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Mercoledì, 12 Dicembre 2018

Articoli filtrati per data: Giovedì, 15 Novembre 2018 - nelPaese.it

Dati positivi e negativi quelli emersi dalla rilevazione relativa al 2017 dei centri antiviolenza della rete D.i.Re, presentata stamattina in una conferenza stampa nella sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama.

La violenza esiste e persiste, e questo è senza dubbio un dato negativo. L’elemento sicuramente positivo riguarda invece l’aumento delle donne che scelgono di denunciare recandosi nei centri antiviolenza: 20.137 le donne accolte solo nel 2017.

Secondo quanto si legge dai dati, Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna sono le regioni con la densità più alta dei centri anti violenza, mentre Basilicata e Marche sono dotate di un solo centro. "Le azioni dei centri- spiega Lella Palladino, presidente di D.i.Re, Donne in rete contro la violenza- sono mirate a offrire accoglienza, ospitalità, ascolto e protezione, sostegno legale, psicologico e alla genitorialità”.

Le donne che si recano nei centri, secondo i dati sono per il 68% italiane, e solo per il 26% straniere, con un’età compresa tra i 30 e i 49 anni. Il maltrattante è quasi sempre il partner (56,1%), o l’ex partner 19,6%, il cui profilo si configura come un uomo nel 65% dei casi di origine italiana, e nel 23% di origine straniera, con un’età compresa nel 18,1% dei casi, tra i 40 e i 49 anni. Occorre però tenere presente che i dati sono stati ricavati sulla base delle informazioni raccolte all’interno dei centri di accoglienza, e che dunque i dati relativi alle donne che non cercano assistenza, sono esclusi.

Il lavoro dei centri è in gran parte portato avanti dai volontari, ben il 50% di questi può contare un numero di attiviste che va da 3 a 20, a seconda dei casi. Nonostante il duro lavoro dei volontari, esiste però una problematica relativa ai finanziamenti, che ostacola i lavori dei centri: la maggior parte dei fondi pubblici arriva dai comuni (25%) e dalle regioni (27,28%) il dipartimento per le pari opportunità, secondo i dati, contribuisce con solo il 13%. Il dato più allarmante è però quello relativo ai finanziamenti dell'Unione Europea, che da diversi anni, secondo quanto afferma la referente ricerca e rilevazione dati D.I.Re, Paola Sdao, si attesta sempre intorno allo 0%.  

"Lo scorso anno le donne che hanno perso la vita erano 93- ha detto l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, presente all’evento quest’anno sono 70. Molte violenze non vengono denunciate, molte donne hanno timore di non essere credute. La nostra parola vale meno di quella del molestatore, dello stupratore, quello che anche nell’autobus allunga la mano, o del collega molesto che fa battute volgari e ti mette in imbarazzo. E quando lo fai notare ti viene risposto ‘Ma fatti una risata’. Per non parlare delle donne che subiscono ricatto sessuale e molestie nei luoghi di lavoro”.

La Boldrini si è inoltre dichiarata molto preoccupata in merito al ddl Pillon: "Ho detto al governo ‘fermatevi’, ma non perché sono io a chiederlo, ma perché migliaia di donne e di uomini consapevoli si sono opposti scendendo in piazza. I bambini non sono pacchi postali, quando c’è violenza non può esserci mediazione, lo dice la convenzione di Istanbul. L’alienazione parentale non ha nessun fondamento scientifico, ed è un’idea che va solo contro le donne. Dobbiamo unire le forze e superare i distinguo, perché l’obbiettivo da raggiungere è troppo importante. Non è mai accaduto dal 1946 a oggi un attacco così brutale ai diritti civili e ai diritti le donne. E’ tempo di una mobilitazione generale e di una nuova rivoluzione femminista“.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Dal 22 novembre è in libreria la prima guida di viaggio al femminile: “La guida delle libere viaggiatrici”, edito da Altreconomia. Viaggi originali, avventurosi, sentimentali, esperienziali, gustosi e - non meno importante - sicuri, responsabili, socialmente utili ed ecologici, in Italia e nel mondo. Iaia Pedemonte e Manuela Bolchini, pioniere del turismo responsabile, disegnano e raccontano decine di itinerari e destinazioni, dall’India al Madagascar, dalla Terra del Fuoco alla Sicilia, da Berlino all’Himalaya. 50 schede, centinaia di indirizzi, link e spunti per partire.

In queste pagine si incontrano centinaia di donne, viaggiatrici esperte, imprenditrici locali, cooperanti, rappresentanti di comunità ospitali di ogni parte del mondo e lo straordinario “capitale umano” femminile del turismo responsabile, tra le quali ci sopno guide d’arte e di natura, manager di tour operator innovativi, alpiniste sull'Himalaya o sull'Atlante, maestre di danze o di foraging, artiste e artigiane, registe e cuoche. Tutte protagoniste di “filiere virtuose”, che valorizzano la cultura e le tradizioni locali. 

Un libro che permette di sognare decine di “avventure” reali e intellettuali, cammini nella natura, percorsi alla ricerca del cambiamento interiore, sfiziosi soggiorni enogastronomici, raffinati itinerari culturali, esperienze sociali con le contadine e le artigiane nel Sud del mondo, workshopper riappropriarsi del saper fare, imprese sportive per tutti e shopping intelligente. In sintesi, un viaggio per ogni piacere o sapere, lontano dai luoghi comuni, che lasci un ricordo vero e differente: per riportare a casa non un souvenir ma emozioni autentiche. 

Iaia Pedemonte descrive così, nella riflessione che precede le schede di viaggio, il viaggio al femminile:  “Un posto incantevole, un’emozione da riportare a casa, un buon numero di curiosità da scoprire, tante persone da incontrare (possibilmente persone che ti raccontano qualche storia sul luogo incantevole), la possibilità di muoversi nella natura, molti piccoli piaceri da sentire, toccare, gustare, sapere di aver fatto anche qualcosa di utile, con un po’ di ironia e un po’ di impegno. Qui sta la trama che lega le nostre pagine: queste sono le qualità “al femminile” di un viaggio”. 

Che cosa contiene la nostra “valigia”? La natura più struggente: le notti vicino al cielo in accampamento nel Parco del Serengeti, l'ospitalità in famiglia sulle montagne immacolate del Ladakh. Le esperienze più autentiche: imparare la tecnica del batik in Senegal, preparare un formaggio slow in Armenia, partecipare a un master di cucina africana. La cultura con la “C” maiuscola: l'arte dei mosaici a Venezia e Ravenna, la letteratura delle “scrittrici inquiete” a Roma, il cinema al femminile a Milano.
Senza tralasciare il divertimento: lo shopping nelle grandi città, il mare della Grecia con le foche monache, il festival di danze folk in Piemonte.

Ultimi ma non meno importanti i viaggi solidali: gli esercizi di memoria in Bosnia e Serbia, il cammino nelle “terre mutate” del terremoto in Centro Italia o i progetti di commercio equo e solidale in India e in Sri Lanka. Ogni viaggio ne contiene poi mille altri. Ogni meta permette di cogliere nuovi spunti e intraprendere percorsi differenti. A Berlino, ad esempio, si può scegliere tra una ventina di itinerari che vi portano tra le start up più visionarie dell'economia circolare, ad assaggiare delizie vegane o provare capi di moda sostenibile; oppure all'officina di biciclette gestita dai profughi per girare la città in modo green; senza trascurare, la sera, gli indirizzi più cool della città notturna e gay friendly.

In Rwanda tour operator, associazioni e guide offrono possibilità diverse: le Organizzazioni non governative accolgono i viaggiatori facilitando l'incontro con la comunità e le tradizioni locali; poi c'è la cooperativa che organizza una giornata sul caffè equo solidale, con visita alla piantagione e degustazione; o le guide naturalistiche che vi portano a spasso per la foresta pluviale seguendo le orme degli animali selvatici, gorilla inclusi. 

Tra un viaggio e l'altro troviamo i contributi di apprezzate giornaliste, blogger, scrittrici, organizzatrici di viaggi, guidee soprattutto grandi viaggiatrici. Simona Sacrifizi, travel writer di turismo culturale, ci porta lungo il Mississippi; Elena Dak, antropologa e scrittrice, ci conduce lungo i percorsi nomadi del Tchad; Isa Grassano, giornalista, ci fa da “guida emozionale” nei suoi luoghi del cuore; Chiara Carolei, blogger, spiega come “condividere” un viaggio; Gaia Rayneri, scrittrice, ci fa scoprire una magica Sardegna; Maurizio Davolio, presidente di Associazione Italiana Turismo Responsabile presenta un modo diverso di viaggiare: sono una ventina le organizzazioni italiane di turismo fair e intelligente che compaiono nel libro.

Non manca un capitolo dedicato alle risorse e agli strumenti per viaggiare tranquille, dalle App più sofisticate alle comunità globali di donne.  Con una colta e raffinata prefazione della geografa Luisa Rossi, che spiega le differenze “storiche” tra viaggiatrici e viaggiatori. Ecco un breve estratto. 

“Mi soffermerei su due aspetti. Il primo, di carattere materiale: mentre il viaggio storico maschile è stato caratterizzato da precise finalità (...), le donne si sono quasi sempre ritagliate uno spazio come viaggiatrici indipendenti, capaci di partire da sole per regioni più o meno lontane e pericolose, prive del sostegno economico di una qualunque istituzione oltre che dell’avallo sociale. (...) nessun condizionamento è riuscito a inibire il loro desiderio di viaggiare per conoscere. La seconda differenza è concettuale, e attiene alla specificità dello sguardo femminile che, senza generalizzare, scopriamo attento ai particolari, ai fatti marginali, a fronte di un approccio maschile solitamente più generalista e utilitarista”.

 

 

Pubblicato in Parità di genere

Il 17 novembre l'iniziativa "Parole di cuore" porterà nel Parco milanese di Rogoredo - noto alle cronache come una delle maggiori piazze europee di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti - scrittori e artisti. L'evento (patrocinato dal Municipio 4 di Milano, in collaborazione con Associazione Comunità Il Gabbiano onlus) si terrà tra le 11 e le 14.

A Rogoredo sono da tempo presenti organizzazioni del CNCA Lombardia, e in particolare la Cooperativa Lotta contro l’emarginazione col progetto WelcHome, finanziato da Regione Lombardia, i cui partner sono l’Associazione Comunità Nuova onlus, il Comune di Milano, l'Ats Milano, l'ASST Santi Paolo e Carlo, Spazio aperto Servizi, Coop. Coopwork, AxL e Cad Milano. Il progetto WelcHome collabora strettamente con gli operatori di Italia Nostra che da anni intervengono quotidianamente nel Parco con il progetto Porto di mare, nato per restituire ai cittadini un vasto territorio di 65 ettari da decenni abbandonato e negli ultimi anni conosciuto più che altro come discarica e luogo di spaccio. Il lavoro di riqualifica produrrà zone destinate ad attività di svago e sportive, restituirà il parco ai cittadini come luogo di vita.

Il CNCA Lombardia si impegna così a promuovere e tutelare il diritto alla salute anche di chi, per ragioni svariate, consuma droghe, a lottare contro ogni forma di violazione di diritti umani, civili e di cittadinanza, e ad affermare principi e relazioni di solidarietà. "La situazione che si è creata a Rogoredo allarma comprensibilmente l'opinione pubblica.  Noi abbiamo il compito di evitare che ciò inneschi semplicemente, come riflesso condizionato, risposte all'insegna della sicurezza: polizia, esercito, muri, pattugliamenti e presidi", spiega Rita Gallizzi, responsabile per l'area "Consumi e dipendenze" della cooperativa Lotta all'emarginazione e Responsabile del progetto WelcHome. 

"Lavoriamo attraverso un'unità di strada e un drop in -dove è possibile fare una doccia, ricevere beni di conforto, e confrontarsi con gli operatori- su interventi di riduzione del danno e limitazioni dei rischi intervento, come la distribuzione di materiale di profilassi (siringhe, lacci, tamponi, acqua distillata, stagnole, preservativi) ma anche l'aggancio delle persone per orientarle verso servizi specifici" continua Gallizzi. L'unità di strada del progetto WelcHome prevede 4 uscite settimanali di tre ore con tre operatori. Ogni giorno vengono contattate fino a 100 persone, ma è solo il 10% delle persone che passano dal bosco al giorno. 

"Sono persone di tutti i generi e tipi, sia italiane sia straniere. Le donne sono una minoranza. Intercettiamo anche giovanissimi -dai 15 ai 24 anni-, ma l'età media oscilla tra i 35 e i 44 anni. Le sostanze più consumate sono cocaina ed eroina, ma alcuni hanno anche problemi di alcool. Dal 2013 il numero di frequentatori del boschetto è aumentato significativamente, lo spaccio è divenuto H24 e si è abbassata l'età media. Oggi arrivano da tutto il Nord Italia" conclude Gallizzi.

"Il problema non riguarda solo gli addetti ai lavori, il problema riguarda tutti, le istituzioni ma anche i cittadini milanesi. Da tempo il CNCA Lombardia sostiene che è sempre più urgente e necessario fare alleanze, con la regia e la presenza autorevole del Comune di Milano e i suoi cittadini".

 

 

Pubblicato in Lombardia

In occasione della riunione del Consiglio di amministrazione del Fondo globale per la lotta all'AIDS, alla tubercolosi e alla malaria, l'organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) chiede di apportare con urgenza modifiche a norme e pratiche previste per i Paesi in “transizione”, ovvero che si stanno progressivamente rendendo indipendenti dal sostegno del Fondo. In molti di questi Paesi infatti la transizione aumenta il rischio di esaurimento delle scorte di farmaci e pone allarmanti problemi di qualità degli stessi. Le persone che ricevono cure per la tubercolosi e l'HIV nei Paesi in fase di transizione, hanno sperimentato pericolose interruzioni del trattamento e hanno ricevuto farmaci di dubbia qualità. I Paesi si trovano inoltre a pagare prezzi molto più alti rispetto a quelli che dovrebbero.

In aggiunta, il Fondo Globale sta invitando anche Paesi a più basso reddito a pagare per i principali prodotti medicali - spesso in assenza di una valutazione rigorosa di cosa questo comporti in materia di appalti e capacità finanziarie, e in assenza di una solida pianificazione di mitigazione del rischio, necessaria per salvaguardare l'accesso delle persone ai trattamenti.

“L’attuale ritmo delle transizioni dei Paesi del Fondo Globale, accelerato dal sotto finanziamento dei donatori, sta creando una bomba a orologeria che mette a repentaglio la cura dell'HIV e della tubercolosi a causa di farmaci sconosciuti o semplicemente mancanti”, dichiara la dott.ssa Els Torreele, direttrice della Campagna per l’Accesso ai Farmaci di MSF. “Lasciare i Paesi sull’orlo di un baratro senza mitigare i rischi per le persone bisognose di cure, potrebbe mandare in fumo quasi due decenni di progressi contro due delle più letali malattie infettive al mondo”.

Negli ultimi 16 anni, l'acquisto centralizzato di prodotti per il trattamento dell'HIV e della TB da parte del Fondo Globale ha contribuito a garantire prezzi accessibili attraverso ordini consistenti che hanno attirato numerosi fornitori concorrenti. Fondamentalmente, il Fondo Globale ha anche contribuito a garantire l'accesso delle persone a trattamenti di qualità richiedendo che tutti i farmaci acquistati con il loro finanziamento fossero approvati dal Programma di pre-qualificazione dei farmaci dell'OMS o da una severa autorità di regolamentazione dei farmaci.

Il Global Drug Facility (GDF), che aiuta i Paesi a rifornirsi di farmaci per la tubercolosi, ha documentato una serie di problemi relativi alle politiche del Fondo Globale. Negli ultimi diciotto mesi, 15 paesi in Asia, Africa, Europa dell'Est e Asia centrale hanno sperimentato l'esaurimento delle scorte per la TB. Inoltre, 29 Paesi in queste regioni e in America Latina hanno acquistato farmaci per la tubercolosi di dubbia qualità e 21 Paesi hanno acquistato farmaci e test contro la tubercolosi a prezzi che superano di gran lunga quello più basso a livello globale, che dovrebbero invece pagare.

MSF ha assistito a problemi analoghi nei Paesi in cui lavora, compresa la fine delle scorte di farmaci per la tubercolosi in Armenia a causa di società farmaceutiche che non registrano i loro prodotti nel Paese; la fine delle scorte di farmaci antiretrovirali pediatrici in India a causa della mancanza di fornitori di qualità garantita; una fornitura instabile di farmaci antiretrovirali in Guinea, a causa delle aspettative di cofinanziamento del Fondo Globale che eccedono la capacità dei sistemi nazionali.

“Temiamo ci saranno ulteriori interruzioni nelle forniture di farmaci in futuro, che potrebbero portare a sospensioni del trattamento o al fallimento della terapia”, dichiara ildott. Greg Elder, coordinatore medico della Campagna per l’Accesso ai Farmaci di MSF. “Chiediamo al Fondo Globale di analizzare la complessità della situazione e trovare delle soluzioni a questi problemi, lavorando con i Paesi e altri attori, perché è in gioco la vita di tante persone. I problemi delle scorte di farmaci è un segnale allarmante del fatto che la transizione è gestita in modo troppo affrettato”.

Per evitare la mancanza di farmaci e i problemi di qualità, MSF ha chiesto al Consiglio di amministrazione del Fondo e al Segretariato di effettuare urgentemente delle valutazioni di rischio e di analisi sulla capacità effettiva dei Paesi di tener fede all’aumento  del loro cofinanziamento per l’acquisto  di farmaci nonché sullo stato dei Paesi attualmente in fase di transizione. A questi ultimi dovrebbe inoltre essere offerta maggiore flessibilità per continuare ad usufruire del GDF o di meccanismi di appalto congiunti per ottenere farmaci di qualità a prezzi accessibili.

Anche i Paesi in transizione con una crescente capacità economica hanno un ruolo fondamentale da svolgere nella gestione delle scorte mediche e sui problemi di qualità, attraverso l'adeguamento delle leggi per consentire l'accesso ai mercati globali e il rafforzamento degli standard nazionali di garanzia della qualità.

“In ultima analisi, i donatori del Fondo globale devono fornire finanziamenti adeguati in modo che i loro sforzi per combattere l'HIV e la tubercolosi non vengano vanificati, continuando a consentire l'uso di farmaci e test di qualità a prezzi accessibili per mantenere le persone vive e in salute”, conclude Torreele. “Centinaia di migliaia di persone stanno già sperimentando gli effetti delle attuali politiche e i programmi per l'HIV in molti altri Paesi affrontano rischi simili. A meno che non vengano intraprese azioni concrete per affrontarli, questi rischi si estenderanno a milioni di persone”.

 

 

Pubblicato in Salute

Vent’anni di Teatro Reportage diventano un Festival che vedrà riunite oltre cento persone tra attori, giornalisti, collaboratori del gruppo internazionale del Teatro di Nascosto. Una miscela di popoli che, nell’arco di tre giorni, racconteranno la vita quotidiana nei territori di conflitto in Medio Oriente sostenuti da attori europei.

È quello che succederà dal 23 al 25 novembre a Volterra per il Festival Teatro di Nascosto diretto dalla regista Annet Henneman, con un programma di spettacoli, concerti, film, conferenze, realizzato con il patrocinio del Comune di Volterra, con il sostegno di Cassa di Risparmio di Volterra, in collaborazione con Tavolo per la Pace della Val di Cecina e Assopace Palestina e con il generoso contributo di artisti iracheni e olandesi.

Fondato nel 1997, il Teatro di Nascosto con il teatro reportage ha sviluppato un metodo che unisce giornalismo e teatro, un metodo che richiede agli attori un training psichico, fisico, vocale, antropologico e di ricerca giornalistica. I viaggi di lavoro, di convivenza, gli spettacoli nei diversi paesi del Medio Oriente con gli attori professionisti, hanno portato dopo anni di lavoro, alla formazione di un gruppo internazionale composto da attori, collaboratori e giornalisti che si riunisce regolarmente a Volterra, per rappresentare un lavoro unico nel suo genere e raccontare la vita di chi si ritrova in un totale isolamento.

“Voglio fare vivere al pubblico per un momento, anche per pochi minuti come vivono le persone in Palestina, Iraq, Kurdistan Egitto, Siria, durante l'occupazione, oppressione, la guerra mentre le bombe continuano a cadere; una realtà che esiste e che a noi appare molto lontana”, dichiara Annet Henneman.

Il gruppo si dedica inoltre dal 2015 anche alla piattaforma "La Radio”, uno spazio per connettersi con i territori del conflitto e che permette di ascoltare storie personali, canzoni amate e riflessioni su speranze e paure. Anche per questo il Festival vuole essere un tempo e un luogo di festa e speranza, con musica, momenti ‘più leggeri’, laboratori e interventi visivi.

Il programma

L’inaugurazione si svolgerà venerdi 23 novembre alle ore 18.00 presso la Sala Giunta del Comune di Volterra con l’Apertura Ufficiale Festosa alla quale parteciperanno Marco Buselli, sindaco di Volterra, Antonio Pasquino, ambasciatore italiano di Baghdad, Luisa Morgantini, Assopace Palestina, già Vice Presidente Parlamento Europeo,  Farazdaq Qasum, direttore Dipartimento Arte Università di Bassora, Annet Henneman, Gianni Calastri, co-fondatore del Teatro di Nascosto, gli attori e i collaboratori del gruppo internazionale del Teatro di Nascosto arrivati per questa occasione da Iraq, Palestina, Kurdistan, Ucraina, Perù e da diversi paesi europei. Una festa durante la quale si svolgeranno matrimoni che uniranno Iracheni, Curdi, Italiani, Palestinesi Olandesi, Tedeschi con i ricordi di 20 anni di teatro reportage.

Sabato 24 novembre dalle 10 alle 12, presso il Cinema Centrale, la sezione "Corto-Metraggi" presenterà alcuni video sulla vita nei territori di conflitto in Medio Oriente, alla presenza di alcuni registi provenienti dagli stessi territori e con il coinvolgimento delle Scuole Superiori di Volterra. Dalle ore 16.30 alle 20.00 presso la Piazza dei Priori, nel Parcheggio Sotterraneo La Dogana, si svolgerà la prima internazionale di "La Passerella", del Teatro Reportage diretto da Annet Henneman.

Uno spettacolo con 23 attori e musicisti del gruppo internazionale del Teatro di Nascosto, con musica dal vivo, che ha debuttato quest’anno a Bassora, in Iraq. Durante una Passerella si sentono i titoli dei radiogiornali in Kurdistan, Iraq, Palestina, Siria, mentre gli attori si avvicinano al pubblico per raccontare momenti di vita, speranza, dolore, sollievo, sogni, festa, divertimento...Il tutto ha inizio in Piazza dei Priori all'entrata del Palazzo del Comune, dove gli attori con abiti da matrimonio, posano per le foto di nozze, invitando il pubblico a seguirli, accompagnati dalla musica dal vivo, al garage sotterraneo per essere pubblico di una passerella.

Alle ore 21 la Scala Docciola, sede del Teatro di Nascosto, ospita "Somud u Ahlam - Resistenza e Sogni" monologo di teatro reportage di e con Annet Henneman e Fidaa Ataya, in lingua arabo/italiana con musica dal vivo di Rocco Bertino. Una madre racconta la vita, ma anche i sogni e la resistenza pacifica, nel suo villaggio beduino "Jabal al Baba" in Palestina, che si trova davanti ad una colonia israeliana. I check point, la paura del suo nipotino di perdere la sua casa, l'arrivo dei soldati che tolgono 12 "case container".

Segue la Jam Session dei musicisti presenti: Alex Etchart (Urugay/Inghilterra), Zaid Ayasa (Palestina), Mubin Dunen (Kurdistan turco), Rocco Bertini e altri.

Domenica 25 novembre, presso la Scala Docciola, dalle ore 10 alle 13, si svolgerà “Il salotto” articolato in vari momenti: “Donne” dedicato alla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, con interventi di attrici palestinesi e curde/irachene; “Pensieri, esperienze, analisi sui territori di conflitto in Medio Oriente”, spazio aperto a giornalisti stranieri tra i quali Armanj Zada del Kurdistan iracheno, Abedo Dola dalla Palestina, Tammam Qasum di Bassora e a giornalisti italiani; incontro a cura del Tavolo per la Pace su Camp d'Arby; presentazione della campagna di sensibilizzazione per palestinesi non identificati, che vivono senza documenti e senza futuro; gli architetti di Archigraph illustrano la pianificazione con foto e disegni de ‘La Stazione di Volterra’, nuovo progetto del Teatro di Nascosto.

Alle ore 17 al Teatro Persio Flacco "Dawi ya dawi..." una storia sulla vita nel Kurdistan turco, con gli attori del Teatro Stabile di Diyarbakir in Kurdistan turco (ora chiuso, come tante altre situazioni del governo Erdogan). Segue "L'uomo piccolo piccolo" di Gaetano D'Alessandro e Sebastiano Cappiello, una commedia dove due dialetti e due culture, quella del sud e quella del nord dell'Italia, si incontrano. E ancora tanta musica con il concerto curdo dei cantanti Farqin, Azat, e Mubin Dunen, e “Il Darabuka parlante” con Zaid Ayasa ma anche “Amore e Guerra”, canto di Nicola Pineschi, Marilisa Cinotti.

In questi giorni di Festival il regista iracheno pluripremiato, Ali Kareem, girerà un documentario. Il Festival presenta vari appuntamenti con mostre e interventi artistici come il progetto "Terra" a cura degli artisti olandesi Arno Peeters e Iris Honderdos. Nell’Atrio del Comune di Volterra la mostra fotografica in bianco e nero di Andrea Berselli "Diyarbakir 1996" sul Kurdistan turco e "Punto a Croce Palestinese" mostra di vestiti, oggetti, borse, lavorati a punto a croce con i disegni e colori speciali della Palestina. Presso la Scala Docciola "20 Anni di Teatro Reportage" esposizione di fotografie e costumi a cura di Teatro di Nascosto.

È inoltre previsto un collegamento con Vito Minoia a Urbania, dove si terrà il 24 e 25 novembre, la XIX edizione del Convegno Internazionale I Teatri delle Diversità.

 

Pubblicato in Cultura

Amnesty International ha sollecitato le autorità del Bangladesh e di Myanmar a sospendere immediatamente il programma di rimpatri dei rifugiati rohingya nello stato di Rakhine. Una prima serie di rientri organizzati potrebbe prendere il via già il 15 novembre, in attuazione dell'accordo raggiunto il 30 ottobre tra i due paesi per iniziare i rimpatri di alcuni degli oltre 720.000 rifugiati rohingya fuggiti in Bangladesh dall'agosto 2017. 

"Si tratta di un piano sconsiderato che mette vite a rischio. Donne, uomini e bambini verrebbero ricacciati nelle mani delle forze armate di Myanmar, privi di garanzie sulla loro protezione, a vivere fianco a fianco con coloro che bruciarono le loro case e alle cui pallottole scamparono", ha dichiarato Nicholas Bequelin, direttore di Amnesty International per l'Asia orientale e sudorientale. 

Sulla base dell'accordo del 30 ottobre, 485 famiglie rohingya per un totale di 2260 persone sono "valutate" dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) come possibili soggetti dei primi rimpatri. L'annuncio ha diffuso la paura nei campi che ospitano i rifugiati. Questi non sono stati consultati e non è chiaro se le 2260 persone abbiamo dato il consenso affinché i loro nomi fossero inseriti nella lista dei rimpatriandi. 

La settimana scorsa un rohingya ha tentato il suicidio dopo aver appreso che la sua famiglia era stata inclusa nella lista. Altri, temendo di subire lo stesso destino, si sono nascosti o stanno pensando a trasferirsi altrove, via mare, in viaggi che potrebbero essere pericolosi.  "Questa mancanza di trasparenza è allarmante. Una popolazione già traumatizzata dalla campagna di morte dell'esercito di Myanmar è ora terrorizzata da cosa le riserverà il futuro, e dove la porterà", ha commentato Bequelin. 

"Il rimpatrio in questo momento non può avvenire in condizioni di sicurezza né di dignità e costituirebbe una violazione degli obblighi di diritto internazionale del Bangladesh. Nessun governo donatore dovrebbe appoggiare un programma di rimpatri che minaccia la vita e la libertà dei rohingya", ha sottolineato Bequelin.  Il rimpatrio forzato dei rifugiati viola il principio di "non respingimento", un divieto assoluto previsto dai trattati internazionali e dal diritto consuetudinario per far sì che una persona non sia fatta tornare in un territorio dove la sua vita potrebbe essere in pericolo o potrebbe subire altre gravi violazioni dei diritti umani. 

"Il Bangladesh ha generosamente accolto i rohingya dando loro rifugio. A prescindere da qualsiasi programma di rimpatri, il mondo chiede alle autorità del paese di continuare a tenere aperte le frontiere a coloro che fuggono dai crimini contro l'umanità che vengono tuttora commessi in Myanmar", ha aggiunto Bequelin. 

Il governo del Bangladesh ha dichiarato che acconsentirà al rimpatrio dei soli rifugiati di cui l'Unhcr ha accertato il genuino desiderio di tornare in Myanmar. 
"Ogni rohingya che abbia espresso tale desiderio ha il diritto di farlo e l'Unhcr ha un ruolo fondamentale nel verificarlo. Ma perché la loro volontà sia autentica, i rohingya necessitano di avere a disposizione delle alternative, tra cui quelle di rimanere in Bangladesh o di essere reinsediati in un paese terzo", ha commentato Bequelin. 

Nello stato di Rakhine, intanto, poco è cambiato per far sì che i rimpatri avvengano in condizioni di dignità e sicurezza. Centinaia di migliaia di rohingya continuano a sottostare a un sistema di apartheid, confinati in squallidi campi e villaggi. Non possono muoversi liberamente e incontrano gravi ostacoli all'accesso alle scuole e agli ospedali. Le forze di sicurezza devono ancora essere chiamate a rispondere delle atrocità commesse nei loro confronti.  "Nello stato di Rakhine, i crimini contro l'umanità vanno ancora avanti. Rimpatriare rifugiati in un luogo in cui i loro diritti saranno regolarmente violati e dove le loro vite saranno costantemente in pericolo è inaccettabile e incomprensibile", ha sottolineato Bequelin. 

Le autorità di Myanmar proseguono a imporre gravi restrizioni all'accesso nel nord dello stato di Rakhine. Solo una manciata di agenzie delle Nazioni Unite e di organizzazioni internazionali è in grado di operare nella zona e i giornalisti indipendenti possono entrarvi solo nell'ambito di visite controllate strettamente da funzionari del governo. 

"Dal punto di vista dell'informazione, oggi lo stato di Rakhine è un buco nero. Senza un monitoraggio internazionale, sarà estremamente difficile verificare la situazione di chiunque rientrerà nella zona", ha precisato Bequelin.  "I rohingya che ancora vivono nello stato di Rakhine hanno bisogno urgente di protezione. Se le autorità di Myanmar intendono seriamente creare le condizioni per ritorni sicuri, volontari e in condizioni di dignità, devono permettere agli operatori umanitari e agli osservatori sui diritti umani di avere pieno accesso alla zona", ha concluso Bequelin. 

Pubblicato in Dal mondo

Si aprirà venerdì 16 novembre alle 16 nella Sala Camera del Centro della Fotografia di Torino (via delle Rosine 18) il XVI Congresso di Arcigay, l'appuntamento con cui la più importante associazione lgbti italiana rinnova le proprie cariche sociali e i propri indirizzi politici.

Durante la giornata di apertura di venerdì, aperta al pubblico, si terranno le relazioni di fine mandato del presidente nazionale uscente, Flavio Romani, e del segretario nazionale uscente, Gabriele Piazzoni. Inoltre, verranno a portare il loro saluto numerosi rappresentanti delle istituzioni e del mondo associativo, a partire dalla sindaca di Torino, Chiara Appendino, e dall'onorevole Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle pari Opportunità. Interverranno anche Fabrizio Petri, ministro plenipotenziario Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e presidente Cidu – Comitato interministeriale per i diritti umani,  Marco Giusta, assessore alla Pari Opportunità del Comune di Torino, Monica Cerutti, assessora regionale del Piemonte, l'on. Laura Boldrini, di Liberi e Uguali, Silvia Manzi, neosegretaria dei Radicali Italiani, Sergio Lo Giudice. responsabile del dipartimento diritti civili del Partito Democratico, Marco Grimaldi, consigliere regionale di Sinistra Italiana, Francesca Druetti, rappresentante di Possibile, Francesca Chiavacci, presidente di Arci, e i portavoce di numerose associazioni lgbti  e sigle sindacali.

Dopo la giornata inaugurale, sabato 17 e domenica 18 novembre il congresso si sposterà rispettivamente all'Open 011 (Corso venezia 11) e all'Environment Park (via Livorno 60) dove i delegati e le delegati si riuniranno per discutere gli ordini del giorno prodotti nei congressi territoriali.

Il Congresso sarà composto in tutto da 157 delegati e delegate, rappresentativi di 56 comitati territoriali sparsi su tutto il territorio nazionale. Nella giornata di domenica si giungerà infine al voto delle mozioni congressuali e della nuova dirigenza: a confrontarsi saranno la mozione "Il nostro orgoglio a voce alta" che candida Daniela Tomasino, 47enne di Palermo, alla carica di presidente nazionale e Alberto Nicolini, 40enne di Reggio Emilia, alla  carica di segretario nazionale, e la mozione "Liberazione senza confini" che candida Luciano Lopopolo, 44enne di Bisceglie (Ba), alla carica di presidente nazionale e l'uscente Gabriele Piazzoni, 34enne di Crema, al rinnovo nella carica di segretario nazionale

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L’occupazione al Sud è a trazione cooperativa: «Sono 232mila gli occupati nelle cooperative del Mezzogiorno. Tra il 2012 e il 2016 gli occupati nelle cooperative nel Mezzogiorno sono cresciuti del +9,8% (oltre 20.000 persone), mentre sono scesi dello 0,7% nel totale delle imprese delle regioni meridionali.

Senza l’apporto delle cooperative i livelli di disoccupazione sarebbero stati ancora più drammatici. La performance è stata inoltre molto più brillante rispetto al dato nazionale del movimento cooperativo nello stesso periodo (+4%)». È quanto emerge dai dati elaborati dal Centro Studi Alleanza Cooperative Italiane e resi noti dal presidente Maurizio Gardini e dai copresidenti Mauro Lusetti e Brenno Begani in occasione della I Biennale della Cooperazione in svolgimento a Bari.

Sud a vocazione sociale e agroalimentare: «Le cooperative sociali sono il settore più performante nell’occupazione, mentre l’agricolo è quello con maggiore natalità di imprese, ben 7 nuove cooperative agricole su 10, costituite in Italia negli ultimi 5 anni, sono nate nel Mezzogiorno. Oltre ai settori tradizionali sono attive nell’ambito del biologico, delle agrienergie, degli agriturismo e nelle attività di coltivazione di spezie e piante aromatiche, farmaceutiche e prodotti per erboristerie».

Donne e giovani trovano nelle cooperative il loro ascensore sociale: è attiva al Sud più di 1 cooperativa a guida femminile su 2 (il 51,5% delle cooperative attive). «Tra il 2012 e il 2017 il numero di cooperative attive femminili è aumentato in tutte le regioni meridionali con un +12,8%, contro il +9,2% della media nazionale. Al tempo stesso il Mezzogiorno conserva, anche se in calo, il primato per numero di cooperative di giovani. Sono 4.081 e rappresentano il 56,7% di tutte le cooperative di “under 35” attive in Italia».

La sfida è crescere per competere: «La microdimensione delle cooperative del Mezzogiorno non aiuta a competere sui mercati. Quasi 9 cooperative su 10 (l’89% delle cooperative del Mezzogiorno) hanno un fatturato inferiore al milione di Euro (contro il 79% nazionale). Il 55% delle cooperative del Mezzogiorno ha un patrimonio netto inferiore a 10mila Euro (contro il 47% nazionale). Il 46,9% delle cooperative del Mezzogiorno ha un capitale investito inferiore a 100mila Euro (contro il 39% nazionale). Il 79% delle cooperative del Mezzogiorno conta meno di 10 dipendenti (contro il 71% nazionale)».

Info: http://www.biennale.coop

 

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