Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Sabato, 20 Aprile 2019

Articoli filtrati per data: Martedì, 18 Dicembre 2018 - nelPaese.it

Amnesty International ha sollecitato le autorità ungheresi a istruire le forze di polizia a non ricorrere alla forza eccessiva e non necessaria, compreso l'uso dei gas lacrimogeni, in occasione delle prossime manifestazioni contro il governo. 

"Quanto abbiamo visto la sera del 16 dicembre non deve ripetersi. La polizia deve ricorrere alla forza solo quando strettamente necessario e quando altre tattiche per fronteggiare la violenza si siano rivelate inefficaci", ha dichiarato Massimo Moratti, vicedirettore di Amnesty International per l'Europa. 

"Le autorità ungheresi continuano a stroncare ogni forma di dissenso: ne è stata la prova l'allontanamento con la forza di due parlamentari dell'opposizione dall'edificio dove ha sede l'emittente pubblica Mtva. Si è trattato di una violazione della stessa legge ungherese, che prevede l'immunità per i parlamentari e l'accesso a tutte le istituzioni pubbliche, e degli obblighi internazionali dell'Ungheria sul rispetto della libertà di espressione", ha aggiunto Moratti. 

L'atteggiamento del governo ungherese nei confronti del dissenso è stato condannato anche dalla Commissione di Venezia, uno dei più autorevoli organi consultivi sul diritto costituzionale, che ha stigmatizzato la legge che obbliga le organizzazioni della società civile che si occupano d'immigrazione a versare il 25 per cento di tasse su ogni contributo proveniente dall'estero. 

Ulteriori informazioni 
Dal 12 dicembre migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro il provvedimento, adottato dal parlamento, che i manifestanti chiamano "legge della schiavitù". La legge consente ai datori di lavoro di chiedere ai loro dipendenti di svolgere fino a 400 ore di straordinario all'anno e di ritardarne il pagamento anche per tre anni. 

Lo stesso giorno, il parlamento ha adottato una legge che crea un nuovo sistema di giustizia amministrativa privo d'indipendenza e sotto il controllo del ministero della Giustizia. Oltre al ritiro della "legge sulla schiavitù", i manifestanti rivendicano un sistema giudiziario e un'informazione pubblica indipendenti. 

Pubblicato in Dal mondo

Un numero record di stati membri delle Nazioni Unite ha votato, il 17 dicembre, a favore della risoluzione che chiede una moratoria sulle esecuzioni in vista dell'abolizione della pena di morte. Dei 193 stati membri delle Nazioni Unite, 121 hanno votato a favore della settima risoluzione presentata dal Brasile e sponsorizzata da 83 stati alla sessione plenaria dell'Assemblea generale a New York; 35 hanno votato contro e 32 si sono astenuti. 

Nel dicembre 2016 i voti a favore erano stati 117. Per la prima volta Dominica, Libia, Malaysia e Pakistan hanno votato a favore, mentre Antigua e Barbuda, Guyana e Sud Sudan sono passati dal voto contrario all'astensione. Guinea Equatoriale, Gambia, Mauritius, Niger e Ruanda hanno ripreso la loro posizione abolizionista, a differenza di quanto fatto nel 2016. Nauru è passata dal voto favorevole al voto contrario, Bahrein e Zimbabwe dall'astensione al voto contrario e Congo e Guinea dal voto a favore all'astensione. 

"Il fatto che un numero record abbia votato in favore della fine delle esecuzioni mostra che l'abolizione globale della pena di morte sta diventando un'inevitabile realtà. Un mondo libero dalla pena di morte è più vicino che mai", ha dichiarato Chiara Sangiorgio, esperta sulla pena di morte di Amnesty International. 

"Questo voto significa che un numero sempre maggiore di paesi vuole intraprendere passi per porre fine una volta per tutte a questa punizione crudele, inumana e degradante", ha aggiunto Sangiorgio. 

"Il voto mostra anche il crescente isolamento dei 35 stati che hanno votato contro la risoluzione. Gli stati che ancora mantengono in vigore la pena capitale dovrebbero istituire immediatamente una moratoria sulle esecuzioni, quale primo passo verso l'abolizione", ha concluso Sangiorgio.  Nel 1945, anno di fondazione delle Nazioni Unite, solo otto degli allora 51 stati membri avevano abolito la pena di morte. Nel 2017 le esecuzioni hanno avuto luogo in soli 22 stati membri, l'11 per cento del totale. 

Pubblicato in Nazionale

Cgil Reggio Emilia, Cisl Emilia Centrale e Uil Modena e Reggio hanno firmato con la rappresentanza del mondo cooperativo LegaCoop Emilia Ovest, Confcooperative Reggio Emilia e Agci un importante protocollo per prevenire le molestie e violenze sui luoghi di lavoro.

Solo negli ultimi tre anni, secondo i dati Istat, su base nazionale, sono state 167mila le donne che sul luogo di lavoro o in fase di colloquio assuntivo, hanno subito forme di violenza, con una prevalenza a livello di comparti, nei settori delle attività professionali, scientifiche e tecniche ed in quello del lavoro domestico.

L’accordo siglato, che dà attuazione a quanto sottoscritto dalle tre centrali nella scorsa primavera a livello Regionale “è molto importante – spiegano le organizzazioni sindacali e le associazioni cooperative per voce di Elvira Meglioli, segretaria Cgil di Reggio Emilia, Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl, Ferdinando Guidetti, segretario Uil di Modena e Reggio, Antonella Albertini responsabile settore lavoro e servizi di Confcooperative, Loretta Losi responsabile settore sociale di Legacoop Emilia Ovest, Milena Avanzini, Agci - per fare fronte comune e contrastare questo fenomeno. Ora intendiamo rafforzare le alleanze già costruite e costruirne altre in modo da ridurre sempre più, fino a raggiungere un auspicabile azzeramento di questi fenomeni per garantire un ambiente di lavoro sano”.

“L’accordo – proseguono – sarà diffuso sul territorio e sarà richiesto alle imprese aderenti di sottoscrivere il principio, sotteso, di inammissibilità di qualsiasi atto o comportamento che si configuri come violenza e molestia sui luoghi di lavoro attraverso una dichiarazione formale e introdurre una capillare attività di informazione. Dal punto di vista operativo saranno promosse adeguate iniziative formative finalizzate alla prevenzione delle violenze e delle molestie e per garantire il rispetto della salute, del benessere e della dignità della persona, di promuovere attività per l’inserimento lavorativo di vittime delle violenze, e di monitorare la realizzazione e gli esiti delle suddette azioni attraverso l'attivazione di tavoli congiunti”.

Infine, “nell’ambito della contrattazione di secondo livello le Rsu potranno contribuire a definire codici di condotta, linee guida e buone prassi per prevenire e contrastare le molestie e le violenze nei luoghi di lavoro, con l’obiettivo di rafforzare  la presente intesa”.

Pubblicato in Parità di genere

Legacoop Bologna traccia un bilancio dell'anno appena trascorso e delinea le prossime traiettorie di lavoro in vista della sua annuale Assemblea dei Delegati, che si terrà giovedì 20 dicembre a FICO Eataly World. In base ad una stima fatta sui preconsuntivi, le cooperative associate a Legacoop Bologna prevedono di chiudere il 2018 con un valore della produzione di 16,5 miliardi di euro, con una sostanziale stabilità rispetto al 2017. Gli occupati sono 74.163, per l'86% a tempo indeterminato. I soci di cooperative associate a Legacoop Bologna salgono a 2.610.241, crescendo dello 0,8% rispetto all'anno precedente.

Nel corso dell'Assemblea dei Delegati di Legacoop Bologna saranno presentate alcune rilevazioni sulle azioni delle cooperative per l'innovazione: sono oltre il 40% le cooperative aderenti a Legacoop Bologna che, nel 2018, hanno utilizzato le agevolazioni del Decreto Industria 4.0. L'ultima rilevazione effettuata ha mostrato un dato ancora in miglioramento, a fronte di un clima di fiducia che si sta deteriorando. Solo l'8,3% delle coop del campione intervistato prevede un miglioramento della situazione economica contro il 25% cheprevede un peggioramento e un 66,7% che propende per la stazionarietà dell'andamento dell'economia.

"Le imprese cooperative associate a Legacoop Bologna hanno resistito all'urto della crisi e ora si stanno riorganizzando per affrontare le nuove sfide dei mercati, tenendo al centro innovazione, sviluppo sostenibile e valore della persona - commenta Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna - La nostra associazione ha intensificato, in una logica di sistema e filiera, il supporto alle cooperative, che esprimono preoccupazione per lo stato dell'economia italiana. Servono segnali concreti per ripristinare un clima di fiducia, rilanciare gli investimenti e far crescere l'occupazione giovanile".

Nel 2018 l'associazione ha avviato numerosi progetti dedicati a trasformazione digitale, sviluppo sostenibile, formazione e promozione cooperativa tra i giovani. Proprio in questo ambito Legacoop Bologna, nel 2018, ha coinvolto oltre 3.500 giovani del territorio, dai ragazzi delle scuole secondarie di I e II grado - con i progetti Vitamina C e Millennials.coop - agli studenti dell'Università di Bologna dove in occasione dello Start Up Day è stato presentato il bando Coopstartup, per la creazione di start up cooperative.

Attenzione ai giovani anche in settori strategici come l'innovazione agroalimentare con il progetto Think4Food, aperto a start up e ricercatori universitari, e attraverso collaborazioni con player nazionali - come quella con la Fondazione Golinelli per Icaro-Palestra d'Imprenditorialità e con l'INU per il Bando Giacomo Venturi per la rigenerazione urbana - e con soggetti internazionali come il Cern di Ginevra per l'Open Innovation Program promosso da AlmaCube.

"Abbiamo disegnato una nuova strategia per la nostra promozione cooperativa, introducendo modalità di ingaggio innovative e ampliando la rete di partnership sul territorio, in Italia e all'estero  - commenta Simone Gamberini, direttore di Legacoop Bologna - Abbiamo introdotto percorsi di open innovation per mettere in connessione le cooperative con studenti, ricercatori e giovani imprenditori. Lo abbiamo fatto perché l'intergenerazionalità è parte del nostro DNA cooperativo e perché crediamo che queste azioni possano contribuire a incrementare l'occupazione giovanile".

Legacoop Bologna ha puntato sulla formazione e sul consolidamento delle competenze anche nell'ambito della trasformazione digitale, avviando, insieme a Coopfond e Bologna Business School, Going Digital, corso di alta formazione per manager cooperativi.

L'impegno per lo sviluppo sostenibile del territorio si conferma come una delle principali traiettorie strategiche per Legacoop Bologna, che nel corso dell'Assemblea del 20 dicembre presenterà il progetto Bologna 2030-Visioni Cooperative per lo sviluppo sostenibile realizzato insieme a Urban@it, Università Bocconi e Università IUAV di Venezia.

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Legacoopsociali chiede, nella Legge di Bilancio attualmente in discussione, “un intervento urgente ed efficace per risolvere le difficoltà e le contraddizioni emerse in merito al processo di riqualificazione e riconoscimento della figura dell’educatore professionale”.

Il percorso di riforma “la cosiddetta legge Iori” ha trovato parziale accoglimento nella legge finanziaria dell’anno 2017 (art. 1, commi dal 594 al 601, della legge 205/2017), “ma allo stato attuale la soppressione al Senato di un emendamento già approvato alla Camera mette a repentaglio la sorte di oltre 150.000 educatori e il futuro dei servizi nei quali operano da anni concorrendo all’affermazione di eccellenze italiane, quali i percorsi di deistituzionalizzazione in ambito psichiatrico”.

Se l’emendamento non passa si avranno ricadute sia sul fronte dei lavoratori, dei servizi e delle cooperative che li gestiscono: “oltre 150.000 educatori rimarrebbero sprovvisti del “titolo” ad operare in servizi socio-sanitari (psichiatria, dipendenze, sanità) con il rischio di perdere il lavoro; i servizi verrebbero depauperati di competenze ed esperienze professionali che ne hanno, in questi anni, sviluppato qualità e continuità e gli utenti dei servizi si troverebbero di fronte a repentine interruzioni di relazioni e progettualità educative; la cooperazione sociale e gli enti del terzo settore si troverebbe a gestire un doppio danno: la perdita di personale qualificato e l’impossibilità a reperire le qualifiche necessarie, anche perché il numero chiuso nei corsi di EP nelle facoltà di Medicina è fortemente sottostimato rispetto al bisogno, oltre ai costi consistenti della tassa sui licenziamenti che si troverebbe costretta ad effettuare suo malgrado”.

Si tratta di un intervento di giustizia sociale ed economica che non risolve l’intero problema relativo al doppio binario della qualifica di educatore, “ma salvaguarda il lavoro di persone e imprese sociali cooperative che in questi anni hanno contribuito attivamente a far fronte alle problematiche di una società sempre più contrassegnata da fragilità e bisogni sociali e sanitari”.

 

 

Pubblicato in Nazionale
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Dicembre 2018 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31