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Domenica, 25 Agosto 2019

Articoli filtrati per data: Lunedì, 17 Dicembre 2018 - nelPaese.it

"Comunicare le fragilità: accesso e inclusione nella società della conoscenza". Questo il tema del corso di formazione professionale per giornalisti organizzato nell'ambito della Fiera dei Beni Comuni che ha aperto la seconda giornata della kermesse, organizzata dal Csv Napoli e giunta alla decima edizione. 

Dopo i saluti istituzionali del presidente del Csv Napoli Nicola Caprio, del presidente dell'Ordine dei giornalisti Ottavio Lucarelli, dell'assessore ai beni comuni del Comune di Napoli Carmine Piscopo, del componente della presidenza nazionale Acli Gianluca Budano e dalla vicepresidente del Csvnet Chiara Tommasini, ci sono stati gli interventi di Stefano Trasatti (responsabile area comunicazione Csvnet), Francesco Fusiello (presidente Lega H Campania), Mario Mirabile (presidente Uici Napoli) e Daniele Romano (presidente Fish Campania).

La Fiera è proseguita con l'Agorà pomeridiana delle buone prassi e la presentazione del progetto di servizio civile "Open Year" e della mostra "The Black Gallery" inserita all'interno dei percorsi sensoriali al buio, con la partecipazione dell'assessore ai giovani del Comune di Napoli Alessandra Clemente.

A seguire, il racconto delle esperienze dai territori nazionali e locali con Valerio Bini, presidente della Federazione Mani Tese e di Raphael Rossi, esperto di economia circolare e beni comuni. Infine, la presentazione dell'avviso pubblico di Agenzie di Cittadinanza 2018 realizzato da Csv Napoli e Comune di Napoli, con l'intervento dell'assessore alle politiche sociali Roberta Gaeta.

 

Pubblicato in Campania

A seguito dell’unanime decisione assunta nel 2016 dall'Assemblea Generale dell'Onu, rappresentanti di 192 governi hanno negoziato e infine proposto il “Patto Globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare”. Esso delinea principi per un governo condiviso dei movimenti migratori, propone una visione complessiva con un quadro d’azione coerente con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, invita gli Stati ad una maggiore cooperazione e solidarietà, nel rispetto della loro sovranità nazionale e dei diritti umani fondamentali e nella lotta contro la tratta di esseri umani e l’illegalità.

Tre mesi fa all'Onu l’Italia aveva dichiarato di voler sottoscrivere il Patto ma all'ultimo momento è stata presa la decisione di non partecipare al vertice di Marrakech nel quale il documento è stato adottato il 10 Dicembre scorso, richiedendo al Parlamento un previo pronunciamento in merito.

Le associazioni della società civile, le regioni, gli enti locali, le istituzioni e i soggetti firmatari chiedono al Parlamento di pronunciarsi a favore dell’adesione al Patto Globale, unendosi ai 164 governi che già l’hanno fatto. AOI, Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale e Link 2007 Cooperazione in Rete, Associazione di Ong di cooperazione internazionale e aiuto sono prime firmatarie di un appello al Parlamento italiano sottoscritto da numerose regioni (Campania, Emilia Romagna, Toscana, Piemonte tra le altre), Università (Napoli, L’Aquila tra queste), molti comuni e Slow Food.  

“Non adottarlo – è dichiarano le Ong - rende il nostro paese più isolato e indebolisce la possibilità di governare e regolare le migrazioni in modo concertato e condiviso con altri paesi. Non è infatti pensabile governare un processo globale come la migrazione e la mobilità umana, anche ai fini della pacifica convivenza e della sicurezza, senza la collaborazione di tutti i paesi e senza gli indispensabili strumenti multilaterali”.

“Il Patto globale – conclude - per una migrazione sicura, ordinata e regolare conviene all'Italia, anche perché può rafforzare le proprie ragioni nelle relazioni e negoziazioni con gli altri paesi europei, può facilitare le trattative nella definizione degli accordi con i paesi di provenienza e di transito, può aiutare a delineare con coerenza una strategia politica complessiva e lungimirante, uscendo dagli interventi emergenziali”.

 

 

Pubblicato in Nazionale

È stato approvato alla Camera il decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio, senza modifiche rispetto a quanto uscito dal Senato. “Siamo soddisfatti – dichiara Claudia Fiaschi portavoce del Forum del Terzo Settore – perché l’articolo 24-ter introduce alcune modifiche al Codice del Terzo settore, come avevamo auspicato.”

“La questione della possibilità di autofinanziamento delle organizzazioni di volontariato viene risolta.” Così commenta la portavoce. “Le Odv potranno autofinanziarsi utilizzando le proprie strutture e l’impegno dei volontari per attività anche diverse da quelle di “interesse generale” purché con queste connesse.”

“Un altro aspetto importante – prosegue Fiaschi – è quello che riguarda le erogazioni liberali in denaro al volontariato e all’associazionismo e la loro deducibilità. La modifica introdotta conferma il meccanismo di incentivi fiscali per chi fa donazioni in denaro, e alza al 35% la detraibilità degli oneri per chi ha fatto erogazioni liberali in natura alle associazioni di volontariato. Un importante incentivo alle donazioni per un Paese che già si distingue per la sua generosità. Viene infine estesa la possibilità di usufruire dei titoli di solidarietà anche alle imprese sociali non profit, organizzazioni dotate di importanti attrattive per gli operatori finanziari che vorranno intervenire con questo innovativo strumento di sviluppo.”

“Queste modifiche – conclude Fiaschi – segnano un ulteriore passo in avanti nel percorso di riforma, tuttavia il quadro legislativo avviato nel 2017 non è ancora completo. L’auspicio è che si accelerino i tempi, in particolare per la realizzazione del Registro Unico del Terzo settore e l’approvazione del decreto sulle cosiddette “attività diverse”. Il Forum darà, come sempre, il suo contributo a Governo e Parlamento per favorire il miglior cammino della riforma.”

La "procedura di acquisto" del giacimento petrolifero OPL 245 in Nigeria "da parte di Eni" è stata "costellata" da "un'impressionante sequenza di anomalie, che "necessariamente devono essere state avallate dai vertici della società e non trovano alcuna logica giustificazione se non negli illeciti accordi spartitori". Lo scrive il gup Giusy Barbara nelle motivazioni delle condanne in abbreviato per corruzione internazionale a 2 presunti mediatori. Nella tranche a dibattimento è imputato tra gli altri l'ad Claudio Descalzi.

Pubblicato in Economia sociale

Tradizionale incontro di Natale ma anche "lancio" delle iniziative per i 25 anni della cooperativa sociale Koinè. I soci si ritroveranno martedì 18 dicembre nel centro sociale di Tortaia ad Arezzo. Appuntamento alle ore 18. Gli interventi in programma sono quelli della Presidente Grazia Faltoni, del Direttore Paolo Peruzzi e del Presidente di Legacoop Toscana, Roberto Negrini. Seguiranno l'apericena offerta da Tutticatering della cooperativa sociale Betadue. Quindi musica dal vivo e dalle 22.30 Dj set.

"La nostra cooperativa - ricorda Grazia Faltoni - è nata nel novembre 1993 nello studio del notaio Basagni. Due i motivi essenziale. Il primo era quello “formale“, conseguente all’entrata in vigore della legge sulla cooperazione sociale  e cioè la 381 del 1991. Il secondo, sostanziale,  era riconducibile alla volontà di tentare di costruire una vera cooperativa per concorrere allo sviluppo di nuove formule di welfare locale capaci di promuovere e valorizzare partecipazione ed auto organizzazione dei cittadini per aumentare la giustizia sociale".

Da allora sono trascorsi 25 anni. "Un lungo cammino lungo che non senza fatica e difficoltà ha permesso di conseguire molti risultati positivi - sottolinea Paolo Peruzzi. Oggi rivendichiamo il diritto di festeg-giare con i soci, i lavoratori e le comunità locali i traguardi raggiunti".

 Ma Koinè guarda soprattutto avanti. "Vorremmo utilizzare non solo la festa del 18 dicembre ma anche i prossimi mesi per promuovere riflessione, approfondimento e confronto sulla nostra esperienza e su quelle dell’economia sociale e della cooperazione".

 

Pubblicato in Toscana

“Chiediamo al Presidente un ripensamento urgente del Governo rispetto ai tagli indiscriminati di risorse del Fondo per il Pluralismo e l’innovazione dell’informazione”.  Si legge nella lettera inviata al Presidente del Consiglio da Alleanza cooperative italiane, File, Fisc e Uspi che presenta l'appello delle associazioni rivolto al premier Conte.

“I tagli sono previsti – scrivono le associazioni di categoria - in un emendamento all’interno della Legge di Bilancio in discussione e approvazione al Senato. I tagli annunciati avranno effetto dal 2019, con ripercussioni pesantissime su diversi giornali cooperativi e delle altre realtà no profit, e su tutto l’indotto. Crediamo che il Governo e lo Stato debbano invece essere parte attiva e vigile per la promozione e  la tutela del fondamentale diritto ad un informazione plurale, in coerenza con l’art.21 della Costituzione, e non mortificare il pluralismo con tagli così pesanti e repentini.
Chiediamo dunque che venga ritirato l’emendamento riferito ai tagli all’editoria e che venga avviato con urgenza un Tavolo di confronto con tutte le categorie impegnate nella filiera editoriale dell’informazione per ricercare, a partire dalla Legislazione attuale, ogni possibile miglioramento sul terreno del rigore, della trasparenza e dell’’innovazione”.

“Confidiamo – concludono - nell’impegno del Presidente del Consiglio di rinviare i tempi di applicazione di ipotesi di tagli dei Fondi al 2020 per creare le condizioni rapide per un confronto serrato sul merito dei cambiamenti da proporre all’attuale Legge che potrebbe vederci tutti, parte pubblica, cooperative, privati,  impegnati per costruire nel 2019 soluzioni adeguate ed innovative di sostegno all’intera filiera editoriale. Siamo per un sostegno al pluralismo chiaro e trasparente, ma occorre un lavoro serio e di insieme per evitare conseguenze disastrose sul settore.”

 

 

Pubblicato in Nazionale

Una domenica mattina di abbracci gratis in piazza Castelnuovo, davanti al presepe del maestro Nino Parrucca a Palermo. È bastato munirsi di una benda o un foulard, con cui coprire gli occhi, e un cartello o un foglio con su scritto "Abbracci Gratis", "Abbracciami", "Mi Abbracci", "Io mi fido" per riempire di dolcezza una domenica come tante.

Una manifestazione organizzata dall'associazione di volontariato Anirbas, l'associazione IMAA, l'associazione Palermo 4 e Alessandra Barone, miss trans Europa 2015 e da anni impegnata nel sociale in varie associazioni e comunità  come Arcygay Palermo, PrevengGo ,comunità Ubuntu e ANIRBAS.

La novità di quest'anno è stata poter partecipare e abbracciare "mascherati" da personaggi di cartoni animati e ritornare, così, un po' bambini. L'iniziativa si è svolta contemporaneamente in tutta Italia. C'erano uomini, donne, bambini e pure animali oggi in piazza. Abbracci tra sconosciuti, senza differenze di razza, sesso o religione; abbracci e basta, il modo più bello per tornare ad essere umani

 

 

 

 

 

Pubblicato in Parità di genere

Amnesty International ha sollecitato le autorità francesi a usare moderazione durante le manifestazioni di protesta e a evitare la risposta col pugno di ferro contro le precedenti proteste dei "gilet gialli" e degli studenti delle scuole superiori, che ha provocato numerosi feriti. 

La polizia ha impiegato pallottole di gomma, granate contenenti cariche esplosive e gas lacrimogeni contro manifestanti per lo più pacifici che non stavano minacciando l'ordine pubblico. L'organizzazione per i diritti umani ha documentato numerosi casi di uso eccessivo della forza. 

"Una volta sollevatesi le nuvole di gas lacrimogeno, è emerso un quadro più chiaro di come la polizia abbia usato forza eccessiva contro manifestanti per lo più pacifici, giornalisti e anche minorenni", ha dichiarato Rym Khadhraoui, ricercatrice sull'Europa occidentale di Amnesty International. 

"Sebbene controllare le manifestazioni sia un compito difficile e alcuni partecipanti abbiano commesso azioni violente e illegali, è fondamentale che tanto la legge francese quanto gli standard internazionali sui diritti umani siano rispettati. La polizia ha il dovere di mantenere l'ordine pubblico e nel farlo può usare la forza, ma solo quando strettamente necessario. Se l'uso della forza è inevitabile, occorre moderazione", ha proseguito Khadhraoui. 

Secondo dati ufficiali, dal 17 novembre sono stati feriti 1407 manifestanti, 46 dei quali in modo grave, e 717 tra agenti di polizia, gendarmi e pompieri. 

Sebbene le autorità abbiano ripetutamente e legittimamente condannato gli atti di violenza da parte dei manifestanti, non hanno fatto lo stesso rispetto all'uso eccessivo della forza da parte della polizia, che Amnesty International chiede sia oggetto di un'indagine indipendente, imparziale ed efficace. 

Pallottole di gomma contro manifestanti e giornalisti 

Dalle testimonianze delle vittime e dei testimoni oculari e dalle immagini esaminate da Amnesty International, è emerso che la polizia ha impropriamente fatto ricorso alle pallottole di gomma, sparando verso la folla e ha anche impiegato granate contenenti cariche esplosive, che non dovrebbero mai essere usate in situazioni di ordine pubblico. 

Durante le proteste di Parigi dell'8 dicembre, sono rimasti feriti 225 manifestanti. Una testimone oculare, la medica di strada Audrey, ha dichiarato ad Amnesty International che 10 delle 15 persone da lei curate erano state colpite da pallottole di gomma, in un caso alla testa. 

Sono stati feriti anche numerosi giornalisti, alcuni dei quali hanno accusato di essere stati colpiti intenzionalmente. Le immagini esaminate da Amnesty International mostrano un giornalista protetto da un casco con la scritta "press" venire colpito alle spalle da una granata contenente cariche esplosive mentre si stava allontanando da un cordone di polizia. 

Il foto-giornalista Thierry Olivier ritiene che "i fotografi siano stati colpiti intenzionalmente". Un altro giornalista, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha denunciato che tanto lui quanto i suoi colleghi sono stati ripetutamente colpiti da pallottole di gomma. 

Un terzo giornalista, Thomas Morel-Fort, ha subito fratture multiple a una mano dopo essere stato colpito da una pallottola di gomma nonostante indossasse un casco con la scritta "press" in evidenza su entrambi i lati. 

Applicando una tattica deliberata, la polizia ha istituito barriere per perquisire chiunque fosse diretto alle proteste, allo scopo di sequestrare materiali protettivi ai manifestanti, ai giornalisti e persino ai medici. 

Il fotografo Denis Meyer ha riferito che la polizia gli ha sequestrato il casco, gli occhialini e una maschera protettiva per poi essere poco dopo ferito da una pallottola di gomma esplosa da distanza ravvicinata: "Stavo camminando con la mia macchina fotografica davanti al mio viso quando sono stato colpito da una pallottola di gomma sparata da soli 10 metri di distanza". 

Il medico di strada Audrey, cui è stato sequestrato il materiale protettivo, ha detto ad Amnesty International: "Hanno confiscato il mio casco protettivo, era bianco con una croce rossa su un lato. Hanno preso anche gli occhialini e le maschere protettive con cui curo i feriti". 

Audrey ha perso il conto dei feriti da gas lacrimogeni che ha soccorso: "Hanno iniziato a sparare gas lacrimogeni alle 10 di mattina e sono andati avanti quasi continuamente per quattro o cinque ore. C'erano persone che non riuscivano a fuggire. Un uomo che aveva inalato troppo gas è caduto a terra in preda agli spasmi, tremava su tutto il corpo". 

La polizia ha usato anche misure preventive per perquisire persone che non necessariamente presentavano un immediato rischio di violenza. Non solo è stato loro sequestrato il materiale protettivo, ma in alcuni casi il suo possesso è stato un pretesto per arrestarle. 

L'8 dicembre quasi 400 persone che si stavano recando alle manifestazioni parigine sono stati arrestati dopo la perquisizione alle barriere della polizia. Questi "arresti preventivi" sono risultati essere stati ordinati dalla procura di Parigi che ha autorizzato la polizia a effettuare perquisizioni in determinate zone della città. Molte persone in possesso di caschi, maschere o vernice sono stati arrestati per il reato di "adesione a un gruppo che intende commettere danni o violenze". 

Il giorno dopo molti di loro sono stati rilasciati per insufficienza di prove. Secondo il ministero dell'Interno, a Parigi l'8 dicembre sono state arrestate in totale 1082 persone, tra cui 100 minorenni. 

Uso eccessivo della forza contro gli studenti 

Insieme alle proteste dei "gilet gialli", il 3 dicembre si sono mobilitati anche gli studenti delle scuole superiori per protestare contro la riforma dell'istruzione. Nel corso della settimana successiva, gli studenti hanno bloccato la didattica di oltre 200 istituti in tutta la Francia. 

Mathieu Barraquier, un insegnante di Garges-lès-Gonesse, un sobborgo di Parigi, ha raccontato ad Amnesty International cos'è accaduto il 5 dicembre fuori dalla scuola superiore "Simone de Beauvoir" dopo che un albero era stato dato alle fiamme e la polizia aveva indossato a mettersi in assetto anti-sommossa. Acuni studenti hanno lanciato sassi e un ordigno incendiario in direzione degli agenti, che erano a 30 metri di distanza. 

"A un certo punto, senza alcuna ragione, è partita una pallottola di gomma. Ho sentito il rumore e poi ho visto uno studente a terra. Sono corso da lui. Quado ha voltato il viso ho visto la sua guancia squarciata come un melograno tagliato a metà. Il ragazzo non stava lanciando sassi, stasa solo parlando coi suoi amici". Il ragazzo è rimasto in ospedale per due giorni. 

Il 6 dicembre ci sono stati scontri tra polizia e studenti all'istituto superiore "Saint-Exupery" di Mantes-la-Jolie, un altro sobborgo parigino. La polizia ha arrestato 163 studenti, alcuni dei quali di soli 13 anni di età. Le immagini di decine di studenti costretti a stare in ginocchio con le mani sopra la nuca o ammanettati dietro la schiena sono diventate virali. 

Secondo Mourad Battikh, un avvocato che rappresenta diversi dei ragazzi arrestati, alcuni di loro sono stati costretti a rimanere in quella posizione fino a quattro ore. Se queste dichiarazioni fossero confermate, si tratterebbe di un trattamento crudele, inumano e degradante, proibito dal diritto internazionale in ogni circostanza. 

Un altro avvocato dei ragazzi di Mantes-la-Jolie ha detto che alcuni di loro non hanno potuto mangiare né vedere un avvocato prima degli interrogatori e che non è stata effettuata la registrazione audio-video, nonostante ciò sia richiesto dalla legge francese. Ad altri avvocati è stato impedito di assistere agli interrogatori. 

Leila Volle, che difende due studenti di 15 anni, ha riferito ad Amnesty International: "Quando sono arrivata alla stazione di polizia, gli agenti mi hanno detto che avevano già iniziato l'interrogatorio di uno dei ragazzi. Ho replicato che non era accettabile, che si trattava di un minorenne, e ho chiesto che si fermassero. Hanno detto che erano d'accordo ma poi hanno comunque proseguito l'interrogatorio senza di me". 

Entrambi gli studenti sono stati trattenuti per almeno sei ore. L'avvocata Volle ha denunciato che nella stazione di polizia di Versailles, dove erano stati portati i suoi due clienti, almeno otto ragazzi sono stati interrogati in assenza degli avvocati. 

"Mentre migliaia di persone si preparano a scendere in strada domani, le autorità francesi devono garantire la sicurezza e l'incolumità di tutti e assicurare il rispetto del diritto di manifestare in modo pacifico. Dovranno prendere misure legittime e proporzionate per proteggere la vita umana e l'ordine pubblico ed evitare l'uso della forza eccessiva", ha sottolineato Khadhraoui.   

"Indossare materiali protettivi per difendersi dai gas lacrimogeni, dalle pallottole di gomma o dalle granate contenenti cariche esplosive non significa avere l'intenzione di compiere atti di violenza. Coloro che vengono arrestati solo per questo motivo devono essere rilasciati", ha concluiso Khadhraoui. 

Le immagini di un manifestante pacifico colpito da una pallottola di gomma e di un giornalista colpito da una granata contenente cariche esplosive sono reperibili al linkhttps://twitter.com/Obs_Violences/status/1070768467907919872  Gli standard internazionali riguardanti i funzionari incaricati dell'applicazione della legge dicono espressamente che gli agenti di polizia "possono usare la forza solo quando strettamente necessario e al livello richiesto per svolgere il loro compito". 

La polizia deve fin quando possibile usare mezzi non violenti prima di ricorrere all'uso della forza. Se questo si rende inevitabile, dev'essere esercitato con moderazione e in modo proporzionato.  Anche quando i manifestanti agiscano in modo violento, la polizia deve usare solo la minima forza necessaria per controllare la situazione e ripristinare l'ordine pubblico. Deve distinguere chi sta agendo con violenza da chi non lo sta facendo. Se solo una minoranza di manifestanti sta compiendo atti di violenza, l'uso della forza contro tutti i manifestanti viola il principio di proporzionalità e del minimo uso della forza.   

Le pallottole di gomma possono causare gravi ferite, specialmente se dirette contro la testa, il volto o il tronco. Non devono essere usate per disperdere la folla ma solo per fermare singole persone che stanno compiendo atti di violenza contro altre persone. Dovrebbero essere impiegate solo quando è possibile prendere la mira contro queste specifiche persone. Non devono essere dirette contro la folla o esplose in modo casuale e, per minimizzare i danni, dovrebbero colpire solo le parti basse del corpo. 

Le granate contenenti cariche esplosive possono causare danni gravi e non possono essere dirette solo contro persone coinvolte in atti di violenza senza rischiare di danneggiare persone vicine. Amnesty International ha chiesto al ministro degli Interni di vietarne l'uso in situazioni di ordine pubblico. 

Il gas lacrimogeno rischia di raggiungere non solo manifestanti coinvolti in atti di violenza ma anche manifestanti pacifici e semplici spettatori. Dovrebbe essere usato solo in situazioni di violenza generalizzata per disperdere la folla o quando il livello di violenza ha raggiunto un punto tale da non poter essere contrastato prendendo di mira solo singole persone violente. Può essere usato solo in circostanze nelle quali le persone abbiano una vita di fuga e previa comunicazione di un avviso, udibile chiaramente, in modo da dare alle persone tempo sufficiente per allontanarsi. 

Pubblicato in Nazionale

Sono 25 anni di cooperazione sociale: Camelot di Reggio Emilia ha festeggiato questo traguardo con un evento aperto alla comunità. Lo scorso 15 dicembre, il Camelot Bistrot ha fatto da cornice ad un’iniziativa a cui hanno preso parte soci, rappresentanti delle istituzioni, stakeholder, amici vecchi e nuovi.

Al dibattito sul valore di questa forma di impresa, votata all’inclusione, sono intervenuti Matteo Sassi, vicesindaco di Reggio Emilia, Ettore Rocchi, vicepresidente di Iren, Carlo Possa che con Legacoop contribuì alla nascita della cooperativa e Paolo Conti di Dana Motion Systems, a dimostrazione che pubblico, cooperazione e privato possono collaborare con reciproci benefici.

Ciò che è emerso dalla tavola rotonda moderata da Loretta Losi, responsabile settore sociale di Legacoop Emilia Ovest, è che le cooperative sociali di tipo B garantiscono un’opportunità di rinascita e di dignità lavorativa a persone in difficoltà; contribuiscono inoltre al welfare favorendo la produttività a discapito dell’assistenzialismo.

Nell’occasione è stato proiettato un video suggestivo con i volti e i numeri della cooperativa sociale radicata nel territorio reggiano. Negli anni dalla sua fondazione ha dato un’opportunità di lavoro a oltre 700 persone di cui il 55% rientra nella legge 381/91 che regola le attività di integrazione socio-lavorativa. Oggi conta 156 lavoratori, per la maggior parte soci. Sviluppa 3,2 milioni euro di fatturato operando in dodici settori di attività, di cui i principali sono igiene ambientale, pulizie civili e industriali, servizi bibliotecari.

 

Pubblicato in Lavoro

La valigia di cartone con indosso gli stessi abiti di chi, nel secolo scorso, si apprestava a lasciare la propria terra in cerca di fortuna altrove, in un parallelismo simbolico tra l’emigrazione di ieri e l’immigrazione di oggi.

È così che il fotografo professionista Paolo Galletta ha voluto immortalare alcuni migranti, nelll'ambito del suo fotoracconto Siamo tutti migranti. I suggestivi scatti sono stati in esposizione dal 14 al 16 Dicembre presso i Chiostri di Palazzo Mariani, a Piazza Antonello a Messina, all’interno del Contaminazioni fest, nell'ambito delle iniziative promosse in occasione del settantesimo anniversario della Dichiarazione dei diritti universali dell'uomo.

Foto in bianco e nero che sono stati utilizzati anche per la realizzazione di un calendario 2019, acquistabile con una donazione, dai cui proventi sarà possibile sostenere progetti di inclusione e intercultura promossi dall’associazione Anymore onlus. La presentazione del progetto, avvenuta lunedì 10 dicembre presso la sede di Anymore Onlus di Messina, è stata l’occasione per riunire i partner del progetto ed i rappresentanti dell’associazionismo e del mondo cooperativo, impegnati nella gestione dei servizi ai migranti.

Protagonisti sul set fotografico giovani volontari, ma anche beneficiari del Centro Accoglienza Liberty di Messina e del Progetto Sprar di Terme Vigliatore gestito, quest'ultimo, dalla Cooperativa Azione Sociale di Messina. Attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, Paolo Galletta ha provato a rappresentare, attraverso i volti dei migranti, la stessa malinconia dei nostri avi nel lasciare la propria terra ed i propri affetti, in cerca di  migliori opportunità.

A distanza di un secolo, quegli stessi volti e lo stesso desiderio di riscatto, al di là delle differenze etniche, linguistiche o religiose, lo ritroviamo in chi oggi raggiunge le nostre  coste. Un modo per guardare allo specchio un passato che ci appartiene e che mai come adesso chiede di non essere dimenticato.

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