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Venerdì, 19 Aprile 2019

Articoli filtrati per data: Mercoledì, 12 Dicembre 2018 - nelPaese.it

Altro che autostrade pedemontane e Tav, le vere incompiute italiane sono 26 opere, bloccate e senza risorse, che aiuterebbero invece a migliorare la vita dei pendolari. Linee di metropolitane e tram e collegamenti ferroviari di cui potrebbero beneficiare oltre12milioni di persone se si investisse in una cura del ferro nelle città italiane, in particolare al Sud dove i ritardi sono enormi, e su linee dove da anni si promettono miglioramenti per il trasporto delle persone e delle merci.

Come ogni anno, all’entrata in vigore dell’orario invernale, Legambiente presenta una prima analisi della situazione del trasporto ferroviario regionale nel nostro Paese. L’obiettivo è di sottolineare l’importanza e l’urgenza di migliorare il trasporto pubblico su ferro, offrendo un’alternativa più competitiva, economica e sostenibile all’automobile. Il dossier si concentra sugli investimenti infrastrutturali su cui nei prossimi anni il nostro Paese ha scelto di impegnarsi; e, purtroppo, le risorse mancano proprio per le opere più urgenti e importanti per i pendolari.

Il secondo punto analizzato da Legambiente riguarda i tagli al servizio ferroviario regionale - da cui si evidenzia che dal 2010 a oggi il numero di treni regionali in circolazione è sceso del 4,7% - accompagnati in quasi tutte le Regioni da un aumento delle tariffe. La terza questione evidenziata è l’età dei treni in circolazione - circa 16 anni - rispetto a cui si può finalmente parlare di buone notizie, ma anche di grandi differenze tra le Regioni, con il Sud che rimane indietro.

Per i pendolari, sulle 10 linee peggiori d’Italia nulla è cambiato. Non c’è nessuna buona notizia da trasmettere rispetto alla situazione che vivono coloro che ogni giorno prendono i treni sulle tratte ferroviarie Roma-Lido, Circumvesuviana, Reggio Calabria-Taranto, Verona-Rovigo, Brescia-Casalmaggiore-Parma, Agrigento-Palermo, Settimo Torinese-Pont Canavese, Campobasso-Roma, Genova-Savona-Ventimiglia e Bari-Corato-Barletta. Stesse linee, stessi treni, stessi disagi, a testimoniare la scarsa qualità del servizio che accomuna diverse aree del Paese, che la campagna Pendolaria di Legambiente continua a denunciare.

“Quando si parla di incompiute in Italia - commenta il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini -  ci si concentra sempre sulle grandi opere, senza considerare quelle da realizzare dove, in realtà, si trova larga parte della domanda di trasporto. Nelle aree urbane vive il 42% della popolazione nazionale, ed è qui che sono i maggiori ritardi infrastrutturali rispetto al resto d’Europa, e soprattutto congestione del traffico e inquinamento. Dal 2002 a oggi - prosegue Zanchini - i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade. Queste priorità vanno cambiate altrimenti sarà impossibile dare una speranza ai pendolari. Per questo chiediamo che le 26 opere prioritarie per i pendolari, oggi ferme e senza risorse sufficienti, diventino la priorità di investimento dei prossimi anni. Va inoltre potenziato il numero di treni in circolazione, in particolare nelle città e al Sud, per dare un’alternativa rispetto all’auto ogni giorno a milioni di persone. Il governo del cambiamento si impegni in questa direzione a partire dalla legge di Bilancio, dove purtroppo non ci sono le novità che i pendolari attendevano”.

Le 26 opere incompiute che secondo Legambiente devono diventare la priorità di intervento nei prossimi anni, nelle città e nei territori italiani, sono linee di metropolitane e tram indispensabili a recuperare i problemi di congestione del traffico a Roma, Torino, Bologna, Palermo, Cagliari. Linee ferroviarie al Sud che versano in uno stato di degrado senza speranza dalla Calabria alla Sicilia, dal Molise alla Sardegna, alla Puglia. E collegamenti ferroviari al Sud come al Nord che risultano fondamentali per le merci (come dal porto di La Spezia al Brennero, o da quello di Ancona a Roma) e per i collegamenti tra tanti centri rimasti in questi anni senza un servizio degno di questo nome (in Piemonte sono state tagliate 14 linee per 480 chilometri). Interventi distribuiti in tutta Italia, che comporterebbero una spesa limitata rispetto alle solite grandi opere, ma che sembrano condannati a non vedere mai la luce, dato che per la loro realizzazione mancano risorse pari a quasi 10,8 miliardi di euro. La ragione? Si continua a investire nelle strade e autostrade. Come dimostrano i dati degli interventi realizzati durante la scorsa legislatura: 3.900 km tra strade provinciali, regionali e nazionali, 217 km di autostrade, 62,6 km di linee ferroviarie ad alta velocità, 58,6 km di metropolitane, 34,5 km di tramvie. Inoltre sono state sospese o cancellate linee ferroviarie per 205 km.

Sul fronte dei tagli ai servizi ferroviari regionali va sottolineato quanto avvenuto in particolare nel Sud Italia, dove tra il 2010 e il 2018 si è tagliato del 33,2% il numero di treni in circolazione in Molise, del 15,9% in Calabria, del 15,1% in Campania, del 6,9% in Basilicata e del 5,6% in Sicilia. La Liguria ha invece il record per l’aumento del costo dei biglietti del 49%, seguono Campania e Piemonte con aumenti rispettivi del 48,4% e del 47,3%.

L’età media nazionale dei convogli è la buona notizia per i pendolari, secondo un trend iniziato negli scorsi anni con l’immissione di nuovi convogli da parte di Trenitalia, attestandosi sui 15,4 anni, contro i 16,8 anni dell’anno scorso e i 18,6 di tre anni fa. Ma con un miglioramento avvenuto soprattutto al Nord e al Centro, dove è diminuita l’età media e il numero di treni con più di quindici anni di età (quando i treni cominciano ad avere problemi sempre più rilevanti di gestione e manutenzione) per l’immissione di nuovi convogli (come nel Lazio, in Veneto, Lombardia, Toscana ed in Emilia-Romagna) e di dismissione di quelli più vecchi. In Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna si vedranno miglioramenti nei prossimi anni grazie agli investimenti programmati nei Contratti di Servizio con Trenitalia. Nel Lazio si divarica la differenza tra le linee gestite da Trenitalia, dove procede il rinnovo del parco circolante, e quelle gestite da ATAC dove invece i treni sono sempre più vecchi e il degrado riguarda anche le stazioni e il servizio.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Il Nucleo Giallo della Residenza protetta per anziani di via Ettoreo grazie all’applicazione del “Modello Gentlecare”, rivolto a persone sofferenti di demenza o Alzheimer e applicato dalla Cooperativa sociale Itaca che gestisce il servizio, apre la strada al Comune di Sacile che, per la seconda volta consecutiva, è stato insignito del Premio 100 Mete d’Italia. Nel corso della cerimonia, tenutasi il 6 dicembre a Roma a Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, alla presenza dell’assessore Ruggero Spagnol, la Città di Sacile (Pn) è stata annoverata tra i primi 10 Comuni d'Italia per l’area Melograno dedicata all'ambito del sociale.

Organizzato da Dell’Anna Eventi, in collaborazione con la casa editrice Rde, il Premio 100 Mete d’Italia è l’evento conclusivo di un percorso annuale che ha coinvolto tutti i Comuni italiani, invitati a candidarsi con le loro iniziative lodevoli, solo 100 sono stati selezionati tra cui Sacile. A consegnare gli ambiti riconoscimenti il Comitato d’Onore, costituito da eminenti rappresentanti istituzionali italiani e presieduto da Franco Frattini, presidente di sezione presso il Consiglio di Stato.

Il Premio si propone di dare valore alle migliori esperienze realizzate dalle Pubbliche Amministrazioni per il miglioramento concreto della qualità della vita dei cittadini, in un’ottica di sostenibilità e di promozione della cultura in senso più ampio. Per questo tale riconoscimento ha un forte valore simbolico e vuole premiare le mete d’eccellenza che in Italia hanno saputo mettere in pratica azioni concrete.

Sacile, premiata nell’area Melograno, rappresenta oggi una delle 10 più significative eccellenze italiane in ambito sociale, per essersi saputa distinguere con il Nucleo Giallo della Residenza protetta per anziani nell’applicazione del Modello Gentlecare, rivolto a persone sofferenti di Alzheimer e demenza senile.

Il Nucleo Giallo di Sacile, dedicato alle patologie dementigene, è uno dei pochissimi servizi in Italia ad essere stati certificati secondo il Metodo Gentlecare. Nel servizio diretto da Rossano Maset, operano l’assistente sociale Paola Peruzzetto e un’equipe consolidata della Cooperativa sociale Itaca composta dalla coordinatrice Marta Bressaglia, dalla referente del Nucleo Giallo Mara De Murtas e da un’equipe formata sul Metodo Gentlecare composta da professionisti sanitari, educatori ed Oss.

Il Modello Gentlecare era stato certificato una prima volta già nel 2013 come metodologia di riferimento nella gestione dei servizi per persone sofferenti di demenza con disturbi cognitivi e comportamentali, progettando e avviando all’interno del Nucleo Giallo servizi sperimentali, la cui conoscenza viene oggi costantemente promossa attraverso l’organizzazione di corsi ed eventi formativi, in collaborazione con la Cooperativa Itaca e con il Gruppo Ottima Senior, che ha dal 2011 la licenza esclusiva del marchio per l’Europa dalla società canadese Moyra Jones Resources Ltd.

Tra i 100 Comuni di Eccellenza selezionati per l’edizione 2018, un Comitato d’Onore composto da note personalità e autorevoli rappresentanti di importanti Enti e Istituzioni nazionali, ne ha scelte 10 a cui assegnare il Premio Mete d’Italia. Un premio alle comunità che hanno saputo sviluppare un’idea di futuro originale e autentica, senza mai perdere il contatto con le origini legate alle radici del luogo, e che – come nel caso di Sacile - hanno saputo adottare politiche legate alla tutela e al sostegno di famiglie con attenzione alle situazioni di fragilità sociale.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia
Sono ben 39 e provengono da tutta Italia i comunicatori che nelle scorse quattro edizioni hanno preso parte al Master di I livello in Comunicazione Sociale proposto dalla Scuola Iad dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, già pronto per ripartire con la quinta edizione.
 
"Il Master in Comunicazione Sociale ha l'obbiettivo di formare dirigenti, operatori ed esperti delle organizzazioni di terzo settore, ma anche della pubblica amministrazione, sui temi della comunicazione sociale- spiega Andrea Volterrani, coordinatore del Master. "Durante il percorso tratteremo tantissime questioni: progettazione di strategie di comunicazione sociale, tecniche di scrittura per uffici stampa, l'importanza dello storytelling per la costruzione di narrazioni convincenti, il fundraising e approfondimenti specifici sui social media e le campagne social", conclude Volterrani.
 
Punto di forza del Master è sicuramente il suo essere a distanza: è infatti possibile seguire le lezioni on-line tramite una piattaforma di e-learning predisposta allo scopo. Nelle passate edizioni gli iscritti seguivano le lezioni comodamente da casa o dall'ufficio, qualcuno in Italia e qualcuno addirittura dall'estero. Delle 432 ore totali di lezione: 342 sono dedicate alla didattica e-learning e 90 sono riservate all'interazione diretta in aula nella Summer School.
 
Il Master prevede anche la possibilità di effettuare un tirocinio: gli enti convenzionati sono attualmente nove, tra cui Legacoop sociali, Fondazione con il Sud e il Forum Nazionale del Terzo Settore, ma esiste la possibilità di attivare altre convenzioni nelle varie regioni d'Italia.
 
Qui il link con il bando completo, contenente il dettaglio delle scadenze e del programma d'insegnamento
 
 
Pubblicato in Economia sociale

"Sostegno alle municipalità curde nel nord est della Siria e nel Kurdistan Regionale Iracheno " è il progetto di cooperazione e condivisione tra le diverse culture a cui aderisce ABC azienda speciale pubblica di Napoli, vicina ai processi di sviluppo delle municipalità curde irachene e siriane.

Il progetto, che rientra nel più ampio programma deliberato dalla giunta comunale di Napoli " Municipi senza frontiere " promosso da ANCI e finalizzato a potenziare gli interventi di Cooperazione Internazionale, ha come obiettivo l'attivazione degli Enti locali per promuovere lo scambio tra i popoli e quindi tra le diverse realtà territoriali. ABC ha messo a disposizione per due giorni, le proprie risorse di personale interno altamente qualificate per svolgere percorsi formativi e di affiancamento tecnico sulla gestione delle risorse idriche.

La prima delegazione di rappresentanti siriani è giunta a Napoli martedì 11 dicembre. Alla conferenza stampa prevista giovedì 13 dicembre alle ore 12.00 nella sala giunta di Palazzo San Giacomo,dopo il saluto del sindaco di Napoli Luigi de Magistris, interverranno il commissario straordinario di ABC Sergio D'Angelo, il responsabile Area Diritti e Politiche Internazionali dell'Anci Antonio Ragonesi, l'assessore al Diritto alla cittadinanza del comune di Napoli Laura Marmorale, la consigliera comunale di Napoli Eleonora De Majo e la delegazione dei curdi.

"Sostenere la partecipazione dei cittadini ai processi di sviluppo sostenibile e le collaborazioni tra nazioni e popoli resta un primario obiettivo dell'azienda – dichiara il commissario straordinario di Abc Sergio D'Angelo - Abc intende così favorire programmi di mobilità, formazione e rafforzamento delle competenze attraverso scambi culturali nell'ambito della ricerca scientifica e dell'innovazione tecnologica e sociale sostendendo programmi di Cooperazione internazionali ospitando questa importante delegazione curda."

 

 

Pubblicato in Campania

H. è arrivato un mese fa in Sicilia, non parla una parola di italiano, francese, inglese, parla solo arabo ma è probabilmente analfabeta.  Sono giorni che dorme sotto un ponte della Tiburtina, ha diciassette anni e non ha documenti. H. è un invisibile.

È arrivato al presidio ieri pomeriggio e ha chiesto il nostro aiuto. Fa già molto freddo. Fa freddo perché è inverno e fa freddo perché è tutto sbagliato.  Tutto da ricostruire, da immaginare di nuovo ma subito, stretti intorno a un obbiettivo comune: vivere in pace le nostre vite, in un senso di sicurezza che sia fondato sulla giustizia sociale, sui diritti e sulle opportunità per tutti, nessuno escluso. Non sul narcisismo nichilista della devastazione senza progetti che non siano muri e cancellate, della società armata che si fa giustizia da sé. Altre sono le armi di difesa per una comunità che voglia crescere sana. 

E noi, con 27 sgomberi all'attivo, al via siamo tornati tante volte ma è difficile dire che stiamo perdendo. Non abbiamo perso un solo giorno; ogni azione, ogni gesto ha alla fine avuto il suo senso, microscopico e immenso.
H. è poco più che un ragazzino, è silenzioso, inespressivo ma i suoi occhi parlano. 

Il Diritto tutela i minori e potrà essere inserito in una casa famiglia. La legge vuole che alla richiesta di aiuto di un minore senza documenti esso sia immediatamente accompagnato in commissariato e affidato alle forze dell'ordine per l'identificazione e l'accompagno dalla famiglia qualora ce l'abbia o in una struttura d'accoglienza designata a chi non ha ancora raggiunto la maggiore età. Non è il primo minore non accompagnato che orientiamo in questo percorso. Così abbiamo fatto con H. dopo aver messo insieme i suoi dati e alla sua richiesta.

Al Commissariato un agente ci accoglie con immotivata esasperazione e un invito per noi inaccettabile a trovare un altro commissariato in cui effettuare l'identificazione. Siamo tutti stanchi è vero ma non bisogna arrendersi alla disumanità da un lato e dall'altro della "barricata". H. alla fine è stato identificato, affidato allo Stato Italiano e accolto in una casa famiglia. Per lui non sarà facile ma speriamo sarà fortunato perché purtroppo molto in questo Paese è ancora in mano alla casualità. E quando si parla di diritti, di diritti di minori, la casualità è sempre intollerabile.

In casi come questi ci chiediamo sempre e se non ci fossimo stati noi? E' una responsabilità che ci chiama ogni momento e da cui non possiamo defilarci. Noi vogliamo continuare ad esserci per H. e per tutti quelli che avranno necessità. Per questo chiediamo che le Istituzioni, il Comune di Roma e Ferrovie dello Stato rispondano presto alla nostra richiesta. 

La nostra petizione- change.org/Accogliamo - ha raggiunto oltre 6.000 firme in pochi giorni ma siamo ancora lontani. Abbiamo bisogno di tutto il vostro sostegno, di un impegno in più per costruire con coraggio un nuovo senso di comunità che riparta dall'accoglienza, dall'altro che quando è sconosciuto, è sempre straniero.
E senza diritti diventa invisibile.

Nella foto il gelo a Piazzale Spadolini, dove dormono all'addiaccio ancora 41 persone, invisibili a molti ma non a noi.

Baobab Experience (testimonianza dalla pagina facebook)

 

Gli italiani hanno piena fiducia nella scienza, come strumento di cambiamento del futuro. È in sintesi il risultato del sondaggio PoliticApp Swg che mostra come la quasi totalità dei cittadini riponga speranza nella ricerca e negli strumenti scientifici.

Per l’85% la scienza è un “bene pubblico e va affermato ed esteso il diritto di ogni essere umano alla conoscenza”. Per il 75% “il futuro dell’umanità dipende, ancor più che nel passato, dallo sviluppo della scienza”. E sempre questa percentuale di italiani ritiene che “la scienza è la risorsa più efficace che disponiamo per affrontare le sfide della società globale”. E per l’84% “la scienza ha contribuito a rendere la vita migliore” per gli essere umani

Ci sono aspetti dello sviluppo scientifico, però, che continuano a far paura. Ad esempio il 49% è convinto che “oggi è sempre forte e presente il rischio di estinzione della specie umana a causa di un conflitto nucleare”.

Insomma, la scienza è un pilastro per gli italiani. La condizione è che venga usata per il benessere e lo sviluppo umano e non per distruttivi intenti militari.

Pubblicato in Nazionale

Anniversario storico in Casa comune Mag, a Verona, per condividere un traguardo importante: domenica 16 dicembre sarà una giornata dedicata a ricordare i 40 anni di fondazione, avvenuta il 22 dicembre 1978. Una data significativa che non è fatta solo di ricordi, bensì rilancia un’esperienza fertile nell’economia sociale e nella finanza etica della città.

La Casa Comune domenica 16 dicembre sarà “a porte aperte” dalle 11.00 a sera. Si inizia con un primo aperitivo, animato alle 11.30 dalla musica tradizionale celtica, medioevale, barocca, popolare e rinascimentale per voce, arpa e flauti a cura di Dagda Project. Nel pomeriggio alle 16 sarà offerta una merenda con caffè e pasticcini, cui seguirà l’intrattenimento musicale con brani degli anni Sessanta e Settanta, fino ad arrivare alle 18 all’aperitivo serale. I festeggiamenti proseguiranno fino alle 21 e per partecipare è richiesto di segnalare la presenza allo 045.8100279 oppure a  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

«Abbiamo scelto di celebrare l’anniversario dei 40 anni in modo informale e amicale – spiega Loredana Aldegheri, una delle fondatrici di Mag – per sostare e gioire insieme rispetto ad un impegno quotidiano, spesso pressante, di ascolto di bisogni di chi è più in difficoltà, di supporto a chi vuole inventare lavoro e servizi, di tessitura di reti e di scambi solidali».

Questo traguardo rilancia l’esperienza di una realtà che crede nella tessitura di relazioni, tanto che quest’anno si è concluso positivamente un progetto impegnativo, Cooperiamo, finanziato dalla Regione Veneto, in cui il modus operandi di Mag è stato implementato in una rete ancora più ampia e complessa, che ha coinvolto non solo il mondo non profit e profit, ma anche le istituzioni, la scuola e l’università.

Ora è tempo che l’esperienza costruita in 40 anni diventi un riferimento utile per i mutamenti sociali di oggi, perché la Mag ha dimostrato che la collaborazione e l’attivazione delle persone riescono a creare una società corresponsabile, solidale, in cui l’economia non fa circolare solo merci e denaro, ma anche fiducia, desideri, voglia di mettersi in gioco.

Nata basandosi su una legge del 1886 sul Mutuo Soccorso, la Società Mutua per l’Autogestione è stata il riferimento per la fondazione di altre Mag a Milano, Torino, Reggio Emilia, Venezia, Roma, Firenze e in Calabria. Ad essa si è ispirata Banca Popolare Etica, ora con sede a Padova.

Oggi Mag Verona è una rete di circa oltre 450 imprese sociali – cooperative, fondazioni, associazioni - operative in agricoltura biologica, servizi di cura delle persone, finanza etica, produzione di beni e servizi, commercio equo, attività culturali, servizi di nuovo welfare, rigenerazione di beni comuni, economia circolare, artigianato creativo e recupero di antichi mestieri, piccolo commercio di comunità.

 

 

Pubblicato in Veneto

Violenze, abusi, molestie sono fenomeni assai diffusi fra le donne con disabilità in modo ancora più frequente di quanto lo siano per le donne che non hanno di stabilità. Questo è un dato già evidenziato da anni da Istat, ma che è l’oggetto di una ulteriore indagine di approfondimento lanciata dalla Federazione Italiana per il Superamento dell’ Handicap e da Differenza Donna e al centro dell’incontro odierno “Donne con disabilità, violenze e abusi: basta silenzi!” .

L’indagine, denominata VERA (acronimo per Violence Emergence, Recognition a nd Awareness) è ancora in corso ma già sono disponibili significativi dati presentati durante l’incontro da Daniela Bucci, ricercatrice della FISH: 476 i questionari già compilati da altrettante donne con differenti disabilità, provenienze geografiche, occupazioni, età e titoli di studio.

Hanno subito una qualche forma di violenza da parte del partner attuale o di un ex, di un familiare, di un conoscente, di uno sconosciuto o di un operatore 153 donne con disabilità su 476, pari al 32,1% del totale.

Ma è solo un dato apparente. Infatti se si considerano le domande inerenti le singole forme di violenza, quali l’isolamento, la segregazione, la violenza fisica e psicologica, le molesti sessuali, lo stupro, la privazione del denaro, si nota che a rispondere affermativamente, quindi a dichiarare di averlo subito, sono 314 donne su 476, pari al 66% del totale. Quindi il doppio rispetto a quanto rilevato usando la definizione generica di “una qualche forma di violenza”, ad indicare che molto spesso le stesse donne fanno fatica a riconoscere e definire come “violenza” un atto che le danneggia ma che non sia di natura prettamente fisica o sessuale.

Quanto agli autori delle violenze, complessivamente in quasi l’80% dei casi queste vengono commesse da una persona nota alla vittima, con diversi gradi di vicinanza. In circa il 50% dei casi si tratta di una persona affettivamente vicina, ossia il partner, attuale o passato, o un altro familiare; nel 22% si tratta d i un conoscente e nel 7,5% di un operatore, e con questo termine intendiamo una persona che assiste professionalmente la donna con disabilità, badanti, assistenti personali, operatori sociali, terapisti, o anche educat ori o altro personale. Nel restante 20,9% dei casi l’autore della vio lenza è uno sconosciuto.

Altro dato significativo: solo il 34,4% delle donne che dichiarano di aver subito una qualche form a di violenza tra quelle indicate affermano di aver reagito di fronte a tali violenze. Sui dati proseguirà ora sia la raccolta che l’analisi approfondita.

Una situazione comunque preoccupante sotto il profilo culturale, delle politiche, della consapevolezza. Gli interventi, introdotti dal Presidente FISH Vincenzo F alabella e animati da Silvia Cutrera, componente della Giunta FISH e del Gruppo Donne FISH, ne hanno evidenzia to le diverse peculiarità, lacune, aspettative, istanze. Cutrera con Rosalba Taddeini (Differenza Donna) hanno presentato il breve docufilm (“Silenzi interrotti”, regia di Ari Takahashi) realizzato in queste settimane e che racconta in modo asciutto ma implacabile le vicende di alcune donne e ragazze con disabilità evidenziando le forme di violenza e di discriminazione multipla di cui sono vittime.

Un approfondimento sull a debolezza dell’impianto normativo e delle azioni giurisdizionali e anche amministrative è stato proposto da Sara Carnovali, dottoressa di Ricerca in Diritto costituzionale e autrice del recente e puntualissimo volume “Il corpo delle donne con disabilità” (ed. Aracne 2018). Decisa la valutazione: le donne con disabilità non sono contemplate in nessuna norma avente valore giuridicamente vincolante. Un problema centrale, giuridico e politico, di reale implementazione dei principi del dettato costituzionale e degli atti internazionali sui diritti umani nel nostro ordinamento.

E sul fronte UE le preoccupazioni sono del tutto omogenee. Ne ha espresso bene il contesto e le ra ccomandazioni Gunta Anča, donna con disabilità, vice presidente di European Disability Forum e membro del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), organismo per il quale è stata la relatrice del parere sulle donne con disabilità in Europa che al centro pone il contrasto agli abusi, alle violenze, alla discriminazione multipla. Ed è su quest’ultima che Anča rileva come anche a livello di indicazioni UE vi siano alcune debolezze; ad esempio sia nella Strategia per le disuguaglianze di genere che nella Strategia sulla disabilità non c’è riferimento specifico alle donne con disabilità e prosegue con un appello: nel 2019 vi sono le consultazioni per il rinnovo del Parlamento UE; eleggere donne con disabilità grave;, che sono poco rappresentate nelle istituzioni, aiuterebbe a far senti re la loro voce e conoscere le loro istanze.

Nei loro interventi le parlamentari presenti hanno soprattutto dimostrato attenzione e raccolto le indicazioni e le testimonianze. Annamaria Parente, senatrice che ha anche supportato l’iniziativa svolta in una sala di pertinenza del Senato, ha anticipato la ricostituzione a Palazzo Madama della Commissione di inchiesta su femminicidio e violenze di genere che, a fronte degli elementi anche odierni, terrà in considerazione la significativa variabile della disabilità. Concordi Lisa Noja ed Elena Carnevali: uscire da questo incontro per portare il fenomeno all’attenzione del Parlamento e giungere ad un riconoscimento della discriminazione multipla individuando anche politiche specifiche di contrasto e a favore delle pari opportunità.

Intenzionata e disponibile a raccogliere informazioni ed elabor arle anche la senatrice Simona Nocerino. Nel difficile compito d i proporre le conclusioni, ritenute tutt’altro che tali, Nunzia Coppedè, storica esponente di FISH, ha ricordato con decisione come la Federazione abbia segnato un punto di svolta approvando una specifica mozione all’ultimo congresso e ponendo al centro i diritti umani e di pari opportunità delle bambine, ragazze, donne c on disabilità di cui l’indagine VERA, il docufilm, le collaborazioni avviate, lo stesso incontro di oggi sono i primi favorevoli esiti. M a sono solo l’inizio di una strategia più ampia che ha necessi tà di condivisione e determinazione. Oltre ai dati e alle lacune, si dispone oggi anche di atti di orientamento a partire dal Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’U nione Europea.

Il Ministro per la fami glia e per le disabilità, Lorenzo Fontana, non presente all’incontro per impegni contestuali, ha inviato un messaggio di saluto in cui, fra l’altro, dichiara: “Pochi gior ni fa abbiamo approvato in Consiglio dei Ministri il ‘codice rosso’ per dare priorità assoluta alle denunce di donne maltrattate, minacciate o molestate”

 

 

Pubblicato in Nazionale

«Dopo anni di lassismo istituzionale a tutti i livelli, il Ministero della Salute si è costituito parte civile nel processo contro la Tirrena Power, l'ex centrale a carbone di Vado Ligure. Finalmente lo Stato dà una risposta concreta a tutti quei cittadini e operai che si sono ammalati per "mano" della filiera del carbone».  Lo dichiarano i senatori M5s, Elena Botto e Matteo Mantero. 

«È giusto ricordare che quando parliamo di Tirreno Power e Vado Ligure parliamo di 427 morti anomale - continuano i due parlamentari liguri -, causate da malattie respiratorie e cardovascolari, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2007 e di oltre 2mila ricoveri di cui 586 bambini affetti da patologie respiratorie». 

«La vicenda giudiziaria relativa a Vado Ligure  - concludono Botto e Mantero - segna una svolta storica nei processi contro l’inquinamento e i danni alla salute causati dalle fonti fossili, se pensiamo che quello della Tirrena Power è il primo sequestro preventivo di un gruppo a carbone, la prima volta che accade in Europa» 

 

Pubblicato in Liguria

A novembre sono stati presentati a Roma i risultati preliminari del Rapporto Ocse sui Fondi Interprofessionali in Italia, una ricerca, realizzata con la collaborazione della Fondazione JPMorgan Chase, che ha approfondito, attraverso interviste sul campo e analisi dati, l’attività più che decennale ed i risultati dei 19 Fondi attivi sul territorio nazionale.

Tra luci ed ombre, nel Rapporto viene evidenziato che le imprese italiane, grazie alla presenza sempre più capillare dei Fondi, aumentano la loro capacità formativa e si avvicinano agli standard dei Paesi europei più virtuosi. L’aspetto negativo è che le PMI hanno ancora difficoltà ad accedere ai finanziamenti, e che a fare formazione – quando non è quella obbligatoria, prevalente oltre al 30% - sono soprattutto le figure manageriali.

In questo quadro le imprese cooperative, da sempre più attente alla qualificazione delle competenze dei propri lavoratori e soci esprimono un Fondo, Fon.Coop, che nel Rapporto è indicato per le buone pratiche e le politiche inclusive.

Il Fondo da sempre attua politiche che rispondono a fabbisogni tipici dell’economia sociale, e la sua specificità è sostenere i processi di innovazione sociale e promuovere una formazione di qualità.

Nel Rapporto Ocse questa vocazione trova diversi riscontri: Fon.Coop è segnalato per i suoi servizi di assistenza mirati a stimolare l’utilizzo dei finanziamenti tra le PMI, per le premialità alla certificazione delle competenze e per l’aver affidato a società esterne specializzate la valutazione dei piani formativi, in modo da assicurare il massimo della trasparenza.

È stato poi evidenziato che il Fondo ha dedicato un Avviso (l’Avviso 35 del 2017) per la formazione di categorie “vulnerabili”: lavoratori over 50 e in ammortizzatori sociali, donne, giovani con bassi livelli di scolarizzazione, etc. L’Ocse ha colto che l’Avviso ha finanziato una formazione inclusiva “a tutto tondo”, in quanto indirizzata anche per gli operatori di imprese – ed in particolare le cooperative sociali – che offrono servizi di welfare ai soggetti fragili del territorio.

In riferimento allo scarso uso dell’analisi dei fabbisogni, attività che sta a monte della formazione ma che è preziosa per identificare le reali esigenze di imprese e lavoratori, i ricercatori dell’Ocse hanno indicato come buona pratica l’Avviso 40, dedicato alle strategie per le politiche attive del lavoro. L’Avviso è infatti strutturato in due distinte fasi: nella prima le imprese sono finanziate per svolgere analisi di contesto e bilanci di competenze dei lavoratori, nella seconda si avviano i corsi di formazione progettati sui risultati conseguiti dalle analisi. Fon.Coop è infine menzionato per la ricerca d’impatto sull’efficacia della formazione finanziata realizzata con l'Università della Sapienza di Roma. La ricerca, condotta tra il 2017 e il 2018, è di natura qualitativa e oltre a determinare l’efficacia della formazione misura l’impatto degli interventi, e cioè come la formazione ha innescato cambiamenti non solo nel singolo lavoratore che segue il corso ma in tutta l’impresa e tra gli stakeholders

Il Workshop sulla Formazione Continua in Italia- Quale ruolo per i Fondi Interprofessionali? si è tenuto il 6 Novembre 2018 presso l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP), Corso d’Italia, n. 33, 00198, Roma.

 

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