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Sabato, 17 Novembre 2018

Articoli filtrati per data: Giovedì, 01 Febbraio 2018 - nelPaese.it

In un nuovo rapporto Amnesty International ha accusato il governo australiano di aver abbandonato centinaia di rifugiati e richiedenti asilo sull’isola di Manus, in Papua Nuova Guinea, lasciandoli in una situazione che somiglia più a una forma di punizione che di protezione.

Il rapporto, intitolato “Punizione, non protezione. Il trattamento dei rifugiati e dei richiedenti asilo da parte dell’Australia in Papua Nuova Guinea” denuncia come, dopo che a novembre sono state sgomberate a forza da un centro di transito sull’isola di Manus, queste persone sono state trasferite in strutture nuove ma inadeguate dove la violenza da parte della comunità locale costituisce una minaccia costante.“Spostare rifugiati e richiedenti asilo da una situazione infernale a un’altra non è una soluzione bensì il mero prolungamento della sofferenza di queste persone disperate. I nuovi centri sull’isola di Manus non solo mettono a rischio la loro incolumità ma sono anche privi dei servizi essenziali”, ha dichiarato Kate Schuetze, ricercatrice di Amnesty International sul Pacifico.

“Invece di trovare ulteriori modi per venir meno alle sue responsabilità e aggirare il diritto internazionale, il governo australiano deve porre fine alla sua ostinata politica di crudeltà e diniego e fare l’unica cosa legale e sicura: portare queste persone sulla sua terraferma e fornire loro la protezione di cui hanno bisogno e diritto”, ha aggiunto Schuetze.

Da un campo insicuro a un altro

Dal 31 ottobre 2017, l’Australia ha via via sospeso tutti i servizi nel primo centro di detenzione dell’isola di Manus, dove dal 2013 aveva inviato centinaia di uomini nell’ambito della sua illegale politica di “esternalizzazione della procedura”. A seguito delle pacifiche proteste e del rifiuto di lasciare il centro di detenzione, la polizia di Papua Nuova Guinea ha sgomberato con la forza il centro e, alla fine di novembre, ha trasferito gli uomini in tre nuove strutture. Le ricerche di Amnesty International, basate su interviste a 55 richiedenti asilo e rifugiati, hanno rivelato che le nuove strutture sono tutt’altro che sicure e non risolvono i problemi di fondo della politica di “esternalizzazione della procedura”.

Negli ultimi anni parecchi rifugiati sono stati aggrediti da abitanti di Manus ma le autorità locali non hanno aperto alcun procedimento giudiziario. Le nuove strutture offrono ancora meno protezione rispetto a quella originale: sono più vicine alla città di Lorengau e sono prive delle minime infrastrutture protettive, come le recinzioni. Molti rifugiati hanno detto ad Amnesty International di non uscire mai dai centri per paura di essere aggrediti o rapinati. A causa della mancanza di indagini sui precedenti casi e del derivante clima d’impunità, non hanno fiducia nelle autorità locali.

Joinul Islam, 42 anni, originario del Bangladesh, ha raccontato: “Non vado mai a Lorengau perché è un posto molto pericoloso. Tre mesi fa ci sono andato e qualcuno mi ha accoltellato a un braccio. Mi hanno rubato il telefono cellulare e i soldi…”. Il clima nei confronti dei rifugiati è ostile. I proprietari dei terreni hanno più volte eretto posti di blocco e vi sono state risse tra i fornitori dei servizi ai centri e gli abitanti.

Nelle ultime settimane la rivalità tra due agenzie di sicurezza ha aumentato la sensazione di pericolo. Agenti di un’agenzia locale hanno impedito l’accesso a parte delle nuove strutture a quelli di un’agenzia posta sotto contratto dal governo australiano, creando confusione su chi abbia la responsabilità di proteggere i rifugiati.

“I rifugiati ci hanno raccontato di essere stati aggrediti e rapinati sia sull’isola di Manus che nella capitale Port Moresby. La polizia non ha fatto nulla, neanche nei casi più gravi di violenza. In sintesi, Papua Nuova Guinea non costituisce una soluzione sicura e sostenibile per i rifugiati che l’Australia vi trasferisce”, ha sottolineato Schuetze. Il 21 gennaio 2018 l’Alto commissariato Onu per i rifugiati ha sottolineato che “sebbene non sia in vigore un coprifuoco ufficiale, la polizia locale ha invitato tutti i rifugiati e i richiedenti asilo a rientrare nelle loro strutture entro le 18 per ridurre i rischi per la loro sicurezza”.

Danni continui

Il trauma psicologico della detenzione prolungata è una costante nella vita dei rifugiati: l’88 per cento di loro soffre di disordine da stress post-traumatico. Ciò nonostante, i nuovi centri sono serviti solo da un piccolo ambulatorio e da un ospedale pubblico, del tutto inadeguati alla situazione. I rifugiati restano soggetti a forti limitazioni alla loro libertà di movimento. La maggior parte di loro non può lasciare le strutture e sopravvive con una diaria minima che non basta a coprire i costi del cibo, delle medicine o altre spese.

Le autorità di Papua Nuova Guinea non forniscono ai rifugiati uno status ufficiale né documenti d’identità e di trasporto. Trovare un impiego stabile, essenziale dal punto di vista dell’integrazione, è impossibile. Altrettanto lo è trovare un’abitazione, a causa dei costi e delle costanti minacce di violenza.

L’Australia deve fornire una soluzione concreta

Dopo quasi cinque anni, l’Australia non ha ancora presentato soluzioni praticabili e sostenibili per i rifugiati che ha trasferito contro la loro volontà a Papua Nuova Guinea. I rifugiati sono di fatto costretti a scegliere tra tornare nei loro paesi d’origine o spostarsi in un ambiente altrettanto violento come quello di Nauru. Pochi fortunati, 83 in tutto, hanno vinto il “biglietto della lotteria” del reinsediamento negli Usa, ma si tratta di un processo lento e arbitrario che non è a disposizione di tutti.

“Il governo australiano deve porre fine alle sue politiche crudeli di detenzione oltremare e portare immediatamente sulla terraferma o trasferire in un paese terzo sicuro tutti i rifugiati e i richiedenti asilo”, ha dichiarato Schuetze. “Nel breve periodo, le autorità di Papua Nuova Guinea e Australia devono fare il possibile per assicurare l’incolumità dei rifugiati. Devono garantire che le loro necessità di base siano soddisfatte e che la loro sicurezza non sia a rischio”, ha concluso Schuetze.

 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

In occasione della XV edizione internazionale del Giornata mondiale della sicurezza digitalE, istituita e promossa dalla Commissione Europea, per promuovere un uso più sicuro e responsabile del web e delle nuove tecnologie, Sos il telefono azzurro organizza una due giorni di dibattito e confronto nelle città di Milano e Roma, per sensibilizzare sull’importanza della sicurezza in rete dei bambini e degli adolescenti. L’organizzazione rilancia a Milano, la Carta di Milano per la dignità dei bambini e degli adolescenti nel mondo digitale e presenta i dati della nuova Ricerca Doxakids.

Sei ragazzi su 10, tra i 12 e i 18 anni, hanno vissuto un’esperienza spiacevole nello live streaming. A Milano l’appuntamento avrà luogo lunedì 5 febbraio 2018 dalle ore 9.30 presso la Sala Alessi di Palazzo Marino e vedrà la presentazione di Sbullizzati, il nuovo blog ideato da Telefono Azzurro e Smemoranda e ospitato sul sito Smemoranda.it per raccontare storie vissute sulla pelle da ragazze e ragazzi, noti e meno noti, in una serie di testimonianze raccolte da Salvatore Vitellino per la redazione Smemo.

Una sequenza di esperienze da condividere, per imparare che il bullismo si può battere. Anche grazie ai consigli di Luciano Spinelli, Benji & Fede, CiccioGamer, Giacomo Mazzariol. A presentare il blog a Milano il 5 febbraio ci saranno Nico Colonna, condirettore di Smemoranda, e la partecipazione di Germano Lanzoni, volto de Il Milanese imbruttito, che ha deciso di sostenere il progetto accanto a Smemo. 

L’ampia gamma di rischi che i bambini e gli adolescenti corrono online richiede una molteplicità di reazioni, alcune concentrate sul loro comportamento, altre basate invece su soluzioni tecnologiche. Quello che collega tutte queste risposte è tuttavia la necessità di una visione globale: la tutela dei bambini online, indipendentemente dai rischi specifici che corrono, richiede azioni organiche e coordinate che tengano conto delle diverse circostanze relative alla vita dei bambini e degli adolescenti, e alla vasta gamma dei soggetti coinvolti imprese, legislatori, genitori, insegnanti e gli stessi bambini ragazzi.

«Senza adeguate misure di protezione, molti più bambini e adolescenti saranno sempre più vulnerabili ai rischi e ai danni online nel nostro paese e nel mondo egli stessi ragazzi ne sono consapevoli infatti 6 ragazzi su 10, tra i 12 e i 18 anni, dicono di aver vissuto un’esperienza spiacevole nello streaming live, e nonostante ciò continueranno ad usare e far entrare nella propria sfera di relazioni, device e social e con essi altri rischi online. Oggi il nostro impegno, unitamente a istituzioni, governi, aziende e società civile, dovrà essere non un impedimento alla vita “social” al contrario un’adeguata e precisa programmazione di azioni intente a rafforzare la sicurezza in rete, perché tutto possa essere usato e usufruito correttamente. Per questo siamo particolarmente orgogliosi di rilanciare qui a Milano, la Carta di Milano per la dignita’ dei bambini e degli adolescenti nel mondo digitale, un documento che mira a far assumere impegni precisi alle aziende in relazione alla tutela della sicurezza in rete di bambini e adolescenti come diritto umano e siamo particolarmente fieri di vere come prima firmataria l’Assessore Roberta Cocco», spiega Ernesto Caffo, presidente e fondatore di SOS Il Telefono Azzurro.  L’organizzazione considera infatti una violazione della dignità umana la mancata tutela della sicurezza in rete dei bambini e degli adolescenti. 

La firma della Carta è un atto che coinvolgerà tutti gli attori presenti al convegno nella speranza che si radichi nel mondo aziendale partendo dalla città di Milano sempre più all’avanguardia ma sempre più attenta alla difesa dei più piccoli nell’ambito di una tematica così delicata e così complessa. Questa adesione alla carta e ovviamente una spinta alla promozione dei valori della CSR in sinergia con la realizzazione degli Obiettivi per uno Sviluppo Sostenibile promossi dalle Nazioni Unite.

L’evento è patrocinato dal Comune di Milano. Partecipano gli studenti del Collegio San Carlo e IC Cinque Giornate di Milano. Supportano l’evento: ABI, AGI, Comune di Milano, Facebook, Fastweb, Ferpi, Giffoni Film Festival, Ordine degli Avvocati di Milano, Rai, Smemoranda, Vita

 

 

 

Pubblicato in Lombardia

La maggior parte del personale che lavora nelle scuole materne e negli asili in Tunisia non ha ricevuto una formazione adeguata ed ha imparato il lavoro sul campo. Partendo da questa constatazione, il Ministero tunisino della Donna, della Famiglia e dell’Infanzia con la Conect Italia e il Gruppo professionale di asili nido e scuole materne della Conect (Confédération des Entreprises Citoyennes de Tunisie) hanno lanciato un ambizioso progetto per la definizione di una nuova metodologia formativa del personale impiegato nel settore.

Il programma si concentra su tre principali linee guida: la contestualizzazione di una metodologia per la formazione di ispettori nel settore della prima infanzia; la creazione di un centro di eccellenza; la definizione di un road show in 9 paesi europei (Italia, Inghilterra, Spagna, Francia, Belgio, Finlandia, Svizzera e Svezia), riconosciuti come eccellenze nel settore della prima infanzia. Il road show per la definizione del modello formativo ha fatto tappa, nel mese di dicembre 2017, in Italia. Ad ospitare una delle visite della Ministra della Donna, della Famiglia e dell’Infanzia tunisina, Neziha Labidi, è stata la cooperativa sociale Nuove Risposte, proprio nel giorno del 37° compleanno di attività.

La Ministra ha potuto così toccare con mano la realtà della cooperativa romana e del suo nido “Cantiere Infanzia” al Quarticciolo. A fare gli onori di casa la Presidente di Nuove Risposte, Elisa Paris, e la Vicepresidente, Mariella Zotti, insieme alle operatrici del nido. Hella Soraya Zanetti Colleoni, Presidente della Conect Italia e ambasciatrice dei bambini tunisini nei Paesi europei per conto del Ministero, ha dichiarato “questo programma rappresenta un’opportunità per riabilitare il settore della prima infanzia fornendo una formazione per il personale non allenato, che deve essere supervisionato dagli ispettori“.

La scelta di studiare il modello “prima infanzia” della cooperativa Nuove Risposte testimonia come l’esperienza maturata nel territorio romano costituisca oggi un inestimabile valore che andrebbe messo a sistema e non mortificato, mediante politiche volte ad incentivare il mantenimento di un sistema integrato di servizi educativi 0-3 anni.

Pubblicato in Lazio

Due vite, due storie di persone transessuali, quelle di Andrea e Sara, che con coraggio hanno deciso di andare fino in fondo attraversando l’abisso, per poi ritrovarsi e vivere la pienezza di se stesse. È quanto racconta il libro “Sconvolti – Viaggio nella realtà transgender” (Alpes, collana “Il neofunzionalismo”, 2017), che sarà presentato venerdì 9 febbraio alle ore 18 alla “Lìbrati”, libreria delle donne di Padova (via san Gregorio Barbarigo, 91). Scritto a quattro mani da Roberta Rosin (padovana) e Chiara Dalle Luche - entrambe psicoterapeute funzionali da tempo attente alle tematiche legate all’identità e alle politiche di genere -, “Sconvolti” è il primo libro in Italia ad affrontare la tematica transgender a trecentosessanta gradi.

Psicoterapeute e insieme compagne di viaggio di tanti Andrea e di tante Sara, Roberta Rosin e Chiara Dalle Luche firmano qui un libro coraggioso e appassionato, lucido e insieme commovente. Un libro che intende anche sollecitare un dibattito libero su temi – la questione del genere, la sua fluidità, le molteplici sfumature – che, soffocati ancora da pregiudizi e forti stereotipi, trovano tutt’oggi poco ascolto e scarsa attenzione e comprensione. La presentazione è strutturata come un evento spettacolo, in cui alla voce di Roberta Rosin si alternerà quella di Regina Satariano, attivista e responsabile del Consultorio Transgenere di Torre del Lago, presidente dell’Associazione Consultorio Transgenere e vicepresidente di Onig; ad accompagnarle con canzoni e brani musicali eseguiti dal vivo, originali e composti ad hoc, sarà Rachele Colombo, cantante, polistrumentista e compositrice eclettica. Spazio infine al confronto e al dibattito con gli ospiti.

Andrea e Sara hanno scelto di andare “oltre”, portando con sé un bagaglio fatto di paure, pregiudizi e stereotipi, ma anche di aspettative e speranze per un nuovo futuro. Il loro è un percorso lungo e faticoso, un viaggio necessario verso la consapevolezza narrato in queste pagine dalle due psicoterapeute passo dopo passo, affrontando la transizione in tutte le sue molteplici dimensioni: psicologica, medico-chirurgica ed endocrinologica, legale, ma anche sociale, a partire dalle implicazioni familiari e relazionali.

Il percorso di conoscenza raccontato si basa sul modello della Psicologia funzionale e fa riferimento al protocollo Onig, l’Osservatorionazionale sull’Identità di genere. Una sezione apposita del volume raccoglie alcune “Faq-frequently asked questions”, ossia le domande che le persone interessate a un percorso di transizione, ma anche i loro familiari, rivolgono solitamente ai diversi professionisti e a cui le due autrici propongono le proprie risposte. La prefazione porta la firma del presidente dell’Osservatorio Paolo Valerio, docente di Psicologia clinica all’Università Federico II di Napoli e uno tra i massimi esperti di sessualità e identità di genere.

 

 

 

Pubblicato in Veneto

A fronte di un clima politico-culturale aggressivo e xenofobo, viste le guerre mediatiche contro i più poveri – usati come colpevoli dello sfacelo di una politica non più in grado di amministrare né il welfare, né il bene comune – e preso atto dei violenti attacchi al mondo della solidarietà, oggi le diverse realtà della società civile, che da anni lavorano per costruire luoghi di convivenza, meticci e solidali, operano in un contesto sempre più complesso e ostile.

Roma è un caso emblematico sia per l'alta percentuale di migranti che vi risiede, sia per il consistente numero di associazioni e organizzazioni che si occupano di intervento sociale. Per questo alcune organizzazioni promuovono il 3 e 4 febbraio una due giorni dal titolo “Chi è vivo non dica: mai”. A organizzarla tra gli altri ci sono la Campagna LasciateCIEntrare, Medu, Asgi, coop sociale Idea Prisma, Baobab, Lunaria, A buon diritto e Casa Internazionale delle donne.  

“Non vuole essere né un happening, né un parlarci addosso di cosa non va – scrivono i promotori - è invece una iniziativa, un primo tentativo partecipato, che con molte realtà abbiamo immaginato, per ri-costruire e ri-aprire spazi di azione e mediazione, è un invito ad avviare in maniera coesa e condivisa un confronto/scontro con l'esterno”. Roma rappresenta anche il luogo in cui nascono e operano esperienze virtuose, che aprono ostinatamente varchi e sperimentazioni con lungimiranza, coraggio e efficienza, pur operando nel crescente abbandono istituzionale.

“Abbiamo pensato di iniziare le due giornate lasciandoci ispirare dalle storie nazionali ed internazionali di alcune esperienze – aggiungono - innovative e dirompenti, del mondo della migrazione. Seguiremo poi con uno spazio di co-creazione per ragionare insieme su quattro tematiche cruciali: politiche, comunicazione, educazione e disobbedienza civile”. 

Promuovono: ASINITAS, Baobab Experience, Falegnameria Sociale K_Alma, LasciateCIEntrare, ALI Accoglienza Libera Integrata, Lunaria, MEDU - Medici per i Diritti Umani, A Buon Diritto, A.S.G.I. - Associazione per gli studi giuridici sull'Immigrazione, Casa Internazionale delle Donne, Laboratorio 53, Edizioni Dell'asino, CEMEA del Mezzogiorno Onlus, Italiani senza cittadinanza, Movimento Cooperazione Educativa - nazionale, WELL-c-HOME Idea Prisma Cooperativa Sociale Un ponte per...- Esc Atelier, Comune-info, Piuculture BeFree Cooperativa, Lucha y Siesta, Scuolapop Piero Bruno, Associazione "Pisacane 011", AltraMente Scuola Per Tutti, Cies Onlus, Matemù, Karawan Fest

 

Pubblicato in Migrazioni

Il 4 febbraio si celebra la Giornata Mondiale contro il Cancro, patologia che, solo in Italia, colpisce un considerevole numero di pazienti: ben 369.000 i nuovi casi registrati nel 2017 (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine) e più di 3 milioni e trecentomila le persone che, oggi, vivono con una diagnosi di tumore.

Complessivamente la sopravvivenza a 5 anni fa registrare dati decisamente più alti nelle donne (63%) rispetto ai valori riportati per gli uomini (54%); questa differenza è determinata soprattutto dal tumore alla mammella, che rappresenta la neoplasia più frequente nel genere femminile ma che si caratterizza per una buona prognosi.

“Fino a pochi anni fa - commenta il Prof. Antonio Pellicer, Presidente Gruppo IVI - una diagnosi di tumore escludeva la possibilità di una gravidanza dopo la guarigione perché le terapie utilizzate per combattere la malattia possono compromettere la normale funzionalità delle ovaie e quindi la fertilità delle pazienti. Ma oggi - prosegue il Prof. Pellicer - la paziente oncologica può ricorrere a tecniche per preservare la capacità riproduttiva e, quindi, può rimanere incinta anche dopo trattamenti farmacologici e chirurgici importanti”.

La tecnica più diffusa è la vitrificazione degli ovociti che ormai garantisce tassi di successo nelle gravidanze analoghi all’utilizzo di ovociti freschi: attraverso la vitrificazione gli ovociti vengono conservati mediante un raffreddamento ultrarapido che evita la formazione di cristalli di ghiaccio, proteggendo così gli ovuli per il tempo necessario.

“Per le pazienti oncologiche - afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma - la prospettiva di una gravidanza dopo la malattia può rappresentare un fattore determinante per affrontare il faticoso percorso terapeutico che le aspetta. IVI già dal 2007 promuove un programma gratuito di preservazione della fertilità dopo eventi di carattere oncologico dal titolo “Madre dopo il cancro, Padre dopo il cancro”, al quale hanno aderito 908 donne che hanno deciso di vitrificare i propri ovociti e che ha permesso la nascita di 25 bambini sani. Le donne, infatti, una volta guarite possono sottoporsi a una fecondazione in vitro con gli ovociti scongelati; è importante sottolineare che il programma IVI non impone nessun vincolo all’utilizzo degli ovociti vitrificati”.

 

Pubblicato in Salute

"Negato, irregolare, sommerso. Il lato oscuro del lavoro”: questo il titolo dell’indagine Censis-Confcooperative  che racconta come, in Italia, l’economia sommersa abbia fatto cassa con la crisi, stringendo la sua morsa sulla parte più esposta e meno difesa, cioè i lavoratori che a causa della difficoltà hanno accettato un lavoro a ogni costo.

Nel periodo 2012-2015, si legge nel report, mentre l’occupazione regolare si è ridotta del 2,1%, l’occupazione irregolare è aumentata del 6,3%, portando cosi a oltre 3,3 milioni i lavoratori che vivono in questo cono d’ombra non monitorato. La graduatoria delle attività a più ampio utilizzo di lavoro sommerso vede ai primi posti quelle legate all’impiego di personale domestico da parte delle famiglie, secondo un tasso di irregolarità – dato dal rapporto fra occupati irregolari e il totale degli occupati – che sfiora ormai il 60% (quasi quattro punti in più nel 2015 rispetto al 2012).

“La qualità del lavoro, il rispetto dei diritti delle persone, l’assolvimento dei doveri fiscali e contributivi sono pilastri delle imprese di un’economia sociale che guarda allo sviluppo umano oltre il particolare interesse economico“. Così ha commentato Eleonora Vanni, coordinatrice della consulta Economia Sociale del Forum Terzo Settore.

“Nell’ambito dei servizi alla persona, da anni denunciamo un’area grigia dove si registra un tasso consistente di irregolarità del lavoro di “colf e badanti” che sono, peraltro, in prevalenza donne. Riteniamo“, ha proseguito Vanni, “che deduzioni mirate alle famiglie, e un piano strategico nazionale che veda la centralità del Terzo settore, ed in primis di tutte le organizzazioni che operano nel socio-sanitario e nei servizi di prossimità, possa aiutare la sostenibilità dell’impegno delle famiglie e la legalità del lavoro. Rimane centrale il fatto che il recupero dell’evasione consentirebbe comunque anche un maggiore investimento in welfare e servizi alle persone senza lasciare le famiglie ad affrontare da sole i problemi dell’assistenza familiare“.

Sul piano territoriale, riguardo all’incidenza del lavoro irregolare sul valore aggiunto regionale, Calabria e Campania registrano le percentuali più alte (rispettivamente il 9,9% e l’8,8%), seguite da Sicilia (8,1%), Puglia (7,6%), Sardegna e Molise (entrambe con il 7,0%).

 

Pubblicato in Nazionale

Tre giorni di confronto, studio, progettualità e proposte con quattro aree tematiche, undici gruppi di lavoro per un rinnovamento dei percorsi, dei linguaggi e degli strumenti nella lotta alle mafie e alla corruzione. La rete di Libera promuove Contromafiecorruzione, che si svolgerà presso il Centro Angelicum-Largo Angelicum, Roma dal 2 al 4 febbraio.

Un appuntamento rivolto a tutte le realtà aderenti a Libera, con le quali negli ultimi mesi si è costruita l'iniziativa attraverso un percorso partecipato. La rete di Libera si ritrova per tre giorni a Roma in due sessioni plenarie e in una giornata di gruppi di lavori, al fine di approfondire, scambiare buone prassi, ideare proposte e ripartire con nuovo slancio.

"Persone, Racconti, Economia e Saperi" sono le parole chiave a partire dalle quali si sviluppano le quattro aree tematiche e i gruppi di lavoro con la partecipazione e il contributo di educatori, operatori sociali, magistrati, docenti universitari, familiari delle vittime innocenti delle mafie, forze di polizia, uomini e donne di cultura, imprenditori, rappresentanti di associazioni e sindacati, giornalisti

Venerdì pomeriggio plenaria di apertura con i saluti del sindaco di Roma Virginia Raggi e del presidente della Regione Nicola Zingaretti, a seguire interventi di Alessandro Bergonzoni, Gian Carlo Caselli, Luigi Ciotti, Rosy Bindi, Enza Rando, Federico Cafiero de Raho. Sabato 3 febbraio sono previsti gruppi di lavoro e saranno dedicati allo studio, all'approfondimento e allo scambio tra i partecipanti.

La chiusura si svolgerà la mattina di domenica 4 febbraio con la presentazione della "Carta della corresponsabilità" di Contromafiecorruzione, proposte/impegni per liberarci dalle mafie e dalla corruzione.

(Fonte: Ansa)

Pubblicato in Nazionale

Tempo instabile al Nord con piogge e rovesci sparse su tutte le regioni accompagnate anche dalla neve sulle Alpi, in calo fino al fondovalle, e sugli Appennini a quote medie. Fenomeni localmente intensi attesi soprattutto sui settori orientali e sul Levante ligure.  Condizioni di generale instabilità al Centro Italia con precipitazioni man mano sempre più intense nel corso della giornata soprattutto sul versante Tirrenico. Neve in Appennino a quote medio alte e tempo più asciutto tra Marche e Abruzzo ma con molte nubi.

Piogge e pioviggini sulle regioni meridionali soprattutto a partire dalla nottata, mentre nelle ore diurne e serali il tempo rimarrà più stabile ma con cieli irregolarmente nuvolosi salvo qualche precipitazione attesa solamente su Campania e Sardegna. 

Temperature minime in aumento mentre le massime non subiranno variazioni di rilievo. Queste le previsioni del Centro Meteo Italiano.

 

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