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Sabato, 20 Ottobre 2018

Articoli filtrati per data: Lunedì, 16 Aprile 2018 - nelPaese.it

Legacoop Bologna ha sostenuto la produzione del docufilm "Tutto il Palazzo" che racconta la storia del PalaDozza. Fondata nel 1945, è una delle principali associazioni di rappresentanza cooperativa a livello nazionale. Le 190 cooperative associate a Legacoop Bologna, nel 2017, hanno sviluppato un valore della produzione di 16,1 miliardi di euro. Gli occupati (per il 92% a tempo indeterminato) sono 61.971. I soci di cooperative associate a Legacoop Bologna sono 2,6 milioni.

La sua funzione nel territorio è storicamente sempre andata oltre l'attività di rappresentanza delle imprese associate. Legacoop Bologna sostiene diverse attività di carattere sociale e culturale ed è sponsor dei principali festival cinematografici cittadini, per la loro capacità di dare qualità e proiezione internazionale al territorio.

"Il sostegno alla realizzazione del docufilm "Tutto il Palazzo" è stato naturale – commenta Simone Gamberini, direttore di Legacoop Bologna – Il PalaDozza ha incrociato la storia di Bologna degli ultimi decenni, non solo quella sportiva con le vette europee del basket negli anni di Basket City. Ed ha incrociato la storia di alcune cooperative, che al suo interno hanno lavorato in diversi ambiti. E' anche la nostra storia, di una associazione che guarda al mondo – conclude Gamberini – ma con le radici nel territorio. Una storia che è utile raccontare e far conoscere per dare, soprattutto ai giovani, maggiori strumenti di comprensione del presente".

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

“La notte in cui la Siria è stata colpita dai missili americani, inglesi e francesi alcuni hanno brindato. Molti altri hanno avuto paura. Le guerre che si stanno combattendo in Siria e in Medio Oriente minacciano di estendersi e di gettare il mondo nel caos più profondo”. Inizia così la lettera-appello di Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace.

E continua: “il giorno dopo molti minimizzano: ‘E' stato solo un atto dimostrativo!’. Così la guerra e gli orrori possono continuare e noi possiamo ritornare ad occuparci delle nostre faccende quotidiane. Eppure così ci stiamo giocando quel che resta della pace. Missile dopo missile, bomba dopo bomba, ritorsione dopo ritorsione si degradano le relazioni internazionali, si riducono gli spazi e gli strumenti di iniziativa, si rafforzano i signori della guerra, si moltiplicano i lutti e le sofferenze.

Chi guarda in faccia questa realtà viene chiamato “pacifista”, ma è solo “un altro modo per silenziare ogni voce responsabile.” “Il mondo è in guerra – aggiunge Lotti - ma noi ci lasciamo cullare dall’illusione della pace. Non abbiamo più fiducia in niente e nessuno, ma confidiamo che “qualcuno” ci possa tenere lontano dall’inferno. Non crediamo nella pace, ma pensiamo di poterne godere i frutti per sempre. Ripudiamo la guerra ma restiamo sempre disposti a farla. Per questo continuiamo a spendere moltissimo per la guerra e quasi niente per la pace”.

Secondo Lotti “vogliamo la pace ma solo per noi stessi”. Per questo siamo “disponibili” anche a fare la guerra. “Meglio, per la verità, se qualcuno la fa al posto nostro, senza coinvolgerci direttamente, senza rovinare la nostra immagine di persone perbene, educate, civili, rispettose”

Ma per il coordinatore della Tavola della Pace “così non funziona”. Il mondo è sempre più interconnesso e interdipendente. “Lo sono le nostre vite, le nostre economie, i nostri ambienti. Nel bene e nel male. Non abbiamo alcuna possibilità di sfuggire alle conseguenze delle nostre decisioni. Non ci sono solo le guerre. Crisi economica, cambiamento climatico, disuguaglianze, ingiustizie e migrazioni non ci lasciano molto tempo. Quello degli auspici è finito. Ci resta solo il tempo dell’azione”.

“Contro i venti di guerra che soffiano da ogni parte del mondo – conclude Lotti - dobbiamo generare un nuovo movimento di pacefatto di persone che la vogliono per davvero. Persone che ci credono e, siccome ci credono, ci lavorano. Non sarà facile, ma ci dobbiamo provare”.

Pubblicato in Nazionale

A un mese dall'omicidio della difensora dei diritti umani Marielle Franco e del suo autista, Anderson Gomes, Amnesty International ha sollecitato le autorità brasiliane a dare priorità all'individuazione dei responsabili e a portarli di fronte alla giustizia.  "La società brasiliana ha bisogno di sapere chi ha ucciso Marielle e perché. Ogni giorno che passa senza che questo caso sia risolto, i rischi per i difensori dei diritti umani diventano più grandi", ha dichiarato Jurema Werneck, direttrice generale di Amnesty International Brasile. 

"Se lo stato non riuscirà a portare i responsabili di fronte alla giustizia, diffonderà il messaggio che i difensori dei diritti umani possono essere uccisi impunemente. Le autorità devono rendere chiaro che ciò non accadrà e accelerare le indagini su chi ha ucciso Marielle e chi ha ordinato il suo omicidio", ha aggiunto Werneck.  Eletta al Consiglio municipale di Rio de Janeiro nel 2016, Marielle era nota per la sua difesa dei diritti delle donne, in particolare per il sostegno alla lotta delle donne nere, e delle persone Lgbti e per le denunce delle violazioni e delle esecuzioni extragiudiziali a opera della polizia, soprattutto nelle favelas. 

Giorni prima del suo omicidio, era stata nominata relatrice della commissione per il monitoraggio dell'intervento delle forze armate con compiti di pubblica sicurezza nella città di Rio. Marielle e il suo autista sono stati assassinati il 14 marzo a bordo della loro automobile, nel quartiere di Estacio, poco dopo aver partecipato a un dibattito pubblico. Sono stati raggiunti da almeno 13 pallottole, quattro delle quali hanno colpito Marielle alla testa. La natura della sparatoria e la presenza degli aggressori a bordo di due veicoli indicano che l'agguato è stato attentamente pianificato e portato a termine da persone addestrate. 

Amnesty International chiede alle autorità brasiliane di condurre un'indagine rapida, esaustiva, imparziale e indipendente che identifichi non solo chi ha sparato ma anche chi ha ordinato il duplice omicidio.  Se così non avverrà, decine di difensori dei diritti umani si troveranno in grande pericolo. Il Brasile è uno dei paesi più mortali al mondo per coloro che difendono in diritti umani, con almeno 58 omicidi nel 2017. Queste uccisioni scoraggiano la mobilitazione e alimentano paura e silenzio nella società. 

"L'uccisione di una difensora dei diritti umani nera e lesbica che si batteva per i diritti dei settori più emarginati della società aveva chiaramente l'obiettivo di zittire per sempre la sua voce e generare paura e insicurezza. Ma noi continueremo a prendere la parola. Tutte le persone che si sono mobilitate dopo l'omicidio di Marielle, in Brasile e nel mondo non si daranno pace fino a quando non ci saranno verità e giustizia. Hanno cercato di ridurci al silenzio ma abbiamo dimostrato loro che non abbiamo paura". 

Pubblicato in Dal mondo

La corsa di tutti ha vinto ancora: la 35^ edizione di Vivicittà si è svolta ieri mattina in 42 città italiane, nei penitenziari di Milano “Bollate” e Monza e in 13 città all’estero, da Parigi a Budapest. Alla corsa organizzata dall’Uisp hanno partecipato 23.000 atleti alla competitiva, dei quali 13.141 in Italia, e 36.000 alla non competitiva. Tutti uniti dai valori che Vivicittà trasmette da sempre: diritti, ambiente, solidarietà. Con dediche speciali alla pace e contro la violenza sulle donne.

In campo maschile, successo per Giovanni Auciello che ha chiuso al primo posto la prova di Bari in 36'59" succedendo così nell'albo d'oro a Yuri Floriani. Auciello, 37enne di Palo del Colle che vanta un titolo di campione italiano di mezza maratona M35 conquistato nel 2015, è riuscito a conquistare il successo battendo i due forti atleti che hanno corso a Bolzano, Khalid Jbari (37:05) e Markus Ploner (37:06). 

La prova femminile, invece, è stata vinta dalla 34enne serba Ana Subotić, che ha chiuso la prova di Sarajevo in 42'27" . L'atleta serba, che vanta una partecipazione ai Giochi olimpici di Londra 2012, è stata campionessa nazionale dei 5.000, 10.000 e dei 3000 siepi. Al secondo posto la 22enne di Rovereto Isabel Mattuzzi, che è arrivata prima nella prova di Arco di Trento in 43:07. Per lei si tratta del secondo podio assoluto dopo il terzo posto centrato nel 2017. Terza piazza per l'azzurra Silvia La Barbera, vincitrice della prova di Palermo in 43:41.

A Firenze è il Kenya a trionfare nella 15^ edizione del Vivicittà Half Marathon. In campo maschile successo per Paul Tiongik con un buon tempo, 1:04.37, mentre in campo femminile la vittoria è andata a Ivyne Jeruto Lagat in 1:16.41. “Vivicittà è anche la corsa del coraggio – ha detto Vincenzo Manco, presidente nazionale dell’Uisp, che ha dato il via attraverso i microfoni di Radio 1 Rai - in questi anni abbiamo corso in zone di guerra e nelle periferie più dure del mondo. Tra le donne ha vinto un’atleta di Sarajevo e ci auguriamo rappresenti un segnale di speranza per la pace e la convivenza tra i popoli”.

La corsa di Vivicittà non si ferma qui: il testimone passa a “ViviMiguel” che si svolgerà martedi 17 aprile a Roma, Milano e in altre città. Si tratta della prima edizione di una mega staffetta su pista per gli studenti delle Superiori, organizzata da Corsa di Miguel (Club Atletico Centrale), Uisp e Fidal, in collaborazione con Ussi e con il ministero dell’Istruzione. Vivicittà proseguirà poi negli istituti penitenziari di Cagliari (21 aprile), Roma-Rebibbia nuovo complesso e Milano Opera (22 aprile), Roma Rebibbia femminile (24 aprile), Torino (8maggio), Firenze-Gozzini (12 maggio). Il calendario di Vivicittà nelle carceri proseguirà sino ad ottobre. Si susseguiranno anche le prove di Vivicittà all’estero, che culmineranno domenica 13 maggio a Beirut, in Libano, con “Vivicittà-Run for integration”

Pubblicato in Sport sociale

Nell'ottava Giornata nazionale della mutualità dedicata al “Mutuo soccorso come patrimonio di cultura e sussidiarietà”- organizzata il 14 aprile nel Palazzo Chiaramonte Steri di Palermo - in duecento tra rappresentanti e soci delle società di tutta Italia si riuniranno nella Capitale della Cultura, per identificare quali siano le nuove sfide per offrire risposte integrative in un momento in cui la spesa sanitaria privata cresce a dismisura, pesando proprio sulle tasche dei cittadini.

Il futuro? Tra riforme, lotta alla mutualità spuria e ibridazione con nuovi modelli, sarà da protagonisti nel mondo del Terzo settore, in cui le società di mutuo soccorso hanno giuridicamente fatto ingresso soltanto di recente. “Valori e principi rimangono per noi invariati da quasi due secoli- dichiara Placido Putzolu, presidente della FIMIV Federazione Italiana Mutualità Integrativa, che ogni anno organizza l'evento. Assenza di fini lucrativi, partecipazione e porta aperta, non discriminazione degli assistiti, rinuncia al recesso perché nessuno, se malato o anziano, venga espulso nel momento del bisogno- a differenza di ciò che fanno le società for profit”.

E sull'esistenza delle mutue spurie dice: “non disorienteranno chi ci conosce. Possono copiare una forma giuridica ma mai nei fatti valori e azioni che da più di un secolo fanno la differenza sulla vita e la salute di centinaia di migliaia di soci e assistiti”.

Nella storia del diritto alla salute         

Sono nate 170 anni fa a Pinerolo, dall'idea di un calzolaio, un indoratore, quattro falegnami, due sarti e un capomastro, decisi a organizzarsi in una società di mutuo soccorso per garantire a tutti i soci- donne e uomini spesso sfruttati e sottopagati- un sussidio in caso di malattia. Lo Statuto Albertino aveva introdotto la libertà di associazione. I soci della Società generale degli Operai di Pinerolo sono andati oltre. Negli anni della miseria e della disoccupazione, hanno rivendicato insieme il diritto alla salute e alla copertura sanitaria come bene inalienabile e inscindibile da quello alla cultura, all'istruzione e alla partecipazione. Per questo, per offrire a tutti la possibilità di votare- garantita solo a chi sapeva leggere- e incrementare i livelli di alfabetizzazione, tutte le società di mutuo soccorso hanno organizzato scuole serali e messo in piedi biblioteche. “Ma soprattutto hanno creato movimenti che poi hanno dato vita a esperienze culturali e sociali come quelle sindacali e del cooperativismo” spiega Stefano Maggi, presidente della Fondazione Cesare Pozzo per la Mutualità. Una linea di ascendenza, inoltre, c'è anche con gli istituti previdenziali e socio sanitari. Si tratta di una storia che è entrata nel patrimonio culturale di tutta l'Italia, dunque.

Da nord a sud, in Sicilia   

E contro gli stereotipi, Michelangelo Ingrassia, docente dell'Università degli Studi di Palermo, spiega che a livello culturale e storico non si tratta di un fenomeno importante solo per il settentrione. “Se al Nord le società di mutuo soccorso furono create negli anni della Primavera dei popoli, al Sud invece nacquero e si diffusero in quelli  della grande crisi fine ottocentesca che coincide con le rivendicazioni dei Fasci siciliani e dei “jurnatara”, dei lavoratori a cottimo, per il diritto alla salute, al lavoro e alla terra, contro il sistema mafioso schierato dalla parte dei latifondisti.

“Non è solo passato: oggi ci troviamo di fronte a un nuovo Ottocento: ed è importante che nella Giornata nazionale si sia scelto di parlare di mutuo soccorso a Palermo” conclude il professore. Nel 1877, inoltre, sull'isola nascono esperienze di categoria importanti come quella dei macchinisti e fuochisti dell'Alta Italia, poi apertasi nel '900 a tutti, fino ad arrivare  a trasformarsi nell'attuale Cesare Pozzo che conta 400 mila assistiti in tutta la penisola, pur mantenendo una sede centrale in Sicilia. La società propone un nuovo modello di mutualità integrativa mediata. Si tratta di una forma operativa nata con la riforma della legge 38 18 del 2012 e che consente alle piccole società di mantenere la personalità giuridica pur associandosi a una realtà gemella più grande che eroga al suo posto le prestazioni sanitarie. “Ciò consente di far rimanere nell'alveo della legge quelle realtà che non riescono a strutturarsi per dare rimborsi, garantendo l'autonomia alle società più piccole, per quanto alcune resistenze e timori nel movimento continuino a esserci” spiega Loredana Vergassola, del Centro Studi della FIMIV. Prospettive si aprono anche sul fronte delle collaborazioni tra società di mutuo soccorso in Italia e in Europa. Esperienze pilota già esistono, come quella della francese Harmonie Mutuelle, partner della Cesare Pozzo.

E poi ci sono realtà come la Società operaia di mutuo soccorso di Pinerolo e altre medio piccole che intercettano il futuro nelle prestazioni offerte dalla medicina preventiva digitale e dall'inclusione di nuovi soggetti che necessitano di tutela, con lo sviluppo di risposte innovative ai bisogni che integrino supporto sanitario e housing sociale, così spiega Sebastiano Solano, vice presidente della FIMIV e socio della mutua di Pinerolo: “Grazie alla medicina preventiva digitale abbiamo scoperto una settimana fa che un socio aveva una aorta che stava per scoppiare. La velocità e comodità dell'invio dei referti, offerta dal digitale, è preziosa. Dall'altra parte, continuiamo a offrire supporto per il trasporto degli assistiti e che senza il mutuo soccorso sarebbero persi”. E intanto, mentre soprattutto al Sud le società di mutuo soccorso hanno anche sostenuto i parenti dei soci persino per la copertura delle spese dei funerali, a Milano bussano alla porta della FIMIV le comunità dei migranti che hanno bisogno di rimpatriare le salme e che vedono nella costituzione di una mutua una risposta a un problema molto urgente. La mutualità, dunque, si evolve e interagisce con nuovi problemi. Condizione indispensabile, però, è che il quadro normativo non ostacoli la possibilità di muoversi per dare risposte sempre più dinamiche.

I numeri, le prestazioni, i servizi      

Il problema di un sistema giuridico di riferimento adeguato, del resto, era urgente. Oggi, in tutta Italia, secondo i dati dell'ultimo Rapporto di Missione della FIMIV, un milione di persone, tra soci e assistiti, hanno una copertura integrativa grazie a una società di mutuo soccorso. Solo quelle aderenti all'associazione sono 524 e hanno partecipato all'integrazione dell'assistenza sanitaria pubblica mediante prestazioni e sussidi erogati ai propri soci per un valore complessivo di 95milioni di euro, pari a oltre il 78% dei contributi raccolti.

A garanzia della capacità di copertura delle prestazioni, gli accantonamenti a riserva indivisibile ammontano a oltre 100 milioni di euro, senza considerare il valore dei patrimoni immobiliari di cui sono in possesso le società. “Con la crisi dello stato sociale, la mutualità volontaria è oggi ulteriormente investita di nuovi ruoli e nuove sfide-  dichiara Placido Putzolu, presidente della FIMIV-. La ridefinizione delle politiche di welfare e il rilancio delle forme sociosanitarie integrative impegnano molte società di mutuo soccorso nel fornire una risposta, sussidiaria e solidaristica, ai bisogni inevasi”.

Nel terzo settore     

Novità importante è rappresentata dall'inserimento del mutuo soccorso nel Codice del Terzo Settore e della FIMIV nel Consiglio Nazionale insediatosi presso il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un riconoscimento fondamentale che incoraggia anche a ripensare e aggiornare il ruolo delle società di mutuo soccorso nei confronti dei diritti alla salute e alla tutela dei soci che hanno maturato nuovi bisogni o di nuovi soggetti che oggi esprimono necessità ancora più articolate.

“Ora, grazie al Codice, possiamo ricevere donazioni, mentre prima solo usufruire di detrazioni fiscali - spiega Massimo Piermattei, direttore della Campa di Bologna-. Tra l'altro, abbiamo ricevuto di recente un lascito da una nostra socia di 50 mila euro che ha voluto fossero destinate a borse di studio per la promozione e lo studio della mutualità, a conferma di quanto si creda nel dover tramandare la cultura del mutuo soccorso anche alle generazioni future”.

 

 

 

Pubblicato in Economia sociale
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