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Mercoledì, 21 Novembre 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 19 Febbraio 2018 - nelPaese.it

Labirinto partner di un progetto sul turismo sostenibile e accessibile. Si chiama QNeST - Quality Network on Sustainable Tourism, è finanziato dal programma Adrion - Adriatic-Ionian Programme Interreg V-B Transnational, ed è promosso dall’Università del Salento dipartimento beni culturali, come ente capofila, insieme alla Cooperativa Sociale Labirinto, il Distretto di Economia Sociale Marche Nord e altrettanti partner dell’area Adriatico-Ionica, con l’obiettivo di creare un brand per il turismo sostenibile e accessibile. Questo il progetto europeo che sarà presentato da mercoledì 21 a venerdì 23 febbraio a Lecce, all’Ex Convento degli Agostiniani, nell’ambito del Btm “Business Tourism Management”, dedicato al mondo del turismo.

Collateralmente agli interventi, i seminari, gli incontri e le conferenze del Btm, si terrà quindi l’evento di avvio e la riunione del comitato di gestione del progetto europeo QNeST, che intende valorizzare le caratteristiche del patrimonio culturale, ambientale e legato alle tradizioni dell’area Adriatico - Ionica attraverso la creazione e diffusione di un “brand” transnazionale sugli standard qualitativi nel settore del turismo sostenibile; la promozione di una rete di attori dell’area Adriatico - Ionica che opera nel campo del turismo sostenibile; il lancio di un nuovo modello locale e transnazionale di co-progettazione e sperimentazione di itinerari innovativi e buone pratiche, espressione di una comune consapevolezza di necessità di sviluppo di un turismo sostenibile e di qualità. Il lancio e la diffusione di questo brand si baseranno sulla capitalizzazione delle buone pratiche esistenti e di progetti legati ai più interessanti esempi di turismo sostenibile.

Prestando attenzione alle capacità di preservare e promuovere il patrimonio culturale, principalmente legato all’artigianato tradizionale, verranno condotte iniziative legate alla sostenibilità ambientale, oltre a promuovere e rafforzare le tradizioni alimentari della “dieta mediterranea” e potenziare lo sviluppo dei servizi accessibili. Il “brand” contribuirà alla realizzazione, a livello transazionale, di una rete di operatori economici direttamente o indirettamente collegati al settore del turismo sostenibile.

Il progetto, attraverso la creazione di un modello transnazionale di interazione partecipata tra quality network e attori sia pubblici che privati, come ad esempio esperti di settore, comunità locali, istituzioni, associazioni culturali, sociali ed ambientali, e supportato da una piattaforma online, consentirà la diffusione di una consapevolezza comune tra le differenti tipologie di attori nell’area Adriatico – Ionica, la progettazione e implementazione di soluzioni al problema della stagionalità del turismo, la realizzazione di nuovi percorsi  tra le aree costiere e quelle più interne, la promozione di attività di marketing e scambio di buone pratiche legate al turismo, sia a livello locale che transnazionale.

 

Pubblicato in Puglia

Si intitola “Droghe, ripartiamo da 7” la piattaforma di intervento sulle politiche sulle droghe in vista delle prossime elezioni presentata presso il Senato della Repubblica da associazione Antigone, Associazione Luca Coscioni, Cgil, Comunità di San Benedetto al Porto, Coordinamento Nazionale Comunità d’Accoglienza, Funzione Pubblica Cgil, Forum Droghe, Gruppo Abele, Itardd, la Società della Ragione, LegacoopSociali, Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids con l’adesione di A Buon Diritto, Arci e Cild.

"Il documento, che riprende le richieste e le proposte elaborate e condivise già con il Manifesto Genova nel 2014 e poi con la Carta di Milano del 2015 - si legge in una nota - , pone a chi si candida a governare l’Italia sette punti sui quali è necessario intervenire con urgenza per offrire al paese politiche sulle droghe adeguate alla società in cui viviamo, frutto di dialogo con la società civile e che garantiscano ai servizi le risorse necessarie per essere applicate". "Il testo - prosegue la nota - chiede la completa revisione del Testo unico sulle droghe. Le persone che usano sostanze devono essere liberate tanto dal rischio di criminalizzazione penale e amministrativa quanto da quello di stigmatizzazione. Completa depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo, ivi compresa la coltivazione domestica di alcune piante di cannabis destinata al consumo personale anche in forma di Cannabis Social Club. Infine, l’introduzione di una norma del "buon samaritano" che privilegi la salute delle persone tutelando coloro che allertano prontamente i soccorsi in caso di emergenze sanitarie causate dall’uso di sostanze stupefacenti".

"Il documento chiede inoltre la messa a regime della regolamentazione nazionale sulla cannabis terapeutica, l’unico modo di garantire il diritto alla salute e la continuità terapeutica per i pazienti. I proponenti inoltre continuano a chiedere l’organizzazione nei tempi più brevi possibili della Conferenza nazionale, a nove anni dall’ultima convocazione, sede naturale e legale della valutazione e della innovazione delle politiche nazionali. Compito primario della Conferenza sarà la valutazione degli esiti delle attuali politiche, e la elaborazione di un Piano d’azione nazionale sulle droghe in netta discontinuità con il fallimentare approccio iper-punitivo che ha caratterizzato gli orientamenti espressi nel 2009-2010. Il percorso della conferenza nazionale e l’elaborazione del Piano deve essere l’esito di un percorso partecipato dalla società civile, incluse le persone che usano sostanze, dalla comunità scientifica, e basato sulle esperienze e sulle evidenze e sul rispetto dei diritti umani. Risulta per questo fondamentale il ripristino di sedi di dialogo sulle politiche sulle droghe, non più attive a livello nazionale dal 2008". 

E ancora, "dovrà essere priorità della politica lavorare per il rilancio e la riorganizzazione dei servizi per le dipendenze, il riconoscimento delle azioni e dei servizi innovativi già realizzati e il loro non più rinviabile adeguamento ai nuovi stili di consumo. È necessaria l’adozione della riduzione del danno sia come prospettiva trasversale ai diversi obiettivi delle politiche che come quarto pilastro nel sistema degli interventi, come sancito nella strategia Ue e con sua piena e rapida definizione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza". Infine, "viene chiesta una chiara posizione dell’Italia nel contesto internazionale, in sintonia con il ruolo che l’Europa sta giocando in sede Onu al fine di avviare una seria valutazione degli esiti di obiettivi e strategie fin qui adottate, sulla base delle evidenze e del rispetto dei diritti umani, e la promozione di una più ampia partecipazione della società civile ai processi decisionali in vista dell’appuntamento Onu di Vienna 2019".

(Fonte: Redattore Sociale)

 

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Nella prossima legislatura, parta subito l’iter di approvazione di una rigorosa legge di regolamentazione del gioco d’azzardo. Una normativa che, finalmente, metta ordine nel caos in cui il settore è cresciuto, permettendo così di intervenire sui tanti problemi che una diffusione incontrollata dell’azzardo ha provocato nel nostro paese.

In primis, dipendenze più o meno gravi, separazioni e divorzi, ricorso all’usura, massicce infiltrazioni mafiose. È questo l’invito che “Mettiamoci in gioco”, la Campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo ha rivolto oggi a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche, a qualunque schieramento appartengano. Nella conferenza stampa che si è tenuta presso la Sala stampa della Camera dei deputati, i rappresentanti di Mettiamoci in gioco hanno dapprima illustrato l’appello per una nuova legge sul gioco d’azzardo. Quattro i punti contenuti nell’appello: divieto assoluto della pubblicità; riduzione di un terzo dell’offerta complessiva del gioco; diritto di Regioni ed Enti locali a regolamentare l’offerta del gioco d’azzardo sul proprio territorio, senza annullarla ma senza nemmeno essere vincolati all’intoccabilità degli interessi già esistenti; aumento delle risorsedestinate al sistema dei servizi per garantire cura e assistenza gratuite alle persone affette da disturbo da gioco d’azzardo.

L’appello è già stato sottoscritto da diverse decine di candidati alle elezioni politiche di differenti partiti. Tutti i candidati firmatari dell’appello sono indicati in uno spazio ad hoc sulla home page del sito della Campagna (www.mettiamociingioco.org). Se questi quattro punti costituiscono l’ossatura della proposta di Mettiamoci in gioco, nella conferenza stampa sono stati illustrati, in dettaglio, anche tutti gli altri punti che dovrebbero costituire una legge di regolamentazione del settore. La Campagna sta, infatti, lavorando a un proprio articolato di legge, che verrà presentato ai partiti e ai gruppi parlamentari dopo le elezioni

Le proposte

Questi i contenuti più rilevanti presentati: va utilizzato, nei documenti ufficiali e nelle normative di legge, il termine “disturbo da gioco d’azzardo”, indicato nel DSM V, il manuale sui disturbi mentali punto di riferimento in campo psichiatrico. “Ludopatia” è una fantasiosa innovazione italiana nata per occultare il termine “azzardo”, cioè la realtà del fenomeno;

va garantito un fondo specifico per la cura e la prevenzione del gioco d’azzardo patologico, dotato di 50 milioni di euro il primo anno, cifra aumentabile negli anni successivi in relazione all’evolversi del fenomeno;

all’interno dei Servizi per le dipendenze patologiche (SerD) devono essere previste articolazioni specialistiche per i pazienti affetti da disturbo da gioco d’azzardo che garantiscano loro percorsi differenti rispetto ai pazienti con dipendenza da sostanze;

la certificazione di diagnosi di disturbo da gioco d'azzardo deve dare diritto all'esenzione dalla compartecipazione al costo della spesa sanitaria;

va prevista una moratoria per i nuovi giochi d’azzardo e ogni proposta di modifica o variazione circa le caratteristiche dei giochi d’azzardo attualmente in essere deve essere preventivamente autorizzata dall’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d'azzardo e il fenomeno della dipendenza grave, attivo presso il ministero della Salute;

va sancito l’obbligo da parte del ministero dell’Istruzione, dell'Università e della Ricerca di predisporre campagne di informazione e promuovere progetti di educazione sui fattori di rischio connessi al gioco d’azzardo nelle scuole di ogni ordine e grado, coinvolgendo istituzioni locali e servizi territoriali del servizio sanitario nazionale. La realizzazione di campagne di informazione e sensibilizzazione dovrebbe essere compito specifico anche del ministero della Salute;

le associazioni di categoria rappresentative degli esercenti e dei concessionari abilitati all'offerta di gioco d’azzardo dovrebbero dotarsi di un codice etico di condotta allo scopo di contenere eventuali comportamenti di gioco a rischio, individuare i giocatori problematici e intervenire fornendo loro una prima indicazione di carattere informativo e orientativo;

l’accesso a ogni tipologia di gioco d’azzardo, compreso l’online, dovrebbe essere consentito esclusivamente mediante l’utilizzo della tessera sanitaria. Come forma di maggior tutela per i giocatori patologici, dovrebbe essere creato un apposito registro online dei dati della tessera sanitaria dei giocatori che vogliono autoescludersi da qualsiasi forma di gioco d’azzardo, garantendo la loro inibizione all’accesso al gioco;

per limitare l’aggressività e il potere di dipendenza delle “macchinette”, i software di tali apparecchi dovrebbero essere modificati secondo le indicazioni messe a punto dall’Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d’azzardo e il fenomeno della dipendenza grave;

va introdotta, per tutelare la persona affetta da gioco d'azzardo patologico che a causa di tale patologia si trovi nell'impossibilità di provvedere ai propri interessi, la figura dell’amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare;

per quanto riguarda le lotterie istantanee, i tagliandi dovrebbero riportare una serie di informazioni riguardanti il rischio che si corre e le percentuali legate alle possibilità di perdere o di vincere;

deve essere vietato, nei luoghi in cui si gioca d’azzardo, il consumo di bevande alcoliche e il fumo, anche in presenza di impianti per la ventilazione e il ricambio di aria;

deve essere introdotta la possibilità – per i pubblici esercizi e i circoli privati che eliminano o non installano apparecchi per il gioco lecito e che non vendono al proprio interno altri prodotti per il gioco d’azzardo – di richiedere ai Comuni il rilascio del logo identificativo «no slot»;

vanno adottate le misure di contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata avanzate dalla Commissione parlamentare antimafia nella relazione presentata il 6 luglio 2016.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Siamo nel pieno della stagione  di raccolta delle arance e da Paternò fino al calatino si espande la piaga del caporalato, che costringe centinaia di migranti e braccianti locali a lavorare in condizioni disumane ed in nero.  Lavorano nei campi della Sicilia orientale, in maggioranza migranti marocchini adulti, buona parte con regolare permesso di soggiorno o in attesa di rinnovo. 

Nelle giornate lavorative (finora poche a causa della pioggia) i migranti percepiscono 25/ 30 euro al giorno, raccogliendo 40/ 50 cassette (60/65 cc per ogni cassetta) di kg. 20 in oltre 9 ore di lavoro, ma devono pagare 3/ 5 euro al caporaleper il trasporto nell'agrumeto. 

“Mentre consideriamo positive le reazioni dei cittadini solidali e delle associazioni come ANPAS e Caritas di Paternò, che stanno offrendo quotidianamente cibi caldi e vestiario – scrive in una nota la Campagna LasciateCIEntrare - purtroppo c'è chi attizza  ostilità nei confronti dei migranti, perchè ‘farebbero concorrenza sleale’ ai lavoratori locali: quindi il problema non è debellare il lavoro in nero , ma evitare di parlarne condannando all'invisibilità i migranti”. 

E continua: “da anni denunciamo che uno stato debole con i forti e forte con i deboli non è uno stato di diritto. Nessuno nel Comune di Paternò è a conoscenza che durante la raccolta delle arance (da almeno 10 anni) arrivano nella zona centinaia di lavoratori migranti stagionali? É così difficile costruire una mappatura dei mezzi di trasporto dei caporali e dei proprietari degli agrumeti? Che ci stanno a fare le organizzazioni sindacali locali, se non riescono a costruire solidarietà fra lavoratori locali e migranti?”

Invece di fare emergere il lavoro nero e di regolarizzarlo, rispettando il salario e l'orario contrattuali, “si spingono centinaia di migranti nella rete di sfruttamento dei caporali, che  a volte tentano perfino di evitare di corrispondere la misera retribuzione”.  Il principio di "Uguale salario per uguale lavoro" o diventa la bussola dell'associazionismo antirazzista “o la differenziazione etnica dei salari può innescare fratricide guerre fra poveri (in presenza di questa disastrosa crisi economica), contrapponendo lavoratori italiani e migranti e migranti di diversa nazionalità e condizione”. 

 

Pubblicato in Sicilia

Ottocento pazienti legati a un Filo. Sono i pazienti affetti da Insufficienza Intestinale Cronica Benigna (IICB), condizione rara che si verifica quando l’intestino perde la sua funzione primaria, quella di nutrire l’organismo. Il filo, ovvero la terapia salvavita della nutrizione artificiale, consente ai pazienti di infondere direttamente nel sangue le sostanze nutritive di hanno bisogno per vivere.

Il 1° Marzo si celebra la Giornata Nazionale sull’Insufficienza Intestinale Cronica Benigna, esattamente il giorno dopo il Rare Disease Day, a sottolineare l’esclusione dei pazienti che, seppur affetti da una condizione rara - la più rara e meno conosciuta delle insufficienze d’organo - sono privati di questa codifica da parte del SSN. Sono privati, dunque, dell’accesso a percorsi diagnostico-terapeutici che garantirebbero loro un trattamento adeguato su tutto il territorio nazionale.

“Lo scenario che si prospetta ai pazienti con IICB - spiega il Professor Loris Pironi, Direttore del Centro Regionale per l'Insufficienza Intestinale Cronica del Policlinico di Sant'Orsola di Bologna – dipende, come per tutte le condizioni rare, dalla possibilità di accesso a un’assistenza qualificata in Centri di riferimento che abbiano la possibilità di sviluppare un’esperienza clinica efficace e di utilizzare quelle risorse tecnologiche necessarie alla gestione di questa condizione. Una maggiore tutela potrebbe sicuramente arrivare grazie al riconoscimento come malattia rara al livello del SSN. In modo lungimirante, la Regione Piemonte ha già effettuato questo inserimento autonomamente, dando a questi pazienti una maggior tutela e una migliore opportunità di accesso a cure adeguate rispetto a chi risiede in altre zone. Avere una normativa a livello nazionale ci consentirebbe di poter assicurare un accesso a cure adeguate senza disparità”.

Con queste prospettive, l’Associazione Un filo per la vita Onlus dà il via alla campagna di sensibilizzazione “Un filo per crescere”, con l’obiettivo di mettere in luce le difficoltà che i pazienti devono affrontare giorno dopo giorno. “Con questa campagna vogliamo informare e rendere partecipi la popolazione e le Istituzioni sull’intrinseca difficoltà di gestione di una condizione rara così come della terapia e, allo stesso tempo, dar voce ai pazienti che vivono l’isolamento clinico-assistenziale e sociale.  L’accesso a un’adeguata assistenza sanitaria e l’inserimento nel mondo socio-lavorativo – spiega Sergio Felicioni, Presidente di Un Filo per la Vita Onlus - passano per la definizione di percorsi diagnostici e terapeutici codificati per tutti i pazienti, senza disomogeneità di trattamento sul territorio nazionale. Io sono papà di un’adolescente con IICB e so cosa significa lottare per quelle che dovrebbero essere condizioni di vita basilari”.

Lo spot Un filo per crescere

Lo spot realizzato dall’Associazione Un Filo per la Vita Onlus è la risposta di una bimba alla domanda ‘cosa vuoi fare da grande?’ La risposta di chi immagina il futuro senza filtri. Di chi sogna in grande. Uno spot, disponibile al link http://www.unfiloperlavita.it/un-filo-per-crescere/, che fa emergere la responsabilità sociale di garantire a tutti i bambini, inclusi quelli affetti da IICB, un futuro normale, dignitoso, aperto alle possibilità, alle aspirazioni e ai loro sogni. Un futuro che non debba essere precluso, perché i bambini di oggi sono gli adulti di domani.

Il Flash mob in Piazza di Spagna

Il primo marzo, in occasione della Giornata Nazionale sull’Insufficienza Intestinale Cronica Benigna, l’Associazione scende in Piazza per lanciare il proprio grido di aiuto. Per far sentire la voce dei pazienti che chiedono di veder riconosciuto il loro diritto a una migliore qualità di vita. Il filo della solidarietà viene srotolato dalla scalinata di Piazza di Spagna per unire l’opinione pubblica in un simbolico abbraccio collettivo di solidarietà. L’iniziativa del Flash Mob che si terrà in occasione della Giornata Nazionale sulla IICB è realizzata grazie al contributo incondizionato di Shire.

Pubblicato in Salute

Trecento bambini del Comune di Bucine mangeranno meglio a scuola. E le cuoche e le loro collaboratrici lavoreranno meglio. Domani, martedì 20 febbraio, verrà inaugurato il nuovo centro cottura di via Perelli, gestito dalla Cooperativa Sociale Betadue, al servizio delle scuole primaria e dell’infanzia di Bucine. Alle ore 17 taglio del nastro e visita della struttura. Alle 17.30 degustazione dei prodotti utilizzati nel centro di cottura con aperitivo del catering Tuttigiorni.

L’Amministrazione comunale si è preoccupata dei lavori d’impiantistica mentre Coob, consorzio toscano di cooperative di tipo B, si è fatto carico dell’investimento per il miglioramento delle struttura della cucina con l’acquisto di nuove strumentazioni: brasiera e cuocipasta in acciaio, piano cottura a 4 fuochi, forno a vapore e abbattitore rapido. All'interno della cucina è stata anche  predisposta una zona dedicata alla preparazione dei pasti speciali dotata di piastra a conduzione, forno e bilancia elettronica.

E' stato inoltre predisposto, nel refettorio della scuola infanzia, un nuovo fontanello a colonna per l'erogazione di acqua. Miglioramenti saranno fatti anche nel piccolo centro cottura di Ambra gestito dalla Cooperativa Margherita+ dove vengono preparati i pasti per le scuole di Ambra e Badia Agnano

“L’investimento fatto da Coob per la cucina di Bucine – sottolinea il Presidente Michele Vignali - ammonta a circa 22mila euro edè stato possibile grazie all'aggiudicazione dell'ultimo bando di gara. E’ il frutto della decisione di migliorare sia la qualità dei pasti per i bambini sia quella del lavoro per le operatrici che tutti i giorni sono impegnate nel centro cottura Le nuove attrezzature consentono migliori condizioni di lavoro ma soprattutto di potenziare ulteriormente la qualità dei pasti quale punto di forza del servizio di refezione Tuttigiorni”

I piccoli che frequentano l'infanzia e la scuola primaria di Bucine hanno menù articolati su 4 stagioni e su 5 settimane. Questo consente non solo di utilizzare i prodotti di stagione e a filiera corta ma anche di variare l’alimentazione venendo incontro ai gusti dei bambini e alle loro necessità alimentari in funzione di una crescita armonica.

 

Pubblicato in Toscana

Ottocento alberi in centro,la Bassa Benfenati rinasce con un bosco nella città. Verde in città, in quattro giorni, dal 19 al 22 febbraio, i 400 ragazzi delle scuole di Castenaso saranno impegnati nella realizzazione di un vero e proprio bosco nel cuore del centro della città.

All’iniziativa parteciperanno anche genitori e insegnanti. Saranno piantati 800 alberi nel territorio della Bassa Benfenati (dietro il sentiero Idice), con il tempo, questi giovani alberi diverranno un vero e proprio bosco in pieno centro abitato. Il progetto si chiama “Un bosco per a città” ed è stato ideato dal comune di Castenaso in collaborazione con il centro “un punto macrobiotico per la città di Bologna” sede locale dell’Associazione omonima fondata da Mario Pianesi. Alla realizzazione del bosco collabora anche la Cooperativa Sociale Agriverde che seguirà materialmente il lavoro degli studenti di Castenaso.

I dettagli dell’iniziativa sono stati presentati in una conferenza stampa lo scorso 15 febbraio. 

(da buonenotiziebologna.it)

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Dopo Macerata sale la tensione. Un vero e proprio corto circuito in piena campagna elettorale. Da Bologna a Napoli, passando per Piacenza e Venezia, si moltiplicano manifestazioni contro i comizi di Forza Nuova e Casa Pound. Dai presidi in piazza a scontri con le forze dell’ordine che sbarrano la strada ai luoghi delle iniziative neofasciste. Gli scontri di Bologna venerdì scorso sono arrivati dopo gli arresti dei manifestanti che avrebbero aggredito un carabiniere durante le tensioni a Piacenza della settimana precedente.

Dopo i proiettili di Traini in Italia si è alzata una cappa pesante, un clima che ha creato un corto circuito sui concetti di antifascismo e fascismo, su  Costituzione e democrazia. Da una parte alcune forze politiche cavalcano il sentimento razzista e anti-migranti di circa metà del Paese; dall'altro settori della società che seppur dichiarandosi "antifascisti" accolgono Forza Nuova e Casa Pound nell'alveo istituzionale. 

Se il 10 febbraio 30mila persone hanno manifestato con determinazione nella città marchigiana contro fascismo e razzismo anche domenica scorsa hanno replicato comune e associazioni. Ma sempre ieri Napoli, dopo Bologna, si sono registrati scontri pesanti che hanno visto cariche della polizia nella centralissima piazza Garibaldi. Il bilancio è di 20 fermati e alcuni feriti, quasi tutti giovanissimi o addirittura studenti minorenni. Tutto è avvenuto a poca distanza dall’hotel Ramada dove Casa Pound con il suo capo Simone Di Stefano teneva un comizio elettorale. 

“Siamo gli eredi del fascismo italiano”, ha detto Di Stefano mentre alcuni antifascisti venivano messi faccia al muro e perquisiti in una inquietante scenografia “cilena” e anche alcuni giornalisti venivano colpiti durante il loro lavoro (come testimonia il videoreporter Carlo Maria Alfarano sulla sua pagina facebook). Il questore di Napoli De Iesu ha parlato di “manigoldi” e che tutto è stato “pianificato al meglio consentendo il regolare svolgimento della manifestazione di Casa Pound all'interno dell'hotel”. Di fronte a questa dichiarazione sorgono una serie di domande su quale legalità costituzionale sia legittima oggi per alcuni uomini dello Stato. Tanto che proprio sulla manifestazione dello scorso 10 febbraio si è creata una certa confusione che ha portato ad appelli, divieti e adesioni ritirate.  

Secondo Di Stefano la proposta avallata già da alcuni esponenti politici come l’ex presidente della Camera Laura Boldrini di uno scioglimento delle compagine neofasciste “sarebbe ridicola perché è come se avessero sciolto il Movimento Sociale Italiano”. Eppure sembra strano dover ricordare Sandro Pertini, partigiano e presidente della Repubblica, che proprio durante le giornate di Genova del 1960 contro il congresso Msi tuonava senza ricevere accuse di “anti-democratico”: “essere antifascisti è impedire ai fascisti di manifestare”.

Siamo di fronte a un corto circuito del Paese che è nato dalla Costituzione partigiana. Il discorso pubblico evidenzia, ormai, non solo una legittimità a organizzazioni dichiaratamente fasciste e xenofobe ma capovolge il paradigma: “la violenza degli antifascisti è fascista”. A rendere queste affermazioni non sono solo forze politiche di destra che accolgono e proteggono l’estrema destra con il suo elettorato, ma anche figure “liberal” e “democratiche”. Questi stessi esponenti della “società civile” non hanno mai sprecato indignazione per le azioni intimidatorie di Como, gli assalti ai centri di accoglienza, l’uccisione dei senegalesi a Firenze nel 2010 e quella di Emmanuel a Fermo nel 2016, i puntuali arresti di neofascisti coinvolti nella criminalità comune, i pestaggi verso ambulanti e giovani attivisti.

Siamo di fronte a una tragica doppia legittimazione che va oltre la vecchia teoria degli “opposti estremismi” mentre si punta unicamente il dito contro le manifestazioni antifasciste, accettando e legittimando chi come Forza Nuova paga le spese legali dell’attentatore Traini.

Questo scenario si dipana nel momento clou della campagna elettorale, a meno di due settimane dal voto. E sabato è prevista la manifestazione nazionale dell’Anpi a Roma “Mai più fascismi” in piazza della Repubblica alle 13 e poi in piazza del Popolo alle 15. Nell’appello viene scritto: “l’Italia democratica, solidale, responsabile, civile deve alzare la testa e, unita, contrastare con gli strumenti della democrazia, del dialogo, della cultura e della partecipazione ogni deriva razzista, oscurantista, autoritaria ed ogni irresponsabile demagogia che fomenta paure, rancori, xenofobie”.  Proprio questo Paese “democratico e civile” deve uscire dal corto circuito e scegliere da che parte stare.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Agorà Kroton compie 30 anni. Un traguardo, un obiettivo che si pensava difficile da raggiungere per la cooperativa sociale crotonese. “In questi anni – scrive la cooperativa - c’è stato tutto l’impegno, la storia, i successi e, soprattutto, le sconfitte di chi ha dedicato almeno un’ora della sua vita a questo progetto. Si dice che, a 30 anni, ci si incammina verso l’adultità, lasciandosi alle spalle l’impeto tipico della gioventù e che ci si incammina verso la praticità, dettata dalla consapevolezza e dalla esperienza”.

E aggiunge: “la cooperativa Agorà Kroton, invece, continuerà con appassionata ostinazione nel suo percorso. Dando voce e salvaguardando la dignità di chi rischia di restare escluso, di chi vive il disagio della difficile normalità, di chi attraversa una crisi e non riesce a trovare un appiglio. NOI, anche avviandoci verso un’idea di adultità, non abbandoneremo mai la trincea, non rinunceremo mai ad esserci per gli altri”. “Nella consapevolezza che, su questa terra, esiste solo la persona al di là della propria razza, fede, religione, sessualità o genere. Non cesserà l’impegno all’ascolto, al dialogo, alla comprensione dei bisogni. Nella convinzione che per migliorare il contesto in cui viviamo serva il contributo di tutti, sincero e svuotato di individualismi. Operando in rete, rimettendosi in continua discussione, ma soprattutto guardando gli altri nei loro occhi”, conclude la nota.

Gli eventi

Il 24 febbraio un primo appuntamento sarà il convegno dove interverranno Pino De Lucia,Gregorio Mungari Cotruzzolà e Pino Fabiano la città e la Cooperativa. A seguire tavola rotonda con Raffaele Fabio Riganello, Monica Carvelli, Luigi Barletta, Anna Maria Corrado e le conclusioni di Mauro Lusetti, presidente nazionale Legacoop. Modera il giornalista Ugo Rendace. Nel pomeriggio una Mostra Fotografica a cura di Gregorio Patanè in Piazza della Resistenza e alle 18.30 il  concerto "Pompilio Turturo Band"

Il 27 febbraio appuntamento con "Binxêt - Sotto il confine", il film-documentario del crotonese Luigi D'Alife con la voce di Elio Germano, che arriva per la prima volta a Crotone per una doppia proiezione al Cinema Teatro Apollo  in via Regina Margherita il 27 febbraio. La prima alle 10.30  con il regista Luigi D'Alife intervistato da Giuseppe Manzo insieme a Filippo Sestito. La replica nella stessa giornata alle 20.30

"Binxet - Sotto il confine" è un documentario interamente autoprodotto e distribuito attraverso un circuito indipendente. E' la prima volta in Italia che un film esce in contemporanea sia nelle sale cinematografiche del circuito Movieday che in Dvd e on demand sul portale di distribuzione Open DDB. L'obiettivo dell'operazione è quella di diffondere al maggior numero di persone il documentario per denunciarne l'alto contenuto. 

Pubblicato in Calabria

Le donne uccise per mano di uomini esistono, sono troppe e non sono un’invenzione dei media. Ciò detto, sarebbe auspicabile un interesse dei giornalisti – e degli addetti ai lavori – più partecipato, meno opportunistico e, soprattutto, basato su una maggiore scientificità dei dati diffusi. Tra i Paesi sviluppati, l’Italia è il Paese dove le donne, per fortuna, corrono il minor rischio di venire uccise.

Nel periodo 2004-2015 ci sono stati in Italia 0,51 omicidi volontari ogni 100 mila donne residenti, contro una media di 1,23 nei paesi europei e nordamericani, con un calo del 5% nell’ultimo quinquennio. I dati sono quelli ufficiali del Ministero dell’Interno e dello United Nations Office on Drugs an Crime dell’ONU. Ed anche se allarghiamo lo sguardo alla violenza di genere, i dati confermano il trend positivo che vede in calo i reati. Dal 15 novembre 2015 al 15 novembre 2016, infatti, sono diminuiti le lesioni (-11% ), le percosse (-19%), le minacce (-16%), le violenze sessuali (-13%), i maltrattamenti in famiglia (-6 %) e gli atti persecutori (- 11%). Anche in questo caso i dati sono quelli ufficiali forniti dal Ministero dell’Interno.

Eppure di questi dati non vi è traccia nei giornali, nei telegiornali e negli pseudo programmi televisivi di inchiesta. Anzi, talvolta si trovano dati che non trovano alcun riscontro in quelli uffciali. Il rapporto tra media e femminicidio, quindi, può essere molto delicato. Non di rado la cronaca ha i suoi vantaggi dall’esacerbare alcune realtà o dipingerle in modo da suscitare morbosità o banalizzazione.

Se il contenuto è buono ma non attira, la notizia può anche passare in secondo piano, se il contenuto non è un granché, invece, ma viene presentato con modalità che suscitano una certa emotività, la notizia spopola. L’emotività vende. Va analizzato quanto l’interesse dei media possa essere strumentale a creare ed a cavalcare un’onda emotiva per aumentare le copie da vendere o le visualizzazioni in rete. Un interesse che è una forma di maltrattamento aggiuntivo, subdolo, perché ben nascosto dietro una parvenza di una denuncia in aiuto delle donne, che neanche da vittime, invece, possono trovare pace. Sfruttate fino all’ultimo ed anche oltre.

E gli addetti ai lavori? Tanti lavorano in sordina, senza clamore alcuno, all’interno dei loro Centri antiviolenza, delle loro Case rifugio. Altrettanti, invece, si lasciano tentare dal “megafonismo”,  dal “condivisismo in rete” di notizie di femminicidi e violenze di genere d’ogni sorta. Come se l’amplificare le notizie, il gonfiare i numeri, il cavalcare la notizia per stimolare l’emotività, possa servire a prevenire o, ancor più, a contrastare il fenomeno.

Quando si forniscono dati di questo genere, bisognerebbe assicurarsi che gli stessi siano verificabili e scevri di errori, stime e valutazioni soggettive. Altrimenti si rischia di far passare per “epidemico” un fenomeno, terribile, che alla lettura dei dati risulta essere, seppur tristemente, “endemico”.

Il contrasto alla violenza di genere richiede una preparazione professionale specifica, al passo con le evoluzioni sociologiche del fenomeno e con gli strumenti di contrasto e di tutela che ne conseguono. Tutto il resto è ridondante, opportunistico e non giova a nessuno, tantomeno alle donne.

Dal blog di Giancarlo Rafele - cooperatore sociale

 

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