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Lunedì, 17 Dicembre 2018

Articoli filtrati per data: Venerdì, 09 Marzo 2018 - nelPaese.it
Venerdì, 09 Marzo 2018 17:32

CAGLI, DA 20 ANNI L'ALBERO DELLE STORIE

La territorialità del servizio e la sua dimensione comunitaria saranno i temi al centro della seconda cena solidale che si terrà nei locali del bocciodromo comunale di Cagli, sabato 10 marzo alle ore 20:00, organizzata per celebrare i 20 anni di attività de L'Albero delle storie, il Centro educativo (Cser) gestito dalla Cooperativa Sociale Labirinto a beneficio di persone con disabilità residenti nei territori montani del Catria e Nerone.

La serata, promossa dal Comune di Cagli, l’Unione Montana del Catria e Nerone, la Bocciofila cagliese e dalla Cooperativa sociale Labirinto, è pensata per consolidare lo storico rapporto tra le persone del Centro, le loro famiglie, le amministrazioni locali e regionali, le molte persone che nel corso del tempo si sono unite alla vita del gruppo.

La cena, a cui è possibile partecipare previa prenotazione al numero 0721.782003, sarà anche occasione di divertimento, con la musica di Maurizio Casettari, e inclusione, grazie alla partecipazione del Gruppo animazione di Cai Mercati che, con le persone de L’Albero delle storie, proporrà uno spazio giochi e un laboratorio sul tema dei rifugi e dell'abitare.

L’incasso dell’intera serata sarà devoluto a L’albero delle storie per sostenere le sue attività rivolte a persone con disabilità. Saranno presenti: Traversini Gino, consigliere Regione Marche, Francesco Passetti, presidente dell’Unione Montana del Catria e Nerone, Stefano Polidori, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Cagli, Davide Mattioli, direttore della Cooperativa Sociale Labirinto, Aurelio Clementi, coordinatore della Cooperativa Sociale Labirinto.

 

Pubblicato in Marche

Le associazioni dei senegalesi in Toscana convocano per sabato 10 marzo 2018, una manifestazione nazionale a Firenze, per ricordare il proprio concittadino, amico e fratello Idy Diene, ucciso barbaramente lunedì 5 marzo sul Ponte Vespucci, Firenze per ragioni ancora sconosciute.

“L’occasione vuole essere un ricordo doloroso di una persona cara – scrivono le associazioni senegalesi - ma anche una affermazione collettiva del rifiuto dell’incitamento all’odio nei confronti dei migranti e rifugiati che ha caratterizzato in modo marcato il dibattito pubblico nell’ultimo anno. È indubbio che questo delitto è avvenuto in un clima carico di odio e tensione da mesi durante i quali le persone immigrate e rifugiate sono state additate di ogni male”.

“Mentre aspettiamo fiduciosi le conclusioni del lavoro della magistratura sull’omicidio del fratello ed amico Idy Diene – continua la nota - invitiamo tutta la cittadinanza di Firenze, le istituzioni cittadine e della Toscana tutta, le organizzazioni della società civile, i sindacati, le organizzazioni religiose ad unirsi a noi Sabato 10 marzo 2018, per ricordare il nostro fratello e amico Idy Diene, ultima vittima di una follia omicida”.

 Le associazioni invitano marciare pacificamente e “riaffermare che siamo uniti nel dire basta ad una violenza omicida che, non solo getta famiglie nella sofferenze, disperazione e paura, ma mina anche la coesione nelle nostre città”.

La manifestazione si svolgerà a Firenze con il raduno a partire dalle ore 14,30 in piazza Santa Maria Novella e partenza del corteo alle 15. 

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) aderisce alla manifestazione nazionale che si terrà domani, a Firenze, contro il razzismo e per ricordare Idy Diene, la persona senegalese uccisa mentre camminava su Ponte Vespucci, una morte assurda in cui i pregiudizi razzisti non sembrano affatto estranei all’assassinio.

“Il CNCA”, dichiara don Armando Zappolini, presidente della Federazione, “esprime la propria vicinanza alla famiglia di Diene e alla comunità senegalese di Firenze. Saremo anche noi in strada domani, per mostrare concretamente non solo la nostra solidarietà, ma anche la nostra forte preoccupazione per un clima pesantissimo, che non può non produrre vittime innocenti. Additare qualcuno come minaccia per il paese è un atto irresponsabile. Trattarlo e parlarne come una non-persona può far nascere l’idea che la sua vita non valga come ‘la nostra’. O non valga affatto.”

 

 

Pubblicato in Nazionale

Ore di tensione e dura repressione si sarebbero verificati nel centro di Lampedusa nella giornata di ieri, 8 marzo. A denunciarlo è la Campagna LasciateCIEntrare, “quando un giovane migrante recluso nel centro, dopo aver compiuto l'ennesimo gesto autolesionista, è stato selvaggiamente picchiato dalla polizia”.

Il gesto disperato, ripreso da uno smartphone, avrebbe scatenato la reazione delle forze dell'ordine: “volevano cancellare le prove dell'aggressione”. Le violenze si sarebbero susseguite nell'arco della giornata, nel vano tentativo di sedare le proteste dei migranti nel centro. Secondo LasciateCIEntrare “una spirale di violenza inaudita che non ha risparmiato famiglie, donne e minori”. Denunciano che una bambina di soli 8 anni avrebbe subito “un violento pestaggio da parte della polizia e a seguito delle manganellate è stata condotta al punto di primo soccorso dell'isola”.

La Campagna LasciateCIEntrare ha allertato le autorità competenti trasmettendo le testimonianze e le foto acquisite atte a documentare “la dura repressione e le gravissime violazioni dei diritti fondamentali all'interno del centro”. La referente dei territori, Yasmine Accardo ha dichiarato: "E' ormai chiaro quanto l'approccio hotspot, promosso dall'UE per identificare migranti e rifugiati al momento dell'arrivo, non solo comprometta il loro diritto a chiedere asilo, ma alimenti agghiaccianti episodi di violenza come questo. Sin dalla loro apertura, abbiamo denunciato il mancato rispetto dei più elementari diritti umani all'interno di questi centri di contenimento e di selezione. Luoghi privi di uno status giuridico certo, nei quali si realizzano forme diverse di limitazione della libertà personale e qualsivoglia abuso. Luoghi di imprigionamento gestiti dalla polizia, dove le persone diventano oggetto di violenze fisiche, mediche e psicologiche. Non possiamo che tornare a chiederne con forza la chiusura."

 "Condizioni orribili": le conferme di Asgi, Cild e IndieWatch

Condizioni drammatiche di vita e sistematiche violazioni dei diritti umani. È la situazione riscontrata all'interno dell'Hotspot di Lampedusa da una delegazione composta da avvocati, ricercatori e mediatori culturali della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (CILD), Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI) e IndieWatch che nei giorni scorsi si sono recati sull'isola ed hanno raccolto numerose testimonianze di migranti ospitati nel centro, ben oltre il termine di legge, anche da oltre due mesi.


"La nostra delegazione - dicono Gennaro Santoro di CILD e Giulia Crescini di ASGI - ha potuto appurare come nell'hotspot non esista una mensa e il cibo, che gli ospiti devono consumare in stanza o all'aperto, sia di scarsissima qualità; i water alla turca e le docce sono senza porte ed i materassi sporchi e malmessi". "Difficoltà esistono poi nel formalizzare le domande di protezione internazionale e ai richiedenti asilo non viene rilasciato alcun titolo di soggiorno, cosa che impedisce agli stessi di lasciare l'isola e li costringe a vivere nell'hotspot anche per diversi mesi. "Tutto ciò avviene - specificano Santoro e Crescini - nonostante queste strutture fossero pensate per fotosegnalare i migranti entro pochissimo tempo dal loro arrivo".

L'impossibilità di lasciare l'isola aggrava la condizione degli ospiti, tanto più per quelli che hanno manifestato la volontà di richiedere asilo che, infatti, potrebbero spostarsi liberamente sul territorio italiano, ma l'inadempienza della pubblica amministrazione, che non rilascia il permesso di soggiorno per richiesta asilo, determina una grave lesione del diritto all'autodeterminazione, alla libera circolazione e alla libertà personale di tutti.

"A destare particolare preoccupazione - dichiara Fabrizio Coresi di IndieWatch - sono poi le condizioni di sicurezza praticamente inesistenti che determinano una gravissima lesione dei diritti fondamentali dei nuclei familiari e delle persone più vulnerabili, in particolare dei minori (accompagnati e non) che si trovano a condividere spazi con cittadini adulti, per la maggior parte di genere maschile". In questo momento sono trattenute nel centro circa 180 persone, di cui circa 165 uomini adulti soli. Ciascuno degli ospiti è di fatto nelle condizioni di fare ingresso liberamente in tutte le strutture abitative, che sono poste l'una accanto all'altra e non hanno alcun sistema di selezione o controllo degli ingressi. Gli ospiti dormono in grandi stanze nelle quali sono presenti solo materassi malandati, non ci sono armadi, comodini o ripiani di alcun genere. Tutti i beni dei cittadini stranieri sono tenuti sui letti. I materassi sono costituiti da un sottile strato di gommapiuma, spesso danneggiato e in pessime condizioni igieniche. Non ci sono lenzuola, oppure, quando presenti, sono di carta e vengono sostituite dopo settimane, quando ormai danneggiate in modo evidente e irreparabile.

"Un nucleo familiare composto da una minore e i suoi genitori - riportano Gennaro Santoro e Giulia Crescini - è stato alloggiato per molti giorni nello stesso corridoio condiviso con uomini soli e la donna ha dichiarato di aver subito un tentativo di stupro da parte di un altro ospite della struttura. La figlia, presente sul luogo dell'aggressione, ha di conseguenza avuto una sorta di attacco di panico dettato dall'ansia e dalla paura. Per le due ore successive la bambina è rimasta priva di sensi ed è stata infine accompagnata al presidio sanitario all'interno del centro".

Questa stessa bambina - e con lei una giovane donna - nella giornata di ieri ha riportato lesioni a causa delle violente cariche della polizia, a seguito di un incendio divampato in una stanza del centro e delle proteste dei migranti. Per la minore e i suoi genitori questa mattina è stato presentato un ricorso d'urgenza dalle avvocatesse dell' ASGI Crescini e Cecchini - ex art. 39 - alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per richiedere il trasferimento immediato, viste le non dignitose condizioni di vita all'interno del centro.

"Proprio a seguito di questi riscontri, come legali di alcuni trattenuti nell'hotspot, abbiamo formalmente chiesto al Prefetto ed al Questore di Agrigento l'immediato trasferimento di alcuni nuclei familiari e di altri soggetti vulnerabili (donne, minori non accompagnati e malati), in strutture idonee ad ospitarli. Tuttavia, nessuno dei soggetti interpellati ci ha contattati come difensori dei nuclei familiari. Non è stato peraltro consentito il pronto accesso dei legali alla struttura per conferire con i propri assistiti, né alcun altro tipo di riscontro è pervenuto dalle Autorità a cui ci siamo rivolti" concludono Santoro e Crescini.

La situazione drammatica dell'Hotspot, nel quale migliaia di persone transitano ogni anno, era stata descritta nelle settimane scorse anche dal Garante nazionale delle persone detenute e private della libertà personale, Mauro Palma, durante una conferenza stampa. CILD, ASGI e IndieWatch ritengono che tutti gli ospiti dovrebbero essere trasferiti in strutture adeguate, viste le sistematiche violazioni dei diritti umani fondamentali che ledono fortemente la dignità delle persone all'interno del centro, di cui si chiede l'immediata chiusura.

Pubblicato in Sicilia

Oggi a Bologna la Cooperativa sociale Itaca ha ricevuto da Airces – Associazione italiana Revisori legali dell’Economia sociale il Premio Speciale “Donne al lavoro in cooperativa”, nell'ambito dei premi Quadrofedele 2017.

Un riconoscimento prestigioso quello assegnato alla Cooperativa sociale friulana, per la cui attribuzione la presidente Orietta Antonini ha espresso tutta la sua soddisfazione. “La conciliazione – afferma la presidente di Itaca - resta il primo ostacolo alla crescita del lavoro femminile e, in tal senso, il Premio Speciale “Donne al lavoro in cooperativa” ci onora doppiamente, proprio perché siamo cooperatrici al lavoro nei servizi di cura e conciliazione”.

Per Itaca, Cooperativa sociale con circa 2 mila lavoratori all’83% donne, il bilancio sociale è e resta un importante strumento di trasparenza e comunicazione, sia all’interno dell’impresa sociale sia all’esterno, un esempio di coerenza rispetto alla mission nonché agli obiettivi stabiliti dallo Statuto.

Già nel corso del Premio Quadrofedele 2016 ai migliori bilanci d’Esercizio e Sociale delle cooperative aderenti a Legacoop, che patrocina il Premio promosso da Airces in collaborazione con Coopfond, a Itaca era stata assegnata la “Menzione Speciale” per il Bilancio Sociale. Peraltro, già nel 2010 alla Cooperativa friulana era stato attribuito il Premio Quadrofedele 2009 per la rendicontazione chiara e trasparente.

 

Pubblicato in Economia sociale

Le due prime settimane dell’offensiva militare nella Ghouta orientale hanno prodotto un flusso continuo ed enorme di morti e feriti, in un momento in cui le forniture mediche sono estremamente limitate, le strutture mediche sono sotto attacco e i medici sono allo stremo. Tra il 18 febbraio e il 3 marzo 2018 è salito a 4.829 il numero dei feriti e a 1.005 quello delle persone che hanno perso la vita, in media 344 feriti e 71 morti ogni giorno, sette giorni su sette, per due settimane di seguito.

Medici Senza Frontiere (MSF) diffonde oggi i dati raccolti dalle 10 strutture mediche che l’organizzazione supporta regolarmente e da altre 10 a cui ha fornito donazioni mediche di emergenza dagli stock ancora disponibili nell’enclave. Si tratta comunque di una sottostima perché due centri non sono riusciti ancora ad inviare i propri dati e perché nell’area ci sono anche altre strutture, non supportate da MSF, che hanno assistito feriti.

“Questi numeri dicono tutto. Ma sono ancora più forti le parole che ascoltiamo dai medici che supportiamo”, dichiara Meinie Nicolai, direttore generale di MSF. “Ogni giorno sentiamo crescere un dirompente senso di impotenza e disperazione, mentre i nostri colleghi medici raggiungono limiti che non ci si aspetta da nessun essere umano. Sono esausti fino al punto di crollare, dormono pochissimo, quando trovano qualche minuto per riposare, vivono con il timore permanente di essere colpiti dai bombardamenti. Stanno facendo del loro meglio per mantenere attivo qualche sorta di servizio medico, ma tutto si muove contro di loro. L'inarrestabile violazione delle regole della guerra da parte delle parti in conflitto li sta spingendo a fare l'impossibile”.

Le scorte di farmaci e materiali medicali donate da MSF vengono distribuite tra attacchi e bombardamenti quasi incessanti e consumate rapidamente dalle strutture supportate. Alcune forniture chiave, in particolare per la chirurgia, sono esaurite. Lunedì scorso, un convoglio di aiuti ufficiali ha ottenuto l'accesso alla parte settentrionale dell’enclave, ma alcune forniture mediche sono state rimosse dal governo siriano, secondo le Nazioni Unite, che erano tra i responsabili del convoglio. La necessità di un massiccio rifornimento medico, senza la rimozione di materiali salvavita, sta diventando più urgente di ora in ora.

 Tra le 20 strutture mediche supportate da MSF nell’area 15 sono state danneggiate o distrutte da attacchi o bombardamenti e questo riduce ulteriormente la loro capacità di fornire cure. Tra i medici che supportiamo, 4 sono rimasti uccisi e 20 feriti.

Le necessità mediche non riguardano solo i feriti di guerra. In molti quartieri della Ghouta orientale, la maggioranza delle persone sta vivendo in seminterrati e rifugi sotterranei improvvisati, in condizioni sanitarie precarie con riserve d’acqua potabile limitate e spesso senza servizi igienico-sanitari. Prima dell’offensiva militare nell’enclave, MSF aveva già potenziato l’assistenza a un ospedale da campo nel quartiere di Harasta, dove ci sono intensi attacchi e bombardamenti fin dal novembre 2017 e dove circa il 70 per cento della popolazione viveva già in condizioni precarie. I dati medici da quel quartiere mostrano chiaramente un aumento delle infezioni respiratorie, malattie diarroiche e infezioni della pelle, e molti di questi pazienti sono bambini.

In accordo con le regole basilari del Diritto Internazionale Umanitario, MSF rinnova con forza il proprio appello a tutte le parti in conflitto e ai loro alleati per: “fermare gli attacchi e i bombardamenti per consentire una riorganizzazione della risposta medica;  garantire prima, durante e dopo ogni pausa nei combattimenti che le aree e le infrastrutture civili su entrambi i fronti, incluse le strutture mediche, non vengano colpite; garantire una fornitura senza ostacoli di farmaci e materiali medici, senza che medicinali e attrezzature salvavita vengano rimossi dai convogli di aiuti; consentire l’evacuazione medica dei pazienti più gravi; consentire a organizzazioni medico-umanitarie indipendenti di entrare nell’area per fornire assistenza diretta”.

Quando è iniziata la recente offensiva militare, MSF stava già fornendo un supporto completo e regolare a 10 strutture sanitarie nella Ghouta Orientale. Dal 18 febbraio, MSF è stata sempre più attiva nel rifornire anche altre strutture con donazioni mediche d’emergenza. Anche cliniche che non avevano chiesto il supporto di MSF per anni hanno cominciato a chiedere aiuto, e MSF sta donando forniture d’emergenza ad altri 10 ospedali e cliniche, attingendo alle proprie riserve, che si stanno esaurendo velocemente. Tuttavia, non riesce a fornire alcuni strumenti essenziali per la chirurgia che sono diventati introvabili per chiunque nella Ghouta Orientale. Nelle strutture supportate non lavora personale di MSF.

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Una delegazione di Amnesty International guidata dal suo direttore generale Gianni Rufini ha incontrato, nel pomeriggio dell'8 marzo, il capo della Polizia, prefetto Franco Gabrielli. Nel colloquio, richiesto dall'organizzazione per i diritti umani, Rufini ha sottolineato che Amnesty International è contraria a ogni forma di violenza, inclusa quella nei confronti di agenti di polizia che non di rado si trovano a prendere decisioni e ad agire in condizioni difficili e tese, nonché a reagire ad azioni violente. 

L'occasione è stata utile per illustrare nei dettagli il progetto degli "osservatori nelle manifestazioni", il cui compito – come previsto in altri progetti del genere svolti all'estero – è quello di monitorare il comportamento delle forze di polizia schierate in una manifestazione con funzioni di ordine pubblico e verificare se questo rispetti o meno gli standard internazionali sull'uso della forza e altri standard rilevanti in tali contesti. 

Il primo dispiegamento degli osservatori è avvenuto il 24 febbraio, in occasione della manifestazione organizzata dall'Anpi a Roma. Rufini ha chiarito che il progetto non è "contro le forze dell'ordine" ma consiste “in un'attività di monitoraggio degli organi statali fondata sull'impegno assunto da tutti gli stati, sulla base della Dichiarazione universale dei diritti umani e di successivi trattati, non solo di rispettare i diritti umani fondamentali ma anche di rendere conto alla comunità internazionale e alle opinioni pubbliche del modo in cui lo fanno”. 

“Si tratta dunque – ha precisato Rufini – di un progetto di garanzia per tutti, destinato a favorire l'incolumità dei manifestanti ma anche a tutelare la reputazione degli operatori delle forze di polizia che svolgono correttamente il loro lavoro”. 

Infine, Rufini ha ricordato che dal 2014 al 2016, in collaborazione con Oscad, Amnesty International ha svolto “attività di formazione e di aggiornamento professionale degli operatori delle forze di polizia, coinvolgendo 3600 destinatari”. Nel 2018 le attività sono proseguite attraverso la formazione dei formatori delle diverse scuole di polizia. All'esito della riunione il prefetto Gabrielli ha aderito all'invito di programmare incontri con funzionari della Polizia di Stato per un confronto su tematiche di comune interesse. 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Man mano che arretra il pubblico, nel garantire servizi di assistenza e cura per le persone anziane e disabili, il carico ricade sulle famiglie, che devono accollarsi l’onere della cura e della spesa necessaria, per garantire una dignità di vita ai propri cari. Si legge nelle pagine specializzate dei media che, il 70 per cento dell’assistenza domiciliare ad anziani e disabili,  avviene attraverso il ricorse alle cosiddette “badanti”. Il volume di risorse economiche private impiegate, nel complesso, si attesta su cifre a sei zeri.

Importi appetibili per chi, intercettando le difficoltà delle famiglie ad individuare la persona adatta alla cura del proprio familiare e le necessità lavorative di assistenti, a volte anche laureate, provenienti da paesi extra UE e nel costo, a volte pesante, che le famiglie devono sostenere, si candida a risolvere problemi complicati. Sono sorte come funghi agenzie che offrono servizi domiciliari di “badantato” ed altro, con ammiccanti insegne. Ma come operano queste agenzie, con quali garanzie di qualità del servizio e del lavoro delle operatrici/degli operatori, questo è del tutto sconosciuto.

Per operare in Italia, come in Campania, nell’ambito dei servizi di assistenza domiciliare alle persone anziane, non autosufficienti e disabili, è necessariamente, per legge, essere autorizzati,iscritti in un albo pubblico, consultabile dai cittadini, a garanzia di standard operativi di qualità. Lo stesso, se ci si vuole limitare a facilitare l'incontro tra operatrice/operatore, in cerca di lavoro, e le famiglie, che necessitano di supporto,bisogna essere autorizzati dal ministero del lavoro ed iscritti nell'albo  informatico delle agenzie per Il lavoro.

Se si va sui siti delle istituzione deputate al rilascio delle autorizzazioni, e si consultano gli elenchi, non si trova traccia di queste agenzie. Né qualcuno si occupa di verificare come queste agenzie operano, in quale alea di legittimità garantiscono servizi, se rispettano le norme amministrative e fiscali, locali e nazionali, quali garanzie di qualità e serietà offrono in un settore così delicato come la cura di persone fragili.

Eppure sono particolarmente visibili, localizzate spesso in luoghi ad alta frequentazione, con pubblicità sui media e sui sistemi comunicativi di strada molto evidenti. Se poi si ascoltano le voci di strada, sia di operatrici/operatori, che di potenziali clienti, si scopre che le forme di erogazione del servizio si collocano spesso nell'illegalità. Fantomatiche associazioni di utenti offrono un servizio, mascherandolo come attività associativa, a cui, invece di un corrispettivo, si riconosce un”contributo associativo”, che sfugge a qualsiasi controllo fiscale, ricorrendo a prestazioni di operatori cosiddetti “a nero”.

Il ricatto a cui sottopongono le famiglie, con un minor costo del servizio, e le operatrici/operatori, che lavorano senza alcuna copertura assicurativa, previdenziale e contrattuale, è l'elemento di “sostenibilità di mercato”. In parole povere “caporali eleganti che incassano un quota per far incontrare una persona che ha bisogno di lavorare, anche a condizioni vessatorie, e una famiglia che fa fatica a sostenere i costi della cura di un proprio congiunto”.

Mettendo a rischio operatrice/operatore, che spesso trattasi di cittadini extra UE, di una permanenza illegale nel territorio Italiano, se pur impegnate lavorativamente, e le famiglie, che commettono reato penale ospitando un operatrice/operatore, privo di coperture contrattuali, senza titolo di permanenza nel nostro territorio nazionale.

A noi spetta il compito di segnalare eventuali distorsioni del sistema, alle istituzioni pubbliche, alle polizie locali e nazionali e alla magistratura spetta il compito di verificare chi opera nella legittimità e chi, invece approfitta di fragilità e debolezze delle persone, lavoratrici/lavoratori e utenti, per interessi che certo non sono della collettività.

Luca Sorrentino - Responsabile Legacoopsociali Campania

 

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