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Sabato, 17 Novembre 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 27 Febbraio 2018 - nelPaese.it

Nell’ambito delle novità introdotte dalla Riforma del Terzo Settore sugli strumenti finanziari a impatto sociale e sulle opportunità per lo sviluppo dell’economia sociale, Legacoopsociali apre un percorso di riflessione e approfondimento sul tema con un primo appuntamento di Milano oggi.

Negli spazi dell’ “Osteria del treno” ad aprire i lavori è stato l’intervento di Luca Bernareggi, Presidente di Legacoop Lombardia, che ha esortato la platea ad “iniziare a immaginare un futuro fatto di investimenti, con un approccio più maturo sui temi finanziari, per la cooperazione in generale. Nel corso degli anni abbiamo visto cooperative con l’ambizione di andare in borsa e altre che non si preoccupavano di questi temi. Una nuova capacità di relazionarsi con gli strumenti finanziari può fare la differenza. Il dibattito di oggi ha l’obiettivo di finalizzare progetti e sostenere idee”.

Eleonora Vanni, Presidente di Legacoopsociali, nel suo intervento introduttivo sul tema, ha posto l’accento sull’importanza di “fare cooperazione usando le opportunità della finanza, anche dal punto di vista culturale. Gli strumenti finanziari devono portare ad allargare gli interventi con finalità sociale. Generare impatto sociale, assieme ad un ritorno economico, è la natura della cooperazione sociale”. Eleonora Vanni ribadisce l’obiettivo sociale della cooperazione quale interesse di tutta la comunità e prosegue, lamentando la scarsa attrattività che talvolta è stata imputata alla cooperazione sociale, sottolineando come, dopo la riforma del terzo settore, sia fondamentale “affrontare il tema della governance, della partecipazione dei lavoratori, degli utenti e dei cittadini. Crediamo tuttavia esistano ancora delle incertezze come la misurazione quantitativa dell’impatto sociale, l’equilibrio tra rischio e rendimento e la diffidenza delle imprese sociali verso il mercato finanziario. Come Legacoopsociali vogliamo promuovere l’attività progettuale delle nostre cooperative. Per noi l’innovazione è un processo complessivo di evoluzione che prevede l’acquisizione di nuove capacità. Per noi progresso vuol dire rispetto delle persone. L’impresa sociale cooperativa può essere davvero un fattore di forte cambiamento“.

Si è in seguito entrati nel dettaglio degli strumenti finanziari, a partire dalla misura Italia Economia Sociale del Mise Ministero per lo Sviluppo economico dedicata alla nascita e allo sviluppo di imprese che operano nel mondo del no profit, illustrata da Vincenzo Durante, Responsabile Occupazione, Incentivi e Innovazione di Invitalia.

Le agevolazioni, operative su tutto il territorio nazionale, sono rivolte alle imprese sociali e alle cooperative sociali o con qualifica di ONLUS.

Sono previsti finanziamenti agevolati, associati obbligatoriamente a finanziamenti bancari ordinari, e, in alcuni casi, contributi a fondo perduto, a fronte di programmi d’investimento, in qualunque settore, ma coerenti con le finalità istituzionali di utilità sociale. Sono finanziabili programmi di investimento compresi tra i 200mila e i 10 milioni di euro. Il finanziamento copre fino all’80% delle spese ammissibili.

“La misura Italia Economia Sociale di Invitalia” ha precisato Durante “serve a ribadire che impresa e sociale si possono coniugare. E’ importante che questa misura sia rifinanziata con nuove risorse quindi vi esorto a promuoverla e a considerarla come un’opportunità”.

La parola è passata poi a Ferruccio Vannucci, direttore Cooperfidi Italia – Fondo investimenti europeo programma per l’impiego e l’innovazione sociale che ha presentato il ruolo del Fondo a sostegno delle cooperative sociali e degli enti del terzo settore invitando le cooperative presenti a rendere chiara e trasparente la vivacità delle proprie imprese. “Oltre il 70 % delle garanzie rilasciate nel 2017 da Cooperfidi sono andate al settore sociale e il tasso di decadimento del settore è dell’1,7 %, per noi il settore sociale è quello in cui c’è meno rischio, occorre che anche voi valorizziate questo dato con i vostri interlocutori finanziari”.

Il confronto è proseguito con l’intervento di Camillo De Bernardinis, AD Cooperazione Finanza Impresa (CFI) sull’utilità degli strumenti finanziari per la gestione e la valorizzazione dei beni confiscati. A riguardo CFI ha siglato un Protocollo d’Intesa con l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC) con l’obiettivo di definire interventi e azioni finalizzate a salvaguardare il valore patrimoniale dei beni aziendali confiscati e i livelli occupazionali, favorendo il rapido passaggio alla gestione imprenditoriale. Un rapporto di collaborazione è stato avviato anche con Invitalia per attivare un piano di promozione e di sinergia tra i diversi strumenti finanziari, compresa la Legge Marcora e la Nuova Marcora. Una serie di incontri sono programmati sul territorio nazionale per presentare l’accordo, a Milano è previsto per il 27 marzo 2018.

A discutere sul tema “Impresa sociale: finanza, innovazione e sviluppo” è intervenuto Roberto Randazzo, ex Università Bocconi oggi Politecnico di Milano che ha invitato i cooperatori presenti a mettersi in gioco sulla misurazione dell’impatto sociale. “Occorre uno sforzo per testare questi nuovi sistemi. C’è sempre stata resistenza da parte degli attori sociali ma bisogna abbattere questa barriera, se le imprese sociali accettassero di essere misurate potrebbero vendere gli esiti di questa misurazione come benchmark, facendo qualcosa che i privati non fanno, perchè non sono sociali per natura come le cooperative”. Randazzo in conclusione invita ad aprire confronti anche con “l’altra finanza, quella che non è presente oggi qui”.

L’ultimo intervento spetta a Flaviano Zandonai, Segretario Generale Iris Network Euricse sul tema “Un nuovo project managment per lo sviluppo”. Oltre che sugli aspetti finanziari Zandonai pone l’attenzione sugli aspetti filantropici, per natura cooperativi. Intervenendo più strettamente in materia di project management , individua le fasi primarie di ogni progettazione a partire dalle “azioni preliminari, necessarie per costruire le condizioni conoscitive che possono diventare spazi di negoziazione, ovvero una fase di ricerca e sviluppo”. L’analisi prosegue con le azioni pilota, la sperimentazione vera e propria, di un nuovo servizio o di una nuova attività che permette di “sperimentare per scalare, per replicare il proprio modello, incidere sulle politiche di sviluppo e impattare socialmente”. L’ultima fase, la “messa a regime” passa infine per una prospettiva di impatto sociale, “coerente con la mission dell’impresa”.

Le conclusioni, affidate a Felice Romeo, Legacoop Welfare Lombardia, ribadiscono “l’importanza di incontrarsi e la volontà di proseguire questo percorso, aprendo la porta a realtà private, altra finanza e project manager, con lo scopo di rafforzare e promuovere l’impresa sociale cooperativa”.

Tutti i materiali e le slides si possono scaricare cliccando sui nomi evidenziati in rosso a questo link

 

 

Pubblicato in Nazionale

Secondo un comunicato della polizia iraniana, decine di donne potrebbero trascorrere fino a 10 anni in carcere per aver preso parte a manifestazioni contro l'obbligo del velo. Per Amnesty International, questo annuncio rappresenta un'allarmante escalation del violento giro di vite contro i diritti delle donne in Iran.

Dal dicembre 2017 oltre 35 donne sono state aggredite e arrestate nella capitale Teheran per aver aderito alle proteste contro l'obbligo, discriminatorio e abusivo, di indossare il velo. Secondo il comunicato della polizia diffuso il 23 febbraio, potrebbero essere accusate di "incitamento alla corruzione e alla prostituzione", reato che prevede fino a 10 anni di carcere.

Il 26 febbraio Narges Hosseini è stata la prima a comparire di fronte a un tribunale di Teheran. "Siamo di fronte a un profondo passo indietro delle autorità iraniane contro le donne che osano sfidare l'obbligo di indossare il velo. L'annuncio della polizia pone molte donne a rischio di subire condanne ingiuste e ammonisce in modo agghiacciante tutte le altre a stare calme e al loro posto mentre i loro diritti vengono violati", ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l'Africa del Nord. 

"Obbligando le donne e le ragazze a coprirsi i capelli, le autorità iraniane violano da decenni i diritti umani delle donne e colpiscono profondamente la loro dignità. Piuttosto che minacciare col carcere le donne che rivendicano i loro diritti, dovrebbero immediatamente abolire le norme e le prassi discriminatorie, abusive e degradanti relative all'obbligo del velo", ha aggiunto Mughrabi.

Ad almeno un'altra donna, Shaparak Shajarizadeh, è stata notificata l'accusa di "incitamento alla corruzione e alla prostituzione". Si trova in isolamento nella prigione Shahr-e-Rey di Varamin, nei pressi di Teheran. Il suo avvocato ha denunciato che è stata torturata nel centro di detenzione di Vozara, nella capitale, subito dopo l'arresto e che le sono state praticate, con violenza e contro la sua volontà, iniezioni di sostanze sconosciute. 

Tra le donne arrestate nelle scorse settimane ci sono Vida Movahed e Azam Jangravi, attualmente libere su cauzione, e Maryam Shariatmadari e Hamraz Sadeghi che invece sono detenute.  L'annuncio della polizia coincide con una recente recrudescenza di brutalità contro le proteste individuali delle donne che si tolgono il velo in luoghi pubblici affollati e lo sventolano rimanendo in silenzio in piedi su una struttura rialzata.

Il 22 febbraio sui social media iraniani è diventato virale un video in cui un agente di polizia spinge violentemente Maryam Shariatmadari mentre si trova su un blocco di cemento a sventolare il velo. Le ferite dovute alla caduta hanno reso necessario un intervento chirurgico. La donna si trova nella prigione Shahr-e Rey e non riceve cure adeguate.  Il 23 febbraio la madre di Maryam Shariatmadari, Mitra Jamshidzadeh, è stata a sua volta trattenuta per 30 ore nel centro di detenzione Vozara di Teheran, dove si era recata per chiedere notizie della figlia. Secondo il suo avvocato, è stata picchiata. 

 

Il 24 febbraio Hamraz Sadeghi è stata arrestata da agenti in borghese mentre stava sventolando il velo in piedi su un contenitore per spedizioni. Secondo un testimone oculare, è stata picchiata e la caduta le ha causato la frattura a un gomito.  Nelle ultime settimane le autorità iraniane, tra cui i presidenti della procura e del tribunale rivoluzionario di Teheran hanno offeso le manifestanti chiamandole "deficienti", "infantili", "pervertite", "ingannate" e "malvagie" oltre che al servizio di "potenze straniere nemiche".

Il portavoce del potere giudiziario, Gholam-Hossein Mohseni-Eje'i, ha dichiarato che le donne che manifestano contro l'obbligo del velo stanno "agendo sotto l'influenza di droghe sintetiche" o stanno ricevendo "istruzioni da gruppi del crimine organizzato". 

Secondo il diritto internazionale, la legislazione che in Iran obbliga a indossare il velo costituisce una chiara violazione di una serie di diritti umani fondamentali: è profondamente discriminatoria nei confronti delle donne e delle ragazze, solo alle quali è rivolta, e viola i diritti delle donne e delle ragazze alla libertà d'espressione, di pensiero, di coscienza, di credo religioso nonché quello alla riservatezza oltre che alcuni diritti specifici delle bambine.

Obbligando le donne e le ragazze a coprire i loro capelli, anche attraverso azioni violente e umilianti e con gli arresti e la prigione, le autorità iraniane colpiscono profondamente la dignità delle donne e, in termini strettamente giuridici, si rendono responsabili di pene o trattamenti crudeli inumani o degradanti. Qualora questi comportamenti causino grave dolore o sofferenza, fisica o mentale, costituiscono tortura.

 

Pubblicato in Dal mondo

Quinta tappa della manifestazione nazionale #Conibambini- Tutta un’altra storia. L’appuntamento è per giovedì 1 marzo alle 10:30 presso l’Istituto “Ettore Majorana” di Brindisi. “Innovare con la scuola”. Per farlo, però, è necessario innovare la scuola stessa, contrastare la dispersione scolastica e i fenomeni legati alla povertà educativa minorile. Per fortuna, esistono iniziative concrete e buone pratiche che possono essere di esempio. Una di queste è proprio al Sud: l’Istituto Ettore Majorana di Brindisi, una eccellenza nazionale che forse non tutti conoscono abbastanza.

Istituto Tecnico settore Tecnologico, Liceo delle Scienze Applicate e Liceo Quadriennale. In questa scuola si sperimentano modelli didattici innovativi e i ragazzi imparano attraverso la tecnologia. Non più lezioni frontali, si utilizzano quasi sempre i tablet per studiare, ma si insegna anche ad amare i libri. Una conoscenza che trova subito applicazione: un esempio è Book in progress, la rete di libri multimediali costruiti da studenti e insegnanti. Manuali, ebook e video lezioni realizzati dai ragazzi e diffusi gratuitamente sul web, ottenendo un grande successo per la chiarezza, la semplicità d’esposizione, la presenza di video e l'utilizzazione di software gratuito. Per questo, sono molti gli studenti che ogni anno dal Nord si trasferiscono a Brindisi per frequentare questo Istituto pubblico.

Per questo motivo Con i Bambini ha scelto proprio la scuola brindisina per incontrare operatori, educatori e soprattutto i 1.200 studenti del Majorana che, con l’innovativa modalità dell’hackathon, “svilupperanno” all’interno delle classi il tema “Povertà educativa minorile, comunità educante e periferie”. L’incontro si divide in diverse fasi: alle 9:00 il preside dell’Istituto Salvatore Giuliano consegnerà il tema di lavoro ai ragazzi, che avranno un’ora e trenta per produrre un video, un documento, un racconto sul tema della povertà educativa minorile. Alle 10:30 dopo i saluti del prefetto Valerio Valenti, di Salvatore Giuliano e l’intervento di Carlo Borgomeo presidente dell’impresa sociale Con i Bambini, gli studenti presenteranno le attività svolte al mondo dell’associazionismo pugliese e alla comunità educante presenti all’incontro. Infine, i prodotti più innovativi saranno premiati.

L’obiettivo generale della campagna #Conibambini – Tutta un’altra storia è promuovere i temi legati al Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile incontrando le comunità educanti dei territori (scuola, famiglia, terzo settore, fondazioni, università, giovani, ecc) per ascoltarle e condividere con loro idee e buone pratiche di alleanze educative peri contrastare il fenomeno della povertà. Un viaggio in sette tappe, da Nord a Sud, che ha come scopo quello di fare emergere e condividere le buone prassi nate nei territori come esempio a livello nazionale, e allo stesso tempo le criticità e i bisogni di quella generazione talmente liquida da sembrare invisibile. In particolare la campagna si concentra su tre parole chiave, sui concetti multidimensionali di “povertà educativa minorile”, “comunità educante”, “periferie”.

Le tappe fin qui realizzate: 27 novembre Torino, 6 dicembre Reggio Emilia, 29 gennaio Milano, 20 febbraio Napoli. Dopo l’evento del primo marzo a Brindisi, la manifestazione proseguirà l’11 aprile a Catania e si concluderà a maggio a Roma, con la partecipazione delle Istituzioni, delle Fondazioni, del Terzo Settore, delle Scuole e dei ragazzi, offrendo la fotografia di un’altra Italia che lavora molto e spesso sottovoce, attenta ai ragazzi e al futuro del Paese.

 

Pubblicato in Puglia

Anche quest'anno, per il 7° anno consecutivo, l'Associazione A Sud, in collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne di Roma promuove il Premio Donne Pace Ambiente Wangari Maathai, che ogni anno dal 2012 premia, attorno all'8 marzo, l'impegno delle donne in prima linea per la tutela del territorio e del diritto alla salute.

Durante la VII edizione verranno come ogni anno premiate quattro attiviste, in rappresentanza di altrettante battaglie popolari in corso in Italia contro fattori di rischio ambientali dannosi per l'ambiente e le comunità che lo abitano. Quest'anno, assieme ai quattro premi, verrà consegnato un Premio Speciale alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, patrimonio della città e risorsa per tutte le donne, oggi a rischio di sfratto da parte del Comune.

Il Premio Speciale è un modo di esprimere sostegno, vicinanza e solidarietà all'esperienza della Casa, che co-promuove e ospita il Premio sin dalla sua prima edizione, e di ribadirne l'alto valore politico, culturale e sociale per tutte le donne e per l'intera città. Per il quarto anno consecutivo, l'iniziativa conta sul Patrocinio della Camera dei Deputati. Il Premio Donne, Pace e Ambiente Wangari Maathai nasce su iniziativa di A Sud nel 2012 e giunge quest’anno alla sua settima edizione. Dal 2013, ad assegnare il premio è una commissione allargata formata da rappresentanti di organizzazioni, associazioni, comitati e centri anti violenza che lavorano sulle questioni di genere.

Già a partire dalla sua prima edizione, il premio ha costituito occasione per conferire un riconoscimento simbolico utile a dare visibilità a situazioni spesso conosciute nelle quali molte donne sono coinvolte, spesso per organizzare progetti e mobilitazioni sociali in difesa del territorio. Molte di queste donne sono in pericolo proprio a causa dell’invisibilità a cui sono sottoposte. Istituire un Premio e costruire un’iniziativa pubblica con il patrocinio di un’importante istituzione come la Camera dei Deputati ha costituito inoltre opportunità di diffusione di temi e di sensibilizzazione della cittadinanza, sistema di protezione di situazioni critiche che attraverso il riconoscimento istituzionale e la visibilità internazionale, possono prevenire eventuali ritorsioni.

Nel contesto attuale risulta sempre più urgente incrociare i temi della pace e della solidarietà con quelli dei diritti di genere e ambientali. Parlare di ambiente e di impatti di disastri ambientali oggi vuol dire parlare di donne, le prime vittime dei conflitti ambientali ma anche sempre più spesso le prime leader di proteste in difesa della terra.

Ci sono donne che possono essere considerate eroine al pari dei grandi eroi del passato. Una di esse, a cui è dedicato il premio, è senz’altro Wangari Muta Maathai, prima donna africana a ricevere il Nobel per la Pace nel 2004, che dichiarò al momento della premiazione: «Non ci può essere pace senza sviluppo sostenibile e non ci può essere sviluppo senza uno sfruttamento sostenibile dell’ambiente. La protezione dell’ecosistema deve essere considerata un mezzo per garantire la pace, in Paesi dove la scarsità delle risorse genera inevitabilmente instabilità politiche e sociali». Wangari Maathai, deceduta il  25 settembre 2011 a Nairobi, Kenya, ha lottato per più di 30 anni in difesa dell’ambiente e dei diritti delle donne ed ha contribuito in maniera significativa alla democratizzazione della sua nazione.

Durante l’iniziativa, che si terrà il prossimo 6 marzo 2018 presso la sede della Casa Internazionale delle Donne a Roma, quattro realtà italiane impegnate nella difesa dei diritti dei cittadini, dei territori e dell’ambiente riceveranno, come riconoscimento per il loro impegno civile e politico, i Premi Aria, Acqua, Terra e Fuoco. A ritirare il premio saranno altrettante donne attiviste, in rappresentanza di tali realtà. Sarà inoltre consegnato in questa occasione un riconoscimento speciale alla Casa Internazionale delle Donne, per sottolineare il ruolo di primo piano svolto infaticabilmente negli ultimi decenni nella costruzione di uno spazio animato e dedicato alle donne, per la tutela di un bene comune e la storia di lotte che la Casa rappresenta.

 

Pubblicato in Parità di genere

A pochi giorni dalle elezioni politiche Antigone presenta un documento di cinque punti, di immediata possibile attuazione, che devono costituire una priorità della prossima legislatura.  Questi cinque punti riguardano la legalizzazione della cannabis e la decriminalizzazione dei consumatori, l'abrogazione del reato di immigrazione irregolare, i numeri identificativi per le forze dell'ordine, la riforma del regime dell'isolamento penitenziario e la riforma dell'istituto delle pene accessorie e il riconoscimento del diritto di voto.

"L'elenco dei reati - sottolinea Patrizio Gonnella, presidente di Antigone - andrebbe oggi ripensato sulla base di un serio principio di offensività. Andrebbero previste pene non detentive, togliendo al carcere la sua attuale centralità e riservandolo alla sola prevenzione e punizione di quei comportamenti capaci davvero di arrecare gravi danni ai diritti fondamentali della persona e alla convivenza sociale".

"I cinque punti sopra elencati - prosegue il presidente di Antigone - rappresentano un intervento da poter fare nell'immediato, tuttavia un impegno importante dovrà essere garantito per approvare la riforma dell'ordinamento penitenziario, che migliorerebbe aspetti essenziali della vita carceraria e che ad oggi è saltata. Inoltre - conclude Gonnella - dovranno essere ripresi i temi che da questa riforma sono stati esclusi, tra cui il diritto a una vita sessuale per i detenuti, il superamento delle misure di sicurezza detentive e un ordinamento penitenziario specifico per gli istituti di pena minorili".

Il documento nei giorni scorsi è stato inviato ai candidati affinché lo sottoscrivessero.
Tra coloro che lo hanno fatto, ad oggi, si contano quattro candidati del Partito Democratico (Gennaro Migliore, Giulia Narduolo, Anna Rossomando, Silvana Cremaschi), Riccardo Magi di Più Europa con Emma Bonino, dieci candidati di Liberi e Uguali (Loredana De Petris, Celeste Costantino, Giulio Marcon, Daniele Farina, Costantino Sacchetto, Antonio Rotelli, Nicola Fratoianni, Filippo Fossati, Erasmo Palazzolo, Giorgio Airaudo), tutti i candidati di Potere al Popolo e cinque candidati del M5S (Alfonso Bonafede, Donatella Agostinelli, Francesca Businarolo, Andrea Colletti, Vittorio Ferraresi) che tuttavia hanno deciso di aderire solo ai punti relativi alla legalizzazione della cannabis, all'abrogazione del reato di immigrazione irregolare e ai numeri identificativi per le forze dell'ordine. 
L'elenco delle adesioni è in costante aggiornamento.

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Per la prima volta le luci di Broadway arrivano nei cinema italiani, giusto a due passi da casa. Il 16 e 17 maggio 2018, per la prima volta in assoluto, Nexo Digital proporrà infatti nelle sale italiane (elenco a breve su www.nexodigital.it) An American in Paris, il musical di Broadway già vincitore del Tony® Award. Un musical che si è rivelato lo spettacolo più acclamato dell'anno, con standing ovation del pubblico e un record di 28 recensioni a cinque stelle da parte dei critici.

Questa versione di An American in Paris è stata presentata per la prima volta nel 2014 al Théâtre du Châtelet di Parigi, accolta da recensioni estatiche, e si è quindi trasferita al Palace Theatre di Broadway, dove è diventata il musical più premiato della stagione 2015/16, aggiudicandosi quattro Tony® Awards. Al momento è in corso un tour in nord America ed è prevista una nuova produzione a Tokyo nel gennaio 2019.

An American in Paris è diretto e coreografato dal britannico Christopher Wheeldon, vincitore del Tony® Award 2015 come Miglior Coreografo, associato artistico al Royal Ballet, premiato con un OBE ai New Year's Honours 2016 'per i servizi di promozione degli interessi e della reputazione della danza classica e teatrale britannica in tutto il mondo'. Ispirato al film Premio Oscar®, An American in Paris racconta l'appassionata storia della scoperta dell'amore nella "Ville Lumière" del dopoguerra, narrata sulle musiche di George e Ira Gershwin (tra cui i classici 'S Wonderful e I Got Rhythm) e sui testi del libro di Craig Lucas.

Nel secondo dopoguerra, si ritrovano vicini di casa due americani, in una Parigi improvvisamente strabordante di speranze e di possibilità: Jerry Mulligan sta cercando di diventare un pittore, mentre Adam suona il piano. Il duo, rinforzato da Henri, un cantante francese grande amico di Adam, esegue alcuni numeri nel caffè sottostante. Intorno a questo trio, e all'incontro di Jerry con Lise, una bella e giovane ballerina, si sviluppa una sorprendente storia d'amore, arte e amicizia, che ha come sfondo le strade parigine.

Nel musical brillano il primo ballerino del New York City Ballet Robert Fairchild, che interpreta Jerry Mulligan, e la ballerina del Royal Ballet Leanne Cope nei panni di Lise Dassin. Al loro fianco, una compagnia di oltre 50 attori, ballerini e musicisti tra cuiHaydn Oakley come Henri Baurel, Zoë Rainey come Milo Davenport, David Seadon-Young come Adam Hochberg e Jane Asher come Madame Baurel.

Nella compagnia anche Julian Forsyth e Ashley Andrews, Sophie Apollonia, Zoe Arshamian, Sarah Bakker, James Barton, Alicia Beck, Chrissy Brooke, James Butcher, Jonathan Caguioa, Jennifer Davison, Katie Deacon, Rebecca Fennelly, Sebastian Goffin, Alyn Hawke, Nicky Henshall, Genevieve Heron, Amy Hollins, Frankie Jenna, Justin-Lee Jones, Robin Kent, Kristen McGarrity, Julia J. Nagle, Daniela Norman, Aaron Smyth, Todd Talbot, Max Westwell, Jack Wilcox, Carrie Willis, Stuart Winter e Liam Wrate.

In An American in Paris scenografia e costumi sono stati ideati dal designer del West End e di Broadway Bob Crowley (The Audience; Mary Poppins); le proiezioni sono quelle dei famosi designer britannici di 59 Productions (autori di War Horse, e della cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra nel 2012), con luci di Natasha Katz e effetti sonori di Jon Weston.

 

La colonna sonora è adattata, arrangiata e supervisionata da Rob Fisher con orchestrazioni di Christopher Austin e Bill Elliott, arrangiamenti di danza di Sam Davis, supervisione musicale di Todd Ellison e la direzione musicale di John Rigby.

 

An American in Paris è stato prodotto a Londra da Stuart Oken, Van Kaplan, Roy Furman, Michael McCabe e Joshua Andrews su speciale accordo con Elephant Eye Theatrical, Pittsburgh CLO e Théâtre du Châtelet, acquisito da Trafalgar Releasing edistribuito nei cinema italiani da Nexo Digital con i media partner Radio DEEJAY, British Council, Danza&Danza e Sipario.

 

Pubblicato in Cultura

 “In uno scenario in cui la domanda di servizi di welfare si evolve rapidamente, e al tempo stesso cresce il bisogno di sostegno all’occupazione delle fasce più deboli della popolazione, la cooperazione sociale diventa sempre più una risorsa strategica per le comunità locali. Questo protocollo consentirà di offrire opportunità di lavoro concrete a persone che si trovano in una situazione di svantaggio sociale, contribuendo alla loro integrazione nella società e con un effetto moltiplicatore dei benefici per la collettività”.

Il responsabile Area Welfare di Legacoop ToscanaMarco Paolicchi commenta così l’accordo siglato ieri mattina a Firenze nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio: il Comune di Firenze e l’Università degli Studi di Firenze hanno firmato un protocollo di intesa con Federsolidarietà-Confcooperative Toscana, Legacoopsociali-Legacoop Toscana, AGCI-Solidarietà Toscana, in cui si impegnano a destinare il 5% delle loro gare a procedure riservate alle cooperative sociali di tipo B, che si occupano dell’inserimento di soggetti svantaggiati.

È il risultato di un percorso di lavoro avviato a livello regionale e anche dell’applicazione del nuovo codice degli appalti, che recepisce le direttive europee che vanno nella direzione di salvaguardare i soggetti deboli, pur mantenendo saldi i principi della concorrenza e del libero mercato. Ma non solo, il protocollo prevede anche la suddivisione in lotti più piccoli, adeguati alla partecipazione di medio-piccole imprese. La clausola sociale, invece, stabilisce che nelle gare aperte a tutti gli operatori economici l’esecuzione di alcuni servizi avvenga con l’utilizzo di persone svantaggiate. Un tavolo di coordinamento si occuperà, infine, di elaborare proposte e procedure specifiche, promuovere, vigilare e monitorare l’attività e l’entità degli affidamenti annuali di beni e servizi e l’efficacia degli interventi programmati.

La cooperazione sociale è fondamentale per avvicinare le fasce deboli al mondo del lavoro, che per questi soggetti rappresenta un modo per inserirsi nella società e conquistare l’autonomia.

La cooperazione sociale è, da sempre, per vocazione e per natura, un potente strumento di inclusione lavorativa e sociale. L’inserimento lavorativo di persone svantaggiate arricchisce le comunità locali, aumenta la sicurezza e la coesione sociale, incrementa la qualità della vita: genera un vero e significativo risparmio di risorse pubbliche che ne fanno uno dei migliori esempi di politiche attive del lavoro e di politiche sociali attive. Ogni persona svantaggiata ha infatti un costo per la collettività (47 mila euro persona/anno per la comunità psichiatrica, 24 mila euro persona/anno per diurno psichiatrico, 14 mila euro persona /anno nel centro minori, 10 mila euro persona/anno nelle comunità terapeutiche, 70 mila euro per ogni detenuto). Ogni inserimento porta un beneficio medio di 23 mila euro, considerando i 2.021 impiegati nelle cooperative toscane, si può stimare un beneficio di 46,4 milioni di euro ogni anno nella nostra regione.

“L’attenzione per le fasce più deboli della popolazione fa parte della cultura del nostro Paese, è un valore imprescindibile, un indirizzo che arriva direttamente dalla nostra Costituzione  – aggiunge Paolicchi -.L’inserimento lavorativo delle persone che vivono una situazione di disagio o di difficoltà non ha solo un risvolto etico ma anche pragmatico: non è soltanto un intervento a beneficio della persona ma a vantaggio di tutta la comunità, perchè significa in una riduzione dei costi di assistenza per l’intera collettività. Iniziative come questa ci consentono di porre l’accento e di  far emergere tra i cittadini l’importanza della cooperazione sociale e del suo sistema di valori, per questo mi auguro che la firma di oggi possa rappresentare un punto di partenza per una collaborazione anche con altre amministrazioni comunali della nostra regione promossa dall’Anci”.

All’iniziativa di stamani, intitolata “Prospettive e sviluppi delle politiche inclusive” e moderata dal giornalista di Toscana24 Cesare Peruzzi, è intervenuta anche la presidente nazionale di Legacoopsociali Eleonora Vanni: “L’impegno diretto delle amministrazioni comunali – ha detto Vanni –risponde alla necessità di azioni concrete nella direzione dell’inclusione sociale e lavorativa, condizione imprescindibile per un vero progresso per il nostro Paese, che può esistere solo se lavoriamo insieme contro le disuguaglianze. Per la cooperazione sociale di tipo B “l’idea del lavoro – ha aggiunto Vanni – non è mai stata di tipo assistenziale, ma finalizzata all’affermazione della soggettività delle persone e alla valorizzazione delle competenze, oltre che un contributo allo sviluppo delle comunità in cui viviamo.L’inclusione lavorativa porta a un risultato economico per la collettività, contribuisce alla qualità della vita e al benessere delle persone e agisce sul piano delle politiche attive per il lavoro”.

Alla mattinata sono intervenuti tra gli altri il sindaco di Firenze Dario Nardella, il rettore dell’Ateneo fiorentino Luigi Dei, la professoressa Laura Leonardi del Dipartimento di Scienze politiche e sociali, assessore al Welfare del Comune di Firenze Sara Funaro, la presidente di Confcooperative Toscana e portavoce del Forum del Terzo Settore Claudia Fiaschi.

“La cooperazione è riuscita a trasformare svantaggi e fragilità in opportunità, non solo di coesione sociale ma anche di risparmio di risorse pubbliche – afferma Fabio Palmieri, presidente di Federsolidarietà-Confcooperative Toscana – ma la centralità del lavoro è fondamentale nell’esperienza di queste particolari imprese. Per questo l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati deve essere pensato come un bene comune. Il sostegno e il rafforzamento di questo sistema deve essere un obiettivo qualificante di politiche di sviluppo ma anche alla base di un approccio culturale diverso. Il protocollo firmato oggi, che accogliamo con grande soddisfazione, va in questa direzione e la presenza dell’Università – aggiunge Palmieri – crediamo possa garantire anche quest’ultimo aspetto”.

“Questo protocollo si qualifica per l’importanza che ha per una città come la nostra e per un tessuto già ricco di numerose realtà che operano nel settore dell’inserimento lavorativo. Attraverso questo accordo, grazie anche all’intervento dell’università, si trova una formalizzazione ulteriore che aiuterà a trovare un impiego chi oggi ha il diritto di trovare nel lavoro una propria autonomia”, dichiara Federico Pericoli, presidente Agci Solidarietà Toscana.

 

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