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Lunedì, 17 Dicembre 2018

Articoli filtrati per data: Venerdì, 02 Marzo 2018 - nelPaese.it

Una campagna elettorale macchiata dalla violenza. Quella verbale, attraverso un hate speech che corre su giornali, tv e social. E quella fisica con la tentata strage del neofascista Luca Traini a Macerata. Un evento che ha scatenato una reazione a catena con decine di manifestazioni antifasciste, molte si sono scontrate con le forze dell’ordine a difesa dei comizi di Casa Pound e Forza Nuova.

Si tratta di un odio trasversale? No, riguarda una precisa parte politica. Lo rivela il “Barometro dell’odio” di Amnesty International Italia che ha monitorato i post e i tweet dei candidati. In questa triste classifica si piazzano tutti i leader del centrodestra e neofascisti. Primo in assoluto è Matteo Salvini, aspirante capo di governo, con ben 121 frasi d’odio. Lo segue la sua alleata e sodale Giorgia Meloni con 81. Al terzo e quarto posto ecco i capi di Forza Nuova e Casa Pound, le due compagine neofasciste. A seguire si affaccia anche Silvio Berlusconi.

Secondo Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, "si è conclusa una campagna elettorale deludente e preoccupante: assenti o quasi le questioni riguardanti i diritti umani e il ruolo che l'Italia potrebbe avere per proteggerli a livello internazionale, pronunciate a malapena parole come Siria o Yemen. Presente, dominante, inquietante invece è stato l'uso di un linguaggio discriminatorio, xenofobo, misogino, a volte vero e proprio discorso d'odio. Temiamo che non terminerà con la fine della campagna elettorale". 

"Quel linguaggio lo abbiamo misurato attraverso il nostro barometro dell'odio, che termina a sua volta oggi le attività di monitoraggio sui leader dei principali partiti in competizione, sui candidati ai collegi uninominali delle coalizioni di Centrosinistra, Centrodestra, del Movimento 5 Stelle e di Liberi e uguali e sui candidati presidenti delle regioni Lazio e Lombardia. Questo monitoraggio, discusso in un recente incontro con una delegazione dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e di cui renderemo pubblici i risultati definitivi a urne chiuse, ci ha confermato come persino chi compete per avere incarichi istituzionali talvolta non si astenga dall'uso di un linguaggio incendiario, che divide anziché unire, che discrimina anziché promuovere l'eguaglianza, che pensa che i migranti siano una minaccia e che i diritti non spettino a tutti", ha sottolineato Marchesi. 

Pubblicato in Nazionale

A Medici Senza Frontiere arriva una drammatica video-testimonianza da un ospedale materno-infantile colpito nei recenti bombardamenti nella Ghouta orientale. Ad inviarlo sono stati i medici che lavorano nella struttura,

Pubblicato in Video

Confcooperative Reggio Emilia e Legacoop Emilia Ovest esprimono soddisfazione per l'Accordo integrativo provinciale delle cooperative sociale siglato da Cgil, Cisl Uil e dalla due centrali cooperative."Riteniamo che sia un ottimo accordo - spiegano i dirigenti di Confcooperative e Legacoop - e sicuramente uno dei migliori a livello nazionale sia per i contenuti economici che per gli aspetti normativi. Questa è la testimonianza che le relazioni sindacali nella nostra provincia nel settore della cooperazione sociale sono caratterizzati da un grande rispetto e responsabilità".

"L'intesa sottoscritta - proseguono le due centrali cooperative - conferma che la scelta di Confcooperative e Legacoop di disdire il vecchio accordo in scadenza il 31 dicembre 2017 non era un atto ostile. Il nuovo accordo territoriale, infatti, ha riformulato o chiarito, migliorandogli, diversi aspetti normativi".

"Per la parte economica - sottolineano Confcooperative e Legacoop - sono stati ridefiniti i parametri per il calcolo dell'elemento retributivo territoriale (ERT) con un risultato che riteniamo positivo: il valore massimo dell' ERT per il 2018 è fissato a 500 euro annui, riferito alle lavoratrici e lavoratori inquadrati al livello C1". "Anche questo - spiegano le due centrali cooeprative - conferma che le cooperative sociali aderenti a Confcooperative e Legaccop hanno inteso valorizzare l'impegno e la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori, visto che parliamo di un valore dell'Ert che non ha riscontro in nessun'altra realtà italiana". Positivo - secondo le centrali cooperative - è anche parte dell'accordo che riguarda i soggetti svantaggiati delle cooperative di inserimento lavorativo".

"Ci sembra poi significativa - osservano Confcooperative e Legacoop - la valutazione comune delle parti firmatarie che l'efficacia e la crescita dell'accordo sottoscritto trovino come condizione importante e non secondaria il coerente comportamento della pubblica amministrazione sui termini di affidamento dei servizi e sul rispetto del costo del lavoro sociosanitario".

"La cooperazione sociale - concludono le due organizzazioni - con questo accordo ha fatto la sua parte: auspichiamo che tutti i suoi interlocutori siano consapevoli del ruolo che questo settore ha nelle politiche del welfare  e che si impegnino per un mercato trasparente e per garantire la qualità del servizio e del lavoro, abbandonando la politica del massimo ribasso".

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Per la prima volta a Trieste, nella Casa Circondariale di Via Coroneo, nasce un periodico: Via Nizza 26. Uno strumento per raccontare il carcere attraverso le voci di chi lo vive ogni giorno, nella sezione femminile e maschile, soffermandosi sule storie personali, per riflettere e dibattere  sui temi della devianza e della rieducazione. 

La conferenza stampa di presentazione di VIA NIZZA 26 si terrà giovedì 8 marzo alle ore 12 presso la Casa Circondariale in Via Coroneo 26. L’iniziativa è promossa dalle coop sociali Reset e La Collina

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

La nuova legge per l’elezione della Camera dei deputa- e del Senato della Repubblica (legge 3 novembre 2017, n. 165) delinea un sistema elettorale misto. Swg ha diffuso un vademecum su come funziona la nuova legge elettorale e su come si vota: tutte le informazioni utili per arrivare preparati al seggio

La legge elettorale

Camera dei Deputati Alla Camera ci saranno 232 collegi uninominali, in cui ogni partito o coalizione presenterà un solo candidato. Il candidato eletto sarà quello che prenderà almeno un voto in più degli altri nel collegio. Per l’assegnazione degli altri 386 seggi si userà un metodo proporzionale: ogni partito o coalizione presenterà una lista di candidati e si conteranno i voti ricevuti da ogni lista; ogni partito o coalizione eleggerà quindi un numero di parlamentari proporzionale ai voti ottenuti. Nelle circoscrizioni estere saranno assegnati altri 12 seggi. Senato della Repubblica Al Senato le cose funzioneranno in modo molto simile: i collegi uninominali saranno 116, i collegi del proporzionale 193, e i seggi degli eletti all’estero 6. I seggi esteri saranno assegnati con il metodo proporzionale applicato sui vo- espressi nelle quattro circoscrizioni: Europa (con la Russia); America settentrionale e centrale; America meridionale; Africa, Asia, Oceania e Antartide. Modalità di funzionamento Non sarà possibile il voto disgiunto, e ognuno potrà esprimere un solo voto: il voto andrà al candidato del suo collegio (per la quota maggioritaria) e alla lista che lo appoggia (per la quota proporzionale). Sarà invece annullato se dovesse essere barrata la casella di un candidato al collegio uninominale e la casella di una lista diversa da quella che lo appoggia.

I partiti dovranno ottenere almeno il 3 per cento dei voti su base nazionale. Se i partiti si presentano alleati in una coalizione, quest’ultima dovrà raggiungere almeno il 10 per cento dei voti su base nazionale. I partiti che non raggiungono questa soglia non eleggeranno alcun parlamentare. Alla Camera la ripartizione dei seggi proporzionali avverrà su base nazionale tra le liste che avranno superato il 3% dei voti; il totale dei seggi spettanti a una coalizione sarà calcolato sulla somma dei voti raccolti dalle liste di quella coalizione, ma questa somma terrà conto solo di quelle liste che superano l’1% nazionale e solo a condizione che la coalizione così considerata superi il 10% nazionale: se così non sarà, le liste saranno conteggiate singolarmente, esattamente come le liste non coalizzate.

Al Senato il meccanismo sarà simile: per avere seggi bisognerà aver ottenuto almeno il 3% e si considereranno solo quelle coalizioni con più del 10%, in entrambi i casi a livello nazionale; ma sono previste (come anche per la Camera) delle eccezioni per le liste in rappresentanza di minoranze linguistiche o che ottengano comunque il 20% in una regione. La ripartizione dei seggi plurinominali avverrà – secondo il dettato costituzionale – su base regionale, fermo restando che le soglie del 3% e del 10% si calcoleranno su base nazionale. Il candidato di un partito escluso dal riparto dei seggi perché non raggiunge il 3% ma eletto in un collegio uninominale manterrà il suo seggio. I 232 candidati più votati in ogni collegio uninominale alla Camera e i 116 del Senato otterranno direttamente il proprio seggio, anche se avessero ottenuto un solo voto più del loro diretto avversario.

(Pluri)candidature e quote di genere

Gli aspiranti deputati e senatori possono candidarsi in un solo collegio uninominale. Ma, in aggiunta o in alterna-va al collegio uninominale, Sono consentite le pluricandidature, cioè sarà possibile presentarsi in diversi collegi, ma solo nella quota proporzionale: ogni candidato potrà presentarsi in cinque collegi proporzionali differenti. Ci si può candidare in un unico collegio uninominale, ma si può essere contemporaneamente candidati in cinque collegi proporzionali.

Viene tutelata la parità di genere: nessuna lista infatti potrà presentare più del 60% di candidati appartenenti allo stesso sesso. Coalizioni e alleanze Visto che la Costituzione non prevede il vincolo di mandato e dà alle Camere autonomia, i partiti coalizzati possono 'sciogliere' l'alleanza in qualsiasi momento. La scheda e il voto Come detto la scheda prevista è unica (una per la Camera e una per il Senato, molto simili). Sulla scheda l'elettore esprime il voto sia per la parte maggioritaria sia per la quota proporzionale. Sotto ad ogni candidato nel maggioritario ci saranno i simboli delle liste a lui collegate nel proporzionale e accanto al simbolo delle liste saranno stampati i nomi dei candidati del corrispondente listino bloccato.

Come si vota?

Si possono fare al massimo due segni sulla scheda: si può barrare il nome del candidato al collegio uninominale che preferiamo e poi scegliere una delle liste che lo appoggiano. Quindi i due segni devono essere fatti nella stessa area: non è possibile scegliere un candidato all’uninominale e un partito di una coalizione diversa da quella di quel candidato. Una volta scelto un candidato uninominale, è possibile scegliere solo e soltanto una delle liste che lo appoggiano. Se si sceglie una lista in un’altra coalizione, la scheda viene annullata. Si può votare una lista, ma non potete scegliere a quale candidato di quella lista dare il vostro voto: la lista dei nomi è solo un’informazione in più. Se alla scheda si aggiungono altri segni sui nomi dei candidati, si rischia di vedere il proprio voto annullato. Se tracciate solo un segno su uno dei partiti – votando quindi per la parte proporzionale – il vostro voto sarà esteso anche al candidato sostenuto da quel partito al collegio uninominale. LA NUOVA LEGGE ELETTORALE 2 marzo 2018 L’espressione del voto e la scheda elettorale Se invece barrate soltanto la casella del candidato uninominale, la procedura sarà un po’ più complessa. I vo- di questo tipo saranno infatti distribuiti tra le liste che appoggiano il candidato uninominale in proporzione alle preferenze ricevute dalle liste stesse.

Cosa succede una volta votato?

Scegliendo un candidato all’uninominale – o anche solo una delle liste che lo appoggiano -, quel candidato riceverà quindi un voto all’interno di quel collegio. Al termine dello scrutinio, il candidato che ha ricevuto anche solo un voto più dei suoi avversari sarà eletto. Su base nazionale, grossomodo, ogni lista eleggerà un numero di parlamentari proporzionale ai vo- che ha ottenuto, ma come questi eletti saranno divisi nei collegi è materia complessa. I candidati della lista proporzionale saranno eletti nell’ordine in cui compaiono sulla scheda. La legge permette le candidature multiple: si potrà essere candida- in un seggio uninominale e in un massimo di cinque collegi proporzionali. In caso di elezione in più collegi il candidato si ritiene eletto nel collegio uninominale, oppure nel collegio proporzionale dove la sua lista ha ottenuto la percentuale minore di voti.

Riassumendo

Si riceve una sola scheda per la Camera e una sola scheda per il Senato. Si può votare facendo un solo segno, oppure due, basta che entrambi i segni siano fab nell’area della scheda che spetta a un’unica coalizione.  

È possibile votare un candidato all’uninominale e, con un secondo segno, scegliere una delle liste che lo appoggiano.

Si può scegliere anche solo il candidato all’uninominale o solo una delle liste, ma il voto sarà comunque “trascinato” rispettivamente anche sulle liste o sul candidato.

 Non si può votare una lista diversa da quelle che appoggiano il candidato che abbiamo scelto

 

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