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Giovedì, 13 Dicembre 2018

Articoli filtrati per data: Venerdì, 05 Ottobre 2018 - nelPaese.it

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha emanato ieri il decreto legge in materia di Sicurezza e Immigrazione. Il provvedimento dalla sua approvazione ha suscitato critiche da parte delle organizzazioni che si occupano in particolare dei diritti dei migranti. Oggi a esprimere “forti perplessità” sono anche le associazioni che lavorano sul tema delle mafie: Acli, Arci, Avviso Pubblico, Centro Studi “Pio La Torre”, Legambiente, Libera, Cgil, Uil - promotrici della riforma del Codice delle leggi antimafia approvata lo scorso anno.

Non piace, innanzitutto, il fatto che si mettano insieme temi quali la sicurezza, la lotta alle mafie e l'immigrazione. In particolare, in merito alla gestione e destinazione dei beni confiscati, secondo le associazioni nel testo licenziato si è cercato di porre rimedio a illogicità presenti nelle versioni precedenti, quali la discrezionalità nell'istituire i Comitati permanenti sulle aziende sequestrate e confiscate presso le Prefetture ed il ridimensionamento del ruolo del Comitato consultivo di indirizzo presso l'Agenzia nazionale.

“E’ certamente positiva la previsione di rafforzare la stessa Agenzia nel suo organico e in particolar modo con 70 nuove assunzioni attraverso concorso pubblico, anziché ricorrendo solo alle procedure di mobilità interna - scrivono in una nota -. Misura necessaria a ridurre vuoti già evidenziati, anche in termini di competenze e qualifiche adeguate. Rimane tuttavia il fatto che non sono individuate le coperture finanziarie e risulta difficile pensare di sostenere finanziariamente questo fabbisogno con il 20% che l'Agenzia dovrebbe ricevere dai proventi della vendita dei beni immobili. In primo luogo perché anche nella eventualità che ciò avvenga non è possibile ipotizzare il valore del ricavato. In secondo luogo, perché i tempi sarebbero comunque lunghi. Infine, perché l'Agenzia sarebbe incentivata a vendere piuttosto che operare per un riutilizzo pubblico e sociale dei beni”.

 Per le associazioni sarebbe utile dare concreta attuazione della Strategia nazionale per la valorizzazione pubblica e sociale dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, approvata alcuni mesi fa dalla Conferenza Stato-Regioni, La Strategia nazionale prevede in uno dei suoi assi principali, il rafforzamento della capacità amministrativa e della cooperazione degli attori istituzionali responsabili del processo di sottrazione, valorizzazione e restituzione alla società dei patrimoni illegalmente accumulati. “Ribadiamo la necessità di un rafforzamento complessivo dell'Agenzia in modo che la sede centrale possa svolgere in maniera adeguata il ruolo di coordinamento nazionale così come era stato previsto sin dalla sua nascita” spiegano.

Altro punto critico l’estensione della vendita ai privati dei beni confiscati, in particolare dei beni immobili di cui non sia possibile effettuare la destinazione o il trasferimento per finalità di pubblico interesse: “Ribadiamo, com’è nello spirito originario della legge n. 109/96, che ad essa si deve ricorrere come extrema ratio e non come una scorciatoia per evitare le criticità che si riscontrano nella destinazione e assegnazione dei beni. La stessa deve essere realizzata in modo controllato, così da impedire un ritorno nella disponibilità dei mafiosi dei beni loro sottratti - aggiungono -. La vendita, inoltre, deve essere accompagnata da un serio progetto di riutilizzo, che deve essere attentamente valutato da parte degli organi competenti dello Stato. La previsione della vendita a tutti i privati, ricorrendo all’asta, desta forti perplessità, pur se nel decreto per alcune categorie di soggetti è previsto il diritto di prelazione”.

A questo si aggiunge la concreta preoccupazione che i beni messi all’asta non solo siano venduti a prezzi svalutati ma, altresì, che il loro acquisto possa essere realizzato da componenti di quell’“area grigia”, composta da professionisti, imprenditori, faccendieri,che agisce formalmente nella legalità, ma in realtà opera per la riuscita di operazioni commerciali e finanziarie capaci di riciclare il danaro sporco e di provenienza illecita (es. evasione fiscale, truffe, frodi). “Il rischio che si aggirino i paletti previsti per garantire una vendita controllata sono concreti. Tra l'altro non si tiene conto che già oggi non sono destinati i beni immobili con maggiori problematiche, perciò è prevedibile che scarse saranno le vendite a buon fine - aggiungono -. Risulta prioritario, infine, dare concreta attuazione alle disposizioni previste nel decreto legislativo sulla tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate, approvato nel mese di maggio”. Per tutte queste ragioni, si dicono disposte a collaborare con le Istituzioni, a partire dalla presentazione di proposte di integrazione e modifica al testo del decreto nel suo prossimo iter parlamentare.

 

 

 

Pubblicato in Economia sociale

Nuove occasioni per sentire, riflettere e dialogare insieme su memoria e attualità, salute mentale, diritti e relazioni tra le persone. Nel quarantennale della Legge Basaglia e in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, Udine è pronta ad accogliere la nave spaziale “Disturbo?” per la 4^ edizione della manifestazione - promossa da Cooperativa sociale Itaca e Dipartimento di salute mentale dell’Asuiud - dedicata quest’anno alla “Legge 180: 40 anni e (non) sentirli”. Tre giorni il 10, 18 e 20 ottobre ricchi di eventi tutti ad ingresso libero con incontri, dibattiti, spettacoli teatrali e concerti previsti in cinque luoghi della città, Centro Balducci di Zugliano, Parco di Sant’Osvaldo, Largo dei Pecile, Piazzetta del Lionello e Circolo Arci Misskappa.

Giornate dedicate a tutte le persone, ai gruppi e alle diverse realtà che fanno parte della preziosa rete di amicizie costruita durante gli anni. E, più in generale, a chi crede che dentro alle parole ci sia un contenuto e a chi alimenta sempre la propria esistenza di incontri, suoni e colori diversi. Ricca la collaborazione con il territorio grazie a COSM, Cooperativa Duemilauno Agenzia Sociale, Centro di accoglienza Ernesto Balducci, Arci, Circolo Arci Misskappa, Aps Arci Bar Sport, Associazione culturale La Compagnia dei Riservati, Libreria Friuli e gruppo artistico CipArt. E ricco anche il programma degli eventi, pensati e fortemente voluti per non dimenticare una legge che ha ridato voce ai diritti fondamentali delle persone e liberato la fantasia proprio in quei luoghi da cui sembravano definitivamente banditi.

Mercoledì 10 ottobre alle 20.30 al Centro Balducci di Zugliano “Basaglia e Balducci: Talking Heads”, lettura teatrale e dibattito. Spunti di riflessione sull’attualità del messaggio di due grandi pensatori, Franco Basaglia ed Ernesto Balducci, sulla suggestione della trasmissione radiofonica “Una città senza lager” che li ha visti dialogare nel 1977 sull’istituzione manicomiale e sull’impegno per i diritti civili. Rappresentazione degli attori Claudio Moretti e Sandro Carpini con accompagnamento musicale di Lelio Donà. Interventi di don Pierluigi Di Piazza (fondatore del Centro Balducci) e della dottoressa Maria Angela Bertoni (Responsabile del Centro di Salute Mentale Udine Sud).

Giovedì 18 ottobre alle 20.30 nella sede della Comunità Nove nel Parco di Sant’Osvaldo in via Pozzuolo 330 a Udine, spettacolo teatrale “Il mio irresistibile diritto all’oblio – Ovvero come ci siamo assentati”, spettacolo teatrale di Giulia Lombezzi, regia Sonia Cossettini - La Compagnia dei Riservati. Tre storie, tre ballate, tre personaggi per interrogarci sul complesso legame fra salute mentale e relazioni, dipendenze, reti reali e virtuali. La città, il lago, il teatro, il web sono i luoghi in cui si muovono i protagonisti che, pur senza incontrarsi mai direttamente, incroceranno diverse volte le loro strade nella ricerca di un altrove possibile.

Sabato 20 ottobre alle 16 in Largo dei Pecile e poi alle 18 nella Piazzetta del Lionello a Udine la performance “Poi ti immagini seduto al posto degli dei”, regia di Ornella Luppi (Circolo Arci Bar Sport) e Sandro Carpini (Comunità Nove), in caso di maltempo entrambe le rappresentazioni in Corte del Giglio di Largo dei Pecile. Questa è una delle tante storie di questo mondo, quella di un luogo che per lunghi anni è stato circondato da una rete che lo separava dalla città. È la storia dell’Ospedale Psichiatrico di Udine e di quello che è diventato dopo la sua chiusura: il Parco di Sant’Osvaldo. Oggi c’è una rete da conoscere e da condividere, formata da un insieme di persone che coltivano con passione i valori dell’accoglienza e della solidarietà. Un gruppo di cittadini, non attori, ha condiviso questa storia trasformandola in un racconto da offrire alla città.

Concluderà la manifestazione sabato 20 ottobre alle 19.30 il doppio live con “Volevofardanza e Roadkill in concerto” al Circolo Arci Misskappa in via Bertaldia a Udine. A fine giornata un appuntamento per festeggiare tutti insieme e per sentire un po' di musica dal vivo con la band della Comunità Nove e i Roadkill che presenteranno in anteprima il loro nuovissimo disco. Con la partecipazione del bar itinerante dell’Aps Arci Bar Sport.

 

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

L’edizione 2018 di Umbrialibri dedica il prossimo 6 ottobre uno spazio speciale alle scuole che hanno partecipato all’edizione 2017 del concorso THE FUTURE GAMES OF UMBRIA.

Rivalutare e rivitalizzare il senso di attaccamento alle società e alle comunità, promuovere l’inclusione sociale e la coesione, riscoprire l’identità ed i valori e formare una base comune di informazioni e conoscenze condivise che consentano di sviluppare un senso di fiducia nel futuro e nella società: sono i concetti chiave del concorso “The future games of Umbria, realizzato dal consorzio Itaca con il contributo di Coopfond e della regione Umbria e con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale e di Legacoop Umbria.

Nell’edizione 2017 il contest,riservato ai licei regionali, aveva come obiettivo rispondere ad alcune domande sul futuro della nostra regione in una ottica propositiva, innovativa e fiduciosa: una vera e propria sfida a disegnare l’Umbria del futuro.

Delle sette scuole partecipanti con progetti fotografici e video, sono risultati vincitori il convitto Nazionale di Assisi ed il Campus “Da Vinci” di Umbertide (ex aequo) che presenteranno i loro elaborati il prossimo 06 Ottobre alle ore 10.30 presso l’aula 1 del Dipartimento di scienze agrarie nel complesso di San Pietro di Perugia, sede di UmbriaLibri 2018.

 

 

 

Pubblicato in Umbria

Da ieri notte, finalmente, il Mediterraneo è solcato anche da una nave di ONG battente bandiera italiana. Si tratta di Mediterranea, l'iniziativa delle ONG italiane. Mediterranea è una piattaforma di realtà della società civile arrivata nel Mediterraneo centrale dopo che le ONG, criminalizzate dalla retorica politica senza che mai nessuna inchiesta abbia portato a una sentenza di condanna, sono in gran parte state costrette ad abbandonarlo.

Mediterranea ha molte similitudini con le ONG che hanno operato nel Mediterraneo negli ultimi anni, a partire dall’essenziale funzione di testimonianza, documentazione e denuncia di ciò che accade in quelle acque, e che oggi nessuno è più messo nelle condizioni di svolgere.

“Al tempo stesso – scrivono i promotori - Mediterranea è qualcosa di diverso: un' "azione non governativa” portata avanti dal lavoro congiunto di organizzazioni di natura eterogenea e di singole persone, aperta a tutte le voci che da mondi differenti, laici e religiosi, sociali e culturali, sindacali e politici, sentono il bisogno di condividere gli stessi obiettivi di questo progetto, volto a ridare speranza, a ricostruire umanità, a difendere il diritto e i diritti”.

Quella di Mediterranea non è un’azione di disobbedienza morale ma di obbedienza civile. Disobbedisce al discorso pubblico nazionalista e xenofobo e al divieto, di fatto, di testimoniare quello che succede nel Mediterraneo; obbedisce, invece, alle norme costituzionali e internazionali, da quelle del mare al diritto dei diritti umani, comprese l’obbligatorietà del salvataggio di chi si trova in condizioni di pericolo e la sua conduzione in un porto sicuro se si dovessero verificare le condizioni.

A partire da un nucleo promotore di cui fanno parte associazioni come l’ARCI e Ya Basta Bologna, ONG come Sea-Watch, il magazine on line I Diavoli, imprese sociali come Moltivolti di Palermo, per costruire, dal centro del Mediterraneo, un nuovo spazio possibile: aperto, solidale e fondato sul rispetto della vita umana.

Il lavoro dei promotori è stato solo il primo passo: tanti incontri e confronti sul progetto sono in corso con realtà del mondo cattolico, dell’associazionismo laico e del volontariato, con rappresentanti degli spazi sociali, con parlamentari nazionali ed europei, con sindaci di importanti città in Italia e in Europa. Mediterranea ha deciso di mettere in mare una nave battente bandiera italiana, attrezzata perché possa svolgere un’azione di monitoraggio e di eventuale soccorso, nella consapevolezza che oggi più che mai salvare una vita in pericolo significa salvare noi stessi.

L’obiettivo principale è essere dove bisogna essere, testimoniare e denunciare ciò che accade e, se necessario, soccorrere chiunque rischi di morire nel Mediterraneo Centrale, come impongono tutte le norme vigenti.

Mediterranea lavora anche a terra, attraverso la costruzione di una rete territoriale di supporto. Una vera “piattaforma” di connessione sociale tra realtà esistenti e singoli che vogliono partecipare a questa impresa. A Mediterranea si può aderire in qualsiasi momento, ognuno dei suoi sostenitori diventa automaticamente un promotore dell’iniziativa.

“La rete delle città rifugio, o città dell’accoglienza, è un interlocutore naturale del progetto. Le città europee ed italiane che hanno sviluppato buone pratiche di accoglienza e che si battono per impedire che la chiusura dei loro porti diventi la causa di una strage continua sono la risposta più efficace, razionale ed importante alle politiche irrazionali e spesso illegali dell’Italia e dell’Europa in materia di diritto di asilo, rispetto dei diritti umani, obbligo di salvataggio e soccorso delle persone che rischiano la propria vita”.

Mediterranea cura rapporti di collaborazione preziosa con le principali ONG che svolgono attività di Search and Rescue nel Mar Mediterraneo, avvalendosi in particolare della collaborazione di Sea-Watch e Proactiva Open Arms.Mediterranea è un progetto possibile anche grazie a Banca Etica, che ha concesso il prestito per poter avviare la missione. Banca Etica supporta inoltre le attività di crowdfunding e ha svolto attività di tutoraggio per gli aspetti economici dell’intera operazione.

 Il sostegno della cooperazione sociale

“Nella sua giornata di ieri, dopo averlo anticipato concretamente già nei mesi scorsi, il Comitato Direttivo regionale di Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia ha aderito formalmente all'iniziativa e, nei prossimi giorni, comunicherà alle associate ed a tutte le nostre amiche ed amici le modalità per partecipare anche al sostegno economico dell'iniziativa”, scrive Gianluigi Bettoli che è presidente di Legacoopsociali Fvg.

“In questa era di neobarbarie – aggiunge - è fondamentale che ci siano iniziative concrete per dare una risposta umanitaria alle masse immense di persone che fuggono dalle guerre, dalla fame, dalla catastrofe climatica provocata dal riscaldamento turbocapitalistico del Pianeta Terra. Una risposta contrapposta agli schiavisti libici, sostenuti in vario modo da questo e dal precedente governo italiano, con le loro demagogie democratico-populiste basate sul vecchio inganno di alimentare guerre tra i poveri”.

Tra i sostenitori si trovano cooperative sociali come Valdocco di Torino, la Cadiai di Bologna e il responsabile in Emilia Romagna e vicepresidente nazionale Legacoopsociali Alberto Alberani a titolo personale e tante altre.

Pubblicato in Migrazioni

Il procedimento penale a carico del sindaco di Riace, Domenico Lucano, sembra diventato il pretesto per chi, anche tra talune autorità governative, vuole sminuire le tante esperienze di armoniosa integrazione sociale di richiedenti asilo ed asilanti, promosse dalle strutture di accoglienza finora ideate in tutta Italia da oltre 700 enti locali, insieme con tanti enti del terzo settore.

I toni e i contenuti aspri e smodati di molte critiche pubbliche al progetto di accoglienza di Riace  paiono mirare a minare la Costituzione e diminuiscono la sicurezza di tutti, perché delegittimano l’efficacia di qualsiasi modello esemplare di accoglienza: in tal modo grave è il rischio di isolare qualsiasi persona che non ha scopi di lucro, ma che, attuando i doveri inderogabili di solidarietà economica, politica e sociale prescritti  dall’articolo 2 della Costituzione, si impegni a difesa dei diritti delle persone socialmente più svantaggiate, in un contesto purtroppo teso a ridurre lo spazio per un’effettiva tutela del diritto di asilo e dei diritti umani  fondamentali.

In ragione di ciò appare insopportabile la mistificazione secondo cui si vorrebbe combattere il business dell'accoglienza proprio smantellando lo SPRAR e incentivando l’accoglienza dei richiedenti asilo in strutture sovraffollate e con meno garanzie come deciso dal Governo con l’approvazione del cosiddetto decreto legge sulla sicurezza . Sconcerta che grossi centri come quello di Mineo e molti altri, la cui gestione è stata oggetto di vari procedimenti penali non vengano chiusi e gli appalti non siano revocati, ma che si voglia ridurre il sistema SPRAR strumentalizzando anche la vicenda di Riace. Ci chiediamo perché tanta solerzia non avvenga nelle mille situazioni nelle quali impera il lavoro nero, il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori, preferendo colpire proprio l’esperienza di Riace e la persona di Lucano per il suo valore simbolico.

Il progetto di accoglienza diffusa fu promosso fin dal 2002 a Riace e rappresenta una esperienza preziosa, nota in tutto il mondo, che ha permesso di invertire il declino demografico, economico e sociale di quella comunità. Essa ha altresì contribuito a sottrarre le persone accolte da possibili sfruttamenti lavorativi in un territorio dominato dall’influenza criminale della ’Ndrangheta tanto da essere stato realizzato poi in modi analoghi anche in altri luoghi d’Italia favorendo accoglienza e di inclusione sociale.

E’ prioritario evidenziare come il Tribunale di Locri abbia autorizzato misure cautelari per reati che sarebbero stati commessi a Riace, ma che non riguardano l’accoglienza degli stranieri ospitati nelle strutture di accoglienza di Riace afferenti allo SPRAR, in merito alla quale non ha ravvisato nessuno dei delitti ipotizzati dalla Procura della Repubblica di Locri, il cui comunicato stampa, per le inedite modalità e i toni usati, non può che determinare sconcerto e preoccupazione.

Sono pertanto infondate tante ricostruzioni giornalistiche che ricollegano i reati per i quali sono state consentite le misure cautelari ad atti concernenti l’accoglienza degli stranieri nelle strutture  allestite dal Comune di Riace. Poiché nessuno può essere considerato colpevole fino alla sentenza definitiva di condanna, come prevede l’art. 27 della Costituzione, ed  ognuno ha diritto di difendersi dalle accuse come prevedono gli artt. 24 e 111 della Costituzione, il Ministro dell’Interno che, come tutti i Ministri, ha giurato di osservare fedelmente la Costituzione,  avrebbe dovuto astenersi da esprimere parole di disprezzo sulla vicenda di Riace.

Infine occorre porsi il dubbio sulla ragionevolezza dell’applicazione di una norma penale come quella dell’art. 12 d. lgs. n. 286/1998 che punisce il favoreggiamento dell’immigrazione irregolare anche in mancanza di scopi di lucro, il che può irragionevolmente colpire anche attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate nei confronti degli stranieri in condizione di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato, cioè proprio atti che quella stessa disposizione non considera reato. Nel caso del sindaco di Riace, posto che è indubbia l’insussistenza di ogni scopo di lucro nella presunta attività di favoreggiamento, contestata altresì rispetto ad  una sola specifica situazione, sorprende come possa essere stata assunta la decisione della custodia cautelare.

In questa particolare e tormentata fase, in cui i diritti fondamentali rischiano di essere pretermessi, si impone, nei confronti di tutti, la necessità di un fermo rispetto di quei principi costituzionali che sono la base imprescindibile del nostro consesso civile.

Associazione Studi Giuridici Sull’Immigrazione

 

Pubblicato in Nazionale

Si terrà domenica 7 ottobre la settima edizione del Memorial Motoraduno “Vincenzo Liguori”. L’associazione Liberi Pensieri di Pollena Trocchia organizza l’evento in ricordo di Vincenzo Liguori. Come ogni anno, confluiranno sin dalle prime ore del mattino nel paese vesuviano centinaia di motociclette, vespe e scooter provenienti da tutta la regione.

Un minuto di silenzio. Un rombo di motori. La partenza. Una mattinata tra le due ruote per ricordare Vincenzo Liguori, vittima innocente della criminalità, ucciso da un proiettile vagante a San Giorgio a Cremano il 13 gennaio 2011 mentre era al lavoro nella sua officina.

«Vincenzo Liguori è stato ed è per noi una figura molto importante. Ricordarlo, come facciamo con questo appuntamento è fondamentale. Da sei anni – ha dichiarato Gianni Ognibene, presidente dell’associazione “Liberi pensieri” – l’associazione si impegna in questa manifestazione anche per la solidarietà alla famiglia e per la denuncia a tutte le illegalità».

Raduno alle 8.00 presso l’area mercatale in via Esperanto. Alle 10.30 il via alla gara di agilità e di lentezza. Alle 11.30 la sfilata di moto. Al termine della manifestazione ci saranno le premiazioni delle gare di agilità, di lentezza e di tutti i club motociclistici partecipanti. Alle 12.30 è prevista la premiazione. Rispetto agli anni precedenti quest’anno il giro in moto sarà prolungato per permettere ai motociclisti di passare dalla piazzetta intitolata a Vincenzo Liguori.

Alla manifestazione prenderanno parte, come ogni anno, delegazioni del Coordinamento familiari vittime di criminalità.

 

 

 

Pubblicato in Campania

A 5 anni dalla creazione del libro “La Fortuna della Formica e dell’Airone”, OTB Foundation e Brave Garden – rispettivamente la fondazione e la scuola dell’infanzia del gruppo OTB -  con Progettare Zerosei, celebrano assieme i risultati di questa iniziativa, lanciata con lo scopo di promuovere lo sviluppo e la diffusione della cultura dell’infanzia e dei diritti dei bambini. Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare i pensieri dei bambini, i loro immaginari e competenze, per condividerli con altri bambini; l’approccio creativo e innovativo all’educazione che guida le attività di Progettare Zerosei (in ATI con Coopselios nella gestione del Nido-scuola Brave Garden) diventa così laboratorio di ricerca, luogo creativo in sinergia con la filosofia del gruppo OTB.

La storia afgana “La fortuna della formica e dell’airone” è stata reinventata e interpretata graficamente dai bambini e delle bambine del nido-scuola Brave Garden ed è diventata un libro illustrato, il cui ricavato, raccolto in questi anni, viene ora devoluto a OTB Foundation a sostegno di un progetto che pone al centro i più piccoli.

“Sono davvero molto felice che questa iniziativa dedicata ai bambini possa contribuire a sostenere una realtà consolidata come il Piccolo Principe Onlus di Busto Arsizio e nello specifico il progetto chiamato La Casa Sull’Albero, che la nostra Fondazione supporta nei percorsi di affido e adozione da più di un anno,” commenta Arianna Alessi, Vicepresidente di OTB Foundation. “Si tratta di un progetto pilota a livello nazionale che risponde alla crescente richiesta di sostegno durante questi percorsi. In Italia i minori allontanati dalle famiglie sono oltre 33mila e purtroppo quasi il 35% dei casi di affido o adozione non vanno a buon fine, il bambino viene quindi riportato alla struttura di accoglienza. Questi dati sono sintomatici di una situazione di emergenza che ci ha spinti a supportare un progetto dagli effetti immediati, che interviene in modo concreto per aiutare i più piccoli. La Casa sull’Albero è uno spazio pensato per ospitare ed accompagnare con professionisti (psicologi ed educatori) i futuri genitori nei percorsi di affido/adozione e monitorare i casi in difficoltà, evitando quindi che il percorso si interrompa. Siamo felici di dire che già 12 percorsi sono andati a buon fine da quando abbiamo iniziato il progetto. “

L’appuntamento per celebrare la collaborazione tra OTB Foundation, Brave Garden e Progettare Zerosei è stato giovedì 4 ottobre al Brave Garden.

OTB Foundation

Only the Brave Foundation è stata creata nel 2008 con la missione di lottare contro le disuguaglianze sociali e contribuire allo sviluppo sostenibile di persone e aree meno avvantaggiate in tutto il mondo. I principali criteri di selezione dei progetti supportati sono l’innovazione, la sostenibilità e un impatto sociale diretto. Ad oggi la fondazione ha investito in più di 200 progetti di sviluppo sociale, migliorando la vita di oltre 200.000 persone.

Il nido scuola aziendale “Brave Garden”

Il nido scuola aziendale “Brave Garden” si caratterizza come “laboratorio” di ricerca.
Costruito nel 2010 con un progetto architettonico innovativo, è stato pensato per soddisfare le esigenze di crescita e di relazioni dei bambini e delle bambine. Punti di forza del nido-scuola sono gli atelier, laboratori di idee ed azioni, che sostengono i bambini nello sviluppo dei linguaggi espressivi e della creatività. All’interno dell’atelier i linguaggi espressivi e comunicativi, materiali, strumenti e tecniche si intrecciano per accrescere e alimentare progetti e didattiche.

Progettare Zerosei: parte del Gruppo Coopselios, Progettare Zerosei si caratterizza per la pluriennale e certificata esperienza italiana ed estera nello sviluppo e gestione di nidi e scuole dell'infanzia. Dal 2010 gestisce il nido-scuola Brave Garden, riservato ai dipendenti del gruppo Diesel.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha raccolto le voci delle rifugiate e delle richiedenti asilo bloccate in Grecia, tutte unite nella richiesta di porre fine alle terribili violenze, compresi gli stupri, cui vanno incontro e di una vita migliore in Europa.  Il rapporto, intitolato "Voglio decidere del mio futuro: dalla Grecia, le voci delle donne che hanno perso le radici", descrive i viaggi pericolosi affrontati da donne e ragazze e i pericoli cui vanno incontro quando arrivano sulle isole o sulla terraferma della Grecia e rende omaggio alla resilienza e alla forza di queste donne nel superare le avversità. 

"Il miserabile rifiuto dei governi europei di aprire percorsi legali e sicuri per i rifugiati in fuga dalla guerra sta aumentando i rischi di terribili violenze per le donne e le ragazze in Grecia", ha dichiarato dall'isola di Lesbo il segretario generale di Amnesty International Kumi Naidoo.  "Eppure nonostante la difficoltà e gli ostacoli, queste donne stanno trovando la forza di parlare. Coloro che hanno potere di prendere decisioni devono ascoltare le loro voci e dare seguito alle loro parole. In questi tempi di #MeToo e #TimesUp, siamo orgogliosi di essere accanto alle nostre sorelle sradicate in Grecia e di dire loro 'Vi vediamo, vi ascoltiamo, vi crediamo e lotteremo con voi!'". 

Amnesty International ha incontrato oltre 100 donne e ragazze che dal marzo 2017 vivono in campi e altre strutture nella capitale Atene, nei suoi dintorni e sulle isole greche. Sulla base di questi incontri, il rapporto dell'organizzazione per i diritti umani presenta 10 chiare richieste per contrastare le violazioni dei diritti umani subite dalle rifugiate. 

Le donne dirette in Europa sono particolarmente esposte al rischio di subire violenza fisica, verbale e molestie sessuali da parte dei trafficanti.  "Quando i governi europei hanno chiuso le porte ai rifugiati, noi donne siamo finite sempre più nelle grinfie dei trafficanti. Non possiamo chiamare la polizia o chiedere aiuto a qualcun altro perché siamo 'illegali', e i trafficanti ne approfittano", ha raccontato una rifugiata siriana. 

Ma l'incubo non cessa quando raggiungono le coste europee. La maggior parte dei migranti e dei rifugiati che arrivano attualmente in Grecia sono donne e bambini, oltre il 60 per cento del totale nel 2018. A causa dell'accordo tra Unione europea e Turchia del marzo 2016, coloro che approdano sulle isole greche si ritrovano intrappolati, in condizioni terribili, in campi squallidi finanziati dall'Unione europea. 

Il sovraffollamento è arrivato a un picco di crisi: oltre 15.500 persone vivono nelle isole in cinque campi che potrebbero contenerne solo 6400. Migliaia di persone, molte delle quali con bisogni particolari come i disabili e i bambini, dormono in tende allestite intorno ai campi. La mancanza di servizi igienico - sanitari, le insufficienti forniture di acqua potabile, l'accumulo di rifiuti e la presenza di topi anche di grosse dimensioni sono comuni in tutti i campi. 

"Ogni giorno va peggio. Il campo è stracolmo...", ha riferito una donna del campo di Moria, a Lesbo, attrezzato per 3100 persone e che attualmente ne ospita due volte e mezzo di più.  Se da un lato tutti i migranti e i rifugiati subiscono le conseguenze di queste condizioni, sono le donne e le ragazze ad avere la peggio. Numerose donne in stato di gravidanza dormono sul pavimento e hanno scarso, se non nullo, accesso alle cure prenatali. A settembre una donna ha partorito in una tenda del campo di Moria senza alcuna assistenza medica. 

La mancanza di chiavi per chiudere le porte e la poca luce rendono pericolose attività del tutto normali e quotidiane come andare in bagno, fare la doccia o persino camminare fuori dalle tende di sera.  "Le porte delle stanze delle docce non si chiudono e gli uomini entrano mentre sei dentro. Nei bagni manca la luce. Quando è notte, mi faccio accompagnare da mia sorella o urino in un secchio", ha denunciato una donna del campo di Vathy, sull'isola di Samo. 

Sulla terraferma greca, circa 45.500 migranti e rifugiati vivono in strutture di accoglienza temporanee nelle aree urbane oppure nei campi. Le condizioni di questi ultimi rimangono precarie: nel 2018 tre campi che erano stati chiusi perché giudicati inabitabili sono stati riaperti a causa della mancanza di altre strutture, senza che le condizioni fossero state migliorate. 

"Ci sentiamo totalmente dimenticate. Alcune di noi sono nei campi da due anni e non è cambiato nulla. Non riesco neanche a parlare dei miei problemi perché nessuno parla la mia lingua...", ha denunciato una yazida irachena che si trova a Skaramagas, nei pressi di Atene.  Tanto nei campi quanto nelle strutture situate nelle aree urbane, la mancanza di informazioni sufficienti e di interpreti donne pongono grandi ostacoli all'accesso a servizi essenziali, come l'aiuto legale o l'assistenza ai centri per la salute sessuale e riproduttiva. 

Tuttavia, nonostante queste improbe sfide, le rifugiate in Grecia stanno lavorando per cambiare le cose: si uniscono per dare vita a iniziative di vitale importanza, come la creazione di spazi nelle aree urbane dove le donne e le ragazze possono incontrarsi e accedere a determinati servizi, la ricostituzione di reti sociali e la condivisione di competenze ed esperienze per creare una vita migliore per loro e per le loro famiglie. 

"Finite per trovarsi insieme da un destino crudele, le donne rifugiate fuggite da luoghi pericolosi trovano coraggio, condivisione e grande resilienza le une nelle altre", ha commentato Naidoo.  "Queste nostre sorelle si danno da fare per sé stesse ma siccome la situazione sulle isole ha raggiunto livelli di crisi, da loro parte anche la richiesta alle autorità greche di cessare di intrappolare la gente sulle isole. Le condizioni di accoglienza sulla terraferma devono essere migliorate e i governi europei devono dare alle rifugiate il sostegno e la protezione urgenti cui hanno diritto e il benvenuto che meritano", ha concluso Naidoo. 

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