la tolleranza religiosa. Per quasi otto anni, Aasia Bibi, una povera contadina cristiana e madre di cinque figli, ha vissuto in un limbo, rischiando l'esecuzione sulla base di prove infondate. Coloro che in questi anni si sono espressi in suo favore hanno ricevuto minacce di morte o sono stati addirittura uccisi", ha dichiarato Omar Waraich, vicedirettore di Amnesty International per l'Asia meridionale. 

"La vicenda di Aasia Bibi è stata usata per aizzare folle violente di facinorosi, per giustificare l'assassinio di due alti rappresentanti delle istituzioni nel 2011 e per intimidire fino alla sottomissione lo stato pachistano. Ora dev'essere lanciato un messaggio forte e chiaro: le leggi sulla blasfemia non saranno più utilizzate per perseguitare le minoranze religiose, da tempo sofferenti", ha concluso Waraich. 

La vicenda

Aasia Bibi era stata condannata a morte nel novembre 2010 a seguito dell'accusa di blasfemia mossa nei suoi confronti un anno prima. Pochi giorni dopo la condanna l'allora governatore dello stato del Punjab si era recato a trovarla in carcere suggerendole di chiedere la grazia al presidente del Pakistan e aveva avviato una campagna per il suo rilascio. 

Taseer fu assassinato nel gennaio 2011 dalla sua guardia del corpo. Due mesi dopo fu la volta di Shahbaz Bhatti, all'epoca unico esponente cristiano del governo. 

Le leggi sulla blasfemia in vigore in Pakistan sono ampie, generiche e coercitive. Vengono usate per prendere di mira minoranze religiose, perseguire vendette personali e farsi giustizia da soli da parte di gruppi di facinorosi. 

Le persone accusate di blasfemia sulla base di prove esigue o inesistenti devono lottare con tutte le loro forze perché sia riconosciuta la loro innocenza mentre gruppi violenti cercano di intimidire la polizia, i testimoni, i procuratori, gli avvocati e i giudici. 

Pubblicato in Dal mondo

Nasce a Reggio Emilia una cooperativa di comunità. Santa Croce, Stazione, Mirabello i quartieri interessati, venti le realtà che propongono l’iniziativa, nata nell’ambito del bando WelCom promosso dalla Fondazione Manodori. Quella di Reggio Emilia sarà tra le prime in Italia realizzata in contesti urbani ed è stata proposta dopo un’attenta analisi delle dinamiche sociali e delle profonde trasformazioni che in questi anni hanno caratterizzato l’area. Gli indicatori dell’ultimo Rapporto sulla Coesione Sociale di Reggio Emilia, infatti, segnalano un’elevata parcellizzazione delle relazioni, isolamento, un forte ricambio demografico e di insediamenti abitativi ed economici.

La cooperativa di comunità, che si chiama ‘Impossibile’ perché non è una sfida semplice, si pone l’obiettivo di coinvolgere ampie fasce di residenti, ma non solo. Si tratta infatti di creare reti di cittadini, enti, associazioni per rinsaldare i legami sociali ed attivare nuove occasioni di imprenditorialità e di crescita culturale.

La cooperativa è stata presentata oggi, nella sede della Fondazione Manodori, da Gianni Borghi presidente della Fondazione, Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, Matteo Caramaschi, presidente Confcooperative, Carlo Possa, Legacoop, Fulvio Bucci, presidente della cooperativa.

“Reggio Emilia ha una forte vocazione alla solidarietà e alla coesione sociale – dice Gianni Borghi – Il bando WelCom, lanciato dalla Manodori, tende a catalizzare energie e risorse su progetti condivisi per sostenere le vulnerabilità emerse, in particolare, dopo la recente crisi economica. Si tratta di trovare risposte innovative ai bisogni rilevanti. A due anni dall’inizio del bando, siamo molto soddisfatti dei risultati che si stanno ottenendo e dell’ampia partecipazione di tutte le realtà sociali”.

“Esistono una ricchezza di proposte e una pluralità di soggetti che da tempo agiscono in questo quadrante di città che molto spesso non trovano la giusta rappresentazione, le occasioni di dialogo ‘trasversale’ necessarie a far decollare in modo definitivo tanti progetti che, presi singolarmente, sono già in campo o sono in discussione proprio in questi mesi - afferma Luca Vecchi - Credo che questo nuovo interlocutore possa avere la forza e la capacità di mettere a sistema un vero e proprio ‘mondo’ che guarda ai quartieri di Santa Croce, del Mirabello e della zona stazione come chance di sviluppo, anziché come luoghi che si racchiudono in se stessi in una rappresentazione solo problematica dell'esistente. Si tratta certo di zone che vivono le loro contraddizioni, contraddizioni tipiche di ogni città in Italia, paradigmatiche dell'era globalizzata che stiamo vivendo. Ma, all'interno di ogni criticità, è insita al tempo stesso un'opportunità che io credo la nuova cooperativa di comunità possa far uscire in modo positivo."

La Cooperativa si rivolge a tutta la comunità del territorio di Reggio Emilia, per raccogliere idee, proposte, impegno civile per un intento comune. Tra le prime iniziative messe in campo, ci sarà un ‘mercato internazionale di quartiere’, che tiene conto della diversità etnica espressa nell’area interessata, per sperimentare attività imprenditoriali solidali e auto-sostenibili. Il mercato prevede anche un servizio di consegna della spesa a domicilio per tutta la città.

Sul versante educativo, partiranno laboratori per i giovani della ‘Stazione Educativa’ dell’oratorio Don Bosco e dello ‘Spazio Raga’ di via Turri. Verranno inoltre sollecitati gli abitanti di Santa Croce, Stazione e Mirabello per proporre percorsi per incentivare la bellezza e rendere più vivibili i loro quartieri.

Matteo Caramaschi sottolinea “l'innovazione e la grande attualità di questo progetto che incrocia competenze e strumenti della cooperazione di comunità con quelli della rigenerazione dei tessuti urbani e parte da gesti di cambiamento dei soggetti istituzionali e imprenditoriali che lo hanno promosso. Questa cooperativa di comunità urbana a Reggio Emilia, proprio nei quartieri più sensibili a percezioni di insicurezza e disagio, testimonia questa urgenza e la propone lì come opportunità di tenuta e sviluppo comunitario. Si tratta peraltro di rimettere in gioco, su domande sociali e possibilità economiche inedite, un patrimonio culturale assolutamente presente nella storia e nelle esperienze attive della cooperazione reggiana che potremmo definire tutta di luogo”. 

Reggio Emilia si colloca all’avanguardia a livello nazionale sui temi delle cooperative di comunità, costituite da e con cittadini ed associazioni dei diversi territori, ed è sul nostro Appennino, dove sono già attive due esperienze simili, che ha sede la Scuola nazionale delle cooperative di comunità. “Con il progetto delle cooperativa ‘Impossibile’ – spiega Carlo Possa – si vuole reinventare una esperienza, quella delle cooperative di comunità, che ha radici profondamente reggiane, in un ambito del tutto nuovo, sia dal punto di vista territoriale che dei problemi sociali ed economici. Se quanto hanno fatto le cooperative di comunità dell'Appennino reggiano partiva per risolvere problemi di spopolamento, di abbandono dei paesi da parte dei giovani, di ricreare economia, con Impossibile il campo d'azione è del tutto diverso, ma molto stimolante e avvincente. Creare comunità non in un piccolo borgo appenninico, ma in quartieri cittadini con problemi molto complessi e con tantissima ed eterogenea popolazione è sicuramente una bella sfida.  Provare a sfidare l'impossibile è nella natura della cooperazione, e quindi è possibile’.

Fulvio Bucci, neo presidente della cooperativa di Reggio Emilia ha spiegato che “l'impresa che oggi prende forma è da un lato punto di arrivo di un percorso e dall'altro inizio di un'avventura nuova. Approdo di un lavoro intenso e fecondo che da parecchi mesi vede impegnati soggetti variegati, che grazie a questa occasione, hanno raggiunto un risultato nient'affatto scontato: quello di rischiare insieme, di mettere le proprie capacità imprenditoriali, artistiche e di volontariato a servizio della comunità. Prima di tutto siamo ‘andati a scuola’ per imparare da chi è più esperto e da chi ci ha preceduto. Ed è l’inizio di una sfida non semplice, ma affascinante, per diventare motore e anima di iniziative economiche a impatto comunitario in ambito urbano. Allo stesso modo ora siamo pronti ad andare a scuola dalla comunità che abita i quartieri e i territori dove viviamo e operiamo per crescere insieme  e lavorare per creare piccole economie comunitarie e solidali. Consapevoli che si tratta di sperimentare scenari nuovi e disponibili a mettere a disposizione il nostro operato a servizio della comunità che vorremmo contribuire a sostenere e ri-creare."

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Coopfond e Legacoop tornano a Futuro Remoto. Nel quadro dell’Accordo strategico triennale con Fondazione IDIS Città della Scienza, il Fondo mutualistico, l’associazione e alcune cooperative aderenti partecipano alla XXXII edizione di Futuro Remoto “Ri-Generazioni”, consolidata festa della scienza per la diffusione della cultura scientifica e tecnologica organizzata da Città della Scienza a Bagnoli dall’8 all’11 novembre 2018.

La manifestazione quest’anno è dedicata al “ri-generare”, al “mettere in circolo”, secondo un modello circolare di economia sostenibile. Le aree tematiche sono: aerospazio, agrifood, chimica verde, fabbrica intelligente, mezzi e sistemi per la mobilità, scienze della vita, ambienti di vita, smart communities, un mare di risorse, patrimonio culturale, design creatività Made in Italy, energia.

La cooperazione sarà presente con uno stand espositivo, incontri one to one con esperti e ricercatori, seminari, focus group ed eventi. A breve il calendario con tutti gli appuntamenti che coinvolgeranno Fondo, associazione e cooperative aderenti.

Sulle onde radio

Da giovedì a sabato sarà presente nello stand Legacoop Coopfond la postazione di Radio Netlit con trasmissioni in diretta di interviste a docenti, studenti e visitatori di Futuro Remoto fatte dai giornalisti di Netlit.

Zai.net è il più grande laboratorio giornalistico d’Italia: da oltre 20 anni propone ai giovani dai 14 ai 20 anni l'opportunità di conoscere da vicino il mondo del giornalismo e della comunicazione. Edito dalla Cooperativa Mandragola Editrice, Zai.net lab è distribuito ogni mese nelle scuole superiori italiane: i contenuti sono realizzati dai ragazzi, affiancati e guidati dai giornalisti tutor della Cooperativa, che seguono il loro lavoro step by step. NETLIT, il primo network radiofonico dedicato alla media literacy mette a frutto l'esperienza decennale del magazine e quella ventennale dei giornalisti dell'Agenzia Mandragola nel campo della comunicazione multimediale e dei linguaggi giovanili.

I centri di produzione a Bologna nella storica Radio Città del Capo, una delle emittenti in fm del progetto, a Torino e a Roma coinvolgono gli studenti dei territori. Le trasmissioni vanno in onda su 5 fm in Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta, Emilia Romagna e, prossimamente in onde medie su gran parte del territorio nazionale.

Ogni scuola aderente all'iniziativa ha a disposizione spazi di programmazione pomeridiana per discutere sull'argomento prescelto dai propri allievi grazie all'interazione con la piattaforma dedicata al network e con i giornalisti tutor. La linea editoriale proposta ai giovani riguarda i 17 goal dell'ONU e i temi della sostenibilità.

La Cooperativa Mandragola Editrice insieme alla cooperativa CoopCulture (cooperativa operante nel settore dei beni e delle attività culturali in Italia) ha sviluppato il progetto Fuoriclasse che prevede l'incontro tra le cooperative che svolgono attività con le scuole negli ambiti cultura, media, turismo responsabile, promozione della lettura, laboratori archeologia, teatrali e musicali, ecc. e i referenti delle scuole stesse.

Programma completo su www.coopfond.it

Pubblicato in Economia sociale

Prevenire la radicalizzazione violenta di minori e giovani in carcere e sottoposti a misure penali. Con questo obiettivo ha preso il via due anni fa il progetto europeo PROVA – Prevention of violent Radicalisation and Of Violent Actions in intergroup relations, coordinato dal Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia dell’Università di Firenze, che vede come partner italiani, insieme all’Ateneo Fiorentino, la cooperativa sociale LabCom-Ricerca e Azione per il benessere psicosociale e la Fondazione Giovanni Michelucci. Gli altri partner sono l’Università di Barcellona (Catalogna, Spagna) e le associazioni Psiterra (Iasi, Romania) e aufBruch (Berlino, Germania).

Venerdì 26 ottobre a Firenze (Palazzo Bastogi) sono stati presentati i risultati e le azioni messe in campo dal progetto ed illustrate le Linee guida di intervento elaborate per essere sottoposte ai policy maker europei.

“Ciascun partner –  spiega Camillo Donati, socio e membro del Cda di LabCom – ha adattato le proprie competenze per fronteggiare il fenomeno della radicalizzazione in un’ottica preventiva. In particolare la parte di progetto che ha riguardato l’Italia era relativa alla riqualificazione di alcuni spazi comuni all’interno dell’ Istituto Penitenziario Minorile di Firenze, che ha visto il coinvolgimento di psicologi di comunità e architetti, con l’obiettivo di promuovere un dialogo interculturale tra giovani sotto procedimento penale e alcuni studenti universitari attraverso esperienze alla pari di manipolazione degli spazi”.

In Germania i partner hanno lavorato sulla rappresentazione scenica, in Romania ha prevalso un approccio di tipo narrativo e, infine, in Spagna le attività sono state condotte con metodi partecipativi all’interno delle comunità di appartenenza.

Nell’ambito del progetto la cooperativa LabCom ha avuto un ruolo trasversale di monitoraggio: “Ci siamo occupati di monitorare le azioni svolte dai partner con approcci differenti nei diversi Paesi, affinché venissero portate avanti con alti standard qualitativi – chiarisce Donati – e soprattutto di andare a rilevare l’impatto psicosociale delle pratiche messe in atto, ovvero quanto gli strumenti concordati avessero un impatto sulle persone coinvolte e sulla comunità”. Per la cooperativa toscana, nata come spin off dell’Ateneo Fiorentino, il progetto ha rappresentato un importante banco di prova: “Siamo molto soddisfatti – conclude Donati – Ci ha dato la possibilità di testare ulteriormente una metodologia, su azioni reali anche in contesti difficili, verificando l’impatto sul territorio. Ha rappresentato un ambito di applicazione importante. E ci ha permesso anche di farci conoscere sul piano internazionale”.

Il ruolo delle coop sociali

Sul fronte del contrasto alla recidiva minorile, “il contributo da parte del mondo della cooperazione può consistere innanzitutto nella possibilità di reinserire queste persone all’interno delle nostre organizzazioni e nello specifico di accogliere i minori dentro le nostre imprese per il periodo di messa alla prova” afferma Marco Paolicchi, responsabile Dipartimento Area Welfare di Legacoop Toscana, che ha preso la parola nel corso della tavola rotonda dedicata a “Il punto di vista degli Stakeholder sulle Guidelines”. 

“Siamo imprese, siamo soggetti che possono accogliere – prosegue Paolicchi, che si sofferma anche sulla legge recentemente approvata in via definitiva da parte del Consiglio regionale della Toscana che riserva una quota del 3% di gare alla cooperazione sociale di tipo b. “Si tratta di una occasione di sviluppo e di potenziamento per le cooperative che operano nell’ambito dell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, tra cui ci sono anche gli ex detenuti. Vanno in questa stessa direzione ad esempio anche i protocolli recentemente siglati da Legacoop Toscana con il PRAP, il Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria Toscana e con Anci Toscana”.

Per quanto riguarda in particolare l’istituto della messa alla prova “ci sono già cooperative sociali che hanno convenzioni con l’UEPE, l’Ufficio di esecuzione penale esterna – conclude Paolicchi – ma si potrebbe fare un passaggio ulteriore, lavorando per mettere a punto un sistema di offerta strutturato rispetto a questa opportunità”.

 

Pubblicato in Toscana

A tre anni dal Bando di Gara per i servizi di Cup della Regione Lazio, la vicenda dei cambi appalto sembra ancora lontana dal risolversi. Malgrado le dichiarazioni tranquillizzanti, i lavoratori Cup vedono a rischio i propri posti di lavoro oltre ai livelli salariali. Oggi i sindacati indicono l’ennesimo sciopero per l’8 e il 9 novembre denunciando la mancata vigilanza della Regione Lazio sul rispetto dei livelli di inquadramento e di anzianità nei contratti proposti ai lavoratori dalle aziende subentranti.

“Esprimiamo piena solidarietà per i lavoratori che vedono a rischio il proprio posto di lavoro e, malgrado le promesse, si trovano costretti ad accettare condizioni lavorative inique. E pensare che oltre un anno fa avevamo evidenziato alla Regione tutti i problemi di questa gara, chiedendone l’annullamento in autotutela. Questa vertenza deve essere affrontata con un vero atto di responsabilità, infatti, come evidenziato anche nel nostro ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale: i prezzi di aggiudicazione erano evidentemente insostenibili a garantire la copertura dei livelli salariali e occupazionali.”

Roberta Ciancarelli (Presidente della Cooperativa Capodarco, che ha avuto sinora in gestione i servizi Cup di diverse Asl) commenta così la situazione di stallo in cui si trova la Regione Lazio per la gestione dei cambi appalto dei servizi Cup. I ripetuti accordi della Regione Lazio con le forze sindacali non hanno dato i frutti sperati. Le continue rassicurazioni della stessa Regione, la sottoscrizione di accordi con le organizzazioni sindacali per tutelare i livelli occupazionali e salariali dei lavoratori coinvolti nella gestione dei servizi Cup e amministrativi delle Asl, al momento hanno creato solo preoccupazione tra lavoratori e i cittadini. 

“Abbiamo da sempre contestato l’inadeguatezza di un bando di gara d’appalto – prosegue Roberta Ciancarelli – pubblicato nel lontano 2015 e aggiudicato nel 2017, che già mostrava limiti nella mancanza di realismo dei fabbisogni delle aziende sanitarie; nella sottostima delle risorse necessarie; nella mancata previsione delle clausole sociali; nel via libera a offerte al massimo ribasso. Tutto questo ha determinato esattamente lo scenario attuale, come facilmente prevedibile, con gravi problemi per i lavoratori e per i cittadini!”.

In questi mesi, con l’intento di risolvere la situazione, la Regione Lazio ha promesso “soluzioni” che però non sembrano aver risolto nulla. La Regione, infatti, prevede soluzioni normative creative come l’art. 25 della Legge regionale 7 del 2018 contrarie alle regole di mercato, stanziando, ex post, risorse economiche aggiuntive che di fatto consentirebbero ai nuovi entranti condizioni migliorative.

Intanto, però, sono le imprese uscenti - tra cui la stessa Capodarco - che si trovano a dover sostenere i costi di questa situazione, perché chiamate a rispondere delle penali comminate dalle aziende sanitarie per i disagi creati dalle agitazioni sindacali in corso (compresa quella del prossimo 8 e 9 novembre).  “Siamo di fronte ad una situazione insostenibile. L’unica speranza è un intervento diretto del Presidente Nicola Zingaretti per trovare una soluzione rapida e giusta della vicenda – conclude Roberta Ciancarelli - volta alla tutela dei lavoratori, del servizio offerto al cittadino ma anche delle imprese sociali che in questi anni hanno contribuito a mantenere uno standard elevato del servizio sanitario della Regione Lazio nonostante tutte le difficoltà”.

 

Pubblicato in Lazio

Dopo l’aumento del mese scorso, la stima degli occupati a settembre 2018 torna a calare leggermente (-0,1% su base mensile, pari a -34 mila unità). Il tasso di occupazione scende al 58,8% (-0,1 punti percentuali).

Il calo congiunturale riguarda donne e uomini e si distribuisce tra le persone di età compresa tra i 25 e i 49 anni. Nell’ultimo mese si stima una netta diminuzione dei dipendenti permanenti (-77 mila) mentre aumentano sia quelli a termine (+27 mila) sia gli indipendenti (+16 mila).

Dopo due mesi di diminuzione, a settembre torna a crescere la stima delle persone in cerca di occupazione (+3,2%, pari a +81 mila unità). L’aumento della disoccupazione si distribuisce su entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età. Il tasso di disoccupazione sale al 10,1% (+0,3 punti percentuali su base mensile), quello giovanile aumenta lievemente e si attesta al 31,6% (+0,2 punti).

A settembre si stima un calo degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,3%, pari a -43 mila unità). La diminuzione coinvolge uomini e donne e si distribuisce tra i 25-34enni e i 50-64enni. Il tasso di inattività scende al 34,5% (-0,1 punti percentuali).

L’andamento discontinuo dell’occupazione negli ultimi mesi determina nel terzo trimestre una sostanziale stabilità rispetto al trimestre precedente. Tale stabilità è sintesi di un aumento tra gli uomini e un calo tra le donne. Riguardo all’età si registra una diminuzione degli occupati tra i 15 e i 49 anni a cui si contrappone l’aumento tra gli ultracinquantenni. Nel trimestre crescono in misura intensa i lavoratori a termine (+3,2%, +98 mila), mentre calano sia i dipendenti permanenti (-85 mila) sia gli indipendenti (-23 mila).

Nell’arco del trimestre alla sostanziale stabilità degli occupati si accompagna un forte calo dei disoccupati (-6,5%, pari a -180 mila) e un aumento degli inattivi (+1,0%, +126 mila). Su base annua, a settembre l’occupazione cresce dello 0,9%, pari a +207 mila unità. L’espansione interessa uomini e donne e si concentra fortemente tra i lavoratori a termine (+368 mila); in lieve ripresa anche gli indipendenti (+22 mila), mentre si registra una forte flessione dei dipendenti permanenti (-184 mila).

Nell’anno, aumentano principalmente gli occupati ultracinquantenni (+333 mila) e, in misura più contenuta, anche i 15-34enni (+27 mila), mentre calano i 35-49enni (-154 mila). Al netto della componente demografica si stima comunque un segno positivo per l’occupazione in tutte le classi di età.

Nei dodici mesi, a fronte della crescita degli occupati si stima anche un forte calo dei disoccupati (- 9,9%, pari a -288 mila) e una lieve diminuzione degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,1%, -19 mila).

 

Pubblicato in Lavoro

Via le Ong dal mare, sotto accusa il modello Riace con l’arresto del sindaco Mimmo Lucano, lo smantellamento del sistema Sprar, violenze razziali e discriminazioni quotidiane. In questo scenario cambia il modo di raccontare le migrazioni nel nostro Paese e anche in tutto il mondo.

L’immigrazione continua ad essere associata alla questione sicurezza mentre dagli Usa all'Australia vanno in scena respingimenti di massa che ispirano “modelli” di accoglienza per i Paese europei. Qual è il ruolo dei giornalisti in questo periodo storico? È sufficiente un “parlare civile” contro fake news e propaganda? Riescono fatti, dati e storie a contrastare il clima di odio e separazione?

Il Giornale Radio Sociale propone una discussione che metta al centro il ruolo civile di chi fa informazione a ogni livello. Se ne discuterà con Laura Bonasera – inviata di Nemo (Rai 2), Eleonora Camilli – agenzia stampa Redattore Sociale, Max Civili – Press Tv, Roberto Viviani – Baobab Experience, coordinati dai redattori del Grs Giuseppe Manzo e Fabio Piccolino.

Il dibattito si svolgerà all'interno del Salone Editoria Sociale di Roma in via Galvani 108 (Porta Futuro) dalle 14.30 alle 16: un appuntamento ormai storico per il Grs dal 2011 per fare il punto sull'informazione sociale e sui media del nostro Paese.

Hashtag #accoglienzaclandestina - Twitter @Grsociale - @SaloneEdSociale

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