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Martedì, 25 Giugno 2019

Articoli filtrati per data: Venerdì, 15 Giugno 2018 - nelPaese.it

La Fondazione Italiana Linfomi (FIL) ha deciso di erogare un finanziamento di 100.000 euro per un progetto di ricerca sui linfomi, ideato e condotto da giovani sotto i 40 anni.
Il Bando Giovani Ricercatori 2018 è reso possibile grazie a fondi messi a disposizione dalla Fondazione Giulia Maramotti (50%), dalla Fondazione GRADE Onlus (30%) e da FIL (20%) per sostenere l'attività scientifica di giovani ricercatori italiani e la crescita di gruppi di ricerca all'interno dei centri italiani, che si occupano di diagnosi e terapia dei linfomi e che fanno parte di FIL.

Il bando finanzierà un progetto che introdurrà aspetti innovativi nella gestione diagnostica e terapeutica dei pazienti con linfoma, per conoscere meglio la malattia, migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti. Verrà accolto positivamente il progetto in cui è prevista l'integrazione di aree e discipline diverse, l'introduzione di elementi di medicina personalizzata, diagnostica avanzata e l'integrazione tra ricercatori di centri diversi, nazionali o internazionali.

È possibile approfondire i contenuti del bando e l'iter di presentazione della domanda sul sito https://filinf.it/bando-giovani-ricercatori-2018/. Entro giovedì 27 settembre 2018 è necessario richiedere le credenziali per la presentazione della domanda contattando la Fondazione Italiana Linfomi alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Per chiarimenti gli Uffici della FIL sono a disposizione al numero 0131 206132.

Il bando rientra pienamente nella mission della Fondazione Italiana Linfomi: la onlus nasce nel 2010 per sviluppare progetti di ricerca scientifica per la cura dei linfomi, migliorare diagnosi, terapie e qualità di vita dei pazienti, creando una base scientifica comune. In meno di 10 anni, ha condotto oltre 50 studi clinici, coinvolgendo circa 150 centri in tutta Italia e collaborando con organismi internazionali con gli stessi obiettivi di ricerca.

I linfomi sono patologie che in Italia colpiscono ogni anno circa 15.000 nuovi pazienti, che significa 40 nuovi casi al giorno, quasi 2 ogni ora. Il linfoma è la patologia onco-ematologica più diffusa in tutte le fasce d'età. Negli ultimi 20 anni la ricerca ha fatto grandi passi avanti, ma c'è ancora molto da fare: oggi guarisce circa l'80% dei Linfomi di Hodgkin e circa il 60% dei Non Hodgkin. Solo grazie al sostegno di cittadini, aziende e istituzioni è possibile sviluppare nuovi studi clinici e raggiungere risultati promettenti.

Pubblicato in Salute

A Milano, come ogni anno, si è tenuto l’evento Annual Summit organizzato da AIESEC Italia. L’organizzazione internazionale è presente anche in Italia ormai da più di 60 anni e si propone come scopo quello di sviluppare il potenziale di leadership giovanile, tramite costruttive esperienze di mobilità internazionale, tra progetti di volontariato e tirocini professionali.

L’obiettivo dell’evento è stato quello di presentare i risultati dell’anno associativo 2017/2018 con l’amministratore delegato Mauricio Rodriguez Osorio  e di presentare il futuro consiglio direttivo con il nuovo amministratore delegato eletto Dusan Stojkovic.

Partecipanti all’evento sono stati i principali partner che hanno creduto nell’associazione: startupper, aziende, media, imprenditori. Per l’intervento di apertura, presente anche Antonella Tagliabue, CEO di Un­Guru e Chairman del Supervisory group di AIESEC Italia da oltre 10 anni.

Nell’anno 2017/2018, AIESEC Italia ha permesso a 661 ragazzi italiani di vivere un’esperienza di volontariato e scoprire una nuova cultura; 1331 volontari internazionali sono invece arrivati in Italia per portare un’atmosfera di cambiamento e multiculturalità nelle differenti sedi locali; 179 sono invece i ragazzi che hanno avuto la possibilità di vivere un’esperienza professionale all’estero. Dunque, con un totale di 2179 scambi internazionali realizzati, AIESEC Italia chiude l’anno associativo con una crescita del 10% rispetto all’anno precedente, nonostante manchino ancora 2 mesi al termine dell’anno associativo.

Il Leitmotiv in ogni azione quotidiana di questi ragazzi è il concetto “Make in Italy”. Nato in contrapposizione a quello di “Made in Italy”, cerca di trasmettere l’importanza dell’agire nel presente per assicurare un futuro migliore ed essere consapevoli della responsabilità sulle spalle per costruire il domani. Per questo motivo, AIESEC Italia si dimostra sempre attenta alle più attuali problematiche della società italiana, dall’educazione all’emergenza rifugiati, e cerca di portare un cambiamento tramite i suoi progetti internazionali.

 

Infine, a conclusione dell’evento, il Neo amministratore delegato Dusan Stojkovic, ha presentato il futuro consiglio direttivo per l’anno associativo 2018/2019, nel quale sarà accompagnato da altri 16 ragazzi.

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Dopo le grandi manifestazioni a Roma, Trento e Pavia della settimana scorsa, domani arriva il quarto weekend dell'Onda Pride,  la grande mobilitazionee dell'orgoglio arcobaleno organizzata da Arcigay in rete con le altre associazioni del movimento lgbti.

Un weekend da record, che vedrà scendere in piazza ben 8 città contemporaneamente, come mai era avvenuto nella storia dei Pride italiani. Si esaurisce il conto alla rovescia per il Torino Pride che dà appuntamento alle 16 in via San Donato angolo piazza Statuto  (www.torinopride.it); per il Caserta Pride, invece, l'appuntamento alle 15 in piazza Vanvitelli, da dove il corteo partirà attorno alle 17 per raggiungere l'approdo in piazza Gramsci (www.casertapride.it); il Varese Pride parte alle 16,30 da via del Sacco (www.varesepride.it), mentre il Mantova Pride dà appuntamento alle 15 in piazza Sordello (www.mantovapride.it); partirà alle 18 invece il Siracusa Pride, che ha fissato il concentramento al foro Vittorio Emanuele II, presso porta Marina Ortigia (www.facebook.com/siracusapride); per il Barletta Pride la partenza è  alle 16,30 al Lungomare Pietro Mennea all'altezza del Lido Massawa (www.barlettapride.it). Infine il Liguria Pride sfilerà a Genova, con partenza alle 15 in via San Benedetto (www.facebook.com/CoordinamentoLiguriaRainbow), mentre il Toscana Pride sfilerà a Siena,con partenza alle 14,30 da piazza del Campo(www.toscanapride.eu).

"Contro chi tiene vite di migranti sospese in mezzo al mare o chi vorrebbe intitolare strade alla memoria dei peggiori fascisti, mettiamo in piazza la nostra visibilità, il nostro orgoglio, la nostra accoglienza e le nostre vite straordinarie" commenta Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay.

"Domani tutto il Paese si colorerà col nostro arcobaleno, e la nostra richiesta di diritti umani, civili e sociali sarà un moto impetuoso, impossibile da ignorare. Lasciamo le tastiere e gli smartphone e scendiamo nelle piazze, perché è lì che dobbiamo combattere, oggi più che mai, la nostra battaglia per la piena uguaglianza", conclude.  

Pubblicato in Parità di genere

A Trieste presentata la campagna #iostoconlaccoglienza. Il 20 giugno 1951 venne approvata la Convenzione sui Rifugiati da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Per ricordare questo evento, dal 2001 ricorre, in questa data, la Giornata Mondiale del Rifugiato. A ricordarlo è Gianfranco Schiavone, presidente dell'ICS – Ufficio Rifugiati onlus: «Non si tratta di un'iniziativa locale ma internazionale, a cui Trieste aderisce anche in virtù della sua particolare storia. La nostra città infatti è stata tra le capofila dello SPRAR (Servizio Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), e l'accoglienza diffusa è riconosciuta come modello, non solo in Italia». «Lo scopo dell'iniziativa – continua Schiavone – è richiamare l'attenzione sul diritto d'asilo, garantito non solo da diritto internazionale ma anche dall'articolo 10 della nostra Costituzione».

Durante la conferenza stampa, che si è tenuta stamattina al Knulp, è stato poi esposto il programma completo delle tre giornate di eventi:

16 GIUGNO (Molo Audace e piazza Barbacan) ore 16.30, Molo Audace: volo degli aquiloni realizzati durante alcuni laboratori svolti a Trieste dalla comunità di rifugiati insieme a scolaresche e anziani. ore 18.30, piazza Barbacan, c/o Zufdynamic Bar , Combinè e Studio Sanchez Puyade: inaugurazione della mostra “Mosul, scappando dal rumore delle macerie” del fotografo Giulio Magnifico. Ore 19.00, piazza Barbacan: musica a cura di Michael Petronio.

20 GIUGNO (Parco di San Giovanni) ore 16.00, Parco di San Giovanni: laboratori di aquiloni, yoga, gara di orienteering, laboratori artistici con Mini-Mu, henné, e molto altro. ore 18.30: Assaggio di piatti non tipicamente italiani ore 20.00: concerto di apertura di Chattoui Lachan, a seguire dalle ore 21.00 concerto di FREDDY FRENZY & THE MAGAZIN ROOTS.

22 GIUGNO Presentazione del libro “Il diritto d'asilo 2018. Accogliere, proteggere, promuovere, integrare” della Fondazione Migrantes. Saluti della prefetto di Trieste Porzio e del Vescovo di Trieste Crepaldi. Interverranno Cristina Molfetta, Gianfranco Schiavone e Maurizio Veglio. Quest'ultimo evento è stato presentato da Don Amodeo, della Fondazione Caritas Trieste: «Si tratta di un report della Fondazione Migrantes, fondazione della Chiesa cattolica italiana che si occupa di chiunque si muova sul territorio. Non soltanto i rifugiati, quindi, ma anche settori di persone in movimento come rom e sinti. Una parte significativa del testo è curata da Gianfranco Schiavone, e ciò onora la città di Trieste». Don Amodeo ha poi sottolineato l'attenzione della Chiesa al fenomeno dei rifugiati: «basti pensare che Papa Francesco ha cambiato il nome della “Giornata del Migrante”, prevista il 14 gennaio, in “Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato”».

E infine ha aggiunto: «Parliamo di persone, non di numeri. Non esistono persone di serie A e di serie B, dovremmo avere per tutti lo stesso rispetto». La novità principale di quest'anno, all'interno delle iniziative per la Giornata Mondiale del Rifugiato, è la campagna di sensibilizzazione #iostoconlaccoglienza. Viene presentata da Gianfranco Schiavone (ICS): «lo scopo della campagna è richiamare l'attenzione sul valore dell'accoglienza, attraverso la decostruzione di molti luoghi comuni sulle migrazioni.

Si caratterizza infatti per l'utilizzo di alcune parole-chiave – “sicurezza”, “paura”, “invasione”, “radici”,... – che vengono riempite di nuovo senso». Alla campagna si può aderire online, utilizzando l'hashtag #iostoconlaccoglienza e seguendo l'omonima pagina facebook. «La campagna parte da Trieste – conclude Schiavone – ma siamo aperti alla partecipazione di ogni realtà che voglia aderire».

La campagna è promossa da ICS, Fondazione Caritas Trieste, La Collina, Duemilauno agenzia sociale, Lybra, e Acli Trieste

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Coop Noncello è arrivata in queste ore a Kobane, città nel nord della Siria al confine con la Turchia nell'attuale Kurdistan siriano. Obiettivo di questo nuovo viaggio della Cooperativa sociale pordenonese è non soltanto rinsaldare i rapporti di amicizia e solidarietà con le popolazioni curde, ma anche svolgere il ruolo di speciale "osservatore" e capire quale sia al momento la reale situazione.

A Kobane ci sono in questo momento due donne, Patrizia Fiocchetti, responsabile dell'area Immigrazione e asilo di Coop Noncello, e Carla Centioni, presidente dell'associazione Ponte Donna, ente capofila del progetto Casa delle Donne/Akademia, finanziato dalla Chiesa Valdese con la partecipazione della Provincia Autonoma di Bolzano.

Nelle prossime ore, la loro permanenza a Kobane durerà 6 giorni, parteciperanno all'inaugurazione della Casa delle Donne, ricostruita con il finanziamento dell'8 per mille della Chiesa Valdese. Ma Coop Noncello si trova nella martoriata città curda anche per consegnare un kit chirurgico al reparto pediatrico dell'ospedale di Kobane, acquistato grazie al contributo dell'associazione Reciproca Onlus di Pesaro, in partnership con la stessa Coop Noncello e con Labirinto Cooperativa sociale sempre di Pesaro. Questa azione rientra nell'iniziativa più ampia denominata "Kooperazione 4 Kobane" che, in accordo con il Kobane Reconstruction Board - comitato per la ricostruzione di Kobane - vede anche la partecipazione dell'Ufficio d'Informazione del Kurdistan in Italia Onlus e si concentra sull'aspetto sanitario delle strutture a servizio della popolazione locale.

"Per nostra scelta abbiamo aperto in questi anni rapporti con diversi soggetti in tema di aiuti umanitari - spiega il presidente di Coop Noncello, Stefano Mantovani -. Ma non è questo l'unico aspetto al quale siamo interessati, per noi i rapporti internazionali, e quelli con Kobane in particolare, significano agire anche in termini di osservatorio. Vogliamo capire quello che sta succedendo lì e decodificare quello che accade in Italia".

Lo stesso presidente Mantovani nel marzo 2015 si era recato a Kobane per i medesimi obiettivi, festeggiando anche il Newroz con le popolazioni civili curde. "Questo tornare a Kobane per noi è fondamentale, perché ci abbiamo lasciato un pezzo di cuore". Al rientro della delegazione, saranno organizzate una conferenza stampa a Pordenone in data da stabilire ed una a Pesaro al 13 luglio.

 Fabio Della Pietra - redazione Friuli Venezia Giulia 

Minori non accompagnati anche di 12 anni continuano a essere vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali verso l’Italia, da parte della polizia francese, una volta superata la frontiera di Ventimiglia.

È la denuncia contenuta nel nuovo rapporto Se questa è Europa, diffuso oggi da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi, che lavorano a Ventimiglia per prestare soccorso ai migranti bloccati in città, in condizioni di estrema vulnerabilità. Un allarme che parte dalle testimonianze dei tanti in fuga da guerra e persecuzioni, che ogni giorno cercano di attraversare la frontiera: 1 su 4 è un minore che cerca di ricongiungersi con familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra, Svezia o Germania, a cui troppo spesso viene negata protezione e il diritto di chiedere asilo previsto dalle norme europee.

“Ho provato a passare. Eravamo in due, ci hanno fatto scendere dal treno strattonandoci e urlando, poi ci hanno spinti in un furgone nel parcheggio della stazione - racconta T., 15 anni, fuggito dalla guerra in Darfur - Ci hanno dato un foglio (il cosiddetto refus d’entrèe ndr) e ci hanno rimessi su un treno che tornava in Italia, senza spiegarci nulla”.  “Ho provato già dieci volte ad attraversare la frontiera - aggiunge E.,16 anni, originario dell’Eritrea - Una volta a piedi, da solo, ma mi sono perso. Le altre nove volte in treno. La polizia francese sale sul treno, ti afferra, ti fa scendere e ti rispedisce indietro”.

L’intervento, ormai di prassi, della polizia francese comporta, prima ancora del respingimento in Italia, in violazione delle norme europee e francesi, il fermo dei minori, spesso la loro registrazione come maggiorenni, la falsificazione delle dichiarazioni sulla loro volontà di tornare indietro, la loro detenzione senza acqua, cibo o coperte, senza la possibilità di poter parlare con un tutore legale. I ragazzi raccontano anche di essere stati vittime di riprovevoli abusi verbali o fisici: il taglio delle suole delle scarpe, il furto di carte SIM. In molti vengono costretti a tornare fino a Ventimiglia a piedi, lungo una strada priva di marciapiede, con qualunque condizione atmosferica: una giovanissima donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, portando in braccio il suo bambino nato da soli 40 giorni. 

In Italia, invece, permangono gravi disfunzioni nella tutela dei diritti dei minori all’interno dei centri di accoglienza: molti non vengono iscritti a scuola, come prevede la legge, o non ricevono informazioni sulle possibilità di richiedere asilo o ricongiungersi legalmente con la propria famiglia in altri paesi europei. 

La situazione a Ventimiglia

Nei primi quattro mesi di quest’anno sono stati 4.231 i migranti (16.500 da agosto 2017 ad aprile di quest’anno), adulti e minorenni, passati da Ventimiglia, provenienti in maggioranza da Eritrea, Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. Un numero che con ogni probabilità è destinato a crescere con l’arrivo dell’estate. Al momento però l’unica struttura di accoglienza è presso il Campo Roja che ha disponibili 444 posti: qui l’obbligo di identificazione mediante impronta digitale e la massiccia presenza di polizia all’entrata agiscono da deterrente. Il campo informale sul fiume Roja, privo di servizi igienici e acqua potabile, è stato recentemente sgomberato e transennato. Il risultato è che alcuni dei migranti più vulnerabili, tra cui molti minori non accompagnati, continuano a dormire all’aperto, dispersi sul territorio e ancora più esposti a rischi. Di fronte a quest’emergenza in continuo divenire, le tre organizzazioni chiedono quindi alle autorità locali e al Governo italiano che vengano individuate rapidamente strutture adeguate per realizzare un centro per minori non accompagnati in transito e uno per donne sole con e senza figli, che garantisca una permanenza dignitosa e sicura dei soggetti più vulnerabili.

L’appello a Italia, Francia, e Ue

“La situazione a Ventimiglia è lo specchio di un’Europa che sta tradendo i propri valori fondanti di solidarietà, non rispettando le norme nazionali ed europee alla base dell’idea stessa di Unione. Per questo chiediamo al Governo francese di intervenire, per far cessare immediatamente gli abusi e i respingimenti illegali dei minori da parte della propria polizia di frontiera e al Governo italiano di attivarsi in ogni modo perché ciò avvenga, sospendendo inoltre i trasferimenti forzati verso i centri del Sud Italia. - dice Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne dei Programmi in Italia di Oxfam – Ogni giorno incontriamo minori non accompagnati, donne sole a volte incinte o con figli piccoli, fuggiti spesso da guerre e persecuzioni nel proprio paese che, dopo essere stati vittime di stupri e torture nei lager libici, hanno il semplice desiderio di chiedere asilo nel paese dove vivono le loro famiglie. Persone vulnerabili a cui devono essere garantite dignità e protezione. Per questo facciamo appello, oltre che all’Italia e alla Francia, agli altri Stati membri e all’Unione Europea, affinché siano assicurate procedure efficienti di ricongiungimento familiare e potenziati i meccanismi di ricollocamento tra i diversi paesi Ue, assicurando la condivisione delle responsabilità dell’accoglienza, anche attraverso la revisione del Trattato di Dublino e la creazione di un sistema di asilo unico a livello europeo”.

“Ci sono dei luoghi che fanno sintesi: uno di questi è certamente Ventimiglia. Frontiera impolverata che d'improvviso si è trasformata in baluardo di orgogli nazionali e simbolo di sovranismi che non pensavamo avessero cittadinanza in Europa. – aggiunge Gianluca Barbanotti, segretario esecutivo della Diaconia Valdese - Minori non tutelati, donne con bambini lasciate in balia di un destino improbabile, procedure poliziesche applicate in modo miope, agende politiche dettate dall'umore della gente a sua volta eccitato da ideologie rancorose. In questa situazione complessa l'impegno di tutte le istituzioni deve essere volto ad applicare e rispettare realmente le regole di civile convivenza che fanno parte, queste sì, del nostro patrimonio nazionale ed europeo”.

“Ciò che accade a Ventimiglia così come in altri luoghi di frontiera non può essere affrontato o compreso se non allargando lo sguardo. Le attuali politiche di esternalizzazione, il contrasto ai cosiddetti movimenti secondari, l'assenza di adeguate condizioni di accoglienza costringono le persone ad affrontare situazioni lesive dei loro diritti e a mettere a rischio la loro vita. – conclude Anna Brambilla di Asgi - La Corte di Giustizia dell'Unione Europea è già intervenuta in passato affermando che gli Stati membri non possono effettuare una sorveglianza delle frontiere interne con effetti equivalenti alle verifiche di frontiera. Nonostante questo, attraverso la proroga dei controlli alle frontiere interne o in applicazione di accordi di riammissione antecedenti il Sistema Schengen, Francia, Svizzera e Austria continuano a respingere verso l'Italia i minori stranieri non accompagnati e richiedenti asilo. Sebbene anche i Giudici francesi si siano già pronunciati sull'illegittimità di tali prassi, il comportamento delle forze di polizia non cambia. Allo stesso tempo il clima politico attuale non fa che alimentare preoccupanti fenomeni di intolleranza e razzismo che contribuiscono a rendere ancora più drammatica la condizione di migliaia di persone costrette, nelle zone di frontiera così come in altri luoghi, a vivere in condizioni di abbandono materiale analoghe a quelle che in altri casi la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha considerato costituire un trattamento inumano e degradante”. 

La risposta di Oxfam, Diaconia Valdese, Asgi a Ventimiglia

Oxfam, Diaconia Valdese a Asgi attraverso l’unità mobile del progetto Open Europe, da settembre del 2017 hanno soccorso circa 750 migranti, arrivati a Ventimiglia, di cui il 20% di minori stranieri non accompagnati, attraverso la distribuzione di kit di prima necessità ai tanti costretti a vivere all’aperto lungo il greto del fiume Roja, identificando i casi di abuso soprattutto verso i soggetti più vulnerabili. Fornendo, là dove necessario, assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento a supporto di un’eventuale richiesta di protezione internazionale. E dando informazioni sui servizi presenti sul territorio e i rischi connessi all’attraversamento della frontiera italo-francese. 

 

 

Pubblicato in Nazionale
Venerdì, 15 Giugno 2018 10:54

FANO: RIPARTE ALZHEIMER CAFÈ MARGHERITA

Uno spazio itinerante di ascolto e confronto, dove attivare relazioni di aiuto e percorsi di conoscenza sull'Alzheimer. È questo l'Alzheimer Cafè Margherita, organizzato dal centro diurno servizi integrati per Alzheimer e demenze – Margherita, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Labirinto, che riparte sabato 16 giugno a Fano, con il primo di sei incontri in programma da giugno a novembre, dedicati a familiari, caregiver, alle persone con malattia di Alzheimer, e aperti a tutti gli interessati, in modo diretto o indiretto, alle problematiche di questa patologia neurodegenerativa.

Durante gli incontri, che si svolgeranno nel centro di Auto mutuo aiuto di Fano, nel bar Pandora di Villanova di Montemaggiore e nella sala di rappresentanza nella Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, si alterneranno esperti del settore per trattare gli aspetti che riguardano il morbo di Alzheimer, in un ambiente conviviale e tranquillo.

Si parte dunque sabato 16 giugno, dalle ore 16:00 alle 18:30, con il primo Cafè Alzheimer dedicato alla solitudine, nella sala conferenze del centro di Auto mutuo aiuto, in strada San Michele 36/c (adiacente al centro diurno Margherita), con l'incontro dal titolo "Quando la solitudine genera la parola: l'azzurro dei giorni scuri", che prevede la presentazione del romanzo "L'azzurro dei giorni scuri" di e con l'autrice Maria Grazia Maiorino, e letture di Marzia Paoletti, Teatro Brao & teatro tre.

I Cafè Alzheimer si svolgeranno sempre di sabato, dalle ore 16:00 alle 18:30, e proseguiranno secondo il seguente calendario tematico: (incontri sulla solitudine) il 30 giugno al centro di Auto mutuo aiuto di Fano, e il 20 ottobre al caffè bar Pandora, Villanova di Montemaggiore, in via Pontemetauro 14, con la dott.ssa. Morena Roberti, responsabile ambulatorio C.D.C.D Asur - AV1 Fano, in "L'incontro: per non sentirsi soli. L'importanza dell'intervento diagnostico precoce, la rete dei servizi sanitari per la persona con disturbi cognitivi e la sua famiglia"; (incontri sullo stress) l'8 settembre al centro di Auto mutuo aiuto, con la dott.ssa. Giovanna Carboni psicologa responsabile terapeutica del Centro Diurno Margherita, in "Chi siamo? I familiari parlano. Spazio aperto al dialogo e alla condivisione tra familiari, con la partecipazione delle associazioni di volontariato", il 22 settembre al Centro di Auto mutuo aiuto, e il 6 ottobre al caffè bar Pandora, con la dott.ssa. Fabiola Pacassoni, coordinatrice del Centro Diurno Margherita, in "Riconoscere l'altro. Io familiare cattedrale nel deserto o malato sotterraneo? Incontro sul tema del prendersi cura dell'altro".

Il 15 novembre, dalle ore 16:00 alle 19:00, nella sala della rappresentanza della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, in occasione della prima Giornata nazionale contro la solitudine dell'anziano, il Centro Alzheimemer Margherita di Fano invita a un seminario contro la solitudine della persona anziana.

Pubblicato in Marche

Confermate da un secondo tribunale italiano le drammatiche condizioni a cui sistematicamente sono sottoposti i migranti nei tanti campi illegali in Libia . La pronuncia si unisce a quella storica già ottenuta dalla Corte d'Assise di Milano a ottobre 2017. "Le condizioni disumane nei centri di detenzione in Libia permangono ancora oggi ",  afferma Amarilda Lici, avvocato dell'ASGI, che ha seguito il caso perché l'associazione è stata ammessa parte civile al processo per sostenere le quattro parti offese del processo.

"Quanti in Italia e nell'Unione europea chiedono di esternalizzare la gestione delle migrazioni ed il diritto d'asilo in Libia si rendono corresponsabili delle condizioni inumane e delle torture che avvengono in quel Paese".

I fatti oggetto del processo sono stati commessi nei primi mesi del 2017 in uno dei tanti "campi di raccolta" di Sabratha, centri di detenzione non ufficiali gestiti da gruppi armati libici con la collaborazione di altri migranti che svolgono il ruolo di controllori all'interno del campo. Per questi motivi un cittadino gambiano è stato condannato in base all'art. 600 del codice penale (Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù) per aver ridotto in schiavitù un gruppo di migranti che attendevano nel campo la partenza verso l'Italia.

Essi si riferiscono sia alla condizione in cui le persone offese sono state costrette a vivere nel campo dove dovevano svolgere lavori forzati per pagare il viaggio, subendo violenze e minacce, vivendo in condizioni degradanti dentro baracche in cui dormivano per terra – sia alle minacce durante il viaggio su un gommone in cui si erano imbarcate 140 persone. E anche l'attraversata è stata vissuta in condizioni di pericolo di vita : i migranti hanno continuato a subire violenza con minaccia di bucare il gommone con la cintura da parte dell'imputato che si era imbarcato con loro, facendo sfiorare una vera tragedia in mare.

"Va preso atto della necessità di una svolta nelle politiche migratorie attuate negli ultimi anni, facilitando l'ingresso per lavoro e quello per richiedere protezione, attuando il soccorso in mare dei migranti e dismettendo gli accordi di riammissione in specie con Paesi e soggetti che non garantiscono il pieno rispetto della vita e della dignità della persona, conformemente alla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo ed alla Convenzione di Ginevra sul riconoscimento dello status di rifugiato." Conclude Amarilda Lici(ASGI).

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