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Venerdì, 14 Dicembre 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 20 Novembre 2018 - nelPaese.it

L’Uisp rilancia la sua posizione per una riforma del sistema sportivo e per superare l’anomalia italiana. L’Uisp auspica che l’attuale confronto tra governo, Coni e federazioni esca dalla logica di chi attacca e chi si difende e affronti i veri nodi: dove si vuole portare lo sport italiano, dentro quale cultura sportiva, in quale rapporto intersettoriale con le altre politiche pubbliche?

Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, indirizza questa lettera aperta ad istituzioni, sistema sportivo, media, terzo settore e cittadini.

"In fondo l’aspro confronto al quale stiamo assistendo da qualche giorno a questa parte, tra governo e Coni, credo faccia parte dei fotogrammi di un film già visto, più volte, anzi forse quello che ha registrato i maggiori incassi nella politica del nostro paese. Ovvero, si annuncia un cambiamento e c’è chi si difende. Orazi e Curiazi, guelfi e ghibellini, siamo sempre lì. E lo siamo ancora di più quando si tocca l’ordinamento sportivo italiano, il Comitato Olimpico. Vuoi mettere, c’è una gara, è evidente che si tratta di capire chi vince e chi perde. E si è scatenato il solito turbinio delle scommesse.

Ma i contendenti non sono i soggetti di cui si parla sui giornali, nei media e nei social. Al centro di questo aspro confronto, al quale la Uisp non vuole sottrarsi, non c’è solo il Coni o le Federazioni sportive. O un governo che è assolutamente legittimato a fare proposte di legge. A nostro avviso l’animata discussione che si sta facendo a colpi di reciproche bordate non prevede il vero tema centrale, che sta nella domanda: dove si vuole portare lo sport italiano, dentro quale cultura sportiva, in quale rapporto intersettoriale con le altre politiche pubbliche?

La Uisp è intervenuta nell’ultimo Consiglio nazionale del Coni, dicendo cose che appartengono alla nostra storia e che sono le posizioni che abbiamo sempre manifestato a prescindere dai vari governi e dai presidenti del Coni che si sono succeduti. Anche se ciò non è stato riportato dai giornali, molto più interessati a sottolineare le assenze delle grandi federazioni sportive. In quell’occasione abbiamo affermato, senza tatticismi e senza ipocrisie, che una riforma del sistema sportivo italiano la auspichiamo da sempre, che il superamento dell’anomalia italiana è una carta che abbiamo continuamente giocato quale ammodernamento dello stesso sistema.

Ma allora, stiamo parlando di questo? La Uisp non può che essere interessata se si comincia a parlare di sport e benessere. Siamo coloro che hanno presentato al Parlamento italiano, nell’aprile del 2016, la Strategia sull’attività fisica dell’OMS per la regione europea 2016/2025 e stiamo seguendo il relativo Piano d’azione globale per la promozione dell’attività fisica. L’intreccio tra sport, salute e benessere è da sempre una nostra politica nel rapporto stretto con il Ministero della Salute e le Regioni attraverso momenti di confronto pubblico, attività sportiva per la promozione e la prevenzione.

C’è tutta la nostra attenzione quando si dice che si vuole valorizzare lo sport di base e la promozione sportiva, convinti come siamo che il perno intorno al quale si muove il sistema sportivo italiano è rappresentato da tutte quelle decine di migliaia di associazioni e società sportive che quotidianamente prendono in custodia i nostri figli e che sono costruttrici di inclusione e coesione sociale.

Evitiamo al paese, ancora una volta, di sprecare l’ennesima occasione. Abbiamo dati molto preoccupanti sulla diffusione della pratica sportiva nell’Unione Europea e l’Italia è una delle maglie nere, che si posiziona tra i più bassi tassi di frequenza. C’è pertanto la necessità di individuare e introdurre misure per incoraggiare un maggior numero di persone all’attività motoria quale parte integrante della vita quotidiana. E su questo tema c’è un problema aperto con il decreto Balduzzi relativo all’attività ludico motoria, c’è il rapporto con la scuola.

La domanda di sport si è profondamente modificata, i soggetti sportivi si sono moltiplicati e molti di questi sfuggono al controllo delle attività che organizzano. Nel dibattito di questi giorni non appaiono gli Enti di Promozione Sportiva, alcuni dei quali silenti al Consiglio del Coni. Mentre altri, che invece intervengono in quella sede a favore dell’annunciata riforma, rimproverando i difetti dell’autonomia olimpica, dimenticano di essere da più di vent’anni alla presidenza dell’ente che rappresentano.

Il voto favorevole della Uisp al documento che è stato sottoposto al Consiglio Nazionale del Coni è legato a tutto questo. Stiamo parlando di fatto di un provvedimento ordinamentale, allora mostriamo tutti il coraggio di alzare il livello della sfida. Non ci è mai piaciuto giocare sulla difensiva. Già nel 2011, in una nostra assemblea nazionale a Rimini, abbiamo avuto modo di presentare all’allora presidente del Coni e al governo del paese una nostra idea di riforma del sistema sportivo. La politica e tutte le parti in campo facciano la propria parte, può essere l’occasione giusta. Scopriamo tutte le carte, andiamo fino in fondo.

Lo chiede la Uisp che non si è mai sottratta a nessun confronto e che non si è mai mostrata supina o collaterale ai vari poteri o governi. Che ha affrontato da tempo una riforma interna per essere un’associazione aperta ai cambiamenti, che ha promosso battaglie pubbliche sull’etica e la trasparenza, che vuole finalmente un salto culturale della questione sportiva, che non aspetta le leggi di turno per mettere nel proprio statuto il limite dei due mandati.

Un riordino complessivo del sistema sportivo italiano è alla portata di tutti noi e se si vuole davvero valorizzare lo sport di base occorre anche che si predispongano tempestivamente i giusti interventi per armonizzare la riforma del Terzo settore. Siamo all’inizio della legislatura, nessuno faccia finta che non sia successo nulla, ma si chieda lo sforzo, finalmente, di pensare in grande. Lo dobbiamo allo sport, lo dobbiamo al Paese"

 

Pubblicato in Sport sociale

Il 23 novembre 2018, nella Sede Irpina dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), si terrà una Tavola Rotonda aperta ai cittadini, organizzata dall'INGV e dalla Protezione Civile della Regione Campania, insieme con l'Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze (ANPAS) e il Comune di Grottaminarda, per confrontarsi sui nuovi strumenti oggi a disposizione utili ad affrontare un evento simile a quello del sisma del 23 novembre 1980, che causò ben 2735 vittime e più di 9000 feriti.

A seguito di un percorso guidato all'interno della Sede dell'INGV che illustrerà gli strumenti scientifici per la sorveglianza sismica e le attività della colonna mobile della protezione civile ANPAS, alla Tavola Rotonda si incontreranno: Luigi D'Angelo – Direttore Operativo per il Coordinamento delle Emergenze del Dipartimento della Protezione Civile; Francesca Bianco – Direttore della Sezione di Napoli dell'INGV "Osservatorio Vesuviano"; Claudia Campobasso – Dirigente Protezione Civile, emergenza e post-emergenza della Regione Campania; Carmine Lizza – Responsabile Nazionale della Protezione Civile ANPAS; Rosa D'Eliseo – Comandante dei Vigili del Fuoco di Avellino; Romano Camassi – Primo Tecnologo dell'INGV.

Modera Amedeo Picariello, giornalista di "Irpinia TV".

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Inaugura ufficialmente l’attività mercoledì 21 novembre il settimo workers buyout accompagnato nel suo percorso da Legacoop Veneto: tra i wbo nati in questi anni è la prima iniziativa imprenditoriale tutta al femminile. Si tratta della cooperativa Centro Moda Polesano di Stienta (Rovigo), attiva nel settore dell’alta moda e sorta in seguito alla crisi della Cooperativa Polesana Abbigliamento (Capa).

La nuova cooperativa ha iniziato la propria produzione lo scorso luglio: una produzione attesa anche dagli stessi ex clienti, che hanno mantenuto i loro ordini e confermato l’intenzione di lavorare insieme a Centro Moda Polesano.

Presenti al momento ufficiale di festa e di taglio del nastro, con visita allo stabilimento (viale dell’Artigianato 51b) - oltre naturalmente alle 22 socie lavoratrici fondatrici della cooperativa e alle 11 dipendenti, assieme a familiari e fornitori -, i rappresentanti istituzionali (evento solo a invito).

A intervenire saranno   Claudia Tosi, presidente di Centro Moda Polesano;  Enrico Ferrarese, sindaco del Comune di Stienta; Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto;  Dora Iacobelli, presidente della Commissione Pari opportunità di Legacoop e vicepresidente nazionale di Legacoop; Gianluca Laurini, direttore Settori Manifatturiero e Servizi di Coopfond;  Paolo Ferraresi, responsabile Area Nordest di Banca popolare etica; Elena Donazzan, assessore all’Istruzione, alla Formazione, al Lavoro e alle Pari opportunità della Regione del Veneto.

 

Pubblicato in Veneto

Lo scontro sulla Tav e la questione Ponte Morandi riaprono il dibattito sulle grandi opere nel nostro Paese. In un sondaggio PoliticApp di Swg emerge un dato: per gli italiani la priorità riguarda i trasporti e la fibra ottica. Ferrovie (46%), aereoporti (29) e autostrade (36) insieme alla copertura della rete tecnologica (60) sono le prime 4 voci rispetto alle infrastrutture su cui investire per lo sviluppo. 

In questo senso poco più della metà (56%) ritiene sia sbagliato fermare la Tav Torino-Lione mentre il 22% pensa sia giusto fermare l'opera e il 24% non ha un'idea in merito. 

Resta, però, un criterio molto vasto nell'opinione pubblico rispetto all'impatto ambientale: il 62% ritiene che le grandi opere debbano essere sostenibili e vanno realizzate se proprio necessarie. 

Infine, sul piano elettorale continua la perdita di consensi per M5S che scende al 26% mentre avanza inesorabile la Lega Nord che sale al 32%. 

Pubblicato in Nazionale

Sono a dir poco allarmanti i dati che emergono dall'annuale report pubblicato in occasione della giornata della memoria per le vittime della transfobia, International trans day of remembrance, (TDoR) del 20 novembre. 

Il report TDoR 2018 ha rivelato un totale di 369 casi di omicidio di persone transessuali avvenuti tra il 1° ottobre 2017 e il 30 settembre 2018, dato che evidenzia un aumento di ben 44 casi rispetto al report del 2017. Aumento che, purtroppo, ormai da anni è costante e sembra non volersi arrestare: 271 vittime nel 2015, 295 nel 2016 e 325 nel 2017.

La maggior parte degli omicidi è avvenuta in Brasile (167), in Messico (71), negli Stati Uniti (28) e in Colombia (21), per un totale di 2982 casi segnalati in 72 paesi in tutto il mondo tra il 1° gennaio 2008 e il 30 settembre 2018, di cui 2350 tutti avvenuti nel Centro e nel Sud America.

Numeri che fanno davvero paura. L'Italia è il secondo paese europeo per numero dei morti, con ben 4 casi quest'anno e 37 dal 2008, immediatamente dopo la Turchia, con 51 casi dal 2008 e 5 quest'anno. Roma ha il primato di città con il più alto numero di vittime nel 2018: ben 3 casi su 5 si sono infatti verificati nella Capitale. Dopo di noi la Spagna, il Regno Unito e la Francia.

In questa giornata di lutto mondiale è fondamentale ricordare che gli atti transfobici, che raggiungono il loro culmine nell'omicidio di persone trans, non sono semplici omicidi, ma delitti contro il genere. Ecco perché è così importante unirsi alle commemorazioni organizzate in tutto il mondo oggi dalla comunità LGBT, per ricordare donne, amiche, sorelle, lavoratrici, vittime della violenza di uomini che le hanno uccise, sentendosi padroni delle loro vite. E parliamo di donne a tutti gli effetti, perché purtroppo la maggior parte delle vittime sono mtf (male to female). 

 

Pubblicato in Parità di genere

Medici Senza Frontiere (MSF) condanna con forza la decisione delle autorità giudiziarie italiane di sequestrare la nave Aquarius per presunte irregolarità nello smaltimento dei rifiuti di bordo. “una misura sproporzionata e strumentale, tesa a criminalizzare per l’ennesima volta l’azione medico-umanitaria in mare.  

L'indagine di Guardia di Finanza e Polizia, coordinata dalla Procura di Catania, avrebbe accertato uno smaltimento illecito in 44 occasioni per un totale di 24 mila kg di rifiuti. Si tratta della stessa Procura che ha visto cadere in un nulla di fatto le accuse contro le Ong per "favoreggiamento dell'immigrazione clandestina" dopo un'inchiesta durata un anno.

“Dopo due anni di indagini giudiziarie, ostacoli burocratici, infamanti e mai confermate accuse di collusione con i trafficanti di uomini, ora veniamo accusati di far parte di un'organizzazione criminale finalizzata al traffico di rifiuti. È l’estremo, inquietante tentativo di fermare a qualunque costo la nostra attività di ricerca e soccorso in mare”, dichiara Karline Kleijer, responsabile delle emergenze per MSF.     

 Il provvedimento di sequestro della Aquarius, che comprende anche alcuni conti bancari di Msf, deriva da una lunga indagine della Procura di Catania sullo smaltimento dei rifiuti di bordo, con particolare riferimento ai vestiti dei migranti soccorsi, agli scarti alimentari e ai rifiuti delle nostre attività mediche. “Ma tutte le nostre operazioni in porto, compresa la gestione dei rifiuti, hanno sempre seguito procedure standard. Le autorità competenti non hanno contestato queste procedure né individuato alcun rischio per la salute pubblica da quando MSF ha avviato le attività in mare nel 2015”, replica la Ong.   

 MSF, che ribadisce “piena disponibilità a collaborare con le autorità italiane, contesta la ricostruzione della Procura e respinge categoricamente l’accusa di aver organizzato qualunque attività abusiva finalizzata al traffico illecito di rifiuti. Dopo la valutazione del decreto di sequestro e un’analisi interna, che dimostra come le accuse siano inaccurate e fuorvianti, MSF presenterà ricorso al Tribunale del riesame”.  

 “Siamo pronti a chiarire i fatti e a rispondere delle procedure che abbiamo seguito, ma riaffermiamo con forza la legittimità e la legalità della nostra azione umanitaria” dichiara Gabriele Eminente, direttore generale di MSF in Italia. “L’unico crimine che vediamo oggi nel Mediterraneo è lo smantellamento totale del sistema di ricerca e soccorso, con persone che continuano a partire senza più navi umanitarie a salvare le loro vite, mentre chi sopravvive al mare viene riportato all’incubo della detenzione in Libia, senza alcuna considerazione del diritto internazionale marittimo e dei rifugiati.”  

 Due anni di campagne diffamatorie contro le attività di ricerca e soccorso, infondate accuse di collusione con attività criminali e la chiusura dei porti alle navi di soccorso hanno di fatto bloccato l’azione umanitaria in mare e scoraggiato tutti i tipi di nave dal soccorrere i barconi in difficoltà. Il risultato sono oltre 2.000 morti nel Mediterraneo solo quest’anno e un nuovo picco di sofferenze, mentre la guardia costiera libica sostenuta dall'Italia e dall’Europa intercetta sempre più persone in mare e le riporta alle terribili condizioni della detenzione arbitraria in Libia, in piena violazione delle leggi internazionali.   

  Con cinque navi umanitarie attive in tre anni di operazioni in mare, MSF ha soccorso oltre 80.000 persone in coordinamento con le autorità marittime e nel rispetto delle leggi nazionali e internazionali. La nave Aquarius, l’unica rimasta con a bordo un team medico di MSF, oggi è bloccata nel porto di Marsiglia dopo due revoche della bandiera in due mesi, per concertate pressioni politiche.

 

 

Pubblicato in Nazionale
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