Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Domenica, 24 Marzo 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 08 Novembre 2018 - nelPaese.it

Il Consiglio di Amministrazione di Cooperfidi Italia, il confidi nazionale della cooperazione e dell’economia sociale, consapevole delle crescenti difficoltà incontrate dalle cooperative sociali e dagli enti del terzo settore ad incassare i propri crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione, ha deciso di mettere a loro disposizione un plafond di 5 milioni di euro per garantire operazioni di smobilizzo crediti (derivanti da contratti di appalto, prestazioni contrattuali, per contributi di qualsiasi natura, rimborsi fiscali, devoluzione del 5xmille) o per operazioni di  reintegro di liquidità compromessa dai crediti di cui sopra, con tassi molto favorevoli.

Le operazioni garantite dovranno essere erogate da una banca convenzionata con Cooperfidi: Banca Etica, Banca Prossima, UBI Banca, BPM, Unicredit, Intesa San Paolo, Monte dei Paschi di Siena, Banche di credito cooperativo, Unipol Banca, BNL –BNP Paribas.

L’intervento è riservato alle cooperative sociali e agli enti del terzo settore con sede in: Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna

“L’intervento di Cooperfidi Italia, affiancato dal FEI, dalla Fondazione con il Sud e dai Fondi mutualistici dell’Alleanza delle Cooperative che abbattono su queste operazioni il rischio di credito, consentirà  di concedere nuova liquidità alle cooperative sociali e agli enti del terzo settore. Realtà che offrono servizi essenziali alle persone e alle comunità che rischiano di finire soffocate dal peso insostenibile dei crediti vantati verso le pubbliche amministrazioni del Mezzogiorno”, ha dichiarato il Presidente di Cooperfidi, Mauro Frangi.

“L’iniziativa – aggiunge Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore rappresenta un gesto concreto per il terzo settore ed un valido sostegno soprattutto per quelle realtà impegnate nel sud del Paese, dove i ritardi nei pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni, sommati alle sfide complesse e difficili del territorio, rischiano di vanificare il lavoro e l’iniziativa civica di cittadini, associazioni, cooperative sociali e fondazioni.”

L’importo massimo finanziato sarà di euro 500.000 per soggetto beneficiario, elevabile ad euro 1.400.000 per i consorzi. Il costo della garanzia per agevolare il settore in questa difficile congiuntura è stato in via eccezionale limitato all’1% dell’importo finanziato garantito.

Per maggiori informazioni è possibile contattare il referente commerciale dell’Area Sud Pasquale Asseni (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

 

 

Pubblicato in Economia sociale

"Il decreto comporta serie implicazioni per il diritto alla salute, sia rispetto alla possibilità di accedere pienamente al SSN, sia rispetto alle condizioni sociali che concorrono a determinare la salute fisica e mentale delle persone", è quanto si legge da una nota stampa del Tavolo Asilo Azionale in merito al decreto legge Salvini approvato ieri in Senato.

"In primo luogo- continua la nota- siamo preoccupati del passaggio dal permesso di soggiorno per motivi umanitari (pensato come clausola generale dalla precedente disciplina) ad un ristretto numero di permessi di soggiorno per "casi speciali", che rischia di far cadere in una condizione di irregolarità le circa 140.000 persone titolari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, tra cui anche neomaggiorenni, esponendoli al rischio di povertà estrema, di marginalità e di devianza. Dei casi speciali, ci preoccupa che tali permessi di soggiorno siano configurati come autorizzazioni precarie, quasi sempre non rinnovabili e non convertibili, ad esempio, in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Questo significa che, dopo il primo anno di applicazione della nuova disciplina, si produrrà irregolarità e lavoro nero. Si va dunque generando, in nome della sicurezza, un inasprimento della disciplina del soggiorno che aumenterà l'illegalità, renderà più fragile la coesione sociale, renderà più difficile per le imprese reperire legalmente mano d'opera giovane e motivata, ad esclusivo vantaggio degli imprenditori disonesti e della criminalità organizzata. Il sistema di accoglienza pubblico Sprar viene sacrificato a favore dell’accoglienza straordinaria (CAS), che presenta standard di qualità oggettivamente inferiori a quelli dello SPRAR. Si diffondono così inoltre grandi centri d’accoglienza collettivi".

"Il decreto comporta serie implicazioni per il diritto alla salute- dichiarano le associazioni- sia rispetto alla possibilità di accedere pienamente al SSN, sia rispetto alle condizioni sociali che concorrono a determinare la salute fisica e mentale delle persone. Appare inoltre di estrema gravità lasciare che i bambini che arrivano in Italia con la propria famiglia rimangano senza una presa in caricoimmediata e un’accoglienza dedicata. Siamo invece convinti che non possa esservi davvero sicurezza senza la consapevolezza che, di fronte all’assenza di flussi di ingresso regolare e a un drastico calo degli sbarchi, occorre favorire al massimo l’integrazione e non avventurarsi in norme che rischiano di allargare l’irregolarità. Il Tavolo Asilo guarda dunque con grande preoccupazione al mancato senso di responsabilità istituzionale nelle politiche sull'immigrazione. In particolare consideriamo inutile e sbagliato impegnare risorse per l’allungamento della detenzione amministrativa degli stranieri, provvedimento che in passato ha già dimostrato di essere inefficace. Nel contempo le politiche di promozione dell'integrazione vengono sacrificate, sottraendo risorse umane e finanziarie. Per la stessa protezione internazionale sono previste procedure basate solo sulla celerità, che riducono lo spazio del diritto d’asilo, senza garantire un giusto procedimento e in molti casi senza nemmeno consentire l'ingresso del richiedente asilo sul territorio nazionale. Ci preoccupa anche l’aumento delle pene detentive motivate solo dalla irregolarità del soggiorno per coloro che sono stati respinti od espulsi. Infine ci preoccupa la grave involuzione di civiltà giuridica rispetto alle procedure per l'acquisto della cittadinanza. Appare infatti fortemente discriminatoria la decisione di determinare in ben 48 mesi il termine per la definizione delle domande di cittadinanza da parte di persone residenti in Italia già da molti anni".

"Purtroppo, con la votazione della fiducia, nessun dibattito in aula è stato possibile al Senato. Tuttavia continuiamo a sostenere che per il bene del Paese e la sicurezza di tutti non conviene aumentare l’irregolarità ma rafforzare i percorsi di integrazione", conclude la nota firmata da A Buon Diritto, Acli, Action Aid, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Avvocato di Strada, Casa dei Diritti Sociali. Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità di S. Egidio, Emergency, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Intersos, Medici Senza Frontiere, Medici per i Diritti Umani, Mèdicine du Monde Missione Italia, Oxfam Italia, Save the Children Italia e Senza Confine.

Per il prefetto Mario Morcone, direttore del Centro Italiano Rifugiati (Cir) il decreto: "non raggiungerà in nessun modo l’obiettivo che il legislatore si è posto: cioè più sicurezza nel nostro Paese. L’abolizione della protezione umanitaria creerà migliaia di irregolari che non potranno essere rimpatriati, se non in modo molto limitato. Lo smantellamento dello Sprar determinerà nuove forme di marginalità, derive di esclusione sociale che inevitabilmente renderanno più fragili le persone che arriveranno in Italia enfatizzando il rischio di conflitti e rendendoli permeabili a percorsi di radicalizzazione”. 

Molto aspre anche le critiche di Arci: "Una delle pagine più buie della storia repubblicana. Il fatto che avvenga nell’anniversario dell’emanazione delle leggi razziali (1938 – 2018) e abbia contenuti esplicitamente razzisti e discriminatori lascia davvero attoniti di fronte ad un Paese ed una classe politica che non sembra aver imparato nulla dalla sua storia".

Per l’Arci si tratta di un vero e proprio “manifesto culturale propagandistico di matrice leghista, al quale gli alleati 5 Stelle si sono completamente adeguati, un provvedimento che trasuda cattiveria e che rappresenta un veleno micidiale per la nostra società Nel passaggio in Commissione Affari Costituzionali il testo ha subito modifiche, proposte dal relatore leghista e dal governo, che ne hanno peggiorato pesantemente l’impianto già anti costituzionale. Il diritto d’asilo rischia di essere azzerato perché ogni richiedente asilo che arriva nel nostro Paese potrà essere accusato di presentare una domanda manifestamente infondata e quindi sottoposto a espulsione"

"La cancellazione del titolo di soggiorno per ragioni umanitari- spiega Arci- produrrà irregolarità, disagio  e conflitti. L’accoglienza dei richiedenti asilo, ossia di persone che nella quasi totalità dei casi hanno subito torture e violenze, viene relegata dentro la logica del confinamento, con l’idea dei “campi”: grandi strutture private con nessun rapporto con le comunità locali e l’amministrazione pubblica, con un approccio totalmente assistenziale (alla faccia dei profughi che sfruttano la “generosità italiana”) e con regole che attraggono soggetti profit, senza alcuna attenzione alle persone e al territorio. Un provvedimento che  verrà certamente censurato in gran parte dalla Corte Costituzionale e che otterrà palesemente l’effetto opposto a quello dichiarato".

Il Centro Astalli esprime invece "seria preoccupazione per il trattamento riservato alle persone migranti e richiedenti asilo in Italia nelle ultime settimane". "Ci pare importante ribadire che i diritti umani e civili ineriscono la persona e non il cittadino e che in quanto tali non sono soggetti a deroghe o violazioni- spiega l'associazione- anche se disposte da chi ha responsabilità di governo. La detenzione in Italia è regolata da norme chiare. In nessun caso si possono discrezionalmente stabilire misure restrittive per i migranti per il solo fatto di trovarsi sul territorio italiano.Ci pare particolarmente grave il clima generale di odio e di conflittualità che cresce a causa della criminalizzazione di uomini e donne che arrivano in Europa in cerca di una vita migliore. Reputiamo ancor più grave che rappresentanti istituzionali possano abbandonarsi a dichiarazioni ad effetto, che possono lasciare intendere una messa in discussione dei principi costituzionali e delle convenzioni internazionali alla base del nostro sistema democratico.

"Alla luce degli ultimi sviluppi relativi al caso dei migranti della nave Diciotti, il Centro Astalli chiede il rispetto della persona e dei diritti umani sempre e in ogni circostanza e invita il mondo politico e della comunicazione a non alimentare paure e tensioni sociali che ci rendono tutti più insicuri e per questo più influenzabili", concludono.

Parole di fuoco anche da Don Luigi Ciotti: "Ci sono frangenti della storia in cui il silenzio e l’inerzia diventano complici del male. Questo è uno di quelli. Le conseguenze della crisi economica si stanno manifestando come crisi di civiltà. Sulla paura e il disorientamento della gente soffia il vento della propaganda. Demagoghi scaltri e senza scrupoli si ergono a paladini del “popolo” e della “nazione” e acquistano di giorno in giorno consenso, additando nemici di comodo: erano le democrazie e gli ebrei al tempo del fascismo, oggi sono l’Europa e i migranti".

"Abbiamo colto questa prima occasione di confronto politico con il Ministero per rappresentare tutta la preoccupazione dei sindaci rispetto alle ricadute negative in termini di costi sociali che il decreto immigrazione rischia di avere sui territori”. Così Matteo Biffoni, delegato Anci all’Immigrazione e sindaco di Prato, commenta l’insediamento, avvenuto stamani al Viminale, del tavolo nazionale di coordinamento, presieduto dal sottosegretario Molteni.

"Prendiamo atto della disponibilità di collaborazione più volte ribadita stamattina dal sottosegretario Molteni e ci aspettiamo che a questa importante apertura seguano fatti concreti. Abbiamo chiesto, in particolare, di riconsiderare con attenzione gli emendamenti proposti dall’Anci, che potrebbero evitare tanti problemi, non solo ai sindaci ma anche ai prefetti e quindi allo stesso Ministero. In particolare quelli principali sono: prevedere sempre l’assenso del sindaco per l’apertura di strutture di accoglienza, per evitare che le scelte di collocamento delle strutture seguano logiche diverse dalla sostenibilità territoriale; mantenere nello Sprar i richiedenti asilo vulnerabili e i nuclei familiari con minori, perché i costi sociali ed assistenziali non ricadano tutti sui sistemi di welfare territoriale. Sono proposte concrete, operative, che permetterebbero di alleggerire il decreto dei suoi aspetti critici più evidenti. Non si mette in discussione l’impostazione complessiva, la responsabilità politica è del Governo. Ad Anci interessa evitare che vengano fatti errori che ricadano su Comuni e comunità residenti. Su questo la nostra collaborazione è piena. Abbiamo anche evidenziato la nostra preoccupazione in merito ai possibili, ingentissimi, tagli al sistema dell’accoglienza, ed in particolare al Fondo minori e al fondo che finanzia lo Sprar. Se verranno confermate le previsioni che abbiamo potuto leggere nello schema di legge di bilancio, vuol dire che, al di là di ogni diversa dichiarazione, lo Sprar va sostanzialmente a chiudere, essendo le risorse di molto inferiori anche alla potenziale platea di beneficiari previste dall’attuale testo del decreto. L’azione di governo non può essere incisiva e calata nella realtà senza l’ascolto attento dei territori. Noi ci siamo", conclude il delegato.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Mentre in tutto lo Yemen il conflitto si intensifica su diverse linee del fronte, aumentano i feriti di guerra nelle strutture gestite da Medici Senza Frontiere nei Governatorati di Hodeidah, Hajjah, Aden, Saada e Taiz.

A Hodeidah, il 1° novembre, è stata lanciata un'importante offensiva da parte delle forze fedeli al presidente Hadi e sostenute dalla Coalizione guidata dall'Arabia Saudita, contro le truppe di Ansar Allah. I pesanti combattimenti sul terreno e i bombardamenti aerei stanno minacciando la vita di migliaia di civili.

Tra l'1 e il 6 novembre, le équipe di MSF a Hodeidah hanno curato 24 civili feriti nell'ospedale di Al Salakhana, tra cui cinque donne e nove bambini. Di questi pazienti, 17 hanno riportato lesioni da esplosione e uno di essi aveva una ferita da arma da fuoco.

Contemporaneamente, altri 50 feriti di guerra sono stati trattati nell'ospedale chirurgico da campo di MSF a Mocha, 180 km a sud di Hodeidah, per lo più colpiti da esplosioni e armi da fuoco. Tra essi anche tre donne e otto bambini.

Questo incremento è conseguente all'intensificazione dei combattimenti a terra e dei bombardamenti aerei a Hodeidah, a partire dallo scorso giovedì. "Le forze sostenute dalla Coalizione guidata dall'Arabia Saudita hanno lanciato un'offensiva più aggressiva, con lo schieramento di truppe sul terreno che hanno rapidamente circondato la città", afferma Frederic Bertrand, capo missione di MSF in Yemen. "Ciò solleva timori di un assedio che potrebbe avere ripercussioni sulle decine di migliaia di persone che vivono ancora all'interno di Hodeidah".

"Ogni giorno sentiamo il suono di forti attacchi aerei e sparatorie in città", prosegue Bertrand. "Lunedì pomeriggio (5 novembre), ci sono stati dei combattimenti nei pressi dell'ospedale Al Salakhana e della casa di MSF. Le nostre équipe sono dovute rimanere all'interno dell'ospedale per la loro incolumità".

Lo scorso fine settimana sono stati segnalati movimenti di civili che fuggivano da Hodeidah, ma è difficile valutare quanti abbiano già lasciato la città. "Secondo quanto riferito, altri civili sarebbero intrappolati all'interno della città a causa dei continui combattimenti a terra e dei raid aerei".

In diverse aree del Paese è in corso una massiccia campagna di attacchi aerei condotta dalla Coalizione. Nella sola notte del 5 novembre, le équipe di MSF hanno ricevuto 16 feriti di guerra ad Abs e 18 a Hajjah, a seguito di intensi combattimenti sulle vicine linee del fronte.

Attacchi aerei quotidiani sono in corso anche nel distretto di Haydan, nel governatorato di Saada, la regione più pesantemente bombardata da quando il conflitto si è intensificato, nel marzo 2015. MSF lavora nell'ospedale di Haydan, che tre anni fa è stato colpito da un attacco aereo della Coalizione.

 

Inoltre nell'ospedale traumatologico di MSF ad Aden, sta giungendo un numero crescente di feriti di guerra provenienti da Hodeidah e Taiz. Tra l'1 e il 6 novembre, 16 pazienti sono stati curati nell'ospedale di Aden per ferite di guerra. Tutti e 16 provenivano da Hodeidah, a sei ore di macchina da Aden, per poter ricevere cure chirurgiche salvavita.

 

Da marzo 2015, le équipe di MSF hanno curato oltre 80.000 pazienti feriti di guerra in 12 governatorati dello Yemen.

 

Mentre i combattimenti si intensificano a Hodeidah e in altre parti del Paese, MSF è estremamente preoccupata per i pazienti e il personale delle proprie strutture sanitarie, nonché per le migliaia di persone che vivono vicino alle linee del fronte. Tutte le parti in conflitto in Yemen devono garantire la protezione dei civili e delle strutture civili, come gli ospedali.

 

Pubblicato in Dal mondo
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Novembre 2018 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30