Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Venerdì, 14 Dicembre 2018

Articoli filtrati per data: Venerdì, 07 Dicembre 2018 - nelPaese.it

Le radici sociali di un sovranismo psichico: dopo il rancore, la cattiveria.La delusione per lo sfiorire della ripresa e per l'atteso cambiamento miracoloso ha incattivito gli italiani. Ecco perché si sono mostrati pronti ad alzare l'asticella. Si sono resi disponibili a compiere un salto rischioso e dall'esito incerto, un funambolico camminare sul ciglio di un fossato che mai prima d'ora si era visto da così vicino, se la scommessa era poi quella di spiccare il volo. E non importa se si rendeva necessario forzare gli schemi politico-istituzionali e spezzare la continuità nella gestione delle finanze pubbliche.

È stata quasi una ricerca programmatica del trauma, nel silenzio arrendevole delle élite, purché l'altrove vincesse sull'attuale. È una reazione pre-politica con profonde radici sociali, che alimentano una sorta di sovranismo psichico, prima ancora che politico. Che talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria ‒ dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare.

Il processo strutturale chiave dell'attuale situazione è l'assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive. L'Italia è ormai il Paese dell'Unione europea con la più bassa quota di cittadini che affermano di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori: il 23%, contro una media Ue del 30%, il 43% in Danimarca, il 41% in Svezia, il 33% in Germania. Il 96% delle persone con un basso titolo di studio e l'89% di quelle a basso reddito sono convinte che resteranno nella loro condizione attuale, ritenendo irrealistico poter diventare benestanti nel corso della propria vita. E il 56,3% degli italiani dichiara che non è vero che le cose nel nostro Paese hanno iniziato a cambiare veramente. Il 63,6% è convinto che nessuno ne difende interessi e identità, devono pensarci da soli (e la quota sale al 72% tra chi possiede un basso titolo di studio e al 71,3% tra chi può contare solo su redditi bassi).

La insopportazione degli altri sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili. Le diversità dagli altri sono percepite come pericoli da cui proteggersi: il 69,7% degli italiani non vorrebbe come vicini di casa i rom, il 69,4% persone con dipendenze da droga o alcol. Il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani, quota che raggiunge il 57% tra le persone con redditi bassi. Sono i dati di un cattivismo diffuso che erige muri invisibili, ma spessi. Rispetto al futuro, il 35,6% degli italiani è pessimista perché scruta l'orizzonte con delusione e paura, il 31,3% è incerto e solo il 33,1% è ottimista.

Quel bisogno radicale di sicurezza che minaccia la società aperta. Il 63% degli italiani vede in modo negativo l'immigrazione da Paesi non comunitari (contro una media Ue del 52%) e il 45% anche da quelli comunitari (rispetto al 29% medio). I più ostili verso gli extracomunitari sono gli italiani più fragili: il 71% di chi ha più di 55 anni e il 78% dei disoccupati, mentre il dato scende al 23% tra gli imprenditori. Il 58% degli italiani pensa che gli immigrati sottraggano posti di lavoro ai nostri connazionali, il 63% che rappresentano un peso per il nostro sistema di welfare e solo il 37% sottolinea il loro impatto favorevole sull'economia. Per il 75% l'immigrazione aumenta il rischio di criminalità. Cosa attendersi per il futuro? Il 59,3% degli italiani è convinto che tra dieci anni nel nostro Paese non ci sarà un buon livello di integrazione tra etnie e culture diverse.

La raziocinante ricerca di un egolatrico compiacimento nei consumi. Il potere d'acquisto delle famiglie italiane è ancora inferiore del 6,3% in termini reali rispetto a quello del 2008. E i soldi restano fermi, preferibilmente in contanti: nel 2017 si è registrato un +12,5% in termini reali del valore della liquidità rispetto al 2008, a fronte di un più ridotto incremento (+4,4%) riferito al portafoglio totale delle attività finanziarie delle famiglie. La forbice nei consumi tra i diversi gruppi sociali si è visibilmente allargata. Nel periodo 2014-2017 le famiglie operaie hanno registrato un -1,8% in termini reali della spesa per consumi, mentre quelle degli imprenditori un +6,6%. Fatta 100 la spesa media delle famiglie italiane, quelle operaie si posizionano oggi a 72 (erano a 76 nel 2014), quelle degli imprenditori a 123 (erano a 120 nel 2014). Molto difficilmente beni e servizi che non accendono desideri specifici dei singoli consumatori - divenuti ferocemente intelligenti nell'adottare una logica selettiva di egolatrico compiacimento - avranno una potenza attrattiva sufficiente per vincere la tendenza a tenere i soldi fermi, preferibilmente in forma cash.

Uno vale un divo: una società senza più miti, né eroi. I dispositivi della disintermediazione digitale continuano la loro corsa inarrestabile, battendo anno dopo anno nuovi record in termini di diffusione e di moltiplicazione degli impieghi. Oggi il 78,4% degli italiani utilizza internet, il 73,8% gli smartphone con connessioni mobili e il 72,5% i social network. Nel caso dei giovani (14-29 anni) le percentuali salgono rispettivamente al 90,2%, all'86,3% e all'85,1%. I consumi complessivi delle famiglie non sono ancora tornati ai livelli pre-crisi (-2,7% in termini reali nel 2017 rispetto al 2007), ma la spesa per i telefoni è più che triplicata nel decennio (+221,6%): nell'ultimo anno si sono spesi 23,7 miliardi di euro per cellulari, servizi di telefonia e traffico dati. E abbiamo finito per sacrificare ogni mito, divo ed eroe sull'altare del soggettivismo, potenziato nei nostri anni dalla celebrazione digitale dell'io. Nell'era biomediatica, in cui uno vale un divo, siamo tutti divi. O nessuno, in realtà, lo è più. La metà della popolazione (il 49,5%) è convinta che oggi chiunque possa diventare famoso (il dato sale al 53,3% tra i giovani di 18-34 anni). Un terzo (il 30,2%) ritiene che la popolarità sui social network sia un ingrediente «fondamentale» per poter essere una celebrità, come se si trattasse di talento o di competenze acquisite con lo studio (il dato sale al 41,6% tra i giovani). Ma, allo stesso tempo, un quarto degli italiani (il 24,6%) afferma che oggi i divi semplicemente non esistono più. E comunque appena uno su 10 dichiara di ispirarsi ad essi come miti da prendere a modello nella propria vita (il 9,9%). In più, il 41,8% crede di poter trovare su internet le risposte a tutte le domande (il 52,3% tra i giovani).

Dall'assalto al cielo alla difesa delle trincee: il salto d'epoca nella missione della politica. L'area del non voto in Italia si compone di 13,7 milioni di persone alla Camera e 12,6 milioni al Senato: sono gli astenuti e i votanti scheda bianca o nulla alle ultime elezioni politiche. La percentuale dell'area del non voto sul totale degli aventi diritto è salita dall'11,3% del 1968 al 23,5% del 1996, fino al 29,4% del 2018. Il 49,5% degli italiani ritiene che gli attuali politici siano tutti uguali, e la quota sale al 52,2% tra chi ha un titolo di studio basso e al 54,8% tra le persone a basso reddito.

La funzione dei social network nella comunicazione politica è definita «inutile» o addirittura «dannosa» dal 52,9% degli italiani, mentre il 47,1% li giudica al contrario «utili» o «preziosi» perché eliminano ogni filtro nel rapporto tra cittadini e leader politici. L'abilità nel muoversi nella post-verità è la cifra del successo politico, se il 68,3% degli italiani ritiene che le fake news hanno un impatto «molto» o «abbastanza» importante nell'orientare l'opinione pubblica. Oggi sembra finito quel gioco combinatorio di identità e interessi che si proiettava nella domanda politica, anche perché i profili identitari dei diversi gruppi sociali sono sempre più sfumati e le relative constituency degli interessi sono sempre più disomogenee.

La leadership perduta dell'Unione europea

Nell'Unione europea vive il 6% della popolazione mondiale, si produce il 22% del Pil e l'euro è il secondo mezzo di pagamento negli scambi planetari. Tra l'area dell'euro e l'Ue a 28 Paesi i tassi di crescita nel 2017 risultano allineati intorno al 2,4% e il rapporto debito/Pil è in media al di sotto del 90%. Al più alto Pil pro-capite dell'area dell'euro (quasi 33.000 euro annui, contro i 30.000 dell'intera Ue) si affianca un tasso di disoccupazione di un punto e mezzo in più tra chi non aderisce alla moneta unica. La quota di popolazione esposta al rischio di povertà o esclusione sociale si aggira per le due aree intorno al 22%. Ma emerge il fallimento dei processi di convergenza. Tra i 19 Paesi aderenti all'euro, solo 7 hanno un rapporto debito/Pil inferiore al 60% come stabilito negli accordi di Maastricht, e degli altri 12 sono in 4 a presentare una quota superiore al 100%.

Le ragioni economiche dello stare insieme. Rispetto al 2010, in Italia gli investimenti sono ancora all'89,4% del valore di allora, i consumi delle famiglie al 97,4%, la spesa delle amministrazioni pubbliche al 99,1%, il Pil al 99,7% (a fronte di un dato medio europeo in questo caso del 110,6%). Solo l'export è cresciuto (+26,2%). Nel 2017 le esportazioni di merci hanno superato i 448 miliardi di euro (+7,4% rispetto al 2016), con un saldo commerciale positivo di 47,5 miliardi. Siamo il 9° Paese esportatore al mondo, con una quota di mercato del 2,9% (il 3,5% se si considera solo il manifatturiero). Le imprese esportatrici sono oggi 217.431 (8.431 in più dal 2012). E tutto ciò si svolge per la gran parte dentro l'Europa (il 55,6% del valore dell'export). Su 90,6 milioni di viaggiatori stranieri entrati in Italia nel 2017, ben 63,3 milioni (il 69,9% del totale) provenivano da Paesi europei. Dei 39,2 miliardi di euro spesi in Italia dai turisti stranieri, 22,8 miliardi sono attribuibili ai turisti europei (il 58,2% del totale). Ma oggi solo il 43% degli italiani pensa che l'appartenenza all'Ue abbia giovato all'Italia, contro una media europea del 68%: siamo all'ultimo posto in Europa, addirittura dietro la Grecia della troika e il Regno Unito della Brexit. Eppure, finora gli italiani hanno sempre partecipato alle elezioni europee con percentuali di affluenza di gran lunga superiori alla media dell'Ue: nel 2014 il 72,2% contro il 42,6%.

Crescere nell'innovazione: il traino comunitario. La spesa pubblica destinata in Italia alla ricerca è scesa da poco meno di 10 miliardi di euro nel 2008 a poco più di 8,5 miliardi nel 2017. Nel periodo è passata da 157,5 euro per abitante a 119,3 euro. Per poter competere nella dimensione dell'innovazione, l'unica chance per l'Italia è una maggiore integrazione nei processi che si realizzano a livello comunitario. Per beneficiare del traino che l'Ue esercita attraverso programmi e fondi destinati ai singoli Paesi, come Horizon 2020. Dei quasi 77 miliardi di euro previsti nel budget del programma 2014-2020 ne sono già stati assegnati oltre 33 miliardi, di cui 2,8 all'Italia. Il nostro Paese è il 5° per finanziamenti ricevuti, dopo Germania, Regno Unito, Francia e Spagna. E il 4° per numero di progetti finanziati: il 9,5% dei quasi 92.000 progetti che hanno ricevuto il contributo.

Le quattro Europe: identità plurime e punti di rottura. Alla vigilia delle elezioni europee del 2014, nel mezzo della crisi, i cittadini dei 28 Stati che dichiaravano di avere fiducia nell'Ue erano il 31%, ovvero 11 punti in meno del valore registrato nella primavera di quest'anno (42%). Nei Paesi in cui è elevata la fiducia nell'Ue e contemporaneamente è positivo il giudizio sulla situazione del proprio Paese si è registrata una forte risalita post-crisi, con una variazione del Pil nel periodo 2012-2017 che oscilla tra il +55,3% in termini reali dell'Irlanda e il +4% della Finlandia. Al contrario, nel gruppo di Paesi in cui la fiducia nell'Europa è bassa, anche il giudizio sulla situazione interna è negativo: tra questi figura l'Italia, insieme a Francia, Regno Unito, Spagna e Grecia. In questo gruppo il timore di rimanere senza un'occupazione è espresso dall'83% dei cittadini in Grecia e dal 69% in Italia, contro una media europea solo del 44%.

I giovani europeisti e le diversità culturali come destino. Le giovani generazioni in Europa sono una minoranza. La quota di cittadini europei di età compresa tra 15 e 34 anni è pari al 23,7%, quella dei giovanissimi (15-24 anni) ha un'incidenza di poco superiore al 10%. In dieci anni, dal 2007 al 2017, la coorte dei 15-34enni si è contratta dell'8%. L'Italia, con la sua quota del 20,8% di giovani di 15-34 anni sulla popolazione complessiva, di tutti i 28 Paesi membri dell'Ue è quello con la più bassa percentuale di giovani, diminuita nel decennio del 9,3%. Libera circolazione, euro e diversità culturali come valori positivi rappresentano però le tre principali accezioni attribuite all'Europa dai giovani europei.

Gli snodi da cui ripartire: l'ipoteca sul lavoro

 Tra il 2000 e il 2017 nel nostro Paese il salario medio annuo è aumentato solo dell'1,4% in termini reali. La differenza è pari a poco più di 400 euro annui, 32 euro in più se considerati su 13 mensilità. Nello stesso periodo in Germania l'incremento è stato del 13,6%, quasi 5.000 euro annui in più, e in Francia di oltre 6.000 euro, cioè 20,4 punti percentuali in più. Se nel 2000 il salario medio italiano rappresentava l'83% di quello tedesco, nel 2017 è sceso al 74% e la forbice si è allargata di 9 punti. Tra il 2007 e il 2017 gli occupati con età compresa tra 25 e 34 anni si sono ridotti del 27,3%, cioè oltre un milione e mezzo di giovani lavoratori in meno. Nello stesso tempo gli occupati di 55-64 anni sono aumentati del 72,8%. In dieci anni siamo passati da un rapporto di 236 giovani occupati ogni 100 anziani a 99. Mentre nel segmento più istruito i 249 giovani laureati occupati ogni 100 lavoratori anziani del 2007 sono diventati appena 143. A rendere ancora più critica la situazione è la presenza di giovani in condizione di sottoccupazione, che nel 2017 ha caratterizzato il lavoro di 237.000 persone di 15-34 anni: un valore raddoppiato nell'arco di soli sei anni. Così come è aumentato sensibilmente il numero di giovani costretti a lavorare part time pur non avendolo scelto: 650.000 nel 2017, ovvero 150.000 in più rispetto al 2011.

I persistenti squilibri nella formazione del capitale umano

L'Italia investe in istruzione e formazione il 3,9% del Pil, contro una media europea del 4,7%. Investono meno di noi solo Slovacchia (3,8%), Romania (3,7%), Bulgaria (3,4%) e Irlanda (3,3%). Tra il 2014 e il 2017 i laureati italiani di 30-34 anni sono passati dal 23,9% al 26,9%, ma nello stesso periodo la media Ue è salita dal 37,9% al 39,9%: ben 13 punti percentuali in più. Gli abbandoni precoci dei percorsi di istruzione nel 2017 riguardano il 14% dei giovani 18-24enni, contro una media Ue del 10,6%. A parità di potere d'acquisto, la spesa per allievo risulta inferiore alla media europea di 230 dollari nella scuola primaria, di 917 dollari nella secondaria di I grado, di 1.261 dollari nella scuola secondaria di II grado. Il divario più ampio è relativo all'educazione terziaria: in Italia si spendono 11.257 dollari per studente (7.352 dollari se si escludono le spese per ricerca e sviluppo), mentre la media europea è pari a 15.998 dollari (11.132 dollari senza la R&S), con una differenza dunque di ben 4.741 dollari (il 42% in più).

La crescita diseguale dei territori: l'Italia che va e quella che resta indietro. A fine 2017 il Paese era ancora 4 punti sotto il valore del Pil del 2008, ma con regioni in pieno recupero (-1,3% la Lombardia e -1,5% l'Emilia Romagna) e altre in forte arretramento: -5,0% il Lazio, -6,2% il Piemonte, -7,9% la Campania, -10,3% la Sicilia, -10,7% la Liguria.

Una società che si lascia: la rottura delle relazioni affettive stabili. Ci si sposa sempre di meno e ci si lascia sempre di più. Dal 2006 al 2016 i matrimoni sono diminuiti del 17,4%, passando da 245.992 a 203.258. A diminuire sono soprattutto gli sposalizi religiosi (-33,6%), mentre quelli civili sono aumentati del 14,1%, fino a rappresentare il 46,9% del totale. Le separazioni sono aumentate dalle 80.407 del 2006 alle 91.706 del 2015 (+14%), mentre i divorzi, anche per impulso della legge sul «divorzio breve», raddoppiano letteralmente, passando dai 49.534 del 2006 ai 99.071 del 2016 (+100%). E cresce la «singletudine»: le persone sole non vedove sono aumentate de 50,3% dal 2007 al 2017 e oggi sono poco più di 5 milioni.

 

Pubblicato in Nazionale

Il mondo delle sostanze è cambiato in maniera costante nel tempo. Cambiano le tipologie, i significati delle sostanze cosi come il mercato e la richiesta. Cambia anche la modalità d'assunzione e diminuisce, ad esempio, l'utilizzo della via parenterale. Il "nuovo" fruitore è attento a presentarsi alla società e si riconosce come un "esperto di sostanze". 

Chi assume, oggi, conosce gli effetti di ogni tipo di sostanza, che direziona verso uno scopo preciso: vivere "quella sensazione" in un determinato momento o utilizzare quella sostanza per un specifico motivo. Chi si rivolge ai servizi ha un'alta "funzionalità" sociale e la dipendenza rappresenta una risposta o un comportamento di adeguamento al proprio stile di vita. Emergono così in modo forte le dipendenze comportamentali (gioco compulsivo, internet addiction, ortoressia, etc.) e cambia il ruolo sociale delle sostanze. Basta pensare all'uso controllato di sostanze e alla crescita di dipendenza da sostanze legali, come i farmaci senza prescrizione. 

In questo contesto modificato si percepisce tutta l'urgenza di adeguare servizi e risposte, ma anche il bisogno di una narrazione attenta. Nasce da questa consapevolezza la proposta di un percorso formativo per i giornalisti, ritenuti attori chiave per sviluppare consapevolezza e promuovere un'informazione diffusa.

Il percorso, che si sviluppa nell'ambito del progetto "La Bussola - Strumenti e risorse per navigare informati", realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento delle politiche antidroga (Dpa), prevede quattro appuntamenti a Roma, uno al mese, da gennaio ad aprile 2019, pensati come autonomi, ma che, seguiti complessivamente, restituiscono un quadro ampio del fenomeno e ne indagano le dimensioni e le tendenze.

Si parte 22 gennaio 2019 (ore 4,30-18,30, presso Engim Internazionale - Sala Etruschi, Via degli Etruschi 7) con il primo dei 4 appuntamenti, dal titolo "Da tossicodipendente a tossicofiliaco?". Si indagherà su come è cambiato oggi il mondo delle sostanze con lo psicologo e psicoterapeuta Antonio Iudici, Alessandro Salvini, direttore Scientifico della Scuola di psicoterapia interazionista, e Riccardo Sollini, coordinatore dei servizi della Comunità di Capodarco di Fermo.

L'evento è accreditato dall'Ordine nazionale dei giornalisti: iscrizione possibile sulla piattaforma Sigef (Corsi enti terzi) da oggi 6 dicembre fino al 17 gennaio 2019. Dà diritto a 4 crediti. Per gli uditori e non giornalisti informazioni: Tel. 0734.681001, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Le prossime date: il 12 febbraio (Consumi, verso la normalizzazione dell'uso?), il 12 marzo (Dipendenze, cura e prevenzione) e 16 aprile (Adolescenti e consumo, quali servizi?). Tutti i dettagli del programma nel sito www.giornalistisociali.it. Gli eventi sono gratuiti.

 

 

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Si è svolta questa mattina, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, la conferenza di presentazione della prima edizione del Premio Nazionale ANGI, la cui cerimonia di consegna avrà luogo il prossimo 14 dicembre, dalle ore 9.30 alle 15, nella suggestiva cornice dell’Aula dei Gruppi della Camera dei Deputati. 

Un'iniziativa che ha ricevuto adesioni trasversali dal mondo istituzionale e imprenditoriale italiano ed europeo: dall’alto Patrocinio del Parlamento Europeo, della Rai, della Agenzia per l’Italia digitale, dell’Agenzia ICE, dell’assessorato Roma Semplice di Roma Capitale, dell’Agenzia Nazionale Giovani e di tanti altri partner che stanno aderendo all’iniziativa.

Alla conferenza stampa, moderata dal giornalista Daniel Della Seta, conduttore de “L’Italia che va…” su Radio Rai e che presenterà la manifestazione del 14 dicembre, sono intervenuti Franco Pavoncello - Presidente John Cabot University, che ha posto l’accento sulla formazione universitaria e l’apprendistato quali elementi fondamentali della costruzione della persona e per sviluppare il proprio talento, e Roberto Baldassarri - Presidente GPF Inspiring Research, che ha presentato in anteprima parte dell’indagine esclusiva sul progresso economico e sociale dei millennials.

Il momento clou della conferenza è stato la consegna in anteprima del premio speciale "Innovation Leader Award" a Bebe Vio, schermitrice italiana, campionessa paralimpica mondiale ed europea di fioretto individuale. A consegnare il premio Gabriele Ferrieri, Presidente dell’Associazione Nazionale Giovani Innovatori che ha ideato e promosso il premio.

In sala anche diversi giornalisti, aziende, ONLUS, associazioni, istituzioni sostenitrici dell’ANGI e l'intergruppo Parlamentare per l'innovazione rappresentato in sala da Federico Mollicone. 

Tenacia e dedizione nelle parole dell’atleta che ha contagiato i presenti con il suo entusiamo. «Studio comunicazione a Roma e la mia fortuna è quella di poter costruire il mio sapere giorno per giorno – ha raccontato la stessa Vio - tra le tante ore di allenamento e sacrificio e quelle impiegate nello studio universitario, con un confronto straordinario con le mie colleghe provenienti da ogni parte del mondo. Nel mio caso la passione si è tramutata in un lavoro, ma non ho mai dimenticato quanto sia importante lo studio e completare il mio percorso per affrontare le nuove sfide una volta terminata l’attività agonistica. In questo i miei genitori sono fondamentali, siamo una squadra affiatata. Mi piacerebbe un domani – ha concluso con una battuta – poter essere chiamata a guidare il CONI».

«Bebe rappresenta un modello di vita e un esempio per tutti noi» ha concluso il Presidente Ferrieri visibilmente emozionato nel consegnare il riconoscimento all’atleta. 

 

Pubblicato in Lavoro

Il 4 dicembre una delegazione della Fish Campania (Daniele Romano Fish, Matteo Ricciardi Anffas Campania, Generoso Di Benedetto Dpi Campania, Nicola Longo Stand Up/Faip), ha incontrato il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e l’Assessore alle Politiche Sociali Lucia Fortini. L’incontro ha visto la presentazione da parte del Governatore e dell’Assessore Fortini della delibera che va a rifinanziare dopo 12 anni la legge 41/86, che concede risorse economiche alle Associazioni storiche che si occupano di disabilità nella nostra Regione.

Nella stessa giornata è stato approvato un altro importante provvedimento dalla Giunta Regionale, infatti la Regione Campania, su proposta dell’Assessore alla Formazione e alle Pari Opportunità Chiara Marciani, ha stanziato un fondo di 2 milioni di euro per percorsi formativi per persone con disabilità per valorizzare le loro competenze e conoscenze. La Fish Campania accoglie con soddisfazione questa scelta dell’Assessore Marciani, di stanziare risorse per la formazione per le persone con disabilità, accogliendo le nostre proposte. Questo intervento, per la Fish Campania, tra l’altro, si va a collegare all’azione che sta portando avanti anche l’Assessore al Lavoro e alle Risorse Umane della Regione Campania Sonia Palmeri, rilanciando le politiche attive del lavoro per le persone con disabilità.

 “I tre Assessori  (Politiche Sociali, Lavoro e Formazione)stanno dando un segnale molto importante, dedicando  la giusta attenzione alle persone con disabilità. Ci auguriamo, conclude il Presidente della federazione campana, che queste azioni vadano a modificare l’attuale sistema di servizi e politiche rivolte alle persone con disabilità, basato su un approccio esclusivamente assistenzialistico e medico, rendendo invece possibile la realizzazione di un modello di vita indipendente che metta al centro la persona e i suoi diritti”.

 

Pubblicato in Campania

Il 13 dicembre alle ore 17 nello Spazio Lux - 1° piano di Fiorfood, in Galleria San Federico 26 a Torino – la Cooperativa Animazione Valdocco presenterà il calendario 2019, dal titolo “Io guardo”.

Nei dodici mesi, altrettante persone posano il loro sguardo verso il mondo, appena fuori dalla loro casa. Ritratti accompagnati dai racconti di altri sguardi, che con forza misurata, si rivolgono anche verso un mondo interiore. E così tra i volti e gli sguardi di Zaira, Tiziana, Tina, Nunzia, Sandra, Gianni, Marco T., Francesca, Elisa, Dario, Attilio, Marco R. e Cecilia, si affacciano le parole coraggiosamente fragili di Thomas, Gioele e Alessandro, facendo nascere un dialogo a distanza con Alda Merini che scriveva: “quel respiro che esce dal tuo sguardo/ chiama un nome immediato”.

Il punto di vista delle persone che vivono i servizi educativi Porta Aperta, Contea di Torino e Girotondo di Settimo Torinese è il nostro modo di accompagnare ogni giorno del 2019, ma soprattutto un tributo a Giovanni Giulio e Lidia Torello: persone che hanno saputo guardare attraverso il tempo e hanno costruito con noi una prospettiva concreta e dignitosa di vita, per loro figlio Massimiliano e per altre persone disabili.

Il calendario è lo strumento con cui i soci della cooperativa fanno da sempre gli auguri per un felice anno nuovo a tutti coloro che incontrano nel corso delle attività, e verrà distribuito gratuitamente nei territori in cui la cooperativa opera. Realizzato in quattromila copie dal progetto di Beppe Quaglia, le foto di Gabriella Fileppo, la grafica di Leandro Agostini e la stampa di A4 Servizi Grafici.

Pubblicato in Piemonte

Favorire l’occupazione giovanile e accompagnare lo sviluppo di idee imprenditoriali innovative, da realizzare in cooperativa. Legacoop Toscana e Coopfond (il fondo mutualistico di promozione e sviluppo di Legacoop) lanciano la prima edizione di Coopstartup Toscana: un programma di formazione, tutoraggio, accompagnamento e accelerazione di nuove imprese cooperative rivolto a gruppi di giovani (almeno 3 persone, in maggioranza di età inferiore a 40 anni) che intendano costituire una cooperativa e a cooperative costituitesi nel corso del 2018 (con una maggioranza di soci sotto i 40 anni). Le cooperative dovranno avere sede legale e operativa in Toscana.

A disposizione ci sono complessivamente 65mila euro: le 3 start up cooperative la cui proposta risulterà vincente alla fine del percorso riceveranno ciascuna un contributo a fondo perduto di 15mila euro; sono previsti inoltre 2 premi speciali da 10mila euro l’uno grazie al supporto della cooperativa Flora Toscana e di GSI-Casa Modena. La “call” per partecipare al bando resterà aperta fino alle ore 14.00 del 28 febbraio 2019. Le candidature dovranno essere presentate on line sulla piattaforma www.coopstartup.it/toscana.

Il progetto è patrocinato da Regione Toscana, Anci Toscana e Università di Firenze, di Pisa e di Siena, vede il sostegno della Fondazione Noi Legacoop Toscana, Gruppo Unipol e Assicoop Toscana e il coinvolgimento di  20 cooperative provenienti da tutte le province toscane.

“Da qualche anno abbiamo iniziato a promuovere bandi rivolti a giovani che possono iniziare a lavorare insieme in cooperativa. Abbiamo già sperimentato sul territorio fiorentino un progetto per startup cooperative insieme alla Fondazione CR Firenze, che in due anni ha visto l’adesione di 40 idee imprenditoriali. Coopstartup Toscana è una nuova opportunità per sostenere il lavoro e le idee dei giovani, che si allarga a tutta la regione – afferma Roberto Negrini, presidente di Legacoop Toscana - Grazie a questo progetto attiviamo una rete territoriale importante che vede protagoniste anche molte delle nostre cooperative e che metterà a disposizione degli aspiranti cooperatori risorse economiche, strumenti, servizi, competenze e relazioni”.

“Con il Progetto Coopstartup scommettiamo sui giovani: sulle loro competenze, sul coraggio ma anche sui valori. Sulla capacità, cioè, di mettere tutto ciò in gioco non solo per sé o per un profitto immediato, ma per costruire opportunità di lavoro che durino nel tempo e vadano a beneficio anche di altri e della comunità in cui si è inseriti – spiega Aldo Soldi, direttore generale di Coopfond - Così in cinque anni di sperimentazioni abbiamo sviluppato in molte regioni un nuovo approccio alla promozione cooperativa, raggiungendo circa cinquemila giovani che hanno presentato oltre novecento progetti: di questi ne sono stati selezionati circa 200, avviandoli al processo di incubazione. I partner coinvolti sono stati più di cento tra università, centri di ricerca, incubatori, cooperative e enti vari.”

Gli ambiti

Gli ambiti suggeriti per la proposta di idee innovative sono Salute, cambiamenti demografici e benessere; Sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e marittima e bioeconomia; Energia sicura, pulita ed efficiente; Trasporti intelligenti, ecologici e integrati; Azione per il clima, efficienza delle risorse e materie prime; Società inclusive, innovative e sicure; Salvaguardia e fruibilità del patrimonio storico, artistico, culturale, naturalistico e paesaggistico; Promozione e valorizzazione turistica del territorio.

Concorreranno ai premi speciali iniziative riguardanti il recupero di terreni incolti o di aziende agricole inattive o a sostegno del passaggio generazionale nelle aziende agricole (grazie al supporto di Flora Toscana) e a innovazioni nella produzione, trasformazione e commercializzazione dei salumi o cooperative che decidano di operare sul territorio del Monte Amiata (grazie al supporto di GSI-Casa Modena).

Il percorso e i premi

Tutti i gruppi e le neo cooperative partecipanti accederanno gratuitamente a un programma di formazione attraverso la piattaforma di e-learning “10 steps and Go”. I 10 gruppi che supereranno la prima selezione sulle idee imprenditoriali accederanno a un percorso per trasformare l’idea iniziale in progetto di impresa, a un programma formativo in aula, a un affiancamento personalizzato con un tutor per affinare il progetto e all’ accompagnamento alla costituzione in cooperativa da parte di Legacoop Toscana (anche se non rientreranno tra i progetti vincitori).

I 3 gruppi vincitori dei premi ordinari riceveranno ciascuno un contributo da 15mila euro a fondo perduto per l’avvio della nuova impresa.

I 2 gruppi vincitori dei premi speciali riceveranno ciascuno un contributo di 10mila euro a fondo perduto per l’avvio della nuova impresa.

Le 5 start up cooperative vincitrici avranno inoltre l’opportunità di accedere, a seguito di istruttoria e valutazione autonoma di Coopfond, ad altri prodotti specifici a sostegno delle start up cooperative. Infine, tutte le cooperative costituite nell’ambito del progetto potranno usufruire, di un accompagnamento post-startup nei 36 mesi successivi alla costituzione (o allo sviluppo del progetto per quelle già costituite) garantito da Legacoop Toscana.

La rete territoriale

Coopstartup è svolto con il patrocinio di Regione Toscana, di Anci Toscana e Università di Firenze, Pisa e Siena e grazie al sostegno della Fondazione Noi Legacoop Toscana, di Assicoop Toscana e Gruppo Unipol. I premi speciali sono possibili grazie a Flora Toscana e GSI-Casa Modena. Numerosi i partner territoriali attivati: Agape, Agriambiente Mugello, Caf, CCCP, Cmsa, Coop Unione Amiatina, Cuore Liburnia Sociale, G. Di Vittorio, Koinè, Lama, Le Chiantigiane, Metropoli, Pane e Rose, Consorzio Pegaso Network, Terre dell’Etruria, Unicoop Firenze, Uscita di Sicurezza.

 

 

 

Pubblicato in Toscana

Un grande successo di partecipanti e di interesse per il convegno sull’Assistenza 2.0, tanto da obbligare gli organizzatori a tenerlo nella sala più grande del Centro convegni dell’Ente Fiera di Udine. Molte professionalità, anche variegate, hanno tracciato nel corso della giornata le linee di trasformazione di comportamenti e ambienti. La qualità di vita è stata l’elemento più citato e perseguito dai relatori provenienti da tutta Italia. Organizzato dalla Cooperativa sociale Itaca sotto la guida scientifica dell’architetto Enzio Angiolini, “I nuovi orizzonti dell’assistenza” faceva parte dell’ampio ventaglio legato alla formazione Ecm offerta dalla Coop sociale friulana.

Dopo i saluti di Elisa Asia Battaglia, assessora alle Pari Opportunità e Politiche per il superamento delle disabilità per il Comune di Udine, Giovanni Barillari, assessore a Sanità e Assistenza sociale sempre del Comune di Udine ha posto subito l’attenzione su come il territorio udinese abbia bisogno di innovazione rispetto ai temi sia dell’invecchiamento attivo sia della presa in carico di persone anziane in situazioni di fragilità, e su come la via della nuova residenzialità sia la direzione su cui puntare.

L’architetto Enzo Angiolini, responsabile scientifico e moderatore del convegno, ha evidenziato un elemento, solo all’apparenza banale: “le persone che vengono da noi nelle case di riposo hanno vissuto gli ultimi 10-15 anni della loro vita da sole e in cucina. E allora le strutture cosa fanno, danno socializzazione obbligatoria ed eliminano la cucina. Queste sono le cose che dobbiamo cambiare, basta con la mancanza di privacy, basta con i luoghi non collegati al ricordo, basta con le porte tutte uguali”. “Il tema del colore – ha proseguito Angiolini – va pensato non per l’estetica ma perché i luoghi siano vivibili, perché l’anziano fragile lavora con la sua componente irrazionale. Dobbiamo creare ambienti dove possa orientarsi, questo lo porterà a muoversi di più, a parlare di più”.

Piero Mauro Zanin, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, ha sottolineato che la richiesta di assistenza proveniente dal territorio coinvolge direttamente gli amministratori locali, in primis i sindaci, e che le case di riposo devono dare risposta al disagio ma anche all’agio e non dovrebbero richiamare l’idea di sanità. Una delle sfide da affrontare è quella di creare le condizioni affinché una persona scelga di vivere in strutture che promuovano l’agio anche attraverso le nuove tecnologie, la domotica e la robotica.

Uwe Deckert della Wissner-Bosserhoff è partito da una domanda, ovvero come si adeguano gli arredi alla nuova assistenza che vuole andare incontro alle necessità quotidiane di residenti e operatori. I prodotti medicali intelligenti possono essere una risposta per ridurre, ad esempio, contenzione e cadute. Attraverso la digitalizzazione del letto del degente è possibile stimolare la persona anziana ad una maggiore mobilizzazione, o anche fare in modo che i caregiver siano informati in tempo reale se un anziano che si è alzato dal letto non vi fa più ritorno, come anche segnalare il peso della persona e altre caratteristiche.

Autrice di “Residenzialità leggera” (editrice Dapero 201 , Vincenza Scaccabarozzi ha portato la sua esperienza su Rsa aperta e residenzialità leggera partendo da un elemento, il fatto che in Italia la gestione della cronicità sia sovente un’emergenza. Il progetto innovativo “A casa mia”, residenzialità leggera intersecata con la domiciliarità, consente alla persona di vivere a casa propria in totale autonomia e sicurezza con tutta una serie di servizi possibili on demand. Domotica, arredi ergonomici e tecnologia sono gli elementi fondamentali di un progetto che prevede trenta alloggi di 30-35 metri quadri. Rispetto ai servizi la via non può che essere quella dell’integrazione con un centro diurno integrato, uno sportello di prossimità, ambulatori e palestra attrezzata, che peraltro sono servizi utilizzabili da tutti i cittadini, anche non direttamente coinvolti nella residenzialità leggera.

Marì Chiapuzzo, presidente della Cooperativa sociale Bios, ha affermato che una Rsa deve anche sapersi adattare alle esigenze della comunità. Molto semplicemente, una persona che ha difficoltà ad orientarsi negli spazi deve avere la possibilità di poter riconoscere visivamente la propria camera. In tale prospettiva, l’ambiente si trasforma in una protesi di cura, che è uno dei capisaldi del Metodo Gentlecare, e diventa così terapia esso stesso, oltre che aiuto fondamentale al lavoro degli operatori.

L’avvocato Gianni Zgagliardich si è concentrato sul tema dei freni normativi, ovvero come regolamentare l’innovazione, portando l’attenzione dei presenti sul problema del rispetto o meglio dei margini lasciati dalla giusta interpretazione delle normative vigenti nell’ambito degli appalti pubblici, evidenziando la necessità di una semplificazione legislativa. In risposta ad una domanda ha chiarito anche che le varie fasi progettuali e le fasi realizzative possono essere assegnate agli stessi professionisti e volendo alle stesse imprese.

Sono seguiti i focus su due esperienze innovative, il Villaggio Alzheimer di Monza Brianza a cura della dott.ssa Mariella Zanetti, geriatra del Paese Ritrovato, e il Villaggio Alzheimer di Roma da parte dell’arch. Enzo Angiolini che ne ha seguito l’interior design. Due Villaggi nati seguendo le indicazioni del Metodo Gentlecare che rappresentano, in modalità diverse, gli esperimenti più interessanti in Italia di rispetto della “libertà” dei clienti.

Anna La Diega, vicepresidente della Cooperativa sociale Itaca, ha orientato il suo speech sui nuovi bisogni assistenziali e sulla necessità di nuove formule per soddisfarli, senza mettere da parte l’etica nel lavoro di cura. In termini di tensione al cambiamento e di innovazione ha fatto riferimento al progetto europeo e transfrontaliero “CrossCare”, inserito nel programma Interreg V-A Italia-Slovenia 2014-2020 e progetto di cui di cui la Cooperativa Itaca è ente capofila, che sta coinvolgendo l’Italia con le Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, ed anche la Slovenia attraverso una sorta di laboratorio di osservazione sulle necessità delle persone anziane e sull’evolversi delle varie dimensioni dell’invecchiamento attivo, grazie alla messa in rete di diversi servizi già esistenti. In questa prospettiva, La Diega ha sottolineato la necessità di passare dalla modalità di lavoro per prestazioni ad una modalità di presa in carico per progetti personalizzati, attraverso un percorso di cambiamento che non potrà che essere sia culturale sia metodologico e volto al raggiungimento dell’obiettivo finale, ovvero il passaggio dalla residenzialità alla domiciliarità.

La conclusione è stata lasciata all’ing. Emanuele Mognon che ha spiegato come organizzare le gare di arredi e la ricerca delle offerte per arrivare all’acquisto di arredi ed attrezzature realmente desiderate e adeguate. Consigli pratici e applicazioni normative che aiutano l’ente pubblico a non sottomettersi alla sola politica del prezzo.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Quanto richiesto dal bando della Regione (esercizio di regolare attività lavorativa e residenza in Regione per almeno 5 anni) è stato infatti giudicato illegittimo anche  dalla Corte di Appello di Milano.Gli stranieri esclusi saranno ora ammessi alla presentazione delle domande.

La vicenda riguarda il "fondo sostegno affitti" un contributo economico alla locazione riservato alle famiglie in condizioni di povertà (cioè con meno di 7000 euro di ISEE) introdotto con L. n. 431/1998 poi modificata con L. n. 133/2008. Il contributo consentiva alle famiglie di ottenere una somma pari a due canoni di locazione, con un massimo di 1200 euro.

Nel predisporre il bando la Regione Lombardia aveva indicato, per gli stranieri, il requisito della residenza di almeno 10 anni nello Stato o 5 nella regione che era effettivamente previsto dalla L. del 2008 e aveva anche aggiunto, sempre per i soli stranieri, il requisito dell'esercizio di "regolare attività lavorativa".

La Corte d'Appello di Milano aveva sollevato la questione di illegittimità costituzionale della norma e la Corte Costituzionale, con sentenza n. 166/18, ha dichiarato l'irragionevolezza e dunque l'incostituzionalità del requisito di lungo-residenza.

Il giudizio è quindi ripreso davanti alla Corte d'Appello, che con il dispositivo di sentenza emesso oggi (presidente dr. Picciau, giudici a latere dr.ssa Dossi e dr.ssa Bove) ha dichiarato discriminatorio anche il requisito dell’esercizio di regolare attività lavorativa, ordinando alla Regione di ammettere gli stranieri al beneficio, a parità di condizioni con i cittadini italiani.

Ora la Regione dovrà riformulare il bando, garantendo l'uguaglianza tra italiani e stranieri e consentendo la presentazione di nuove domande.

ASGI e APN,  che nel giudizio erano difesi dagli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri,  sottolineano che “la decisione della Corte milanese, e prima ancora quella della Corte Costituzionale, rappresentano un ulteriore passo verso una effettiva uguaglianza tra italiani e stranieri che dà applicazione a uno dei principi fondanti della nostra democrazia , che garantisce effettiva integrazione tra le diverse comunità e con essa il progresso sociale, contrastando le tendenze di una parte della politica a creare divisione e contrapposizioni sulla base della cittadinanza”.

ASGI e APN invitano la Regione “a dare immediata applicazione alla decisione e le organizzazioni degli inquilini a vigilare affinché i soggetti stranieri ricevano una adeguata informazione e possano presentare domanda secondo i nuovi requisiti egualitari imposti dalla decisione giudiziaria”.

 

Pubblicato in Lombardia

Si è svolta, presso la sede di Roma dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), la conferenza finale del progetto SAVEMEDCOASTS – "Sea level rise scenarios along the Mediterranean coasts – Scenari di aumento del livello marino lungo le coste del Mediterraneo", finanziato dalla Direzione Generale per la Protezione Civile e gli Aiuti Umanitari dell'Unione Europea (DG-ECHO) per il 2017-2018.

All'appuntamento, importante occasione per un punto della situazione e uno scambio di informazioni sulla valutazione dei rischi costieri causati dall'innalzamento del livello marino, hanno partecipato Augusto Neri, direttore del Dipartimento Vulcani dell'INGV, i partner del progetto,  AUTH – Università Aristotele di Salonicco, CGIAM -  Centro di Geomorfologia Integrata per l'Area del Mediterraneo, CMCC - Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, gli stakeholder (ISOTECH – Environmental Research and Consultancy, Cipro; PEDIN – Regional Union of Municipalities of Ionian Islands, Grecia) e la stampa.

"Alla giornata" sottolinea Marco Anzidei, primo ricercatore INGV e coordinatore del progetto, "ha partecipato anche l'officer della DG-ECHO, Dr. Liassides Panayiotis, che ha apprezzato le attività e i risultati ottenuti, nello spirito di servizio per le popolazioni costiere del Mediterraneo".

Obiettivo dell'incontro è stato presentare lo stato dell'arte del progetto. In particolare, le motivazioni scientifiche e le fasi principali di SAVEMEDCOASTS che seguono le linee guida internazionali per la gestione integrata della fascia costiera e delle popolazioni residenti, le proiezioni di aumento del livello del mare lungo le coste mediterranee fino al 2100, le valutazioni degli impatti socio-economici dovuti alle inondazioni attese e legate ai cambiamenti climatici (utili all'adozione di misure di prevenzione e di mitigazione del fenomeno) e alcuni casi di studio sugli scenari attesi di inondazione costiera in Italia, Grecia, Francia ed Egitto, dovuti anche a tempeste e tsunami.

"Sulla base degli scenari climatici dell'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e dei dati geospaziali analizzati da SAVEMEDCOASTS e condivisi attraverso un Web-GIS accessibile dal sito Web del progetto, sono state realizzate, inoltre, delle mappe ad alta risoluzione in grado di descrivere gli scenari attesi per aree specifiche che includono anche siti censiti dall'UNESCO", conclude Marco Anzidei.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Mentre rifugiati, migranti e richiedenti asilo continuano a morire nel Mar Mediterraneo, Medici Senza Frontiere (MSF) e il proprio partner SOS MEDITERRANEE sono costrette a chiudere le operazioni della nave di ricerca e soccorso Aquarius.

Negli ultimi due mesi, con persone disperate che continuano a fuggire in mare lungo la rotta migratoria più letale al mondo, la nave Aquarius è rimasta bloccata in porto, impossibilitata a portare avanti la propria azione umanitaria salvavita. È il risultato della prolungata campagna avviata dal governo italiano e supportata da altri stati europei, per delegittimare, diffamare e ostacolare le organizzazioni umanitarie impegnate a soccorrere persone vulnerabili nel Mediterraneo.

Insieme alle inadeguate e inumane politiche migratorie dell’Unione Europea, questa campagna contro le organizzazioni in mare sta minando il diritto internazionale e i principi umanitari. In mancanza di una soluzione immediata, MSF e SOS MEDITERRANEE non hanno altra scelta che porre fine alle operazioni della nave Aquarius.

“È un giorno buio” dichiara Gabriele Eminente, direttore generale di MSF. “Non solo l’Europa ha fallito nel garantire la necessaria capacità di ricerca e soccorso, ma ha anche sabotato chi cercava di salvare vite umane. La fine di Aquarius vuol dire più morti in mare, più morti evitabili che avverranno senza alcun testimone.”

Negli ultimi 18 mesi, gli attacchi degli Stati europei contro le attività umanitarie di soccorso hanno fatto ricorso a modalità in uso in alcuni dei paesi più repressivi al mondo. Nonostante operasse in piena collaborazione con le autorità, la Aquarius è stata privata due volte della propria bandiera e ha subito assurde accuse di svolgere attività criminali. Tra campagne diffamatorie e deliberate manovre contro il diritto internazionale, le persone soccorse si sono viste negare l’accesso a porti sicuri, rifiutare assistenza da altre navi e sono state abbandonate in mare per giorni o settimane.

La fine forzata delle attività della Aquarius avviene in un momento critico. Almeno 2.133 persone sono morte nel Mediterraneo quest’anno, la stragrande maggioranza era partita dalla Libia. Gli stati membri dell’Europa hanno alimentato terribili sofferenze consentendo alla guardia costiera libica di intercettare più di 14.000 persone in mare e riportarle forzatamente in Libia, in aperta violazione del diritto internazionale. Ma nel 2015, l’Europa aveva preso un impegno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: nessuna persona soccorsa in mare sarebbe stata costretta a tornare in Libia.

“Oggi l’Europa supporta direttamente i rimpatri forzati, mentre celebra presunti successi sulla migrazione” aggiunge Claudia Lodesani, presidente di MSF. “Dobbiamo essere chiari su cosa significano questi successi: mancanza di assistenza salvavita in mare, bambini, donne e uomini respinti nell’incubo della detenzione arbitraria in Libia senza alcuna concreta speranza di poter fuggire, la creazione di un clima che scoraggia qualunque nave dal rispondere all’obbligo di salvare vite in pericolo.”

 

Dall’inizio delle proprie attività di ricerca e soccorso in mare nel febbraio 2016, la Aquarius ha assistito circa 30.000 persone nelle acque internazionali tra Libia, Italia e Malta. L’ultimo periodo di operazioni attive è terminato il 4 ottobre 2018, quando la nave è arrivata al porto di Marsiglia dopo aver soccorso 58 persone. Con le precedenti navi umanitarie, Bourbon Argos, Dignity, Prudence e Phoenix, MSF ha soccorso o assistito oltre 80.000 persone dal 2015. Nonostante i recenti sforzi di altre organizzazioni, oggi non c’è un’adeguata capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale.

 

“In un crescente clima di criminalizzazione dei migranti e di chi li aiuta, si perde di vista il principio stesso di umanità” conclude Claudia Lodesani di MSF. “Finché le persone continueranno a morire in mare o a subire atroci sofferenze in Libia, cercheremo nuovi modi per fornire loro l’assistenza umanitaria e le cure mediche di cui hanno disperatamente bisogno.”

 

 

Pubblicato in Nazionale
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Dicembre 2018 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31