Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 18 Settembre 2019

Articoli filtrati per data: Giovedì, 13 Dicembre 2018 - nelPaese.it

Comunicato congiunto dei copresidenti dell'Alleanza delle Cooperative Italiane di Bologna Metropolitana (Massimo Mota, Rita Ghedini, Daniele Passini e Domenico Olivieri) e dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Maurizio Lunghi, Danilo Francesconi e Giuliano Zignani)

In occasione della sottoscrizione del protocollo tra Aci metropolitana e Cgil, Cisl e Uil Bologna e Imola sullo sviluppo, il lavoro e la legalità nella città metrropolitana di Bologna, i rappresentanti delle organizzazioni hanno rilasciato la seguente dichiarazione: 

"L'iniziativa del ministro Toninelli sul Passante ci riporta all'anno zero, alla riapertura di discussioni iniziate più di vent'anni fa e che, finalmente, avevano trovato una soluzione  sul territorio, riattivando un preoccupante conflitto tra istituzioni centrali e locali. Senza entrare nei dettagli del progetto, come rappresentanti delle imprese cooperative che si riconoscono nell'Alleanza e delle organizzazioni sindacali Cgil Cisl e Uil del territorio metropolitano di Bologna,  constatiamo che siamo di fronte all'ennesimo allungamento dei tempi da parte dell'amministrazione centrale, proprio nel momento in cui le imprese hanno bisogno di certezze e decisioni rapide”.

 

“Le imprese e le istituzioni locali, in accordo con le organizzazioni del lavoro,  durante la crisi hanno investito per rendere più attrattivo e competitivo il territorio e per difendere e incrementare l'occupazione. I risultati li abbiamo visti in termini di minore disoccupazione e insediamento di realtà produttive altamente qualificate. Il Governo era chiamato a fare la propria parte per dare slancio al percorso intrapreso sul territorio: sarebbe bastato non ostacolare un progetto già definito in tutti i suoi dettagli e già rivisto per limitare impatti e consumo di suolo, per dare una soluzione non più rinviabile ad un nodo stradale di rilevanza nazionale, vitale per la competitività delle imprese, il  benessere  e la qualità della vita delle persone che qui risiedono”.

 

“Invece ci troviamo di fronte ad una nuova ipotesi che, nel migliore dei casi allungherà di molto i tempi realizativi; nel peggiore dei casi, invece, produrrà effetti limitati e temporanei sulla mobilità a fronte di ingenti investimenti. Insomma, uno spreco di risorse. L'invito del mondo della cooperazione e del lavoro è per il rispetto degli accordi e per la realizzazione delle opere programmate in tempi certi, concertando con gli Enti Locali eventuali miglioramenti del progetto approvato", conclude la nota.   

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Dopo 2 anni di attesa sul Parco Archeologico di Centocelle, cittadini e Comitati si sono presentati ieri dall’Assessore Montanari per chiudere il conto sulle promesse fatte. Ordinanze, mozioni, commissioni di Giunta e tutto è rimasto solo sulla carta. “Due anni – dichiarano i comitati - in cui non ci siamo mai sottratti – né Pac Libero né Cinecittà Bene Comune – a partecipare ai tavoli di discussione e alle commissioni, fino ad arrivare a eseguire – grazie alla collaborazione di A Sud Onlus – in autonomia e con budget privato indagini sulla contaminazione del suolo del PAC”.

Allo stato attuale ci sono 126 ettari destinati a verde pubblico da bonificare perché contaminati e da consegnare ai cittadini con le sue Ville Romane, la cui importanza è seconda a Roma solo ai Fori Imperiali, che “viene invece lasciato alle discariche a cielo aperto, allo smaltimento illegale di rifiuti da cui roghi tossici pressocchè quotidiani, sito ad uso di attività di autodemolizione la cui delocalizzazione ha registrato un nulla di fatto”.

Un Parco, istituito per innalzare la quota verde pro capite prevista per legge per i cittadini di Roma Est, da risorsa (verde, economica, di salute, archeologica e naturalistica) sta diventando un rischio per la salute pubblica di Roma est.

“E’ arrivato il tempo delle risposte, concrete e fattive.Vogliamo sapere: se esiste un cronoprogramma compatibile con la prossima chiusura di bilancio 2018 per l’acquisizione definitiva da parte del Comune di Roma della proprietà del PAC, quale atto propedeutico a tutte le attività successive necessarie sul PAC; quanto questa Giunta intende stanziare nel bilancio 2019 per la bonifica del Parco, ormai improcrastinabile; come intende l’Assessorato Ambiente di Roma Capitale evitare che i 5.000.000 di euro stanziati per il PAC dalle precedenti amministrazioni vadano persi (fondi stanziati per la realizzazione del II lotto di Parco e la musealizzazione delle Ville Romane)”.

“Davanti alla prolungata inerzia di questa Giunta capitolina e dell’Assessorato Ambiente – concludono Pac Libero e Cinecittà Bene Comune - la maschera di mistificazione dei fatti, promesse vane e disattese, indifferenza alle problematiche di quasi 300.000 romani si sta sciogliendo. Siamo davanti al fallimento totale delle politiche della Giunta capitolina sul Parco Archeologico di Centocelle.Se non avremo entro pochi giorni garanzia di stabilità sui fondi già stanziati e non ci torneranno i numeri di bilancio, scenderemo nuovamente in piazza: Salute, Cultura e lavoro sono diritti inviolabili”.

Hanno aderito alla mobilitazione, oltre ai due Comitati a firma di questo comunicato, anche: Comitato di Quartiere di Torpignattara; Casa del Popolo di Centocelle; Potere al Popolo V Municipio; Casa del Popolo di Torpignattara; A Sud Onlus; CDCA - Centro Documentazione Conflitti Ambientali; Comitato Certosa; Comitato di Quartiere Torrespaccata; Legambiente Circolo Città Futura; Terra! onlus; Comitato di Quartiere Don Bosco; Centocelle Storica; Rete Ciclofficine Roma Est; Comunità Parco Pubblico di Centocelle – OdV; CGIL Camera del Lavoro Roma Sud Pomezia e Castelli Romani; Asd Quadraro; Associazione Via Libera; AmbienteWEB; Motoperpetuo APS; Associazione Open Hands

 

Pubblicato in Lazio

Dopo Catania arriva Ragusa: Procure siciliane scatenate a formulare un diritto “creativo” contro le ong. Per la Procura di Ragusa nel marzo 2018 gli indagati Marc Reig Craus (capitano della nave Open Arms) e Ana Isabel Montes (capo missione della Ong spagnola Proactiva) hanno commesso il reato di violenza privata contro il ministero dell'Interno. Oltre al favoreggiamento dell'immigrazione irregolare in concorso fra loro per aver trasportato in Italia 216 migranti soccorsi a largo delle coste libiche invece che consegnarli alla Guardia costiera di Tripoli o portarli a Malta. Fatti avvenuti fra il 15 e il 17 marzo.

Violenza privata contro il Viminale sostengono gli inquirenti siciliani. Ministero che viene considerato parte offesa nella persona dell'attuale reggente Matteo Salvini. Che all'epoca era solo leader della Lega e in trattativa per formare il nuovo governo. Ci sarebbe il reato perché la ong umanitaria, con il suo comportamento, avrebbe costretto “le autorità italiane a concedere loro approdo in un porto del territorio italiano”. 

Lo scrivono il capo procuratore di Ragusa Fabio D'Anna e il sostituto Santo Fornasier, nell'atto di conclusione delle indagini preliminari, notificato ai due spagnoli di Proactiva. Spunta quindi un nuovo reato nei confronti di persone appartenenti a organizzazioni che salvano migranti in mare, dopo gli innumerevoli casi di cronaca giudiziaria che si susseguono dal luglio 2017. E dopo che le prime contestazioni a Proactiva, con il sequestro dell'imbarcazione Open Arms, hanno avuto esiti differenti: l'associazione per delinquere contestata inizialmente dalla Procura di Catania, con un terzo indagato in concorso (Oscar Camps, a capo della ong e che comunicò con i colleghi via radio da Barcellona, dove si trovava), è stata stralciata dal Gip di Catania Nunzio Sarpietro. Perché “viene a mancare l’elemento essenziale del dato numerico dei tre associati” e vi è “mancanza di seri elementi probatori circa la ricorrenza del delitto”.

Per il primo Gip catanese rimane in piedi solo il favoreggiamento dell'immigrazione e non il reato associativo, prende quindi il fascicolo e lo spedisce a Ragusa per competenza territoriale. Dove un altro Gip, Giovanni Giampiccolo, scrive che il reato è giustificato se chi lo ha commesso vi è stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo, sancendo “la scriminante dello stato di necessità” e ordina il dissequestro della motonave Open Arms. Versione poi confermata dal Tribunale del Riesame.

Oggi la Procura di Ragusa mescola le carte e contesta un nuovo addebito: violenza privata, articolo 610 del codice penale. Su Redattore Sociale il giornalista Francesco Floris ha interpellato un penalista che conferma l’assurdità di tale accusa: “Un'ipotesi originale – la definisce l'avvocato Rinaldo Romanelli, esperto penalista ex componente della Giunta delle Camere Penali e fuori dalla vicenda giudiziaria perché non coinvolto nel collegio difensivo di Proactiva –: Non ci sono precedenti specifici, non risulta che un tribunale abbia mai affrontato un caso se non uguale a questo almeno analogo sotto il profilo di applicabilità del 610”. “Una cosa che lascia perplessi è che il nostro codice ha una sua divisione sistematica – spiega il penalista – in relazione ai reati collocati in base al bene giuridico tutelato della norma: il 610 è un titolo che riguarda i delitti contro la persona, la libertà morale della persona”. “La libertà morale tutela l'individuo – aggiunge l'avvocato –: Qua è configurata come se lo Stato italiano avesse una libertà morale equiparabile a quella di una persona. Solo per dove è collocata la norma ho difficoltà a individuarla e immaginarmela”. 

Continua Romanelli: “Qualche dubbio sorge anche rispetto all'individuazione del Viminale rispetto ai porti italiani perché c'è una competenza anche del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ma è un problema minimale questo. Il vero problema è che esiste già una norma: se costringo un pubblico ufficiale a compiere o non compiere un atto del suo ufficio si contesta l'articolo 336 del codice penale che prevede la violenza o minaccia a pubblico ufficiale. Domanda: è contrario ai propri doveri concedere lo sbarco a una nave carica di persone in difficoltà? Semmai si potrebbe considerare il secondo comma che parla di 'costringere persone a compiere un atto del proprio ufficio'. Ma il presupposto è che, se si tratta di un 'atto del proprio ufficio', quello vada già compiuto. Se poi qualcuno ti costringe o ti minaccia per farlo lui commette un reato. Ma già significa implicitamente ammettere che lo Stato italiano doveva accoglierli”.

Sul perché la Procura di Ragusa abbia individuato in Matteo Salvini la persona offesa l'ex membro di Giunta nella Camere Penali afferma: “La persona offesa è sempre rappresentata dal ministro pro-tempore anche se l'offeso in realtà è il ministero. Si cita in giudizio il ministro pro-tempore del ministero dell'Interno. Però questo è importante da sottolineare perché dimostra che in realtà non è il ministro in quanto persona ma come istituzione e quindi lo rende incompatibile con un articolo del codice penale collocato nella parte che riguarda la libertà morale degli individui”. Il punto è che “esistono un sacco di reati previsti contro lo Stato sotto vari profili. Il nostro codice è fascista, scritto dal ministro Rocco, e nel secondo libro che riguarda i delitti si apre con  quelli contro lo Stato, contro la pubblica amministrazione e solo poi si arriva al privato cittadino. Infatti l'omicidio, per esempio, è il 575 del codice”.

“Volendo proprio andare alla ricerca di norme e violazioni – afferma l'avvocato – in teoria quando si rifiuta l'esecuzione di un ordine eseguito da autorità amministrativa pubblica ce n'è una specifica: l'articolo 650 che però è un reato contravvenzionale quindi molto lieve ma che ha un profilo di applicabilità ad ampio spettro. Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall'autorità per ragioni di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico o igiene”. Banalmente – chiude Rinaldo Romanelli –: se un funzionario di polizia o carabiniere in un contesto di rischio, perché c'è un pericolo di crollo di un palazzo, ordina di allontanarsi e questo non avviene si sta violando il 650. Al limite avrebbe più senso questo tipo di contestazione che non la violenza privata. Bisognerebbe però vedere se c'è o c'era un problema di ordine pubblico o di ripartizione di oneri derivanti da accordi internazionali su chi deve accogliere i migranti, che di per sé, almeno nell'immediato, non creano un problema di sicurezza pubblica”.

(Fonte: Redattore Sociale/Francesco Floris)

 

Pubblicato in Migrazioni

"Costruire una rete del dono ancora più unita e favorire la promozione di un'adeguata cultura solidale nelle scuole": è stato questo il messaggio principale che 8 grandi associazioni di volontariato del dono (ADISCO ADMO, ADOCES AIDO, AVIS, Croce Rossa Italiana, FIDAS e FRATRES) hanno lanciato ieri a Roma, dalla sala del refettorio della Camera dei deputati, siglando un Accordo d'Intesa (il primo in assoluto tra le 8 realtà).

La firma è avvenuta significativamente in occasione del convegno 'I 40 anni del Ssn e il ruolo delle associazioni del dono', a conferma dell'importanza di una fattiva collaborazione tra volontariato e istituzioni sanitarie e scolastiche.

Messaggi di felicitazioni per la sigla dell'Accordo sono arrivati dal Ministro della salute, Giulia Grillo, e dal Ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti. Inoltre, la firma è avvenuta alla presenza – in una sorta di ruolo di garanzia - del Centro Nazionale Sangue (rappresentato dal direttore, Giancarlo Liumbruno), del Centro Nazionale Trapianti (con la dott.ssa Daniela Storani, in rappresentanza del direttore Alessandro Nanni Costa) e dell'on. Elena Lucchini.

Il convegno è servito per ringraziare – anche attraverso un video - i 4.500.000 donatori di sangue, organi, midollo, cordone ombelicale e cellule staminali emopoietiche che solo lo scorso anno hanno permesso a centinaia di migliaia di pazienti e ammalati dei nostri ospedali di ricevere indispensabili terapie salvavita.

All'incontro sono arrivati i saluti della presidente della XII Commissione Affari sociali della Camera, Marialucia Lorefice, e con un video dell'on.Giusy Versace.

"Abbiamo voluto dialogare sui 40 anni della legge sul Ssn – spiega il Coordinatore pro tempore di CIVIS (il coordinamento che riunisce le 4 principali associazioni di volontariato del sangue), Gianpietro Briola – per evidenziare gli aspetti positivi che hanno portato alla sua approvazione. Abbiamo però voluto anche ricordare che la rete di solidarietà delle associazioni del dono di sangue, cellule, tessuti e organi richiederà anche in futuro il necessario sostegno –anche in termini di risorse - per assicurare la cura dei pazienti e la diffusione di un'adeguata cultura della solidarietà nel Paese. L'accordo siglato è la dimostrazione della nostra volontà di lavorare insieme e di essere ancora più incisivi e protagonisti nelle scuole e nell'educazione delle giovani generazioni".

L'accordo d'intesa sottoscritto, della durata di 5 anni, ha tra gli obiettivi principali: sostenere i rapporti con le Istituzioni e con gli Organismi tecnici di riferimento; incrementare l'educazione dei giovani alla solidarietà e alla donazione, con particolare riferimento alla donazione del sangue, degli emocomponenti, degli organi e dei tessuti, del midollo, di cellule staminali ed emopoietiche e del sangue cordonale; avviare politiche coordinate sulle problematiche formative dei giovani rivolte all'acquisizione di corretti stili comportamentali e relazionali in materia di solidarietà, integrati in processi di promozione della salute e dello stare bene.

L'appuntamento di ieri anticipa anche il protocollo d'intesa che a breve le Associazioni del dono di materiale biologico sigleranno con il Ministero dell'Istruzione (Miur). La stessa legge 833/78 prevede che l'educazione alla salute parta già dalle scuole e in questa direzione si stanno muovendo da anni anche le associazioni del volontariato del dono, che avranno così una cornice di rapporti istituzionali ancora più delineati per rendere più proficua l'azione di promozione ed educazione alla solidarietà verso le giovani generazioni.

 

 

 

 

Pubblicato in Salute

Altezza cuore. Un film? Un docufilm? O semplicemente un backstage di vita? Da un'idea di Cristiano Stea e Pino Roveredo con la regia di Ivan Grozny Compasso. Un progetto di ASUITs, con il contributo di Fondazione CRTrieste, realizzato dalla cooperativa sociale Reset con la collaborazione della cooperativa sociale La Collina.

Circa 4 anni fa nasce il progetto Scritture Mal-Educate, laboratorio di scrittura creativa, che trova il suo fulcro nel concetto di scrittura quale mezzo per l'espressione e momento di condivisione tra tutti e per tutti. Il progetto coinvolge persone con disabilità seguite dal Distretto Sanitario N° 4, ma anche di altri Distretti e persone senza alcuna disabilità, che, con l'aiuto dello scrittore Pino Roveredo, hanno raccontato la loro malattia e la loro vita. Un modo per combattere la solitudine e l'isolamento, che la disabilità impone.

Altezza cuore è uno dei progetti nato nel laboratorio: il video-racconto in presa diretta, senza copione, di storie di vita e di disabilità, di storie di normalità. Dietro la camera non si cela nessun pietismo, ma lo sguardo di chi vive senza che la diversità impedisca la partecipazione alla quotidianità. Perchè la libertà è innanzitutto partecipazione. 

Giovedì 20 dicembre alle ore 18 la proiezione di Altezza Cuore (backstage di vita) al Teatro Miela di Trieste.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Il cielo è di tutti: il libro che racconta l'intreccio tra la Grande Storia e le piccole storie di una parte della generazione degli anni 90, quella che ha fatto la scelta delle cooperative sociali. In particolare delle B che si occupano degli inserimenti lavorativi dei soggetti svantaggiati: dai disabili fisici a quelli psichici, dagli emarginati ai nuovi poveri.

"La nostra cooperativa ha compiuto 20 anni - ricorda Gabriele Mecheri, Presidente di Betadue. Questo volume ne ripercorre il percorso attraverso le storie di ognuno e quella di tutti". Il senso di questo lungo periodo? "Abbiamo imparato, anche a nostre spese, che arroganza e invidia non danno la felicità. E il nostro lavoro deve tendere alla felicità delle persone. Altrimenti non abbiamo senso. Siamo davvero consapevoli di essere stati una piccola cosa e devo dire che questo mi rassicura: siamo tutto quello che potevamo essere e l’energia che avevamo ce l’abbiamo messa tutta. A me, alla fine, basta così. E davvero ne sono orgoglioso".

Il cielo è di tutti verrà presentato a gennaio nel corso della festa per i 20 anni della cooperativa. Il libro contiene 60 interviste, un piccolo universo di esperienze. C’è chi ha concluso le superiori e ha fatto l’università. Chi ha studiato all’estero e chi è arrivato, con molta fatica alla terza media. Chi ha fatto la scelta delle droghe e chi quella della prostituzione. Chi ha lavorato nei campi e chi nei laboratori orafi. Chi ha potuto scegliere in libertà e chi no, perché bloccato su una sedia a rotelle o da una malattia che lo ha portato ai servizi psichiatrici. Chi è stato seguito dalla famiglia e chi abbandonato, costretto quindi a vivere per strada non per qualche mese ma per molti anni. Chi ha iniziato il suo viaggio in Toscana o in altre regioni d’Italia e chi è arrivato qui da lontano, da altri continenti.

Sessanta storie, diverse le une dalle altre, sotto il cielo degli anni novanta. Quindi non solo le vicende personali ma anche il racconto di una decennio straordinario. "La sovrapposizione tra la grande e le piccole storie - sottolinea Mecheri - consente di raccontare come le ragazze e i ragazzi di questa generazione hanno vissuto i grandi eventi degli anni novanta. Quindi la politica: tangentopoli, la fine della prima repubblica, il crollo del comunismo. Poi la tecnologia: i computer e la diffusione dei sistemi operativi Microsoft e Apple, internet, il telefono cellulare, i video giochi. E poi il cinema, la musica, la televisione".

I futuri soci di Beta, poi Betadue, vivono sotto questo cielo cercando strade nuove. Un po’ per curiosità e un po’ perché quelle vecchie sono diventate impraticabili. Il cielo è di tutti racconta vita privata, studi, amori, passioni e, infine, il lavoro.

Betadue segna, anche simbolicamente, la fine dell’immagine delle cooperative di tipo B come piccole, inadeguate, incapaci di avere una propria visione d’impresa. Oggi Betadue è una delle maggiori cooperative sociali della Toscana ed è impegnata in molti servizi: dal verde all’igiene urbana, dalla ristorazione alla comunicazione, dalle gestione di uffici a quella di eventi.

Il cielo è di tutti è edito da Clichy, Firenze. Autore Claudio Repek. la prefazione è di Giuseppe Culicchia. Tra le interviste anche quelle di tre "ospiti" a metà strada tra musica e poesia, anche loro legati agli anni novanta: Cisco, ex Modena City Rumblers; Bobo Rondelli e Erriquez, Bandabardò.

 

Pubblicato in Cultura

I testi di Sfera Ebbasta e la sua volgarità. Le discoteche come luoghi di perdizione. Genitori distratti e lontani. Si spreca la ricerca del colpevole per la strage di Corinaldo dove hanno perso la vita 5 minorenni e una giovane madre durante il fuggi fuggi e il panico alla Lanterna Azzurra.

Che ci siano responsabilità di chi avrebbe spruzzato spray urticante (per una rapina o una bravata) o le scarse misure di emergenza del locale ci sono alcuni problemi che continuano a rimanere sullo sfondo.

“Quello che stiamo vivendo in questi giorni mi ricorda l'estate scorsa, quando ci contattavano perché alcuni ragazzi sono morti per l'uso di ecstasy. Anche allora era accaduto qualcosa di terribile, ma parlare di 'droga killer', 'amici killer', 'discoteca killer' non aiuta a risolvere il problema. Non fa bene a nessuno precipitarsi sulle cose, perché dobbiamo sempre aspettare che succedano fatti eclatanti per farci delle domande?”. A dirlo all’agenzia stampa Redattore Sociale è Marco Falconieri, un educatore della cooperativa La Carovana onlus, che si occupa di riduzione del danno, riduzione del rischio e di prevenzione rispetto agli stili di consumo nei luoghi del divertimento notturno e prova a riflettere sui fatti di Corinaldo, dove 6 persone - 5 adolescenti e una mamma - sono morte nella calca di un fuggi fuggi dalla discoteca, probabilmente innescato da uno spray urticante. “Lavoro nel settore da molti anni, sono cose che si spera sempre non succedano. Però ogni cosa che è successa quella sera purtroppo si vede molto spesso. L'unica cosa nuova e molto brutta è che, in una situazione di panico, delle persone hanno perso la vita, proprio nel momento in cui volevano divertirsi e il divertimento dovrebbe essere tutelato”, fa notare Falconieri. 

“Ora si sta puntando il dito contro i gestori, contro il cantante, contro i genitori che mandano i figli in discoteca, contro i ragazzini che magari erano sballati, contro lo spray al peperoncino, che qualcuno ha proposto di vietare, senza considerare che alcune donne lo portano appresso come estrema difesa e in ogni caso non è detto che vietarlo risolva il problema. Qui a Bologna ricordo di averlo visto usare la prima volta nel 2013, durante un raduno di musica elettronica, ma è capitato ancora quest'estate in Riviera in una situazione molto affollata in cui erano presenti anche famiglie, allora non c'erano trapper, non c'era musica hip hop. Alcuni lo spruzzano in faccia per rapinare, in quel caso l'effetto è molto limitato, altri lo diffondono in aria, magari per vedere che effetto fa. Mi dispiace molto che la situazione venga ipersemplificata. Si urla tanto contro questo o quello, ma bisognerebbe aspettare di conoscere le cause oggettive di quello che è successo. Ogni aspetto va accertato e le responsabilità vanno definite in modo preciso”. 

L'educatore si sofferma sulle accuse lanciate contro Sfera Ebbasta, che avrebbe dovuto esibirsi la sera in cui le persone che affollavano il locale La lanterna azzurra si sono precipitate all'esterno prese dal panico: “So che i suoi testi sono discutibili, non è certo il mio genere, ma mi viene da dire che anche i gruppi musicali che ascoltavano i genitori di questa generazione erano accusati di tutto, dal satanismo alla superficialità. Ma le questioni sono tante: come viene gestito il sistema delle comparsate in discoteca, con artisti che fanno due pezzi e non un vero e proprio concerto, quanti biglietti vengono staccati, è tutto legato a un sistema che fatica a reggersi perché il mondo del divertimento è cambiato e non riesce più a riempire tutti i sabati i locali...”.

“Da sempre gli adolescenti provano a ribellarsi, a sfondare il limite. Lo fanno con la musica, con lo sport, con le sostanze, a partire dall'alcol. Non c'è niente di nuovo, fa parte della spinta adolescenziale. Ma è cambiato il modo in cui arrivano alle sostanze, che sono più accessibili anche grazie all'acquisto online”, osserva l'educatore che poi chiosa: “sta a noi adulti stare al passo, non a loro tornare indietro”.

 

Pubblicato in Nazionale

Si terrà venerdì 14 Dicembre p.v., a partire dalle ore 9.00 sino alle ore 17.00, c/o l’edificio della Giunta Regionale della Campania (Centro Direzionale di Napoli, Isola A6 – piano terra), un convegno sul tema “Liberare i minori e renderli adulti e responsabili”. L’incontro è stato organizzato dal garante dei detenuti, Samuele Ciambriello, fortemente convinto che “aiutare i minori a trovare la strada giusta diventi la chiave per una società più sana”.

Tante personalità presenzieranno al convegno che sarà presieduto dal garante dei detenuti. Tra gli altri interverranno come relatori Pasquale Andria, Magistrato, Isaia Sales, Docente Universitario, Piero Avallone, Presidente Tribunale dei minori di Salerno.

Parteciperanno anche Gemma Tuccillo, capo dipartimento giustizia minorile e Maria Gemmabella, dirigente del centro per la giustizia minorile della Campania, cui sarà affidata la conclusione dei lavori del convegno.

All’incontro prenderanno la parola Magistrati, Docenti Universitari, operatori del terzo settore, assistenti sociali, responsabili di comunità residenziali per minori, associazioni di volontariato.

 

Pubblicato in Campania

La notte dell’ultimo dell’anno è un momento suggestivo di attesa e speranza delle novità che verranno. Per questo motivo il capodanno 2019 dell’Everest, sotto la direzione artistica di Industria Scenica, quest’anno è un momento di compartecipazione: un appuntamento di drammaturgia di comunità costruito su un’idea di condivisione e comunione non solo di bere e mangiare ma anche di desideri e opportunità.

La festa si svolgerá negli spazi della storica balera di Vimodrone, tutt’intorno a un lungo tavolo apparecchiato e posizionato al centro della grande sala Everest che, sotto il periodo natalizio, si arricchisce di un’incantevole atmosfera. Dopo la cena animata con musica e performance, si ballerà il liscio, e, dopo il brindisi di mezzanotte, un dj set con animazione.

L’Everest L’Everest è uno spazio storico di Vimodrone. Nato quarant’anni fa con l’idea di essere un punto di incontro post-lavoro, è diventato in breve tempo una “casa” per tutte le persone che lo hanno frequentato.

Dal 2014 è la sede di Industria Scenica, la Cooperativa Sociale ONLUS che ne gestisce la programmazione di eventi: appuntamenti in balera il sabato sera, spettacoli teatrali, interventi di drammaturgia di comunità e numerosi progetti educativi. L’Everest è anche residenza artistica multidisciplinare riconosciuta dal Ministero e quindi anche una casa per le compagnie teatrali che abbiano voglia di studiare e preparare nuove regie. Luogo di cultura, arti performative e spettacoli, sull’immaginaria cima dell’Everest si scorge un panorama che tesse relazioni e muove la condivisione culturale di Vimodrone.

È il punto di riferimento della cittadina, una piazza al coperto che si mette a disposizione della collettività dando nuova vita al territorio, rigenerandolo. Dancing Everest L’Everest nacque come Dancing Everest circa quarant’anni fa. Fin dall’inizio fu utilizzato come sala da ballo per poi diventare una discoteca. Dopo un breve periodo di inattività, tornò a essere il punto di ritrovo della cittadina di Vimodrone e, negli Anni Settanta, venne preso in gestione dalla Cooperativa dei Lavoratori Uniti. Lo spazio ospitava eventi e serate di ballo liscio con orchestra dal vivo, era ben frequentato da una clientela variegata e di diverse età. Dopo trent’anni di attività ed eventi, lo spazio fu chiuso.

Venne riaperto nel 2014, quando Industria Scenica lo ha rilevato rendendolo di nuovo uno spazio, punto di riferimento per la comunità di Vimodrone e offrendo una proposta culturale che oggi incrocia la storia della sala con le necessità attuali del contesto in cui si trova. Per questo motivo l’Everest ha mantenuto la sua natura di balera con orchestre dal vivo, ma si è anche rinnovato prestandosi ad accogliere proposte culturali e spettacoli. Industria Scenica nasce nel 2012 con l’idea di progettare e realizzare percorsi che integrano le arti performative con il sociale, la formazione con lo sviluppo personale e ricreativo del singolo e della collettività.

Negli anni è rimasta coerente con il suo percorso, credendo in una drammaturgia di comunità e nella produzione di spettacoli teatrali a partire da tematiche sociali. Per farlo, si serve di uno spazio storico e alternativo, un ex post-lavoro dell’età di quarant’anni, una balera, che ha accolto migliaia di persone di passaggio e non, l’Everest. L’Everest è sede di Industria Scenica dal 2014 e le cinque menti artistiche che l’hanno fondata - Andrea Veronelli, Serena Facchini, Isnaba Miranda, Ermanno Nardi e Francesca Perego - tutt’oggi la fanno crescere scalandone la vetta. Oggi Industria Scenica collabora con numerose compagnie teatrali, produce spettacoli di sperimentazione, lavora su interventi di drammaturgia di comunità e coesione sociale, progetti di peer education, media education, percorsi di formazione teatrale e video, performance interattive e visite di tourism theatre.

Ha anche una sua compagnia, Elea Teatro, con dieci anni di esperienza e spettacoli all’attivo. Per la stagione teatrale 2017/2018, Industria Scenica collabora con: Comune di Vimodrone, Mibac, Circuito Ministeriale Multidisciplinare della Lombardia C.L.A.P.Spettacolodalvivo, Regione Lombardia e Fondazione Cariplo

Pubblicato in Lombardia

Arriva a Napoli il Baskin, Basket Inclusivo, un nuovo sport innovativo e democratico che accomuna atleti abili e disabili, uomini e donne, insieme in un’unica competizione.

Il progetto pedagogico e originale, nato alcuni mesi fa, promosso dall’Asd Napoli Baskin del professore Vittorio Scotto di Carlo insieme al Coach Stefano Argento e il professore Mauro Rotunno verrà presentato il 15 dicembre 2018 ore 16.30 presso la palestra dell’Istituto Salesiano in Via Don Bosco 8. Lo spirito dell'evento è far conoscere al pubblico il Baskin come sport inclusivo rivolto a chiunque e presente, per la prima volta, nella Regione Campania.

Il Baskin oggi è praticato in quasi tutte le Regioni italiane e si sta espandendo a macchia d’olio in diversi paesi d’Europa, riscuotendo sempre più adesioni e consensi. Si è chiusa di recente la prima coppa Europea di squadre di Baskin, vinta da una squadra senese. Inoltre, con il protocollo del Miur (Scuola), il Baskin è stato riconosciuto parte integrante del progetto d’inclusione scolastica, che vede coinvolti alunni normodotati e diversamente abili, senza distinzione di razza e genere. Il principale obiettivo del progetto è giocare in una competizione sportiva vera e propria e veder nascere, entro la fine del 2019, numerose squadre da iscrivere ai rispettivi campionati.

"Il nostro gruppo - dichiara il professore Vittorio Scotto - crede che la partecipazione democratica di tutti, produrrà un cambiamento nella nostra Città perché il Baskin risponde ai sogni dei nostri ragazzi, delle famiglie, dei gruppi, delle associazioni, delle scuole. La partecipazione e la diffusione del progetto sono un valido incoraggiamento a quanti sono impegnati in questo lavoro di grande valore sociale e umano " . 

Testimonial d’eccezione la Gevi Napoli Basket che per l’occasione affiancherà i giovani aspiranti giocatori della Napoli Baskin in un allenamento unico, con i preziosi consigli dell’allenatore Gialuca Lulli. La manifestazione vedrà la presenza dei Charlatan, l'associazione sportiva dilettantistica ideatrice, insieme all’ONLUS Darefuturo e in collaborazione con i Comuni di Napoli e di Pozzuoli, del progetto “un canestro per amico”. 

Infine, da sempre sensibili ai temi, saranno presenti: l’assessore allo sport del Comune di Napoli Ciro Borriello, il vice presidente del Consiglio Comune di Napoli Fulvio Frezza, il Presidente del CIP Campania (Comitato Italiano Paraolimpico) dott. Carmine Mellone e il consigliere delegato in materia di scuola della città metropolitana di Napoli Domenico Marrazzo, i quali incontreranno il pubblico, gli ideatori e la squadra del Napoli Baskin.

La manifestazione è realizzata dall’Asd Napoli Baskin, con il patrocinio dell’Assessorato allo sport del Comune di Napoli.

 

Pubblicato in Sport sociale
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Dicembre 2018 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31