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Sabato, 25 Maggio 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 22 Novembre 2018 - nelPaese.it

L’organizzazione medico-umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) è estremamente preoccupata per i propri pazienti e il proprio personale a Hodeidah, in Yemen, a causa dei combattimenti che avvengono sempre più in prossimità delle proprie strutture sanitarie. Dall'inizio della nuova offensiva lanciata dalle forze supportate dall’Arabia Saudita e gli Emirati contro le truppe di Ansar Allah, lo scorso 1° novembre, le équipe di MSF hanno curato oltre 500 feriti di guerra.

Pesanti combattimenti e bombardamenti sono ripresi all'interno di Hodeidah, con scontri che avvengono molto vicini all'ospedale Al-Salakhana, dove lavorano le équipe di MSF. “Il nostro personale può sentire quotidianamente esplosioni e sparatorie in prossimità dell'ospedale” spiega Caroline Seguin, responsabile delle operazioni di MSF in Yemen. “I combattimenti a terra tra le forze militari si stanno avvicinando alla struttura, facendo aumentare la preoccupazione per la sicurezza delle persone al suo interno”.

“Dal 2015, le strutture sanitarie di MSF sono state colpite sei volte in Yemen, 27 persone sono state uccise e 40 sono state ferite” prosegue Seguin di MSF. “Tutte le parti in conflitto devono garantire che i civili e le strutture civili come gli ospedali siano protetti”.

L'ospedale di Al-Salakhana rimane uno dei tre ospedali pubblici ancora aperti e operativi nell'area. L'ospedale di Al-Thawrah, la principale struttura sanitaria pubblica della città, è operativo ma anch’esso è sotto la minaccia dei combattimenti e del rapido spostamento della linea del fronte.

“I civili hanno sempre meno possibilità di accedere all'assistenza sanitaria a Hodeidah e il trasferimento ad altre strutture sanitarie fuori dalla città richiede ore” aggiunge Seguin di MSF. “Vediamo bambini con ferite da arma da fuoco e donne incinte con complicazioni che hanno urgente bisogno di assistenza medica salvavita ma che arrivano tardi negli ospedali di Mocha e Aden, a ore di distanza”.

Tra il 1° e il 15 novembre, le équipe di MSF hanno assistito 510 feriti di guerra, tra loro 31 donne e 33 bambini, nelle strutture a Hodeidah, Abs, Aden, Hajjah e Mocha. Sono 241 le vittime di arma da fuoco, 227 da esplosioni e 30 con lesioni da schegge. Nelle prime due settimane di novembre, le ammissioni al pronto soccorso sono aumentate del 56% ad Aden e del 50% a Mocha rispetto allo stesso periodo di ottobre. Per rispondere a tale afflusso di feriti di guerra, le équipe di MSF hanno aumentato da 133 a 172 i posti letto negli ospedali di Aden, Hodeidah e Mocha.

I combattimenti nel Governatorato di Hodeidah non accennano a diminuire e un potenziale assedio della città metterebbe i civili a rischio di trovarsi nel mezzo del fuoco incrociato e rimanere così intrappolati senza abbastanza ospedali per assisterli. “Oggi non sappiamo come farebbero le persone a fuggire se dovessero trovarsi nel mezzo dei combattimenti, e che tipo di accesso avrebbero ai servizi di base se la situazione peggiorasse” conclude Seguin di MSF.

Mentre gli Stati Uniti hanno chiesto un cessate il fuoco entro la fine di novembre e i colloqui di pace sono stati rinviati alla fine dell'anno, MSF lancia l’allarme sul costo umano di questa offensiva. Non c’è nessun dato realistico disponibile sul numero complessivo delle vittime: il numero ufficiale è fermo a 10.000 dall’agosto 2016, mentre alcune organizzazioni indipendenti, come Armed Conflict Location e Event Data Project, riferiscono di oltre 57.000 morti.

Per sostenere le attività mediche nei contesti di guerra, MSF ha lanciato la campagna di raccolta fondi “Cure nel cuore dei conflitti”: fino al 30 novembre si possono donare 2 euro con SMS da rete mobile, 5 o 10 euro con chiamata da rete fissa al numero 45598 oppure online sul sito www.msf.it/conflitti. Tutti i dettagli sul sito dell’iniziativa.

 

 

Pubblicato in Dal mondo

Nonostante un anno fa sia stato abolito lo stato d'emergenza, in Francia i poteri eccezionali antiterrorismo continuano a essere usati ingiustamente per punire persone, lasciate senza accusa né processo a languire in un limbo giudiziario. Lo ha reso noto un nuovo rapporto di Amnesty International, intitolato "Francia, puniti senza processo: l'uso delle misure amministrative di controllo nel contesto dell'antiterrorismo", che rivela come, aggirando il sistema e i principi della giustizia penale ordinaria, i controlli impongano gravi limitazioni ai diritti delle persone. 

"I provvedimenti temporanei introdotti durante lo stato d'emergenza con lo scopo di proteggere la popolazione dalla minaccia del terrorismo sono stati incorporati nella legge francese. Stanno devastando la vita delle persone, togliendo brutalmente loro i diritti", ha dichiarato Rym Khadhraoui, ricercatrice di Amnesty International sull'Europa occidentale.  "La Francia ha creato un sistema giudiziario di seconda fascia che prende di mira le persone sulla base di criteri ampi e vaghi, fa affidamento su informazioni segrete e non offre alle persone opportunità significative per potersi difendere"; ha aggiunto Khadhraoui. 

Garantendo alle autorità una sostanziale discrezione per punire persone al di fuori del sistema giudiziario ordinario, i controlli si prestano all'abuso e a un'applicazione discriminatoria, anche nei confronti delle persone di fede musulmana. In una versione moderna dello "psicoreato" orwelliano, i controlli sono imposti sulla base non di un reato effettivamente commesso bensì sulla base di cosa una persona potrebbe fare in futuro. Queste misure "prima del reato" possono avere un drammatico impatto sulla vita delle persone destinatarie e delle loro famiglie. 

Basati su criteri imprecisi e solitamente su informazioni non rese pubbliche, i controlli consentono al ministero dell'Interno di imporre un'ampia serie di limitazioni come impedire di allontanarsi da una città, prevedere l'obbligo di presentarsi quotidianamente alla polizia o il divieto di contattare determinate persone. "Rochdi" è stato costretto per un anno e mezzo a rimanere nella piccola città di Echirolles. In questo periodo non ha potuto visitare la madre, che vive in un'altra località, né trovare un lavoro a causa delle limitate possibilità d'impiego in una città la cui area è di soli otto chilometri quadrati. 

"Mi hanno rovinato la vita. È peggio che stare in prigione: è come stare in prigione mentre sei fuori. Almeno in prigione non hai alternative", ha raccontato ad Amnesty International. Le misure di controllo spesso danno luogo a situazioni assurde. Nel caso di "Rochdi" c'era un conflitto tra l'obbligo di lavorare che gli era stato imposto da un giudice e le restrizioni derivanti dai controlli, che gli hanno fatto perdere il lavoro. 

In casi come questo, i controlli limitano in modo iniquo non solo la libertà di movimento ma anche il diritto alla riservatezza, alla vita familiare e al lavoro, in violazione degli obblighi di diritto internazionale della Francia. Kamel Daoudi è sotto controllo da oltre 10 anni. Deve vivere in un villaggio a oltre 400 chilometri di distanza dalla famiglia, presentarsi alla polizia tre volte al giorno e rispettare un coprifuoco notturno. Poiché le autorità francesi non rinnoveranno il suo permesso di soggiorno temporaneo e non possono peraltro rimpatriarlo nel suo paese, l'Algeria, a causa del rischio di essere torturato, egli è praticamente intrappolato a tempo indeterminato. 

"Queste misure sono inumane, tutta la mia vita è organizzata in loro funzione. Hanno ridotto la mia vita a qualcosa di molto assurdo", ha raccontato ad Amnesty International. Il rapporto di Amnesty International denuncia anche che, a un anno dall'abolizione, le persone arrestate sotto lo stato d'emergenza ma mai incriminate o poste sotto inchiesta subiscono ancora gravi conseguenze sul piano psicologico e ciò si estende anche alle loro famiglie. Le attuali misure di controllo potrebbero avere simili effetti di lungo periodo. 

"Abolito lo stato d'emergenza, è emerso uno stato permanente e draconiano di securitizzazione. Le misure straordinarie sono diventate ordinarie, le prove sono state sostituite da informazioni segrete di intelligence e le persone hanno finito per essere perseguitate anziché perseguite", ha commentato Khadhraoui. 

"Proteggere le persone da attacchi violenti è di vitale importanza, ma mettere da parte il sistema giudiziario ordinario per prendere di mira persone sulla presunzione che in futuro potrebbero commettere reati è assurdo e ingiusto. Queste misure di controllo devono essere rimosse", ha concluso Khadhraoui. 

Pubblicato in Nazionale

 “Sono passati più di cinque mesi dall’insediamento del nuovo Governo e le proposte dell’ASviS, su cui la maggior parte delle forze politiche si era impegnata formalmente durante la campagna elettorale, sono state totalmente ignorate: un segnale di disinteresse e sottovalutazione del rischio a cui è esposto il nostro Paese. Inoltre, nella proposta della legge di Bilancio non vediamo un progetto integrato che vada nella direzione dello sviluppo sostenibile e dell’attuazione dell’Agenda 2030 che l’Italia ha sottoscritto nel 2015”.

E’ quanto dichiara in audizione alla Commissione Esteri della Camera dei Deputati Enrico Giovannini, Portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) che, con i suoi oltre 200 aderenti, è la più grande rete di organizzazioni della società civile mai creata in Italia. Giovannini spiega come l’Agenda 2030 rappresenti un vero e proprio piano strategico mondiale, una roadmap per la costruzione di un nuovo paradigma di sviluppo sostenibile sul piano economico, sociale, ambientale e istituzionale. 

“Tutti gli indicatori ci dicono molto chiaramente che non abbiamo più tempo e se il Governo e le forze politiche non daranno immediatamente attuazione, con misure concrete, a quanto previsto dall’accordo sottoscritto all’Onu, il nostro Paese perderà un’importante occasione per garantire un futuro a questa e alle prossime generazioni”, prosegue Giovannini.

Tra le proposte dell’ASviS anche l’avvio della Commissione Nazionale dello Sviluppo Sostenibile, istituita a marzo a Palazzo Chigi con una Direttiva del Presidente del Consiglio, che prevede la partecipazione di tutti i ministri insieme a rappresentanti della Conferenza delle Regioni, dell’Unione delle Province e dell’Anci per il coordinamento delle politiche per lo sviluppo sostenibile.

La Commissione non è stata ancora avviata, nonostante le rassicurazioni del Presidente Conte durante un incontro con l’ASviS tenutosi lo scorso 7 ottobre. In quell’occasione era stato illustrato al Presidente il Rapporto ASviS 2018, studio che fotografa la situazione del Paese rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile, e segnalato il gravissimo ritardo dell’Italia su questioni di enorme importanza per uno sviluppo sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale.

“Chiediamo al Governo e al Parlamento – conclude il Portavoce dell’ASviS - un segnale di responsabilità e l’attuazione delle misure più urgenti tra quelle indicate nel Rapporto, incluse il cambio di nome al CIPE in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile, l’avvio di una strategia nazionale per le città sostenibili e l’inserimento in Costituzione del principio dello sviluppo sostenibile”.

 

Pubblicato in Economia sociale

Il Collettivo Curatoriale composto dagli studenti dell'VIII edizione del Luiss Master of Art, Master Universitario di I livello della Luiss Business School, con la supervisione scientifica di Achille Bonito Oliva, presenta INCERTA et.cetera, mostra che riflette sull'indeterminatezza della nostra contemporaneità e che si terrà dal 6  al 20 dicembre 2018 negli spazi diffusi di Fòndaco, in via della Frezza a Roma.

L'azione del Collettivo curatoriale si pone come un interrogativo, un dialogo aperto sul tema della sparizione delle certezze. Dalla pluralità delle trentasei menti del collettivo emerge una volontà di esplorazione. Nel buio della confusione, del non chiaro, continuano a sorgere creazioni stimolate da quel terreno estremamente fertile che è il caos. Cos'è il tempo incerto? È prettamente umano, è una questione di percezione. È il tempo dell'individuo o della società? Forse è il prodotto dei due.

È l'istantaneità della nuova comunicazione: babelica, scremata del suo valore. È un tempo critico in cui l'essere umano, nell'eterno procrastinare, è posto davanti a una scelta di reazione di fronte a un senso di catastrofe imminente: l'azione o l'immobilità. Insomma, è un tempo nuovo, mai visto e pur sempre esistito per tutti; è la consueta paura della morte, forse stavolta più intellettuale che fisica. È un problema di forma. O della sua assenza.

Come si rappresenta questa mutazione? Gli stimoli offerti dall'arte suggeriscono una deformazione che coinvolge le categorie attraverso cui definiamo il nostro immaginario. Al centro di questa Babele c'è ancora l'uomo con il suo estremo bisogno di trasformare la realtà a suo riflesso. Siamo passibili di una molteplicità di scelte possibili e d'informazioni simultanee che assottigliano il valore individuale e aprono la strada a innumerevoli spunti di riflessione. La reazione dell'arte è caleidoscopica, piena di creazioni estremamente eterogenee. Questo è un tentativo di lettura di un tempo incerto, un districarsi tra la liquidità del presente e l'assoluta evanescenza del futuro.

INCERTA et.cetera è un tentativo di riflessione sull'indeterminatezza della nostra contemporaneità. Pittura, scultura, installazioni video e sonore sono le forme di linguaggio scelte per l'esplorazione eclettica del tema. Gli spazi di Fòndaco, la cui filosofia riunisce diverse realtà, si propongono di rompere i vecchi confini e lasciar fluire nuove identità, in perfetta sinergia con il metodo d'indagine perseguito dal collettivo. Al contempo, l'audace accostamento degli spazi della concept street all'arte contemporanea crea una situazione immersiva e spaesante, in cui lo spettatore è invitato a perdersi e attraversare.
 
INCERTA è la forma declinata in neutro plurale di incertus, incerta, incertum, che lascia spazio a molteplici chiavi di lettura. Una scelta indeterminata - come il tema trattato - dove nulla è chiaro, ma solo frutto d'interpretazioni soggettive e oggettive. Si offre al pubblico la libertà di identificarsi - o meno - nelle varie espressioni artistiche scelte, così da indurlo a una personale riflessione sul tempo incerto. Il sottotitolo et.cetera, dal latino "e i rimanenti", "e altre cose", "e così via", rimanda all'immaginario collettivo dell'incertezza che caratterizza la nostra contemporaneità.

Gli studenti del LUISS Master of Art hanno curato tutti i passaggi progettuali e organizzativi della mostra, dal concept alla scelta degli artisti, dagli allestimenti, alla comunicazione con un innovativo progetto di promozione sui social, sino alla redazione di un innovativo catalogo, realizzato con la collaborazione diNERO che approfondisce l'"Anatomia del tempo incerto" attraverso sezioni tematiche e contributi critici.
 
In mostra anche le opere dei tre finalisti della III edizione del Premio Internazionale Generazione Contemporanea, istituito dalla LUISS Business School per promuovere l'arte contemporanea italiana e straniera, sostenere gli artisti under 35 e dare vita alla collezione permanente d'arte contemporanea dell'Università LUISS Guido Carli.

Durante il vernissage sarà annunciato il vincitore scelto da una giuria composta da: Achille Bonito Oliva (Presidente di giuria) - Lorenzo Balbi (Direttore artistico MAMbo - Museo d'arte moderna di Bologna) - Anna Coliva (Direttore Galleria Borghese) - Pia Lauro (Curatore indipendente e diplomata Master of Art) - Domenico Piraina (Direttore PAC - Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano) - Luca Pirolo (Direttore Master of Art) - Monique Veaute (Presidente Fondazione Romaeuropa).

Il Collettivo Curatoriale è composto da: Anna Baciarlini - Beatrice Bandinelli - Elisa Barbero - Greta Bonvicini - Francesca Carpani Glisenti - Giulia Caruso - Giampiero Castiglione - Liberata d'Amore - Elena D'Angelo - Maria Enza D'Auria - Eugenia De Petra - Flaminia Di Meo - Silvia Etzi - Adriano Foltran - Laura Fichera - Chiara Furega - Alessandra Giacopini - Mafalda Giro - Alessandra Grimaldi - Carla Lintas - Rachele Logli - Bianca Malitesta - Susanna Mancini - Benedetta Mirra - Raffaele Moretti - Serena Nardoni - Valerio Ninu - Lidia Orsatti - Laura Parascandolo - Carmen Petrarota - Jodie Petrosino - Giorgia Pieretti - Stefania Postiglione - Viviana Prisco - Giuseppina Sacco - Pedro Silvani.

 

Pubblicato in Cultura

Lo scontro sulla questione inceneritori e roghi di rifiuti in Campania investe anche il mondo dell’informazione. Già molte testate sono finite sotto accusa per i titoli su una presunta “emergenza” e i comitati rispondono anche sulle modalità di una puntata della trasmissione Porta a porta che li ha visti coinvolti.

Nello specifico è il portavoce della Rete Cittadinanza e Comunità, Vincenzo Tosti, a replicare dopo il suo intervento “sul campo” durante la trasmissione dedicata al tema del 20 novembre. Tosti punta il dito contro “una condotta manipolativa” della redazione: “mi hanno chiesto di recarsi sulle discariche abusi con me per individuare gli scarti industriali abbandonati nelle campagne da aziende che producono a nero. L’intervista però è stata interrotta con il lancio di un servizio in cui si individuavano le soluzioni allo sversamento dei rifiuti speciali ripresi da quelle immagini in cui ero coinvolto con la realizzazione di inceneritori da affiancare a quello di Acerra”.

Da qui la replica e le critiche di Tosti verso la trasmissione di Rai Uno. “Sono basito che si faccia disinformazione che compromette la conoscenza del ciclo dei rifiuti. Le mie dichiarazioni non dovevano essere strumentalizzate a favore di un dibattito in studio favorevole agli inceneritori, confondendo la questioni dei rifiuti industriali con quelli solidi urbani che solo in via residuale sono ammessi all’incenerimento perché soggetti a raccolta differenziata e al ciclo ordinario”.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Prende il via ufficialmente l’attività della cooperativa Centro Moda Polesano di Stienta (Rovigo), il settimo workers buyout accompagnato nel percorso da Legacoop Veneto eprimo nato tutto al femminile.

La nuova cooperativa - che ha sede in viale dell’Artigianato 51b e resta attiva nel settore dell’alta moda -, nasce in seguito alla crisi della Cooperativa Polesana Abbigliamento (Capa) grazie alla volontà di 22 ex lavoratrici destinate alla disoccupazione, che con la loro scelta e il loro coraggio hanno così messo in salvo posti di lavoro e al contempo conservato nell’area polesana competenze e imprenditorialità. 

Lo scorso luglio la nuova impresa ha iniziato la propria produzione: una ripresa dell’attività attesa pure dagli stessi ex clienti, che hanno mantenuto i propri ordini e confermato l’intenzione di lavorare insieme a Centro Moda Polesano. Alle socie lavoratrici si sono aggiunte da subito anche 11 ulteriori lavoratrici dipendenti - per 33 posti di lavoro complessivi della ex Capa salvati - e ulteriori lavoratori sono stati assunti in seguito: oggi la cooperativa vede occupate già 39 persone.

 Oltre a loro, assieme a familiari e fornitori, presenti al momento ufficiale di festa e di taglio del nastro i rappresentanti di Legacoop Veneto e nazionale, le istituzioni locali, i sindacati. Accanto alla voce della presidente della nuova cooperativa, Claudia Tosi quelle di Enrico Ferrarese, sindaco di Stienta, Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto, Dora Iacobelli, presidente della Commissione Pari opportunità di Legacoop e vicepresidente nazionale di Legacoop, Gianluca Laurini, direttore Settori Manifatturiero e Servizi di Coopfond, Paolo Ferraresi, responsabile Area Nordest di Banca popolare etica, ed Elena Donazzan, assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro e Pari opportunità della Regione del Veneto.

La crisi e il percorso di ripresa tramite l’operazione di workers buyout

Fondata nel 1962 e operante anch’essa nel settore dell’alta moda femminile, negli ultimi anni Capa è toccata dalle importanti difficoltà del settore e dalla crisi economica generalizzata. Nel marzo 2018 subisce la liquidazione coatta amministrativa. A quella data le lavoratrici sono 43: 35 socie e 8 dipendenti (tutte con contratto collettivo nazionale del comparto tessile, abbigliamento, industria). Alcune di loro lanciano l’idea di costituire una nuova impresa, che raccolga l’eredità di Capa per impedire di disperderne il prezioso know how e, naturalmente, per proteggere l’occupazione: grazie al supporto di Legacoop Veneto, anche con la collaborazione delle parti sindacali locali Cgil, Cisl e Uil, si avvia così il percorso di workers buyout, che si concretizza nella costituzione della nuova cooperativa e nella presentazione di un’offerta di affitto d’azienda con impegno all’acquisto al liquidatore della Capa.

Le 22 socie fondatrici capitalizzano la nuova società attraverso l’anticipo della Naspi, apportando oltre 270mila euro, cui si affianca il sostegno di Coopfond, fondo mutualistico di Legacoop intervenuto con un finanziamento di 80mila euro, e di Banca Popolare Etica, che crede nel progetto e mette a disposizione una linea di fido di 200mila euro per garantire la disponibilità di liquidità all’impresa.

Fondamentale nel percorso è stata la predisposizione di un attento business plan, che ha contribuito a riportare la produzione a livelli interessanti, tanto che a soli tre mesi dall’avvio dell’attività la nuova cooperativa vede oggi 39 persone al lavoro, in un territorio particolarmente vulnerabile dal punto di vista occupazionale. La previsione del volume d’affari di Centro moda Polesano è di oltre 600mila euro per il 2018 e di oltre un milione e 200mila euro per il 2019.

Il modello veneto di workers buyout codificato da Legacoop Veneto

Quella del Centro Moda Polesano è la settima operazione di wbo accompagnata da Legacoop Veneto. È così dimostrata, ancora una volta, l’importante funzione anticrisi svolta dal sistema cooperativo a beneficio del territorio, in termini sia occupazionali che economici e produttivi. Il modello veneto di workers buyout (wbo) è oggi riconosciuto da più parti come vincente: un vero e proprio strumento di politica industriale, che in particolare per l’importante settore del manifatturiero interviene a salvare un pezzo significativo di economia del territorio.

Le cooperative industriali nate da workers buyout, dal 2010 ad oggi, e seguite da Legacoop Veneto sono: D&C Modelleria e Cooperativa Lavoratori Zanardi nel Padovano, Kuni Sc e Cooperativa Fonderia Dante nel Veronese, Sportarredo Group Sc e Berti Scl nel Veneziano, e ora Centro Moda Polesano nel Rodigino.

 

Pubblicato in Nazionale

Tutti i bambini e le bambine hanno diritto ad avere diritti, inviolabili, come il diritto al gioco, alla famiglia, alla partecipazione, alla cultura, alla libertà di espressione, allo sport, al pensiero critico, il diritto di esprimersi, il diritto alla diversità, il diritto a tutti i diritti. Come sancisce la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989.

È partita in questi giorni nella Bassa friulana la "Settimana dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza", 16 appuntamenti rivolti a bambini e ragazzi - i prossimi sono previsti il 21, 22, 23 e 24 novembre (ma gli eventi sono partiti il 19 novembre) e distribuiti nei Comuni di Latisana, Muzzana del Turgnano, Cervignano, Carlino, Marano Lagunare, Torviscosa, Porpetto, Sagrado e Bagnaria Arsa in stretta collaborazione con le Amministrazioni comunali, con i Consigli comunali dei ragazzi di Torviscosa e Muzzana del Turgnano, con i Centri di aggregazione giovanile Torviscosa, Maran, La banda di mio cugino, Cerco un centro di aggregazione permanente, Le stanzute, il Muretto e la Comunità educativa diurna per minori Tal Grim.

Articolato il programma degli eventi: oggi mercoledì 21 novembre alle 16 al Cag di Muzzana diritto alla libertà di espressione con "Stanzute creativa", laboratorio creativo per ragazzi; giovedì 22 novembre alle 18 al Cag di Torviscosa tutti i diritti con "Racconti sui diritti. Testimonianze della comunità"; venerdì 23 novembre alle 9 la scuola secondaria di primo grado di Marano ospiterà "Diritto al pensiero critico", primo incontro di media education con i ragazzi di seconda e terza media; sempre venerdì 23 novembre ma alle 18 nella sala consiliare del Comune di Bagnaria Arsa "Diritto alla partecipazione", primo incontro del Consiglio comunale dei ragazzi; sabato 24 novembre alle 9 nella scuola dell'infanzia di Muzzana spazio al diritto alla famiglia con "Tempo per la famiglia", attività per bimbi 0-3 anni e famiglie; ancora sabato 24 novembre al Centro giovani di Sagrado alle 16 il laboratorio "La casa dei nostri diritti" si dedicherà alla libertà di espressione; conclusione della Settimana lunedì 26 novembre alle 16 al Centro giovani di Latisana con la convocazione del Consiglio comunale dei ragazzi che tratterà il diritto alla partecipazione.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Il 20 novembre, nell'Istituzione Servizi Educativi, Scolastici e per le Famiglie, si è tenuto l'incontro “Storie di famiglie e cittadini accoglienti a Ferrara”, una serata per raccontare come ognuno di noi può contribuire in prima persona alla costruzione di una comunità accogliente e integrata. 

È  stata l'occasione per conoscere le storie delle famiglie e dei cittadini che nel territorio di Ferrara stanno portando avanti esperienze di vicinanza accogliente: la tutela volontaria di un minore straniero non accompagnato, l'affiancamento di persone adulte e minori che vivono un momento di difficoltà, l'accoglienza in famiglia di un giovane rifugiato con il progetto Vesta, ideato e gestito da Camelot. 

"Dopo i nostri figli, è la cosa più bella che è successa nella nostra casa" ha detto Michele dell'esperienza di accoglienza del progetto Vesta che sta vivendo assieme alla moglie Martina. 

“Quando sono arrivata qui con quattro figli ero completamente disorientata, avere qualcuno accanto che mi aiutasse a muovermi nella nuova città è stato fondamentale per rendermi autonoma, sono anche riuscita a conseguire la patente. Ora a mia volta sto aiutando altri nella mia situazione” ha spiegato S. una donna marocchina che partecipa al progetto di affiancamento familiare. 

“Non si tratta solo di firmare delle carte, ma anche di costituire un punto di riferimento per un ragazzo molto giovane in un momento fondamentale della sua vita”, così Paola ha descritto la sua esperienza di tutela volontaria di un minore straniero non accompagnato.

L’evento è stato organizzato dall’Assessorato Sanità, Servizi alla Persona, Politiche Familiari del Comune di Ferrara, assieme all’Ufficio Diritti dei Minori e al Centro per le Famiglie del Comune di Ferrara, con Città del Ragazzo e cooperativa Camelot, gestori del progetto SPRAR per minori stranieri non accompagnati di cui è titolare il Comune di Ferrara.  L'incontro si è svolto nell'ambito dei progetti "Vesta - Rifugiati in famiglia" e "Minori e giovani Stranieri Non Accompagnati - azioni di inclusione e autonomia" (inserito nell'iniziativa "Never Alone, per un domani possibile"), ed ha inaugurato il percorso formativo rivolto a tutti i cittadini e nuclei familiari della provincia di Ferrara che vorranno intraprendere azioni rivolte in particolare a minori stranieri non accompagnati e neo maggiorenni. A partire dal 28/11 sono previsti altri quattro incontri che, spazieranno dal contesto migratorio alla legislazione in materia e verteranno anche sugli aspetti psicologici, culturali ed emotivi propri di questo specifico rapporto di convivenza.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna
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