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Giovedì, 15 Novembre 2018

Articoli filtrati per data: Giovedì, 22 Febbraio 2018 - nelPaese.it

Si e' insediato oggi presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, sotto la Presidenza del Ministro Giuliano Poletti e alla presenza del Sottosegretario di Stato on. Luigi Bobba, il Consiglio Nazionale del Terzo settore, organismo di consultazione a livello nazionale. Il Consiglio Nazionale e' stato istituito dal Codice del Terzo settore, in attuazione della Riforma avviata dalla legge delega n. 106 del 2016, ed e' composto da 33 membri effettivi e altrettanti componenti supplenti delle associazioni e delle reti associative piu' rappresentative sul territorio nazionale, delle Regioni ed enti locali, di altre Istituzioni pubbliche, nonche' da esperti qualificati in materia.

Il Consiglio ha funzione prevalentemente consultiva ed esprime pareri sugli schemi degli atti normativi e sull'utilizzo delle risorse del Fondo per il finanziamento di progetti e attivita' di interesse generale nel Terzo settore; sulle linee guida in materia di bilancio sociale e di valutazione di impatto sociale dell'attivita' degli enti del Terzo settore; sulle operazioni di trasformazione, fusione, scissione e cessione d'azienda effettuate dalle imprese sociali.

Inoltre, il Consiglio, e' coinvolto anche nelle attivita' di vigilanza, monitoraggio e controllo nel Terzo settore.Nel corso della riunione : e' stata nominato, quale Vice Presidente del Consiglio Nazionale del Terzo settore Claudia Fiaschi, portavoce del Forum Nazionale del Terzo Settore; e' stata presentata la bozza delle Linee guida per la redazione del bilancio sociale degli enti del terzo settore, ai sensi dell'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 117/2017 e, con riferimento alle imprese sociali, dell'art. 9, comma 2 del decreto legislativo 112/2017, elaborata dal Tavolo tecnico, coordinato dal Prof. Stefano Zamagni; e' stata proposta una bozza di Regolamento interno relativo al funzionamento del Consiglio Nazionale.

"Con l'avvio del Consiglio Nazionale-sottolinea il Ministro Poletti- facciamo un passo ulteriore nel percorso di attuazione della riforma del Terzo Settore, confermandone i principi ispiratori di coinvolgimento e di partecipazione attiva dei rappresentanti di una realta' indispensabile per il Paese. Il loro contributo e' stato infatti molto importante per definire, attraverso un lavoro complesso ed approfondito, un quadro di interventi che hanno l'obiettivo di aiutare le realta' del Terzo Settore a sviluppare la propria azione nell'interesse di tutti i cittadini italiani e, in particolare, di quelli piu' deboli e bisognosi di sostegno".

Il Sottosegretario Bobba, che ha seguito direttamente la Riforma del Terzo settore, dichiara: "Sono particolarmente soddisfatto della istituzione del Consiglio Nazionale, che si inserisce all'interno dell'opera piu' ampia di razionalizzazione e armonizzazione della materia e delle strutture". "Il Consiglio, infatti,- aggiunge il Sottosegretario- sostituisce in un unico organismo l'Osservatorio per il Volontariato e quello dell'Associazionismo previsti dalla precedente normativa e partecipa in modo significativo ai processi decisionali e procedimentali delle Amministrazioni sulle principali tematiche connesse al Terzo settore. Si tratta, quindi, di una vera partnership per una migliore e piu' efficace attuazione della riforma".

"Nella sua composizione- precisa Bobba- il Consiglio garantisce la piu' ampia partecipazione dei soggetti piu' rappresentativi sul territorio nazionale, favorendo cosi' il pieno e corretto equilibrio tra tutti gli interessi del settore". "Ringrazio tutti i componenti- conclude- per la disponibilita' manifestata, ricordando che si tratta di attivita' svolta a titolo gratuito e che non comporta alcun onere a carico dello Stato".

Forum: prima volta una rappresentanza che riconosce nostro ruolo

"Per la prima volta il mondo del Terzo settore esprime una propria rappresentanza con il riconoscimento del ruolo del Forum come associazione più rappresentativa sul territorio nazionale degli enti del Terzo settore. Il Consiglio Nazionale del Terzo Settore rappresenta una delle novità più significative introdotte dalla recente Riforma: avrà infatti il compito di esprimere pareri sui progetti di legge che riguardano il nostro mondo, ricoprendo un ruolo significativo nelle funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo.”

Così Claudia Fischi, portavoce del Forum e neo eletta vicepresidente del nuovo organismo, commenta l’insediamento odierno del Consiglio Nazionale del Terzo Settore, introdotto dalla recente Riforma, che sostituisce i precedenti Osservatori e riunisce i soggetti più rappresentativi dell’associazionismo, del volontariato, dell’impresa e della cooperazione sociale, delle Ong e delle Fondazioni.

“E’ un passaggio molto importante – spiega Fiaschi – che certifica il valore sociale ed economico del Terzo settore nel nostro Paese. Finalmente possiamo esprimere la nostra autonoma soggettività politica attraverso la scelta diretta di una parte dei componenti del Consiglio Nazionale.” “Il Terzo settore, mondo attivo e dinamico che lavora costantemente per una società più inclusiva e per uno sviluppo sostenibile, ha ora un ulteriore strumento che gli può consentire di proseguire con maggiore efficacia e con spirito unitario le proprie iniziative sociali”, ha continuato Claudia Fiaschi.

“Siamo nella fase di implementazione della nuova legge, che si presenta particolarmente complessa e delicata. Il Consiglio Nazionale dovrà attivarsi subito per favorire la sua attuazione nel modo più efficace ed ordinato. Ci sono molte questioni che vanno messe in agenda e affrontate al più presto.”

“La mia elezione a vice-presidente”, ha concluso la portavoce del Forum, “è il riconoscimento della possibilità, anche nel nostro Paese e in linea con altre esperienze europee, di attivare partnership istituzionali pubblico-privato sociale. Sono onorata di questo incarico e ne sento il valore di responsabilità per il Forum del Terzo Settore che rappresento in questa sede.”

 

 

(Fonte: Redattore Sociale/Dire)

 

Pubblicato in Nazionale

"Binxet - sotto il confine" è il primo documentario che racconta, con immagini esclusive, la condizione del popolo curdo che subisce la violenza dell'esercito turco in Kurdistan. Il film, realizzato dal regista Luigi D'Alife, è accompagnato dalla voce narrante dell'attore già premiato al festival di Cannes e alla mostra del cinema di Venezia Elio Germano.

Martedì 27 febbraio sarà proiettato a Crotone, città natale di D’Alife, con un doppio appuntamento al cinema teatro Apollo organizzato dalla coop sociale Agorà Kroton per il suo 30ennale: prima alle 10.30  con il regista intervistato dal giornalista Giuseppe Manzo insieme a Filippo Sestito. La replica nella stessa giornata alle 20.30.

Tutte le immagini mostrate sono state raccolte dal regista durante i suoi cinque viaggi, fatti nel corso di un anno tra il 2015 e il 2016, tra Turchia, Siria ed Iraq. Il titolo “Binxet”, che in lingua curda significa sotto il confine, racconta la vita delle famiglie che vivono nei villaggi del Kurdistan lungo i 911 km di frontiera tra la Turchia e la Siria.

Il documentario mostra la vita quotidiana di un popolo che, nonostante stia combattendo la guerra contro le milizie di Daesh, oggi si trova costretto a difendersi dagli attacchi militari dell'esercito del presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan. Attraverso delle preziose interviste fatte nei villaggi e alle autorità locali, nel film viene mostrato come il governo di Ankara sta venendo meno agli impegni presi con l'Unione europea, nell'accordo del marzo 2016 per l'accoglienza dei rifugiati, trasformando la frontiera con la Siria in un campo minato dove chi cerca di superare il confine rischia di venire sparato.

Così un'anziana abitante di un villaggio racconta: "Vogliamo che tutto il mondo sappia che la Turchia attacca noi mentre non ha mai sparato un colpo contro Daesh quando controllava il confine". Secondo l'osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), lungo il confine turco-siriano dove oggi il governo turco sta costruendo un muro per impedire l'ingresso ai profughi, 171 persone sono state uccise dall'esercito nell'ultimo anno mentre cercavano di fuggire dall'Isis e dal regime di Assad. Di questi 31 erano dei bambini. Al numero dei morti ammazzati si aggiungono le centinaia di persone che sono state arrestate, torturate, e rimpatriate in Siria dalla Turchia. In tanti i contadini disperati a causa dell'esproprio delle loro terre, subito da parte dell'esercito turco che ogni giorno avanza nel controllo del territorio.

Tra le testimonianze del film, anche l'esclusiva intervista a Riza Haltun, uno dei fondatori del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) che da trent'anni vive in clandestinità ed è stato raggiunto da D'Alife in un luogo protetto e segreto sulle montagne al confine tra l'Iraq e L'Iran. La gravità delle azioni violente perpetuate sui civili curdi da parte delle forze armate sono raccontate anche da un giornalista dell'agenzia Anha che, attraverso la testimonianza di immagini, denuncia l'uso di armi chimiche come il fosforo bianco sulla città di Nusaybin avvenuto nel maggio 2016.

Il giovane intervistato è solo uno dei tanti cronisti che si è unito alla rete “No more silence”, la campagna di informazione promossa dai giornalisti di frontiera che ogni giorno rischiano di morire sotto i colpi dell'esercito turco per raccontare il confine. Ma c'è una speranza nelle strade della città del Rojava, dove un gruppo di giovani ha iniziato a dipingere murales con la scritta "Ez nacim” che vuol dire: io non vado. Lo slogan rivendicato da quanti dicono: “non vogliamo lasciare la nostra terra vogliamo qui la libertà”.

Pubblicato in Cultura

La vita media si è allungata, si invecchia più tardi e più lentamente ed ecco che anche le donne meno giovani rivendicano il loro diritto di vivere pienamente la propria vita, anche quella sessuale, senza dolori e fastidi. L'atrofia vulvo-vaginale, però, interessa fino a circa il 50% delle donne in post-menopausa. Si calcola che in Italia il problema sia avvertito da circa 7 milioni di donne, oltre 50 milioni nell’Unione Europea. 

Diversamente da altri sintomi della menopausa, come le vampate di calore che possono attenuarsi nel tempo, l’atrofia vaginale spesso persiste. E per circa la metà delle donne che lamenta secchezza vaginale o dispareunia, senza trattamento, i sintomi non scompaiono dopo 2 anni, anzi nel tempo possono perfino peggiorare.  Purtroppo, ad oggi, questa è una patologia poco conosciuta e ancora sottovalutata: il 63% delle donne - secondo un recente sondaggio messo a punto dal Centro Ricerche Syneron Candela - non sa che l’atrofia vaginale è una condizione cronica destinata a aggravarsi con il passare degli anni.

“La menopausa – sottolinea il dottor Marco Bartolucci, direttore sanitario Comedica (Terni) e La Clinica Laser and Aesthetics (Milano) e referente scientifico di Syneron Candela - entra nell’organismo femminile con una carenza di estrogeni che da un lato fa perdere tono ai tessuti e dall’altro porta alla secchezza vaginale, con conseguente drastica riduzione della lubrificazione che causa dolore e bruciore durante i rapporti sessuali, oltre a perdite di urina quando si tossisce o si fa uno starnuto. Questi disturbi possono essere un effetto collaterale del parto naturale, oltre che dell'invecchiamento”.

Uno dei rimedi più efficaci e semplici per risolvere questo problema è l’utilizzo di un nuovo laser - chiamato “C02RE Intima” - che ridona tonicità e elasticità ai tessuti. Naturalmente, prima di intervenire con questa metodica, è fondamentale una visita ginecologica. 

Il laser, totalmente indolore, è un trattamento ambulatoriale e non chirurgico: quando il medico applica un fascio delicato di energia sulla parete vaginale, stimola una risposta riparativa e ripristina le condizioni della mucosa del canale vaginale. La procedura assicura un miglioramento immediato e duraturo. Così la donna riacquisterà autostima e fiducia e durante i rapporti sessuali non avvertirà più dolore. “Evidenze scientifiche hanno dimostrato l’efficacia dell’utilizzo del laser C02 nei casi di atrofia vaginale per risvegliare il fibroplasto e produrre il collagene - aggiunge Marco Bartolucci. Come avviene sulle rughe o sulle cicatrici anche a livello intimo il laser garantisce ottimi risultati risolvendo il problema a lungo termine, per 3-5 anni. E i costi non sono alti, circa 300 euro a seduta: bastano 3 sedute da venti minuti l’una. Poi é consigliabile un trattamento di mantenimento una volta l'anno, che può avvenire durante la normale visita di controllo. La maggior parte delle pazienti riferisce un sollievo immediato e un miglioramento già con la prima seduta”.

Dopo il trattamento, che solitamente è erogato da un ostetrico/ginecologo, da un chirurgo plastico, da un dermatologo o da uno specialista laser, la paziente può tornare alla sua vita quotidiana, ma si raccomanda solo l'astensione dall'attività sessuale per 7 giorni.  Il dispositivo laser CO2RE è stato approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) per una gamma di indicazioni ginecologiche e genito-urinarie e di trattamenti intimi estetici. Come per tutti i laser, è importante rivolgersi a uno specialista competente.

 

Pubblicato in Parità di genere

Il decreto legislativo che modifica le norme sulla vita in carcere e l'ordinamento penitenziario, già esaminato dal Parlamento, a quanto si è appreso, è al momento in stand by e dovrebbe essere approvato dal prossimo Cdm. Il Consiglio dei ministri ha approvato invece in via preliminare tre decreti attuativi sulle carceri riguardanti minori, lavoro e giustizia riparativa.

"E' un lavoro in progress, lavoriamo con strumenti diversi con l'obiettivo innanzitutto che il sistema carcerario contribuisca a ridurre il tasso recidiva da parte di chi è condannato per reati", afferma il premier Paolo Gentiloni in una conferenza stampa, al termine del Cdm. 

"Siamo delusi”. Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, non usa parafrasi per giudicare la decisione del Consiglio dei ministri tenutosi oggi e durante il quale è stato effettuato un esame preliminare di tre decreti relativi alla riforma penitenziaria, senza che venisse riportato in questa sede l'unico che aveva già effettuato anche i passaggi nelle Commissioni parlamentari competenti

“Speravamo che non vincessero la tattica e la preoccupazione elettorale. Oggi si è sprecata un'occasione storica per riformare le carceri italiane – continua Gonella - La legge che le governa risale al lontano 1975. Il Consiglio dei Ministri di stamattina poteva adeguarla alle esigenze del mondo attuale. Poteva allargare il campo delle misure alternative alla detenzione, la cui capacità di ridurre la recidiva e dunque di garantire maggiore sicurezza ai cittadini è ampiamente dimostrata. Poteva avvicinare la vita penitenziaria a quella esterna, come tutti gli organismi internazionali sui diritti umani raccomandano di fare. Poteva garantire una maggiore tutela del diritto alla salute fisica e psichica. Ha invece preferito farsi spaventare dall'avvicinarsi dell'appuntamento elettorale piuttosto che pensare alla tutela dei diritti dei detenuti”.

“Ma la speranza – conclude - non è del tutto persa. Speriamo che anche dopo le elezioni le autorità vogliano portare a compimento una riforma storica. Il tempo tecnico c'è. I decreti - scritti da persone della massima competenza e supportati dagli Stati Generali dell'esecuzione penale - anche. Bisogna solamente avere la volontà politica di farlo".

Per l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario si era esposta anche Magistratura Democratica ieri in un lungo intervento del suo presidente nazionale.

Pubblicato in Nazionale

“Le parrocchie devono poter promuovere progetti di solidarietà, costituirsi in rete, perché, si possano riconoscere le fragilità che emergono e trovare modalità di vicinanza concreta. Una chiesa povera con i poveri scopre sempre nuovamente la ragione del suo operare”. Così il vescovo della Diocesi di Cerreto Sannita, nel Sannio, Domenico Battaglia nella lettera pastorale “Coraggio! Alzati, ti chiama!”.

Un messaggio che la Caritas ha voluto far suo e concretizzare nell’azione che ogni giorno è chiamata a compiere.  La Caritas offre: ascolto, finalizzato alla conoscenza della persona, dei bisogni e delle sue difficoltà ed aspettative; orientamento, verso uffici, servizi e realtà utili per la soluzione dei problemi presentati; informazione, sui diritti ed i doveri ma anche le competenze dei vari uffici; collaborazione con tutte le realtà del territorio.

La Caritas diocesana, dallo scorso 8 gennaio ha avviato un nuovo percorso accompagnato anche da una nuova modalità di “accoglienza” verso coloro i quali si avvicinano alla struttura. Non solo: la struttura della Caritas ha visto una ‘de-strutturazione’ o meglio, un nuovo impulso ed una ramificazione sul territorio. Infatti, i centri di ascolto si sono quadruplicati. Oltre alla sede principale di Cerreto Sannita, si sono aggiunti: Puglianello per la Forania di Telese, Sant’Agata de’ Goti per la Forania omonima e Forchia per la Forania di Airola.

La Caritas diocesana, oggi guidata da don Domenico Ruggiano e dal vicedirettore don Iosif Varga, è impegnata anche ad offrire servizi di sostegno ad immigrati e alle famiglie e, in collaborazione con la "Fondazione Interesse Uomo", ha inteso offrire un percorso di prevenzione, di aiuto e di assistenza, attraverso l'ascolto, alle persone che vivono particolari situazioni di disagio economico ed attivato lo “Sportello Antiusura Mano Amica”. Attivi presso la nuova sede Caritas di via Sannio: anche il Servizio Civile ed il progetto Policoro, tramite il quale è stato attivato uno sportello informativo negli stessi Centri di Ascolto per le domande per l'accesso al Reddito di Inclusione (REI). Diverse, sono anche le attività che spaziano dal supporto psicologico al Banco Alimentare.

Nel corso del 2017 richieste ed interventi sono aumentati nel nostro territorio diocesano e hanno riguardato 310 nuclei familiari. Mentre, solo nel primo mese del 2018, invece, gli interventi registrati hanno riguardato 77 nuclei familiari.

 

Il Centro d'Ascolto, attivo presso Casa Santa Rita, è aperto il lunedì, martedì e mercoledì dalle 09:30 alle 12:30, e il giovedì pomeriggio dalle 14:30 alle 17:30.

 

 

Pubblicato in Campania

Divertimento, sport e solidarietà dal nord al sud d'Italia: tutto è pronto per la 31^ edizione di Giocagin, storica manifestazione nazionale dell’Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti, che andrà avanti sino a giugno. Le giornate centrali della manifestazione saranno quelle di sabato 24 e domenica 25 febbraio, con 19 città coinvolte contemporaneamente, dal nord al sud d’Italia. Tra queste: Firenze, Alessandra, Udine, Piombino, Enna, Pisa e Giarre (Ct).

Nei week end seguenti altre città si uniranno alla manifestazione e alla fine saranno complessivamente più di 50 le città di Giocagin 2018 con tanti bambini, ragazzi e atleti di tutte le età nelle diverse attività sportive, per tutti e a misura di ciascuno, dai 3 ai 90 anni. E' possibile seguire la diretta con collegamenti dalle varie città sulla pagina Facebook di Uisp Nazionale.

Sabato 24 febbraio protagonisti saranno i bambini: da Mestre (Ve), dove sono attesi 800 partecipanti, a Udine, con circa 150 giovanissimi che si esibiranno in ginnastica e danza, dalla classica all’hip hop. Numeri da capogiro a Rimini, dove saranno circa 1000 i protagonisti di Giocagin, per uno spettacolo che andrà avanti fino a tarda sera e che vede l’adesione anche del Rimini calcio che distribuirà sacche gara a tutti i partecipanti.

Ancora giovani in scena a Palermo con atleti dai 5 ai 26 anni. Piombino e Rosignano Solvay, in provincia di Livorno, oltre a esibizioni di grandi e piccoli in molte specialità diverse tra cui la scherma, vedranno in campo anche “Il signore degli anelli” Vittorio Valvo, che sorprenderà il pubblico con i suoi esercizi acrobatici.

Domenica 25 febbraio a Firenze il palcoscenico di Giocagin verrà occupato dai più piccoli: saranno 250 i bambini tra i 5 e i 12 anni, che si esibiranno in coreografie ginniche e musicali, con l'hip hop. A Livorno invece attesi anche molti anziani, saranno infatti circa 600 i partecipanti, con esibizioni di ginnastica, pattinaggio, scherma, arti marziali e balli di gruppo. In molte città protagonista di Giocagin sarà l’inclusione: a Giarre (Ct) attesi circa 200 partecipanti, tra i 4 e gli 80 anni, al fianco di un gruppo di giovani migranti coinvolti dal progetto Uisp SportAntenne, condotto insieme a Unar per prevenire e contrastare episodi di discriminazione. A Martina Franca (Ta) accanto ai 165 anziani che apriranno la manifestazione ci saranno alcuni ragazzi rifugiati, ospiti della Cooperativa Salam che gestisce lo SPRAR. Ancora bambini protagonisti nella giornata di domenica a Rubiera (Re) con 250 ginnasti dai 6 ai 13 anni e a Lioni (Av) con 80 partecipanti tra gli 8 e gli 11 anni.

Le attività previste nelle esibizioni sono aperte a tutti e di vario tipo: ginnastica acrobatica e ritmica, danza, pattinaggio e discipline orientali fino alle più innovative performance di break-dance, hip-hop e rock&roll. Come ogni anno la solidarietà è al centro della festa Uisp, quest'anno rivolta ai bambini siriani che scappano dalla guerra. Durante Giocagin tutti potranno dimostrare il proprio sostegno al progetto di solidarietà promosso dalla Fondazione Terre des Hommes Italia in Libano. A pochi chilometri dal confine siriano, sorge Arsal località che ospita all’incirca 60.000 rifugiati siriani nei campi informali, costituiti da tende e strutture improvvisate: i rifugiati vivono in condizioni precarie dovute alla mancanza di vestiti, medicinali, acqua potabile.

Dopo l’intervento del 2017 a Macharia al Qaa che ha permesso l’acquisto di un primo Ludobus attualmente operativo con operatori formati dall’Uisp, Giocagin 2018 continuerà a contribuire alla risposta umanitaria attraverso l’acquisto di un nuovo Ludobus che permetterà a Terre des Hommes, all’interno degli interventi di supporto psicosociale, di raggiungere anche i bambini delle aree più remote garantendo loro il diritto al gioco e all’infanzia. L’Uisp inoltre continuerà a seguire e formare gli operatori locali permettendo loro di acquisire gli strumenti necessari per svolgere attività ludiche indirizzate ai bambini.

Giocagin 2018 gode della Medaglia del Presidente della Repubblica. Partner istituzionale della manifestazione è Marsh, fornitore ufficiale Premia.

Pubblicato in Sport sociale

La creatività e i talenti dei giovani per raccontare i bisogni lavorativi e le aspettative delle nuove generazioni, incrociando le esigenze delle aziende del territorio anche in termini di sostenibilità economica. Dopo un anno di lavoro, che ha visto coinvolti 15 giovani under 35 e 14 imprese dell'Area Coneglianese, sta volgendo al termine l'avventura del progetto "Generazione Cre_Ta", il cui evento finale è previsto il 28 febbraio alle 20.30 al Teatro Toniolo di Conegliano.

Inserito all'interno del bando"Fotogrammi Veneti. I giovani raccontano" e promosso dai 12 Comuni dell'Area Coneglianese delle Politiche Giovanili con il coordinamento della Cooperativa sociale Itaca, il progetto "Generazione Cre_Ta - Creatività Talenti" propone una fotografia dinamica del territorio realizzata dai giovani in collaborazione con le stesse aziende e associazioni di categoria. L'intento è non solo raccontare i bisogni lavorativi delle nuove generazioni e le loro aspettative, ma anche incrociare quelle esigenze e attese in termini di sostenibilità futura con le necessità delle imprese.

"L'intento condiviso dai 12 Comuni dell'Area Coneglianese delle Politiche giovanili promotori del progetto - spiega Gianbruno Panizzutti, assessore alla Pubblica istruzione e Politiche giovanili del Comune di Conegliano, capofila dell'Area Coneglianese delle Politiche giovanili -, era quello di coniugare l'azione di una formazione specifica tramite l'ausilio dei più moderni mezzi multimediali, con la possibilità per i nostri ragazzi di conoscere lo straordinario e dinamico tessuto produttivo del nostro territorio. I risultati finali li vedremo la sera del 28 febbraio in occasione dell'evento finale, ma abbiamo già avuto modo di ricevere qualche input da un paio di aziende coinvolte, che non solo si sono definite entusiaste del risultato, ma avrebbero anche già qualche idea per dare continuità al progetto. Direi obiettivo raggiunto".

Il bando - rivolto a 62 giovani tra i 18-35 anni residenti nell'area Coneglianese - prevedeva la realizzazione di prodotti multimediali sul tessuto produttivo locale. Quindici gli under 35 selezionati che sono stati protagonisti di una formazione specifica a cura di Davide Bortolossi della Cooperativa Itaca e Francesco Venturini, psicologo: Roberto Amadio, Gianluca Canzian, Giulia Corrocher, Lara Corsini, Chiara Comuzzi, Giorgia Dardengo, Alberto Della Libera, Andrea Della Valle, Marco Frascella, Francesco Giacomin, Laura Miuzzo, Elia Modolo, Andrea Padoan, Silvia Pagotto e Lara Toffoli.

Successivamente, i giovani si sono recati in 14 aziende del territorio per raccontarle attraverso i loro punti di vista, lavorando in gruppi e adoperando la tecnica del digital storytelling, narrazione realizzata con strumenti digitali. La serata del 28 febbraio, prevista alle 20.30 al Teatro Toniolo di Conegliano, concluderà il progetto alla presenza delle istituzioni, restituendo alla comunità i 14 video (di circa 90 secondi ognuno) prodotti nel corso di questa collaborazione.

Queste le imprese che hanno aderito all'iniziativa: Alf Uno - Mobili di Gaiarine, Apinox di San Fior, Cma - Macchine per caffè di Susegana, Da Re - Bibanesi di Godega di Sant'Urbano, Impa spa Unipersonale di San Pietro di Feletto, Keyline - Macchine duplicatrici chiavi di Conegliano, Lacoplast - Prodotti in plastica per l'edilizia di San Fior, Latteria Roverbasso di Codogné, Maglificio Ferdinanda - Alto di gamma di Vazzola, Mei - Prodotti cosmetici di San Vendemiano, Otlav - Serramenti in alluminio di Santa Lucia di Piave; San Martino Vini di Vazzola, Scame - Forni Industriali spa di Mareno di Piave, Zangrando srl - Condimenti e spezie di Orsago.

"Generazione Cre_Ta" è sostenuto da Regione Veneto, Cooperativa sociale Itaca, Camera di Commercio Treviso-Belluno e con il partenariato di Artigianato Trevigiano, Banca della Marca, CoFiTre Consorzio Fidi Trevigiano, Confartigianato Conegliano, Rotary Club Conegliano - Vittorio Veneto, e vede la cooperazione dei Comuni di Codognè, Conegliano (ente capofila), Gaiarine, Godega di Sant'Urbano, Mareno di Piave, Orsago, San Fior, San Pietro di Feletto, San Vendemiano, Santa Lucia di Piave, Susegana, Vazzola.

 

Pubblicato in Lavoro

Un corso di alta specializzazione in “Economia della Cooperazione”, unico nel suo genere, sta per prendere il via all’Università di Messina grazie alla collaborazione di Legacoop Sicilia Orientale e il Dipartimento di Economia e di Scienze Politiche dell’Ateneo messinese. Si tratta del programma di formazione interdisciplinare (economia, diritto, management), mirato a fornire ai partecipanti le competenze manageriali e gestionali necessarie a risolvere i problemi operativi e attuare politiche relative alle imprese cooperative. 

Il corso, organizzato con il patrocinio di Legacoop Sicilia e la Camera di Commercio di Messina,col sostegno di Coopfond (Fondo Mutualistico delle Cooperative), è giunto alla sua terza edizione e punta a formare il manager di impresa cooperativa, in costante aumento negli ultimi anni, quale figura professionale competitiva rispetto al manager di impresa profit, più attenta alle esigenze dei territori, alla gestione ed alla crescita della risorse umane, con una spiccata sensibilità verso un sistema di responsabilità sociale determinante alla crescita e allo sviluppo del sistema Italia, con il significativo aumento dei livelli occupazionali, nonostante i periodi di crisi economica. 

“Le organizzazioni cooperative – spiega Deborah Colicchia , presidente Legacoop Sicilia orientale - per la loro caratteristica principale di essere società di persone e non di capitali, favoriscono la partecipazione responsabile dei soci e determinano aggregazione e crescita occupazionale qualificata, stabile e localmente radicata. Per questo, la terza edizione del corso in Economia della Cooperazione, considerati gli ottimi risultati ottenuti nelle precedenti edizioni, si ripropone come momento importante per lo sviluppo della cultura della Cooperazione che, soprattutto nel meridione, è una valida alternativa per la crescita socio-economica dei territori.” 

Il corso, inserito all’interno dell’offerta post-laurea dell’Università di Messina, è stato progettato perseguendo un equilibrio fra i contenuti teorici e i contenuti pratici a forte connotato professionalizzante e intende anche sintetizzare in un unico progetto formativo il momento degli approfondimenti teorici con sistemi e metodi di didattica attiva e di coinvolgimento dei partecipanti in momenti formativi pratici: studio di casi, simulazioni di ruolo, stesura di progetti, valutazioni di programmi, implementazione di soluzioni, stage.

Per facilitare la partecipazione di tutti gli allievi, il contributo richiesto dalla Legacoop Sicilia Orientale a Coopfond, oltre a coprire le spese di docenza e organizzative, andrà a sostenere la frequenza degli iscritti e permetterà l’abbattimento di tutte le singole quote di partecipazione. Le iscrizioni scadono il 28 febbraio 2018.

Il materiale informativo è reperibile sul sito di Legacoop Sicilia Orientale, www.legacoopsiciliaorientale.it e sul sito dell’Università degli studi di Messina www.unime.it. Per ulteriori informazioni è possibile anche telefonare alla sede di Messina della Legacoop Sicilia Orientale, 0906010168

 

 

 

Pubblicato in Sicilia

Da molti anni Proges è un attore qualificato all’interno del sistema educativo della città di Parma, non soltanto per quanto riguarda i servizi per l’infanzia, ma anche all’interno delle scuole primarie, del sistema bibliotecario, dei servizi rivolti ai minori, e con un intenso rapporto di collaborazione con l’Università locale.

“Nel momento in cui sono emerse le difficoltà di una realtà storica e riconosciuta come la Scuola dell’Infanzia e Primaria “Santa Rosa” e Scuola Secondaria di primo grado e del Liceo delle Scienze Umane “P.G.E. Porta” – scrive la coop sociale di Parma - che operano nella nostra città da decenni, prima con il Conservatorio delle Luigine e negli ultimi anni con la Congregazione delle Domenicane della Beata Imelda, ci siamo sentiti coinvolti e ci siamo interrogati sull’aiuto che avremmo potuto dare”.

“Dopo aver ricevuto tante sollecitazioni da più parti – continua la nota - abbiamo deciso di mettere la nostra esperienza e le nostre risorse in questo progetto. Il nostro approccio è stato di ascolto e attenzione nel rispetto dell’identità e del profilo di una storia educativa e della comunità di famiglie e insegnanti che la animano”.

“Il messaggio che vogliamo dare oggi – dichiara Marco Papotti, responsabile della linea educativa di Proges –, rivolto soprattutto alle famiglie e agli insegnanti, è che l’esperienza del Porta e del Santa Rosa prosegue. Dopo un intenso e costruttivo dialogo abbiamo firmato un accordo con cui ci impegniamo a dare continuità al progetto formativo della scuola, innanzitutto mantenendo il corpo docente, il personale Ata e Amministrativo, e mantenendo l’orientamento cattolico che contraddistingue l’istituto”.

“Siamo consapevoli che è necessario un rafforzamento dell’offerta formativa per aumentarne l’attrattività e per creare un progetto culturale forte e competente. Valuteremo quali azioni mettere in campo a tal fine. Ma la storia di questa scuola non andrà dispersa. Siamo certi infine che anche altri soggetti del sistema educativo, istituzionale e religioso della città ci sosterranno in questo, perché la pluralità educativa è senz’altro una ricchezza e una risorsa per tutta la nostra città”.

“Anche le suore Domenicane – dichiara suor Gemma, rappresentante della Congregazione – esprimono fiducia nel rapporto e nell’alleanza che si è costituita con Proges e che consentirà una brillante prosecuzione dell’attività scolastica, nel rispetto di quell’orientamento cattolico che l’ha traghettata fino ad oggi con la stima di tutta la città”.

Pubblicato in Emilia-Romagna

L’Italia ha collaborato con autorità e attori non statali libici per limitare la migrazione irregolare attraverso il Mediterraneo centrale. Di conseguenza, rifugiati e migranti sono stati sbarcati e sono rimasti intrappolati in Libia, dove hanno subìto violazioni dei diritti umani e abusi. Nel Rapporto 2017-2018 di Amnesty International inizia così il capitolo sul nostro Paese. “I rom hanno continuato a essere sgomberati con la forza e segregati in campi dove le condizioni di vita erano al di sotto degli standard minimi. La Commissione europea non è riuscita a intraprendere azioni decisive contro l’Italia per la discriminazione contro i rom nell’accesso a un alloggio adeguato. È stato introdotto il reato di tortura ma la nuova legge non ha soddisfatto tutti i requisiti richiesti dalla Convenzione contro la tortura”.

Diritti di rifugiati e migranti nella repubblica italiana

Secondo le stime, oltre 2.800 rifugiati e migranti sono morti in mare nel tentativo di raggiungere l’Italia dalla Libia su imbarcazioni inadatte alla navigazione e sovraffollate. Il numero è diminuito rispetto ai 4.500 decessi registrati nel 2016. Oltre 119.000 persone sono riuscite ad attraversare il mare e a raggiungere l’Italia, a fronte dei 181.000 arrivi del 2016. A maggio, il settimanale italiano L’Espresso ha pubblicato nuove informazioni sul naufragio dell’11 ottobre 2013 nell’area di ricerca e salvataggio di competenza maltese nel Mediterraneo centrale. Nel naufragio morirono più di 260 persone, in gran parte rifugiati siriani, tra cui circa 60 minori. Secondo alcune conversazioni telefoniche registrate ottenute dal settimanale, nel periodo precedente al rovesciamento dell’imbarcazione dei rifugiati, ufficiali della marina e della guardia costiera italiana sono stati riluttanti a impiegare la nave militare Libra, che era la più vicina all’imbarcazione in difficoltà, nonostante le ripetute richieste delle autorità maltesi in tal senso.

A novembre, un giudice del tribunale di Roma ha ordinato l’incriminazione di due alti ufficiali della marina e della guardia costiera italiana e lo svolgimento di ulteriori indagini sulla condotta della comandante della Libra. Le accuse contro altri quattro ufficiali della marina e della guardia costiera sono state archiviate. A fine anno il processo era ancora in corso. Il governo ha continuato a non adottare i decreti necessari all’abolizione del reato d’“ingresso e soggiorno illegale”, nonostante avesse ricevuto specifico mandato dal parlamento nell’aprile 2014.

Cooperazione con la Libia per il controllo dell’immigrazione.A febbraio, allo scopo di ridurre il numero degli arrivi, l’Italia ha sottoscritto un memorandum d’intesa con la Libia, con il quale s’impegnava a fornire supporto alle autorità libiche responsabili dei centri ufficiali di detenzione per migranti.

Tortura e altri maltrattamenti sono rimasti diffusi in questi centri. L’Italia ha continuato ad applicare misure per migliorare le capacità della guardia costiera libica d’intercettare rifugiati e migranti e di riportarli in Libia. Ciò è stato fatto in un contesto in cui aumentavano le prove del comportamento violento e sconsiderato della guardia costiera libica durante le intercettazioni delle imbarcazioni e del suo coinvolgimento in violazioni dei diritti umani.

A maggio, l’Italia ha fornito alla guardia costiera libica quattro motoscafi pattugliatori. Ha inoltre continuato ad addestrare ufficiali della guardia costiera e della marina libica, nell’ambito delle operazioni della Forza navale del Mediterraneo dell’Eu (European Union Naval Force Mediterranean – Eunavfor Med). A luglio, in seguito a una richiesta del governo libico, l’Italia ha disposto una missione navale nelle acque territoriali della Libia per combattere l’immigrazione irregolare e il traffico di rifugiati e migranti. A novembre, un vascello della guardia costiera libica ha interferito in un’operazione di salvataggio in corso nelle acque internazionali. Numerose persone sono affogate. L’imbarcazione della guardia costiera libica, una di quelle donate dall’Italia, è stata ripresa mentre si allontanava ad alta velocità, ignorando le persone in acqua e con un uomo ancora aggrappato alle funi che i marinai libici avevano lanciato dall’imbarcazione.

Tra agosto e dicembre, la collaborazione dell’Italia con le autorità libiche è stata criticata da vari esperti e organi delle Nazioni Unite, tra cui l’Alto commissario sui diritti umani delle Nazioni Unite e il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa. Il Comitato contro la tortura ha espresso preoccupazione per la mancanza di assicurazioni che la cooperazione con la guardia costiera libica o con altri attori della sicurezza libici potesse essere rivista alla luce delle violazioni dei diritti umani.

Operazioni di ricerca e salvataggio da parte di Ngo. Molte delle persone giunte in Italia via mare (oltre 45.400) sono state salvate da Ngo. A luglio, con l’appoggio dell’Eu, l’Italia ha imposto un codice di condotta alle Ngo che operavano in mare, limitando la loro capacità di soccorrere le persone e farle sbarcare in Italia.

Nel corso dell’anno, le Ngo che effettuavano soccorso in mare sono state al centro di accuse da parte di alcuni funzionari, che sostenevano che esse incoraggiassero le partenze dalla Libia. Sono state aperte indagini penali, che a fine anno erano ancora in corso, contro alcune Ngo accusate di favorire la migrazione irregolare.

Procedure d’asilo

A fine anno, circa 130.000 persone avevano chiesto asilo in Italia, con un aumento del sei per cento rispetto alle circa 122.000 del 2016. Nel corso dell’anno, oltre il 40 per cento dei richiedenti ha ottenuto qualche forma di protezione in prima istanza.

Ad aprile è stata approvata una nuova normativa per accelerare le procedure d’asilo e per contrastare la migrazione irregolare, anche attraverso la riduzione delle tutele procedurali nei ricorsi in appello contro il respingimento delle richieste d’asilo.

La nuova legge non ha chiarito in modo adeguato la natura e la funzione degli hotspot, istituiti dall’Eu e dal governo a seguito degli accordi del 2015. Gli hotspot sono strutture per la prima accoglienza, l’identificazione e la registrazione di richiedenti asilo e migranti giunti nell’Eu via mare. Nel rapporto pubblicato a maggio, il meccanismo nazionale per la prevenzione della tortura ha messo in evidenza la continua mancanza di una base giuridica e di norme applicabili che regolino la detenzione delle persone negli hotspot.

Sempre a maggio, il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha criticato la prolungata detenzione di rifugiati e migranti negli hotspot, la mancanza di salvaguardie contro l’errata classificazione di richiedenti asilo come migranti economici e l’assenza d’indagini sulle segnalazioni di uso eccessivo della forza durante le procedure d’identificazione.

A dicembre, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha espresso preoccupazione per la mancanza di tutele contro il rimpatrio forzato di persone in paesi in cui potrebbero essere a rischio di violazioni dei diritti umani. A settembre è iniziato a Perugia il processo penale contro sette funzionari coinvolti nell’espulsione illegale in Kazakistan di Alma Shalabayeva e Alua Ablyazova, moglie e figlia del politico d’opposizione kazako Mukhtar Ablyazov, avvenuta nel 2013. Tra gli accusati, incriminati per rapimento, false dichiarazioni e abuso di potere, c’erano tre alti funzionari di polizia e il giudice che aveva convalidato l’espulsione.

Minori non accompagnati

All’incirca 16.000 minori non accompagnati sono giunti in Italia via mare. Ad aprile è stata introdotta una nuova legge per rafforzare la loro protezione. Questa prevedeva l’accesso ai servizi e introduceva tutele contro l’espulsione. Tuttavia, le autorità hanno continuato a incontrare ostacoli nel garantire che i minori non accompagnati fossero accolti in conformità con gli standard internazionali.

Programmi di ricollocazione e reinsediamento

Dei circa 35.000 richiedenti asilo che dovevano essere trasferiti in altri paesi dell’Eu secondo il programma di ricollocazione dell’Eu, a fine anno soltanto 11.464 avevano lasciato l’Italia, mentre altri 698 dovevano essere trasferiti in tempi brevi. L’Italia ha continuato ad accordare accesso umanitario alle persone trasferite attraverso un programma finanziato dalle associazioni di volontariato religiose Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle chiese evangeliche e Tavola valdese. Dall’avvio di questo programma nel 2016, sono state accolte oltre 1.000 persone.

A fine dicembre, l’Italia ha anche garantito l’accesso a 162 rifugiati vulnerabili, evacuati dalla Libia all’Italia dall’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

Diritto all’alloggio e sgomberi forzati nella repubblica italiana

I rom hanno continuato a subire una discriminazione sistemica nell’accesso a un alloggio adeguato. La Commissione europea non è ancora riuscita a intraprendere azioni decisive contro l’Italia per la violazione delle leggi comunitarie contro la discriminazione, per aver negato il diritto all’alloggio, tra l’altro per la mancanza di tutele contro gli sgomberi forzati e la continua segregazione dei rom nei campi. Ad aprile, centinaia di rom che vivevano nell’insediamento informale di Gianturco, a Napoli, sono stati sgomberati con la forza, dopo che le autorità non erano state in grado di effettuare consultazioni significative con le famiglie interessate.

L’unica alternativa offerta dalle autorità è stata la ricollocazione di 130 persone in un nuovo campo autorizzato segregato. I restanti adulti e minori sono rimasti senza tetto. Circa 200 di loro si sono spostati nell’area di un ex mercato a Napoli e sono rimasti a rischio di sgombero forzato. Ad agosto, le autorità hanno sgomberato con la forza centinaia di persone, tra cui molti minori, da un edificio nel centro di Roma. Molti erano rifugiati riconosciuti che vivevano e lavoravano nella zona da diversi anni. Le autorità non hanno fornito alternative di alloggio adeguato, lasciando decine di persone a dormire all’aperto per giorni, prima di essere allontanate con la violenza dalla polizia in tenuta antisommossa.

Diverse persone sono state ferite dalla polizia, che ha usato cannoni ad acqua e manganelli. Alcune famiglie sono state infine temporaneamente rialloggiate fuori Roma.

Tortura e altri maltrattamenti nella repubblica italiana

A luglio, l’Italia ha finalmente approvato una legge che ha introdotto il reato di tortura, dopo che aveva ratificato la Convenzione contro la tortura nel 1989. Tuttavia, a dicembre, il Comitato contro la tortura ha evidenziato che la definizione di tortura contenuta nella nuova legge non era conforme alla Convenzione. Inoltre la nuova legge non prevedeva l’applicazione di altre norme fondamentali, tra cui la revisione dei metodi d’interrogatorio della polizia e le misure per il risarcimento delle vittime.

A settembre, il Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d’Europa ha reso pubblico il rapporto della sua visita compiuta in Italia ad aprile 2016. Il Cpt ha raccolto denunce di maltrattamenti, tra cui l’uso non necessario ed eccessivo di forza da parte di agenti di polizia e di custodia, in praticamente tutte le strutture detentive visitate. Il Cpt ha rilevato la persistenza del sovraffollamento, nonostante le recenti riforme. A ottobre, la Corte europea dei diritti umani ha stabilito che il trattamento di 59 persone da parte della polizia e del personale medico durante la detenzione, a seguito delle proteste contro il summit del G8 di Genova nel 2001, si configurava come tortura.

Sempre a ottobre, 37 agenti di polizia in servizio nella zona della Lunigiana, nella Toscana settentrionale, sono stati accusati per numerosi casi di lesioni personali e altri abusi. Le vittime erano in molti casi cittadini stranieri; in due episodi erano stati utilizzati bastoni elettrici. A fine anno, il processo era ancora in corso.

Decessi in custodia nella repubblica italiana

A luglio, in seguito a una seconda indagine della polizia iniziata nel 2016, cinque agenti di polizia sono stati incriminati per il decesso in custodia di Stefano Cucchi, avvenuto nel 2009. Tre agenti sono stati accusati di omicidio colposo e due di diffamazione e false dichiarazioni. A fine anno, il processo era ancora in corso.

 

 

 

 

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