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Lunedì, 17 Dicembre 2018

Articoli filtrati per data: Martedì, 13 Marzo 2018 - nelPaese.it

Pisa, sospeso il bando per i Centri di accoglienza straordinaria. Dopo la lettera delle tre centrali cooperative lo scorso 9 marzo il prefetto Angela Pagliuca ha annunciato di accogliere la richiesta di Legacoopsociali, Federsolidarietà e Agci solidarietà Toscana.

Le associazioni avevano, in particolare, sottolineato due criticità: la ‘Fornitura dei servizi di gestione amministrativa e di assistenza generica alla persona’ (art. 2 del Capitolato speciale, punti A e B) e il ‘Servizio di assistenza sanitaria’ (art. 2 del Capitolato speciale, punto C.

Inoltre è stato concordato di ricondurre ad un Tavolo tra Regione Toscana, ANCI Toscana e Prefetture della Toscana l’ipotesi di formulare una proposta di integrazione al Decreto del Ministro dell’Interno Marco Minniti del 7 marzo 2017 “che tenga conto della specificità del modello di 'accoglienza diffusa', tipico della realtà regionale toscana”.

Dando atto al Vice Prefetto Vicario, Valerio Massimo Romeo, all’Assessore regionale Vittorio Bugli e all’ANCI Toscana della massima disponibilità accordata nel prendere in esame le richieste avanzate nella richiamata nota, le scriventi Associazioni auspicano che “si addivenga in tempi rapidi alla convocazione del Tavolo di cui sopra e alle determinazioni conseguenti”.

 

 

Pubblicato in Migrazioni

A Bari, giovedì 15 marzo 2018, ore 11.30, si terrà il seminario di approfondimento sulla Carta di Roma con in titolo “Comunicare senza discriminare. Dalla deontologia al contrasto all’odio” dedicato ai giornalisti su carta stampata, web e radio. L’incontro  si terrà presso la aula Starace (II piano) dell’Università di Bari “Aldo Moro, in piazza Cesare Battisti n.1. Il giorno dopo la replica a Lecce, nella sede dell'associazione Crocevia in via Silvio Pellico alle ore 10. Come relatore della due giorni, ad illustrare la Carta di Roma, ci sarà il giornalista Giuseppe Manzo.

A organizzare i due incontri è Net.Work - Rete Antidiscriminazione. Si tratta un progetto, realizzato nei territori dell’Italia centro Meridionale (Umbria, Campania e Puglia), che si concentra sul contrasto alle forme di discriminazione che i cittadini stranieri subiscono nell’accesso al mercato del lavoro e sul luogo di lavoro e alla promozione di modalità e strumenti di tutela dei loro diritti.

Net.Work aggrega un partenariato composito e qualificato che vede il coordinamento di Cidis Onlus e la sinergia fra le Amministrazioni Regionali di Umbria, Campania e Puglia, l’Amministrazione Comunale di Bari, istituti di ricerca quali AUR – Agenzia Umbria Ricerche e CNR – IRISS, e soggetti del privato sociale quali ASGI – Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, ACLI Perugia, ARCI Napoli, Alisei Coop, Credito Senza Confini, Felcos Umbria, Antinoo Arcigay Napoli.

La partecipazione al corso è gratuita e per i giornalisti è prevista la registrazione sul sistema Sigef fino al 14 marzo: per ogni seminario sono previsti 5 crediti formativi. L’incontro tratterà diversi argomenti: Adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore e dall’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri; evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti; tutelare i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti che scelgono di parlare con i giornalisti,adottando quelle accortezze in merito all’identità ed all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari, tanto da parte di autorità del paese di origine, che di entità non statali o di organizzazioni criminali; interpellare, quando ciò sia possibile, esperti ed organizzazioni specializzate in materia, per poter fornire al pubblico l’informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni.

 

 

Pubblicato in Puglia

Recentemente insigniti del Leone d’Argento per il Teatro 2018 alla Biennale di Venezia, gli Anagoor arrivano con “Socrate il sopravvissuto / come le foglie” al Teatro Comunale di Casalmaggiore giovedì 15 marzo alle ore 21, appuntamento atteso della Stagione 2017-2018 diretta da Giuseppe Romanetti, realizzata dal Comune di Casalmaggiore, con il sostegno della Regione Lombardia nell’ambito di Circuiti Teatrali Lombardi, con il contributo di La Briantina S.p.A.

La scuola, l’educazione e il loro rapporto con la stretta attualità, tra la filosofia antica e gli echi di cronache violente che hanno avuto come palcoscenico le scuole. Con Socrate il sopravvissuto Anagoor entra all’interno di una classe, in una scuola come tante e lo fa inseguendo alcune pagine del romanzo di Antonio Scurati, Il sopravvissuto, con contaminazioni e innesti tratti dal “Fedone” di Platone, da “La storia seguente” dello scrittore olandese Cees Nooteboom e dalle riflessioni del filosofo, scrittore e mistico di origini greco-armene Georges Gurdjieff, assumendo il punto di vista di chi si dispone di fronte ad un gruppo di giovani incaricato della loro educazione. Non un adattamento teatrale del romanzo, ma, come di consueto nelle creazioni di Anagoor, alcune tra le pagine più emblematiche del libro si intrecciano come un fiume carsico ad altre vicende, altre parole, altre dimensioni temporali: in questo caso gli ultimi momenti di vita di Socrate attorniato dai suoi discepoli prima della condanna a morte.

Tra le ore che precedono la morte di Socrate per ingiunzione della città, così come sono raccontate da Platone nel Fedone, e l’ora in cui lo studente Vitaliano Caccia massacra a colpi di pistola l’intera commissione di maturità lasciando in vita il solo insegnante di storia e filosofia, così come è dipinta con lucida ferocia nel romanzo di Antonio Scurati, si consuma tutta la battaglia, una vera e propria Gigantomachia, al pensiero occidentale dalle sue origini ai suoi inevitabili e tragici esiti storici. Ma non solo, si rinnovano infatti anche due eterni interrogativi: la domanda di senso, ingombrante punto di domanda rivolto al maestro, e la questione stessa della posizione del maestro rispetto al sapere e ai discepoli.

In un tempo, il nostro, che porta con sé vorticosi mutamenti, la questione educativa – scrive la Compagnia - sembra diventata un tema marginale e insieme una montagna inaffrontabile, aggirata da riforme scolastiche parziali che mortificano insegnanti e ragazzi e il processo stesso della conoscenza. Stiamo accumulando un ritardo colpevole Serve che si levi un pensiero alto ed articolato attorno all’educare oggi, alla cura delle coscienze in formazione.

Un pensiero che rilevi la stretta connessione tra processo della conoscenza e ricerca della giustizia, tra strumenti del conoscere (che è riconoscere e saper distinguere la verità dall’opinione) e pratica politica. Un pensiero che smetta di separare la filosofia dalla vita, che ricucia lo strappo tra anima e corpo e inviti all’eterna e mai perfetta ricerca della verità unico baluardo contro l’assenza di senso della storia e dell’esistenza.

Sui 9 banchi in scena si siedono i giovani studenti attori principianti (Iohanna Benvegna, Marco Ciccullo, Matteo D’Amore, Margherita Sartor, Massimo Simonetto, Mariagioia Ubaldi, Francesca Scapinello/Viviana Callegari/Eliza Oanca), alcuni dei quali provenienti dal laboratorio teatrale del Liceo “Giorgione” di Castelfranco Veneto, dove la compagnia è nata e dove insegna greco e latino Patrizia Vercesi, responsabile della drammaturgia con lo stesso Derai, suo ex studente. Accanto ai ragazzi Marco Menegoni nel ruolo del loro professore di storia e filosofia, Domenico Santonicola sullo schermo nel ruolo di Socrate, Piero Ramella in quello del giovane Alcibiade. La regia è di Simone Derai che firma anche la drammaturgia insieme a Patrizia Vercesi. Il video che scorre sul fondale e che ricostruisce le antiche vicende della Polis di 2400 anni fa, con immagini definite “di folgorante intensità”, è curato da Simone Derai e Giulio Favotto. Le riprese aeree sono di Tommy Ilai e Camilla Marcon. Derai firma anche le maschere, assieme a Silvia Bragagnolo, e i costumi, assieme a Serena Bussolaro. Le musiche e il sound design sono di Mauro Martinuz.

I prezzi dei biglietti sono 18,00 Euro (platea e palchi), 15,00 Euro (ridotto), 11,00 Euro (loggione). I biglietti si acquistano in prevendita presso il Centro Servizi al Cittadino (Piazza Garibaldi, tel. 0375 284496), dal lunedì al sabato dalle ore 8.30-12.30 e presso il botteghino del Teatro tutti i giorni di spettacolo a partire da un’ora prima l’inizio previsto.

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Cultura

Cosa ha prodotto il terremoto, di magnitudo 4, che il 21 agosto scorso ha colpito Ischia? La causa principale potrebbe essere il carico esercitato dalle rocce che formano il blocco del Monte Epomeo su altre, meno rigide e dal comportamento duttile, che si trovano a circa 2 km di profondità.

L'abbassamento di questo blocco genera sismicità lungo una superficie di discontinuità subverticale, estesa in direzione est-ovest per circa 2 km e profonda altrettanto. A formulare questa ipotesi, uno studio condotto da un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-Osservatorio Vesuviano (INGV-OV, Napoli), dell'Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente (IREA, Napoli) e dell'Istituto di Metodologie per l'Analisi Ambientale (IMAA, Potenza) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), in collaborazione con il Dipartimento di Protezione Civile (DPC, Roma). I risultati del lavoro, dal titolo "The 21st August 2017 Ischia (Italy) earthquake source model inferred from seismological, GPS and DInSAR measurements", sono stati pubblicati su Geophysical Research Letters.

"La disponibilità dei dati radar satellitari della costellazione Sentinel-1, del programma europeo Copernicus, e quelli della costellazione COSMO-SkyMed, dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e del Ministero della Difesa", evidenzia Riccardo Lanari, direttore del CNR-IREA, "ha permesso di rilevare un abbassamento del suolo fino a un massimo di 4 cm, conseguente all'evento sismico, in un'area a ridosso di Casamicciola Terme". La faglia, associata all'evento, è localizzata a una piccola profondità nel settore settentrionale dell'isola, alla base del Monte Epomeo.

"La sua individuazione è stata possibile grazie a un approccio multidisciplinare che ha permesso di integrare dati sismologici e GPS (global positioning system) delle reti INGV con i dati radar satellitari elaborati dal CNR", sottolinea Francesca Bianco, direttrice dell'INGV-OV. "Il terremoto del 21 agosto 2017 è stato il primo evento sismico con effetti distruttivi a Ischia, registrato da reti strumentali moderne".

L'isola d'Ischia è un campo vulcanico. Il Monte Epomeo, principale rilievo dell'isola, si è formato a causa del sollevamento di rocce depositate sul fondo di una caldera nella parte centrale dell'isola, grazie alla spinta esercitata da una intrusione magmatica. Le rocce dell'Epomeo sono il prodotto della grande eruzione del Tufo Verde del Monte Epomeo, avvenuta 55.000 anni fa. Negli ultimi diecimila anni, l'isola è stata sede di numerose eruzioni; l'ultima risale al 1302. Oggi è caratterizzata da un'attività fumarolica e idrotermale e da una sismicità sporadica.

Prima del 2017, l'ultimo terremoto con effetti catastrofici nell'isola è stato il sisma del 1883, che causò oltre 2300 morti e la distruzione dell'80% del patrimonio edilizio nell'abitato di Casamicciola. Quell'evento fu il primo terremoto che l'appena nato stato Italiano dovette gestire. Tra le vittime, anche i genitori e la sorella di Benedetto Croce che, allora diciassettenne, fu estratto miracolosamente vivo dalle macerie.

Questa ricerca, concludono gli autori, mostra il valore della collaborazione tra Enti di ricerca, da sempre promosso dal DPC su temi di protezione civile. CNR e INGV, insieme, hanno studiato il fenomeno, contribuendo alla conoscenza geologica di Ischia. Hanno elaborato un modello esplicativo della dinamica dell'area, fornendo i primi dati strumentali della sismicità di grado moderato a Ischia, mai registrati prima, e calcolando le caratteristiche della sorgente del terremoto del 21 agosto 2017 con parametri quantitativi.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Napoli. Dopo il grande successo invernale di pubblico e critica. Dopo avere emozionato grandi e piccini con il suo straordinario viaggio nel mondo delle favole, al Complesso di San Domenico Maggiore torna “Il Piccolo Regno Incantato”, spettacolo prodotto e organizzato da Volare Srl in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli.

L’apertura sarà il 21 marzo, dalle 10 alle 19, in occasione della “Giornata della Disconnessione”. Con il claim “Se ci credi esiste”, “Il Piccolo Regno Incantato”, curato nella sceneggiatura e regia da Simone Malucchi e nella direzione creativa da Simona Baronti, sarà in scena fino al 22 aprile, con 30 attori che proporranno al pubblico uno spettacolo itinerante, trasportandolo, attraverso 15 scene tematiche allestite in uno spazio di 600 mq, nei mondi delle favole più belle di sempre: Cenerentola, I Tre Porcellini, Cappuccetto Rosso, Peter Pan, La Spada nella roccia, Pinocchio, Alice nel Paese delle Meraviglie, Biancaneve e Mary Poppins.

Fino al 20 marzo, collegandosi al sito ilpiccoloregnoincantato.com, sarà possibile acquistare i biglietti con una promo: 10 euro (intero) e 9 euro (ridotto; da 3 a 11 anni), senza diritti di prevendita. Ingresso gratuito per i bambini fino a 3 anni non compiuti.

Nella sua versione primaverile, “Il Piccolo Regno Incantato” propone una meravigliosa novità: “Le stanze della fantasia”, una grande zona del complesso dedicata a mostre laboratorio, in cui i bambini esprimeranno la loro creatività ispirata al mondo delle favole e non solo. Tanti saranno i temi trattati, dai disegni alla sana alimentazione, dalla fotografia alla lettura, tutto in chiave educational marketing. 

Pubblicato in Campania

Pesaro-Urbino, una struttura semi residenziale, destinata ad accogliere e assistere persone anziane parzialmente o totalmente non autosufficienti. Entrato in attività lunedì 5 marzo, il Centro diurno "Tempo Vivo", gestito dalla Cooperativa Sociale Labirinto, è situato in via Pietro Nenni, 105, presso il centro commerciale Le Centovetrine, a Morciola di Vallefoglia.

Resterà aperto tutto l'anno, dal lunedì al venerdì, dalle ore 7:30 alle 17:30 (gli orari potrebbero subire modifiche in base a specifiche esigenze, in accordo con la famiglia) e dietro richiesta, è possibile frequentare il centro anche il sabato e la domenica. Per accedere, è necessario presentare domanda attraverso l'apposito modulo, da ritirare in struttura. 

Il Centro diurno Tempo Vivo è pensato per fare in modo che la persona anziana possa socializzare, trascorrere il tempo in compagnia, svolgere attività di mantenimento delle proprie autonomie e ricevere supervisione e sostegno nello svolgimento delle attività quotidiane, facendo quotidianamente ritorno a casa e preservando così la relazione con i familiari e il legame con il proprio territorio.

La struttura ha a disposizione un'equipe multidisciplinare formata da una responsabile del servizio, una psicologa e referente per le attività riabilitative, operatori socio-assistenziali. Si sviluppa su una superficie di circa 330 mq, e presenta spazi strutturati e arredati per rendere l'ambiente accogliente e sicuro.

Per informazioni: telefonare o inviare un fax al numero 0721.495890, o scrivere una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Pubblicato in Marche

In un nuovo rapporto Amnesty International ha denunciato la militarizzazione in corso a un ritmo allarmante nello stato di Rakhine, nel nord di Myanmar, dove i bulldozer radono al suolo ciò che resta dei villaggi dei rohingya dati alle fiamme mesi fa e vengono costruite nuove postazioni delle forze di sicurezza. Attraverso testimonianze oculari e l'analisi, fatta da esperti, di immagini prese dal satellite, Amnesty International ha potuto rilevare come da gennaio l'azione dei bulldozer e la costruzione di nuove strutture si siano intensificate esattamente nelle aree che centinaia di migliaia di rohingya erano stati costretti a lasciare lo scorso, a seguito della campagna militare di pulizia etnica. 

Sui villaggi bruciati e sulle terre abbandonate vengono realizzate nuove strade e strutture e ciò rende ancora più improbabile il ritorno dei rohingya.  "Nello stato di Rakhine è in corso un'appropriazione delle terre da parte dell'esercito di Myanmar su vasta scala e la costruzione di nuove basi destinate a ospitare quelle stesse forze di sicurezza che hanno commesso crimini contro l'umanità contro i rohingya", ha dichiarato Tirana Hassan, direttrice per la risposta alle crisi di Amnesty International. 

"In questo modo il ritorno volontario e in condizioni di sicurezza e dignità dei rifugiati rohingya diventa una prospettiva ancora più lontana. Le loro case non ci sono più e le nuove costruzioni stanno rafforzando la discriminazione già disumanizzante che subivano in Myanmar", ha aggiunto Hassan. 

Bulldozer e distruzione 

Il 25 agosto 2017, in risposta a una serie di attacchi del gruppo armato Esercito di salvezza dei rohingya dell'Arakan, le autorità di Myanmar lanciarono una crudele campagna di pulizia etnica. I soldati uccisero donne, uomini e bambini, praticarono stupri e altre forme di violenza sessuale contro donne e bambini e incendiarono sistematicamente centinaia di villaggi, rendendosi in questo modo responsabili di crimini contro l'umanità. Oltre 670.000 rohingya fuggirono in Bangladesh.  Sebbene successivamente la violenza sia diminuita d'intensità, la campagna per espellere i rohingya dalle loro terre e fare in modo che non potessero più tornarvi è proseguita in altro modo. 

Le ultime ricerche di Amnesty International confermano che da gennaio i bulldozer hanno raso al suolo interi villaggi precedentemente dati alle fiamme, eliminando anche gli alberi e il resto della vegetazione: buona parte del paesaggio è irriconoscibile rispetto al passato. Amnesty International teme che in questo modo le autorità stiano anche distruggendo le prove dei crimini commessi contro i rohingya e pregiudicando dunque future indagini.  "Il passaggio dei bulldozer su interi villaggi è qualcosa di incredibilmente spaventoso. Le autorità di Myanmar stanno radendo al suolo anche le prove dei crimini contro l'umanità: in questo modo ogni futuro tentativo di individuare le responsabilità risulterà estremamente arduo", ha commentato Hassan.  Amnesty International ha anche documentato recenti casi di saccheggi, incendi e demolizioni di case e moschee dei rohingya nel nord dello stato di Rakhine. 

Nuove infrastrutture per le forze di sicurezza 

Persino più preoccupante di ciò che è stato distrutto è ciò che viene costruito al suo posto. Nello stato di Rakhine, le autorità di Myanmar hanno lanciato un'operazione per aumentare rapidamente il numero delle infrastrutture di sicurezza, tra cui basi per ospitare soldati e agenti della polizia di frontiera ed eliporti. Il ritmo di queste costruzioni è allarmante. Dalle immagini satellitari si vede come, nell'arco di pochi mesi, sulle terre bruciate dei rohingya siano state costruite nuove basi, per far spazio alle quali sono state eliminate anche le foreste circostanti.  L'analisi delle immagini satellitari effettata da Amnesty International mostra come da gennaio nello stato di Rakhine siano state costruite almeno tre nuove basi: due nel distretto di Maungdaw e una in quello di Buthidaung.  La più grande è situata nel villaggio di Ah Lei Chaung, nel distretto di Buthidaung. Secondo testimonianze oculari, per far spazio alla costruzione i militari hanno espulso i rohingya, molti dei quali sono andati ad aggiungersi a quelli già fuggiti in Bangladesh. 

"La gente è in preda al panico. Nessuno vuole rimanere perché teme di subire ulteriore violenza", ha dichiarato un rohingya di 31 anni, fuggito in Bangladesh a gennaio quando l'esercito ha costruito una nuova recinzione e una postazione di sicurezza presso il suo villaggio.  In quello che una volta era il villaggio multietnico di Inn Din – dove i militari e i gruppi loro alleati avevano ucciso residenti e dato fuoco alle abitazioni tra agosto e settembre del 2017 - le immagini satellitari mostrano la costruzione in corso di una nuova base nella zona del villaggio una volta abitata dai rohingya. 

Centri di transito e di accoglienza 

Dalle immagini dal satellite si vede come i nuovi centri di accoglienza - destinati ad "accogliere" i rohingya di ritorno dal Bangladesh - siano circondati da recinzioni e situati nei pressi di zone pesantemente militarizzate. In cima a un villaggio rohingya dato alle fiamme nel distretto di Maungdaw, in mezzo a strutture rafforzate di sicurezza, si trova un nuovo centro di transito per alloggiare provvisoriamente i rifugiati tornati dal Bangladesh. 
 Vi sono forti motivi per temere che le autorità di Myanmar abbiano intenzione di trattenere per lungo tempo i rohingya in questi centri, privandoli in questo modo della loro libertà di movimento. Del resto, decine di migliaia di rohingya costretti a lasciare le loro terre durante le ondate di violenza del 2012, sono confinati in squallidi centri per sfollati - vere e proprie prigioni a cielo aperto - e in molti casi i loro bisogni elementari dipendono dagli aiuti umanitari. 

Testimoni oculari hanno riferito che sui terreni agricoli dove sorgevano i villaggi rohingya dati alle fiamme, sono stati edificati nuovi villaggi in cui vivono popolazioni di altri gruppi etnici. Già in passato le autorità di Myanmar avevano trasferito altri gruppi etnici nello stato di Rakhine per, a loro dire, favorire lo sviluppo della regione.  "Lo stato di Rakhine è uno dei più poveri di Myanmar e gli investimenti nello sviluppo sono più che necessari, a patto che riguardino tutti a prescindere dall'etnia e che non portino avanti, al contrario, il sistema di apartheid contro i rohingya", ha sottolineato Hassan. 

"La ricostruzione dello stato di Rakhine sta avvenendo in segreto. Le autorità di Myanmar non devono portare avanti la loro campagna di pulizia etnica in nome dello 'sviluppo", ha ammonito Hassan.  "La comunità internazionale e in particolare gli stati donatori hanno il dovere di assicurare che ogni loro investimento o aiuto non contribuiscano a violare i diritti umani. Rafforzare un sistema che discrimina in modo sistematico i rohingya e che rende il ritorno dei rifugiati ancora più improbabile equivarrebbe a fornire assistenza al compimento di crimini contro l'umanità", ha concluso Hassan. 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Si chiama “Le meraviglie di Alice” il laboratorio di confetture, marmellate e conserve nato all’interno dell’area di intervento di tipo B della cooperativa Alice di Prato per dare opportunità di inserimento lavorativo a soggetti svantaggiati. Una “palestra” dove persone con disagio psico-sociale o disabilità possano apprendere competenze, trasversali e specifiche, necessarie per entrare nel mondo del lavoro. “Siamo convinti che un reale inserimento nel mondo del lavoro rappresenti una fase cruciale che concorre al buon esito degli interventi socio-educativi realizzati per favorire lo sviluppo dell’autodeterminazione, dell’autostima e delle life skills in genere”, afferma la presidente della cooperativa Alice Gianna Mura.

L’idea del progetto viene da lontano, ma ha iniziato a concretizzarsi nei primi mesi del 2017 quando la cooperativa ha preso in affitto lo spazio che adesso ospita il laboratorio, in via L. Grassi, 76 a Prato. “Per noi si tratta di un ambito del tutto nuovo per cui siamo partiti con molta cautela, facendo un passo alla volta e facendoci seguire da esperti del settore – racconta la presidente di Alice -. Abbiamo fatto un investimento di circa 50.000 euro per acquistare tutte le macchine ed attrezzature per il ciclo produttivo delle confetture e abbiamo cominciato la produzione sperimentando le varie ricette e facendo i dovuti aggiustamenti in itinere”.

Attualmente l’organico del laboratorio comprende un tecnico specializzato, quattro inserimenti socio-terapeutici, affiancati da due educatori professionali con competenze specifiche e da una psicologa. È stata avviata una collaborazione con l’Ordine dei Tecnologi Alimentari Toscana, per tutti gli aspetti legali, tecnici e produttivi. L’attenzione a utenti, lavoratori e normative va di pari passo con quella verso il prodotto, dal punto di vista qualitativo – Alice acquista frutta e verdura fresca di stagione da produttori locali e produce senza l’aggiunta di conservanti, coloranti e additivi artificiali – e etico, coniugando il reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati con un prodotto di ottima qualità.

Le immagini utilizzate per le etichette sono state ideate ed elaborate all’interno del laboratorio di pittura del centro occupazionale e di socializzazione Kairos che accoglie disabili adulti, gestito dalla cooperativa. Chi compra le nostre marmellate lo deve fare soprattutto per questo: che siano prodotte in un laboratorio “speciale” è un valore aggiunto, per la reale possibilità di reinserimento sociale che rappresenta.

Le marmellate si potranno trovare in alcuni punti vendita di Unicoop Firenze in un corner dedicato ai produttori locali (dell’iniziativa si parla anche in un articolo dell’Informatore di marzo 2018): dal 27 febbraio le marmellate saranno in vendita nel negozio di Pistoia (viale Adua angolo via Macallè) ma presto saranno presenti sugli scaffali dei negozi di Agliana e Prato. Si potranno trovare marmellata di arancia, marmellata di limone, composta di pesca, composta di susina, da utilizzare come confetture classiche da colazione o per fare crostate ecc; confettura extra susine e zenzero, confit di cipolla e confit di peperoncino da utilizzare con formaggi o altri piatti salati.

 

Pubblicato in Toscana
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